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Full text of "Raccolta di viaggi dalla scoperta del nuovo continente fino a'di nostri"

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7 


riÉrn 


♦  -.♦ 


RACCOLTA  DI  VIAGGI 


V 

RACCOLIt 

DI  VIAGGI 

DAIXA  «COVUTA 

DEL  Nuovo  CONTINENTe 

FIKO  A- DÌ  NOSTItl 

<iOWPII.£T& 

DA   F.C.  HABHOGCm 

à 

0^:'j^-j:^^» 

^^-^"  ^--^    PRATO 

1840. 

'■'>?-'-* 


AVVISO  TIP()(lRAFIf,0 


~0L  (itolo  di  RaC^OIJA-  Di  HODERKI  YlAGCI 
i_  IliLLA  SCOPERTA    DEL    NUOVO   CoSTISEN- 

TE  Frno  Al  DÌ  NOSTRI,  CI  propoDìamo 
di  pubblicare  considerevole  numero  di  Relazioni  di  Viag- 
SÌalort;e  piìi  specialmente  quelle  sconosciute  at^l*  Italiani 
(meno  a  quei  pochi  che  ponno  possederle  nel  loro  «ri- 
onale idioma),  o  perchè  Tecentlssimp,  e  ancora  poco 
sparse  per  Europa,  o  perchè  dalla  polve  delle  antiche 
Biblioteche  da  poco  tempo  ilisseppellile.  Nuovissima  al- 
l'Italia,  la  nostra  Raccolta  presenterà  per  quest'ultima 
ragione  aspetto  di  novith  eziandio  a  molte  contrade  d'OI- 
trenionte . 


r 

I 


Noi  ri  dispensiamo  di  tesser  l'elogio  dei  Viaggi,  qua- 
lunque persona  conoscendo  le  opere  di  questo  genere,  pel- 
la  continua  varietà  di  fatti  che  contengono,  offrire  lettu- 
ra di  grande  amenità  ed  istruzione;  come  per  esempio:  sto- 
rie di  curiose  avventure  ;  narrative  degli  strani  usi  dei 
popoli  lontani;  dipinture  de'monumenti  dell'arte  onde  le 
sorprendenti  vestigie  sorgono  spesso  in  luoglii  oggimai  de- 
serti o  da  inruUissime  nazioni  abitati;  descrizioni  de' cli- 
mi, che,  nelle  varie  regioni  della  terra,  sulla  differenza 
della  vegetazione  tanto  influiscono,  e  quelli  e  questa  sulle 
curiose  varietà  delle  specie  degli  animali  reagiscono,  non 
ctie  sulle  varie  conformazioni  della  umana  razza  e  sul- 
l'indole diversa  de' popoli  ;  racconti  de'più  imponenti  spet- 
tacoli dell^  Natura,  come  delle  maravigliose  cateratte  dei 
fiumi,  dHt^ {paure  dell'  Oceano,  della  desolazione  dei  de- 
serti ,  delle  Mire .fl^jdi  oragani,  degli  orrori  de' poli ,  della 
mestizia  dellp^.alpestri/contrade,  dell'incendio  fragoroso 
de'Vulìanil-ec/V^.*  ••'  .'v. 

Piutto^-rié  phiW»  ibteHéftCTci  suH'  ordine  onde  i  diver- 
si  Viaggi  veiì*ali)iòVnel1a  nostra  Raccolta  disposti  ;  il  quale 
sarà  geografico  fns^emc  e  cronologico,  più  facile  e  natu- 
rale  per  lavoro  di  questo  genere. 

Ella  è  distinta  in  otto  principalissime  parti  o  serie: 

^  viACMU  AI.  iniovo  covnvmrrE  • 

2.  TIAOOI  m  ORIEIITE  • 

3.  TIAOCU  m  ASIA. 

4.  TIAOCU  ni  AnUCA. 

5.  TIAOCU  nTORHO   AI.  OLOBO  • 
ti.  TIAOOI  VEIX' OCEAinA  • 

7.  TIAOOI  AI.  POLO  BOREALE  • 

8.  TIAOCU   n  EUROPA. 

Copiosissima  adunque  risulterà  la  nostra  Raccolta  ;  ma 
intendiamo  lasciare  i  Sigg.  Soscrittori  del  presente  Mani- 


fe$to ,  nella  maggiore  libertà  di  prosegiiire  o  rinunziare 
alla  continuazione  della  medesima^  terminata  che  sarà  la 
pubblicazione  delle  opere  che  qui  sotto  andremo  parlico- 
larmente  enumerando . 

Il  Sig.  F.  C.  Marmocchi,  al  quale  è  aflidafa  la  compila- 
zione della  Raccolta^  ne  fornirà  copiosa  hUroduziom  ge- 
nerale^ nella  quale  saranno  inseriti  i  recenti  scritti  del 
Malte-Brun^  del  Walckenaer ,  delP  Humboldt,  e  di  altri 
sapienti,  intorno  alla  Storia  de^  Viaggi  che  precesser  que' 
del  Colombo,  come  pure  intorno  allo  stato  delle  scienze 
Nautica,  Geografica,  Cosmografica,  ec.  ai  tempi  della  sco- 
perta del  Nuovo  Continente;  e  sue  saranno  eziandio  le 
Tniroduzioni  pariirolari  a  ciascuna  serie,  ed  i  Cenni  Bio- 
grafici  relativi  ai  più  celebri  viaggiatori  (*) . 


•^')  Il  Sig.  Marmocrhi  è  ooto  all'Italia  per  un  acclamatlssimo  Corso  di 
Geografia  Uniì)ertale  iviluppato  in  100.  i^ezioni  ;  opera,  a  sontlmcnto  de'  dot- 
iì ,  delle  rolgUori  cbc  in  questa  materia  vedesser  la  luce  fra  noi  -.  ed  a  lui  volcn- 
lierì  aflìdammo  la  direzione  scientifica  della  nostra  impresa ,  riflettendo ,  che 
a  questo  ofBzio  era  necessario  un  uomo  che  conoìccesse  bene  la  materia ,  e  nel 
tempo  stesso  fosse  noto  alla  letteraria  repubblica  per  lavori  di  genere  geogra- 
fico e  storico .  In  fatti,  per  scrivere  1*  anzidetto  corso  di  Geografia  Universa- 
ie,  e  tessere  la  nuova  opera  a  cui  assiduamente  lavora,  la  Geotp-afia  d'Uaìia 
paragonata  rolla  geografia  di  qualunque  altra  regione  del  Globo  ^  Il  Sig. 
Marmocchi  dovette  necessariamente  aver  fatti ,  e  de^e  fiire  tuttora  ,  siudj  lun- 
ghi e  cooscienziosl  sui  viaggi ,  e  indagini  laboriosissime  intorno  alia  Biblio- 
srafia  di  questo  Immenso  quanto  interessante  ramo  di  letteratura  moderna ,  <<a 
altri  appena  sfioralo . 

I  Giornali  scientiflcl  e  letterari  del  nostro  paese  hanno  sempre  parlato 
vantacgiosamente  dell'  opera  del  Sig.  Marmocchi  ;  e  potremmo  eziandio  citare 
le  lodi ,  che  le  tributarono  per  la  stampa  due  dottissimi  geografi  oltramontani , 
il  Sic.  Cav.  Graberg  Conte  di  llemso ,  ed  il  Sig.  Smith  presidente  della  reale 
sorlefà  geografica  di  Londra ,  se  non  temessimo  flillbnderri  trop|»o ,  ed  uscire 
dai  limiti  nei  quali  e'  iinponemmo  rimanere  scrivendo  questo  Manifesto .  Tut-  1 

tavia  ne  sia  permesso  riferire  alcune  sentenze ,  che  recentemente ,  intomo  a  \ 

queir  opera  pronunziarono  il  Nuovo  Giornale,  de'  Letterati  di  Pisa ,  ed  il  Sig. 

I  Doli.  Carlo  Frulli  di  Bologna  ,  cultore  distinto  delle  Scienze  Geograflche.  -  ■ 

locomineiamo  dalle  |)arole  dell'ultimo.  • 

„  Il  saggio  uscito  in  luce  ilella  prima  parte  di  quest'opera,  che  è  la  Co-  | 

I  „  Mnografia,  ci  wmbra  tale ,  a  vero  dire ,  da  giustificare  ciò  che  l'egregio  Au-  j 

„  lore  espone  nella  prefiizione ,  e  cioè,  rliee^cli  s|)era  di  offrire  con  questo  II- 


Oltre  di  che,  la  nostra  Raccolta  conterrà  copioso  nume- 
ro di  Vedute  di  paesi,  quasi  sempre  disegnate  dagli  stessi 
viaggiatori  ;  di  Tavole  rappresentanti  i  più  varj  oggetti  e 
più  curiosi  di  storia  naturale  ;  di  eloquenti  Disegni  dram- 
matici e  storici '^  di  Carte  geografiche  ^  tanto  necessarie  alla 
piena  intelligenza  delle  opere  di  questo  genere;  di  precise 
Figure  di  costumi  de' popoli  lontani;  di  Ritratti  de' più 
illustri  viaggiatori  e  de'  più  celebri  personaggi  nominati 
ne' loro  scritti. 

Enumeriamo  adesso  i  Viaggi  già  pronti  per  la  pubblica- 
zione ,  pei  quali  solamente  intendiamo  obbligati  i  sotto- 
scrittori del  presente  Manifesto^  come  di  sopra  dicemmo; 
ed  accenniamo  brevemente  della  loro  natura  ed  opportu- 
nità. 

Coerentemente  al  suo  titolo ,  la  nostra  Raccolta  dovea 
incominciare  dai  Viaggi  del  celebre  Italiano,  che  primo 
ardì  attraversare  il  mare  Oceano  ^  insegnando  la  \1a  di  un 
nuovo  immenso  continente,  e  tutti  rovesciando  i  destini 
della  umanità .  Vergati  dalla  mano  istessa  di  quel  grande^ 
oppure  distesi  dalla  dotta  penna  di  suo  figlio  Ferdinan- 


M  t>ro  il  primo  Corso  di  Geografìa  degno  di  tal  nome  ,  e  do' tempi  „  -  E  più 
sotto  soggiunge.  „  Diremo  dunque ,  che  un*  Autore  di  si  alti  e  nobili  spiriti , 
M  merita  di  essere  incoraggiato  in  questo  gran  tentativo ,  che ,  riuscendo ,  Ta- 
„  rebbe  moltissimo  onore  ad  esso  lui  ed  alta  nostra  Italia  ;  come  grande  ezian- 
f»  dio  sarebbe  il  conforto  che  trar  ne  potrebbero  gli  studiosi  di  questa  scien- 
„  za  Tondamentale .  ,, 

E  nel  tomo  XXXIX  del  citato  Nuovo  Giornale  dei  T^Uerati  recentemen- 
te stampato ,  leggonsi  queste  parole  . 

„  A  giudicare  dalle  lezioni  fin  oggi  uscite  alla  pubblica  luce  del  Corso 
„  f'ompleto  di  Geografia  Universale  del  Sig.  Marmocchi,  ci  sembra,  che  da 
I  y,  un  punto  di  vista  nuovo  alThllo  e  veramente  elevato  egli  abbia  preso  a  con- 

;  „  siderareper  ogni  suo  verso  la  descrizione  della  terra  nel  suo  genuino  aspel- 

i  ,,  to  filosofico f  ed  in  tutti  i  suoi  rapporti  astronomici,  fisici,  morali  e  (k>1ì- 

1  „  tiri ,  rivestendo  la  sua  «esposizione  di  Torme  severe  ad  un  tempo  ed  ele- 

\  ,,  ganti  si  di  lingua  che  di  stile,  dimaniera  tale  che  ro()era  sua  non  lascia 

•  „  nulla  da  desiderare.  (  pagina  35.  -  Sezione  della  Letteratura,  delle  Scien- 

,,  ze  Morali,  e  delle  Arti  Liberali)  „ 


do,  o  da  altri  famosi  contemporanei  dettati,  furono  recen- 
temente estratti  dalle  misteriose  biblioteche  reali  di  Spa- 
gna, e  per  la  prima  volta  messi  alla  pubblica  luce  da  un 
benemerito  letterato  di  quel  paese,  Ferdinando  di  Navar- 
rete . 

La  novità,  il  pregio  di  questi  documenti ,  ne  fanno  spe- 
rare il  gradimento  dei  nostri  connazionali  ammiratori  del 
Colombo  :  e  nessuno ,  che  abbia  cuor  patrio,  vorrà  igno- 
rare gli  scritti  del  grande  cittadino  di  Genova.  Le  rela- 
zioni de' suoi  Viaggi  forniscono  copiosi  materiali  alla  sto- 
ria intomo  all'  indole  del  secolo  famoso  in  cui  avvennero 
tanti  fatti  memorandi,  e  fanno  conoscere  il  Colombo  me- 
glio di  qualunque  storico  o biografo,  porgendoci  l'oppor- 
tunità di  studiare  quell' uomo  straordinario  nelle  sue  pro- 
prie parole  :  imperocché  esse  soltanto  ne  ponno  compiu- 
tamente rivelare  lo  scienziato,  il  grande  nocchiero,  il 
geografo  istruito ,  il  fllosofo  pratico ,  lo  scrittore  famoso 
e  modesto.  In  esse  si  trova  espresso  l'animo  suo  ardente 
e  forte ,  scorgonsi  gli  errori  del  suo  secolo ,  la  sua  pia 
credulità ,  le  sue  superstiziose  esaltazioni ,  la  coscienza 
del  suo  ingegno,  la  semplicità  dei  suoi  costumi,  la  mode- 
razione de'  suoi  desiderj ,  la  sua  religiosa  rassegnazione . 

Finalmente,  questi  scritti  preziosi  contengono  eloquen- 
te lezione  per  coloro  che  pongono  in  gran  pregio  la  gloria 
umana,  insegnando  quanto  ella^  costi  e  quanto  valga  :  che 
essi  imparino,  circa  la  felicità  che  ella  reca,  leggendo  il 
melanconico  racconto  del  quarto  viaggio  del  Colombo, 
scritto  da  lui  medesimo  in  una  lettera  indirizzata  al  Re 
Ferdinando  ed  alla  Regina  Isabella  !  Questa  toccante  e 
patetica  espressione  di  un  cuore  lacerato  dalla  ingiustìzia 
degli  uomini,  è  lezione  profonda,  eloquentissima  intorno 
alle  cose  di  questo  mondo  :  alla  fine  di  una  vita  piena  di 


*»»^  10  ^44- 

tanta  virtù  'e  di  gesta  si  grandi  ed  eroiche,  il  Colombo 
implorava  misericordia  dagli  uomini,  ed  una  lacrima  di 
compassione  sulle  sue  miserie;  dagli  uomini,  che  forse 
gli  invidiavano  la  sua  fama,  e  gli  onori  e  le  ricchezze  di 
cui  supponevano  abbondasse  !  !  ! 
Ecco  il  titolo  dell'  opera  relativa  al  Colombo  . 

I.  Relazione  dei  quattro  Viaggi  intrapresi  da  Cristofo- 
ro Colombo  per  la  scoperta  del  Nuovo  Continente^  dal  1492 
al  1504,  con  P  aggiunta  di  alcune  lettere  e  documenti  ine- 
ditij  estratti  dagli  Archivj  della  Monarchia  Spagnuola  . 

E  siccome  è  nostra  intenzione,  accompagnarci  Viaggi 
del  Colombo  di  quanto  di  più  interessante  e  curioso  rife- 
riscesi  alla  scoperta  del  Nuovo  Continente ,  cosi  per  ora 
faremo  succedere  agli  scritti  dì  quel  grande  le  seguenti 
relazioni . 

II.  Antichità  del  Perii^  descritte  dal  Mantesinos . 

Quest'opera  riferisce  intorno  alla  Storia  di  questo  bel  paese  un  racconto 
interamente  diverso  da  quelli  trasmessici  dagli  storici  Spagnuoli,  e  dimo- 
stra l'esistenza  di  una  dinastia  reale  anteriore  agli  Incas.  Il  Monteslnos  era 
membro  della  Udienza  di  Lima ,  capitale  del  Perù ,  e  perciò  al  caso  di  essere 
su  tal  materia  precisamente  informato . 

III.  Storia  del  Regno  di  QuitOj  scritta  dal  Velasco. 

Questa  Storia  contiene  principalmente  una  relazione  interessante  dei  re  di 
Quito ,  e  dell'  incivilimento  di  questo  reame  equatoriale  avanti  la  conquista 
degl'  Incas;  de'  quali  argomenti  nessuna  opera  stampata  fa  menzione. 

IV.  Vera  relazione  del  conquisto  del  Perù  e  della  Pro- 
vincia di  Cuzco ,  chiamata  Nuova  Casti  glia ,  operato  per 
Francesco  Pizzarro ,  scritta  da  Francesco  Xeres  di  Sivi- 
glia^  Segretario  di  quel  Capitano. 

V.  Storia  Antica  del  Messico^  composta  in  lingua  mes- 
sicann  da  Don  Alvaro  Torozomoc ,  discendente  dai  re  di 


**»^   11    ^44- 

Aizcaputzalco  ^  e  tradotta  in  idioma  Spagnuolo  da  Don 
Carlo  di  Siguenza  y  Gongora . 

VI.  Lettere  officiali  di  Ferdinando  Cortes  alV  Impera^- 
tore  Carlo  V.  intorno  alla  conquista  del  Messico:  —  RaC' 
colta  di  documenti  relativi  alla  conquista  di  questa  im^ 
mensa  contrada^  tra^  quali  sono  molte  lettere  del  Las-Ca- 
sas  e  del  Zumarraga^  primo  Arcivescovo  del  Messico  :  —  e 
Storia  delle  orribili  crudeltà  commesse  dai  conquistatori 
di  questo  impero^  e  dagli  indigeni  che  li  eccitarono  a  sog- 
giogarlo^ scritta  da  Don  Ferdinando  Alva  Txtlilxochitl , 
principe  Americano^  discendente  dai  re  di  Tezcuco^  pub- 
blicata  e  dedicata  al  governo  supremo  della  presente  i?e- 
pubblica  Messicana ,  da  Carlo  Maria  di  Bustamente . 

Ciò  quanto  alle  relazioni  che  si  riferiscono  alia  scoper- 
ta e  alla  conquista  del  Nuovo  Continente;  alle  quali  vo- 
lemmo per  ora  aggiufl^nere  il  recente  e  interessantissimo 
viaggio  del  Capitano  Gabriele  Lafond  di  Sarcy  ^  che  porta 
questo  titolo: 

VII.  Viaggio  al  Messico^  alla  Nuova  Granata^  al  Pe- 
rù ed  al  Chili,  in  tempo  delle  guerre  della  independenza 
Americana . 

In  questa  opera  é  raccontata  V  istoria  delle  rivoluzioni  del  Messico ,  della 
Nuova  Granata ,  del  Chili  e  del  Perù ,  che  tolsero  per  sempre  questo  bellissime 
contrade  alla  Spagna ,  e  rinvengonsi  interessanti  BiograGe  de'  principali  Attori 
di  que'fiimosi  rivolgimenti. 

Tali  sono  le  opere  relative  al  Nuovo  Mondo.  Diciamo 
adesso  delle  altre . 

Da  alcuni  anni  T  Oriente  è  teatro  d'inleressanti  avveni- 
menti, che  preparano  grandi  vicende  all'umanità.  L'Asia, 
che  da  se  sola  è  un  Mondo  i,  sembra  pronta  ad  entrare  nel 


*»H  12  ^44- 
general  movimento  della  politica  e  della  storia,  fuori  del 
quale  dormiva  da  migliaja  di  anni.  Destolla  Europa,  che 
dopo  avere  ingentilito  il  Nuovo  Continente  (né  le  bisogna- 
rono pili  di  due  secoli  per  appropriarsi  una  regione  molto 
più  vasta  di  lei,  e  creare  di  là  dall'Atlantico  nuove  e  fio- 
renti società),  ora  volge  i  suoi  sguardi  verso  l'antica  pa- 
tria dell'uomo,  e  getta  il  fuoco  dello  incivilimento  nei 
luoghi  ove  egli  nacque,  tentando  richiamare  alla  vita  la 
terra  delle  ruine  e  delle  memorie  . 

Spettatori  di  queste  tendenze  della  umanità ,  noi  dove- 
vamo affrettarci  a  pubblicare  scelte  relazioni  di  Viaggi  in 
quelle  contrade,  che  con  tanta  premura  fissano  l'attenzio- 
ne di  tutta  Europa.  Laonde,  per  ora,  offriamo  ai  soscrit- 
(ori  del  nostro  Manifesto  le  seguenti  recentissime  opere. 

"SUI.  Viaggio  neW India ^  nel  Cabul  enei  Turkestan^  di 
Giovanni  Burnes . 

Il  Barnes  esplorò  le  Toc!  dell'  Indo  ;  risali  questo  Oume  e  quello  dei  suoi 
confluenti  che  bagna  le  mura  di  Lahora  ;  di  qui  andò  nel  paese  degli  Afghani  « 
che  in  varie  direzioni  visitò  ;  poi  viaggiò  a  Balkh ,  a  Bulihara  e  infino  al  lido 
del  mar  Caspio .  Su  questa  lunga  via  il  Burnes  vide  paesi  ne'  quali  nessuno 
Europeo  istruito  avea  per  lo  innanzi  osato  mostrarsi  . 

IX.  Viaggio  in  Palestina  ed  in  Siria ,  di  Giovanni 
Robinson . 

È  questa  la  migliore  descrizione  delle  contrade  della  Siria ,  teatro  di  tanti 
famosi  avvenimenti . 

X.  Viaggi  in  Arabia^  del  Burckhardt. 

Questa  è  la  più  dilettevole ,  filosofica  ed  erudita  descrizione  della  vasta 
penisola  degli  Arabi. 

XI.  Rimembranze  intorno  alV  Oriente^  del  Marcellus. 

Questo  libro  è  un  modello  di  stile  ;  è  un  vero  tesoro  di  cognizioni,  li 
Marcellus  descrive  te  rovine  di  Nicomedia  e  di  Nicea  ;  esplora  il  paese  ove  fu 
Troja,  l'Ellesponto  e  la  Propontide  ;  visita  le  isole  Scio,  Delo,  Milo  e  San- 
lorino;  viaggia  in  Clllcia,  in  Cipro,  in  Siria,  nel  Libano,  ove  visita  la  mi- 


*»»^    13    #44- 

sterìosa  Inglese  Stanhope ,  poetica  regina  di  Palmira ,  e  quindi  le  citlà  di  Si- 
done, Tiro,  Tolemaide,  Nazarette  e  Gerusaiemme  ;  sì  bagna  nel  Giordano  e 
vede  il  Blar  Morto  :  visita  GialCi,  e  di  li  passa  in  Egitto  ,  ove  descrive  il  Cairo^ 
le  Piramidi ,  Alessandria  ;  rivola  quindi  verso  V  Egeo,  a  Rodi,  Candia,  Paro 
e  Nasso  ;  e  finalmente  riposa  in  Atene ,  metropoli  del  reame  di  Grecia . 

XII.  Viaggio  nelle  contrade  di  Mesopotamia ,  di  Cal- 
dea e  d^ Assiria,  del  Chesney. 

Nessun  altro  viaggiatore  Ta  meglio  del  Chesney  conoscere  le  bibliche  con- 
trade di  Ur,  di  Ninìvee  di  Babilonia,  nelle  quali  sursero  poi  Cura  e  Bagdad 
laiDose  sedi  dell'  impero  de'  Califfi  . 

XIII.  Viaggio  a  Meroe  ed  in  Etiopia  ,  del  Hoskins . 

L' Hoskins  è  uno  di  que'  viaggiatori  infatigabili ,  che  amano  incontrare 
ostacoli  per  avere  il  piacere  di  vincerli .  Le  sabbie  del  deserto ,  gli  assalti  de' 
Beduini ,  il  ruggito  orribile  delle  fiere ,  gli  innumerabili  perigli  che  attendo- 
no i  viaggiatori  che  risalgono  il  Nilo,  non  lo  sgomentarono:  egli  prosegui  il 
suo  viaggio ,  e  intrepido  s' assise  sulle  rovine  dell'  antica  Meroe .  E  qui  il  no- 
stro viaggiatore  da  storico  eruditissimo  esamina  ogni  monumento ,  interroga 
ogni  rovina,  e,  con  molto  sapere,  ricompone  tutta  quasi  l'antica  storia  di 
queste  Cimose  contrade ,  la  cui  remota  civiltà  sa  ingegnosamente  opporre  alla 
barbane  dalla  quale  oggi  sono  desobte . 

Ma  non  è  sfuggita  alla  nostra  attenzione^  ne  P Ocea- 
nia^ ne  r  Africa  continentale  ed  insulare^  né  l'America 
settentrionale;  che,  intorno  a  queste  contrade^  abbiamo 
già  in  ordine  per  la  stampa  le  seguenti  opere . 

XIV.  Viaggio  neW interno  dell'* Australia^  del  Maggio- 
re  T.  L.  Mitchell . 

Opera  recentissima  piena  di  cose  nuo>e,  interessanti ,  curiose  e  dilettevoli. 

XV.  Viaggi  alle  isole  del  Capo  Verde  (  Africa  )  ;  a  da- 
va,  alle  FiV/ppiViu  ( Oceania ) ;  alla  Cina  (Asia);  al  Capo 
di  Buona  Speranza  (Africa)  :  del  Lafond. 

XVI.  Viaggio  nelle  isole  deW  Australia^  nella  Poline- 
sia, nella  Malesia,  alle  Molucche ,  a  Celebes  ,  er.   {dei  me- 

detimo  Autore  ) 

Ambedue  questi  Viaggi  leggonsi  con  Indicibile  piacere. 


**»^  14  ^44- 

XVII.  Viaggi  a  Madagascar ,  alle  isole  Comore^  del  Le- 
guével'j  e  alV  Isola  di  Fraticia  (  Oceano  Indiano),  di  Ber- 
nardino  di  Saint  Pierre  . 

L'opera  del  Saint  Pierre,  quantunque  scritta  con  quello  stile  che  ha  reso 
celebre  l'autore  di  Paolo  e  Virginia,  e  degli  Studi  della  iVcUura^nul- 
ladimeno  é  presso  che  inconosciuta  :  l' altra  ci  Ta  pienamente  conoscere  una 
delle  maggiori  isole  del  globo  (Madagascar),  intorno  alla  quale  narravansi , 
non  è  gran  tempo ,  le  più  incredibili  cose. 

XVIII.  Viaggio  agli  Stati  Uniti  dell"  America  Setten- 
trionalcj  di  F.  C.  Volney . 

Bellissima  opera  quasi  affatto  ignota. 

L'edizione  pel  formato,  carta,  e  caratteri  sarà  confor- 
me al  presente  manifesto  ;  e  si  pubblicherà  in  puntate  al 
prezzo  ognuna  di   centesimi   6S  di  Lira  Iteliana: 

ogni  puntata  sarà  di  due  fogli ,  di  8  pagine  per  ciascuno. 

1  Ritratti,  le  Vedute,  i  Costumi,  le  Carte  Geografiche, 
e  quanto  altro  d'artistico  adornerà  questa  edizione  sarà 
inserto  opportunamente  nel  testo  ;  ed  ogni  tre  puntate  si 
darà  una  tavola  che  rappresenterà  o  1'  uno  o  1'  altro  dei 
mentovali  oggetti ,  tenendo  fermo  il  citato  prezzo  . 

L'importare  delle  qui  sopra  enumerate  opere  non  oltre- 
passerà i  franchi  trecento . 

Ne  saranno  stampati  alcuni  esemplari  in  carta  distinta. 


<?t4to  \i  30  cimano  184.0. 


tj^Moleoi   u>iac/fel/i 


~  -•»-•/••>♦> 


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umm  DI  mu\ 


I.  1 


RACCOLTA 


DI  VIAGGI 


BAIXA  SCOPBATA 


DEL  NUOVO  CONTINENTE 

FINO  A' DÌ  NOSTRI 

OOBEPILATA 
DA   F.  G.  BIAHMOCCm 


Tomo  I. 


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1  PRATO 


1840. 


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ini  PATTO    DEL    COLOMBO 


NARRAZIONE 


DEI 


QUATTRO  VIAGGI 

INTRAPRESI 

DA 

CRISTOFORO  COLOMBO 

PER  LA  SCOPERTA  DEL  NUOVO  CONTINENTE 

DAL  1492  AL  1504. 

CORREDATA  DI  VARIE  LETTERE  E  DOCUME8T1  INEDITI 

ESTRATTI   DAGLI   ARCOnri    DELLA    MOlfARCHIA    SPAGRUOLA 

E  PUBBLICATI  PER  LA  PRIMA  TOLTA 

B£  DOB  m-  F.  m  HAVAl&SS'S'S 


PRIMA  VERSIONE  ITALIANA 


Velame  Prime 


TIPOGRAFIA    CIACHETTI 
1840. 


SitahnH^u  ,  <cK.  (Smnlini 


1 
•      •  •  < 


AVVISO 


COMPILATORE 


^na  politica  forse  prudente ,  ma 
I  certamente  nemica  della  gloria 
""di  Spagna,  persistette  costan- 
temente ,  fino  allo  spirare  del  secolo  XVIII ,  a 
tener  chiusi  e  custodire  con  estrema  gelosia  gli 
archìvi  della  Monarchia  Spagnuola,  contro 
la  curiosità  di  qualunque,  senza  distinzione 
né  di  meriti  né  di  nazione,  fosse  slato  vago  dì 
consultarne  i  documenti .  Quindi  i  copiosi  te- 


•*«*  10  ^<*- 

sori  in  quegli  stabilimenti  contenuti^  rimasero 
per  secoli  tra  la  polve  sepolti  ed  ignorati ,  con 
danno  gravissimo  della  scienza . 

Re  Carlo  lY  (  sono  ornai  più  di  cinquanta 
anni)  concepì  primo  la  idea  di  ordinare,  che  si 
facessero  diligenti  ricerche  in  que'  ricchi  de- 
positi ,  affine  di  rintracciarvi  quanto  di  docu- 
menti preziosi  e  inediti  relativi  alla  scoperta 
ed  alla  storia  del  Nuovo  Continente  serbasse- 
ro,  non  che  alle  navigazioni  degli  Spagnuoli 
nell'  Atlantico  e  nel  Grande  Oceano . 

E  la  cura  di  esaminare  con  quello  scopo  i 
diversi  archivi  della  Monarchia  Spagnuola, 
fu,  meritamente,  affidata  a  don  Martino  Fer- 
nandez  di  Navarrete,  ufficiale  di  marina,  pie- 
no di  zelo  e  d'istruzione  (1)^  il  quale,  unendo 
a  vasto  sapere  la  cognizione  profonda  della 


(1)  Fu  direttore  dello  Ufficio  Idrografico  di  Madrid,  e  della  Ac- 
cademia Reale  dì  Storia  .  Fu  membro  e  bibliotecario  dell'  Accade- 
mia Reale  Spagnuola  ,  e  di  molte  altre  Accademie  .  Si  distinte  : 
per  una  Introduzione  al  F'iaggio  delle  due  goelette  la  Sottile,  e  li 
Messicana,  spedite  nel  VIVE  per  esplorare  lo  stretto  di  Fuca  ;  per 
una  eccellente  Memoria  sui  progressi  che  V  arie  della  navigazione 
ha  fatti  in  Spagna;  per  una  Dissertazione  storica  sulla  parie 
presa  dagli  Spagnuoli  nelle  guerre  d' Oltremare ,  e  nelle  CrO' 
date  ;  e  per  altre  opere  egualmente  commendevoli . 


t 


-•«^  11  444- 

1 

lingua  nativa  è  dei  suoi  antichi  dialetti  consa- 


crò più  di  trenta  anni  di  vita  alle  laboriose 
investigazioni  affidategli ,  nelle  quali  venne 
i       validamente  aiutato  da  Giovan  Batista  Muhoz, 

< 

1       celebre  storico  (1) ,  e  da  Tonmiaso  Gonzalez, 
i       conservatore  degli  archivi  di  Simancas . 
I  Né  il  Navarrete  limitossi  a  ordinare  e  para- 

!  gonare  fra  loro  i  diversi  documenti  mano- 
scritti o  stampati  esistenti  nei  pubblici  depositi 
di  Simancas^  di  Siviglia,  di  Madrid,  ec. ,  che 
volle  inoltre,  con  attenzione  scrupolosa,  esa- 
minare eziandio  gli  archivi  dei  conventi  e  le 
biblioteche  delle  minori  citta  di  Spagna:  ed 
il  duca  di  Yeragua ,  uno  dei  discendenti  del- 
l'illustre  Colombo,  il  duca  dell' Infantado , 
ed  altri  grandi  signori  spagnuoli ,  a  lui  apri- 
rono con  generosa  premura  le  loro  domestiche 
librerie,  nelle  quali  fece  scoperte  veramente 
fortunate.  Di  maniera  tale  che  egli  potette 
pubblicare  l' opera  famosa  frutto  di  una  par- 
te di  queste  investigazioni ,  alla  quale  die  ti- 


(1)  Autore  di  una  Storia  del  Nuovo  Continente ,  onde   solo  il 
primo  volume  è  stato  pubblicato. 


<•»»  12  444- 

tolo  ^  di  Rcuccclla  dei  viaggi  e  delle  scoperte 
falle  dagli  Spa^nuoli  per  mare  ^  dada  fine  del 
quindicemno  secolo;  corredata  di  vari  documen- 
ti inediti  intorno  alla  storia  della  marina  spa-- 
gnuola^  e  degli  stabilimenti  spagmudi  in  Ame- 
rica :  opera  per  ogni  rispetto  eminentemente 
utile  alle  scienze  storiche  e  geografiche,  ed 
alla  nazione  spagnuola  gloriosissima*,  il  per- 
chè ,  re  Ferdinando  VII,  deferendo  al  magni- 
fico rapporto  scritto  intomo  ad  essa  dal  suo 
ministro  della  marina,  ne  ordinava,  per  i  tipi 
della  reale  tipografia,  ed  a  spese  dello  Stato, 
la  stampa . 

Le  narrazioni  officiali  dei  quattro  viaggi  di 
Cristoforo  Colombo  (onde  le  scoperte  hanno 
avuta  si  grande  influenza  sui  destini  dell'  An- 
tico Continente,  e  su  quelli  del  Nuovo  !),  nar- 
razioni che  non  erano  ancora  state  pubblicate 
interamente  e  dai  loro  autografi  manoscritti, 
sono  in  quella  grande  Raccolta  inseriti:— e  noi 
li  traemmo  da  essa ,  perchè ,  diligentemente 
volti  in  toscana  favella,  pensammo  farne  dono 
alla  Italia  nostra . 


<•»»  13  44t- 

Me  dubitiamo  che  questo  dono  non  sia  gra- 
dito^ imperocché^  se  gli  scritti  che  riguardano 
il  Colombo  debbono  ornai  interessare  qualun- 
que uomo  istruito,  senza  distinzione  di  paese  o 
di  tempo,  per  noi  Italiani  eglino  sono  preziose 
reliquie  della  potenza  del  genio  della  nostra 
famiglia,  che  è  colpa  non  possedere,  venerare, 
meditare.  Laonde,,  profondamente  penetrati 
di  questa  massima ,  ascriviamo  a  nostra  gran 
fortuna  aver  potuto  primi  offirire  al  paese  in 
cui  nascenuno,  gli  scritti  del  più  straordi- 
nario forse  dei  suoi  figli . . . 

Le  narrazioni  dei  quattro  viaggi  di  Cristo- 
foro Colombo,  gl'inediti  documenti  onde  dal 
Ma  varrete  furono  corredate^  e  alcune  altre 
coserelle  per  noi  aggiunte^  sono  nella  nostra 
edizione  comprese  in  un  volume  grosso  in  8.^, 
fornito  di  opportune  mappe  e  di  vari  intagli  in 
rame,  il  tutto  per  maggiore  intelligenza,  de- 
coro e  vaghezza  del  libro.  —Ora,  ecco  il  ragio- 
nato catalogo  delle  mat^ie  in  esso  comprese . 

L  Brevi  Cenni  Biografici  intorno  al  Co- 
lombo ,  campilcUi  da  F.  C.  Marmocchi  y  dotte 


-•♦^  14  <4^ 

opere  di  Ferdinando  Colombo^  figlio  deW  Am- 
miraglio^ del  Robertson  ^  del  Munoz  ^  delV  Ir- 
ving  ^  del  Na^parrete^  del  Humboldt  ^  del  Che- 
valier  ^  ec.  ec. 

n.  Narrazione  dei  quattro  f^iaggi  intrapresi 
da  Cristoforo  Colombo  per  la  scoperta  del  Nuo- 
vo Continente^  dal  11^92  al  1504 . 

1 .  La  narrazione  del  primo  viaggio  è  opera 
del  celebre  Bartolommeo  di  Las  Gasas,  vescovo 
di  Ghiapa,  e  fu  da  quel  famoso  filantropo  com- 
pilata sui  manoscritti  autografi  a  lui  forniti 
dallo  stesso  Golombo,  al  quale  egli  era  per 
intima  amicizia  legato.  E  perchè  disgraziata- 
mente quei  manoscritti  andarono  perduti ,  è 
quindi  bella  ventura  se  l' opera  del  Gasas  in 
fino  a  noi  intera  pervenne . 

La  parte  di  narrazione  che  il  Gasas  letteral- 
mente tolse  dai  manoscritti  del  Colombo  ^  sic- 
come trovasi  nella  sua  compilazione  accurata- 
mente segnata,  cosi  volenuno  nella  nostra 
edizione  indicarla  con  doppie  virgolette . 

Del  rimanente ,  fu  nel  domestico  archivio 
del  duca  di  Yeragua ,  discendente  dalF  Am- 


-•«^  15  ^4t- 

miraglio^  che  il  Navarrete  ebbe  la  fortuna  di 
trovare  questo  prezioso  documento  ^  al  quale 
il  Casas,  onde  meglio  facilitarne  V  intelligenza^ 
credette  opportuno  aggiugnere  alcune  noterel- 
le,  che,  religiosamente  conservate  dal  INa- 
varrete,  noi  pure  a  pie  di  pagina  trascriviamo. 

A  questa  preziosa  narrazione  succedono  di- 
versi documenti  relativi  al  primo  viaggio 
del  Colombo ,  fra  i  quali  noteremo  una  lette- 
ra autografa  dall' Anuniraglio  diretta  al  so- 
printendente del  re  e  della  regina  cattolici , 
per  informarlo  del  felice  esito  del  viaggio 
medesimo ,  e  delle  scoperte  per  lui  fatte .  Il 
Navarrete  rinvenne  l'originale  di  questa  let- 
tera negli  archivi  di  Simancas . . . 

2.  U  racconto  del  secondo  viaggio  fu 
compilato  dal  dottor  Ghanca,  compagno  del- 
l' Ammiraglio  in  quella  spedizione  •  L' origi- 
nale di  questo  racconto  fa  parte  della  raccolta 
dì  manoscritti  della  biblioteca  dell'Accade- 
mia Reale  di  Madrid . 

A  questo  documento  succede  una  nota  di 
Cristoforo  Colombo,  scritta  da  Isabella  addi  50 


<•»»  16  ^4t- 

gennaio  ìkdk^'per  istruzione  di  Antonio  di 
Torres,  cui  rAmmiraglio  inviava  al  re  ed  alla 
regina  cattolici ,  affinchè  loro  rendesse  conto 
degli  avvenimenti  di  questo  viaggio ,  e  vol- 
gesse varie  inchieste .  In  margine  dell'  origi'- 
naie  (che  presentemente  esiste  negli  archivi 
generali  delle  Indie  a  Siviglia,  e  non  è  guari 
tempo  trovavasi  in  quelli  di  Simancas) ,  leg- 
gonsi  le  risposte  del  re  e  della  r^ina  catto* 
liei,  che  il  Na varrete  ha  conservate,  e  delle 
quali  noi  pure  diamo  la  traduzione  fedele . . . 

3.  La  narrazione  del  terzo  viaggio,  fu 
estratta  da  una  copia,  scritta  interamente  dal- 
la mano  del  Las  Casas,  esistente  nei  domestici 
archivi  del  duca  dell'Infantado . 

A  questa  narrazione  è  unita  una  lettera  di 
Cristoforo  Colombo,  diretta  alla  nutrice  del 
principe  don  Giovanni,  scritta  verso  il  dechina- 
re dell'anno  1 500,  la  quale  fa  parte  della  rac- 
colta dei  Manoscritti  del  fu  Giovan  Batista  Mu- 
noz,  relativi  agli  affari  del  Nuovo  Continente. . . 

h.  Finalmente  la  narrazione  del  quarto 
viaggio ,  è  vergata  dallo  stesso  Cristoforo  Co- 


lombo  in  una  lettera  diretta  al  re  ed  alla  regi- 
na cattolici  (1) .  Ma  per  seguire  l'ordine  in  cui 
il  Navarrete  ha  disposti  i  documenti  relativi  al 
quarto  viaggio,  che  fu  l'ultimo  impreso  dal  no- 
stro grande  nocchiero,  abbiamo  fatto  precedere 
al  citato  documento  :  —  1 .  una  lettera  del  re  e 
regina  cattolici ,  scritta  addi  1  k  marzo  1  §09, 
indirizzata  al  Colombo  in  risposta  a  quella, 
che  egli  aveva  a  que' sovrani  spedita  il  26  feb- 
brajo  precedente  -,  alla  quale  lettera  sono  uni- 
te le  istruzioni  di  Ferdinando  e  d'Isabella  al- 
l'Ammiraglio, e  alcune  loro  lettere  pel  re  di 
Portogallo,  e  per  gli  ammiragli  e  capitani  por- 
to^esi,  affine  d'invitargli  a  favorire  le  impre- 
se del  Colombo,  e  prestare  ad  esso  la  loro  assi- 
stenza, nel  caso  in  cui  egli  ne  li  richiedesse*,— 
2.  una  relazione  di  don  Diego  di  Porras,  com- 
pagno del  Colombo  in  questo  quarto  viag- 
gio (2)  ^  —  5.  il  testamento  di  Mendez ,  amico 


(1)  II  testo  di  questa  lettera  e  stato  copiato  da  un  registro  ,  che 
esisteva  nel  gran  collegio  di  Cuenca  a  Salamanca  ,  e  adesso  trovasi 
nella  biblioteca  particolare  del  re  di  Spagna  . 

(3)  Gli  orìginali  di  questi  documenti  son  conservati  negli  archivi 
di  Simancas . 


I. 


i 


-•«^    18  444- 

e  compagno  di  Cristoforo  Colombo  (1),  ove 
leggesi  il  compimento  del  racconto  degli  av- 
venimenti accaduti  nel  quarto  viaggio,  al  quale 
il  Mendez  aveva  presa  parte . 

III.  piarle  lettere  inedite  deW illustre  viaggia- 
tore genoK^ese^  e  varii  documenti  egualmente  ine- 
diti . 

Le  lettere  sono  quindici,  tutte  inedite,  e 
scritte  dalla  propria  mano  di  Cristoforo  Co- 
lombo .  Le  prime  quattro  sono  dirette  al  padre 
don  Gaspare  Gorricio  amico  dell'Ammiraglio, 
monaco  di  S.  Maria  di  Las  Cuevas  della  Cer- 
tosa di  Siviglia  •  Le  altre  undici  sono  dirette 
a  don  Diego  Colombo,  figlio  primogenito  del- 
l'Ammiraglio .  —  Ciò  quanto  alle  lettere  :  —  ora 
diciamo  degli  altri  documenti . 

Ferdinando  ed  Isabella  Cattolici,  avendo 
promesso  a  Cristoforo  Colombo,  nel  primo  ar- 
ticolo della  capitolazione  che  gli  ac  cordarono, 
(addi  17  Aprile  11^92),  di  nominarlo  Grande 
Ammiraglio  di  tutte  le  Isole  e  Terre  ferme,  che 


(1)  Questo  documenlo  fu  cslratto  dagli  archivi  del  duca  di  Ve- 
ragua. 


••♦^  19  «*• 

scoprirebbe ,  cogli  stessi  diritti  e  prerogativ  e 
che  godevano  ed  avevan  goduto  i  Grandi  Am- 
miragli di  Gastiglia  ,  ordinarono  che  gli  fosse 
data  copia  di  tutti  gli  atti  che  stabilivano 
questi  diritti  e  prerogative,  e  ne  determinava- 
no r  estensione  .  Ora  il  Na varrete  ha  pensato , 
che  sarebbe  utile  che  i  lettori  dei  viaggi  del 
Colombo  conoscessero  anche  questi  documen- 
ti *,  e  noi  non  sapremmo  dalla  sua  opinione  di- 
partirci . 

IV.  Sei  carte  idrografiche  ;  un  ritratto  di 
Cristoforo  Colombo  ;  tre  disegni  drammatici  ; 
un  costume  di  Selipa^gi  . 

ì .  Per  facilitare  V  intelligenza  dei  viaggi 
del  Colombo  volemmo  corredare  la  nostra  edi- 
zione di  precise  mappe.  La  prima  dimostra  le 
varie  direzioni  tenute  dal  celebre  nocchiero 
attraverso  del  pelago  Atlantico  nei  quattro 
suoi  viaggi  :  essa  è  redatta  secondo  i  computi 
e  le  indagini  del  Navarrete,  quantunque  sieno, 
in  alcuni  pimti,  contestabili.  Il  titolo  di  questa 
mappa  è  il  seguente:  Carta  deWOceaìio  Atlan- 
tico Settentrionale  con  le  traode  dei  quattro 


I  -1»^  20  MI* 

vUiggi  falli  da  Crisloforo  Colombo  al  Nuovo 
Cofitinenle . 

Giunto  al  grande  arcipelago  d' isole ,  che  si 
prolunga  tra  le  due  massime  parti  del  Nuovo 
Continente,  il  Colombo  partitamente  ne  esplo- 
rò le  ricche  littorali  contrade,  e  spesso  penetrò 
eziandio  assai  nelF  interno,  e  fece  di  esse  le 
magnifiche  descrizioni  che  leggonsi  nelle  rela- 
zioni de'  suoi  viaggi.  Era  quindi  utile ,  anzi 
necessario,  porre  sotto  l'occhio  del  lettore  una 
mappa,  che  piò  minutamente  rappresentas- 
se quel  continuo  errare  dell'Ammiraglio  da 
un'isola  all'altra ,  finché  poi  s'imbattè  nel  con- 
tinente del  Nuovo  Mondo*,  e  a  questo  effetto  di- 
segnammo la  Carta  delle  graììdi  e  piccole  An- 
lille  ^  delle  Lucaje  e  deUe  Isole  sotto  VerUo;  con 
le  cosle  del  Nuok^o  Conlinente  y  dalle  foci  del- 
l'Or  enoco  infino  ed  Mare  del  Messico  ^  e  la 
traccia  delle  vie  tenute  dal  Colombo  in  que'mari 
nel  tempo  delle  sue  scoperte. 

Poi ,  perchè  principalissimi  teatri  delle  im- 
prese del  grande  nocchiero  furono  le  isole  Spa- 
gnuola  e  Cuba,  e  le  parti  del  Nuovo  Conti- 


-i»^  21  MI* 

nenie ,  che  sono  presso  le  foci  dell'Orenoco,  e 
presso  l' istmo  di  Panama ,  credemmo  pregio 
dell'opera  aggiugnervi  le  appresso  mappe  del- 
la corografìa  di  que'  singoli  luoghi . 

Carta  di  Haiti  {isola  Spaqnuola  o  San  Do-- 
mingo ) ^  divisa  in provincie y cornerà  ai  tempi 
ddla  scoperta  ;  con  i  nomi  imposti  ad  alcune 
sue  contrade  daW  illustre  nocchiero  genoK^ese , 
che  la  rinvenne  y  e  dai  primi  Coloni  Spagnuoli 
che  so^'  essa  si  stabilirono  . 

Carta  di  Cvba  e  Giamaica  con  le  isole  mi- 
nori circostanti . 

Carta  delle  foci  dell'  Orenoco;  delle  isole 
Trinità  ,  Margherita  y  ec.  ;  dei  golfi  di  Paria  e 
di  Curiaco  :  presso  i  quali  luoghi  è  situata  la 
prima  terra  ferma  scoperta  da  Cristoforo  Co- 
lombo neW  agosto  del  i  k98. 

Carta  della  seconda  terra  ferma  scoperta  dal 
Colomboy  dal  luglio  i  502  al  m^gio  i  S03  sui 
golfi  di  HonduraSy  Mosquitose  Darien  . 

2  .  Né  dimenticammo  di  ornare  il  nostro 
volume  di  un  ritratto  di  Cristoforo  Colombo , 
rilevato  da  quello  bellissimo  del  grande  navi- 


-«è»  22  MI* 

gatore ,  che  trovasi  nella  biblioteca  di  Sua 
Maestà  Cattolica .  Il  duca  di  Veragua,  bisnipote 
deir  illustre  genovese,  e  grande  di  Spagna  di 
prima  classe ,  possessore  di  molte  copie  a  olio 
di  questo  ritratto  contemporaneo  all'  epoca 
dell'  illustrazione  di  sua  famiglia ,  dipinte  in 
tempi  diversi ,  e  di  vari  altri  ritratti  originali , 
non  che  delle  copie  di  tutti  quelli  conosciuti, 
del  più  celebre ,  per  non  dire  del  primo ,  dei 
suoi  antenati ,  stima  che  quello  esistente  nella 
biblioteca  antidetta  sia  di  tutti  il  più  simiglian- 
le  :  e  concordemente  al  sentimento  dei  primi 
pittori  viventi  della  camera  del  re  di  Spagna,  e 
segnatamente  del  celebre  Aparicio  autore  del 
riscatto  degli  schiwi^  crede:  che  come  quello 
depositato  nell'arsenale  di  Gartagena,  e'sia  pit- 
turato vivente  il  gran  Colombo .  La  tradizione 
poi  soggiugne ,  esser  egli  stesso ,  il  Colombo , 
s(ato  a  modello  davanti  all'  artista  che  lo  di- 
pinse . 

Questa  opinione  è  divisa  dal  dotto  don 
Francesco  Antonio  Gonzalez,  primo  conser- 
vatore della  Biblioteca  Reale,  e  da  Martino 


I 


4fri>  23  #«•- 

Feraandez  di  Navarrete ,  che ,  nella  sua  qualità 
di  consigliere  e  segretario  perpetuo  dell'Acca- 
demia reale  di  Belle  Arti  (  Beale  Accademia 
di  San  Fernando  ) ,  ha  avuti  tutti  i  mezzi  pos- 
sibili di  fare  le  più  minute  ricerche  in  tutta 
r  estensione  del  regno  di  Spagna ,  onde  giu- 
gnere  a  scoprire ,  quale  di  tutti  i  ritratti  del- 
l'eroe  genovese  sia  quello,  che  meglio  alla 
posterità  riveli  i  delineamenti  del  suo  volto . 

È  da  notare,  che  il  ritratto  del  Colombo,  cui 
un  tempo  decorava  la  sala  del  Consiglio  del- 
le Indie,  e  fu  involato  e  trasportato  nei  Paesi 
Bassi ,  del  quale  Tommaso  di  Bry  ha  riporta- 
to il  disegno  nel  frontespizio  della  sua  Ameri- 
ca; quello  depositato  neir  arsenale  di  Carta- 
gena*,  e  quello  di  cui  diamo  la  incisione,  in 
fronte  di  questa  opera,  oflìrono  evidentemente, 
secondo  il  Navarrete,  i  lineamenti  dello  stesso 
personaggio  :  ma  siccome  tutti  dilTeriscono  ne- 
gli accessori,  era  necessario  preferire  quello 
che  l'erede  del  nome  di  Colombo  e  i  dotti  e  gli 
abili  pittori,  di  cui  abbiamo  fatta  menzione, 
concordano  a  riguardare  come  più  simigliarite. 


In  questa  guisa  giudicò  e  si  contenne  il  Mi- 
nistro della  Marina  di  Spagna,  quando  volle, 
che  insieme  ai  ritratti  di  un  altro  celebre  na- 
vigatore e  di  due  ufficiali  generali  dell'armata 
I  reale  spagnuola ,  distinti  pei  loro  scritti  in- 
torno alla  marina ,  la  sala  del  Consiglio  reale  e 
supremo  delle  Indie ,  nel  suo  Ministero ,  fosse 
ornata  del  ritratto  dello  scopritore  del  Nuovo 
Mondo  ^  poiché  egli  ordinò  che  la  copia  fosse 
tratta  da  quello  della  biblioteca  di  S.  M.  Cat- 
tolica •  E  finalmente  ne  sia  permesso  di  notare 
(d'altronde  l'argomento  è  interessantissimo 
trattandosi  della  effìgie  di  uno  de'primi  uomini 
del  mondo  ) ,  che  questo  ritratto  è  pure  il  solo 
che  rassomigli  perfettamente  al  busto  di  Cri- 
stoforo Colombo ,  che  vedesi  a  Madrid  in  una 
delle  sale  dell' antidetto  Ministero  della  Ma- 
rina. 

Ne  duole  non  poter  positivamente  affer- 
mare a  qual  pennello  appartenga  questo  bel 
ritratto  originale  dell'  intrepido  e  savio  viag- 
giatore, al  coraggio  ed  agli  studi  del  quale 
r  antico  mondo  ha  dovuto  il  novello  :  ma  non 


I 


-1»^  25  44«- 

tralasceremo  di  notare,  che  generalmente 
viene  considerato  come  dipinto  a  Siviglia  do- 
po il  ritorno  di  Cristoforo  Colombo  dal  suo 
secondo  viaggio,  epoca  in  cui  fioriva  in  Spagna 
il  famoso  Antonio  del  Rincon ,  che  aveva  stu- 
diato a  Roma ,  e  fu  il  primo  a  togliere  alla 
scuola  Spagnuola  le  forme  grottesche  della 
pittura  del  medio  evo .  Non  è  quindi  diffìcile , 
che  il  ritratto  del  Colombo  sia  opera  del  detto 
Rincon ,  specialmente  se  si  considera,  che  Fer- 
dinando il  Cattolico  erasi  affezionato  a  questo 
artista,  celebre  soprattutto  come  pittore  di  ri- 
tratti ,  e  lo  avea  perfino  nominato  gentiltwmo 
della  sua  Camera... 

5.  Vi  sono  nella  vita  dei  grandi  genii  mo- 
menti tanto  solenni  e  poetici  da  esaurire  il 
canto  di  qualunque  musa  feconda,  e  gli  effetti 
del  più  famoso  pennello  :  scelsi  tre  situazioni 
più  drammatiche  nella  vita  del  Colombo,  e  fa- 
cendole segno  all'  Arte ,  chiesi  ad  essa  dei  no- 
bili ornamenti  pel  nostro  libro  ^  ornamenti  non 
di  forma  o  di  colore,  ma  di  vita .  Le  situazioni 
di  cui  parlo  sono  queste . 


I.  i 


La  parteriza  del  Colombo  dal  porto  di  Par- 
/o8.— Chi  ne  ridirà  i  palpiti  di  timore  e  di  spe- 
ranza 9  la  piena  degli  alTetti,  le  lacrime,  gli  ac- 
centi di  tenerezza ,  le  nobili  parole  di  conforto 
di  quegli  eroi  nell'  atto  di  porsi  in  balia  del  ge- 
nio oscuro  dell'Oceano,  di  abbandonare  i  pa- 
trii  tetti ,  e  gli  amici  e  i  congiunti ,  che  sono 
quanto  di  più  caro  e  prezioso  è  concesso  al- 
l' uomo  sulla  terra  ?  Colombo  abbraccia  il  fi- 
glio, e  lo  raccomanda  all'amicizia  fedele  e 
pietosa  di  fra  Gaspare  Gorricio,  religioso  del 
monastero  di  Santa  Maria  di  Las  Guebas  del- 
la Certosa  di  Siviglia . 

La  Tempesta .  —  Dopo  una  navigazione , 
della  quale  negli  annali  marittimi  non  era 
esempio ,  l' avvilimento,  figlio  dell'  incertezza 
s' impossessò  degli  Spagnuoli,  e  la  disperazio- 
ne fece  più  volte  dimenticare  ad  essi  l'antica 
virtù  e  r  eroica  nazionale  costanza .  L' istinto 
di  rispetto,  che  nelle  moltitudini  manifestasi 
alla  presenza  del  genio ,  era  cessato  ^  la  paura, 
lo  spavento  aveano  rotta  ogni  magica  armonia 
tra  F  oscillare  delle  fibre  del  cuore  e  lo  agire 


4fri>  27  4^ 

dell'intelligenza!  —  la  vita  dell' Ammiraglio 
fu  posta  in  periglio.  E  mentre  gli  elTetti  di 
si  strana  rivoluzione  di  ogni  ordine  naturale 
minacciavano  apportare  i  loro  frutti  funesti , 
un'ultima  terribile  catastrofe ,  la  Provvidenza, 
sorrìdendo  della  fragilità  dell'  umana  natura , 
squarciava  colle  sue  mani  divine  il  vdo  di  un 
mistero  non  più  mai  dall'  uomo  penetrato  : 
presentando  ai  figli  del  vecchio  continente 
la  vista  di  un  continente  novello ,  premiava  la 
costanza  e  la  fede  del  grande  italiano,  e  l'eroi- 
ca sua  virtù  ! 

Ma  il  genio  dell'  Oceano  parca  adirarsi  del- 
la vittoria  del  genio  dell'  umanità  ^  e  come  se 
volesse  rapire  al  vecchio  mondo  la  notizia 
della  esistenza  del  nuovo ,  suscitava  contro  il 
Colombo,  presso  le  isole  Azere,  paurosissima 
tempesta.  In  mezzo  a  quell'  orrenda  convul- 
sione della  Natura  (  il  mare  parca  confondersi 
col  cielo,  e  gli  elementi  tornare  nel  caos  anti- 
co), la  virtù  del  nostro  eroe  non  venne  meno: 
ripensando  alla  fragilità  delle  sue  navi ,  che 
giudicava  impotenti  di  resistere  lungamente 


conUro  tanto  imperversare  dei  venti  e  dei  ma- 
rosi^ e  quindi  scorgendo  vicino  il  momento 
del  naufragio,  eì  chiudeva  la  maravigliosa  sto- 
ria della  sua  scoperta  in  un  vaso  atto  a  galleg- 
giare sulle  onde.  Forse,  pensava,  la  fortuna 
farà  capitare  questa  storia  tra  le  mani  dei  noc- 
chieri dell'Oceano^  o  forse  l'onda  leggiera,  le 
capricciose  correnti  del  mare,  la  getteranno  su 
qualche  lito  di  Europa  :  cosi ,  ad  onta  del  fu- 
rore dell'Oceano^  l' arcano  fatale  rimarra  tol- 
to ugualmente  al  tenebroso  suo  genio,  e  la 
vittoria  dell'uomo  sulla  Natura  sarà  assicu- 
rata... 

La  prigionia  del  Colombo .  —  Ma  com'  è  di 
tutte  le  estreme  cose,  così  l'apice  della  gloria 
e  l'eccesso  della  sventura  son  tanto  dappres- 
so ,  die  pare  si  tocchino. — Annibale ,  Colombo, 
Napoleone ,  ecco  chiari  esempi  di  questa  veri- 
tà !  Lo  scopritore  della  metà  della  terra ,  il  più 
pio  dei  mortali ,  dovea ,  da  coloro  stessi  a  cui 
avea  aperta  la  miniera  di  tanti  tesori ,  la  via  a 
tante  fortune,  dovea,  dico,  essere  rimerita- 
to con  il  carcere  e  le  catene  !  !  Le  anime  sde- 


gnose,  a  spettacolo  si  tristo^  gridaron  <li 
nuovo  la  sentenza  dell'  ultimo  degli  eroi  di 
Roma  —  Oh  virtù,  non  sei  che  vano  no- 

JuK?  •  •  •  • 

4.  La  razza  degli  uomini  abitatori  delle 
jMrìme  isole  scoperte  dal  Colombo  era  spenta 
pochi  anni  dopo  la  morte  di  questo  grande , 
che  forse  ebbe  il  torto,  senza  certamente 
averne  la  volontà,  di  contribuire  allo  stermi- 
nio di  quei  figli  infelici  della  semplice  Natura. 
Però  credo,  che  ì  lettori  della  presente  opera, 
vedranno  con  piacere  la  immagine  fedele  delle 
forme,  del  colorito  e  delle  abitudini  di  una 
razza  per  sempre  eliminata  dalla  superficie 
del  globo... 

V.  Veduta  di  Cogoleto . 

Ugualmente  credo  non  sarà  discaro  volgere 
lo  sguardo  sulla  veduta  di  Cogoleto ,  povero 
villaggio  della  Liguria,  nella  Riviera  di  Po- 
nente^ il  quale  se  anche  non  vuoisi  che  sia  la 
cuna  del  grande  nocchiero ,  che  scoperse  il 
Nuovo  Continente ,  è  però  innegabile  che  fu  la 
patria  de' suoi  maggiori .. . 


<iH  30  4^ 

VL  Note^  Schiarimenti  ^  Addizioni . 

La  traduzione  delle  Relazioni  dei  Viaggi 
di  Cristoforo  Colombo ,  e  della  maggior  parte 
dei  docwnenti  da  cui  sono  accompagnate,  pre- 
sentava gravi  difficoltà ,  conciossiachè  questi 
frammenti  sieno  scritti  nelF  antico  idioma  spa- 
gnuolo ,  e  spesso  in  modo  poco  corretto ,  ri- 
scontrinvisi  molte  parole  oggi  poco  usate ,  e 
sienvi  eziandio  alcune  lacune,  alle  quali  è 
qualche  volta  perfino  impossibile  di  supplire . 
Ma  fummo  (io  ed  il  traduttore  italiano  di  que- 
sto libro)  fortunati  di  trovare  tutte  queste 
diffìcoltà  superate  dai  traduttori  francesi  di 

4 

questa  stessa  opera ,  e  il  loro  lavoro  (d' altron- 
de rivisto  dallo  stesso  Navarrete)  ci  fu  di 
grandissimo  aiuto. 

Il  Cavaliere  di  Verneuil,  autore  di  una 
Grammatica  Spagnuola  molto  stimata,  e  di 
molte  opere  che  T  han  fatto  ammettere  nelF Ac- 
cademia Reale  di  Spagna  e  nell'  Accademia 
Reale  di  Storia  di  Madrid,  ed  il  De  la  Roquet- 
te,  membro  di  quest'ultima  Accademia  e  della 
commissione  centrale  della  società  di  Geogra- 


fìa ,  uno  dei  collaboratori  della  Biografia  Uni- 
versale, e  noto  eziandio  nella  repubblica  delle 
lettere  pel  Compendio  della  Storia  del  Porto- 
gaUodal  1750  (inserito  nell'opera  famosa  in- 
titolata Jrte  di  verificare  le  date)^  per  la  tra- 
duzione delle  Memorie  del  Marchese  della  Ho- 
mana^  per  la  nuova  edizione  francese  della 
Storia  (f  Jmerica  del  Robertson  con  note ,  e 
per  altri  molti  lavori  letterari^  questi  due  uo- 
mini distinti  sono  i  traduttori  francesi  delle 
Relazioni  de'  Viaggi  del  Colombo  :  è  ad  essi 
che  di  sopra  riferii.  Intanto  prendo  questa 
occasione  per  tributar  loro  i  dovuti  sentimenti 
dì  stima  e  di  ammirazione,  pello  eccellente  la- 
voro che  condussero  a  fine,  e  fu  (lo  ripeto)  a 
me  ed  al  traduttore  italiano  di  questa  opera , 
di  somma  utilità . 

E  perchè  per  dilucidare  certi  passi,  che  non 
offrono  bastante  chiarezza ,  e  per  rettificarne 
altri  die  sembrano  del  tutto  inesatti ,  quegli 
egregi  traduttori  non  si  contentarono  delle 
note  di  Bartolommeo  di  Las  Gasas  e  del  Na- 
varrete,  ricorsero,  e  non  invano,  al  sapere  di 


<IH  32  44«- 

Abele  Remusat^  di  Adriano  Balbi,  del  barone 
Guvier,  del  barone  di  Humboldt,  del  Jomard, 
dell'Abate  Laboudierie,  del  Letronne,  del 
Malte-Brun ,  del  Rossel,  del  Saint-Martin,  del 
Walckenaer,  del  Warden,  e  d'altri.  Questi 
uomini  sommi  fecero  a  gara  a  fornir  cornigli  ^ 
correzioni^  note  e  schiarimenti^  che  danno 
gran  pregio  alla  francese  traduzione  *,  e  quel 
pregio  reverbera  vivamente  sulla  italiana, 
perchè  di  tutte  quelle  note  preziose  anch'essa 
arricchita . 

Di  guisa  tale  che  speriamo  questo  primo 
volume  della  nostra  gcande  Raccolta  di  Moder- 
ni Viaggi  y  sarà  bene  accolto  in  Italia  :  e  se  la 
nostra  speranza  non  è  delusa  (ne  sono  ragioni 
per  credere  il  contrario),  noi  promettiamo  fi- 
no da  questo  momento  di  pubblicare  un  volu- 
metto di  Appendice  alla  Relaziom  dei  Viaggi 
del  Colombo^  ricco  non  meno  del  presente  di 
racconti  avventurosi ,  notizie  e  documenti  no- 
tevoli ed  inediti  intorno  alla  persona ,  ai  viag- 
gi e  alle  scoperte  di  quel  grande  nocchiero, 
e  degl'  intrepidi  suoi  compagni . . . 


Cosi ,  in  due  volumi  di  giusta  mole ,  sarà 
chiuso  quanto  di  officiale,  autentico  e  vero 
riguarda  la  persona  del  nostro  grande  conna- 
zionale e  le  sue  maravigliose  scoperte  ^  le  im- 
prese de' suoi  compagni  fieri  ed  audaci  nelle 
varie  contrade  del  Nuovo  Mondo ,  e  la  Storia 
dell'  amministrazione  spagnuola  in  que'  paesi 
al  declinare  del  secolo  XV  e  al  sorgere  del 
XVL 


I. 


VITA 


DEL  COLOMBO 


CERKI  BIOGRAFICI 

INTORNO 

A  CRISTOFORO  COLOMRO 

COMPILATI  SULLE  OPERE 


oun^io,  anritoxi  KOBBivM»  I  aATAJUUETB)  mwan. 


DA    F.  G.    MARHOCCHI 


Ch'ippeiu  K|iiiil  coiti  occhi  il  Mio 
li  Fani,  eh'  hi  Dilla  occhi  •  milli  prng 
Cauli  clll  Alcidi  ■  Bacco  ;   e  di  li  ulg 
oMerl  Uui  ch'iJqnai 

■  dignioini  ■  i'  iati 
(Ttlso  Crr.L/b.c.  XV.al 


riiturosa  illlViU  per  U  quale  nel  medio  eto 
g  lanio  JiniDgiicTiti   il.  popolo  ipagDuoto ,  era 
E  pi^wslma  a  rimanere ,  dopo  la  disinulone  dal 
•rnfttu  a  BB  Mondo       regno  (te)  Mori  senuIegllUmo  «timenlo. 
{■idRdoiuii  colle  cale u.  Don  erano  nldeniemeole  che  I  campi  dell'alio 

Oceano,  che  otTclaacro  Ubero  leairo  dì  dod  più  udlie  imprese. 

■a  (Mare  di  affroniare  11  genio  rormidablle  e  geloso  di  quello  Immeiuo 
ctnoeiiio ,  sembrava  allora  opera   ImpoHibite .  Al  lolo  pensarvi  la  umana 


-«H  38  <H^ 


mente  venia  compresa  da  forte  ribrezzo,  e  la  paura  scendea  ratta  al  cuore  ; 
perchè  nessuno  era  certo  di  trovar  terra  oltre  il  pelago  spaventoso ,  quantun- 
que vaghe  tradizioni  indicassero  in  grembo  ad  esso  isole  d' Ignota  grandezza 
e  distanza,  dalia  fervida  fantasia  dell'  uomo  Imaginate,  oda  qualche  errante 
barca,  dalla  tempesta  sbattuta  nei  deserti  delle  onde,  assai  prima  che  fosse 
inventata  la  bussola ,  rinvenute. 

Imperocché,  se  negli  antichissimi  tempi,  oltre  le  reminiscenze  della  storia  e 
delle  tradizioni,  fu  alcuna  comunicazione  colle  opposte  spiagge  dell'Atlanti- 
co; e  se  la  egiziana  leggenda  circa  l'isola  Atlantide  narrataci  da   Platone 
non  fu  mera  favola  o  semplice  allegoria  di  una  terra  coperta  dal  mare,  ma 
oscura  tradizione  di  qualche  vasta  contrada  occidentale  conosciuta  alle  prime 
genti;  è  però  evidente,  per  quanto  si  estendono  le  autentiche  storie,  che  mai 
nei  medio  evo  non  fu  saputo  con  certezza  di  terra  ferma  nò  delle  isolo  dell'occi- 
dentale emisfero,  finch'  elleno  non  vennero  scoperte  verso  la  fine  del  secolo  XV. 
•  L'Oceano  (dice  il  dottissimo  Edrlsl,  arabo  geografo  di  gran  conto ,  con- 
ciossiachc  1  suoi  concittadini  fossero  a*  suoi  tempi  i  più  arditi  navigatori  del 
mare,  e  i  più  grandi  maestri  di  quanto  allora  sapcasidi  geografia),  l'Oceano 
circonda  gii  estremi  confini  della  terra  abitata ,  oltre  al  quale  tutto  è  per  noi 
coperto  di  dense  tenebre .  La  dilBcile  e  perigliosa  sua  navigazione ,  le  frequenti 
tempeste,  lo  spavento  de' suoi  smisurati  pesci,  ed  1  venti  che  v' infuriano , 
banno  mai  sempre  tarpato  l'ardire  a  chiunque  concepiva  l'audace  pensiere 
d'inoltrarsi  ad  esplorarne  la  tetra  oscurità,  e  gli  abissi  profondi.  Pure  hanvi 
in  lui  molte  isole ,  popolate  le  ime ,  disabitate  le  aiu« .  Non  è  nocchiero  che 
osi  montare  gli  alti  suoi  flutti;   e  se  alcuni  n'ebbero  il  coraggio,  altro  non 
fecero  che  andar  lunghesso  le  spiagge  di  lui ,  tremando  sempre  di  allontanar- 
sene. Le  onde  di  questo  Oceano  insorgono  a  guisa  di  montagne,  pure  si  ten- 
gono unite  senza  spezzarsi;  se  noi  dcessero,  il  varcarle  saria  imposslbil  cosa  » . 
Ecco  il   conciso  ma  sincero  rapporto  dello  stato  delle  umane  cognizioni 
sull'  Oceano  nel  medio  evo .   Qualunque   altra  cosa  si  narri  intorno  a  questo 
argomento ,  se  non  ò  favola ,  fu  puro  effetto  del  capriccio  Ignorante  degli  uo- 
mini 0  del  caso ,  e  però  fuori  del  dominio  della  scienza . 

Potea  dunque  temersi  di  vedere  spento  appoco  appoco  negli  Spagnuoli  l' istin- 
to più  prezioso  delle  nazioni,  che  é  l'amore  pelle  ardite  imprese,  né  vi  era 
speranza  di  vedere  allargata  la  sfera  del  mondo:  ma  è  fragile  l'umano  giudizio  ! 
La  Provvidenza  gettando  sur  una  rupe  aspra  ed  oscura  della  Liguria  l'anima 
del  Colombo ,  decretava  il  totale  rovesciamento  del  destini  della  umanità  ! 
Nello  immenso  tragitto  dal  cielo  alla  terra  l' accompagnava  lo  Infiammato  alito 
di  Dio,  che  le  dettava  :  tu  insegnerai  al  vecchio  mondo  la  via  di  una  inco^ 
gnita  terra,  grande  e  maravigliosa,  ben  oltre  i  mari  situata  ;  poiché  là  e*  do- 
vrà esaurire  qualunque  istinto  di  avventura,  e  soddisfare  il  bisogno  di  traboc- 
carvi la  esuberanza  delia  sua  popolazione  e  del  suo  spirito  !  —  E  sotto  l' azione 
di  queir  ardente  soffio,  l' anima  del  Colombo  prendea  tempra  divina ,  e  divenia 
paziente  e  forte  e  grande,  e  capace  d' Incredibili  Imprese . . . 


.-siOiSi  Di:;  cMczr: 


-•H  39  <H^ 


»  eoa  delle  prtncipali  cote  che  s'apparteogooo  alla  storia  di  ogni  uomo  savio 
(sodo  parole  di  Ferdinando  Colombo  nella  Tifa  di  suo  padre  ) ,  e  clie  si  sappia 
la  sua  patria  e  origine;  perché  sogliono  essere  più  stimati  quelli  che  da  grandi 
eKtà  e  generosi  genitori  procedono. 

»  Fero,  continua  il  detto  biografo,  alcuni  volevano  ch'io  mi  oc4;upa$si  in 
didiiarare  e  dire,  come  il  padre  mio  procedesse  di  sangue  Illustre,  quantunque 
i  fool  antenati  per  malvagità  della  fortuna  fossero  venuti  a  grande  necessità  e  bl- 
•ogno. 

»  Ha  lo  mi  ritrassi  da  questa  tetlca  nella  persuasione,  che  egli  fosse  dalla 
Provfldenza  stato  eletto  per  una  cosi  gran  cosa ,  quale  fu  quella,  c^  ei  ttce  : 
ìiAtti ,  egli  stesso  amaya  meglio  nobilitare  il  suo  nome  pel  mari,  le  terre, 
e  1  fiumi  ebe  discoverse,  che  per  la  lunga  citazione  delle  gesta  degli  avi  suol  ; 
di  modo  tale  che,  quanto  alta  fu  la  sua  persona  e  adoma  di  tutto  quello  che 
per  coti  gran  fiitto  conveniva ,  tanto  la  sua  patria  e  origine  volle  che  fosser 
■MO  certe  e  conosciute . 

•  Iniktti ,  alcuni  dicono  che  fu  di  Nervi . 

»  Ahrl  di  Cugureo ,  ed  altri  di  Buglasco,  piccoli  luoghi,  presso  alla  città 
di  Genova ,  e  nella  sua  stessa  riviera . 

»  Bd  altri,  che  vogliono  esaltarlo  di  piti,  dicono  che  era  Savonese  ,  ed 
altri  Genovese. 

•  Bd  ancor  ve  ne  ha  che  lo  dono  di  Piacenza ,  nella  qual  città  furono  infatti, 
aisal  tempo  dopo  di  lui,  alcune  onorate  persone  della  sua  famiglia ,  e  mlransi 
ancora  aepoUnre,  con  arme  ed  epigrafi  ove  leggesi  il  nome  del  Colom- 
Im>b  ... 

In  questi  ultimi  tempi  la  questione  della  patria  del  Colombo  fu  nuovamente 
riposta  in  campo  ;  e  tanto  si  accese ,  che  sempre  gli  scrittori  che  la  trattarono 
non  il  contennero  nel  limiti  della  dignità  delle  lettere  e  della  urbanità. 

In  generale,  la  disputa  oggi  è  tra  Genova  e  Cugureo  o  Cogoleto;  né  lo 
pnicndo  decidere  qui  in  quale  veramente  de'  due  luoghi  di  Liguria  il  Colombo 
apriasa  le  luci  al  soie  la  prima  volta ,  e  gettasse  1  primi  vagiti  :  la  lite  é 
aneoca  lontana  dalla  decisiva  soluzione  ;  tuttavia  mi  sembra  ,  che,  nei  com- 
pleHO,gli  argomenti  finqui  prodotti,  ed  anche  alcune  prove  materiali  (però 
non  di  ima  certezza  incontestabile)  militino  in  favore  di  Cugureo,  povero  villag- 
gio della  Miviera  di  Ponente . 

La  Ineeriezn  della  patria  tu  la  sorte  di  altri  grandi  uomini.  B  chi  non  sa 
che  setta  città  di  Grecia  disputaronsl  l'onore  di  aver  dati  I  natali  ad  Omero? 
Borirono  le  nazioni  di  Grecia  :  svani  lo  spirito  dell'  antichità:  le  città  che  pre- 
tesero aver  daU  I  natali  al  primo  plltor  delle  memorie  antiche  più  omal  non 
sono  che  polve  o  mucchi  di  mine ,  e  la  questione  é  ancora  indecisa  ! .. . 


-«H  40  ^^ 


Laonde  abbandoniamo  senza  dispiacere  T  argomento  della  vera  patria  del 
Colombo  per  accennare  piuttosto  dei  suol  maggiori  . 

Essi  furono  buoni  e  virtuosi;  nuiladimeno,  per  cagione  delle  guerre  e  dizioni 
della  Lombardia  essendo  ridotti  a  bisogno  e  povertà,  è  incerto  come  vivessero 
e  abitassero. 

>  Mio  padre  (dice  lo  storico  Ferdinando)  scrìsse  In  più  lettere,  cbe  il  traffico 
suo  e  de* suol  maggiori  fu  sempre  per  mare,  e  che  egli  non  era  il  primo  am- 
miraglio di  sua  famiglia  :  ma  quanf onque ,  per  meglio  certificarmi  di  dò ,  io 
mi  decidessi  a  visitare  la  Liguria  ,  e  Cugureo  stesso,  ove  erano  due  decrepiti 
uomini  di  casa  Colombo ,  che  la  voce  Indicava  lontani  parenti  dell'  Ammi- 
raglio, e  non  risparmiassi  cara  alcuna  per  avere  informazioni,  non  seppi 
rinvenire  nessuna  certa  notizia . 

»  Ifè  credo  (continua  con  sublime  espressione  quel  degno  figlio  delKAmmi- 
ragllo),  né  credo,  che  per  questa  cagione  ritomi  minor  gloria  a  noi,  che  del 
sangue  suo  procediamo  ;  perciocché  lo  ho  per  meglio ,  che  tutta  la  gloria  a  noi 
venga  dalla  persona  di  lui ,  che  andar  cercando  se  fu  dovizioso  mercatante  suo 
padre  :  conciossiachè  di  colali  mille  furono  sempre  In  ogni  luogo ,  la  cui  me- 
moria al  terzo  giorno  fira  gli  stessi  loro  vicini  e  parenti  fece  corso  e  perì ,  senza 
che  sappiasi  se  furon  vivi . 

•  B  però  io  stimo ,  che  men  possa  Illustrarmi  la  chiarezza  e  noblttà  lo- 
ro, della  gloria  che  mi  venne  da  un  cosi  fhtto  padre,  il  quale  per  operare  le 
sue  chiare  gesta ,  non  ebbe  bisogno  delle  ricchezze  dei  suoi  predecessori  •  — 
Parole  degne  del  figlio  di  Colombo ,  che  rivelano  non  essere  nel  cuore  di  lui 
menomamente  scemati  gli  alti  sensi  e  generosi  del  padre  ! 

Poveri,  adunque ,  benché  rìspettat>ili  e  degni ,  furono  gli  stretti  parenti  del 
Colombo . 

Il  padre  suo,  Domenico  Colombo  di  Cogolelo  ,  figlio  di  Giovanni  Colombo 
di  Quinto,  figlio  di  Enrico  Colombo  di  Cogoleto ,  figlio  di  Eroanuello  Colom- 
bo di  Cogoleto,  esercitava  da  lungo  tempo,  in  Genova,  Il  mestiere  di  car- 
datore. 

La  madre  del  Colombo  fu  una  Maria  de*  Giusti ,  di  Lerca ,  casale  situato 
nelle  vicinanze  di  Cogoleto. 

E  Cristoforo  fu  11  figlio  primogenito  di  questi  coniugi ,  nato  (  a  gtudiearae 
dalle  testimonianze  de'  suol  contemporanei  ed  amici  )  nel  1435  o  1436  :  «  ed 
ebbe  due  fratelli ,  Bartolommeo  1*  uno,  Giacomo  (nome  che  fatto  spagnuolo 
Suona  Diego)  l'altro;  oltre  ad  una  sorella  chiamata  Nicoletta ,  della  quale  al- 
tro non  sappiamo  se  non  cbe  là  moglie  di  un  uomo  di  Genova  di  oscura 
condizione  chiamato  Giacomo  Bavarello ... 


i- 


-•H  41  Hi* 


Ristretta  fu  l'educazione  di  Cristoforo;  pur  tale,  quale  le  scarse  sostanze 
de'  suoi  genitori  il  consentivano . 

Imparò  da  fanciullo  a  leggere,  a  scrivere,  V  aritmetica  ed  il  disegno  ... 

Brasi  in  lui  manifestata ,  fino  dai  primi  anni,  forte  inclinazione  pel  geo- 
grafico sapere,  e  irresistibile  passione  pel  mare:  e  negli  ultimi  periodi  dei  viver 
fuo,  al  considerare  con  aria  di  solennità,  quasi  su|)erstizi08a,  le  vicende  di 
sua  carriera,  ei  parla  di  quella  sua  prima  inclinazione,  come  di  un  segreto 
impulso  della  Divinità,  la  quale,  spirandogli  sì  fatto  amor  per  quegli  studi.  Il 
destinava  a  compier  gli  alti  suoi  decreti . . . 


Nella  epoca  della  pubertà ,  il  Colombo  Imparò  lettere,  e  studiò  In  Pavia 
tanto ,  quanto  gli  bastava  per  intendere  I  geografi  ed  ì  cosmografi ,  delle  cui 
opere  e  lezioni  fu  molto  studioso . 

B  si  diede  eziandio  all'  astronomia  ed  alla  geometrìa . 

Imparò  anche  la  pittura ,  e  divenne  specialmente  abilissimo  prospettico ,  per 
ritrarre  le  terre  ed  I  corpi  cosmografici  in  piano  ed  in  sierico . 

D'altronde  el  ta  talmente  abile  calligrafo, che  solo  di  quest'  arte  (dice  suo 
figlio  Ferdinando),  avria  potuto  guadagnarsi  il  pane. . . 

Considerando  la  sua  povera  educazione,  non  fia  inutil  cosa  por  mente  a 
quanto  poco  lo  favoreggiassero ,  fin  dal  bei  principio ,  le  circostanze ,  e  di 
quanto  et  fU  debitore  alla  nativa  energia  del  suo  carattere  ed  al  suo  fertile 
ingegno. 

li  tempo  da  lui  speso  In  Pavia  bastava  appena  per  atiignere  1  primi  ni- 
diluenti  delle  scienze  ;  e  le  tante  prore  che  in  appresso  el  die  di  esseme 
profondo  conoscitore  ,  altro  non  furono  che  II  resultamento  delle  ore  alle  me- 
desime consecrate ,  In  mezzo  alle  cure  ed  alle  vicissitudini  di  una  vita  errante 
e  procellosa. 

Bgli  fu  imo  di  quei  pochi  (esclama  rirving),  che,  dotati  dalla  natura  d'in- 
gegno straordinario ,  sembrano  spiccar  da  per  se  stessi  il  volo  al  tempio 
delU  Gloria . 

GII  ostacoli ,  le  privazioni ,  lungi  dall'  atterrirli ,  gli  armano  inrece  d' in- 
trepidezza maggiore . 

Oprar  grandi  imprese  con  poveri  mezzi,  sforzar  l' ingegno  a  contrastare 
colle  dUicoltà,  è  per  essi  l'occupazione  più  gradita! ... 

Questo  infatti  è  uno  dei  principali  caratteri ,  che  dlsUngaono  la  storia  del  | 

Colombo  in  tutta  la  sua  vita . 

La  tenuità  dei  mezzi ,  coi  quali  egli  operò,  sparge  sulle  sue  gesta  gloriose 
un  lustro  infinitamente  grande  ! . . . 


I.  G 


-•H  42  4^ 


oiovbhtìt 


Lasciava  il  Colombo  la  pavese  università  in  sui  primo  flore  della  sua  gio- 
ventù ,  ed  alla  patema  casa  facea  ritomo . 

Dicono  avesse  14  anni  ! . . . 

In  una  città  marittima ,  le  onde  presentano  irresistibili  attrattive  all'ardente 
curiosità  della  gioventù,  la  cui  Immaginazione  mille  lusinghieri  progetti  va 
ognora  formando. 

Per  lei  tutto  è  vago ,  tutto  è  invidiabile  al  di  là  dei  flutti  :  e  la  Liguria , 
ricinta  e  stretta  verso  il  settentrione  dalle  alte  scoscese  mpi  dell' Appennino 
nevoso ,  offria  troppo  breve  campo  alle  terrestri  imprese . 

11  perchè ,  cedendo  alle  sue  naturali  Inclinazioni ,  ed  avendo  cognizione 
delle  antidette  scienze ,  il  Colombo  cominciò  ad  attendere  al  mare ,  ed  a  fore 
alcuni  viaggi  in  Levante,  in  Ispagna,  in  Barbcria  ,  e  neir  Oceano:  nei  quali 
viaggi  sempre  die  prove  (  lo  asseriscono  i  suoi  contemporanei  )  di  esperto  ma- 
rinaro ,  valentissimo  piloto  e  valoroso  guerriero . 

Navigò  cento  leghe  oltre  a  Tile ,  verso  i  tenebrosi  climi  del  Settentrione . 

Dalla  opposta  parte  della  terra ,  dicono  visitasse  le  coste  della  Guinea  in 
Affrica,  presso  alla  linea  equinoziale.. . 

Comunque  di  ciò  sia ,  é  certo  però,  che  quando  incominciò  a  navigare  II 
mare  ,  era  ancor  tenero  di  età  ;  né  più  mai  abbandonò  i'  infldo  elemento , 
sempre  applicandosi  allo  studio  dei  sistemi  geografici  e  cosmografici,  e  uni- 
tamente imparando  V  arte  nautica  ed  osservando  con  perspicacia  maravi- 
gliosa  1  più  sfuggevoli  aspetti  ed  i  fenomeni  della  Natura  . 

Rlcinto dalle  angustie  e  dalle  umiliazioni ,  che  serrano  il  cuore  di  un  povero 
nocchiero  di  ventura ,  ei  sempre  nutrì  lo  spirito  d'alti  pensieri,  e  volse  la  im- 
maginazione sua  intorno  a  progetti  di  gloriose  imprese:  e  Ai  dalle  severe 
lezioni  delle  torbe  vicende  della  sua  giovinezza,  eh' ei  ritrasse  quella  espe- 
rienza ,  quella  abbondanza  di  mezzi ,  quel  saggio  impero  su  sé  medesimo,  che 
tanto  In  appresso  lo  distinsero . 

In  questa  guisa  (sono  belle  parole  dell' Irving),  un  genio  robusto,  un' al. 
ma  a  grandi  cose  rivolta ,  i  frutti  d' amara  esperienza  in  salutifero  alimento 
converte  ! . . . 

AUPETVO  DEIJlJi  PERflOIIA  E    TEMPCRAMEVTO 

AbblaiQo  il  ritratto  del  nostro  eroe  espresso  negli  scritti  di  suo  figlio  Fer- 
dinando e  di  molti  altri  autori  contemporanei . 

E  tutti  concordano  a  plgnerci  il  Colombo ,  uomo  di  l)cn  formata  e  più 
che  mediocre  statura  ,  di  volto  lungo  e  di  guance  un  poco  alle ,  senza  ch<f 
dechinasse  a  grasso  o  macilento . 


13 


I  capevi,  che  a  beat  am,  taiti,  per  i 
e  le  fidle  fkade ,  ^  éhrama 
E  flocgiaBsoao: — Bel  ■Mgiiw  e  aelbcre^cd 
I,  fa  aoh»  fracalec  wtdetfo; —  mI  coav 
,  do^Beaie,  e  eoi  ijwt  ifiri  aolto  iffiMe ,  au  cmi 
le  franti  ;<-dele  COR  Mli  refifioK  la  laCo  ouerraak 
isAre  tono  f  ailiio  oaowco  poim  «sere  itiattio  professo  di  ■■  OTtfaere- 
fiiSiofO:  Bé  11  fos  pietà  fi  rìstrìgaevi  mi  opere  feaipfci  foittlo ,  —  pjnniipif  i 
A  qnel  aobilec  folem!  cDUBiaiaH»  di  evi  tolto  B  f09  cantiere  cn  laitslito  ! 
SMgotgBO  di  icnpennwDto ,  seppe  «gBotefitijrr  la  iiocoadia  4d  soo  ca- 


,  un  coategw» ,  cIk  ooIU  avea  (fi  aaMcro ,  e  unum  giiMii  foiufdo 


»E  qnaato  al  principio  ed  alla  causa  dell'andata  dell' ammlrtgllo  in  Por> 
tofallo  (anrcrte  lo  storico  Ferdinando  ),  ne  fa  cagione  un  uomo  segnalalo  del 
mm  none  e  bmiglia,  Cunoso  per  le  amale  che  falorosamente  conduceTa  o 
cootra  gl'infedeli,  o  contra  I  nemici  della  sua  patria. 

•  Era  questi  Colombo  il  giovane ,  cosi  chiamalo  per  distinguerlo  da  un 
ahro,  che  più  anticamenle  era  stato  grand' uomo  di  mare  • . 

Ora  aTTeime ,  che  mentre  In  compagnia  del  detto  Colom6o  U  giovane ,  Il 
nostro  Cristofaro  navigara ,  aTrerfiti  che  quattro  grosse  galee  Teneiiane  lor- 
narano  (fi  Fiandra,  andarono  a  cercarle;  allora  i  GenoTesi  essendo  In  guerra 
aperta  con  la  repubblica  di  Venezia . 

E  troratele,  tra  Lisbona  ed  il  capo  san  Vincenzo  in  Portogallo,  GenoTesi  e 
Veneti  venuti  alle  mani  combatterono  fieramente,  e  si  accostarono  in  modo  da 
afferrarsi  insieine ,  percotendosi  con  odio  inaudito ,  cosi  con  arme  bianca  come 
con  ingegni  di  fuoco . 

In  guisa  tale  che  durando  il  combattimento  dal  mattino  In  fino  all'ora  iB 
▼espro,  ed  essendo  ornai  da  ambedue  le  parti  molta  gente  ferita  e  moria,  in- 
fine ,  per  colmo  di  srentura ,  suscitossi  il  fuoco  fra  la  nave ,  ove  era  il  nostro 
Colombo,  ed  una  grossa  galea  Teneta;  le  quali ,  perchè  erano  attaccale  insieme 
con  ganci  e  catene  di  ferro  (  istrumenti  che  I  nocchieri  usano  per  tale  effet- 
to), e  perché,  anche  In  mezzo  alle  fiamme,  rivissima  continuara  la  mischia 
tra  i  due  equipaggi,  le  dette  navi  rìroaser  ben  presto  preda  del  fiioco. 


,  la  sua  indole  era  simpatica  e  gentile,  e  fu  naosoeio ,  dolce ,  . 

garbato  nd  procedere  ;  cosicché  (  dicono  I  suoi  contemporanei  )  seaiiaBsi  | 

strascinati  per  fona  d' irresistibile  simpatia  tutti  quelli  che  a  finido  lo  cono- 
leeraiio,  e  a  lui  si  teneano  per  obbligati  tutti  coloro  che  lo  setrirano... 


-•H  44  Hi* 

Non  fu  dunque  altro  rimedio  pe*  marinari  che  ancor  vivevano ,  che  di 
saitare  in  acqua  e  tentare  di  salvarsi  a  nuoto  :  ed  essendo  il  nostro  Cristoforo 
destrissimo  e  robusto  nuotatore ,  e  vedendosi  circa  due  leghe  discosto  da  terra, 
afferrato  un  remo ,  che  la  sorte  gli  appresentò ,  e  talvolta  con  quello  aiutan- 
dosi e  tal' altra  libero  nuotando ,  piacque  a  Dio,  che  ad  altri  maggiori  destini 
r  avea  serbato  :  di  dargli  fona  onde  giugnesse  a  terra ,  benché  tanto  stanco 
e  disfatto  per  la  lunghezza  del  tragitto  e  la  umidità  ,  che  egli  stette  molti  di 
a  riaversi. 

E  perciò  che  non  era  lontano  da  Lisbona ,  ove  altra  volta  avea  abitato ,  e 
sapeva  che  vi  si  trovavano  molti  suoi  concittadini ,  più  presto  che  potè  si  tra- 
sferi in  quella  città,  nella  quale  infotti  fu  tanto  cortesemente  accolto,  che  si 
decise  di  stabilirvisi . 


DZSPOHA  IJi  FILIPPA  MOCWITS 


Ivi  molto  onoratamente  si  diportava  . 

1  dì  festivi  soleva  andare  alla  messa  nella  chiesa  del  convento  di  Ognissanti, 
nel  quale  abitavano  molte  dame  distinte  »  sia  come  religiose ,  sia  come  edu- 
cande . 

Essendo  giovane  di  bella  presenza ,  e  garbato  ed  onesto  ,*una  gentil  don- 
zella di  nome  Filippa  Mognitz,  povera  ma  nobile  di  stirpe ,  fu  presa  di  tanto 
amore  per  lui ,  che  presto  divenne  sua  moglie  :  e  ritirpllo  ndla  propria  casa 
per  essere  essa  orba  del  padre  (  Pietro  Mognitz  di  Perestrelo  ,  cavaliere  ita- 
liano, che  sotto  il  principe  Enrico  era  stato  uno  dei  navigatori  più  intelligenti, 
e  governatore  dell'isola  di  Porto  Santo  per  lui  colonizzata),  e  non  consen- 
tendole il  cuore  di  lasciar  sola  la  madre . 

Allora  successe,  che  la  suocera,  vedendo  il  giovane  Cristoforo  studiare  con 
molta  assiduità  la  cosmografla  ,  gli  raccontò  di  suo  marito,  che  era  stato  gran 
nocchiero ,  e  delle  sue  peregrinazioni  per  mare . 

Laonde,  perchè  il  racconto  di  tali  navigazioni  e  storie  piaceva  moMo  al 
giovine  sposo,  la  suocera  gli  dette  le  scritture  e  le  carte  nautiche,  che  di 
suo  marito  le  erano  rimaste;  e  questo  produsse,  ch'egli  ognor  più  s* accen- 
desse pel  viaggi  avventurosi ,  e  minutamente  s*  informasse  delle  navlg  aiionl 
che  allora  i  Portoghesi  facevano  per  hi  mina  e  per  hi  costa  di  Guinea ,  pia- 
cendogli moltissimo  ragionare  a  lungo  con  quelli  che  inverso  le  dette  con- 
trade navigavano. 

Del  resto ,  limitatissima  era  la  fortuna  della  famigliuola  di  Cristoforo,  che , 
frutto  di  caldissimo  amore,  ben  presto  si  accrebbe  di  un  figlio  a  cui  egli  im- 
pose nooM  Diego  :  e  quella  povertà  costrlngevalo  di  usare  stretta  economia  . 

Eppure  hi  storia  racconta,  eh'  ei  consacrava  ima  parte  del  suo  modico  gua- 
dagno, otde  soccorrere  al  vecchio  padre  In  Genova,  e  provvedere  alla  cducaiione 
àt*  mol  gtevanl  IMtellI  i . . . 


-•H  45  4^ 

suo  TIAOOSO  AIX'UIOI>A  DI  PORTO  SASTO 

lvioijosi  PAESsamnam  e  PAOron>i  studi 


È  iiic«rlo  le  Mi  tempo  di  questo  matrlmoolo  il  Colombo  andò  alla  Gui- 
nea :  sappiamo  però  positivamente  che  egli  visitò  Porto  Santo,  ove  erano  inte- 
ressi ancora  pendenti  delle  soe  donne . 

■a  sia  come  si  voglia  di  ciò ,  è  da  notare,  che  siccome  ana  cosa  dipende 
dall'altra,  eTuna  porta  a  memoria  l'altra,  standosi  egli  In  Portogallo 
cominciò,  a  conghietturare,  che  siccome  i  nocchieri  di  quel  paese  procede- 
vano tanto  lontano  al  mezzodì ,  medesln^amente  si  potesse  navigare  alla  volta 
d'occidente ,  e  che  di  ragione  si  potrebbe  trovar  terra  in  quel  cammino . 

Allora  fu  ,  che  per  meglio  accertarsi  e  confermarsi  In  quel  presentimento 
Incominciò  nuovamente  a  studiare  gli  autori  di  cosmografia  ,  che  altre  volte 
aveva  letto ,  e  a  meditare  profondamente  le  ragioni  che  potevano  corroborare 
il  suo  intento . 

Pane  considerevole  di  questo  lavoro  della  mente  sua  fu  il  confronto  di 
tutti  gì' Indizi ,  de' quali  agli  uomini  di  mare  sentiva  parlare. 

E  di  tutte  queste  cose ,  perfino  di  molti  errori  cosmografici ,  de'  quali  or 
ora  parleremo ,  seppe  cosi  bene  prevalersi  e  accomodare  il  tutto  al  suo  si- 
stema, che  Indubitatamente  venne  a  credere,  a  ponente  dell'AlTrlca  e  della 
Europa  essere  molte  terre ,  alle  quali  era  possibile  navigare  :  debili  argo- 
menti invero ,  notando  lo  stato  delle  positive  condizioni  della  scienza  In 
quel  tempi ,  ma  i  soli  nulladimeno  che  bastarono  al  Colombo  per  flibbricare 
e  dar  luce  a  tanto  grande  macchina  ! 

Ne  vogliamo  ragionare  più  distesamente. 

UrrUITIVA  PAOPSVSIOlfE  DEOU  OCCIDEVTAU    PEU.*  ORBIITE 

La  passione  degli  Occidentali  per  le  ricchezze  o  per  la  dominazione  Poli- 
tica e  religiosa,  li  ha  fotti  sempre  propendere  inverso  le  terre  d'  Oriente:  Il 
quale  Istinto ,  mentre  sanziona  un  misterioso  decreto  della  Provvidenza ,  pro- 
dusse omai  i  più  grandi  eventi  sullo  spazio  occupato  dalla  nostra  civiltà  .  In- 
Cml ,  ove  saremmo  noi  senza  la  spedizione  di  Alessandro  e  senza  le  Crociate  ? 

■a  ciò  che  più  monta  si  è ,  che  questo  vivo  desio  dell'  Oriente  produsse 
un  fiiUo  che  ha  cambialo  l'aspetto  del  mondo;  vogliam  riferire  alla  scoperta 
del  Nuovo  Continente  per  opera  del  nocchiero  della  Liguria . 

L' istoriografo  del  gran  navigatore ,  Washington  Irving  americano,  e,  più 
ancora  di  lui,  l' uomo  a  cui,  per  cosi  dire ,  slam  debitori  di  una  seconda  sco- 
perta del  Nuovo  Mondo ,  Alessandro  di  Humboldt,  frugando  negli  archivi  della 
monarchia  spagnuola ,  e  consultando  i  numerosi  documenti  pubblicati  dai  savi 
di  quella  nazione,  han  dimostrato ,  che  lo  scopo  del  Colombo  fu  di  aggiu- 


L     _. 


goere,  cercando  il  lerante  pel  ponente,  alle  regioni  dir  Asia,   fertili  di  spe-  | 

zierìe,  ricche  di  diamanti  e  di  preziosi  metalli . 

Nel  secolo  XV,  le  intelligenze  erano  preoccupate  dal   bisogno   di   avvici-  ; 

narsì  all'  Asia . 

I  progressi  del  lusso  e  della  civiltà  nelle  contrade  deli'  Europa  australe  Di- 
cevano desiderare  le  produzioni  dell'India:  nuUadimeno,  questi  materiali  ap- 
petiti ,  comunque  vivamente  sentiti ,  non  erano  che  cagioni  di  secondo  ordine 
fra  quelle  che  incitavano  gli  spiriti  in  verso  il  mondo  orientale .  Ecco  motivi 
più  evidenti  e  speciali . 


CACMOai  VOiaTICRE  E  REUOIOSE  CHE  ▼Ol.BEmO  I.'  AT- 
TBinnOVE  DEGÙ  OGCIDEVTAU  nnrEMIO  I.*  ORZEHTE 

mei.  MEDIO  EVO 


Fin  dal  secolo  XIII ,  le  spedizioni  e  le  conquiste  de'  Mongoli ,  condotti  da 
Gengis-Ehan  e  dai  suoi  figli,  a  confronto  delle  quali  quelle  d'Alessandro 
il  più  bmoso  dei  conquistatori  occidentali ,  sono  imprese  da  poco  ,  avevano 
attirato  suir  Oriente  r  attenzione  dei  re  e  de' popoli  europei .  Questi  Mongoli 
tran  venati  dal  liti  del  Mar  Giallo ,  a  levante  della  Cina  ;  e  sempre  procedendo 
a  ponente,  avean  conquistate  le  contrade  del  Mar  Nero  e  del  Baltico,  e  avea- 
no  abbeverati  I  loro  innumerevoli  cavalli  di  battaglia  nel  centro  stesso  della 
Laroagna . 

Il  solo  nome  del  Gran  Ehan  ,  facea  spavento  al  monarchi  dell'Europa , 
ed  al  lor  capo  ,  il  supremo  pontefice  di  Roma  ;  tanto  più  che  gli  erano  state 
inviate  ambascerie,  alle  quali  avea  sdegnato  rispondere. . .  ' 

La  religione  aspirava  colla  politica  e  coi  commercio  a  legare  relazioni  Tra 
l'Oriente  e  l'Occidente.  Numerosi  viaggiatori ,  provocati  od  incoraggiti  dal  fer- 
vor  cattolico ,  avevano  esteso  l' orizzonte  geografico  da  quella  parte  ed  inspl-  | 

rato  il  desio  d' aumentarlo  ancora .  i 

Le  bntasie  erano  riscaldate  dai  racconti  di  semplici  monaci  pieni  di  riso-  I 

luzlone,  come  Rubriquis ,  Plano  Carpino ,  Simeone  di  San  Quintino ,  Ascelino  e 
Bartolommeo  da  Firenze,  che  avevano  spiegato  il  coraggio  e  la  perseveranza,  | 

che  giustamente  l'Europa  moderna  ammira  nel  Bumes,  lor  successore,  e  la 
sagacità  che  uno  del  loro  continuatori ,  lo  sfortunato   Jacquemont ,  riuniva  j 

ad  una  giocondissima  filosofia  e  fino  intelletto .  ! 

I  ragguagli  di  viaggiatori  laici ,  come  del  Mandeville  e  soprattutto  di  Marco 
Polo, raddoppiarono  in  luogo  di  soddisfare  la  curiosità  pelle  contrade  d' Oriente, 
ed  11  bisogno  che  provavasi  di  avvicinarsi  ad  esse  crebbe  sempre  maggior- 
mente . .  •  < 

PIÙ  lardi ,  i  dotti  greci ,  fuggiti  da  Costantinopoli  dopo  la  distruzione 
dell'  impero  bisantino ,  sparsero  in  Europa  più  precise  cognizioni  sull'  Asia,  ed 
Insegnarono  a  considerarla  come  una  terra  meno  eccentrica  e  più  vicina ...  ' 


47 

ViBaloMDte,  lo  spirito  di  proselitisiiio ,  ecciUto  dai  Uioii6  drfli  SpigmoTi 
flQi  ■iori,  chìedefi  ooofo  tHineiito;  ed  oda  profonda  commozioiie  imenei- 
Uule,  preiudio  deHa  rifMina ,  tenera  lo  pena  le  nienti . . . 


Ed  i  grandi  nomini  d*  Italia ,  noTatori  ispirati ,  spandevano  attorno  spleo- 
dori  di  luce  abbagUanle,  la  quale  tenia  con  entusiasnio  accolta  dagli  uomini 
iBiiiaU  nella  ctrilU . 

La  scienza  a  poco  a  poco  disbrigafasl  dairioTiluppo  delle  scolastica  e  dagli 
errori  del  medio  ero ,  e  restituirà  allo  spirito  umano  i  tesori  dell' antkhlli . 
Indicando  vie  fino  allora  Incognite ,  mostrarale  sotto  queir  aspetto  seducente 
che  Cucina  le  ardenti  immaginazioni  e  le  feconda ,  e  forniva  mezzi  di  percor- 
rerle elle  II  passalo  non  avea  posseduti . 

Riabilitò  l'opinione  della  rotondità  della  terra,  profèssala  e  perletlamenle 
dimostrata  dai  pittagorici  e  da  Aristotele ,  dalla  scuola  de'  filosofi  d' Alessan- 
dria e  da  Stratione ,  ammessa  fra  i  Romani  e  fra  gli  Arabi  ;  e  quella  opi- 
nione fti  ferace  nel  medio  evo  di  grandissime  idee  e  ardile  imprese.  Fra  gli 
antichi ,  eli' era  rimasta  sterile  pelle  estrema  imperfezione  delia  nautica;  ma 
od  secolo XY  quell'arie,  quantunque  grossolana  ancora,  avea  però  Cittì  molti 
progressi ,  perchè  alfine  fosse  possibile  ad  uomini  dotati  di  corpo  ferreo  e  di 
anima  di  bronzo ,  espforare  e  solcare  1  vasti  campi  dell'  Oceano . 

L' uso  più  frequente  e  meglio  inteso  della  bussola  ,  che  l' Italia  avea  ri- 
cevuta dagli  Arabi ,  i  quali  l' ebbero  dalla  Cina  per  l' India ,  Implicava  tutta 
una  rivoluzione  marittima .  Ed  unendo  alk  bussola  1*  invenzione  dell'astrola* 
hio  e  del  quarto  di  circolo,  ed  il  computo  delle  altezze  del  sole,  espresso 
In  tavole  bastantemente  ben  calcolate ,  l' uomo  potea  tentare  di  estendere 
il  suo  impero  sulla  immensa  superficie  dell'  Oceano ,  e  torgli  il  titolo  di  mar 
tenebroso  ,  che  iofino  allora  i  geografi  gli  aveano  dato. 

In  conseguenza  dei  sopra  indicati  istinti  e  bisogni ,  e  per  tanti  e  tali  mezzi , 
e  pel  genio  del  Colombo  ,  l' Europa  conquistò  la  dominazione  della  terra  : 
poiché  e  soltanto  dopo  il  secolo  XV ,  che  le  nostre  nazioni  se  ne  sono  vera- 
mente assicurate  la  supremazia  ;  infino  a  quell'epoca  V  islamismo  faceva  fronte 
a  loro  in  Europa ,  ed  il  nome  di  esse  era  ignorato  nell'  Asia  fontana  . . . 

L' Europa  sentivasi  dunque  attirata  inverso  i'  Asia  remota . 

1  re  speravano  trovarvi  tesori ,  nazioni  tributarie  ed  alleati . 

Gli  uomini  religiosi  contavan  raccogliervi  abbondante  messe  di  anime . 

E  i  mercatanti  infine  pensavano  ammassarvi  fortune  da  fere  impallidir 
''  opulenza  di  Genova  e  di  Venezia . . . 

Ha  torniamo  al  Colombo . 


H4»  48  MI- 


anUL  BEL  COI. 


o  nnromvo  aula.  >o«tniin.iTÀ 


Fioo  dalla  prima  gtofinesa  del  Colombo,  il  Portogallo  era  alla  tessta  di 
questo  progetto  di  crociata  asiatica ,  oelia  persona  del  principe  Enrico . 

Ad  onta  dell'  autoriti  d'ipparco  e  di  Tolomeo,  che  rappresentavano  rAflrica 
come  un  continente  esteso  indefinitamente  verso  il  polo  australe ,  e  non  ag- 
giugneva  all'  Asia  che  oltre  il  Gange,  in  vicinanza  del  mare  dell'Indie,  da  essi 
trasformato  in  un  altro  Mediterraneo  ;  questo  principe ,  uomo  letterato  e  filo- 
sofo ,  colpito  dalia  tradizione  di  un  viaggio  de'  Fenici  attorno  alla  penisola 
alfricana ,  sosteneva  ,  che  II  mare  delle  Indie  non  era  chiuso,  che  un  naviglio 
poteva  girare  intomo  all'  Affrica  del  mare  di  Gibilterra  fino  al  Mar  Rosso , 
e  conseguentemente ,  che  potea  esser  possibile  alle  navi  di  trasferirsi  da  Lisbo- 
na al  paese  degli  aromi . 

Questo  pensiere  del  principe  Enrico ,  seguito  da  lui  con  divozione  ed  in- 
telligenza ,  die  luogo ,  dopo  la  sua  morte',  a  molte  scoperte  lunghesso  i  liti 
affricani,  come  più  sotto  diremo;  ed  ai  viaggio  di  Vasco  di  Gama,  che 
primo  superò  il  capo  di  Buona  Speranza;  ed  alia  dispiegazione  d'eroismo  onde 
il  Portogallo  ha  fino  ad  oggi  conservato ,  avanzi  di  un  grande  impero.  Macao 
in  Cina  e  Goa  neli'  india  . 

11  Colombo,  che,  come  vedemmo,  visse  molto  tempo  In  Portogallo,  gustò 
questo  progetto;  poi,  novatore  audace,  gli  die  altra  forma . 

Ad  onta  del  suo  profondo  rispetto  peli' autorità  religiosa,  era  convinto 
della  rotondili  della  terra ,  e  naturalmente  ne  concludeva  la  possibiliti  di  tra- 
sferirsi dall'Europa  in  fondo  all'Asia  camminando  da  levante  a  ponente,  nella 
stessa  guisa  ette  andando  da  ponente  a  levante,  come  in  fino  allora  era  stato 
praticato . 

E  di  queste  due  opposte  vie  conducenti  alla  medesima  estremità ,  deler- 
mlnossi  a  scieglier  quella  che  si  dirige  a  ponente.  Del  resto  eli'  era  un'  idea 
altra  volta  espressa ,  soltanto  come  possibilità  e  non  come  consiglio  ,  dal- 
l'antico  sapiente  di  Alessandria  Eratostene,  e  Slrabone  l'avea  raccolta  e  regi- 
strata nella  sua  geografia  :  ed  è  curioso  osservare ,  che  in  questa  esposizione 
speculativa ,  Eratostene  avesse  espressamente  indicato  per  punto  di  partenza  la 
iberica  penisola . 


OHE  conocuukFico  coMDucs  n.  coitomo 

TA  DBL  movo  Ci 


Dal  capo  san  Vincenzo ,  ultima  terra  di  questa  penisola ,  a  libeccio,  in  fino 
alle  coste  della  Cina ,  la  distanza,  nella  direzione  preferita  dal  Colombo ,  da  le- 
vante a  ponente,  è,  secondo  i  moderni  geografi  di  230  gradi  di  longitudine  (  il 
giro  delia  terra  essendo  di  360);  vale  a  dire  di  due  terzi  della  circonferenza. 


49 


dK  nei  bei  tenpi  delta  tcaotaAleisuiiIrìHi  are» 
ta  màsun  del  Bomo  pìMMU ,  ed  an«  ienlal«> 
rimpiciia  degU  ornai  e  VeOeoskmt  de'ooaiiaeail ,  quan- 
opefaiioiie  lia  di  gru  hiaga  più  dìflkolUKa  delta  prioM , 
è  ■eiailgllueo  — et f  aie ,  yalo  neOa  Talmazìooe  deli'  lolenrallo 
cheéliaii  prosooiaito aaiideUo  dl8ao  ytncenio,  ertreaia  Icfn  d' Bivo|ia  a 
ftni,  ed  I  m  Oacsi,  ari  pkk  ranolo  orfesie  deir  ista,  quel  dolio  si 
ìmw  al  fera  ayfldaaio  ;  oNiciosiiaciiè  il  sao  erroiv  nao  ita  cIk  di  10  gradi 
!■  pii.  —  E  «loestl  preadori  tavorì  d' Bnlosteoe»  aocuralaiiieBle  racooHI  dal 
d*  AiMna  e  legbinttl  oeDa  foa  opera  taanosa  ,  sappiamo  che  non 
dal  Gotaoibo  ignorati . 

Ma  etri  oonlrartaTaoo  troppo  il  suo  sistema ,  I  suol  presealimeoli  ed  1  pre- 
giwfiii  adeBtifici  del  suo  secolo;  laonde  incliiiè  più  Tolentlerl  per  i  computi 
cosmografici  di  Marioo  di  Tiro,  matematico  posteriore  ad  Bratosleoe,  computi 
che  a?ea  rioreDoti  e  studiati  in  m'opera  del  cardinale  di  AlUj . 

Per  molte  false  ragioni,  ed  anche  per  effetto  dell' ignorana,  ta  quale  avea 
cominciato  a  stendere  il  suo  Telo  funesto  sui  mondo ,  preludendo  per  tempo 
alte  flenehn  del  medio  tro,  llariao  di  Tiro  ampliò  immensamente  l'Asta 
toierso  levante ,  e  diminuì  perciò  lo  spailo  che  separa  Iberìa  delta  Cina,  com< 
potandolo  di  soli  135  gradi .  —  Il  suo  errore  è  diroqoe  di  86  gradi,  e  per  esso 
Il  llm  delta  C3na  vien  posto  alle  isota  di  Sandwich  o  di  HawaU ,  nel  bel  toeno 
delISrande  Oceano! 

E  «foanlonqoe  Tolomeo, bmoao  oosraogralb  di  Alessainlrta,  avesse  In  par- 
te rettificato  l'errore  di  Varino,  allargando  ta  detu  disuma  fino  a  gradi 
I7g,  e  veniste  quindi  a  sapporre  i  liti  orientali  dell'Asta  (  ta  Serica,  o  paese 
delta  seta  )  dove  realmente  sono  le  Caroline  »  taolette  di  ^elta  parte  di  Ocea- 
■ta,  che  I  geografi  moderni  cbtamano  IDcronesta  ;  imltadimeno,  o  fosse  per 
ostinata  aderenza  ad  un  sistema  oanai  aecarenato  ,  e  del  quale  ta  tanlasta  del 
Colombo  era  Inebrtata ,  o  Tosse  piuttosto ,  come  noi  credtamo,  per  efl^o  por- 
tentoso di  una  di  quelle  Ispirazioni  che  Dio  ók  ai  suol  eletti,  in  qualunque  modo 
è  Cfrt9 ,  che  di  tutti  1  surriferiti  computi ,  quello  di  Marino  di  Tiro  qi&ntun- 
qoe  II  più  filso ,  venne  dal  nocchiero  di  Genova  considerato  come  il  più  vero . 

Né  qui  ei  si  ristette  :  che  per  mezzo  di  conghietture  cercò  di  abbrevtare 
sempre  maggiormente  rinterrano  che  è  tra  l'Asta  orientale  e  l'Europa  e 
r  Affrica  oecldenuie^ 

Prestando  fede  all'  autorilA  degli  Arabi  e  di  Artototele,  Intorno  alta  grandez- 
a  del  nostro  pianeta,  più  che  ai  computi  si  proalmi  al  vero  del  matematioo 
Eratostene ,  credette  la  sfera  delta  terra  mentk  grande  di  quello  che  realmente 
non  è,  e  per  conseguenza  1  gradi  onde  1  matematici  ne  dividono  ta  circonfe- 
renza ,  più  strétti  di  quello  che  veramente  non  sono . 

Di  guisa  ule  che  giunse  naturalmente  a  persuadersi ,  che  delta  Isota  aC- 
IHcane  del  Capo  Tenie  infino  al  Calalo,  nome  che  allora  davasi  alta  Cina 
lettentrionale,  non  fosse  che  il  terzo  delta  circonferenza  del  globo;  mentre 


1. 


sono  realmente  circa  220  gradi ,  e  questi  molto  più  grandi  di  quello  cb'  el 
non  crederà  !  !  !  —  E  siccome  Ora  l  sapienti  che  ateano  letti  I  Tiaggl  di 
Marco  Polo  era  a'  tempi  del  Colombo  accreditata  1*  opinione ,  che  rim- 
peito  al  Catalo ,  molto  lungi  da  terra  Inverso  levante  ,  fosse  numerosissimo 
aasembramenfo  d' Isole ,  e  che  In  meuo  ad  esse  sorgesse,  maestosa  regina  di 
quell'arcipelago,  la  grande  e  fiorente  isola  di  SIpango  (che  veramente  è 
r  Isola  giapponese  di  Nlfon  ) ,  ricca  d' oro  e  di  pietre  preziose  ;  cosi,  per  la  {ire- 
senza  di  tale  Isola  sulla  via  dalla  Spagna  alla  Cina,  nella  direzione  da  levante 
a  ponente,  Il  viaggio  Imaginato  dal  Colombo  superava  di  poco  le  ordinarie 
proporzioni  degli  altri  viaggi  :  —  Infiitti,  dal  giornale  della  sua  prima  naviga- 
zione rilevasi ,  che  egli  pensava  trovar  SIpango  dopo  aver  camminato  750  le- 
ghe ad  occidente  delle  isole  Fortunate  I . . . 


UBO  wnukMO 


ntscuuDisio  OEOomArzco  i.o 

QUEtX'  BRUORC 


Sulla  fede,  o  piuttosto  sulla  mala  Interpretazione  di  un  libro  apocrifo,  che 
i  greci  appellano  Apocalisse  di  Esdra,  Il  Colombo  credette,  che  I  continenti  e 
le  Isole  del  mare  occupassero  sulla  superficie  della  terra  maggiore  spazio  di 
quello  che  loro  non  appartiene:  era  persuaso,  che  sei  parti  della  superficie  del 
globo  fossero  asciutte  e  solamente  la  settima  fosse  coperta  dalle  acque  :  sbaglio 
gravissimo  ,  poiché  11  vero  rapporto  della  superficie  delle  terre  a  quella  delle 
acque  é,  appresso  a  poco,  come  i  a  4 . 

E  questo  strano  errore  geografico,  unito  alle  opinioni  cosmografiche  di 
sopra  enunciate,  portò  naturalmente  il  Colombo  a  conchiudere:  —  clw  In 
qualunque  direzione  il  nocchiero  si  avventurasse  a  navigare  1*  Oceano,  sem- 
pre ,  dopo  breve  tragitto ,  troverebbe  terra . . . 

US  nLOaOFO  FIOASKTOIO  DIVIDEMDO   coi.  COI.OHBO  9USSTZ 

KMMOmi    FEUCZ  COSTmiBDISCE  CO'  BUOI    COIfSIOI.1  AIAA 

■COVEATA  DEI.  mrOTO   COETUIEMTE 


Arrogi  a  tutto  questo ,  che  il  Colombo  fu  anche  validamente  Incoragglto  a 
considerare  belle  e  breve  11  tragitto  dalla  Spagna  alla  Cina ,  navigando  da 
levante  a  poneme,  per  1  ragionamenti  e  le  sentenze  di  uno  de' più  chiari  uo- 
mini d'Europa,  Il  filosofo  PmIo  Tòscanelll  di  Firenze. 

Il  Tòscanelll  vagheggiò  Videa  di  rintracciare  l'Oriente  peli' Occidente, 
molto  tempo  avanti  che  il  Colombo  spiegasse  le  vele  pel  suo  primo  viaggio; 
di  guisa  tale  che,  sarebbe  difficile  decidere  chi,  del  genovese  o  del  fiorentino , 
primo  concepisse  V  idea  di  un  viaggiò  marittimo  all'India,  nella  direzione 
da  levante  a  ponente. 


-•H  51  ^^ 


Ateon  tempo  avanti  d'aver  relazione  col  Colombo,  Il  Toscanelll  scrìveva  al 
ctnonico  portoghese  Fernando  Kartinei ,  cbe  a  nome  del  re  di  Portogallo 
l'avea  ooosaltato  solla  miglior  via  dell' India  ;  ed  il  fiorentino  avea  risposto, 
che  bisognava  passare  per  ponente ,  essendo  ques^  Il  più  corto  cammino  per 
arrivare  a  quelk  regione . 

Entrò  in  relaiione  col  Colombo  su  tale  argomento  fino  dal  1474,  vale  a  dire 
odo  anni  innanzi  la  sua  partenza  da  Pak»  ;  e  questo  successe  per  mezzo  di 
un  lamuo  Girardi,  negoziante  fiorentino  cbe  abitava  in  Lisbona. 

Il  Colombo  scrìsse  al  detto  filosofo  Toscanelll  Intorno  al  suo  prediletto 
eoDccpImenlo;,  e  gli  mandò  eziandio  una  piccola  sfera  per  meglio  dispiegar- 
gtt  il  suo  Intento. 

E  11  Toscanelll  rispose,  prima  Inviandogli  copia  della  sua  lettera  al  Martlnez 
e  della  carta  da  Ini  disegnata  pel  re  di  Portogallo,  e  poi  scrìvendo  dlretla- 
mente  a  lui. 

DUB  UBTTSRE  DI  PAOIiO  TOSGAUSLU 

Le  quali  lettere,  originalmente  vergate  In  latino ,  vòlte  In  nostra  volgare 
ftveila  tuonano  cosi.: 

»  A  Cristoforo  Colombo,  Paolo  fisico  salute  ! 

•  Io  veggo  il  nobile  e  grande  desiderio  tuo  di  voler  passar  là  dove  na- 

•  tcono  gli  aromad  :  onde.  In  risposta  di  una  uu  lettera,  ti  mando  la  copia 

•  <B  un'altra  lettera,  che  poco  &  io  scrissi  ad  un  mio  amico,  confidente 

•  dd  serenissimo  re  di  Portogallo ,  In  risposta  di  un' altra,  che,  per  com- 

•  missione  «fi  sua  ahezza,  egli  mi  scrisse  sopra  detto  caso.  E  ti  mando  un'al- 

•  fra  carta  nautica  ,  sfanlle  a  quella  che  lo  mandai  a  lui ,  per  la  quale 
»  resteranno  sodisfatte  le  tue  dimande . 

»  La  copia  di  quella  mia  lettera  è  questa . 

»  A  Fernando  Marthiez ,  canonico  di  Lisbona ,  Paolo  fisico  salute  ! 

»  Mollo  mi  piace  Intendere  la  dimestichezza ,  che  tu  hai  col  tuo  serenis- 

>  Simo  e  magnlficentlsslmo  re  :  e  quantunque  molte  altre  volte  lo  abbia  ra- 

>  gionato  dei  brevissimo  cammino  che  è ,  per  la  via  del  mare ,  di  qua  alle 
»  Indie,dove  nascono  le  spezierfe,  (Il  quale  lo  tengo  più  breve  di  quel  che  voi 
»  late  per  Guinea  ) ,  tu  mi  dici,  che  sua  altezza  vorrebbe  ora  da  me  alcu- 
»  na  dichiarazione,  o  dimostrazione ,  acciocché  s' Intenda,  come  si  possa 
»  prendere  detto  cammino . 

•  Laonde ,  comecché  lo  sappia  di  poter  ciò  mostrarle  colla  siimi  In  mano,  e 
»  finle  vedere  come  sta  II  mondo,  nondimeno  ho  deliberato,  per  più  facilità 

>  e  per  maggiore  Intelllgema ,  <fimoslrar  detto  cammino  per  una  carta,  siml- 

>  le  a  quelle  che  si  fanno  per  navigare .  E  eoe  la  mando  a  sua  maestà  latta 

>  e  dtoegnata  di  mia  mano  $  nella  quale  é  dipinto  tutto  il  fine  del  ponente , 

>  ineomlndando  dall'  Irlanda  e  procedendo  ad  austro  fino  In  fbndo  alla  Guinea, 
»  eoo  le  Isole  che  sorgono  In  tutto  questo  tratto,  di  fronte  alle  quali,  «Britto 
»  ver  ponente,  giace  dipinto  11  principio  dell'  Indie,  eolle  Isole  e  luoghi  dove 


*»*^  52  441- 

potete  andare,  e  quanto  4lal  pelo  artico  vi  potete  discostare  inverso  la  linea 
equinoziale ,  e  per  quanto  spazio ,  cioè  dopo  quante  leghe  di  cammino , 
potete  giungere  a  quei  luoghi  fertilissimi  d'ogni  sorta  di  spezieria ,  e  di 
gemme  e  pietre  preziose. 

»  E  non  abbiate  a  maraviglia  se  chiamo  ponente  il  paese  ove  nasce  la  spe- 
zieria, la  quale  comunemente  dlcesi  che  nasce  in  levante:  perciocché  coloro 
che  navigheranno  al  ponente  sempre  troveranno  detti  luoghi  hi  ponente;  e 
quelli  che  anderanno  per  terra  a  levante  sempre  troveranno  detti  luoghi  In 
levante.    • 

•  hB  linee  rette,  che  in  detta  carta  procedono  per  lungo ,  dimostrano  la  di- 
stanza che  é  da  ponente  a  levante  :  le  altre  che  seno  per  obliquo,  dimostrano 
k  distanza  che  è  dalla  tramontana  al  mezzogtorne. 

»  Ancora  lo  In  detta  carta  dipinsi  molti  luoghi  nelle  parti  dell'  India,  dove 
si  potrebbe  andare  avvenendo  alcun  caso  di  fortuna  o  di  venti  contrari ,  o 
qualunque  altro  inaspettato  accidente . 

»  Ed  appresso,  per  darvi  piena  Informazione  di  tutti  quel  luoghi ,  I  quali 
desiderate  molto  conoscere,  sappiate*,  che  in  tutte  quelle  isole  non  abitano 
né  praticano  altri  che  mercatanti  ;  avvertendovi  esser  quivi  così  gran  quan- 
tità di  navi  e  di  marinari ,  con  mercatanzle,  come  in  ogni  altra  parte  del 
mondo,  specialmente  In  un  porto  nobilissimo  chiamato  Zaiton,  dove 
<»gnianBo  caricano  di  pepe  e  discaricano  cento  navi  grosse,  oltre  alle  molte 
alure  navi  che  caricano  altre  spezierle . 

»  Questo  paese  é  popolatissimo  :  e  molte  Provincie  e  molti  regni  e  città 
senza  numero,  sono  sotto  11  dominio  di  un  prUicipe  chiamato  il  Gran 
tUine ,  onde  il  nome  vuol  dire  re  dei  re ,  la  residenza  del  quale ,  la  maggtor 
parte  del  tempo ,  è  nella  provincia  del  Calalo.  1  suoi  «nteoessori  desidera- 
rono molto  aver  pratica  ed  amicizia  cx>n  cristiani ,  e ,  sono  dugento  anni, 
mandarono  ambasciatori  al  sommo  Ponteflce,  supplicandolo,  che  loro  in- 
viasse savi  e  dottori  capaci  d' insegnare  la  nostra  fède  :  ma  per  gr  Impedi- 
menti che  detti  ambasciatori  ebbero  tornarono  indietro  senza  arrivare  a  < 
Roma . 

>  Ed  ancora  a  papa  Eugenio  lY  venne  un'ambasciatore ,  Il  quale  gli  rac-  { 
contò  la  grand' amicizia  che  quei  principi  ed  i  loro  popoli*^ hanno  pei  cri-  | 
stiani  :  ed  lo  parlai  lungamente  con  lui  di  molte  cose,  e  delle  grandezze 
delle  fabbriche  regali ,  e  della  magnitudine  dei  fiumi  in  larghezza  e  lun- 
ghezza :  ed  el  molte  cose  mi  disse  maravIgHose ,  ddia  moltitudine  delle  città  i 
xs  luoghi  che  son  fondati  sulle  rive  loro }  e  che  sopra  un  fiume  solamente  si  | 
trovano  edificate  dugento  città ,  con  ponti  di  marmo  molto'  larghi  e  lun-  i 
ghi,  e  di  molte  colonne  adomati . 

•  Questo  paese  è  «legno  tanto,  quanto  ogni  altro  che  si  abbia  Urovato  ;  e  non  ' 
solamente  vi  si  può  far  grandissimi  guadagni  e  rinvenir  molte  cose  ricche,  ma 
oro  ancora  ed  argento  e  pietre  preziose,  ed  ogni  sorla  di  spezieria  in  grande 
quantità,  della  quale  mal  non  si  porta  in  queste  nostre  contrade .  Ed  è  il  vero. 


<»^  53  44«> 


•  A  Cristoforo  Colombo,  Paolo  fisico  Miute ! 

•  lo  ho  rieeruto  le  tue  lettere,  colle  cose  che  mi  mipiasU  $  le  quali  io  ebbi 

•  per  gran  GiTore:  ed  estimai  il  tuo  desiderio  nobile  e  grande ,  bramando  tu 

•  di  Mfigare  da  legante  a  ponente,  come  per  la  carta  che  ti  mandai  si 

•  dimostra,  la  quale  meglio  dimostrerebbe  se  fosse  in  forma  di  sfera . 

•  Mi  piace  molto  che  ella  sia  stata  bene  intesa ,  e  che  non  solo  detto 
i  »  Tiaggio  sia  credulo  possibile,  ma  tcto  e  certo,  •  di  onore  e  ti;uadagno  Inesti- 
I          •  mablle,  e  di  grandissima  Cuna  appresso  tutti  l  cristiani. 

»  Ciò  voi  non  potete  conoscere  perfettameole  se  non  colla  esperienza  o 

•  con  la  pratica ,  come  io  l' ho  avuta  copiosissimamente,  e  con  buona  e  vera 
\  »  informadone  da  uomini  IllusUri  e  di  gran  sapere,  che  son  venuti  da  detti 
I  »  luoghi  In  questa  corte  di  Roma  ;  e  da  altri  mercatanti  che  hanno  trafficalo 
!         •  lungo  tempo  In  quelle  parti,  persone  di  grande  autorità. 


che  molti  uomini  dotti,  filosofi ,  astrologi  ed  altri  grandi  savi  in  tutte  le 
arti,  e  di  grande  higegno,  governano  quefia  Immensa  provincia  ed  ordinano 
le  battaglie .  ; 

•  Dalk  città  di  LÌsl)ona,  dritto  Inverso  ponente ,  sono  In  detta  carta  ven- 

liiri  spazi,  ciascuno  de' quali  contiene  dugento  e  cinquanta  miglia ,  fino  alla  i 

Dobillislma  e  grande  città  di  Qulsai;  la  quale  gira  cento  miglia ,  che  sono  tren- 
tJttnque  lef^ ,  ed  ha  dieci  ponti  di  pietra  marmorea .  li  nome  di  questa  > 

città  significa  abitazione  celesle ,  e  di  essa  si  narrano  cose  maravigiiose  in- 
torno alla  grandeiza  degl'  bigegnl ,  e  alle  labbriche  e  alle  rendite .  Questo 
spazio  é  quasi  la  terza  parte  della  sfera . 

•  Giace  questa  città  nella  provincia  di  Mango,  vicina  alla  provincia  del  Ca- 
lalo ,  nella  quale  sta  la  maggior  parte  del  tempo  II  re . 

•  E  dall'  isola  d'Antilia,  della  quale  avete  notizia  e  chiamate  di  Sette 
Città ,  Infino  alla  nobilissima  isola  di  Cipango,  sono  dieci  spazi ,  che  fan- 
no due  mila  e  cinquecento  miglia ,  cioè  dugento  e  venticinque  leghe  :  la 
quale  isola  è  feracissima  d'oro,  di  perle  e  di  pietre  preziose. 

•  E  sappiate ,  che  con  piastre  d'oro  fino  cuoprono  1  tempi  e  le  case  regali 
tal  queir  isola  ;  di  modo  tale  che,  per  non  esseme  conosciuto  11  cammino, 
Intlequeste  cose  rimangono  nascoste  e  coperte,  quantunque  ad  essa  si  pos- 
sa andare  sicuramente . 

»  Molte  altre  cose  potrei  dire  ;  ma  come  lo  ti  lu>  già  parlato  anche  a  bocca, 
e  conosco  che  sei  prudente  e  di  buon  giudizio,  mi  rendo  certo  clie  non  ti  j 

resta  cosa  alcuna  da  Intendere ,  e  però  non  sarò  più  lungo.  i 

•  E  questo  sia  per  sodlsCizlone  delle  tue  richieste ,  quanto  la  brevità  del 
tempo  e  le  mie  occupazioni  mi  hanno  concesso.  E  cosi  lo  resto  prontis- 
simo a  sodisliire  e  oomphilameate  servire  sua  altezza  In  tutto  quello  che 
mi  comanderà . 

»  Da  Firenze,  addi  15  giugno  dell'anno  1474.» 


4«^  54  ^44- 

»  Di  modo  che ,  quando  sì  fari  deUo  viaggio ,  sarà  in  regni  potenU,  ed  in 
GiUà  e  province  nobili',  e  di  ogni  sorta  di  cose  a  noi  molto  necessarie 
riccbissinie  ed  abbondanti;  cioè  di  ogni  qualità  di  spezlerle  in  gran  som- 
ma,  e  di  gioie  in  gran  copia . 

»  Ciò  sari  caro  eiiandio  a  quel  regi  e  principi ,  che  sono  desiderosissimi 
di  praticare  e  contrattare  con  cristiani  di  questi  nostri  paesi ,  si  per  esser 
parte  di  loro  della  stessa  nostra  religione,  e  si  ancora  per  avere  lingua  e 
pratica  con  gli  uomini  sari  e  d' Ingegno  di  questi  luoghi,  cosi  nella  reK- 
giooe  come  In  tutte  le  altre  sciente ,  per  la  gran  lama  che  hanno  degi'  Im- 
peri e  reggimenti  di  queste  parti. 

»  Per  le  quali  cose ,  e  per  molte  altre  che  si  potrehbono  dire,  non  mi  ma- 
raviglio, che  tu  che  sei  di  grand' animo , e  tutta  la  nazione  portoghese,  la 
quale  ha  avuto  sempre  uomini  segnalati  In  tutta  le  Imprese,  slate  col  cuore 
acceso ,  ed  In  gran  desiderio  d' eseguire  detto  viaggio .  • 


Quantunque  lo  scopo  dell'  impresa  del  Colombo  fosse  di  passare  per  la  via 
deli'  occidente  alla  terra  ove  nascono  le  spezierie ,  nulladimeno ,  nella  sua  no- 
bile imaginazione,  nel  suo  ardente  coraggio,  nella  sua  anima  cristiana,  non 
trattavasl  soltanto  di  una  esplorazione  geografica  o  di  un  semplice  tentativo 
mercantile;  ma  era  un  programma  della  più  magnffica  grandezza,  onde  gli 
amici  dell*  umanità  e  del  cristianesimo  dovrebbero  compiacersi . 

Egli  andava  a  trovare  11  Gran  Khan ,  Il  re  dei  re  (  T  Imperatore  cinese 
che  discendeva  da  Gengis  Khan),  onde  I  popoli  erano  Immersi  nell'Idolatria, 
ed  i  cui  predecessori  aveano  sovente  mandato  a  Roma  In  cerca  di  dottori  di 
nostra  fede,  che  potessero  Istruirli  nelle  verità  dell'  Evangelio  ! 

Volgeva  in  mente  il  progetto  di  studiare  II  paese  e  gli  abitanti  di  queiriro- 
pero,  esamhiare  la  natura  ed  il  carattere  di  tutti,  ed  Indagare  quali  mezzi 
fosser  da  prendersi  per  la  conversione  dei  medesimi . 

E l' India,  finalmente ,  ove ,  secondo  la  esaltala  fantasia  de'  nostri  padri , 
tutto  era  d' oro  e  di  gemme,  avea  a  fornire  le  sue  Inesauste  ricchezze  al  prin- 
cipe fortunato  che  avesse  abbracciato  e  posto  in  esecuzione  II  suo  concepi- 
mento, e  per  esse  doveasi  armare  polente  esercito  col  quale  liberar  GerosoH- 
ma  e  torre  il  sepolcro  di  Cristo  alla  dominazione  degl'  hifedell  ! . . . 


OCVOTA  AICimA  UB  OITEaTE  DSZ.  CO&OMBO  h.  qvaub 

»oax  ili  mro  covcetto  a  cuoTAnz  re  i»  vortoculiao 

E  €UU  GBIEDB   I  HEBBI  WEC^MMAMl  PER  BSBOinmiiO 

Ora  r  Ammiraglio  (son  parole  di  Ferdinando  suo  figlio},  avendo  per  fon- 
datissimo  11  suo  concetto,  deliberò  di  dargli  esecuzione,  e  di  andare  per 
r  Oceano  occidentale  dette  terre  cercando. 


E  eoDOMCDdo  cosi  fiiUa  impre»  non  conveuire  se  non  a  nazione  o  prin- 
cipe che  polesie  brla  e  fiosteoerla,  volle  proporla,  per  lettera  a  Genova  «uà 
pania,  della  quale  (ù  sempre  amantissiDio:  ma  da  questa  repubblica  ricusa- 
ta ,  forse  perchè  non  Intesa ,  ne  fece  omaggio  al  re  di  Portogallo ,  per  l' abi- 
tallone  cbe  quivi  aveva ,  e  perché  il  Portogallo  era  potenza  in  gran  rama  per 
le  btte  scoperte. 


ILVIMlTOaAU.O 


POTKBSA  PIÙ  ADATTATA   PBA 


DARE  AD  KITBTTO  III  COI! CETTO  BEL  COLOMBO 

Le  rlechene  cbe  I  Veneziani  traevano  dal  commercio  degli  aromati ,  dei 
proftuni,  delle  pietre  preziose  e  degli  altri  prodotti  dell'  India,  ed  il  vago  ro- 
more  che  in  questa  regione  fosse  un  re  cristiano  conosciuto  sotto  il  nome  di 
Prete  Gianni,  eccitarono  fra  i  Portoghesi  la  brama  di  rinvenire  nell'  Oceano 
una  novella  strada  per  cui  glugnere  a  quel  paese ,  e  fame  direttamente  II 
ricco  traffico. 

L' intuite  don  Enrico  contribuì  potentemente  all'  intrapresa  di  tal  ricerca. 

Informato  dai  Mori  di  Ceuta  dell'  estensione  del  continente  dell'  intemo 
ddr Affrica,  e  dell'indole  dei  popoli  che  l'abitavano  infino  alla  Guinea , ritiras- 
si tal  una  casa  di  campagna  nominata  Ter^a  NabaI ,  che  questo  principe  avea 
fotta  costruhre  sur  un  fianco  del  promontorlOL  Sacro,  detto  quindi  capo  di  San 
Vincenzo ,  ove  poi  fu  Sagres,  luogo  molto  favorevole  pelle  osservazioni  nauti- 
che, a  cagione  della  grande  altezza  che  ha  sul  mare  :  ed  ivi  visse  molti  anni 
Intento  allo  studio  delle  matematiche  e  della  geografia . 

Geloso  da  una  parte  di  spandere  la  fode  cattolica ,  ed  acquistare  un  bel 
nome  nella  posterità,  e  di  procurare,  dall'  altra,  all'  Ordine  di  Cristo  ,  di  cui 
egli  era  gran  maestro,  nuovi  mezzi  di  prosperità  e  di  gloria,  risolvette  di  fare 
intraprendere  a  sue  spese  scoperte  e  conquiste  sulle  coste  affrlcane  dell'  Oceano 
Atlantico. 


sPEDOion  nnrLATE  dal  panciPB  Enuco  bulle 

COSTE  dell'  AmuCA  OCCIDEHTALE 


A  tale  scopo,  nel  1419  inviò  due  volte  alcune  navi, che  scopersero  le  co- 
ste d'Affrica  per  settanta  leghe  al  di 'là  del  promontorio  Non,  11  quale  ninno  , 
dlcesi,  avea  fino  allora  osato  superare,  sebbene  ei  sorga  all'  opposito  dell'  isola 
Lancerota,  una  delle  Canarie ,  venti  quattro  leghe  Incirca  lungi  da  essa. 

L' anno  seguente ,  Giovanni  Gonzaics  Zarco  parti  sopra  un  altro  naviglio  ;  e 
sorpreso  da  un  tempo  burrascoso  corse  pel  mare  senza  direzione  determina- 
ta ,  finché  scorse  da  lungi  l' isola  di  Porto  Santo ,  approdowi ,  la  visitò  ,  e 
ritornò  ad  informar  l' infante  della  sua  scoperta . 


56 

Il  principe  impose,  che  l'isola  fosse  popolata  Immantiiieiice;  e  siccome  da 
quella  se  ne  scorgeva,  In  meno  alle  nubi  ed  ài  vapori  dei  crepuscolo,  un'al- 
tra ,  rinbnte  ne  cliiamò  signore  qualunque  primo  vi  approdasse  e  ne  pren- 
desse possesso  :  e  immediatamente  vi  andarono  in  folla  i  PortogliesI ,  la 
popolarono  ed  incominciarono  a  coltivarla,  dopo  aver  dato  ad  essa  il  nome 
d' isola  di  Madera ,  perchè  era  vestita  di  bosco. 

Nel  1423 ,  scopersero  il  promontorio  Bojador  $  e  l' anno  seguente  oltre- 
passarono questo  promontorio ,  ed  esplorarono  la  costa  alTricana  infino  al  seno 
0  baia  del  Pesci  Capponi ,  ove  non  trovarono  alcuno  con  cui  parlare  . 

Undici  anni  appresso ,  1  Portoghesi  s' avanzarono  Infino  ad  una  baia  rituata 
di  riva  al  £alihara,  o  Gran  Deserio  di  Barbarla.  Due  intrepidi  giovani  vi  sbar- 
carono, ed  ascesi  sui  lor  destrieri  avanzaronsl  nell'Interno  del  paese  per  esplo- 
rarlo; 

Avendo  incontrato  diciannove  uomini,  vestiti  di  oorazie  ed  armati  di  dardi 
simili  a  agaglle,  di  presente  gii  attaccarono;  ma  questi  ostinatamente  si  dife* 
sero  e  respinsero  gli  stranieri  obbligindogli  a  rifugiarsi  nei  loro  navigli  —  I  Por- 
toghesi, dopo  aver  visitata  1'  imboccatura  d'  una  fiumana,  ed  una  punU  di 
terra  ove  trovarono  alcune  reti  da  pescare ,  ritornarono  nella  lor  patria,  so- 
disfittl  d*  aver  veduto  nomini  dei  quali  per  lo  innanzi  non  aveano  akana 
noadone  :  Il  luogo  ove  erano  sbarcati  lo  appellarono  8eno  dei  Cavalli . 

Del  resto,  quella  reslstema  contribuì  a  rendere  I  Portoghesi  pM  TlgHantl 
ed  a  fare  che  aumentasser  k  fona  delle  loro  spedizioni . 


Pie  LM 


Nel  I44I ,  r  influite  spediva  Antonio  Gonzalez  e  Nuino  Tristano ,  con  due 
navigli ,  per  continuare  le  incominciate  scoperte . 

11  primo  Inoltrossi  infino  al  Porto  del  Cavaliere ,  ed  11  secondo  fino  al  ca- 
po Bianco. 

Ivi  combatterono  contro  1  Mori;  e  due  anni  appresso,  in  un  altro  viag- 
gio, ne  fecer  dieci  prigioni ,  che  1  naturali  di  quel  paese  rlscattarona  per 
egual  numero  di  Negri  e  buona  quantità  d' ora  In  polvere;  il  quale  ,  perchè 
fu  il  primo  che  1  naviganti  portassero  nel  Portogallo  ,l' infante  die  al  luogo 
ove  successe  quel  mercato,  il  nome  di  fiume  d' Oro. 

Pare  die  In  questo  viaggio  II  Tristano  discovrisse  le  isole  d' Arguino ,  quel- 
le degli  Aironi  e  una  di  quelle  del  Capo  Verde ,  e  die  al  suo  ritomo  costeg- 
giasse il  lido  fino  alla  Sierra  Leone.  —  Comunque  sia  di  ciò,  è  certo,  eh' egli 
condusse  a  Lisbona  più  di  trenta  Negri,  onde  la  vista  cagionò  giinde  sorpresa 
in  quella  dttà,  polche,  come  alcuni  scrittori  asseriscono,  erano  i  primi  uo- 
mini di  quel  colore  che  in  Portogallo  si  vedessero. 


57 


AULA,  WAMA  Bl  TAMTE  «OOPEATE 


La  tum  M  qaau  looperle,  e  1*  inuneiiso  vantaggio  che  praduceano,  al. 
tiatse  in  Portogallo  gran  noBaero  di  stranieri ,  sopraumio  d'italiani,  gente  at- 
Un,  ipcciilaente  i  republìlicani,  oommnciante  ed  esperin^nlau  nella  nautica 
di  ^nd  len^ii .  B  fiocoine  il  principe  Bnrtco  aoooglieYa  Tolentieri  tutti  gli 
«Maini  capadneUa  navlgailooe  e  neirastroBoinia,  pensò  di  trar  partito  dai 
laro  talenti  per  le  sue  dilette  imprese  . 

Hd  1444 ,  kiTiò  Yiocenio  Lago  e  Luigi  di  €adamosto,  gentiluonlnl  va- 
Dolanl ,  sopra  una  caravella  alte  Isote  di  Porto  Santo ,  di  Madera  e  dette 
Canarie;  e  quindi»  partendo  dall' isote  di  Palma,  quegli  espertissimi  nocchieri 
volser  te  prua  vcno  llCapo  Bianco  e  la  fiumana  di  Gambte,  ove  incontrarono 
y  genovese  Anlonto  di  Note,  il  quale  occupavasi  eiiandio  In  ter  scoperte  per 
t  ordine  deli' Intente:  ivi  tutu  e.  tre  quegi' italiani  si  rìunironOye  riedeltero  in- 
sterne  in  Portogallo. 

La  spedisione ,  che  Gonute  di  Sintra  intraprese  nd  1445 ,  ehbe  tosto  fine, 
con  sette  del  suol  egli  rimase  estinto  In  una  pugna  col  Mori , 
nel  seno  che  prese  il  suo  nome ,  sette  leghe  oltre  il  fiume  dell'  Oro. 
I  li  quate  irtelo  avvenimento,  e  te  necessità  ^i  possedere  in  avvenire  un  luogo 
ì  di  rifugio,   Indussero  V  Intente  ad  ordinare  ,  che ,  per  sicurtà  del  seno  di 

]  Sintra ,  ivi  Immanlinenle  fosse  costrutte  una  fortezia . 

Antonio  Gonzalez,  Nunb  Tristano  e  Dionisio  Femandei,  tornarono  poco 
I  dopo  In  qod  seno ,  coli'  Intensione  di  convertire  alte  fede  cristiana  I  naturali 

dd  hwghi  vteini  a  subilir  seco  tero  relazioni  e  alleanze  ;  ma  veramente  altro  non 
fecero,  che  esplorara  11  paese,  specialmente  il  Capo  Verde  e  l'isda  di  Tlder,  né 
condussero  in  Portogallo  che  alcuni  Negri  prigioni  e  poco  oro,  frutti  del 
loro  carni)!. 

NeH'  anno  seguente  11  Cadamoslo  ed  il  Nola  ritornarono  sulte  coste  d'Affrica; 
esplorarono  te  isote  dd  Capo  Verde ,  videro  il  fiume  Bha ,  cbe  or  chiamasi 
Casamansi ,  e  navigarono  infino  al  Capo  Rosso. 

Hd  1446,  Nuno  Tristano  pervenne  infino  al  Rio  Grande;  e  venti  leghe 
pia  ollra  rinvenne  un  altro  fiume ,  sulte  rive  dd  quate  a  lui  ed  a  diciotto  dd 
suoi  compagni  1  ferod  paesani  tolser  te  vita  ;  1  superstiti  dettero  a  questo 
fiume  il  nome  di  Nuuo  Tristano ,  in  memoria  dclte  funeste  avventura . 

la  questo  mentre,  Alvaro  Femandez  scopriva.  In  diversi  viaggi.  Il  Promon- 
torio dette  Antenne ,  penetrava  più  di  cento  leghe  al  di  te  dd  Capo  Verde, 
giugneva  alte  foce  d' un  fiume  che  chiamò  Tabite,  ventidue  leghe  più  lungi 
a  mezzodì  di  qudlo  di  Nuno  Tristano  ;  e,  salvo  dal  perigli  che  avea  cord,  tor- 
nava  ad  Informare  l'intente  di  quanto  avea  visto  ed  eragli  successo . 


8 


58  ♦H'        •  i 

* 
ì 

n.  coiiflo  m  ma&m  ±  nnrsMiono  saixa  moate  m  Enutco  j 


Rrano  a  questo  segno  le  cose,  quanck)  morte  togliea  alla  scleoia  ed  alle 
nautiche  scoperte  rinliinte  don  Enrico,  l'anno  I460. 

Per  meno  dell'  attiva  e  generosa  proteilone  di  questo  prence ,  era  stata 
scoperta  e  riconosciuta  la  costa  d'Affrica  dal  promontorio  Bolador  Infioo  al 
di  là  della  Sierra  Leone ,  ed  erasl  ornai  rin?enuto  11  cardamomo ,  aruma  che 
per  Io  avanti  I  Mori  non  recavano  in  Europa ,  se  non  dopo  aver  Eitto  II  lungo 
giro  del  paese  dei  Mandinghl,  dei  deserti  della  Nlgrizia ,  e  di  una  parte  di^quelll 
della  Barberla ,  dalla  quale  contrada  portavanlo  quindi  in  luilla ,  e  di  quivi 
era  sparso  pegll  altri  paesi . 

Appresso  a  poco  circa  quel  tempo,  la  guerra  tra  il  Portogallo  e  le  co- 
rone di  Castlglla  e  d'Aragona  interruppe  11  felice  progresso  delle  scoperte; 
que'  popoli  pensando  piuttosto  a  lacerarsi,  clie  ad  ingrandire  la  sfera  delle  geo- 
grafictie  cognizioni . 

Il  trattato  di  Trujillo  pose  fine  a  que' dissidi,  che  pel   progresso  delle 
umane  cognizioni  aveano  troppo  tempo  durato ,  ed  11  Portogallo  riprese  la  via         j 
gloriosa  delle  scoperte ,  che  dopo  la  morte  dell*  Infante  don  Enrico  era  rima-         | 
sta  deserta,  e  la  Spagna  volse  le  sue  forze  contro  i  Mori  di  Granata. 


AE  CUOTASn  IiB  AICOMOICIA  CIMI  ITOOTO  ARDORE 

l 


Nel  I48I,  re  Giovanni  II  succedeva  a  suo  padre  Alfonso  Y,  e  si  proponeva  di 
proseguire  le  scoperte  Incominciate  dal  defunto  parente,  con  pia  zelo  e  mi- 
glior metodo .  - 
A  tal  uopo  creò  una  Giunta  o  Accademia  di  Matematici ,  la  quale  suDIto 
I          fissò  delle  regole  di  navigazione  peli'  altezza  del  sole . 

Quindi  re  Giovanni,  spedita  una  flotta  sulle  coste  della  Guinea ,  strtgnea 
per  trattato  solenne,  pace  ed  amistà  col  più  potente  signore  di  questa  contra- 
j  da  ;  e  facea  costruire  alla. Mina  d'Oro  II  forte  eh'  ebbe  nome  di  San  Gior- 

I  glo  della  Mina ,  Il  quale  In  breve  tempo ,  prima  divenne  un  castello  assai 

Importante ,  e  quindi  una  città  da  grandi  privilegi  favoreggiata .  ' 

i  E  non  avendo  ora  alcun  timore  ,  che  gli  fosse  contrastato  il  possesso  dei 

!         paesi  nuovamente  scoperti   (a  ciò  avendo   provveduto  l'antldetto    trattato 
di  Tniilllo),  spediva  francamente  molti  arditi  nocchieri,  tra  I  quali  Diego 
I  Vjàm ,  Giovanni  Alfonso  d' Aveiro  ,  Bartolomeo  Diaz ,  Giovanni  Infante,  ec 

I         con  ordine  di  esplorare  oltre  alla  linea  equinoziale ,  Inverso  l'opposto  polo,         | 
<  quanto  più  lungi  potessero  la  costa  AITricana .  j 

I  E  il  primo  di  que'  navigatori ,  perveniva ,  nel  1484 ,  alla  foce  del  fiume 

Zah'o,  che  scorre  pel  reame  di  Congo  ;  Il  secondo,  socprlva,  due  anni  dopo,  il 


-•H  59  ^«^ 


regno  (fi  Bcoio,  onde  il  monirea ,  la  ^miglia  ed  i  suddiU  si  fecer  crtsUanl,  e 
nccogfiefa  pnoioie  notiiie  circi  al  Cunofio  Prete  Gianni,  e  iotonio  alle  renoie 
contrade  dell'Affrica  australe,  che  amnentarono  le  speranie  di  poter  final- 
BMttte  per  qudla  Tia  trotare  1* India ,  predpiio scopo  «fi  tutu  quel   viaggi. 


E  iB'qnBDto  al  Diaz  edTa  Giovanni  Intuite,  questi  due  nocchieri  scopriro- 
no risola  di  Sanu  Croce,  una  dette  Canarie ^  costeggiarono  II  Ilio  della  pe- 
nisola AllHcana  per  gran  tratto  inverso  il  sud,  e  videro ,  primi ,  Il  suo  estremo 
promontorio  australe,  che  a  motivo  delle  paurose  procelle  da  cui ,  nei  mari 
onde  è  rldnto,  furono  tribolati ,  appellarono  capo  delle  Tempeste  ;  promontorio, 
a  coi  re  Giovanni  mutò  il  nome,  chiamandolo  Capo  di  Buona  Speranza,  a 
cagione  della  vivissima  fiducia  che  ebbe,  di  potere  al  di  Ut  di  esso  rinveni- 
re rindU. 

Questi,  come  ognun  vede,  erano  titoli  validissimi  per  Incoragglre  II  Co- 
lombo a  svelare  al  re  di  Portogallo  I  suol  pensieri,  e  pregarlo  di  volere  tot- 
Dirgli  I  mezzi  per  cui  metterli  In  esecuzione .  — Alla  lunga  scaoki  di  viaggi 
marittimi,  de' quali  tracciammo  rapidamente  la  storia,  I  Portoghesi  eran  di- 
ventati 1  più  abili  nocchieri  del  mondo . . . 

Ora  torniamo  al  Colombo ,  che  lasciammo  col  re  di  Portogallo,  nell* alto 
di  proporgli  il  suo  fSunoso  progetto  di  agglugnere  ali*  Oriente  per  la  via 
dell'  occidente . 

COME  US  CMOTASn  AICSTB    IdB  PHOPOfllSIOMI  BEL  COLOMBO 

La  corte  di  Portogallo  avea  mostrata  una  generosllà  senza  esempio  nel  ri- 
compensare le  marittime  imprese  ;  Imperocché,  quasi  tutti  coloro  che  aveano 
fette  In  suo  nome  lonUne  spedizioni,  erano  sUti  eletti  governatoci  delle  iso- 
le e  del  paesi  da  loro  scoperti,  sebbene  molti  di  questi  nocchieri  fossero  , 
come  vedemmo,  stranieri  di  orìgine. 

Incoraggilo  da  codesto  esempio,  e  dall'  ardente  desiderio  che  re  Giovanni 
palenva  di  aprirsi  per  la  via  del  mare  11  transito  alle  Indie ,  il  Colombo  avea 
arrischiato  di  proporgli,  dove  e' volesse  fornirlo  d'  uomini  e  di  vascelli ,  di 
andare  alle  Indie  per  una  strada  molto  più  corta  di  quella  Infino  allora 
cercata. 

Il  re  ascoltò  con  attenzione  quello  che  il  nocchiero  di  Liguria]  con  tanta 
sicurezza  di  successo  gii  proponeva;  nondhneno  si  mostrò  freddo  nell' accet- 
tare la  sua  offerta. 

Il  pretesto  era  lo  gran  travaglio  e  le  grosse  spese ,  che  recavano  allo  Stato 
lo  scoprimento  e  la  conquista  della  costa  occidentale  dell'  Affrica ,  senza  che 
(lo  asseriva  11  re  )  fosse  ancora  successa  alcuna  cosa  felicemente ,  né  avessero 
I  naviganti  potuto  passare  oltre  il  Capo  di  Buona  Speranza. 


-i*»  60  MI- 

Nnllameno,  sì  ralide  ed  doquemi  erano  le  ragioni,  che  il  Colombo  reca?a 
io  appoggio  della  sua  proposizione,  che  11  re  finalmente  ne  rimase  persuaso, 
e  consenti  di  mandarla  ad  effetto ,  né  altro  ornai  restava ,  foor  che  conce- 
dere al  proponente  le  condizioni  e  i  patti ,  che  in  premio  delle  future  sco- 
perte egli  esigeva . 

Ma  questo  punto  presentò  insuperabili  difficolti . 

Perciocché  essendoli  Colombo  di  generosi  ed  alti  pensieri,  volle  capitolare 
con  suo  grande  onore  e  vantaggio ,  per  lasciar  la  memoria  sua  e  la  grandezza 
della  sua  casa ,  conforme  alla  grandezza  delle  sue  opere  e  d^*  suol  meriti . 

US  uMOTAMKt  BOTTorowc  QUELUB  moFOsmon 

aia'  esame  dei  EAPIEaTZ  rOATOCMEEI 

E  DEI  BUOI  imraa  coe8ioi.ieìui 

• 

Quando  adunque  tratlossi  di  concedere  al  Colombo  la  capitolazione  (A*  egli 
esigeva,  re  Giovanni',  attesa  la  graviti  della  cosa,  più  non  fidossi  del  proprio 
giudizio,  eisottopose  la  proposizione  dei  nocchiero  ligure  all'esame  di  una  Giun- 
ta speciale  di  sapienti,  incaricata  di  quanto  alle  marittime  bisogne  apparteneva; 
e  quantunque  quella  Giunta  fosse  composta  di  don  Rodrigo  e  don  Giuseppe, 
abili  cosmografi,  e  di  Diego  Ortis  di  Calzadlglia  castigliano ,  vescovo  di  Geuta 
e  confessore  del  re  di  Portogallo ,  uomo  di  profonda  dottrina ,  ma  di  animo 
basso  e  meschino ,  considerò  il  progetto  del  Colombo  stravagante  e  chi- 
merico. 

Ciò  non  ostante  11  re  non  fu  pago  :  conclossiacliè  el  ragunò  11  suo  Consiglio, 
composto  delle  persone  più  illuminate  del  regno,  chiedendo  ad  esso  il  suo  pa- 
rere circa  siffatta  questione  :  — era  da  ammettere,  per  aggiungnere  all'  India, 
la  novella  strada  proposte  dal  nauta  italiano  attraverso  ali*  Oceano ,  oppur 
dovea  seguirsi  quella  ornai  quasi  aperta  lunghesso  I  Ufi  affrlcanl  ?  «  — • 

Ma  il  Calzadlglia,  Il  quale,  come  confessore  del  re,avea  seggio  anche  In 
consiglio,  quivi  eziandio,  per  esser  conseguente  alla  sentenza ,  che  In^eme  oogH 
altri  della  Giunte  sopra  accennate  avea  date ,  si  oppose  veementemente  contro 
la  proposizione  del  Colombo . 

E  dovettero  le  sue  ragioni  essere  Improntate  di  molta  bassezza  di  animo 
e  villi  di  cuore ,  perchè  dler  luogo  alla  nobile  e  generosa  risposte  del  consi- 
gliere don  Pedro  di  M^eses,  conte  di  Tllla  Reale ,  della  quale  ne  ptace  rllb- 
rire  gli  ultimi  periodi . 


OEHEAOEE  PAROltE  DEI.   MEMEEES 
COETAO  n.  CAItEADUMLIA 

•  Le  corone  (esclamava  li  conte),  le  corone  s'arricchiscono  pel  commer- 
cio ,  Ibrtiflcansi  pelle  alleanze,  dlventen  grandi  pelle  conquiste. 


•  Le  mire  di  ima  nazione  non  poono  esser  sempre  le  stesse,  ma  deano  esten- 
deisi  eolia  opulenza  e  colla  prosperità.  Il  Portogallo  è  in  pace  con  tutta  Eu- 
ropa :  percliè  temere  d' Impegnarsi  in  una  grande  intrapresa  ? 

•  Qual  gloria  pei  Portoghesi  penetrare  i  misteri  di  queir  Oceano ,  oggelto 
di  terrore  e  di  spavento  perle  altre  nazioni  del  mondo!  A  ciò  intenti,  essi  fug- 
glreblN>no  1'  ozio  generato  da  una  lunga  pace,  1'  ozio,  lima  sorda  che  rode 
appoco  appoco  la  forza  ed  il  valore  dei  popoli . 

•  Sparenlare  I  Portoghesi  eolla  pittura  d' Immaginari  pericoli ,  é  un  oltrag- 
gio che  ingiusUmente  a  loro  vieo  fatto ,  dappoiché  han  sempre  mostraU 
grande  Intrepidezza ,  da  sfidare    più  sicuri  e  terrlhili  pericoli . 

>  Le  anime  grandi  sono  fotte  pelle  grandi  imprese  ;  quindi  lo  son  sorpreso 
che  un  vescovo  di  Ceula  si  opponga  ad  un  progetto ,  onde  II  definitivo  resul- 
lamento  è  quello  di  diffóndere  la  cattolica  religione  dall'uno  all'altro  polo, 
eoprir  di  gloria  la  nazione  portoghese ,  ed  assicurare  al  suol  re  un  vasto 
impero  ed  etema  e  stahile  rinomanza  ! 

•  in  quanto  a  me,  oso  predire  al  principe  che  avrà  II  cuore  di  condur- 
re a  (Ine  la  Impresa  del  Colombo ,  gloria  e  vantaggi  di  gran  lunga  superiori  a 
qaein  ottenuti  da  qualunque  plA  possente  e  felice  sovrano ,  che  sia  stato  in 
sulla  (erra  !»  j 

Ha  ad  onta  di  tanto  nobili  e  patriottiche  ragioni,  la  opinione  dei  vili  prevalse  I 

od  consiglio  del  re,  ed  il  progetto  del  Colombo  vi  fu  dannato  ! .  . . 


Dicono  che  re  Giovanni  II  di  Portogallo  fosse  principe  saggio  e  magna- 
nimo; ma  in  quanto  a  me  tale  noi  credo,  perchè  vedo,  che  in  questo  memo- 
rabile albre  col  Colombo,  e'  prestò  orecchio  a  perfidi  ed  ingiusti  suggerimenti, 
ed  operò  in  modo  veramente  indegno  non  clie  di  un  re,  anche  di  un  one- 
st'  uomo. 

Consigliato  dall'  antldeUo  Diego  Ortiz  di  Calzadiglla ,  di  cui  molto  egli 
confidava,  deliberò  di  spiccare  segretamente  una  caravella ,  per  tentare  ciò  che 
il  Colombo  otferto  gli  aveva  :  perelocchè ,  potendo  In  colai  modo  rlnrenlre  le 
terre  dal  ligure  nocchiero  indicate ,  gli  parca  di  non  esser  tenuto  al  grandi 
premi ,  che  questi  gli  chiedeva  per  lo  scoprimento  di  esse . 

Quindi  venne  II  Colombo  Invitato  a  presentare  il  minuto  plano  del  prò* 
posto  suo  viaggio,  non  che  le  carte  e  gli  altri  docamenti  per  I  quali  ei  pen-  i 

sava  dirigere  II  suo  corso,  col  pretesto  di  poter  con  essi  meglio  Illuminare  11  ; 

Consiglio,  e  (hrgll  annullare  la  data  sentenza:  né  r onesto  nocchiero ,  com'  è  I 

naturale  pensare ,  negò  cosa  alcuna . 

B  cosi  armata  in  fretta  una  caravella ,  fingendo  di  volerla  mandare  con 
vettovaglie  e  soccorsi  alle  Isole  del  Capo  Verde,  la  fu  diretta  Invece  verso 
dove  II  Colombo  si  era  offèrto  lui  stesso  di  andare . 

Ma  perciocché  a  quelli  che  dirigevano  quel  naviglio  mancava  il  sapere  e 
la  costanza  e  la  persona  del  Colombo,  dopo  eoere  andati  per  molti  giorni  va- 


4^  6^  ^^ 

gando  peli' Oceano, rivoltisi  all'Isole  del  Capo  Verde  se  ne  ritornarono,  riden- 
dosi dell'  Impresa ,  e  dicendo,  che  e  ra  impossibile  terra  alcuna  per  quel  mari 
trovare. 


n*  COLOMBO  rnCMB  «DBGVATO  DAIi  rORTOOAIAO 

I 

Questi  bassi  maneggi  (dice  l'irvlng),  per  Involare  al  Colombo  11  segreto, 
e  rapirgli  la  sua  gloria ,  lo  eccitarono  a  sdegno . 

Vuoisi  che  re  Giovanni  fosse  disposto  a  rinnovare  il  trattato,  ma  ei  ricusò 
nobilmente . 

Vedovo  da  qualche  tempo,  I  domestici  nodi  che  lo  strlngeano  a  Lisbona  ed 
al  Portogallo  erano  sciolti:  e  dopo  1'  ultima  Ingiusta  azione  ricevuta  dal  re 
ei  prese  tanta  avversione  a  quella  città  e  nazione ,  che  deliberò  andarsene ,  e 
cercare  altrove  protettori . 

Laonde,  in  sul  finire  dell'  anno  1484 ,  e*  parti  segretamente  da  Lisbona  ,- 
conducendo  seco  lui  il  suo  figliuollno  Diego .  B  le  ragioni  per  cui  lasciava  di 
nascosto  il  regno ,  erano  11  timore  che  11  re  non  s'  opponesse  alla  sua  parten- 
za, e  la  estrema  povertà  In  cui  era  caduto:  imperocché,  mentre  Indefessa- 
mente meditava  e  si  adoperava  per  arrecare  un  bene  Inestimabile  a  tutta  la 
umana  specie  ,  per  la  morte  della  moglie  il  disordine  erasl  Introdotto  negli 
aflbrl  suoi  e  si  era  gravemente  indebitato  :  né  ora  potendo  pagare  que'  dcbHI, 
correva  rischio  di  venir  condotto  prigione  a  dimanda  del  suol  creditori . . . 


ED  OFnUE  raOVAMEMTS 


n.  svo  ntoasTTO 

CBS  IbO  RIFIUTA 


Nel  1485,  Il  Munoz  afferma  che  il  Colombo  si  trasferì  In  Liguria,  sua  patria, 
affine,  principalmente,  di  rivedere  il  suo  vecchio  genitore  :  l' amor  filiale  non 
venne  mai  meno  nello  sventurato  nocchiero  ! 

Ed  il  predetto  autore  agglugne ,  di  potere  afièrmare  con  documenti  alla 
mano,  che  in  quel  tempo  egli  rìnnuovò  a  viva  voce  le  proposizioni  già  innanzi 
latte  per  iscritto  alla  Genovese  repubblica  ;  e  che  questa  volta  oltre  al  rifiu- 
to ,  n'  ebbe  a  soffrire  anche  lo  spregio  ! 

Per  quanta  fede  e  stima  meriti  lo  storico  Munoz ,  uno  del  meglio  scrittori 
della  Spagna  moderna,  noi  però  dubitiamo  grandemente  della  verità  di  quella 
ultima  asserzione  ;  e ,  se  dobbiamo  dire  tutto  intero  II  nostro  sentimento , 
la  crediamo  effetto,  di  esagerato  spirito  nazionale  :  genere  di  fiilso  patriotti- 
smo, che  ritroviamo  frequentemente  anche  in  un  altro  autore  spagnuolo,  Fer- 
dinando di  Plavarrete  :  e  lo  scopo  ne  sembra  esser  questo  :  di  obbligare  II 
lettore  a  conchiudere,  che  stragrande  davvero  Ai  la  generosità  spagnuola,  ae- 


I 


I 


•t»^  63  i4«- 

cettando  le  offerte  del  Colombo ,  ricusate  da  molte  incivilite  nazioni,  e  i^erGno 
spregiate  nella  patria  stessa  del  suo  Autore . 

I  goTemied  i  magistrati  d'Italia,  e  specialmente  quelli  delle  repubbliche, 
sempre  nelle  loro  azioni ,  qualunque  d'altronde  elleno  fossero ,  usarono  quella 
dignità ,  che  meglio  sapea  rispondere  agli  ahi  e  nobili  sensi  dei  popoli  culli  e 
magnanimi  che  essi  rappresentavano  :  di  maniera  tale  che ,  V  asserto  del  Mu- 
iktt  sorge  unica  e  strana  eccezione  in  tutta  la  storia  del  carattere  dei  magi- 
strati Italiani,  a  carico  precisamente  di  uno  dei  più  nobili  popoli  dei  mio  pae- 
se :  laonde  lo  francamente  la  impugno ,  rigettandone  tutta  la  responsabilità 
suir anima  del  suo  autore. 


LO  PROPQMS  QUniDI  A  VEMEMIA  HA  IWUTILMSHTS 


Del  resto ,  alcuni  han  preteso ,  die  da  CSenova  il  Colombo  volgesse  i  suoi 
passi  a  Venezia,  onde  oflìrke  il  suo  progetto  alla  regina  del  Mediterraneo  ;  ed 
Il  Bossi  parla  di  un' antica  tradizione  conservata  in  quella  città  relativa  a 
questo  tetto. 

Di  più  :  —  >  Un  celebre  magistrato,  el  soggiugne,  m' assicurò  di  aver  ve- 
duto altre  volte  nel  pubblici  archivi  di  Venezia ,  e  le  offerte  del  Colombo  ed 
Il  riOuto  che  n'ebbe ,  a  motivo  del  critico  stato  degli  aflSiri  di  quella  repub- 
blica ». 

Sventura  d*  Italia  !  qualunque  fosse  la  causa  di  questi  rifluii  di  Genova 
e  di  Venezia,  è  però  evidente  che  per  essi  Italia  perse  l'occasione  fortunata 
di  afEnrare  per  sempre  lo  scettro  del  commercio  del  mondo ,  e  di  elevarsi 
a  tal  grado  di  splendore  da  lei  certamente  giammai  conosciuto. 

Frattanto,  tornando  al  Colombo,  è  certo,  che  dopo  aver  prese  le  neces- 
sarie disposizioni,  perchè  nulla  al  suo  cadente  genitore  mancasse,  compiuti 
i  doveri  della  filiale  pietà ,  partì  da  Genova  in  compagnia  del  suo  figlluolino 
Diego ,  col  proponimento  di  fare  nuovi  tentativi  presso  le  corti  straniere . 


GOIiOMBO  Ut  mPAQMA 

E  primieramente  e' volse  i  suoi  passi  verso  la  Spagna.  ' 

Non  è  di  poco  momento  (  dice  l'irving)  4H)nsiderare  il  primo  arrivo  del  ! 

Colombo  in  quel  paese,  che  dovea  essere  il  teatro  della  sua  gloria,  e  dovea  i 

levarsi  a  si  alto  grado  di  potenza  per  le  sue  scoperte  •  Noi  vi  scorgiamo  uno 
di  quei  contrasti  sorprendenti  ed  instruttivi,  che  ci  offrono   le  vicende  della  ; 

agitata  sua  vita. 

La  prima  traccia  che  di  lui  ci  rimane  in  l5pagna ,  è  nell'antico  comenlo  ' 

di  monaci  francescani ,  dedicalo  a  Santa  Maria  della  Rabida ,  mezu  lega  di- 
stante dal  porto  di  Patos  di  Moguer ,  in  Andalusia . 


AIXA  PORTA  DBL  GOBnTSHTO  DI  S.  H.  DEZ&A  RABIDA 
BOLI  CBIBDB  PBR   AMOR  DI  DIO  PAHB  ED  ACQUA 

PBL  SUO  riauuouif o 

Udo  straniero  a  piedi,  in  compagnia  di  un  liinciullo,  fermossl  un  glor^ 
DO  alla  porta  del  eonrenlo,  chiedendo  per  carila  al  portinaio  mi  po' di  pane 
e  deO' acqua  per  ciso,  che  si  moria  d'ioedia . 

Nel  mentre  clie  d  rlcerea  questo  mesclilno  soccorso,  il  guardiaDO  dd  con- 
Tento,  Fra  Gioyanni  Perez  di  Marceoa,  di  fi  per  ventura  passando,  restò 
sorpreso  del  portamento  dello  sconosciuto ,  e  raTYisaodolo  all'  aspetto ,  alle 
parole  per  straniero ,  entrò  seoohd  In  conYcrsaziooe ,-  ed  apprese  ben  tosto  le 
particolarità  della  sua  storia,  ove  ramno  ridotto  le  sciagure,  e  come  pen- 
sava di  trasferirsi  nella  vldna  città  di  Hudya  per  visiianri  un  suo  cognato . 

il  guardano  era  persona  oiolto  erutta  :  la  geografia  e  la  navigazione  era- 
no stati  i  tool  studi  fliToritI;  e  lo  amore  per  coleste  scienze  gli  Teme  sema 
dubbio  Ispirato  dalla  viclnana  di  Paloe,  onde  gli  abitanti  erano  i  più  intrepidi 
marinari  (fi  Spagna ,  e  facevano  flrequenll  viaggi  all' isole  di  recente  scoperte 
sulle  coste  d'Affrica. 

Egli  prestò  molta  attenzione  alle  parole  dd  Colombo,  e  preso  rimase  dal- 
la grandezza  deUe  sue  idee,  e  riconobbe  in  lui  V  nomo  straonRliario . 

IL  aUARDIAHO  DBL  GOBnTBHTO 
OLI  prnUB  OSPITALITÀ*  VD  AHICOXIA 


Laonde  volle  eh'  el  divenisse  suo  ospite  -,  e  diffidandosi ,  come  a  persona 
modesta  si  conviene,  del  suo  proprio  giudizio ,  mandò  In  traccia  di  un  dotto 
suo  amico ,  perché ,  disputando  col  Colombo ,  e'  ne  conoscesse  tutto  il  me- 
rito .  Cotesto  amico  era  Garda  Femandez,  li  medico  di  Patos . 

Il  Femandez  restò  dd  pari  maravigliato  del  carattere  e  dd  convemre  ddlo 
straniero;  sicché  molte  conferenze  furon  tenute  nell'antico  convento:  e  nd 
pacifico  chiostro  ddla  Kablda,  il  progetto  del  Colombo  venne  discusso  con 
maggiore  attenzione,  che  non  avrebl>e  potuto  ottenere  dalla  pretensloDe  e  al- 
terigia de'  dotti  e  dd  filosofi . 

Alcuni  indizi ,  raccolti  dalla  bocca  de'  vecchi  nocchieri  di  Patos,  pareano 
In  pari  tempo  confermar  le  grandi  Idee  del  Colombo . 

Un  vecchio  piloto  del  porto,  uomo  espertissimo,  Fedro  di  Yelasco ,  af- 
fermava, che  innanzi  circa  trent'  anni ,  nel  corso  di  un  viaggio,  i  venti  l' avean 
trasdnato  si  lungi  a  maestrale ,  che  il  Capo  Cloar  in  Irlanda ,  era  a  levante  del 
suo  bastimento. 

In  questo  luogo ,  quantunque  il  vento  soffiasse  da  ponente  con  molta  vio- 
lenza, il  mare  era  unito  perfettamente;  notabile  avvenimento  ch'ei  siqipose 


64  ^^  ì 


prodoUo  per  la  TidiMiiia  delta  tem  In  qnelta  direiieoe.  Ha  II  mese  d'agosto 
«m  già  ImUrato,  e  lemendo  l'approsstuiani  del  verno  osato  ei  non  avea  di 
oarigue  più  oftie,  onde  conoicere  te  fondate  erano  le  sue  congbietture. 


S  LO  niDUGB 


A  OrrBMBM  Al   ftOVRAHI 
IL  SUO  PROGETTO 


Giovanili  Ferei  BOdrivi  sensi  di  fera  amidxta ,  ta  quale  non  si  limila  a  sem- 
pOd  dimoitrailoni,  ma  cbe  alle  parole  congiunge  gii  elftui .  Convinto  che  ta 
propona  Intrapresa  assicurerebbe  I  più  grandi  vantaggi  al  suo  paese  >  oflbrse 
ai  Golombo  di  procurargli  fovorevote  accoglienza  aita  corta,  e  lo  consigiiò  di 
recarvisi  nell'Istante  per  tare  te  sue  propostakmi  al  re  ed  alta  regina  Cai- 
loVel. 

Bgn  era  Intimo  amico  di  Fernando  di  Tatavera,  confessore  delta  regina 
Babelta,  pecaona  di  gran  voce ,  cbe  godea  delta  real  confldema ,  e  l'appoggio 
del  quata  en  delta  più  alta  importanza . 

Consegnò  al  novello  suo  amico  una  lettera  pel  detto  Tataven  j  colta  quale 
laccomandavagll  il  Colombo  e  ta  sua  intrapresa  ;  e  lo  pregava  di  esser  suo 
protettore,  e  di  volere  Intercedere  validamente  presso  il  re  e  ta  regina  In  suo 
fivofe  . 

ISOliOMBO  LAMQKA  IL  CM>inmnrO  INBLLA   RABIDA 

Fieno  delta  più  dold  speranze,  nelta  primavere  del  1485  II  Colombo  s' in- 
camminò verso  la  corte  dei  sovrani  delle  Spagne,  Ferdinando  ed  Isabelta 
CaitoUd  :  ed  il  buon  guardtano  del  convento  delta  Rabida  tenne  presso  di 
se  U  gtovanetlo  Diego ,  e  provvide  ai  suo  mantenimento  e  'aita  sua  educazio- 
ne per  lutto  11  tempo  dell'amenza  del  padre;  nò  quell'assenza  fu  breve  !  ! 

Lo  zelo  di  quei  santo  nomo  non  s'intepidì  mai;  e  molti  anni  dopo,  in 
tempi  più  felici ,  li  Colombo  in  mezzo  alla  folla  di  cortigiani ,  di  prelati  e  di 
filosofi,  cbe  dlsputavansi  l'onore  d'aver  favorita  la  sua  intrapresa ,  rammentò 
sempre  con  dolce  erooziofie  11  convento  delta  Rabida ,  e  citò  quel  frate  mo- 
desto siccome  un  di  coloro  che  aveangli  prestali  i  più  grandi  servigi . 

nBMVAVDO  B  IBAMELEJL  ATSAVO  TOLTA 
LA  SFAOMA  ALLB  MABITTIMB  IMFBBRB 


Dopo  ta  unione  delta  corone  di  Casdglia  e  d'Aragona,  ta  Spagna ,  per  cure 
de' suol  re,  si  volse  seriamente  alle  marittime  imprese. 

Ferdinando  ed  Isabelta ,  sentila  la  necessità  di  proteggere  II  commercio 
per  dilatarlo ,  e  d' incoraggire  la  madna  per  aumentarla ,  avean  richiamate 
all'osservanza  molte  buone  leggi  dei  loro  predecessori  al  commercio  ed  alla 
navigazione  rotative ,  e  ne  aveano  pubblicate  delta  nuove. 


I 


I. 


9 


66 

Addi  28  seUeinbre  148),  avean  dato,  da  Cordova,  un  saWacoodoUo  a  tutti  I 
negozianti  e  marinai  cbe  navigaTano  In  dlTeni  luoghi  dell' Allirlca  e  in 
altre  regioni  ttraniere ,  dalle  quali  riportayano  oro,  cera,  rame,  Indaco ,  pelli 
ec.;  col  quale  salvacondotto  Inibivano  di  arrestare  o  prendere  le  penone 
i  e  le  mercanzia  dei  medesimi,  quando  nel  loro  carichi  non  fosse  merce 
i  proibita . 

1  Quindi  avean  richiamato  alla  osservanza  la  prammatica  di  Enrico  III ,  per 

la  quale  I  vascelli  spagnuoU  doveano  essere  prcCoriU  sempre  al  i*^ti"»fmt 
stranieri ,  In  tutti  I  noli  e  carichi  per  qualunque  sito  del  mondo  allora  cq^M»- 
scluto  :  e  avean  decreuto  grossi  premi  da  conferirsi  a  coloro  che  fiicessero  oo- 
stnibie  navi  di  seicento  a  mille  e  più  tonnellate  ,  e  apparecchiate  e  pronte 
sempre  per  quahinque  occorrenza  le  tenessero . 

B  vietato  aveano  che  alcun  navilio  spagnuolo  fosse  a  stranieri  venduto ,  senza 
lettera  di  aolorizzazione  delta  lor  firma  reale  segnata,  e  abolirono  qnalonque 
dedma  •  altro  bataello  sui  navigli  che  approdavano  in  un  porto  quale  egli  ti 
fosse  di  Spagna . 

Infine,  le  misure  che  II  re  e  hi  regina  Cattolici  aveano  prese  dopo  11  loro 
inalzamento  al  trono,  collo  scopo  di  br  prosperare  li  commercio  e  la  nMrlna 
mercantile,  erano  numerose  e  saggiamente  imaginate;  sicché  per  esse  II  traflko 
degli  SpagnuoU  divenne  lucrosissimo  In  Fiandra ,  specialmente,  e  In  Francia , 
in  Inghilterra,  in  Brettagna  e  nelle  altre  contrade  dell'  Europa  Occidentale . 

Ed  a  misura  che  Ferdinando  ed  IsalMlla  nella  conquista  delle  città  maritti- 
me del  regno  di  Granata  progredivano,  sempre  nuovi  porti  aprivano  al  ricco 
commercio  del  Mediterraneo,  allora  specialmente  che  divenl  Stati  d' Italia 
dalla  corona  d'  Aragona  dlpenderano . 

E  sebbene  dopo  la  caduta  di  Granata  II  traflSco  delle  indiane  produzioni 
che  I  Mori  Acerano  cessasse ,  nondimeno  I  nuovi  signori  di  quella  città  noo 
perspr  di  vista  quel  commercio  lucroso,  e,  seguendo  l' impulso  del  loro 
secolo ,  non  omisero  alcuna  cosa  per  Incoragglrlo. 


OBJbA   WUkMMMA  SPAOnOIiA 


Cosi,  in  breve  tempo,  le  bandiere  di  Spagna  sventolarono  frequenti  nei  mari 
dell'Europa  Occidentale,  nel  Mediterraneo,  nel!'  Adriatico  e  nell'Arcipelago; 
ed  11  re  e  la  regina  Cattolici  furono  In  grado  di  armare  potemi  flotte  per  di- 
fendere, non  che  i  lidi  spagnuoli ,  quelli  eziandio  dei  loro  Stati  d'IUlla. 

Quando ,  per  esempio,  I  Torchi  s' impadronirono  della  città  di  Otranto ,  In 
Italia,  la  Spagna,  nel  148I,  inviò  per  scacciameli  un'armaU  di  trenU  vascelli» 
tutti  In  Biscaglia  equiparati;  al  qual  navlle  s'unirono  altri  venti  vascelli 
armati  nei  porti  della  GalizU  e  della  Andalusia. 

E  cinque  anni  dopo ,  gli  stessi  sovrani  fecero  allestire  un'altra  armaU  po- 
derosa destinala  a  soccorrere  U  re  di  Napoli;  la  quale  spiegò  le  vele  daSivi- 


67 


fBa  ciiirtiti  di  Wddtiatt  KaldoMdo ,  aoconpisaaio  dal  fioro  della  alida- 
iMBaMkà  . 

B  ^iiMto  I  aofraiil  Cattolici  ebber  seriameme  ddlbrraia  la  conqultu  di 
CraHU,  la  regina  Uabdia  andò  in  Biacaglla ,  d*onde  invìi  nd  Medllffranfo 
podeiosa  amau ,  ptrchè  ogni  ooaianicaaione  ftn  i  Mori  di  Spaftna  e  quelli 
d*Aflrica  ÌMpedlne  :  mison  cli*ebbe  per  piUno  resolumento  la  oattnra  o  A- 
di  tatti  i  battlwenti  die  tentarono  tocconwe  Granau ,  tà  eflloa- 
eoalribnl  al  Mee  e  gloriooo  eremo  della  goerrt. 

baiU  per  dare  Idea  ddla  poMuia  a  cui  giuntela  marina  di  8pa- 
gnn  per  opera  di  Ferdinando  e  d*  Isabdla  . 

I  Fmlogheri  è  fero  II  afeano  In  dò  preceduti  :  ma  gli  Spagnuoll  raggiun- 
terò ben  pretto  1  loro  Yldni  ndl' ardua  impreta  delle  marittimo  bitogno  :  ed  I 
dne  crold  popoO  d*  Biperta  anirono  per  dlrlderti  II  ntto  impero  dd  mare . 

Ifwfgbctl  cercarono  la  Tla  ddrmdla,  eia  riuTennero  cotlegglando  1* AT- 
Hci  ndroeeaBo,  •  dopo  profe (tt  menTlgliota  oottana  II  capo  meridlonalo 
iB  eam  tuperando  . 

Alla  Spagna  occorm  attal  più  brere  quDTana  per  agglugncre  ad  altitilma 
poicnia  nd  mare:  ma  per  Id  la  fece  duritsima  un  uomo  d'Italia  prediletto 
da  Dio  !  io  rilerltco  al  Colombo,  cbe  propote  al  re  e  alla  regina  Cattolici  di 
feorar  la  fia  ddllndla  narigando  Terto  oeddente  ;  e,  con  torprem  e  aromiraiio- 
■e  generale ,  egli,  Infece ,  tcoperta  un  nuoTO  mondo  :  tcoperta  cbe  quindi 
ba  avuto  tanta  Inflnena  tulle  politica ,  tul  commercio ,  luir  Indflllmenlo,  tul 
fami  e  tul  cottomi  ddle  nazioni  e  degli  uomini  dd  globo  Intero . 

Dipoi ,  la  ttrada  aperta  dal  noccbiero  di  Liguria ,  tegulla  da  altri  Spagnudi 
con  nobile  coitanza  ed  eroico  coraggio,  fece  conotcere  cbe  il  mondo  dd  Co- 
lombo non  era  l' India,  come  in  prlndplo  lù  creduto ,  ma  un  Immento  con* 
Unente  ;  e  tcopertero  bi  etto  ed  etplorarono  cento  nate  ricchlttlme  con- 
trade, tanperi  maravigllod,  popoli  di  mille  costumi  .rane,  lingue  e  barbarie 
diferte;  ed  in6ne,  oltre  a  tutte quette  aropllttlroe  terre,  videro  il  Grande 
Oceano,  ed  In  quello  arditamente  navigando,  rinvennero  numero  Influito  d'ar- 
dpdagbl  e  d' itole,  cbe  tuttora  ecdlano  1'  attenzione  de' nocchieri  d'Europa, 
i  quali  etpongontl  ad  ogni  periglio  per  emmlnarle,  e  eoo  più  etaUezza  e  par- 
tlcobrìtà  detcriverle 

Ha  non  precediamo  i  Ihttl  :  torniamo  al  Colombo,  cbe  abblam  laKlato  pie- 
no di  dolci  tperanze  in  tulle  ttrada  di  Cordova  come  II  più  umile  pellegri- 
no, pronto  a  pretentartl  alla  corte  più  brillante  e  httota  d'  Europa  In  qud 
tempi. 

• 

COI.OHBO  A  COADOTA 

Quivi  era  allora  fai  corte  dd  re  e  ddla  regina  Catlolld ,  che  volevano 
più  da  vidno  accodbe  alfai  guerra  contro  I  Mori,  de* quali  aveano  gluraU  la 
etpnlfioneda  Granata. 


-!##  68  4«^ 

E  perciocché  il  Colombo  era  penona  affàbile,  e  di  dolce  cooTenare, 
presto  in  detta  città  prese  amicizia  con  quelli  in  cui  trovò  migliore  acco* 
glienza  e  maggior  gusto  pella  sua  impresa  ;  ma  oe  rinvenne  pochi  e  UM  del 
popolo,  che  a  corte ,  in  generale,*  non  tu  curato. 

La  debole  raccomandazione  sa  cui  fondava  le  sue  speranze  alU  corte ,  e 
l'abito  meschino  con  cui  la  povertà  costrlngevalo  a  comparire , liirMio  I  mag- 
giori ostacoli  cb'egli  trovò  per  fiursi  ascoltare  dal  cortigiani. 

Deluso  nella  sua  aspettazione,  hinge  dal  trovare  tosto  prolettori  «  non  gli 
venne  neppur  fatto  di  ottenere  udienza  dal  re  e  dalia  regina  Cattolici  •  B  fer- 
dinaiido  di  Talavera ,  che  dovea  secondare  le  sue  mire ,  per  raccomandaalotte 
del  buon  padre  guardiano  dei  convento  della  Rabida ,  tenne  anzi  11  ano  pro- 
getto peristravagante  ed  impossibile. 

jPerchi  egli  era  atraniero  (  esclama  lo  storico  spagnuolo  Oviedo  ) ,  aemplioe 
nel  vestire,  né  di  altra  commendatizia  (bmlto ,  che  della  lettera  di  un  Graie  film- 
ce^no,  nessuno  in  corte  preslava  fsde  alle  sue  parole»  e ,  per  aa^kir  tor- 
mento, ne  anco  voleano  ascoltarlo  . 

11  Colombo  passò  miseramente  In  Cordova  tutto  quell'anno,  aspettando 
con  fiducia ,  che  il  tempo  e  la  costanza  de'  suol  sfbrzi  gii  procaceiasicro  amid 
e  protettori  potenti  ^  e  credesi  si  guadagnasse  il  pane  eostmendo  globi  geogr»- 
fici  e  disegnando  carte  nautiche,  oèlla  qua!  professione  era  abilissimo . 

Egli  ebbe  a  combattere  contro  I  sarcasmi  di  uomini  frivpU  e  sprenanli,  mw 
de' pia  grandi  ostacoli  (  nota  giustamente  l'irving)  che  Uiconlrar .  poaaa  U 
merito  modesto:  nondimeno  il  ano  eotnsiasBM  trionfò  di  qualunque- dura  pro- 
va, e  la  nobMtà  de^'suoi  modi,  Il  profóndo  aenlimeolo  di  eoavlnzione  die 
dominava  unti  i  suol  ra^onaroenti ,  finirono  appoco  appoco  per  affezionargli 
akunl  anche  in  corte;  e  il  primo  di  essi  fu  Alonzo  di  QuintanlUa ,  ragioniere 
deHa  casa  Reale,  zelantissimo  suo  protettore,  uomo. di  molta  autorità  e  pru- 
denza ,  Il  quale  lodò  altamente  il  suo  progetto  :  quindi  gli  furono  amidssiiiil  1 
due  firatelli  Geraldini ,  uno  dei  quali  era  nunzio  pontificio ,  e  V  altro  preeelloce 
della  figl'ui  del  sovrani  attoiid . 

COLOMBO  Ati'COOTBTTO  DSL 

bz  SPAOHA 


Per  mezzo  di  questi  primi  amici',  et  potè  presentarsi  al  celebre  Gran  Car- 
dinale di  Spagna  e  arcivescovo  di  Toledo,  Fedro  Gonlaies  di  Vendoza ,  che  a 
quel  tempo  era  il  personaggio  più  importante  della  corte,  conciosslacbè  mal- 
sempre  il  re  e  la  regina  seco  loro  il  tenessero ,  *e  nelle  bisogne  di  pace  e  di 
guerra  costantemente  il  consultassero  . 

Uomo  ei  fu  (  dice  l' Irving  )  di  sano  intendimento  e  di  vivace  spirito  for- 
nito ,  di  somma  perspicacia  negli  affari  e  di  eloqueaia  profonda  dotato  ;  ebbe 
nobile  l' aspello  e  venerando ,  ed  .al  tempo  stesso  dolce  e  grato  ;  fu  erudUo , 
ma  poco  versato  nelle  scientifiche  discipline . 


««»  69  Ht- 


in  suHe  prime,  credeodo  la  teoria  del  Colombo  Incompatibile  colle  ortodos- 
se dottrine ,  torbossi  :  ma  poche  «pirgaiiooi  bastarono  per  rassicurare  la  sua 
mente  perspicace;  di  guisa  tale  che,  quieto  nella  coscienza,  onorò  diaoco- 
gfiema  Hetlssima  il  Colombo,  e  porsegll  garbato  e  volenteroso  l'orecchio  . 

Non  é  a  dira  quanto  il  Colombo  ,  conoscendo  II  potere  del  suo  uditore,  si 
adoperasse  a  conTincerio  :  e  ben  presto  II  Cardinale,  che  con  somma  attenzione 
ascoUafalo ,  concepì  la  grandezza  del  suo  diyisamento  ^  e  senti  tutti  la  forza 
degli  addotti  argomenti .  Approvò  II  suo  progetto ,  e  divise  pienamente  le  sue 
opinioni . 

à  KICCVUTO  DAI   SOTRAHZ  CATTOUCI 

Per  mezzo  di  si  potente  prolettore  il  Colombo  potette  aprirsi  la  via  ad  una 
udienza  da  Ferdinando  e  da  Isabella,  Imperocché  dopo  quel  colloquio ,  Il  Gran 
Cardinale  tutto  In  favor  dd  Colombo  adoperossi . 

Beco  il  povero  nocchiero  di  Liguria  al  cospetto  dei  più  grandi  monarchi 
d'Europa!  ma  perchè  el  stlmavasi  lo  strumento  inviato  dal  Cielo  per  com- 
piere gU  alti  decreti  della  Provvidenza,  presentossi  al  regi  Cattolici  In  a>n- 
tegno  modesto  si ,  ma  franco  e  disinvolto . 

I  sovrani  lo'  accolsero  con  dlgnltA,  e  atteotamenle  iscoltaronlo  ;  e  fin  da 
qud  momenlo  ben  si  distinse  la  diflferenza  delle  simpatie  svegliate  alla  vista 
del  Colombo  nel  cuori  de' due  regi  delle  Spagne. 

La  possibilità  di  scoperte ,  che  quelle  che  avean  cresciuta  tanta  gloria  al  Por- 
togallo ecclissassero,  fòmentava  1*  orgoglio  di  Ferdinando  ;  ma  l' amore  della 
reUglooe ,  la  pia  ambizione  di  dUTondere  1  lumi  del  Vangelo  nelle  più  remote 
contrade  della  terra,  erano  le  nobili  passioni  che  subitamente  svegllaroosi  nel 
cuore  d' Isabella  In  quella  memorabile  udienza;  d* Isabella ,  che  d'altronde 
sempre  avea  per  le  grandi  e  generose  Imprese  vivamente  simpatizzato  • 

Laonde,  freddo  e  droospetto  come  egli  era  sempre ,  Il  re  non  porse  al 
Colombo  parola  di  speranza;  solamente  disse  dipcoporal  di  consultare  Intorno 
all'argomento  In  questione  gli  uomini  più  eruditi  del  regno,  e  di  volere  total- 
mente alla  loro  decisione  deferire . 


ssFomB  a  suo 


AI.  COVflIOUO  SI 


CA 


I  sovrani  cattolici  commisero  adunque  la  propoalzione  del  Colombo  allo 
emme  del  lalavera,  eomandando  ad  esso,  che,  Insieme  con  gì' Intendenti 
deUa  cosmografia,  rendesse  alle  maestà  loro  esatto  conto  di  quello  che  sen* 
tenziassero. 

La  oonferema  di  tutti  quel  sapienti  avvenne  nella  città  di  Salamanca,  nel 
convento  Domenicano  di  Santo  Slelino,  ove  II  Colombo  fu  dal  reUglosi  del 
medesimo  ospitato . 

Ed  ivi,  in  pubblica  adunann ,  egli  espose  II  suo  tema  . 


i^ 


Ma  tutto  non  ToUe  dire,  per  paura  che  gii  succedesse  quello  che  In  Por- 
togallo gli  era  avTenuto ,  e  gli  rubassero  la  sua  idea  :  e  perchè  ninno  di 
quei  dotti  valeva  certamente  11  più  mediocre  cosmografo  del  tempi  nostri , 
non  giunsero  a  indovinare  quello  che  II  Colombo  per  giusta  diffidenza  titubò 
a  dire  ;  quindi  la  risposta  ed  informazione,  che  il  consesso  fece  ai  sovrani 
delle  Spagne,  Ih  tanto  differente,  quanto  vario  era  V Ingegno  e  il  parere  di  cli- 
scim  giudice. 

•  niorovB  n.  svo  rAOOETTO  ai.  ae  di  monLTEmAA 

Circa  questo  tempo ,  vedendo  il  Colombo  che  non  v*  era  modo  di  pote^ 
concludere  ce1eremente«  siccome  ei  bramava ,  cosa  alcuna  in  Spagna ,  vuoisi 
commissionasse  suo  fratello  Bartolommeo,  uomo  pratico  e  giudizioso  nelle  cose 
del  mare,  di  andare  In  Inghilterra  per  offrire  II  suo  proge^  al  re  di  quella 
allora  non  molto  polente  nazione . 

Partito  dunque  Bartolommeo  Colombo  per  Inghilterra ,  volle  la  sorte  che 
dasse  In  man  del  corsali,  i  quali  lo  spogliarono  insieme  con  gli  altri  della 
sua  nave . 

Per  la  qual  cosa ,  e  per  la  povertà  ed  infermità ,  che  In  cos^  diverse  terre 
crudelmente  lo  assalirono ,  prolungò  per  gran  tempo  la  sua  ambasciata  ;  fin- 
ché ,  guadagnato  un  poco  di  danaro  I9  costruir  carte  marine  e  fabbricar  globi 
geografici ,  ne'  quali  lavori  era  veramente  egr^o ,  e'  potè  glugnere  alla 
corte  del  re  Enrico  VII ,  e  far  pratiche  con  esso  lui . 

Presentò  a  quel  monarca  le  lettere  del  fratello ,  ed  un  mappamondo  co- 
strutto e  disegnalo  dalle  mani  stesse  di  lui,  cheli  re  volentieri  accettò:  emo- 
sirossi  curioso  di  ascoltare  II  ragionamento  del  progetto  ,  e  concepì,  dicono, 
vivo  desio  di  parlare  col  suo  autore  per  meglio  mandarlo  ad  effetto.  Ma  la 
provvidenza  avea  serbata  per  Spagna  la  gloria  della  scoperta  di  un  mondo. 


UmniA  MiWMMMA  DEI.   COLOMBO 
CBS  AI.Cimi  COMMDEAAHO  9AMMO 

Dopo  la  Inutile  conferenza  di  Salamanca,  lo  stato  morale  del  Colomlio  era 
dei  più  desolanti  ;  per  tutto  ei  seguia  la  corte  animato  ancora  dalla  speranza , 
e  per  lunghi  anni  rimase  in  una  grande  e  dolorosa  Incertezza . 
-  Il  torrente  del  militari  avvenimenti  delia  guerra  di  Granata  tutta  assor- 
biva l'attenzione  dei  sovrani  Spagnuoll  e  degli  uomini  di  stato  :  ed  è  giu- 
sto notare ,  che  quando  la  corte  avea  un  istante  di  riposo  parca  volersi  occu- 
pare di  lui  ;  ma  tutto  In  un  tratto  la  tempesta  nuovamente  Infieriva,  ed  il  tur- 
bine seco  travolgea  la  questione . 

E  fu  In  questo  tempo  (  dice  l'irvlng),  che  egli  ebbe  a  soffrire  I  sarcasmi 
e  le  Ingiurie  delle  quali  tutto  II  resto  di  sua  vita  si  dolse . 

L'ignoranza  e  la  leggerezza  trattavanlo  come  delirante. 

La  mala  fede  lo  chiamava  coi  titolo  di  avventuriere . 


Perfino  I  bnclulli ,  allorché  percorreva  le  strade ,  ponendo  le  loro  mani 
alla  fronte  indicar  voleano  avere  egli  perduto  il  giudizio  !  ! 

Ed  in  questo  stato  di  cose ,  gli  era  mestieri  onde  guadagnarsi  il  pane  di- 
segnar carte  geografiche  e  costruir  globi  l  Ma  perchè  sempre  non  trovò  chi 
comprasse  qoe'  latori ,  e'  fu  più  volte  obbligato  a  chieder  la  elemosina  !  !  lo 
flooprìtor  di  un  mondo,  lo  stromento  evidente  della  Provvidenza ,  mendicare 
il  pane  !  !  I 

Quale  Immensa  riconoscenia  non  deve  la  intera  umanità  verso  coloro  che 
pia  frequentemente  fecergH  la  elemosina?  La  storia  scrisse  con  gloria  i  nomi 
de' suoi  benefattori ,  che  non  mai  saranno  dimenticati:  però  eccoli  religiosa- 
mente da  noi  trascritti . 

Il  degno  Diego  di  Dezza ,  soccorselo  talvolta  di  danaro . 

Alonso  di  Quintanilla ,  l' ebbe  alla  sua  tavola  per  alcun  tempo . 

E  più  tardi  il  Duca  di  Medina  Celi,  ricchissimo  slgnoie,  ambizioso  di  grandi 
Imprese  marittime,  divenne  suo  principale  sostegno. 


suo  AMOHE 


■a  perchè  dimenticheremo  noi  la  Enriquez,  quella  affettuosa 'donna,  che 
laolo  validamente  confortò  del  suo  amore  fedele  e  costante  II  nostro  eroe ,  e 
fecolul  volentieri  divise  tutte  le  amarezze  ed  i  disagi  della  vita  ? 

La  Spagna  deve  a  quella  donna  del  popolo  la  gloria  di  avere  scoperto  e 
posseduto  il  Nuovo  Continente;  cpnciossiachè  l'amore  ch(  il  Colombo  por- 
tone, fu  per  avventura  la  ragione  più  potente  che  delerminollo  a  restar  si 
lungo  tempo  in  quel  paese ,  e  gli  fece  con  pazienza  tollerare  tanti  indugi  e 
fieri  dispiaceri  ! 

La  bella  Beatrice  Enriquez,  di  Cordova ,  amò  dunque  grandemente  il  Co- 
lombo, e  fu  da  questi  fortemente  amata.  Ella  die  alla  luce  Ferdinando, 
secondogenito  del  ligure  nocchiero,  che  divenne  suo  storico  (onde  gli  scritti 
furono  a  noi  tanto  utili  ) ,  e  fu  da  lui  cqp  amorevolezza  uguale  a  Diego,  suo 
figlio  legiUimo,  trattato. 

La  buona  e  fedele  Beatrice,  che  conobbe  11  povero  italiano  nella  sua  mag- 
gior miseria,  e  tanto  contribui  perch'  e' vincesse  le  avversità  della  fortuna,  fu 
Icstlmone  eziandio  della  sua  potenza  e  grandezza . 

Ella  soprawise  al  Colombo,  il  quale,  neir ultimo  codicillo  del  suo  testa- 
mento ,  la  raccomandò  al  figlio  Diego  con  locuzioni  tali,  checl  rivelano  ilcoo- 
llltlo  deir  anima  del  moriente,  la  sua  riconoscenza,  Il  suo  amore,  ed  insieme 
i  religiosi  sentimenti  onde  egli  fu  sempre  profondamente  tocco. 

>  Dico  e  comando  a  don  Diego  mio  figliuolo  (  ecco  le  parole  dei  Colom- 

>  ho) ,  che  gli  sia  raccomandata  la  Beatrice  Enriquez,  ouidre  di  don  Ferdinan- 
*  do  mio  figlio ,  che  la  provveda  si ,  che  possa  vivere  onestamente  come  per- 

>  sona  alla  quale  io  sono  di  tanto  carico  :  e  questo  si  faccia  per  Ifgravare  la 

>  mia  coscienza ,  perchè  ciò  pesa  molto  suir  anima  mia .  » 


-tH  ^2  H^ 


suo  VAIiOBB  MBLLA  «UBRmA  COMTaO  I  MORI 

Ma  lomiido  al  tempi  della  miseria  del  Colombo,  noteremo , che  quel 
socoonl ,  quelle  elemosiDe  che  riceveva ,  gli  erano  InsoIBdenti  per  le  lun^ 
ghee  frequenti  peregrinazioni  ch'era  obbligato  d'intraprendere;  conclosilachè» 
In  quell'epoca  di  guerra  coi  Mori ,  tutto  alla  corte  del  regi  di  Spagna  era  In- 
certo ,  perfino  la  residenza  :  die  ora  risedevano  a  Cordova ,  ora  a  Yalladolld , 
ora  a  Siviglia,  ora  a  Saragozza  ed  a  Barcellona ,  secondochè  l'Interesse  della 
guerra  medesima  richiedeva . 

Ecco  perchè  alcuna  volta  Ferdinando  ed  Isabella,  presi  da  pietà,  ed  ammi- 
rando, se  non  altro,  la  costanza  del  misero  pellegrino  nocchiero,  lo  tovven- 
nero  di  alcune  somme. 

E  qui  è  da  osservare ,  che  non  sempre  II  Colombo  fu  ozioso  seguace  della 
corte  In  quelle  terribili  guerre;  che  anzi  più  volte  el  combattè  contro  i  Mori , 
e  corse  perfino  grave  pericolo  di  essere  acdso . 

Lo  storico  Diego  Ortlz  di  Zuniga  la  di  ciò  testimonianza  dicendo ,  che  que- 
sto Colombo  d»be  parte  gloriosa  nella  guerra  del  Mori ,  e  die  prove  di  segna- 
lato valore ,  Il  qoale  non  mal  andava  dlsglumo  da  saggezza  e  sublimi  pensieri. 


VARTB  m  «ni  I8TAMTB  CBB  I  SOVHAXI  GATTOU<a 

▼oiABianio  lA  i.omo  attuhiobie  ai>  colombo 


Ifel  maggio  del  Ii89  1  regi  cattolici  ritornarono  a  Cordova,  e  allora  parve 
che  volessero  seriamente  pensare  alla  richiesta  del  Colombo,  le  tante  volte  pro- 
posta e-dlsputata. 

Lo  Invitarono  a  -presentarsi  al  loro  cospetto  :  e  perchè  k>  sapeano  poveris- 
simo ,  pubblicarono  nn  regio  ordine ,  Indirizzato  al  magistrati  delle  città,  che 
ad  essi  imponeva  di  alloggiare  gratuitamente  il  Colombo  e  le  persone  del  suo 
seguito,  siccome  quelle  che  erano  occupate  di  affari  relativi  al  servizio  delle 
loro  Maestà. 

Ma  li  trambusto,  l'agitazione  della  guerra  ed  I  trionfi  degli  Spagnooii ,  di- 
strassero ogni  attenzione  dal  Colombo,  e  le  conferenze  che  doveano  tenersi  a 
Siviglia  non  ebber  luogo.  A  cagione  delle  strepitose  e  brillanti  feste,  che  fu- 
ron  fotte  pel  matrimonio  della  figlia  dei  sovrani  Cattolici  col  principe  eredita- 
rlo di  Portogallo  II  Colombo  fti  anzi  sempre  maggiormente  dimenticato . 

Il  ritratto  del  ligula  nocchiero  In  mezzo  a  quel  trionfi  ed  allegrezze,  è  fe- 
delmente delineato  in  queste  bre^  parole  di  uno  scrittore  spagnuolo  contem- 
poraneo. 

>  Do  uomo  oscuro  e  sconosciuto,  seguia  la  corte  a  quell'epoca,  pascendo, 
in  un  angolo  dell'  antlcaroera  del  re,  la  sua  immaginazione  del  vasto  progetto 
di  scoprire  un  mondo.  Tristo  ed  abbattuto  in  mezzo  all'  universale  allegrezza , 


«i»^  73  <«•* 


•ssenrafaoon  indiflBBreoca  ,  qaasi  con  disprezzo,  un  trionfo  che  luUi  empieva 
i  cuori  di  gioia.  —  Questo  uomo  era  Cristoforo  Colombo.  » 

i  aVOVAMEmE  AlCrVUTO  A   UDIEHSA 
DAI  SOVRAHI  CATTOUCI  CBB  VOmO  TEaVOlUMMIAIlE 

Nel  Terno  deli'  anno  149 1 ,  in  mezzo  ai  formidabili  apparecchi  dell'  ultima 
campagna  della  guerra  di  Granata,  li  Colombo,  a  forza  di  costanza  e  di  prò- 
teiioni,  potè  ottenere  dal  sovrani  Cattolici  una  seconda  udienza. 

fi  ignoto  quanto  egli  in  quella  occasione  dicesse ,  e  ciò  che  i  sovrani  gli 
promettessero  :  ma  sia  comunque,  e'  par  certo,  che  nulla  di  positivo  ed  utile  ve- 
ramente egli  ottenesse,  perchè  vediamo  re  Ferdinando  limitarsi  a  ordinare, 
che  ai  adunasse  dì  nuovo  il  consiglio  del  dotti  del  regno ,  onde  riprendere  in 
considerazione  ii  progetto  del  Colombo .  E  quando  il  detto  consiglio  fu  sciol- 
to, i  sovrani  Cattolici  chiamarono,  secondo  II  solito,  Il  Talavera,  che  n'era 
stato,  come  la  prima  volta,  presidente ,  e  vollero  da  lui  la  relazione  fedele  di 
quello  che  l'assemblea  avea  deciso. 

El  dunque  disse  ,  che  la  maggior  parte  dei  membri  del  consiglio  giudica- 
vano l' Impresa  del  Colombo  vana  ed  impossibile;  e  non  convenire  alla  gravità 
ed  altezza  di  si  grandi  principi ,  impegnarsi  In  una  impresa  di  tale  natura , 
perchè  fondata  su  troppo  deboli  motivi . 

Laonde,  dopo  aver  consumato  tanto  tempo  In  tentativi,  indugi,  pene  e  vane 
speranze,  iregi  di  Spagna  incaricarono  il  Talavera  di  slgniflcare  al  Colombo 
(  Il  quale  era  allora  a  Cordova  ) ,  che  le  cure  incessanti  e  le  spese  enormi  della 
guerra  di  Granata,  loro  non  permettevano  d'  impegnarsi  in  nuove  Intraprese; 
ma  che,  col  tempo,  avrebber  trovata  maggiore  opportunità  per  esaminare  ed 
intendere  quanto  egli  offeriva . 

La  risposta  era  assai  meschina ,  e  sospetto  il  relatore  della  medesima  siccome 
noto  nemico  delle  Idee  del  Colombo  :  quindi  el  prescelse  sentirla  coi  propri 
orecchi  confermare  dalla  bocca  stessa  del  sovrani  ;  I  quali ,  In  sostanza ,  dlsim- 
pegnaronsi  colle  medesime  parole. 


oiras  ui  SUA  impussa 


A  ouB  «marni 

IsA  RICVSAHO 


Pieno  II  cuore  di  sdegno  e  di  amarezza ,  vedendo  di  non  poter  concludere 
|o  nessun  modo ,  siccome  el  bramava ,  col  regi  Spagnuoii ,  e  che  tardava  trop- 
po a  dare  effètto  alla  sua  impresa ,  deliberò  di  oCTrirla  ad  alcuno  del  grandi 
signori  di  Spagna  ,  che  per  vastità  di  patrimoni  e  per  ricchezza  di  denari  non 
erano  al  regi  medesimi  inferiori. 

Tra  questi ,  distingucvansi  specialmente  i  duchi  di  Medina  Sidonla  e  di 
Medina  Celi  ;  che  avendo  i  loro  domini  a  riva  il  mare ,  pieni  di  porti  capaci  a 


L     .. 


I. 


10 


74 


▼VOUB  ABDAmS  AD  OWWWJMIsA  AI.  RE  DI  VmAMCIA 

Vedendo  ti  Golombo  traseorrer  la  vita  lo  vane  speranze ,  e  iroTandoKi 
tempre  deluso,  non  potette  risohrerst  a  seguire  un*  ahra  Tolta  la  corte  spagnuola 
nei  suol  continui  e  aTTenturosi  viaggi. 

Quindi  dedse  di  alibandonare  la  Spagna ,  e  di  andare  a  tronre  11  ra  di 
Ffancia,  al  quale  atea  già  scritto  sopra  questo  argomento;  proponendosi,  se 
quivi  neppure  non  si  volesse  udirlo,  di  andare  In  Inghilterra  in  traccia  del  fira- 
tello ,  del  quale  non  avea  da  molto  tempo  avuta  novella  ,  quantunque  avesse 
ricevuta  una  lettera  molto  garbata  del  re  Enrico ,  in  risposta  a  quella  die 
per  Bartolommeo  gli  avea  Inviata. 

A  tal  uopo  ritornò  al  convento  della  Rabida,  per  trame  il  giovanetto  Diego 
(  che  fino  allora  era  rimasto  sotto  la  custodia  del  suo  ottimo  amico  il  guar- 
diano Giovanni  Perez),  e  lasciarlo  a  Cordova  In  compagnia  dell'altro  suo  fi- 
gliuolino  Ferdtaaado,  che  avuto  avea  dalla  Beatrice  Bnriqnei,  domia  da  lui 
molto  amata. 

Il  buon  frate  (dice  rirving),  tosto  che  vide  il  Colombo  alla  porta  del  suo 
convento ,  dopo  sei  anni  e  più  di  assenza  alla  corte ,  fatto  accorto  dall'  abito 
meschino  che  rivestiva  del  poco  esito  colà  avuto,  sentissi  vivamente  commos- 
so.  E  poi  che  seppe,  che  il  pellegrino  nocchiero,  scorato  afbuo,  era  sol  ponto 
di  abbandonare  la  Spagna ,  al  pensare  che  si  alta  Impresa  andava  perduta  pel 
suo  paese ,  1*  ardente  suo  spirito  provò  insolita  agitazione  ;  e'  spedi  tosto  In 
traccia  del  medico  di  Palos,  Garcia  Femandez,  di  sopra  rammentato ,  per  me- 
ditare nuovamente  intomo  al  progetto  del  Colombo ,  e  decidere  qoal  partito 
fosse  da  prendersi  nella  presente  estrema  congiuntura . 


contenere  grandi  vascelli,  e'  s' occupavano  della  navigazione  e  del  Gommercio  < 

marittimo  :  per  esempio,  Il  duca  di  Medina  Sldonia  era  tanto  potante  e  ileco,  ! 

che   neir  occorrenza  della  guerra  di  Granata  offri  alla  regina  Isabella  sua  so-  } 

vrana,  olut  gra»  numero  di  cavalieri  e  ventimila  doppie  d* oro,  cento  navi  ' 

i  di  armi  o  di  fettovaglle  provvista . 

E  fu  precisamente  a  questo  signore ,  che  11  Colombo  parlò  senza  ritardo  j 

dd  suo  progetto;  e,  neir  atto  della  proposizione,  Il  duca  lasclossi  sedivre  dulia 
superba  prospettiva ,  che  gli  venia  offerta;  ma  quindi  paventò,  che  lo  spleo-  j 

dorè  mfdesime  di  quella  brillaMe  pittura  non  fòssa  esagerato  ;  e  fini    per  \ 

rifiutare  la  oflìefta  giudicando  il  progetto  un  sogno  di  riscaldala  fiinlaslB.  I 

Allora  il  Colombo  si  rivolse  al  duca  di  Medina  Celi  ;  e ,  per  qualcbe  tenapo , 
con  tutta  r apparenza  di  buon  successo:  ma,  in  fine,  temendo  II  duca  di  seoo- 
tentare  par  quella  Impresa  i  monarchi  suoi  signori ,  mutò  pensiero,  addueendo 
easera  per  un  vassallo  troppo  grande  impresa . 

Nondlmena,  e*  consigliò  il  Colombo  (nou  rirvteg)  a  non  desistere  dai 
suol  tentativi  presso  il  re  e  la  regina  Cattolici,  che  anzi  egli  stesso  si  oflirk  di  ! 

adoperarsi  in  suo  favore. 


75 

CoDSulld  esi4iidio  il  piloto  Martino  Alooxo  Pìozod  ,  capo  di  uoa  ricca  fli- 
miglia  di  bravi  nocchieri  di  Palos ,  per  esperienza,  in  molte  marittime  spedi- 
zioni aopiistata  ,  rinomatisfimi  :  ed  il  Pinzon,  uomo  perspicace,  di' era  stato 
a  Roma ,  ed  era  istrutto  delle  vedute  degl'  Italiani  e  delle  cMe  dell'  Oriente, 
applaudì  vivamente  al  progetto  del  Colombo;  anzi ,  nel  trasporto  della  sua 
anuBirazioiie ,  offiri  sé  stesso  e  i  suoi  averi  per  lecondarto. 


Z.O  DISOVADC  DAI.  rA&TOLS 


Confermato  in  ul  guisa  nella  sua  opinione,  il  buon  guardiano  pregava  il 
Colombo  che  in  nlun  modo  adempisse  quello  che  s'era  proposto ,  volendo 
egli,  senza  Indugi,  scriverne  prima  alla  regina ,  della  quale  altra  volta  era  stato 
il  confessore;  nella  speranza ,  assicurava ,  eh'  ella  darebbe  fede  a  quello  cbe 
Intorno  a  dò  egli  le  dicesse . 

I  li  Colombo  fedloMote  acconsenti;  e  gli  amid  suol,  cercando  un  ambasciatore 

zelante  e  fedde ,  e  spedito ,  per  conOdargli  questa  importante  commissione, 

j  scelsero  Sebastiano  Rodriguez ,  piloto  di  Lepe . 

j  La  regina  era  allora  a  Santa  Fé ,  ben  munita  fortezza  ,  in  fretta  e  furia  di- 

i  nand  a  Granata  costrutta ,  dopoché  in  una  impetuosa  sortita  i  Mori  assediati 

I  aveano  Incendiato  11  campo  reale . 

j  Pronta  e  precisa  fu  l' ambasciata  dell'onesto  piloto ,  che  seppe  procacciarsi 

I  particolare  udienza  dalla  buona  Isabella,  alla  quale  consegnò  la  lettera  dd 

1  irato. 

•  B  ddr  argomento  della  medesima ,  la  regina  fu  vivamente  tocca;  condos- 

stadie  ella  fosse  per  naturai  simpatia  in  fevore  del  Colombo  disposta ,  ed  il 
Duca  di  Medina  Cdi  avesse  fedelmente  la  sua  promessa  compiuto ,  incessan- 
temente  a  Id  raccomandandolo . 

Ella  rispose  a  bocca  al  suo  antico  confessore,  ringraziandolo  ddla  sua  tet- 
terà, e  pregandolo  di  trasferirsi  immediatamente  alla  corte;  ma  gli  raccoman- 
dò prima  di  tutto  di  dire  al  Colombo ,  cbe  non  perdesse  la  speranza . 
In  questo  modo  il  pitelo  di  Lepe  adempì  la  sua  eonmlssIoM  In  14  gtomi 

H.  naUEX  PEROAA  GOM  SVCCBISO  I.A  CAUSA  DSL 
COIiOMBO  AI.  COSVBTTO  DEIXA  BEOIMA 

Grande  fu  te  giote  del  guardteno  ddte  BAbida  e  de'  suoi  amid.  Il  buon 
frate ,  immantinente ,  nel  cuor  ddte  notte ,  tutto  solo ,  incamminossi  a  Santo 
Fé,  attraversando  un  paese  di  recente  tolto  ai  Mori ,  e  continuo  ddte  loro  scor- 
rerie infintato  :  —  giunto  alte  tenda  regate,  il  suo  santo  carattere  aprigli  fii- 
ciimento  te  porta  deli'  apparUmento  ddte  regina . 

Al  cospetto  di  qudte  principessa ,  e'  tratto  te  causa  dd  Cotembo  con  l'en- 
tusiasmo che  te  caratterlziaTa ,  parlando  non  già  io  vani  termini ,  ma  intima- 


inen(c  convfnto  dei  motivi  onorevoli  del  suo  amico ,  della  sua  profonda  espe- 
rienza ,  e  delle  spe  vaste  cognizioni ,  che  guarentivano  il  buon  esito  dell*  im- 
presa; né  dimenticò  di  esporre  1  vantaggi  ctie  alla  fede  cattolica  ne  risulte- 
rebliero,  e  la  gloria  che  la  corona  di  Spagna  avrebbe  potuto  acqQdstarae. 

Lo  zelo  e  l' eloquenza  del  guardiano  della  Rabida ,  secondato  dalla  parola 
vivace  ed  ardente  della  Marchesa  di  Moja ,  prolettrice  del  Colombo  ed  amica 
della  regina,  fecer  sentire  a  questa  tutto  il  peso  della  ragione,  suscettibile  co- 
me ella  era  di  vivi  e  generosi  impulsi . 

Cosicché  volle  Isabella  che  il  Colombo  ritornasse  a  corte  :  e  siccome  le 
fu  fatto  osservare  la  sua  povertà  ,  ella  ebbe  la  delicatezza  di  mandargli  un 
migliaio  di  lire  per  provvedersi  di  vesti  convenienti  per  stare  ìu  compagnia 
dei  grandi  del  regno  e  delle  reali  persone . 

E  il  Colombo  obbedì  nell'  istante . 

TOBVATO  A  CORTS  IL  COX.OKBO  Z  TK8TIMOVS 
DBI&A  RS8A  DZ  GRAVATA 

Partito  dunque  dal  monastero  della  Rabida ,  e  giunto  a  Santa  Fé ,  quivi  il 
Colombo  fu  favorevolmente  accolto,  e  confidato  alle  cure  ospitali  di  tm  cor- 
tigiano suo  amico  ,  Alonzo  di  Quintanllla,  che  più  sopra  nominammo. 

Egli  arrivò  in  tempo  per  essere  testimone  della  resa  di  Granata,  che  dopo 
memorabile  assedio  apri  le  porte  alle  armi  spagnuole;  maggior  trionfo  registrato 
negli  annali  di  quella  nazione,  poiché  dopo  ottocento  anni  la  croce  rimpiaz- 
zava la  mezzaluna  sulle  alte  torri  dell'  Alhambra . 

Terminata  felicemente  la  guerra  contro  i  Mori ,  libera  la  Spagna  dal  suoi 
mortali  nemici ,  ora  Ferdinando  ed  Isabella  poteano  senza  ostacolo  rivolgere 
finalmente  i  loro  pensieri  a  lontane  imprese ,  e  perciò  mantennero  la  loro  pa- 
rola al  Colombo. 

TRATTA  COI  SOTRAl»  CATTOUCZ 
I  aCA  ROTTI  GZiZ    ACCORSI 

i  ZOU  i  VKR  ABBAinDOVARS  ZJL  SPAGVA 

I  sovrani  Cattolici  delegarono  1  loro  commissari  per  entrare  in  trattative  col 
Colombo;  e  il  Talavera  più  volte  citato,  asceso  da  poco  tempo  al  grado  di  ar- 
civescovo di  Granata ,  fu  uno  di  essi . 

Va  ora  le  maggiori  difficoltà  furono  di  un  altro  genere;  conciossiacbé  il  Co- 
lombo ,  penetrato  dalla  grandezza  della  sua  Intrapresa ,  ricusava  di  accettar 
condizioni  che  fossero  men  degne  di  un  re . 

Domandava ,  I*  ammiragliato  di  tutto  il  mare  Oceano ,  con  quelle  ragioni 
che  avevano  gli  ammiragli  di  Castiglia  nei  loro  distretti . 

Domandava,  che  in  tutte  le  isole  e  nella  terra  ferma  che  scoprirebbe, 
avesse  ad  essere  viceré  e  governatore ,  con  autoriti  e  giurisdizione  slmile  a 
quella,  che  si  concedeva  agli  ammiragli  di  Castiglia  e  di  Leone. 


-9^  TI  ^^ 

DomandiTa,  che  gli  uffici  dell'  anuninistraxione  e  giosUxii  In  tutte  le  dette  | 

isole  e  nella  terra  ferma ,  fossero  da  lui  assolutamente  proYredutl  e  rimossi,  a 
sua  TolontÀ  ed  arbitrio ,  e  che  i  governi  e  l  reggimenti  si  dofessero  conferire 
ad  una  delle  tre  persone  clie  egli  nominasse . 

Domandava ,  che  In  qualunque  parte  della  Spagna ,  ove  si  trafficasse  e  si  { 

contrattasse  con  l' India  ,  e'  metterebl>e  giudici  che   giudlcherebtiero   sopra  i 

quello  che  a  tal  materia  appartenesse  .  | 

Finalmente  domandava,  che  le  funzioni  e  1  privilegi  di  vicerò  e  gover- 
natore ,  s' intendessero  ereditari  nella  sua  fkmigUa . 

Quanto  alle  rendite  e  utilità ,  oltre  ai  salari  e  diritti  dei  sopradettl  ufOd  di 
ammiraglio,  viceré  e  governatore ,  e' dimandava  il  decimo  di  tutto  quello  che 
si  comprasse,  l>arattasse,  trovasse  ,  guadagnasse  ,  togliendo  via  solamente  le 
spese  fktte  In  acquistarlo .  Poi ,  per  rispondere  a  quelli  che  gli  rinfacciavano 
di  chieder  molto  e  di  nulla  del  suo  arrischiare ,  e'  chiedeva ,  affidato  alle  gene- 
rose offerte  del  Pinzon ,  che  gli  fosse  permesso  di  concorrere  per  un'  ot- 
tava parte  nelle  spese  dei  necessari  armamenti,  ma  che  Intendeva  però  di  per- 
cipere  TotUva  parte  dei  benefizi. 
I  Beco  a  quali  patti  II  Colombo  offeriva  di  mandare  ad  effetto  II  suo  progetto 

j  di  scoperta  per  conto  dei  sovrani  delle  Spagne . 

I  Ma  le  cose  eh'  ei  chiedeva  erano  troppo  importanti  perchè  qaei  regi ,  spe- 

I  cialmente  Ferdinando  ,  volesser  di  presente  concederle  . 

I  Laonde ,  dopo  breve  discussione,  nulla  fu  oonchiuso  -,  le  parti  si  chi^naro- 

no  sciolte ,  ed  il  Colomtio  decise  davvero  di  abbandonare  la  Spagna . 

Era  il  mese  di  gennaio  1492 .  Ei  tolse  commiato  dai  cortigiani  suol  amici. 
Intanto  andava  a  Cordova  per  ivi  accomodare  le  cose  sue ,  e  prepararsi  alla 
sua  andata  In  Francia . 


CAIAE  RmOSTRAVZS  DBIi  SAMT'  AVOSIiO 


Luigi  di  Sant'  Angelo ,  vero  amico  della  gloria  di  Spagna  ,  e  quindi  dispia- 
cente della  partenza  del  Colombo ,  e  bramando  a  ciò  alcun  rimedio ,  andò  im- 
mantinente a  trovare  la  regina  Isabella ,  e  con  parole  (dice  lo  storico  Ferdi- 
nando) che  il  desiderio  gli  somministrava  caldissime  per  persuaderla  e  ri- 
prenderla insieme,  le  disse:  che  el  si  maravigliava  molto,  che,  essendole 
sempre  avanzato  animo  per  ogni  cosa  grave  ed  Importante ,  ora  le  venisse 
meno  il  coraggio  per  imprenderne  una  nella  quale  sì  poco  si  avventurava ,  e 
dalla  quale  tanto  servizio  a  Dio  ed  agli  uomini  potea  rilevarne,  non  senza 
grandissimo  accrescimento  e  gloria  delle  corone  di  Spagna  :  e  cento  altre  cuse 
disse,  tutte  eloquentissìme  e  calde  di  amor  patrio  e  della  religione. 

Ricordò  i  fondatisslmi  argomenti  del  Colombo,  11  suo  buon  giudizio,  il 
suo  sapere. 


4»»  78  441- 


E  rece  notare,  com'egli  altro  premio  non  chiedesse  se  non  di  quel  che  spe- 
rava trovare  ;  che  avventurava  la  sua  persona ,  e  concorreva  eziandio  in  pane 
della  spesa . 

Poi,  tornando  nuovamente  a  toccare  la  corda  dell' amor  proprio ,  tanto  sen- 
sibile In  tutti  i  cuori,  dimostrava  quanto  sarebbono  giudicati  principi  magnanimi 
e  generosi,  Isabella  e  Ferdinando,  per  aver ,  non  foss' altro,  tentato  di  sapere 
le  grandezze  e  I  segreti  dell'universo-,  conciosslachò  molto  minori  fantatlvi, 
IhtU  eoi  medesimo  scopo  in  altri  tempi  da  altri  re  e  signori ,  la  storia  li  ricor- 
dasse con  lande  grande  dei  medesimi. 

E  finaUnenle  esponeva ,  che  quantunque  per  trovare  la  verità  delle  cose 
Ibsse  bene  impiegata  qualunque  gran  somma  di  oro ,  pur  tuttavia  il  Colombo 
non  chiedevi  che  2500  scudi  per  armare  poche  navi  ! 

&A  AXanrA  UABSI&A  8CBHDS  futauisiitx 

AOXA    ACCC»U>Z  COI.  GOX.OIIBO 

Alle  quali  parole ,  argomenti  e  dimostrazioni,  la  buona  e  generosa  Isabella, 
conoscendo  la  fedeltà  del  Sani'  Angelo  ed  11  suo  giudizio ,  rispose  ringrazian- 
dolo del  buon  consiglio ,  ed  espresse  di  volere  accettare  le  proposizioni  dei 
Colombo  in  tutta  la  loro  estensione,  a  patto,  che  l'esecuzione  del  progetto 
fosse  tanto  tempo  dlflTerita  quanto  per  riaversi  im  poco  dal  travagli  della  lun- 
ga e  ferrìbile  guerra  di  Granata  occorresse  ;  e  soggiugneva ,  con  espansio- 
ne veramente  sincera  dei  generoso  suo  cuore,  che  anche  quando  11  tesoro 
dello  stato  non  fosse  In  grado  di  provvedere  alla  spesa  dell'  impresa ,  ora  ella 
era  risoluta  d'Impegnare  le  sue  proprie  gioie  per  trovare  11  denaro  necessario . 

Cosi  risoluto,  il  sant'Angelo  spedì  tosto  un  ufiziale  di  corte  per  fir  tornare 
Indietro  il  Colombo ,  che  già  avea  camminato  per  due  leghe  sulla  strada  di 
Cordova;  Il  quale,  informalo  della  determinazione  reale,  tornò  subito  a  Santa 
Fé ,  ove  neir  atto  la  convenzione  (a  sottoscritta ,  addi  I7  aprile  1492  ;  ed  ebbe 
corso  come  legge  in  lutti  1  domini  delie  corone  di  Aragona  e  di  Castiglia  , 
addi  30  dello  stesso  mese . 

E  perché  fu  stipulato ,  che  la  corona  di  Castiglia  farebbe  essa  sola  le  spese 
dell'  armamento  (  Ferdinando  avendo  sottoscritto  piuttosto  per  deferire  alle 
volontà  della  regina ,  che  per  Intima  convinzione  dell'  utilità  della  eosa  ) ,  cosi , 
finché  visse  Isabella ,  ben  pochi  Aragonesi  ottennero  di  potersi  stabilire  nei 
territori  nuovamente  scoperti. 

OOX.OKBO  A  PAIipS  SORTSOLZA  X.'  AHMAHBMTO 

DSX&B  8US  V AVI 

Ecco  cessate  le  angustie  del  Colombo  :  el  fu  infelice  sì,  ma  non  più  mendico. 

Fu  deciso,  che  l'armamento  della  piccola  flotta  destinata  al  viaggio  del 

Colombo,  dovea  (arsi  nel  porto  di  Patos  in  Andalusia,  volendo  la  regina 


79 

profittare  defl' obbliga  che  allora  Incombeya  a  quella  eliti,  di  fonare  alla  co- 
rona di  Casttglia  due  caravelle  armate  per  un  anno . 

Milti ,  addi  12  maggio  dell'  anno  1492  ,  il  Colombo  parti  da  Granata  per 
PakM ,  affine  di  aor? egllare  allo  apprestamento  di  quaMo  occorrerà  per  1*  avven- 
turoso viaggio  ch'era  per  intraprendere,  e  specialmente  per  accudire  all'ar- 
mtmenlo  della  terza  caravella,  che  a  ano  conto  dovea  navigare ,  ed  alla  scelta 
d^  marinari,  che  doveano  essere  suoi  compagni  di  viaggio:  —  i  quali  furon 
per  ordine  d' Isabella  dichiarati  attenenti  alle  navi  da  guerra  ;  e  perchè  di  me- 
glio voglia  ai  Colombo  obbedissero  e  segnissero  quella  direzione  che  a  lui  fosse 
meglio  piachito  di  loro  indicare ,  ordinò  venissero  loro  pagali  quattro  mesi  di 
soldo  anticipato. 

DSX&B  TflJB  VAVI  CHE  FSCXRO  Uk  SCOPERTA  mSL 
«UOVO  KOHDO  E  DEI  X.ORO  CAPITAVI 

La  nave  ammhraglia ,  sulla  quale  il  Colombo  montò ,  e  stava  sotto  r  im- 
mediato suo  comando,  ebbe  nome  Santa  Maria .  Era  la  maggiore  di  tutte ,  ed 
avea  vele  quadre . 

L'altra,  alquanto  più  piccola,  ma  fornita  anch'essa  di  vele  quadre,  venne 
nominala  la  Pinta ,  e  ne  fu  capitano  Martino  Alonzo  Pinzon . 

La  terza,  Analmente,  delle  prime  assai  più  piccola,  t  di  vela  latina  lòr- 
Mta,  cUamarono  Rina,  e  n'  era  capitano  Vincenzo  TaBes  Pinzon ,  flratello  del 
precedente ,  amendue,  come  dicemmo  di  sopra,  ricchi ,  esperti  ed  intrepidi 
nocchieri  di  Palos . 

Fa  veramente  maraviglia ,  come  con  si  piccoli  legni  il  Colombo  si  atten- 
tasse a  navigare  nelK  alto  Oceano ,  e  gH  ostacoli  della  sua  tempestosa  natura, 
e  r  oscuro  e  formidabile  suo  genio  vincesse  ;  conciosslaché  uno  soltanto  di 
quel  vascelli  avea  il  ponte ,  gli  altri  due  non  essendo  che  aperte  navi . 

Nondimeno ,  se  da  una  parte  quella  breve  dimensione  de*  navigli  era 
molto  inadatta  per  la  navigazione  dell'alto  Oceano,  fti  però  assai  opportuna  dal- 
l'altra  per  potere  avvicinarsi  a  bell'agio  alle  coste,  ed  entrare  nelle  riviere, 
Dd  porti ,  nelle  baie  poco  profonde ,  di  una  terra  sconosciuta  e  d*  insidiosi  sco- 
gli ingombra  e  ricinta. 

i  TICIVA  UL  PARTEWEA 

Appianate  alcune  difficoltà  insorte  intomo  all'  armamento  cojla  municipa- 
lità di  Palos ,  finalmente  11  Colombo  inalberò  sulla  nave  maggiore  io  stendardo 
di  Ammhaglio  del  Gran  Mare  Oceano:  -^  dopo  incominciò  subito  l'Imbarco 
degfi  equipaggi  e  delle  cose  al  lungo  viaggio  pia  necessarie. 

Oltre  ai  capitani  sunnominati ,  imbarcaronsi  sulla  piccola  fiotta  tre  piloti , 
wm  per  nave,  un  ispettór  generale  dell'  armamento ,  un  primo  aignazilo,  un 
nalMo  regio  destlnafo  a  prendere  le  note  officiali  di  tutte  le  transazioni ,  un 


-t»»  80  44^ 

medico,  un  chirurgo,  alcuol  avventurìerì  e  servidori ,  novanta  marinari  :  In 
tulli  centoTenti  persone . 

Passando  da  Cordova ,  pria  di  venire  a  Palos ,  il  ColomlK)  avea  caldamente 
raccomandato  suo  figlio  Ferdinando  alla  buona  Beatrice  Enriquei  sua  madre 
dalla  quale  e'  si  dlpartia  con  segni  di  grande  aflezione . 

Ed  ora ,  prossimo  ad  imbarcarsi ,  traeva  suo  figlio  Diego ,  giovane  di 
molte  speranze ,  dal  convento  della  Rabida  ,  e  lo  raccomandava  a  tutti  i  suoi 
amici  :  fra  i  quali  sono  da  citare  Giovanni  Rodrlguez  Cat>ezudo  ed  il  prete 
Martino  Sancliez  di  Moguer ,  che  doveano  insegnargli  alcuna  pratica  dei 
mondo ,  innanzi  di  mviàrlo  a  corte  ove  era  slato  nominato  paggio  ;  ed  i  pa- 
dri Giovanni  Perez  (T  antico  guardiano  della  Rabida),  e  Gaspare  Gorricio  cer- 
tosino del  monastero  di  santa  Maria  di  Las  Cuebas  di  Siviglia . 

Dopo  avere  tutto  per  lo  meglio  disposto,  relativamente  alla  sua  famiglia  ed 
all'  armamento  delle  sue  navi ,  ora  il  Colomlio  volgeva  il  pensiero  alla  religione. 

Penetrato  della  solennlti  della  sua  intrapresa ,  volle  confessarsi  e  comuni- 
carsi ;  ed  il  suo  esempio  fu  dagli  ufnciali  e  dai  marinari  suoi  compagni  eoa 
mollo  zelo  seguito . 

ULTim   ADDIO 

La  mattina  della  partenza ,  tutta  Palos  fu  in  piedi  :  in  ogni  volto  leggevasi 
la  tristezza  ,  perchè  non  era  persona  In  quella  città ,  che  non  lasciasse  tulle 
navi  avventurose  dei  ColomlH)  o  il  padre,  o  il  figlio,  o  II  fratello,  o  lo  sposo , 
0  l'amico. 

E  quella  mestizia,  che  sempre  cresceva,  in  ragione  che  si  avvicinava  il 
momento  di  spiegar  le  vele ,  finalmente  scoppiò  in  pianti  dirotti  e  gemiti  di 
disperazione  ;  spettacolo  che  abbattè  grandemente  il  coraggio  del  nocchieri , 
già  molto  dalla  paura  diminuito ,  proclivi  come  sono  le  genti  di  quella  pro- 
fessione a  foniasticare  i  più  funesti  presagi . 

Gli  amplessi ,  i  commiati  furono  tali ,  quali  potean  farsi  genti  care ,  che 
forse  mai  più  non  doveana  rivedersi . 

Questo  giorno  memorando  fu  il  venerdì  3  agosto  1492. 

PRIMO   TIAOCMO 

Il  Colombo  spiegò  le  vele  di  buon  mattino ,  e  volse  le  prode  dritto  In  verso 
le  isole  Canarie . 

Da  quel  punto  ei  fii  diligentissimo  a  scrivere  giorno  per  giorno ,  minuta- 
mente, quanto  gli  succedeva.  Questo  giornale  era  destinato  pel  re  e  pella  regina 
Cattolici  ;  ed  in  esso  specificò  i  venti  che  spiravano ,  scrisse  quanto  viaggio 
ei  faceva  col  soffio  di  ciascuno  di  essi ,  e  con  quali  vele  e  correnti  navigava , 
e  quali  cose  per  la  via  ei  vedeva,  uccelli ,  pesci,  erbe,  ed  altri  cosiflSitti  segni  : 
e  questo  non  solo  fece  nel  primo ,  ma  lo  usò  in  tutti  e  quattro  i  suoi  viaggi . 


-«*»  81  44^ 

qui,  In  quesU  rapida  biografia  del  grande  nocchiero,  noi  non  ci  irat- 
iCTTemo  lungamente  su  quelle  straordinarie  peregrinazioni ,  essendo  il  racconto 
delle  medesime  V  unico  scopo  del  libro  al  quale  questi  brevi  cenni  precedono  . 

Nondlmanco ,  per  non  lasciar  nella  mente  del  lettore  rotto  II  filo  della  storia, 
quasi  Incredibile,  di  tanto  straordinario  personaggio,  pensammo  tracciare  rapi- 
damente, a  modo  di  nota  cronologica,  i  più  solenni  momenti  del  quattro  viaggi , 
e  spargervi  le  riflessioni ,  che  l  btU  stessi ,  nel  processo  del  racconto ,  natural- 
mente ci  condurranno  a  Chre  • 

Incominciamo  : 


AMMSVO  AIXB  CAM  AMIE  B  WAXTKMEA,  DA  QWOm  ISOUB 

Addì  6  agosto ,  si  rompe  11  timone  della  Pinta  per  malignità  di  un  mari- 
naro impaurito  di  andare  avanti. 

Addi  12  agosto,  il  Colombo  arriva  alle  Canarie.  —In  questo  tempo  avven- 
ne la  grande  eruzione  del  Pico  di  Telda ,  gran  vulcano  dell*  isola  Teneriflk. 

Addi  7  settembre ,  la  flotta  parte  dalle  Canarie ,  e  continua  11  suo  viaggio 
dfaltto  a  ponente .  —  Il  Colombo  intende,  che  tre  caravelle  da  guerra  portoghesi 
bordeggiavano  In  quel  mari  con  ordine  di  catturarlo . 

Addi  9  settembre ,  1*  Ammiraglio  incominciò  a  tenere  una  curiosa  astuzia 
perchè  I  marinari  che  l' accompagnavano  non  si  spaventassero  della  distanza 
ad  ogni  Istante  maggiore  che  li  separava  dalla  loro  patria ,  e  non  perdessero  II 
coraggio  di  spingersi  innanzi .  Egli  dunque  Incominciò  a  scrlveie  due  registri  : 
In  quello  accessibile  a  tutti  segnava  il  cammino  latto  nella  giornata,  quasi  sem- 
pre ridotto  di  un  terzo  meno  lungo  di  quello  che  veramente  non  era  ;  nell'al- 
tro registro ,  che  egli  solo  consultava  e  scriveva  In  segreto ,  segnava  II  vero 
cammino.  —D'altronde è  da  riflettere,  che  passate  di  poco  le  Canarie ,  1  suoi 
compagni ,  compresi  i  due  Pinzon ,  non  sepper  più  computare  con  sicurezza 
il  loro  viaggio ,  né  trovare  senza  molta  difficoltà  la  vera  direzione  delle  loro 
navi  ;  nel  che  erano  stati  abiiissimi  costeggiando  la  terra . 

Addì  li  settembre,  i  naviganti  vedono  galleggiare  sulle  onde  V  albero  spez- 
zalo di  una  gran  nave. 

COI.OMBO    OMUOITA  I.A   nUKA  ▼OI.TA  I.A  TAAIAHOVC 

dell' A«0  UAQMrWMCO 


Addì  13  settembre ,  il  Colombo  noia  la  prima  volta  la  variazione  dell'  ago 
calamitato  della  bussola. 

Addì  15  settembre,  I  naviganti  vedono  una  grande  strìscia  di  ftioco ,  che  dal 
cielo  cade  nel  mare . 

Addi  17  settembre  ,  i  marinari  cominciano  a  rattristarsi,  ma  l'Ammbagllo 
crede  vedere  segni  di  terra  vicina  negli  uccelli ,  che  svolazzavano  intomo  alle 
navi,  e  nelle  verdi  erbe  galleggianti  sulle  acque,  ee.  —  labili  la  vista  quasi 


1.  Il 


giornaliert  degli  uccelli  non  poco  contribuiva  a  calmare  la  paun  degli  «qm- 

Addk  18  settembre ,  Harilno  Alonzo  Pinxoo  chiede  di  variare  cammino , 
ma  il  Colombo  non  lo  consente . 

Addì  21  settembre ,  i  nocchieri  vedono  una  balena ,  da  col  argomcniaM 
vicina  la  terra  ;  tuttavia  mormorano  della  lunghezza  del  viaggio,  e  wianlfoaaiio 
il  desiderio  di  tornare  indietro 


Addi  35  settembre ,  Martino  Alonzo  Plnzon  credette  di  veder  terra ,  ma  là 
un'illusione  ;  quindi  I  segreti  complotti  dei  marinari  divennero  sempre  più  mi- 
naccevoli . 

Addi  30  settembre,  altra  variazione  dell'  ago  magnetico.  —In  questi  glorili 
il  malcontento  del  marinari  scoppiò  in  violenti  minacele  contro  n  Colombo: 
essi  mancarono  di  rispetto  eziandio  ai  regi  spagnuoll,  pronunziando  oonliodel 
medesimi  strane  Imprecazioni  :  ma  la  fermezza  e  somma  prudenza  dd  GoIod- 
bo  vinse  la  loro  Indisciplinatezza . 

Addi  7  ottobre ,  i  nocchieri  credono  veder  terra ,  ma  sono  nuovamente  Il- 
lusi .  —  L' Ammiraglio  si  decide  a  regolare  la  direzione  delle  sue  navi  dietro 
il  volo  degli  uccelli . 

Addi  IO  ottobre ,  i  marinari  negano  di  andare  più  Innanzi  ;  ma  II  Cokmbo 
resiste  loro  con  dignità  e  fermezza  :  disperati  clamori  di  quella  gente  Indisci- 
plinata :  la  vita  del  Colombo  corre  pericolo  :  ma  finalmente  e'  U  persiade  a 
procedere  oltre. 

IL  COLOUBO  TEDC  mAUnOITC  I.A  TEAIUL 

gunroi  scoPAs  cuba 

Addi  li  ottobre,  i  marinari  della  Pinta  raccolgono  di  sulle  onde  verdi  fron- 
ili  d'alberi  ed  un  bastone ,  che  parca  lavorato  dalla  mano  dell'uomo . 

Nella  susseguente  notte  il  Colombo  scorge  il  primo  la  terra ,  dopo  70  gior- 
ni dalla  sua  dipartita  da  Patos  i  e  nella  mattinata  del  13  ottobre ,  scopre 
l' ìsola  Guanabani ,  una  delle  Lucaje ,  alla  quale  die  11  nome  di  San  Sahradore  . 
Sbarcatovi  sopra ,  ne  prende  solennemente  possesso  a  nome  di  Ferdinando  e 
d' Isabella  Cattolici . 

Addi  15  ottobre,  scopre  successivamente  le  isole  Concezione,  Ferdioandi- 
na  ed  Isabella . 

Addì  25  ottobre,  vede  le  isoletie  Cije  (  le  Casse  )  che  chiamò  Isok  di 
Sabbia  . 

Addi  27  ottobre,  discopre  l'isola  di  Cuba,  detta  dagl'Indigeni  abiUlori 
della  medesima  Kolba .  *  Egli  crede  di  aver  trovalo  Cipango ,  doé  NlfiMi ,  la 
maggiore  isola  del  Giappone. 


Addi  ao  ottobre,  Martino  Aionxo  Pinzon  esprosG  primo  l'idea,  che  Cuba 
fosse  una  imrte  del  gran  continente  Asiatico,  ed  il  Colombo  ditlie  con  lui  que- 
sto sentimento ,  cbe  mai  più  non  abbandonò . 

ABBAHDOVATO  DAL  WUnOU  DISCONUB  HAITI 

Addì  21  novembre ,  Ifardno  Alonzo  Pinzon ,  per  spirito  di  cupidigia ,  si  se- 
para dai  Colombo,  cbe  navigava  sulla  costa  boreale  di  Cuba. 

Addi  5  dicembre,  li  Colombo,  discopre  l' isola  Haiti ,  cbe  chiamò  8pagnuola, 
e  quindi  fu  detta  San  Domingo.  Egli  credette,  cbe  questa  isola  fosse  quella  di 
Cipango,  tanto  cercata,  ingannato  dalla  somiglianza  del  nome  di  Cibao,  che 
è  quello  di  una  provincia  montuosa  e  ricca  d' oro  situata  nel  centro  dell'  isola . 

Nella  notte  del  24  dicembre ,  la  nave  ammiraglia  urtò  nelle  secche  della 
eosta  boreale  di  Haiti ,  e  naufragò .  11  Colombo  e  tutti  i  suol  compagni  s' im- 
barcarono sulla  Nlfla.  In  quella  occasione  egli  ebbe  ic  prime  notizie  intorno 
al  Caribi,  popolo  antropofago  delle  Piccole  Antllle. 

Circa  questo  tempo,  il  Colombo  fondò  cogli  avanzi  della  nave  naufragata, 
il  forte  della  Natività,  sulla  costa  boreale  di  Haiti,  a  guardia  del  quale  lascio 
parte  della  sua  gente,  con  viveri,  armi,  merci  e  quanto  altro  era  loro  ne- 
cessario per  la  sussistenza  e  la  difesa. 

Addi  6  gennaio  1493  ,  navigando  lunghesso  la  costa  settentrionale  di  Haiti, 
egli  incontrò  la  Pinta ,  e  si  uni  nuovamente  ad  essa . 

CEMTO  DI  AVER  TAOVATC  LE  TCRilE  DELL*  AUA  ORIEHTALE 
El  EIEDE  m  SPAOVA  A  POETAIimS  LA  l*ftLICE  EOTBLLA 

Nella  profonda  convinzione  di  camminar  verso  V  Asia ,  una  volta  cbe  ebbe 
messo  li  pie  sulla  terra,  il  Colombo  non  cessò  mai  di  paragonare  gii  oggetti  che 
vedeva,  le  cose  cbe  osservava,  cogli  Indizi  e  le  descrizioni  che  18  anni  innanzi 
il  fiorentino  filosofo  Paolo  Toscanelli  gli  avea  indicate  intorno  alle  ultime  con- 
trade dell'Asia  Orientale. 

Gli  uomini  cbe  riscontrava,  ei  gli  appellò  indiani,  e  questo  nome  è  rima- 
sto agli  indigeni  dei  nuovo  continente,  come  quello  di  Indie  Occidentali  a 
tmie  le  terre  che  rlcingono  il  vasto  mare  dei  Caribi,  principale  teatro  delle 
Colombiane  scoperte. 

Quando  egli  si  avvicinò  ail'isoleita  Isabella  di  sopra  nominata ,  evedette  no- 
tare neli'  aere  quella  fragranza  degli  aromi ,  che  gli  antichi  viaggiatori  aveano 
descrìtto  esalare  dalle  isole  del  mare  delle  Indie  ;  e  pieno  lo  spirito  delle  parole 
del  Polo ,  del  Mandeville  e  del  Toscanelli,  cercava  le  città  e  le  Provincie  sog- 
gcue  allo  scettro  del  Gran  Khan  dei  Mongoli . 

Toaif Aimo  m  spaoma  soFmE  paueose  procelle 

Addi  16  gennaio  1493,  il  Colombo  abbandona  le  terre  scoperte  e  volge 
le  prode  verso  la  Spagna  . 


E  lece  nuiiiro,  coni'c;(li  allro  premio  non  cliicdessc  se  nun  di  quel  che  ipc- 
nv>  trovare  ;  che  mvcniurava  la  sua  pirsotio ,  e  concorreva  etitadìo  ìa  parlo 


Poi,  loriuiDila  nunvamcntc  n  locurcU  conia  dell' amor  proprio ,  Untoien- 
BiUle  In  tulli  1  cuurl ,  dImosUtva  quanta  NircbbanagiiullcBli  prìncipi  magnanimi 
0  geucroBi,  IsabHla  e  Ferdinmdo,  per  aver,  non  fosB' altro,  tentato  di  aap«re 
le  grandcue  e  1  seerell  dPll' universo  i  cooclotslachd  mollo  minori  tctiiailvl, 
bui  col  meileElnio  scopo  in  alirl  lem|d  da  allr)  ree  signori,  la  storia  II  Hcor- 
diuM  con  Uode  grande  del  medesimi. 

B  floaltneflle  esponeva ,  che  quantunque  per  trorare  la  TerìU  delle  cose 
Asse  bene  Impirgata  qualunque  gran  somma  di  oro,  pur  tuttavia  II  Colombo 
non  chiedeva  che  !500  scudi  per  armare  putite  nati  ' 

&A  aXGINA  ISABELLA  SCESHE    PINALKEirTX 
AGLI    AOCORBI  COL  COLOBIBO 


Alle  quali  parole,  artiomenll  e  dlmosirazìonl ,  la  buona  e  geaerosa  Isabella, 
conoMwndo  la  Ibdettà  itel  Sant' Angelo  ed  II  suo  giudizio,  ripose  ringrazian- 
dolo drl  buon  consiglio ,  ed  espresse  iti  volere  accettare  le  proposizioni  del 
Colombo  In  iu<ta  la  loro  estensione,  a  palio ,  che  l'esecuzione  del  progetlo 
fosse  lauto  tempo  dllTerita  quanto  per  riaversi  un  poco  dal  travagli  della  lun- 
ga e  terribile  guerra  di  Granata  occorresse  ;  e  so^giugncva ,  con  espansio- 
ne veramente  sinccm  del  generoso  suo  cuore,  che  anche  quando  II  tesoro 
dello  stalo  non  Tosse  In  grado  di  provrcdcrc  alla  spesa  dell' imprtu,  ora  ella 
HI  risoluta  d'impegnare  lo  sue  proprie  gioie   per  trovare  II  denaro  necessario . 

Cosi  risoluto,  Il  sanl'AQftelo  spedì  loslo  un  ulizialc  di  corte  per  Tat  tornare 
Indietro  il  Colombo ,  che  già  a^ea  camminato  per  due  leghe  sulla  strada  di 
CiMtloTai  II  quale,  lorurmaio  della  deicrmi Dazione  reale,  tornò  cubito  a  SanU 
Pè,  ove  nell'alto  la  convenzione  ni  loiioscritta ,  addi  17  aprile  HDli  ed  ebbe 
eorso  come  legge  in  luti)  l  docnlnl  delle  corone  di  Aragona  e  di  Castiglia  , 
addi  30  dello  stesso  mese . 

B  petcbA  fu  stipulalo  ,  die  la  corona  dì  Castiglia  irebbe  essa  sola  le  spese 
dell'  armamento  (  Ferdinando  avendo  solloscrillo  piuttosto  per  deTerìre  alle 
votonli  delia  regina ,  che  per  Intima  convinzione  dell'  ulililì  della  cosa  ) ,  cosi , 
Gncbè  risse  Isabella ,  ben  pochi  Aragonesi  oiicnnero  di  potenl  stabilire  oeì 
tenitori  nuovamenle  scoperti. 


GOUUIBO  A  PALOa  aOHTXGLIA  L' ABMAMEMTO 
DELLE  SUE  VATI 


Ecco  cessate  le  angusllc  del  Colombo  :  e<  Cu  iarelicc  si,  ma  non  più  mendloo. 

Fu  deciso,  che  l'armamcnla  dello  piccola  Dotta  destinala   al  viaggio  del 

Colombo ,  dovca  brsì  nel  porto-  di  Palos  In  Andalusia ,  volendo  la  regina 


4»»  85  441- 

suoi  progetti  poiché  era  morto  poco  tempo  Innanzi  la  scoperta  del  Nuoto 
Mondo  • 

E  que'  regi  vollero  perfino  coneedergll  di  aggiugnere  nella  sua  arme  genti- 
I  llzia  gli   slemmi  dei  regni  di  Castiglia  e  di  Leone ,  con  gli  emblemi  delle  sue 

•  dignità  e  deile  sue  scoperte;  grazia  veramente  straordinaria  :  —  così  composta , 

I  l'arme  di  casa  Colombo  e  dei  suol  successori  é  tale,  quale  In  fine  di  questi 

!         cenni  biografici  la  presentiamo . 

;  Da  quel  momento  il  Colombo  riguardossi  come  spagnuolo ,  ed  ispagnuolò 

finanche  11  suo  nome  nativo,  prima  coniandolo  di  latina  stampa,  supponendo 
che  fosse  Colontis  ;  e  perchè  straniero  accento  noi  danneggiasse  nelle  gelo-         i 
se  orecchia  spagnuole,  il  raccorciava  quindi  In  Colon,  la  toga  latina  (  dice 
r  Irving  )  neir  Ispano  salo  ,  castigUanamente  mozzando .  —  D' ora  Innanzi  el  si 
chiamò  adunque  Criitoval  Colon . 

asanuuiE  EarvaiAmo  dsou  spaovuou 

PnXB  SCOPERTE  USL  COIiOMBO 

Il  secondo  viaggio  del  Colombo,  fu  InUìipreso  con  apparato  ben  più  ma- 
gnifico del  primo:  erano  17  navi,  e  sovr'esse  gran  numero  di  uomini,  tra  i 
quali  1  suol  due  fratelli  Bartolommeo  e  Diego,  che  la  fama  delle  scoperte  del 
primo  viaggio  avea  chiamati  In  Spagna .  —  Scopo  di  questa  spedizione  era 
non  solo  di  scoprir  nuove  terre  ma  anche  di  colonizzarle . 

V  Europa  intera  era  entusiastata  dalle  recenti  scoperte  oltreatlantlche  ,  e 
la  Spagna  divldea  le  colombiane  credenze  di  avere  rinvenute  le  terre  dell' Asia 
Orientale ,  V  India ,  cioè  la  Cina  ed  11  Giappone .  Laonde  grande  fu  l'ardore  per 
accompagnare  11  Colomlio  In  questa  seconda  spedizione . 

Signori  di  gran  nascita,  nobili  cavalieri  d'Andalusia,  clamberlani  di 
corte ,  intendenti  e  ministri  delle  case  reali ,  tutti  con  estremo  entusiasmo 
domandarono  l'onore  di  accompagnar  l'Ammiraglio  del  gran  mare  Oceano 
nel  viaggio  che  era  per  Intraprendere.  —  È  questa  l'epoca  più  felice  della  vita 
del  Colombo. 

Fascinate  le  loro  menti  dalle  Idee  di  questo  grande  uomo,  essi  s'Immagi- 
navano di  trovare  al  di  \à  dell'  Atlantico  golfi  e  seni  ricchi  di  perle ,  grandi 
I  /  Isole,  estese  provincia,  feracissime  di  aromi  e  profumi  preziosi ,  ed  aspre  di 
monti  gravidi  di  oro  e  sfolgoranti  di  gemme . 

81  Immaginavano  eziandio  di  poter  coprirsi  fecllmente  di  gloria  piantando 
lo  stendardo  della  Croce  sulle  mura  di  opulenti  città,  che  doveano  divenire 
loro  feudi  ;  e  credevano  fermamente  che  pochi  giorni  di  marcia  bastassero  per 
aggiugnere  alle  cinesi  Provincie  di  Mangi  e  del  Calalo,  e  delle  fosse  sottomet- 
tere Il  Gran  Khan  e  convertirlo  alla  fede  cattolica  :  Insomma  pensavano  hrt 
ad  un  tempo  un*  opera  pia,  e  acquistare  gloria,  e  provvedersi  d'immenso  rie* 
chezze. 


86 

Le  qntli ,  è  molto  dubbio  cbe  volessero  impiegare  per  la  liberazione  del 
Santo  Sepolcro,  come,  con  nobile  entusiasmo,  pensava  di  Ihre  il  Colombo  ;  iJ 
quale  prometteva  al  re  ed  alla  regina  Cattolici  di  prelevare  dal  prodotto  delle 
sue  scoperte  tanta  somma  di  oro ,  quanta  bisognasse  per  compiere  quella  santa 
impresa ,  e  mantenere  per  dodici  anni  50  mila  soldati  di  fanteria  e  5  mila  ca- 
valieri di  tmto  punto  armati  ! 

8SCOWDO  ▼ZAOaiO 
PARTITO  DA  CADICE  DISCOPRE  ItE  AHTUXE  E  IiA  GIABiAICA 

E  TlfllTA  Ii*niTERaO  D*  BAITI 

La  flotta  adunque,  usci  da  Cadice  addi  25  di  settembre  1493 ,  e  pochi  gior- 
ni dopo  gettò  le  ancore,  secondo  il  solito,  alle  Isole  Canarie .  Quindi  procedette 
sulla  latitudine  delle  isole  del  Capo  Verde,  nella  quale  si  mantenne  in  fino  alla 
domenica  del  3  di  novembre ,  giorno  tb  cui  II  Colombo  scoperse  due  Isolette 
della  catena  delle  Piccole  AntlUe,  alf  una  delle  quali  die  appunto  il  nome  di 
Domenica,  ed  all'  altra  quello  di  Maria  Galante,  dal  nome  del  suo  navilio. 

Poi  scoperse  successivamente  molto  altre  isole  di  quella  medesima  catena  , 
come  la  Guadalupa ,  ove  trovò  i  Caribi  antropoCtigi,Monserrato,  Antigua,  San 
Cristoforo,  Santa  Croce,  le  Vergini,  ec. 

Costeggiò  ad  austro  1*  isola  di  Porto  Ricco ,  e  finalmente  pervenne  sulla  co- 
sta boreale  di  HaiU . 

Ivi,  con  suo  molto  rammarico,  trovò  distrutto  il  forte  della  Natività,  e  seppe, 
che  quei  che  vi  avea  lasciati  nel  precedente  viaggio ,  erano  staU  dagli  isolani  a 
tradimento  trucidati . 

Allora  risolvè  di  fondare ,  in  meao  ad  una  fertile  pianura  ed  In  fondo  di 
un  porto  sicuro ,  la  città  d' Isabella  ;  quivi ,  oppresso  dalla  gotta  e  dagli  albri , 
rAmmiraglio  cessò  di  scrivere  il  suo  giornale. 

Addi  II  febbraio,  del  1494,  rimandò  in  Spagna  12  navi  della  sua  flotta. 

Nel  marzo  ,  visitò  le  miniere  di  Cibao ,  situale  nel  cuore  dell'  Isola ,  ine- 
sauste di  oro ,  e  vi  fondò  il  castello  di  San  Tommaso  :  —  dipoi  ebbe  a  com- 
battere contro  le  prime  sollevazioni  de'  suoi . 

Scoperse  quindi  l'Isola  Giamaica,  ed  esplorò  la  costa  meridionale  di  Cu- 
ba insino  all'isoietta  Pinos. 

Nel  ritornare  a  levante,  costeggiò  la  Giamaica  ed  Oaiti  dalla  parte  di  mezzo 
giorno ,  ed  in  questa  ultima  Isola  esplorò  la  foce  del  fiume  Ozama ,  e  formò 
il  disegno  di  fobbrlcarvi  la  città  di  San  Domingo . 

Tornò  quindi  alla  città  di  Isabella,  e  vi  trovò  i  coloni  in  discordia ,  egli 
indigeni  in  ribellione .  Quotò  gli  uni ,  domò  gli  altri ,  e  nominò  suo  luogote- 
nente Il  fratello  Bartolommeo . 


-^^  ST  m- 


n.  ooMMno  oomcETtmem  vmiHO  &'iincA 
m  oonmx  n  tiaocio  niTOKMO  al  qmmbo 


Pervenoto ,  come  dicemmo,  alla  estremità  occidentale  di  Cuba ,  oltre  l' iso- 
letta  Pinos  (  ne* quali  mari  dice,  in  ana  lettera  scrìtta  a  Papa  Alessandro  Yl , 
di  avere  scoperte  1400  isole  )  Ita  tanto  persuaso  di  atere  posto  11  pie  sul  con- 
finente  asiatico ,  e  precisamente  nella  penisola  dell*  oro ,  Aurea  Cherstmetus 
degn  antichi  (  la  quale  corrisponde  appresso  a  poco  alla  penisola  di  Malacca 
del  moderni  ) ,  che  addi  II  giugno  1494 ,  flbce  prestar  giuramento  a  ciascuno 
del  suoi   compagni  di  a?ere  scoperta  e  toccala  la  terra  fl^rma  dell'  Asia  ! 

Ripiena  la  mente  di  ricordi  biblici,  e  dei  frammenti  di  Tolomeo,  registrati 
nelle  opere  del  cardinale  d*  Allly ,  che  area  attentamente  studiate ,  egli  sperava 
ad  ogni  pie  sospìnto  di  scoprire  1*  isola  06r,  famosa  nelle  storie  dei  magnifico 
e  sapiente  re  Salomone,  la  quale  alcuni  geografi  credono  sia  la  moderna  Su- 
matra o  Giava^  magnifiche  Isole  dell'Oceanica  Occidentale. 

E  dicesi  perfino,  che  giunto  alla  estremità  di  Cuba,  il  Colombo  si  lagnas- 
se di  non  avere  bastanti  viveri  per  ritornare  in  Spagna  per  la  parte  del- 
r  Oriente  compiendo  il  giro  delb  terra .  Idea  vasta  ed  ardita  e  degna  dell'  alla 
soa mente  e  dell'immenso  suo  cuore,  la  quale  al  tempo  stesso  dimostra  quan* 
lo  egli  fosse  certo  di  navigare  pel  mare  delle  Indie .  Se  non  gli  fosser  manca- 
te le  vettovaglie,  dice  ch'ei  volea  attraversare  tutto  II  golfo  del  Gange,  cercare 
un  passaggio  peli'  Europa  girando  Intorno  all'  Affrica  ,  oppure  sarebbesi  tra- 
sferito a  Suez ,  avrebbe  aggiunta  loppe  per  terra ,  e  da  quella  città  del  litto- 
rale  di  Palestina  ,  sarebbe  tornato  In  Spagna  pel  Mediterraneo  !  l  t 


I  OVOI  MENICI  IMTAiaAmO  PSA  POBIiO  DI 


Egli  avea  rimandato  in  Spagna  I  più  sediziosi  tra  i  coloni  d' Isabella ,  di  che 
essi  Ikoevano  grande  clamore ,  ed  alzavano  forte  la  voce  contro  questo  pur 
troppo  necessario  procedere  dell'  Ammiraglio .  —  Appoggiati  dal  credito  d**! 
suoi  nemici ,  que*  sediziosi  scornati  nella  colonia  mossero  le  prime  dogUanse 
contro  di  lui  in  Spagna . 

Il  Fonseca,  presidente  del  consiglio  delle  Indie,  nemico  acerrimo  del  Co- 
lombo, persuase  re  Ferdinando  di  inviare  un  oATiziale  della  Corte,  perchè  ve- 
rificasse quanto  nel  paesi  novellamente  scoperti  soceedeva  :  ma  l' Inviato  si 
condusse  con  tanta  arroganza  verso  il  Colombo,  che  questi  non  vide  altro  espe- 
diente che  quello  di  giustificarsi  in  persona ,  e  decise  tornare  in  Spagna . 

Laonde  con  225  de'  suoi  e  30  Indiani ,  il  giovedì  IO  marzo  dell'  anno  I49G, 
egli  s'imbarcò  nel  porto  d'Isabella  su  due  caravelle,  e  volse  le  prode  verso 


-«#»  88  441- 

Spagna,  costeggiando  la  catena  delle  Piccole  Antille  Ano  a  Maria  Galante  e  Goa- 
dalupa,  prime  terre  da  lui  acoperte  In  questo  viaggio ,  ed  approdò  in  quest*  ul- 
tima Isola  addi  9  aprile,  e  Ti  combattè  I  fierissiml  ed  antropofagl  Caribi . 

Finalmente  gettò  l'ancore  in  Spagna  addi  8,  o  10  giugno  del  1496,  avendo 
impiegati  32  mesi  e  mezzo  in  questo  viaggio . 

Inbttl  la  sua  presenza ,  e  le  ragioni  cbe addusse,  produssero  l'effetto  che  ne 
afeva  atteso,  conciossiachè  i  sovrani  gli  restituirono  la  lor  confidenza ,  e  lo  col* 
marono  di  nuovi  bvori .  Eglino  in  quel  tempo  tenean  corte  a  Burgos ,  dove 
assistevano  alla  celebrazione  delle  nozze  contratte  tra  il  loro  figlio  don  Glo. 
vanni  e  Marglierita  d'Austria,  figliuola  di  Massimiliano  imperatore:  infelice 
unione,  che  la  improvvisa  morie  dello  sposo  scioglieva  appena  legata  . 

Ué  rOMSSCA  MEMICO  DEI.  COI.OHBO 

Trionbto  felicemente  degV  intrighi  de' suoi  nemici ,  il  Colombo  espresse  il 
desiderio  d' imprendere  un  terzo  viaggio  di  scoperte  :  la  quale  offerta  piacque 
molto  al  re  ed  alla  regina,  che  sobito  ne  ordinarono  i  preparativi  necessari  nel 
porto  di  San  Locar,  ma  procedevano  lentamente. 

In  quel  tempo  i  regi  Cattolici ,  tramutarono  la  loro  corte  da  Burgos  a 
Medina  del  Campo:  e  mentre  concedeano  grazie,  provvisioni  ed  onori  al 
Colombo,  perchè  ancora  la  mala  inrormazlone  de'  cattivi  e  Invidiosi  non 
avea  in  essi  alterala  la  giusta  e  buona  volontà  di  gratificare  con  tutti  I 
mezzi  i  meriti  ed  i  servizi  del  grande  italiano ,  un  Giovanni  di  Fonseca ,  arci- 
diacono di  Siviglia  e  regio  ministro ,  tratteneva  e  ritardava ,  per  quanto  era 
in  suo  potere,  lo  spaccio  dell'armata  molto  più  dì  quello  non  convenisse. 

Fin  d' allora  adunque ,  detto  Fonseca ,  che  poi  fu  vescovo  di  Burgos ,  dava 
a  dimostrare  qual  odio  mortale  portasse  al  Colombo  e  alle  cose  sue .  Geloso 
de'bvori  che  I  sovrani  delle  Spagne  impartivano  al  meraviglioso  viaggiatore, 
egli  adoperò  ogni  mezzo ,  tentò  ogni  via  per  denigrare  nell*  animo  loro  quella 
reputazione  si  onorata  ,  quella  fama  si  meritamente  acquistata:  —Insomma  e'si 
fece  capo  di  tutti  quelli  che  tentarono  di  metterlo  in  disgrazia  dei  re  Cattolici  $ 
e  fu  la  principale  cagione ,  che  i  sovrani ,  Ingannati  da  false  relazioni  e  traditi 
dal  suoi  maligni  consigli ,  si  lasciarono  andare  a  commettere  quella  solenne 
ingiustizia  della  missione  del  Bovadilla ,  che  è  bruttissima,  Indelebile  macchia 
al  loro  carattere ,  e  che  tanto  amareggiò  gii  ultimi  giorni  della  vita  del  Co- 
lombo. 

TERSO  YEAQQMO 
UVA  nSAA  WUkMéATTIA  OBBUOA  WL  COLOMBO  AD  APVAODABS 

AIAE  IBOUB  DEL  CAPOTEBDB 

Finalmente ,  vinti  tutti  gli  ostacoli ,  che  la  qualità  dell'  impresa  e  la  mali- 
zia dei  suoi  nemici  aveano  opposti ,  addi  30  maggio  1498  l' Ammiraglio  spiegò 
le  vele ,  con  sei  navi ,  pel  suo  terzo  viaggio . 


-**#>  89  44^ 

Fdiee  Id  sul  principio,  perchè  il  Colombo  ebiMs  per  la  prima  volta  la  ven- 
tura di  scoprire  la  terra  ferma  del  Nuovo  Continente ,  la  fine  però  di  esso  fu 
trista  »  avvegnaché  successe  la  iniqua  prigionia  di  lui . 

Come  le  altre  volte,  egli ,  dopo  partito  di  Spagna,  approdò  alle  isole  Cana- 
rie, ove  liberò  un  navillo  spagnuolo  ch'era  stato  catturato  da  un  vascello  fran- 
cese (allora  Spagna  e  Francia  erano  in  guerra)  :  quindi  divise  la  sua  armata 
in  due  squadre,  che  una  spiccò  direttamente  per  Haiti,  con  rinfreschi  di  ogni, 
sorta  e  l'altra  ritenne  sotto  il  suo  comando  volgendo  con  essa  Inverso  austro. 

Ma  sorpreso  da  fiero  attacco  di  gotta,  accompagnato  da  febbri  violente,  (ù 
costretto  fiermarsi  alle  isole  del  Capo  Verde . 

DMCOPIUB  Ii*ISOI.A  imnRTÀ  E  I.A  TEMMA  WWmMÀ, 

Il  giovedì  6  di  luglio ,  r  Ammiraglio  lasciò  Sant  Jago ,  la  principale  di 
quelle  Isole;  e  addi  3l  del  medesimo  mese,  discoperse  In  fondo  airorloonle  le 
montagne  dell'  isola  Trinità . 

Orca  il  primo  giorno  di  agosto  egli  si  accostò  al  canale  australe  che  separa 
quest'Isola  dalla  terra  ferma,  ove  udì  11  tremendo  firagore  delle  correnti  del  mare. 

Truportato  dalle  medesime,  entrò,  non  senza  pericolo,  nel  golfo  di  Paria, 
awkloandosi  alla  terra  ferma  si  accorse  navigare  per  l'acqua  dolce. 

Attribuì  il  fragore  delle  acque  all'urtarsi  impetuoso  dell'onda  dolce  dei 
flnmiy  che  II  presso  hanno  la  foce,  con  quella  salsa  dell' Oceano  in  quegli  an- 
gusti canali  continuo  agitato  dai  flusso  .e  dal  reflusso. 

Il  Colombo  sbarcò  la  prima  volta  sulla  terra  ferma  del  Nuovo  Continente, 
addi  5  agosto  1498;  e  tanto  bello  gli  parve  l'aspetto  di  essa,  si  maravlgllose 
le  sue  piante,  si  delizioso  il  cttma,  e  ricco  11  suolo  ed  11  mare .ond'è  bagna- 
to, che  non  esitò  a  credere,  che  il  Paradiso  Terrestre  non  fosse  in  questa  con- 
trada situato. 

Qutaidi,  piena  la  fontasla  di  bibliche  idee,  egli  usci  dal  golfo  di  Paria  pel 
canale  boreale,  e  circa  II  15  agosto,  dopo  aver  costeggiato  il  lido  settentrionale 
della  provincia  di  Paria ,  discoprì  l'isola  Margherita  (cori  chiamata  per  la 
grande  quantità  di  perle  clie  trovò  nei  suoi  mari),  massima  delle  isole  di 
Sotto  Tento. 

E  di  quivi  volse  le  prode  verso  l' isola  d'Haiti ,  ove,  addi  30  agosto ,  die 
fondo  alla  foce  dell'  Ozama ,  nel  qual  sito  Bartolommeo  suo  fratello  avea  per 
ordine  suo  la  città  di  San  Domingo  fondata  . 

movA  I.A  coiiOnA  m  sav  oommoo  aoit ata 
OAUbB  anroiiiisMMn  deixe  quau  i  «voi  «poci 

I.O   ZVCOI.PAHO. 

Ma  trovò  quefla  colonia  in  estrema  oonAislona.— La  buona  aooogllenza  btla 


dal  Fonaeca  agli  ammutinati  d'Isabella,  avct  imbafclanitla  la  torma  degli 

i  i 

I 

I.  12 


90 

avidi  e  indiicipliiiaU  avventurieri  di  San  Domingo,  elio  s'erano  apertamente 
rivoltati  contro  l'autorità  di  Bartolommeo  Colombo.  Questi  però  gli  avea  ob- 
bligati a  fuggire  nelle  montagne  »  ove  forse  avrebbeli  tutti  sterminati .  Ha  In 
questo  frattempo  glugneva  l'Ammiraglio,  che  volle  tenere  la  via  della  dolcei- 
za  9  temendo  di  essere  a  corte  incolpato  di  aver  suscitata  con  troppo  grandi 
rigori  la  guerra  civile . 

11  perchè  parlamentò  coi  ribeili ,  che  acconsentirono  di  tornare  in  Spagna 
purché  e'promettesse  di  dimenticare  il  passato,  ed  egli  lo  promise:—- ma  giun- 
ta r  opportunità  d' imbarcarsi,  essi  ricusarono  di  farlo,  ed  II  Colombo,  minac- 
ciato della  diserzione  de'  pochi  rimastigli  fedeli ,  fu  costretto  di  accordare  ai 
aziosi  condizioni  più  vantaggiose. 

Frattanto  la  nuova  di  (|uella  sedizione  arrivava  alla  corte  dei  Sovrani  Cat- 
tolici ,  ed  era  con  gran  piacere  dal  nemici  del  Colombo  accolta ,  per  volgerla  a 
suo  danno  neir  animo  del  re  e  della  regina  :  e  quantunque  giugnesse  Uuieme 
eon  la  nuova  della  scoperta  della  terra  ferma ,  l' Impressione  che  In  corte  avea 
prodotto  fu  tale ,  che  tanto  strepitosa  notizia  non  ne  dUnlnuì  neppure  meno- 
mamente r  effetto. 

1  nemici  del  Colombo  prevalsero  nel  consiglio  dei  re',  da  cui  era  stato  am- 
mirato si,  ma  amato  non  mai.  E  perflno  la  regina,  che  sempre  aveaasaunta 
la  sua  difesa,  questa  volta  fu  anch'essa  sedotta,  e  si  decise,  d'accordo  con 
Ferdinando,  di  concedere  le  più  amplio  fiioolià  a  Francesco  di  Bovadilla ,  che 
spedirono  a  San  Domingo  pesche  esaminasse  la  «ondotta  dell'Ammiraglio,  ed 
a  lui  eziandio  si  surrogasse  nel  governo  di  Haiti ,  se  ciò  avesse  creduto  oppor- 
tuno di  fere. 


H.  BOVADfTAA  VA  IHPRIOIOVAIIE  I  COLOMBO 
CRB  IVCATEIIAVI  UHASDA  IV  8PA0VA 


Non  prima  quest'  uomo  violento  gltmse  a  San  Domingo ,  che  s' impadronì 
dell'  autorità  governatoria  :  —pose  in  libertà  1  sediziosi  che  erano  nelle  prigioni 
di  quella  nuova  città;  fece  arrestare  Bartolommeo  Colombo  luogotenente  del- 
l'Ammiraglio, el'  altro  suo  fratello  Diego:  —e  lo  stesso  Cristoforo,  che  alla 
novella  dell'arrivo  del  Bovadilla  (che  sapealo  munito  di  poteri  straordinari 
dei  sovrani),  si  era  affrettato  di  venire  verso  di  lui,  fu  per  ordine  suo  crudele 
ed  imperioso,  arrestato  e  condotto  in  prigione,  ove  alla  sua  presenza  lo  fece 
Incatenare. 

Una  flotta  sorgea  sulle  ancore  nel  porto  di  San  Domingo  pronta  alla  parten- 
za per  Cadice,  e  11  Bovadilla  fece  condurre  sopra  le  navi  della  medesima  1  Ora- 
felli  Colombo,  che  rimandò  in  Spagna  incatenati  come  1  più  grandi  delinquen- 
ti della  terra  ! 

In  tal  guisa  il  barbaro  Bovadilla  trattava  Cristoforo  Colombo ,  quest'  uomo 
IrrepreBsibile,  che  mediante  straordinari  travagli  avea  aperta  a  tuttala  umana 
specie  la  via  ad  nn  immenso  avvenire,  ed  acquistati  innensli  tesoci  alla  Spagna. 


91 

Ctloro  ch'erano  msmà  dB'saoi  bcMÉci  taroao  i  prioii  aé  abbtBdooarìo  ! 

éà  tìnoUaM  Tolle  ìDcqygn  i  piedi;  nn 
OM  éei  prafri  «vfll«i ,  qudo  appoale  che  egli  pii  i^tta  anelo  e  ni— e 
me  •  ei  pratfè  fokaleroeo  pir  fivgli  ^odroltieBO  okrasgio  !  * 

Aloiché  le  flooe  fb  praale  e  selpere ,  e  il  VeUeio ,  cepitano  del  beslinwB- 
!•  che  def«e  riceodorle  ìm  Opegne,  andò  a  preaderlo  nella  prigìoiie,  il  Co- 
Iwfce  cifdeOc  di  defer  esaer  eoadocto  a  Merle.e  pene  oppran  da  qmA'  id- 
tiOM  colpo  dcUa  fiiilM;  laiche,  eoa  eeolinMBto  di  tristem  prafeoda  ,  gi 
chiese:  —Talleiodofe  mi  meni  ta?  —A  bordo  nella  mia  nere ,  signore ,  ri- 
«poee  il  capitano  —  Dei  die  il  Colombo  dubitando,  toggimise  :-— È  vero  ?  ~ 
Ed  II  Talleio  reiteratamente  lo  assioirò  della  nrità  dell' aseerlo.  Allora  TAm- 
miraglio  ritrorò  la  na  calma  onfioarìa . 

K  in  qaeslo  ttato  partì  da  San  Domingo,  drca  i  primi  giorni  di  ottobre 
deiramw  I50i . 

noe  di  riapello  pir  upno  il  ilbftmialo,  il  Talleio  Tolera  discioglierto  dM 
flooì  ferri ,  ma  fl  GoloaBbo  lo  impedi,  pronimEiando  qneate  terere  perete: -- 
10  ftirooo  in  nome  del  re  messi,  io  non  II  lascerò  che  per  ordine  suo  ~B  quel  j 

ì  ftnl  pel  sempre  eoHerrò  ,e  foHe  che  dopo  la  eoa  morte  IbeKTO  posti  nel  suo         | 

;  Hche  fa  fello. 


I  floot  mou  é 


Appena  arrirato  in  Spagna ,  Ferdinando  ed  Isabella ,  informati  dei  duri 
trattamenti  dal  Colombo  sopportati ,  ne  Airono  dolentissimi  e  pare  ?eramenle 
non  soepellasscroil  BofadiHa  rt  crudo  tiranno.  Laonde  incontanente  ordinarono 
che  egU  ed  i  suol  ftatelll  foeser  posti  in  libertà  ;  e  spedirono  ano  dei  loro 
•fiahJI  a  consolar  1*  Ammiraglio,  ed  Infilarlo  di  presentarsi  al  loro  cospetto  . 
Quando  egli  fu  In  corte,  la  quale  In  qnel  tempo  era  a  Granata,  i  sovrani 
lo  aecolsero  con  bontà,  e  comraiserarono  le  sue  pene .  Lo  assicurarono  di 
non  aTer  mai  ordinato  al  Boradilla  di  trattarlo  In  quella  guisa  eh'  era  stalo  trai- 
lalo;  •  non  è  a  descrifere  la  molla  compassione  e  tenereza ,  che  gli  dimeetrò 
la  regina  IsabeUa . 

Non  potendo,  per  la  profonda  commozione  che  egli  prorara  ,  profferire 
parehial  cospetto  dei  sovrani ,  il  Colombo,  cogli  occhi  molli  di  pianto,  cadde 
ai  loro  piedi.  Bssi  stessi  lo  rialzarono ,  e  come  fu  calmaU  la  sua  agitazione , 
ei  reee  conio  della  sua  condotta  e  delle  pene  sofferte  :  infine  asslcurara  i  prin- 

'  dpi  ddla  sua.feddià ,  e  del  desiderio  vivissimo  che  avea  di  consumare  1  suoi 

giorni  in  loro  senrigio . 

1  Dopo  qod  tenero  colloquio  parve  che  i  regi  lo  ritornassero  pienamente 

nella  loro  grazia  ;  e  quanto  ad  Isabella  non  è  certamente  da  dubitarne  •  Ma 

'  sebbene  II  Bovadilla ,  autore  dd  suoi  molti  guai,  fòsse  slato  forte  ricootenuto 


9S 

dell' abtuo  che  area  liilto  della  conlldenxa  del  «noi  flotranl,  e  da  essi  risoluta- 
niente  dall' lumiNito  goTenio  richiamato,  nondlmanco  il  Colombo,  ch'ebbe 
sempre  molti  nemici  a  corte,  e  primo  e  più  potente  di  tutti  il  Fonseca  antldetto, 
e  che  non  mai  fu  da  Ferdinando  cordialmente  amato,  non  Tenne  reintegrato 
nelle  sae  dignità  di  Ammiraglio,  e  nel  suo  governo  e  nei  suoi  beni  dell'Iso- 
la Spagnuola  ;  che  anzi  11  re  glie  ne  vietò  espressamente  l' accesso  od  quar- 
to viaggio,  che,  dopo  tanti  cattivi  trattamenti,  e  sebbene  fosse  veedilo 
di  età  e  molto  malato,  pur  ebbe  la  magnanimità  di  intraprendere. 


QUAATO  VIACMMO 
a*  COLOMBO  DMOOVmS  I.A  SBCOBBA  TOIiTA  MJL 


Il  Colombo  spiegò  le  vele  pel  suo  quarto  viaggio,  dal  porto  di  Cadlee, 
con  quattro  navigli,  addi  II  maggio  1502,  in  compagnia  di  suo  figlio  Ferdi- 
nando, allora  giovanetto,  che  poi  fu  lo  storico  fedele  delle  gesta  del  padre 
suo. 

Toccò  le  Canarie,  ed  In  49  giorni,  (contati  dalla  sua  partenza  da  Cadi- 
ce), vide  l' isola  Spagnuola ,  ove ,  senza  gettar  l' ancora ,  Inviò  uno  dd  suoi 
ufQzIali  nel  porto  di  San  Domingo  per  chiedere  di  scambiare  uno  dei  suol  quat- 
tro navigli,  che  camminava  assai  male:  —  ma  il  governatore  Ovando,  suc- 
cessore del  Bovadilla,  non  volle  concedergli  quanto  domandava. 

Quindi  pati  in  quei  mari  la  Cimosa  procella  ,  che  quasi  tutta  affondò  la 
flotta,  che  riconduceva  in  Spagna  il  tiranno  Bovadilla  ed  1  maggiori  ribelli 
che  avean  fatto  tanto  male  al  Colombo ,  e  quello  e  la  maggior  parte  di  questi 
in  essa  miseramente  perirono  .  Giustizia  di  Dio  ! 

Tornato  il  mare  In  calma ,  e'  veleggiò  verso  ponente ,  e  riconobbe  l' Isola 
Giamaica ,  scoprì  quella  di  Guanaja ,  e ,  cercando  il  preteso  stretto  di  Tem 
Ferma,  che  ei  credea  dovesse  esistere  a  mezzo  giorno  di  Cuba ,  per  passare  nel 
mare  delle  Indie ,  approdò  In  un  porto ,  presso  II  quale  surse  più  lardi  la  città 
di  Truxillo,  situato  nella  terra  ferma  del  Messico. 

Esplorò  la  costa  detta  dei  Mosquitos,  e  di  là  pervenne  ad  una  riviera  cui 
die  nome  di  Veragua. 

Finalmente,  dopo  aver  costeggiato  per  trecento  cinquanta  leghe  la  terra  Dor- 
ma, scoperse  un  ultimo  porto,  al  quale  impose  il  nome  di  Porto  dello  Scrì- 
vano. 

Ritornò  quindi  a  Yeragua ,  ovunque  raccogliendo  Indizi  della  esistenza  di 
miniere  d'oro  di  grande  ricchezza,  situate  nell'interno  del  Continente.  Ed 
In  Yeragua  successe ,  per  male  Intelligenze  insorte  fra  gli  Spagnuoll  e  gli  In- 
digeni ,  fierìssìma  pugna ,  nella  quale  molti  uomini  delle  due  parti  persero  la 
viu. 


» 


e  di  pocftK  sooi  Mei ,  le  tffMMll  e 
éA  ma  TMipiiiri  ,  che  II»  Mcoipafiap  dei  «yi  che  soM 
«Mi  pìÉHìa  desQoi. 

rmMrwir^  U  pobbici  iadigiiirioiir  •  il  sonMme  coolkM»  dtfA  ihK 
tali  di  San  Domiaff»,  costrìascro  lo  spielaia  Ot»Béo  di  yet^eiKn»  a^ll  mld 
drir  ■■Mirijlin  di  torre  dagli  onori  di  una  terra  bafbaia  e  deserta  lo  )t«- 
Irtaredd  liiiofo  Hoodo  * 


CcMia  Golombo,  lo  fcofvitore  della  metà  del  GloboV<lopoeneie  italo  per 
iB*  aBOO  colpe? olmciite  dlmenllcalo,  ed  arer  patite  durissime  peoe,  come  UQ 
delinquente clie a?esse ricevuu  la  graiia,  arrivaTa  a  San  Dominio»  la  tcfft 
testimone  delle  sue  nobili  gesù  come  governatore  e  viceré .  Ivi  prendeva  breve 
riposo  ;  quindi  si  imbarcava  per  Europa,  per  non  ritornare  nel  Nuovo  Mondo 
altro  che  morto. 

Bi  giunse  in  Spagna  nel  novembre  dell'anno  1504  ,  trafelato  dalle  Htlclie. 

Andò  a  Siviglia ,  dove  alquanto  sostò  per  riaversi  dai  suol  mali  che  tem- 
pre maggiormente  lo  tormentavano . 


94 

iTi  ricevette  la  nuora  della  morte  della  regina  lAbelta ,  e  qoesto  fatto  ap- 
portò r  ultimo  colpo  alla  saa  cadente  salute  :  el  ne  layella  breremente  in  nn 
poscritto  dettato  In  flretu  a  sao  figlio  Diego ,  ma  clie  non  é  però  meno  ammi- 
rabile di  sentimento  e  di  eloquenza . 

>  Eir  è  una  leiione  per  te ,  mio  caro  Diego ,  scriveva ,  per  ciò  che  tu  dei 
bre  al  presenle  :  la  prlncipal  cosa  è  di  raccomandare  a  Dio  affettuosamente 
e  con  gran  devozione  l'anima  della  regina  nostra  sovrana.  La  sua  vita  fu 
ognor  cattolica  e  santa  ;  fìi  ella  ognor  presta  a  tutto  pel  servigio  di  Dìo ,  In 
conseguenza  noi  possiam  viver  sicuri  cbe  ella  vien  ricevuta  nella  sua  gloria , 
e  posta  In  salvo  dagli  affanni  e  dalle  tribolazioni  di  questo  mondo .  » 


Questi  furono  I  meravigliosi  viaggi  di  Cristoforo  Colombo ,  del  quali  II 
mondo  non  ba  visti  nò  pi  A  arditi  nò  più  ricchi  In  resullamenU .  Chi  si  po- 
nesse sul  terreno  della  sclena  moderna  e  dell*  arte  nautica  presente ,  dimen- 
ticando ogni  regola  di  sana  critica,  forse  direbbe,  che  I  viaggi  del  Colombo 
non  ebbero  nulla  di  miracoloso ,  e  che  non  furono  in  sostanza  che  una  esplo- 
razione simile  a  quelle  Intraprese  ai  di  nostri  dal  Parry ,  dal  Ross ,  dal 
Francklln,  dai  Beechey,  ed  anche  di  queste  men  perigliosa;  cbe  egli  «speri- 
mentava di  trovare  nna  via  alle  indie  navigando  verso  ponente ,  nel  modo 
slesso  cbe  questi  Impciterrltl  marinari  inglesi ,  hanno  dentato  di  trovare  on 
passo  verso  le  medesime  contrade  per  la  via  di  maestrale. 

Ma ,  lo  ripetiamo ,  qualunque  In  tal  guisa  giudicasse  le  scoperte  colom- 
biane, dimostrerebbe  non  essere  menomamente  iniziato  nelle  regole  della 
critica;  conciossiachè  l'astronomia  e  la  navigazione  del  tempo  del  Colombo 
fosser  ben  lungi  dal  rassomigliare  a  queste  scienze  ne'  nostri  giorni ,  le  quali 
anzi  ban  conseguita  la  loro  perfezione ,  principalmente  per  la  scoperta  del 
glorioso  nocchiero  di  Liguria . 

Avanti  il  ColomlM),  la  rotondità  della  terra  fu  scritta  nel  libri.  Insegnata 
dal  filosofi  ;  ma  ella  era  rimasta  una  verità  del  tutto  teorica ,  nò  mal  avea 
potuto  passare  nella  scienza  pratica .  Se  il  Colombo  non  avesse  impreso  cbe 
la  scoperta  di  terre  non  accennate  da  nessuno  indizio,  non  potrebbesl  riguar- 
dare più  che  un  fortunato  avventuriero:  ma  e' seguì  con  perseveranza  ammira- 
bile, con  una  fiede  e  un  vigore  che  nell'antichità  gli  avrebber  meritato  di  essere 
ascrìtto  fra  1  semidei  ;  seguì,  dico,  un  pensiere,  cbe  reallzato  sembrogH  dovere 
esercitare  grande,  benefica ,  universale  Influenza,  sul  destini  del  genere  oma- 
;  no;  riferisco  all'  aflratellamento,  alla  associazione  e  fusione  sotto  nna  mede- 

I  sima  legge  e  una  medesima  religione  delle  due   grandi  masse  della  umana 

bmiglia  ,  che  allora  (come  ai  di  nostri)  sedevano  voltandosi  le  spalle  alle  due 
estremità  dell*  antico  continente ,  separate  da  immenso  spazio ,  dal  deserti  e 
dalla  barlMrfe;  riferisco  Insomma  alla  unione  dell'Europa  Occidentale  e  del- 
l' Asia  Orlanlale . 


95 

noi  tflittamo  a  rlamcoiait  negli  annali  dd  fenio,  piiiiift  pie  fraBde  e 
llantropico  di  quella. 

■a  la  PfOfTidenza ,  cIm  avea  scrìtti  in  altre  dfire  i  deitini  deU*  nomo» 
fMea  cbe  il  Colonbo,  cercando  l' Alla  per  porre  ad  cÉBstlo  11  tno  magnifico 
pensiero ,  s' Imkattesse  nelle  terre  di  un  imoieoio  continente ,  •  dlscoprl«a  nn 
WÈmo  mondo  alla  drlllà,  alla  politica,  alla  reUgione. 


Nel  maggio  1506,  fl  Colombo  parti  da  glflgUa  per  la  corta  del  ra  Cattolico . 

Qoel  viaggio  non  somlgliaTa  ponto  alle  sua  trìonfiiU  passeggiata  di  alcuni 
anni  innaml ,  quando,  reduce  dalla  scoperta  del  Nuoto  Sondo,  entrava  in 
Barcellona  seguito  dal  nobili  e  dal  cavalieri  di  tutta  la  Spagna ,  e  tra  le  ac- 
clamazioni di  una  plebe  entusiasta  :  ora  e'  glugneva  a  Segovia  oppresso  dagli 
anni  e  dalla  fttica, tormentato  dalle  infermità.  Immerso  nella  melanconia,  ne- 
gieUo  da  tuUl . 

Presentatosi  a  corte,  ivi  non  là  l'oggetto  di  quelle  delicate  atteniioni,  di 
quella  cordiale  bontà  cbe  tanto  addiceansl  col  suoi  segnalati  servigi ,  perclié 
Isabella  più  non  era. 

Era  destinato  cbe  dovesse  flnira  la  sua  vita  nel  dolore,  a  che  l'orlo  del  suo 
sepolcro  dovesse  esser  seminato  di  spine. 

Tutti  gli  afbrt  suol  erano  in  disordine,  dopoché  il  Bovadilla ,  di  trista 
memoria ,  s*  era  impossessato  della  sua  casa  e  delle  sue  sostarne  In  San  Do- 
mingo ;  né  più  mai ,  da  queir  epoca ,  egli  avea  riscosse  le  sue  rendite ,  che  tutte 
rimanevano  tra  le  mani  del  governatore  Orando ,  degno  successore  del  Bova- 
dilla antidetlo,  o  di  altri  ministri  della  corona . 

Tutto  quello  cbe  avea  potuto  raccogliere  alla  Spagnuola ,  neH'  ultimo  suo 
viaggio  (circa  1200  castlgliaui  d' oro),  lo  avea  speso  per  ricondurre  In  Spagna 
parte  delia  sua  gente,  che  trovavasi  hi  queir  isola  nella  miseria  ;  cosicché  a 
hd  non  rimase  quasi  di  che  vlv^.  Il  perché,  nelle  lettere  che  scriveva  a  suo 
figlio  Diego ,  raccomaodavagU  ognora  U  più  stretta  economhi  >  Nulla  io  ricevo 
delle  rendite  che  mi  sono  dovute ,  e  vivo  d' imprestito»  —  Ho  tratto  benpooo 
profitto  da  venti  anni  di  servizi,  in  mezzo  a  tante  fatiche  e  tanti  pericoli,  poi- 
ché non  posseggo  hi  Spagna  un  sol  tetto  dove  ricoverare  il  mio  corpo.  Se  vo- 
glio mangiare  o  dormire  é  d' uopo  che  io  men  vada  all'  osteria,  ed  il  più  delle 
volte  non  ho  di  che  pagare  11  conto  »  • 


ma  A  nmoLK  a: 


OSA  K  0VO  iMM>A  m   TWaLX 


Ciò  nondimeno  é  meraviglioso  osservate,  che  In  tanta  angusta  e  In  mesm 
a  tanti  urgenti  bisogni  personali  da  sodisftre,  egli  hisislafa  più  ani  pagamento 
del  saldo  dovuto  ai  suoi  nocchiert,  che  sugli  cDolumentl  che  a  lui  il  dova- 


-IH  96  4«t- 

vano .  »  E'son  poTerl  (  scriverà  a  suo  Aglio  Diego  cbe  era  in  corte  ove  pero, 
rava  la  causa  del  padre  ) ,  e'  son  poveri ,  e  corre  ornai  il  terzo  anno  da  che 
hanno  abbandonate  le  loro  case  :  hanno  sofferte  infinite  fhtiche ,  e  valida- 
mente concorso  alle  meravigliose  scoperte  per  le  quali  le  loro  maestà  debbono 
rendere  a  Dio  eternamente  grazie .  > 

Qual  generosa  sollecitudine ,  per  persone  che  conoscea  essere  stati  In  gran 
parte  nemici  suoi,  e  sapea  eziandio,  che  anche  allora  eran  disposti  a  rendergli 
più  male  che  bene  !  ~  Eppure ,  a  questo  punto  giugnea  la  magnanimità 
de' suoi  pensieri,  e  la  sua  naturale  Inclinazione  a  perdonare  le  offese. 

Suo  Gratelio  Bartolommeo,  che  nelle  dure  prove  delle  sue  disgrazie  l'avea 
sempre  con  tenerezza  e  devozione  sostenuto ,  era  allora  in  corte ,  ove  ad  un 
tempo  attendeva  agii  Interessi  di  lui,  e  allo  stato  de' suoi  due  figli ,  e  spe- 
cialmente di  Ferdinando ,  che  di  poco  era  stato  nominalo  paggio . 

Padre  affettuoso.  Il  Colombo,  parla  sovente  di  questo  suo  figlio,  che  al- 
lora avea  17  anni,  con  molta  tenerezza:  infatti  era  Ferdinando  giovane  da 
ftrsl  amare,  perchè  dimostrava  rara  Intelligenza,  ed  esemplar  condotta  su- 
periore alla  sua  età. 

Sovente  il  Colombo  raccomandava  a  suo  figlio  Diego  il  minor  fratello ,  di- 
cendogli :  >  diportati  Inverso  tuo  fratello  come  un  maggior  fratello  dee  condursi 
inverso  II  minore.  Tu  non  ne  hai  altro,  e  prego  iddio,  che  ei  sia  per  te  un 
fratello  qual  ti  bisogna  :  dieci  fratelli  non  ti  sarebbon  troppi.  Io  non  ho  mal 
avuti  migUorì  amici  dei  miei  fratelli»  !  ! 


nrenu  ii»ci,/\mi  dei.  colombo 

FBA  E— «E»  REIHTEORATO  MEI  SUOI  BEVI  E  MBITTI 

Al  costanti  reclami  del  Colombo,  sì  per  lettere,  si  per  le  ambascerie  di  suo 
fratello  Bartolommeo  e  di  suo  figlio  Diego ,  e  si  per  l' intervento  dei  suoi  ami- 
ci,  tra  1  quali  era  attivissimo  Amerigo  Yespucci ,  il  governo  del  re  Ferdi- 
nando opponeva  una  fredda  indifferenza .  Il  Colombo  reclamava  di  essere 
reintegrato  nei  suoi  titoli ,  privilegi  e  beni  conferiligli  dal  famoso  trattato  di 
Granata,  e  dei  quali  era  stato  spogliato  per  gli  inlrighi  ed  1  maneggi  dei  suoi 
nemici,  dopo  l'alDire  del  Bovadiila  di  esecrata  memoria;  il  re  invece  tentò  di 
fare  che  el  renunziasse  a  tutte  le  sue  dignità ,  proponendogli  nuovi  patti  di 
compenso . 

Ma  a  ciò  Dio  non  diede  luogo  (dicelo  storico  Ferdinando),  perciocché  allo- 
ra Il  principe  Filippo  di  casa  d' Austria,  sposo  di  Giovanna  figlia  di  Ferdinan- 
do e  d'Isabella  Cattolici ,  venne  a  regnare  in  Castiglia. 

Tra  r  infermità  e  lo  scoramento ,  allorché  la  speranza  e  la  vita  estlngue- 
vansi  ad  un  tempo  nel  seno  del  Colombo,  nuovo  fuoco  vi  si  riaccese  un  Istan- 
te, ed  un  raggio  briilowi  non  meno  improvviso  .che  passegglero.  Udi  con 
gioia  che  la  giovine  coppia  di  Filippo  e  di  Giovanna  giugneva  di  Fiandra  per 


*«8#  97  «^ 

eoliare  al  possesso  degli  sUU  di  CasUglia,  e  si  lusiogò  inche  una  folla  di  avere 
una  proleitnce  ed  una  amica  nella  figlia  d' Isabella . 

Il  Colombo  sarebbesi  voleotieri  recato  con  il  fiore  della  nobiltà  casUglia- 
na  iocoolro  ai  nuoTi  sovrani  ;  ma  tenealo  in  letto  dolorosa  irrimediabile  ma> 
lattia,  ed  in  quello  slato  non  potè  far  altro,  che  spedire  In  sua  vece  a  Ikre  ad 
essi  omaggio  il  fratello  Bartolommeo,  suo  prìncipal  sussidio  in  tutte  le  estre- 
me bisogne. 

Bartolommeo,  adunque ,  portava  una  lettera  dell'  Ammiraglio  pei  nuovi  so- 
vrani ,  nella  quale,  dopo  avere  espresso  il  rammarico  cbe  Usua  malattia  gli  vie- 
tasse di  trasferirsi  in  persona  a  testimoniar  ad  essi  la  sua  devozione,  li  supplicava, 
die  tra  I  più  fedeli  vassalli  volessero  annoverarlo  :  e  non  tacque  la  speranza  di 
vedersi ,  mercè  loro,  reintegrato  nelle  sue  dignità  e  nei  suoi  beni  ;  t  gli  assicu- 
rò, che  quantunque  in  queir  istante  e' fosse  in  preda  di  crudeli  tormenti,  trovereb- 
tiesi  ancora  in  stato  di  render  lora  tali  servigi,  che  nulla  in  paragone  sarebbe 
il  passato! 

Questo  fu  r ultimo  sforzo  di  quell'anima  ardente  ed  indomita,  cbe  nulla 
curando  gli  anni  e  le  infermità ,  abbandonavasi  sull'  orlo  della  tomba  alla  fi- 
ducia e  alla  speranza  della  giovanezza;  ed  ancor  favellava  di  grandi  imprese, 
come  se  avesse  a  percorrere  lungo  stadio  della  vita ,  e  sentisse  nelle  vene  circo- 
lar rigoglioso  il  sangue  della  età  virile. 

Bartolommeo  ricevette  la  più  lieta  accoglienza  dal  giovani  principi,  cbe  pre- 
starono viva  attenzione  ai  reclami  dei  vecchio  Ammiraglio;  e  io  incombcnsa- 
rono  dì  d'u-gli ,  che  sperasse  di  vedere  in  un  termine  prossimo  esauditi  i  suoi 
voti  :  ma  r  afbnnato  Cristoforo  non  rivide  più  il  fratello ,  né  ebbe  il  contento 
di  udire  quella  risposta  confiM-latrice. 

n.  COI.OIIBO  BEMTEMDOMl  HORIRE 
AOOIUOHC  ALCVIII  CODICZZAZ  Ali    SUO  TCSTAMEHTO 

L' efìmero  fuoco  che  or  dianzi  l' aveva  rianimato ,  si  eslinse  in  un  tratto 
nel  cuore  del  Colombo .  L' ultimo  viaggio  ed  i  soflTcrti  travagli,  aveano  in  mo^ 
do  indebolito  e  rotto  quel  corpo  di  ferro,  che  ornai  nulla  cosa  polea  ristorarlo . 
La  prolungata  sospensione  dei  suoi  onori ,  la  ingratitudine  degli  uomini  e  la 
maldicenza,  aveano  versalo  nella  sua  anima  il  veleno  della  più  cupa  melanco- 
nia .  Sentendosi  mancar  le  forze ,  fatto  accorto  del  prossimo  suo  fine,  si  dispose 
a  lasciar  le  cose  sue  nel  miglior  ordine  possibile,  aggiugnendo  qualche  codi- 
cillo al  suo  testamento  ,  che  avea  fatto  In  Siviglia  fino  dal  22  febbraio  dei'l498. 

Baccontano  1  contemporanei ,  che  nella  giornata  del  4  maggio,  sur  una  pa- 
gina bianca  di  un  piccolo  breviario  a  lui  donato  da  Alessandro  VI ,  ei  scri- 
vesse tip  informe  codicillo,  pel  quale  lasciava  quel  libro  alla  ligure  repubbli- 
ca ,  che  inoltre  nominava  erede  di  qualunque  sua  dignità  e  privilegio ,  alla 
estinzione  della  sua  stirpe  ;  nel  tempo  stesso  vi  esprimeva  la  volontà ,  che  uno 
spedale  nella  città  di  Genova  fòsse  a  sua  spese  fondato . 


I.  13 


-^^  98  ^49- 

Quindi,  in  altro  codicillo,  IntimaTa  a  Diego  suo  figlio,  universale  erede 
dei  suoi  beni  e  titoli ,  di  conservare  la  decima  parte  delle  rendite  prodotte  dai 
suoi  possessi ,  una  volta  che  li  avesse  dalle  mani  della  corona  riscattati ,  e 
d' impiegarla  a  sollievo  dei  parenti  poveri  e  di  altre  miserabili  persone . 

Fissava  le  rendite  annuali  a* suoi  due  fratelli  Barlolommeo  e  Diego,  ed 
assicurava  un  patrimonio  a  Ferdinando  suo  figlio  naturale,  inalienabile  nei 
suoi  eredi . 

Imponeva  al  detto  suo  universale  erede  di  costruire  una  cappella  alla  Ma- 
donna, in  mezzo  della  città  della  Concezione ,  nella  Yega  ,  contrada  dell'isola 
Spagnuola ,  che  Iddio  aveagli  sì  prodigiosamente  conceduta ,  e  di  forvi  celebrare 
tutti  i  giorni  delle  messe  In  suffragio  dell'anima  di  lui  suo  padre ,  di  sua  ma- 
dre, e  di  tutti  coloro  che  erano  morti  nella  Tede  cattolica. 

Finalmente ,  con  calde  apostrofi  raccomandava  alle  cure  di  Diego ,  la  Bea- 
trice Enriquez ,  che  gli  sopravviveva ,  e  lo  pregava  di  provvedere  perchè  ella 
potesse   condurre  onorata  esistenza . 

Ma  noi  non  abbiamo  qui  rilevate  che  le  più  notevoli  delle  sue  volontà, 
tutte  da  meraviglioso  criterio  dettate  ;  basti  non  pertanto  sapere ,  che  le  ul- 
time disposizioni  del  Colombo ,  scritte  sulP  orlo  della  tomba ,  portano  V  Im- 
pronta della  più  scrupolosa  equità ,  e  della  rigida  esattezza  nell'  adempimento 
de'  suoi  menomi  doveri . 

MOATC  DEL  COLOMBO 

Compiuti  in  tal  guisa  1  doveri ,  che  sulla  terra  prescriveangli  la  lealtà , 
r  affezione  e  la  giustizia ,  rivolto  tutto  il  pensiero  al  Cielo ,  in  mezzo  ai  conforti 
della  religione,  il  Colombo  moriva  rassegnato  11  giorno  20  maggio  I506,  nella 
età  di  71  anno. 

Cosi  finiva  la  carriera  terrena  ,  un  uomo  dei  più  straordinari  che  abbia 
vissuto  alla  luce  del  sole .  Adempiuta  la  immensa  e  difficile  missione  a  cui  la 
Provvidenza  ivealo  destinato ,  la  sua  grande  alma  ritornava  nel  seno  di  Dio . 

Non  mai  opere  di  mortale  furono  si  prodigiose  come  le  sue  :  nondlmanco 
il  mondo  mostrossi  con  lui  come  seinpre  è  colla  virtù ,  vale  a  dire  inlquameot» 
ingrato . 

Tutto  il  lungo  corso  del  suo  pellegrinaggio  in  questa  valle  di  pianto.  Ai 
continuo  agitato  dalla  tempesta ,  con  rari  intervalli  di  calma  e  di  serenità ,  che 
sempre  auguravano  vicino  il  rinforzare  della  procella ,  la  quale  In  qualche 
istante  fu  veramente  paurosa  . 

La  vita  del  Colombo  risponde  eloquentemente  a  coloro,  che  pieni  il 
cuore  d'ambizione,  fanno  gran  pregio  della  gloria  umana  :  eh'  essi  v'appren- 
dano quanto  ella  costi  e  quanto  valga  !  e  leggano ,  circa  la  Telicltà  che 
quella  gloria  arreca ,  il  racconto  melanconico  del  quarto  viaggio  del  Colombo, 
scritto  da  lui  medesimo  in  una  lettera  Indirizzata  al  re  Ferdinando  ed  alla 
regii^L.lsabelU  Q^'lla  toccante  e  patetica  espressione  di  un  cuore  lacerato 


99 

difli  mgmmmikée^umàm,  ma  ftr  task  ìakmt  prékmèà^  elòfWHt^iiiMà 
0He«  fai»  ■wiii  ;  puUbt  voériMM^  ooaie  itti  •»  4ì  «m 

,  «4  UBA  iMrìan  éi  loiynjìtwM  «die  ««r  inls^ 
lìf  ;  àà^wemiai^  €heknt  fTìBfidtevaw  li  mi  temi,  «  flìMMn^W  rtc- 

■a  le  qjoMà  ad  soo  spirilo  e  del  suo  cuore  tooao  m  emiaett ,  die  Mf|Mi 
le  mmntk  e  «ppomrie  cm  eraici  rmefcnitoM  ;  éUuniera- 
lilBchè,  li  Mi  viu  paMB  éeémn  il  oooOooo  eteratio  detti  virtè,  per  qttiM« 
wf  i  creitara^  cowHwnt  di  eletti  leoipri,  è  aipice. 

Le  ffMigiie  del  Colombo  vfmiu  profrìMnimeaie  demodé  nel  cMiwnio  di 
Sia  Vraacen»,  e  pompose  «efoie  (brano  oelebrele  wlli  dile»  puTMxiiUle 
di  Suuibria  TABUpn  di  Tallidottd. 

FoMia  Bei  1513,  quelle  moiuli  reHqiiic  ^cwmtì  trt$portile  i  $It^{Hì,  f 
deposte  mlb  appdta  di  Sima  Anni ,  nelli  chiesi  del  mooi«ero  del  ccflMtai 
di  LisCuens. 

IVoo  é  1  dimcBticMie,  che  dopo  U  morte  dell*  Ammiraglio,  re  PeidlniBdo 
gH  fa  prodigo  di  omNi  :  fra  le  altre  cose  el  tolle ,  che  a  perpetua  memoria 
I  dei  fuoi  magni  btU ,  fuse  posu  la  seguente  epigrafe  sulla  sua  tomba  : 

Fot  CcsfiUa  y  por  Leon  • 
IfmvoMmdohaUò  Colon. 
*  Tale  a  dire ,  che  per  I  regni  della  CasUglia  e  di  Leone,  Il  nostre  eroe  dU 

j  scoprì  un  nooro  Homlo  • 

j  Più  tardi  (nel  1536)  la  salma  dello  scopritore  del  Nuoto  Continente,  In- 

sieme con  quella  di  suo  figlio  Diego,  attrarersò  I  mari  per  riposare  nella  rat^ 
tcdrale  delia  ciuà  di  San  Domingo,  metropoli  dell*  Isola  Haiti  OMlaSpagnuoU. 


FMIKTaAMOMB  ED  BSTRSHA  TtMEMMA  DKUiO  «PIAITO 

DEL  COI.OHBO 

Ora  ne  piace  di  tornare  a  riflettere  intorno  allo  strionllnarlo  Ingegno  del 
Colombo,  ed  alle  rare  doti  del  suo  carattere. 

Ifon  sappiamo  (  dice  l' Humboldt  )  se  nel  Colombo  sia  più  da  ammi* 
rare  la  InciditA  quasi  d'istinto  del  sao  spirito,  o  la  elevatena  e  la  tempra  del 
suo  carattere.  L'impetuoso  suo  ardore  l'avea  spinto  conteroporanearoeitte 
alla  lettura  dei  padri  della  Chiesa  ,  degli  Ebrei  arabiiantl ,  degli  scritti  mi- 
stici del  Geraon,  e  dei  geografi  anUchl ,  di  cui  consulura  gli  estratti ,  che  sono 
contenuti  nel  libro  delle  OHgini  d' Isidoro  di  Siviglia  e  nella  Cotmoi/ral^ 
del  cardinale  d'Ailly.  Laonde,  per  la  rapidità  e  la  varietà  di  quelle  letture,  il 
Colombo  dovette  andare  esposto  a  quel  disordine  d'Idee,  del  quale  i  suol 
scritti  portano  l' impronta . 

Ma  ciò  che  caratterina  maggiormente  il  grande  navigatore,  che  aeopri  il 
Nuovo  Continente ,  é  la  penetrazione  estrema  colli  quale  comprese  I  fimomenl 


•»»^  100  441- 

del  mondo  esteriore.  Arrivato  sotto  un  nuovo  cielo  ed  In  un  nuovo  mondo,  egli 
osservò  tutta  la  natura  meravigliosa  di  quelle  vergini  contrade ,  con  assidua 
attenzione  e  flnissima  sagacità:  né  llmitossl  a  raccoglier  fatti  isolati,  ma  com- 
binandoli tra  loro  ne  cercò  il  mutuo  rapporto,  e  arditamente  Innaliossl  tal- 
volta iuGno  alla  scoperta  delle  leggi  generali  che  regolano  il  mondo  fisico . 


ctmAHDi  vaaiuTi;  dei.  coi«ombo  e  ìrte  MARAvioiiions 

«COVERTE  nraORMO  AU.A  nSICA  DEIi  GLOBO 


Dotato  tdunqne  di  rara  finezza  d'accorgimento,  di  penetrazione  di  spirito 
meravigliosa ,  il  Colombo  colse ,  per  così  dire ,  sul  Tatto  la  Natura  nel  più 
arcani  e  sfuggevoli  fenomeni  del  mondo  esteriore ,  manifestando  le  più  gran- 
diose vedute  intorno  alla  fisica  del  pianeta  per  noi  abitato;  vedute  le  quali 
principalmente  comprendono  -. 

I.«  Le  variazioni  del  magnetismo  terrestre  secondo  1  meridiani . 

2."  Le  temperature  cangianti  non  solamente  colla  distanza  dall'  equatore , 
ma  eziandio  colla  differenza  del  meridiani  ;  che  è  quanto  dire,  rinfleaslone 
che  provano  le  linee  isoterme  (o  del  calore  uguale),  seguendo  la  indicazione 
delle  curve  dei  liti  dei  due  continenti,  dalle  coste  occidentali  d' Europa ,  infino 
ai  liti  orientali  del  Nuovo  Mondo  . 

3.°  L'aggruppamento  delie  piante  marine  formanti  il  gran  banco  dì  fuchi 
(delio  Mar  di  Sargasto  dai  nocchieri  Portoghesi) ,  nel  mezzo  del  bacino  del- 
l' Atlantico ,  ed  i  rapporti  che  quella  posizione  di  erbe  presenta  col  clima  della 
porzione  dell'atmosfera  superiore  all'Oceano  . 

4.»  La  direzione  della  corrente  generale  dell*  Oceano  tra  1  tropici ,  distinta 
coi  nomi  di  corrente  equinoziale  o  di  rotazione,  ossen'ata  la  prima  volta 
dal  Colombo; il  quale,  nella  narrazione  del  suo  terzo  viaggio  ,  dice  a  questo 
proposito  le  seguenti  parole  .  »  Io  considero  come  cosa  bene  avverata ,  che  le 
acque  del  mare  hanno  il  loro  corso  da  levante  a  ponente  come  fanno  i 
cieli  » . 

5.0  Le  configurazioni  delle  terre ,  che  riclngono  il  mare  delle  Antllle,  e  le 
cause  geologiche  onde  furon  prodotte . 

Oltre  di  che,i  geologi  van  debitori  al  Colombo  della  conoscenia  della  pre- 
cisa data  di  una  grande  eruzione  del  pIco  di  Teyda ,  enorme  vulcano  del- 
l'isola  Tenerlo^ ,  una  delle  Canarie  o  Fortunate.  Egti  vide  quella  eruzione  nella 
notte  dal  24  al  25  agosto  1492,  quasi  che  la  Provvidenza,  per  quel  tremendo 
spettacolo  successo  nell' esordire  del  primo  viaggio,  volesse  preparare  II  suo 
spirito  e  l'animo  de' suoi  compagni,  alle  meraviglie  di  cui  Natura,  nella  sua 
selvaggia  fecondità ,  fa  pompa  sulle  montuose  costc^di  Haiti  e  di  Cuba . 

Ecco  gli  argomenti  (ognuno  de' quali  contiene  in  sé  una  scienza  Intera  ) , 
sui  quali  la  sagacltà  del  Colombo,  e  l'ammirabile  giustezza  del  suo  spirito , 
esercitarono  la  loro  felice  influenza . 


•»»^  101  %^ 


LK  OFE&E  DEI.  COIiOmO  DII.ATAVO 


E  questo  nuovo  mondo  di  magnifiche  idee,  che  il  Colombo,  contempora- 
neamenU;  ad  un  nuovo  mondo  di  terre,  di  popoli  e  di  ricchezze,  discopriva , 
fu  vie  maggiormente  ingrandito  ,  quando ,  camminando  sulle  sue  traccie ,  i 
suoi  successori  nei  viaggi ,  penetrarono  dai  lidi  atlantici  (che  Iddio  non  con- 
cesse a  lui  di  oltrepassare)  nell'interno  di  un  vasto  continente,  e  scorsero 
le  ricche  e  rìdenti  contrade  di  Bogota ,  di  Antioquia ,  di  Popayan  ,  di  Quito  , 
del  Perù  e  del  Messico  . 

In  nessuna  altra  epoca  (osserva  egregiamente  Alessandro  di  Humboldt  ),  una 
più  variata  congerie  di  nuove  idee  non  Tu  messa  in  circolazione,  quanto  nella 
eli  del  Colombo  ;  e  se  il  carattere  di  un  secolo  é  ia  manifestazione  dello  spi- 
rito umano  in  un  tempo  determinato,  il  secolo  del  Colombo,  coli' estendere 
inopinatamente  la  sfera  delle  cognizioni ,  diede  tale  spinta  al  progresso  del  se- 
coli futuri,  quale  mai  simile  non  provò  l'umano  Incivilimento,  a  memoria 
della  storia. 

La  virtù  del  Colombo ,  senza  pari ,  aperse  all'  uomo  la  circonferenza  del 
globo ,  e  gli  diede  il  possesso  dei  due  emisferi . 

B  gUIMDI  inCII.IOBAMO  IiO  STATO   DEI  90W0LX 

9 


■a  per  notevole  che  sia  lo  Ingrandimento,  che  le  opere  della  neote  e  del 
caore  del  Colombo  apportarono  alla  scienza ,  la  loro  vera  Importanza  tocca 
una  sfera  ben  più  elevata .  Per  esse  Immediatamente  venne  migliorilo  lo  stato 
•odale  delle  nazioni  dell'  Occidente,  e  continua  ancora  a  migliorare:  migliora- 
mento,  che  contribuirà  (io  lo  credo  fermamente)  a  ftir  più  miti  le  oondliionl 
di  tutta  intera  la  umana  razza.  Anche  in  ciò,  adunque,  il  primo  anello  del 
complicalo  concatenamento  di  effetti  intellettuali  e  morali  «  è  II  peoslero ,  é 
la  energica  volontà  dei  nocchieru  di  Liguria  :  da  lui  tncomlndò  Y  immensa 
Infloenia ,  che  la  scoperU  del  Nuovo  Mondo  esercitò  sulle  Istituzioni  sociali  e 
sui  destìAi  dei  popoli  tutti ,  che  dimorano  aUorno  alla  gran  valle  dell'  Atlan- 
tion! 

Ma  troppo  lungi  mi  trarrebbe  la  compiuU  descrUione  degli  eOèlii  prodoUl 
dalle  buche  di  un  uomo  solo,  di  un  italiano;  effeUi  che  valicarono  le  età 
p»  cambiare  a  poco  a  poco  tutte  le  forme  dello  incivilimento,  é  per  esten- 
dere al  tempo  stesso,  secondo  la  diversità  delle  razze,  la  libertà  e  la  schiavitù 
siiUa  terra.  Poco  manca  ch'io  non  abbia  di  già  oltrepassato  gli  angusti  confini 
i  del  quadro  che  mi  prefissi  disegnare;  laonde  mi  affretto  a  dare  gli  ultimi  tratti 

1  aUa  dipéotura  per  noi  tentala  intorno  ali'  Indole  ,  alle  qualità  dello  spirito  ed 

al  carattere  del  gran  Colonbo . 


<*»»  102  Ht- 

UlfTIMI  TOCCMI  AL  BITHATTO  HOIIAI.E  DEL  COLOMBO 

Il  Colombo ,  dice  il  Che?alier ,  che  ha  dipinto  con  rara  sagacità  ed  amore 
il  ritratto  morale  del  nostro  eroe ,  è  uno  di  quei  personaggi ,  rari  nella  storia , 
I  quali  pel  loro  sereno  e  nobile  aspetto  cattivansi  le  simpatie  e  l'amore ,  ap- 
pena sono  osservati;  di  que' personaggi,  cbe  consolano  e  rassicurano  neir  is- 
tante che  Ispirano  rispetto,  e  colpiscono  pella  grandezza  delle  loro  propor- 
zioni; una  di  quelle  Qgure,  insomma,  che  più  particolarmente  sono  meriteroll 
del  culto  de* popoli  moderni. 

Nato  al  comando ,  egli  ebbe  nella  mente  quella  sagacità  che  lo  rende  fà- 
cile a  chi  l' esercita  ,  nel  cuore  quel  timor  di  Dio  e  quell'amore  pegll  uomini 
che  lo  fan  gradito  a  coloro  su  cui  viene  esercitato . 

11  Colombo,  é  vero,  ritrasse  in  sé  le  stranezze  del  medio  evo,  della  quale 
epoca  ti  Al  destinato  a  chiuder  la  porta ,  ed  aprire  la  nuova  via  pella  quale 
camminano  It  nazioni  moderne;  ma  e' le  ritrasse  con  tutto  ciò  che  quella 
età  ebbe  di  più  bello  e  dì  più  puro  . 

E  se  la  sua  imaginazione  fu  talvolta  sregolata ,  nondlmanco ,  fu  a  tale  imagi- 
nazione ch'egli  dovette  la  sua  forza .  L'imaginazione  somministra  la  fede,  e  Co- 
lombo n'ebbe  bisogno  nella  sua  opera  colossale;  conciossiachè  è  dessa  che  fa 
germogliare  i  grandi  pensieri  e  le  grandi  azioni  :  al  servizio  di  un'anima  volgare 
e  di  un  cuore  pusillanime  l' imaginazione  è  un  dono  funesto  ;  ma  unita  ad 
un'intelligenza  elevata  e  perspicace,  ad  uo  cuore  magnanimo,  ella  alimenti 
It  più  nobili  passioni  :  talché,  solo  gli  uomini  appassionati  producono  il  subli- 
me, e  la  focoltà  d'Inspirare  attorno  di  essi  V  entusiasmo  e  la  convinzione. 

Nei  suo  atteggiamento  era  Impressa  la  maestà,  alla  quale  ,  secondo  la  sen- 
tenza di  Omero,  riconosconsi  gli  abitatori  dell'Olimpo:  la  sua  (ìsonomia  pre- 
sentavi quella  serenità  che  indica  ai  semplici  mortali  i  loro  capi. 

K'fu  notevole  (lo  asserisce  il  celebre  Humboldt),  tanto  come  osservatore 
della  Natura ,  quanto  come  intrepido  navigatore  :  né  mostrossl  meno  abile  a 
leggere  nel  libro  difQciiissimo  del  cuore  umano,  pieno  di  tanti  segreti,  nel 
quale  nondimanco  intese  altrettanto  bene,  che  nell'andamento  de' corpi  celesti 
e  nei  fenomeni  della  terrestre  natura. 

Non  è  esagerare  a  dire,  che  l'Ammiraglio  del  Gran  Mare  Oceano  faticava 
più  di  un  marinaro.  Passava  le  notti  (narrano  i  suol  storici)  sul  ponte  della 
nave,  attento  al  segni  del  cielo  e  del  mare ,  vegliando  per  tutti  su  quel  navlllo , 
che  portavi  una  più  grande  fortuna  di  quella  di  Cesare  ;  ond*  è  eh'  egli  pri- 
mo vide  la  terra  tanto  desiata  del  Nuovo  Mondo . 

Egli  credettesl  guidato  dalla  mano  della  Provvidenza  ;  ma  non  ebbe  quella 
cieca  fède ,  eh'  è  sorella  di  stupido  fatalismo  :  e'  pensava  a  tutto  ,  sapeva  prov- 
vedere a  tutto ,  e  neir  afEire  famoso  dell'  ecclisse ,  mostrò  a  qual  punto  II  suo 
giudizio  fosse  Ibeondo  in  espedienti ,  e  come  el  sapesse  adoperarli . 

Pieno  al  tempo  stesso  d*  entusiasmo  e  di  riserbalezza  (  lo  storico  Oviedo  fa 
notare  che  egli  tra  eauto) ,  d' ardore  e  di  pazienza ,  tranquillo  nei  successi ,  co- 


_j 


f-  — 


-^  103  ^49- 

raggiofo  e  paziente  nell' avversila,  il  nostro  eroe  portò  con  ugual  dignità  I 
ferri  onde  il  crudo  Bovadilla  gravò  le  sue  mani  auguste ,  e  It  insegne  di  grande 
immiraglio ,  o  le  pompose  divise  di  viceré . 

Quindi,  se  è  bellissima  cosa  contemplarlo,  quando, addi  12  ottobre  1492, 
disceso  dalla  sua  scialuppa,  vestilo  di  una  ricca  veste  di  scarlatto,  con  In  pugno 
il  reale  stendardo  ed  ai  lati  i  due  fratelli  Pinzon  ,  s' inchina  a  baciare  la  terra 
di  Guanahanl,  e  sopra  quel  suo  primo  conquisto  riceve  il  giuramento  d'ob- 
bedienza dai  suoi  compagni;  è  però  non  meno  ammirabile  osservarlo ,  quando, 
nel  1484,  al  suo  arrivo  in  Spagna,  camminando  poveramente  a  piedi,  e  te* 
oendo  per  mano  un  bambinello  ,  e*  si  ferma  alla  porta  del  convento  di  Santa 
Maria  della  Rabida,  colla  calma  e  la  tranquillità  dell'  uomo  superiore  alla  sua 
fortuna,  cbe  non  dubita  un  istante  della  sublime  sua  missione ,  e  dimanda  al 
portinaio  del  medesimo,  un  poco  di  pane  e  deli' acqua  pel  suo  figliuollno,  cha 
si  moria  di  fame  e  di  sete  ! 

Un'altra  vicenda  decisiva  per  conoscere  la  forza  del  suo  carattere,  la  sua 
ammirabile  presenza  di  spirito,  la  sua  fede  nella  missione  a  cui  la  Provvi- 
denza avealo  destinato ,  fu  la  orribile  tempesta  cbe  patì  nel  ritorno  dal  primo 
suo  viaggio ,  e  che  lo  pose  all'  orlo  del  naufragio  in  mezzo  al  vasti  campi  del- 
l' alto  Oceano .  In  que'  supremi  momenii ,  tra  la  vita  e  la  morte,  mentre  hi  sua 
piccola  nave  vogava  sdrucita  ed  incerta  in  balia  del  venti ,  e  Tonda  gonfiava 
paurosa  sopra  di  essa  minacciando  inghiottirla,  eia  folgore  guizzava  frequente 
e  fragorosa  tra  le  sue  antenne  cbe  parea  voler  rompere;  mentre  i  nocchieri,  a 
cui  il  terrore  avea  serrato  11  cuore  ,  s' erano  in  fondo  della  nave  prostrati ,  non 
reggendo  ad  essi  l' ardire  di  mirare  lo  spaventevole  abisso  che  incessantemen- 
te r  oceano  apriva  sotto  la  loro  fragile  carena,  e  nel  quale  ad  ogni  Istante  pensa- 
vano di  rimanere  sepolti;  In  que' terribili  mementi,  dico,  è  bello  mirare  II 
Colombo,  tranquillo ,  coraggioso,  paziente,  scriver  la  storia  della  sua  immor- 
tale scoperta,  e  pieno  di  fede  ,  abbandonar  lo  scritto  al  capriccio  delle  onde, 
esclamando  :  —  Questo  depnstto  prezioso  ,  un  di  verrà  trovato  ;  ed  il  mio 
nome  echeggerà  sempre  nella  bocca  della  Fama  ! 

DEL  nLASPORTO  DEZ.Z.E  RELigUIE  DEI.  CORPO  DEI.  COIiOmO 

DA  SAH  DOMIMOO  AIA*  AVAVA 

Compiamo  questi  cenni  intomo  al  Colombo ,  narrando ,  come  ,  per  elletto 
di  bello  amore  di  patria ,  la  sua  salma  fosse  dagli  Spagnuoll  traslata  dalla  cat- 
tedrale di  San  Domingo  In  quella  dell'Avana,  ove  al  presente  si  venera; 
prendendo  a  scorta  nella  nostra  narrazione  quanto  su  questo  argomento  dettò 
lo  esimio  Navarrete . 

Dicemmo,  che  nel  1536,  le  reliquie  dello  scopritore  del  Nuovo  Continente, 
furono,  insieme  con  la  salma  di  suo  figlio  Diego,  trasportate  oltre  l'Atlantico, 
deposte  nella  cattedrale  della  città  di  San  Domingo ,  metropoli  dell'isola  Spa- 
gnoola,  0  Haiti ,  ove  riposarono  per  2i»9  anni . 


4fi>  104  ^49- 

■i  vcno  la  fine  del  passato  secolo ,  tutte  le  possessioni  spagnuole  dell'  Isola 
di  San  Domingo,  dovendo  esser  cedute  alla  Francia  per  un  trattato  di  pace ,  de- 
stossi  nei  petti  di  alcuni  grandi,  spagnuoli  lodevole  amore  di. patria,  pel  quale 
mal  consentire  potevano,  dovendo  abbandonare  risola,  di  lasciarvi,  oltre  a  tan- 
te cose  care,  anche  le  ossa  di  quel  degno  ed  ardito  Imperator  dei  mari  Cristo- 
foro Colombo . 

Il  perebè  risolvettero  torle  dall'urna  antica,  t  inslem  con  quelle  di  suo  Aglio 
Piego,  che  ad  esse  giacevano  accanto,  e  di  suo  fratello  Bartolommeo,  traspor- 
tarle a  Cuba,  splendido  avanzo  del  vasto  impero  spagnuolo  di  oltremare . 

A  questo  effetto ,  addì  20  dicembre  dell'  anno  I795 , 1  personaggi  più  rag-  I 

guardevoll  della  città  di  San  Domingo,  il  clero,  le  autorità  civili  e  militari,  riu-  J 

nironsi  nel  domo  di  quella  città,  la  quale  deve  specialmente  l' esistenza  alle  cu-  i 

re  del  Cx)lorobo  antidetti .  | 

E  alla  presenza  di  quella  nobile  assemblea  ta  schiusa  una  piccola  tomba ,  si- 
tuata nel  principal  muro  del  coro, dietro  all'altare  maggiore  a  diritta;  e  den- 
tro vi  rinvennero  i  frammenti  di  una  cassa  di  piombo,  ossa  e  terra,  evidenti 
reliquie  di  un  corpo  umano  ;  le  quali  cose  con  estrema  devozione  raccolte,  furo- 
no in  una  nuova  cassa  di  piombo  riccamente  dorala ,  deposliate  e  chiuse . 

Allora  incominciarono  i  grandi  funerali,  che  durarono  più  giorni:  la  cassa 
rimase  esposta  sopra  alto  catafalco ,  coperto  di  ampia  coltre  di  velluto  nero  a 
fregi  d'oro  trapuntala,  ed  il  popolo  accoireva  in  folla  a  venerare  le  ultime 
reliquie  di  un  uomo  di  genio  qual  fu  il  Colombo . 

Era  la  sera  al  cader  del  sole ,  quando,  Gnita  la  mesta  solennità ,  la  cassa  fu 
posta  dentro  alla  bara,  ed  accompagnata  da  immensa  folla  di  popolo,  con  l'ap- 
parato ed  il  cerimoniale  più  venerando,  fra  il  canto  degli  inni  dei  morti,  il 
suono  a  lutto  delle  campane ,  il  rimbombo  incessante  del  cannone,  le  bandiere 
delle  navi  e  gli  stemmi  reali  abbassati  e  coperti  di  veli  neri ,  venne  proces* 
sionalmente  portata  a  riva  il  mare ,  ed  ivi  sul  brigantino  la  Discoperta  imbar- 
cata ,  che  nella  notte  trasportolla  infioo  al  porto  di  Ocoa  ,  ove  sorgea  ancorato 
il  vascello  San  Lorenzo,  che  la  prese  al  suo  bordo,  e  spiegò  le  vele  per  Cuba. 

Addì  15  gennaio  1796,  questo  naviglio  gettò  le  ancore  all'Avana,  metro- 
poli dell'  isola  di  Cuba;  e  immantinente,  come  per  effetto  di  elettrica  scintilla, 
un  sentimento  di  venerazione,  alla  memoria  di  colui  che  avea  scoperto  questa 
bella  isola ,  in  qualunque  classe  delta  popolazione  di  quella  città  manifestossi . 

Le  reliquie  del  grande  Ammiraglio  del  mare  Oceano,  furono  con  magniQco 
cerimoniale  e  solennità  dal  vascello  levate,  e  poste  su  di  un  piccolo  naviglio 
perehé  a  terra  le  conducesse ,  e  nel  tragitto  gli  lìicea  ala  e  corteggio  una  flot- 
ta di  minori  legni  della  marina  reale  di  Spagna ,  tutti  a  lutto  addobbati ,  sui 
quali  erano ,  in  abito  di  gala  ,  numerose  schiere  di  guerrieri  spagnuoli ,  e  le 
civili  e  le  ecclesiastiche  autorità  dell'  isola . 

E  verso  il  Ilio ,  era  una  meraviglia  a  vedere  tutto  il  mare  ricoperto  di  bar- 
chette e  di  feluche  leggiere ,  ripiene  di  popolo  rispettoso ,  che  in  silenzio  mi- 
rava  la  mesta  cerimonia. 


■m  105  ♦•»■ 

Flulmeole,  enlnU  la  navIulM  ne)  porto,  dal  cannoDl  (Iella  città  e  delle 
navlMluUU,  cornew  l'Aromlraglto  ToMC  italo  Tlvenie,  la  casM  che  cootenera 
■e  (ue  ceneri  Tu  tìc«tuU  cod  le  debile  Ibrtnalllì  dal  fiovematore  Generale  del- 
l'Uola  di  Cuba,  al  qiuts  Tu  com^oala  U  chiave  della  roedealma;  e  portala 
quindi  nella  cattedrale  dell'ATana,  ove  rurooo  falle  nuove  esequie  siraordlita- 
liameoie  pompow,  veone  Analmente  depoita,  come  era  a  San  Domiugo,  nel 
coro  della  chien  ■  dlrilta  dell'aliar  maggiore. 

Del  reato ,  la  cerimonia  di  queita  solenne  Imporlo  delle  ceiwrl  del  più 
grande  uomo  dei  tempi  che  lurona  tra  il  medio  e(o  e  l' epoca  moderna ,  non 
poterà  euere  né  più  lolenne,  ni  più  commovente  ,  né  più  nobile  In  tulle  le 
fue  partleolarlti  (  e  queito  gcDeroto  Tallo  arreca  grande  onore  alla  DUlone  ipa- 
gnnola,  nempre  d'altronde  calda  ammiratrice  delle  eroiche  virtù. 

Uuando  al  conddera  (dice  l'Irving)  che  le  owa  del  Colombo  furono  In- 
(portale  dal  porto  di  San  Domingo  riccome  preiioae  reliquie,  con  «taordlna- 
ria  pompa  civile  e  miniare,  con  mlenne  rell^oM  cererooola  ,  le  più  itimale 
e  ragguardevoli  penone  per  lo  fUlo  loro  gareggiando  la  Irìbulare  a  quelle 
grande  omaggio;  nmi  ai  puO  non  ricordare,  che  circa  300  anni  Innanzi  II 
Colombo  fu  da  queato  medesimo  porlo  rimandato  in  Spagna  carico  di  catene 
come  un  delinquente,  colpito  nella'Nia  fbrluoa  e  nella  ma  bma,  e  dalle  in- 
giurie di  ignobile  plebe  e  indiici  pi  inala  perseguilo  '.  1 

Le  alme  virtuote ,  dalle  Inglusllile,  dalle  calunnie  e  dalle  pcrsecuiloni  de- 
gli uomini,  nel  coru  del  hwo  terreno  pellegrinaggio,  oppreSK,  conaidcri- 
no  quel  bllo;  e  bcclan  core  a  patire  con  Ikrmeua  le  lalqulU  dei  loro  ne- 
mici ,  allo  tpMtacolo  che  il  merito  vero  sopravvive  al  Is  calunnia ,  ed  è  argo- 
menlo  di  sincera  ammlrailone,  e  scorta  alla  virtù  nei  tccoU  futuri . 


APPENDICE 


I 


lEVTORIVO  ALLA  STIRPE 

COLOMBO 

BKBiVI    CE>BI 

-AMERICANO 


RODEKTO     VANKI 


DELLO  UPOTOHNO 


D,- 


.f  lego  Colombo,  flgltodelRnnde  Ammiraglio,  tuccene  ne' buoI  diritti  come 
Tkert  e  ROTeriMlore  del  Nuovo  Mondo,  lonformi!  a1li>  «siiirow  TonTcniloal 
ralle  In  I  Mvrant  Caitollcl  e  «io  padre.  !!;cmbra,  ilali'ocoordo  gmcralc  degli  Mo- 
riel,  ««ere  egli  ttUo  un  uomo  di  lontn»  probità  di  Mmmcinlnbile  Ingegi», 
e  di  ntluri  fnnci  e  geiwrou .  L' Berren  pacla  ipe*se  tìnte  Jcllii  itoIrriTa  ed 
urtwiillt  dei  luoi  modi,  p  (3  ajierlo  chu  egli  «ti  di  una  natura  piena  di  no- 
UU,  e  d'ogni  flniloiw  nemico . -Questo  allanlanamentodi  luita  dlulmuluki- 
ne ,  l'  espow  Botenle  allu  Insidie  delle  Klllre  penone  neir  utuzta  InTfccblale 
cbe  in  un  coDiinuo  irambaMlamenio  ter  trargll  la  ilia.  Ha  la  «uà  uiiMak 
rostumslezia  C  il  saldu  ixilerc  della  fertll ,  (tiroogll  «alidi  foilegni  In  luUI  I  pe- 
rìcoli, nel  qualiMnbbniicaduielegenlInnw  diluì  tIiiuow,  quiMunquo pld 
illuminate  ed  «perle . 

DI  (Ubilo,  dopo  la  morte  dell' Ammiraglio,  don  Uego,  come  Tero  otdeln 
dritta  IlDN,  rtchlcM  l' limMlUin  di  tuue  le  dignità  epririle^  di  un  «Urps, 


-*è»  110  i44- 

che  erano  stati  negl'  ultimi  anni  della  vita  di  suo  padre  sospesi .  Ma  se  II  circo- 
spetto Ferdinando  avea  potuto  ritardare  la  giustizia  al  Colombo  dovuta ,  meno 
difficile  gli  era  di  non  dare  ascolto  alle  Istanze  di  suo  Gglio .  Per  due  anni  in- 
vano don  Diego  adoprossi  ;  e  la  diffidenza  che  il  monarca  aver  sembrava  del> 
l'ingegno  di  lai,  gli  crescet  più  mille  tanti  di  dolore,  poiché  sotto  i  suoi  oc- 
chi educato,  in  qualità  di  paggio  del  palazzo  reale ,  n'avrà  potuto  la  sua  indole 
conoscere  ed  apprezzare.  Alla  fine,  ritornato  Ferdinando  da  Napoli,  nei  I508, 
don  Diego  gli  mosse  diretta  qulstione,  colla  sua  solita  ingenuità,  addimandan- 
do:  »  perchè  sua  maestà  non  gli  volesse  concedere ,  siccome  un  favore,  ciò  che 
spettavagli  di  ragione  »  e  perchè  titubava  di  porre  la  sua  fiducia  In  un  uomo, 
che  era  in  sua  casa  cresciuto  ?  »  Ferdinando  gli  rispose ,  che  potea  ben  mettersi 
senza  Umore  In  sua  mano,  ma  non  sapeaglà  commettersi  egualmente  a' suoi 
figli  ed  eredi  :  ma  Diego  gli  scrisse  tornare  In  tutto  contrario  alla  giustizia ,  il 
punirlo  dei  falli  de' suoi  figliuoli ,  che  forse  non  potean  nascere. 

Nondimeno ,  sebben  la  giustizia  e  la  ragione  fosser  dalla  sua  parte,  il  giova- 
ne ammiraglio  non  ebbe  modo  di  muovere  II  monarca  a  consentire  alla  sua 
domanda.  Vedendo  tornare  vano  ogni  sforzo  per  richiamare  alla  mente  di  Ferdi- 
nando l'equità  e  la  grandezza  d'animo ,  e' si  die  briga  di  (ar  valere  i  suoi  dritti 
dinanzi  alla  corte  ordinaria  di  giustizia .  Il  re  non  potea  opporsi  ad  una  sì  ra- 
gionevole inchiesta ,  e  in  conseguente  don  Diego  incominciò  al  Consiglio  delie 
Indie  un  processo  contro  Ferdinando,  sul  trattati  che  tra  la  corona  e  suo  padre  I 
ebber  luogo;  e  d' esser  reintegrato  richiese  in  tutte  le  dignità ,  e  in  tutti  i  privi-  ! 

legi  che  alla  sua  famiglia  spettavano .  | 

Un  mezzo  di  opposizione  alle  sue  pretese  fu  questo  :  se  il  trattato  fatto  dai  ! 

sovrani  nel  1492  la  perpetua  dignità  avesse  di  viceré  conceduta  all'  Ammiraglia         j 
e  a'  suoi  eredi ,  una  Ul  concessione   isvanlva  perchè  contraria  agi'  interessi 
dello  stato ,  e  ad  una  legge  a  Toledo  nel  1480  bandita ,  la  quale  ordinava ,  che 
niuna  città  potesse   in  perpetuo  venire  a  chicchessia  conceduta  :  e  per  conse- 
guenza ,  diceano ,  la  dignità  di  viceré  non  poteasi  concedere  all'  Ammiraglio  che         ; 
a  viu ,  e  che  lui  stesso  m  l' era  demeritata  a  cagione  di  mala  condotta  :   ed 
aggiungeano ,  che  tale  cessione  era  contraria  a'  privilegi  inerenti  alla  corona ,         ! 
e  della  quale  il  governo  spogliare  non  si  potea . 

Don  Diego  rispose  :  che  rispetto  alla  validità  del  trattalo  ,  questo  esser  un 
contratto  d' obbligo ,  Il  quale  non  potea  rimanersi  privo  d' alcuno  de'  privilegi         i 
che  gli  s'eran  confermati;  che  siccome ,  dalle  cedole  reali ,  colla  data  di  Vii-         ■ 
lafranca,  addi  2  giugno  1506,  e  d' Almazan,  addi  28  agosto  1507,  venne  ordi- 
nato che  a  lui ,  don  Diego ,  fosse  data  la  decima  parte  delle  produzioni  nell'  iso- 
la Spagnuola  rinvenute,  del  pari  tutti  gli  altri  privilegi  gli  si  dovessero  conce- 
dere :  che  quanto  alla  allegazione  che  suo  padre  venisse  privato  della  dignità 
di  viceré  per  cagion  di  mala  condotta ,  ella  a  tutta  verità  nimica  sembrava  ;  si         j 
bene  parca  im  tratto. di  strano  ardire,  che  Bovadllla  avesselo  prigione  Inviato         i 
in  Ispagna  nel  1500,  contro  il  volere  e  gli  ordinamenti  dei  sovrani,  come  il         i 
provavano  le  loro  lettere  del  1502,  nelle  quali  il  loro  risentimento  faceano 


•*»*  111  f«<- 

apparire,  e  davan  lede  all'  Ammiraglio  cbe  si  avrebbe  giustizia,  e  cbe  I  suoi 
privilegi  a  lai  e  a' suol  figliuoli  sarebbon  conservati. 

Questo  memorabile  processo  ebbe  Incominciamento  nel  1506 ,  e  durò  pa- 
recchi anni .  Nel  corso  delia  sua  compilazione  contrastaronsi  a  Diego  i  diritti 
sul  latto,  che  primo  suo  padre  non  avesse  scoperta  la  terra  ferma,  ma  che 
1*  avesse  rinvenuta  posteriormente  ad  altri,  e  certi  luoghi  soltanto  della  mede- 
sima. Questa  obiezione  fu  caldamente  refutata  su  salde  testimonianze .  Le  pre- 
tensloDl  di  don  Diego  vennero  discusse  per  slngulo  e  con  tutto  rigore  esami- 
nale ,  e  gii  unanimi  voti  del  Consiglio  delle  Indie  essendo  sutl  da  sua  parte , 
fecero  onore  alla  giustizia  e  all'  Indipendenza  di  quella  eorte ,  e  hnposero 
silendo  a' diversi  subalterni  dllaceratort  della  Ihma  del  Colombo. 

Ad  onta  di  questa  decisione,  non  mancarono  al  monarca  mezzi  e  pretesti 
per  non  concedergli  di  subito  si  vasti  dominll;  lo  che.  Infine,  dovea  tornare  a 
danno  della  sua  dilfidenle  politica.  Il  giovane  ammiraglio  dovette  II  definitivo 
successo  di  questo alEire,  ad  evento  di  ben  diversa  natura. Bgll  era  preso  d'amo- 
re per  donna  Maria  di  Toledo,  figlia  di  Ferdinando  di  Toledo ,  gran  commen- 
datore di  Leone,  e  nipote  di  don  Rodrigo  di  Toledo,  Il  celebre  duca  d' Alba  « 
di'avea  grande  stato  appo  11  re  ;  ciò  era  aspirare  a  ben  alta  lega  .  11  padre  e 
lo  zio  di  donna  Maria  erano  a  que' tempi  I  più  grandi  e  I  più  potenti  si- 
gnori della  altera  Spagna ,  e  cugini  germani  di  Ferdinando  .  Ffondhneno ,  la 
gloria  dal  Colombo  acquisuta,  sui  figliuoli  rifietteasl,  e  I  diritti  di  Diego,  dal 
Consiglio  dell'  Indie  riconosciuti,  l'invesUvano  di  dignità  e  di  bastanti  ric- 
chezze ,  perchè  egli  alla  più  alta  alleanza  levar  si  potesse. 

Nluno  ostacolo  11  tenne  di  menare  In  moglie  donna  Maria ,  e  la  straniera 
dmiglla  del  Colombo  legossl  con  una  delle  più  nobili  stirpi  della  Spagna  ;  e 
ne  venne  ciò  che  In  slmigllantl  casi  suole  accadere  :  Diego  assicuralo  si  avea 
quel  magico  potere  appellato  il  eredito  t  e  il  fiivor  di  Ferdinando ,  per  gran 
tempo  negato  al  figlio  di  Cristoforo,  fu  ottenuto  dal  nipote  del  duc4i  d'Alba . 
li  padre  e  lo  zio  della  sposa,  comecché  con  molta  difficoltà,  riuscirono  a  fin- 
oeve  la  ripugnania  del  monarca,  che  consentì,  almeno  In  parte ,  alla  giusta  di- 
manda che  gli  venne  btla,  rendendo  a  don  Diego  le  dignità  e  poteri  de'  quali 
en  In  possesso  Ifloola  di  Ovando,  che  fta  richiamato;  ma  pmdentemeote 
e*  soppresse  il  titolo  di  viceré  (*). 

(*)  Sarà  cosa  opportuna  far  una  coosiderazione  generale  sopra  la 
condotta  tenuta  dal  ministero  spagouolo  risguardo  a'dri  Iti  di  Cristo- 
foro Colombo,  e  de'  suoi  discendenti .  Trovasi  una  singoiar  contrad- 
dizione Ira  la  teoria  e  la  pratica .  Allorquando  i  Colombo  presenta- 
vano le  capitolazioni  fatte  col  Discopritore,  e  i  reali  diplomi  di  cou- 
Cerma,  i  ministri,  dopo  d' aver  fatto  alcune  opposizioni ,  cbe  di  leggieri 
venian  dileguate  ,  riconoscevano  finalmente  la  giustizia  de 'diritti  e 
de' titoli  spettanti  alla  famiglia  del  gran  navigatore  .  Ma  la  pratica 
discordava  dalla  teorica .  Da  un  lato  i  tesorieri  della  Corona  si  oppo- 
nevano alle  decime  dovute  ai  Colombo  :  dall'  altro  il  Tribunale   au- 


-IH  112  i^ 

Del  resto ,  il  richiamo  dell*  Ovando  non  Tu  solamenle  un  mezzo  per  dar 
luogo  a  don  Diego,  ma  era  eziandio  II  tardo  adempimento  d'una  promessa  dal 
re  Ferdinando  fotta  ad  Isabella  sul  flnir  di  sua  vita . 


prsmo  della  Udienza  non  voleva  riconoscere  le  prerogative  amplissi- 
me di  quella  famiglia  :  qua  si  mettevano  regi  governatori  inaipen- 
denti  ;  col^  si  disputava  del  vero  significato  delle  cedole  reali .  Que- 
sta lotta  tra  la  teoria  e  la  pratica  ,  spiegasi  a«saì  facilmente .  Avendo 
Cristoforo  discoperto  e  le  isole  e  la  terra  ferma  del  Nuovo  Mondo  , 
e  dovendo  avere  sopra  i  paesi  scoperti  i  diritti  di  governatore,  ammi- 
raglio ,  viceré ,  giudice  e  decimatore ,  si  per  se  ,  come  pe*  suoi  di- 
scendenti ed  eredi  in  perpetuo  ,  egli  è  chiaro ,  che  rilenendo  ed  eser- 
citando così  smisurata  autorità ,  veniva  ad  esser  piii  ricco  e  piii  po- 
tente del  re  stesso  di  Spagna  .  Vero  è  eh*  egli  era  sempre  vassallo 
del  Cattolico  monarca  ;  ed  era  il  Colombo  tal  uomo  da  non  far  nascere 
timore  della  sua  fede  e  lealtà .  Ma  non  potevano  essi ,  i  suoi  figliuoli 
e  discendenti ,  ascoltar  le  voci  dell'  ambizione  ?  Non  avrebber  pota- 
to ,  quando  che  sia ,  trovar  favore  ed  aiuto  nelle  nazioni  nemiche 
alla  Spagna  ?  Ed  un  governo  perpetualo  nella  discendenza  di  una  sola 
famiglia  ,  non  è  quasi  una  sovranità  ?  specialmente  trattandosi  di  con- 
trade remote  ?  I  duchi  di  Benevento  ,  eh'  eran  dapprima  governatori 
pe'  re  Longobardi ,  com*  ebbero  ottenuto  col  fatto  di  fare  una  succes- 
sione di  quel  governo ,  cominciarono  a  lottare  contro  del  sovrano  , 
voller  titolo  di  principi ,  coniaron  monete ,  si  crearono  un  fisco  lor 
proprio ,  si  resero  indipendenti  col  fatto  .  Nella  storia  di  Francia  si 
trovano  somiglianti  esempi  .  Quanto  alla  Germania  vedasi  Samuele 
Pnifendorf,  nel  libro  De  stata  Imperli  Germanici ,  cap.  3  ,  ove  con- 
chiude :  »  Neque  vero  magis  exitiabilis  Monarchiis  error  acci  de- 
»  re  potest ,  quam  si  ejusmodi  administrationes  fiant  fiacredita' 
»  riae ,  uhi  cumprimis  eaedem  rem  quoque  militarem  complectun- 
»  tur.  »  Adunque  la  ragion  di  stato  non  permetteva  ai  sovrani  di 
Spagna  di  lasciare  per  gius  ereditario  in  una  famiglia  il  governo  su- 
premo del  Nuovo  Mondo .  Ma  le  convenzioni ,  i  diplomi  parlavano 
chiaramente  a  favor  de'  Colombo  .  E  però  non  potendosi  negare  il  di- 
ritto ,  cercavano  i  ministri  d*  indebolirlo  col  fatto .  Ed  a  queste  prati- 
che avean  favorevole  la  nazione  spagnuola  ,  attesoché  a  vantaggio  di 
molti  volgevasi  quello  che  si  toglieva  agli  eredi  di  uno  straniero . 
Laonde  se  Diego  figliuol  dell'  Eroe  avesse  fatto  senno  delle  contraddi- 
zioni e  calunnie  sostenute  dal  genitore ,  e  delle  accuse  e  liti  eh'  egli 
stesso  ebbe  a  tollerare,  avrebbe  dovuto  comporsi  colla  Corte,  rinun- 
ziando a'  privilegi  e  dritti  odiosi  e  sospetti ,  perchè  troppo  grandi  e 
troppo  superiori  alla  privata  condizione .  Don  Luigi  ben  conobbe 
quello  che  voleva  il  Ministero,  ed  anteponendo  la  tranquillità,  alPam- 
bizione  rinunziò  a'  dritti  di  viceré  ed  alle  decime  dei  prodotti  del- 
l' America ,  contento  de'  titoli  ereditar)  nella  sua  discendenza ,  di 
Ammiraglio  dell*  Indie,  e  Duca  di  Vcragua  ,  con  una  splendida  pen- 
sione . 


41^   113  i44- 

Il  Debello  ammiraglio  s'imbarcò  a  San  Lucar,  addì  9  giugno  1509 ,  con  la 
sua  sposa,  suo  fratello  Ferdinando,  che  era  sul  Cor  degli  anni  e  avea  ricevu- 
to ana  tmona  educazione,  e  i  suoi  due  zìi  Bartolomroeo  e  Diego  :  e  teneagli 
dietro  numeroso  corteggio  di  cavalieri  dalle  loro  mogli  seguiti ,  e  di  giovani 
donne  più  ragguardevoli,  dicesi,  per  la  nobiltà  dei  sangue  che  per  la  loro  for- 
tuna ,  le  quali  veniano  inviate  nel  Nuovo  Mondo  per  stringersi  in  nodo  a  ric- 
chi mariti. 

li  governo  di  don  Diego  cominciò  con  un  tal  grado  di  splendore  insin  allora 
sconosciuto  nella  colonia .  Comecché  il  re  non  avesse  a  don  Diego  il  titolo  di 
viceré  conceduto,  pure  venia  dato  da  tutti,  per  gentilezza,  a  lui  e  alla  sua  con- 
sorte. La  vlceregina,  donna  di  gran  pregio,  attorniata  da  nobili  cavalieri  e 
da  damigelle  di  buone  famiglie,  che  erano  per  tenerle  compagnia  venule, 
formò  una  specie  di  corte ,  che  pose  in  certa  luce  questa  isola  mezza  selvag- 
gia-, le  quali  giovani  donne  furon  di  presente  maritate  a'  più  ricchi  coloni, 
e  validamente  contribuirono  a  trarli  da  que'  modi  .grossolani  ai  quali  s' eran 
lasciati ,  privi  essendo  del  freno  salutare  che  alla  influenza  delle  donne  Tuole 
attribuirsi . 

Don  Diego  riguardavasi  investito  se  non  del  titolo  almeno  delle  facoltà  di 
viceré:  ma  il  sovrano  immantinente  fecegli  vedere,  ei  non  voler  ammettere 
una  tal  pretensione  ;  perché ,  senza  fargliene  parte ,  distinse  1*  istmo  di  Darien 
in  due  grandi  Provincie ,  e  nomò  Alonzo  d'Ojeda  governatore  della  orientale, 
eh'  egli  chiamò  Nuova  Andalusia ,  e  un  cavalier  nomato  Diego  di  Nicuesa , 
governatore  della  occidentale,  che,  in  sé  accogliendo  la  ricca  costa  di  Yera- 
gua ,  chiamolla  Castiglia  dell'  Oro . 

Se  questo  monarca  lasciato  si  fosse  guidare  dalia  gratitudine  e  dalla  giu- 
stizia ,  il  governo  della  detta  costa  avrebbe  di  ragione  concesso  a  don  Barto- 
lommeo  Colombo ,  il  quale  erasi  adoperato  alla  scoperta  di  quel  paese ,  e 
con  suo  fratello  l'Ammiraglio,  in  quella  impresa  avea  tanto  patito*,  li  suo  in- 
gegno superiore  avrebbe  ben  meritata  la  investitura  di  tal  carica;  ma  Fer- 
dinando coooscea  troppo  lo  spirito  elevato  del  fratello  di  Cristoforo ,  e  sapea, 
che  egli  non  l'avrebbe  accettata  se  non  che  a  condizioni  al  suo  onore  e  alla  sua 
fierezza  convenevoli  *.  perciò  non  lo  contò  per  nulla ,  e  volle  piuttosto  conce- 
dere quel  governo  ad  avventurieri  di  minor  sapere  ma  a  sé  più  ligi . 

Quanto  don  Diego  indegnasse,  che  questi  partili  venisser  fatti  nella  giurisdi- 
zione del  suo  governo ,  non  é  a  dire  :  egli  credette  il  tutto  siccome  un  fran- 
gimento  del  patti  più  fiate  a  suo  padre  e  a'  suoi  eredi  eonlermati . 

D'altronde,  ei,  come  il  padre,  ebbe  a  lottare  nel  suo  governo  contro  le 
male  fazioni  ;  avvegnaché  i  nemici  del  padre  si  fecer  sopra  del  figlio .  Michele 
Passamonte  ,  tesoriere  del  re ,  gli  ruppe  guerra  ,  dai  vescovo  Fonseca  spalleg- 
giato, li  quale  mostrò  avere  i'  implacabile  sdegno  pel  figlio,  eh' avea  palesato 
per  l'Ammiraglio.  Una  folla  di  piccioli  avvenimenti  pose  lo  scompiglio  tra 
don  Diego  ed  alcuni  ofiìciaii  subalterni  della  cofonia,  nella  quale  sempre  esi- 
sleva  uo  avanzo  de' partigiani  del  Roldano,  chesicollegarooo  contro  di  lui  :  e 


I.  15 


-^  114  H^ 

immaDtìDenU  due  fazioni  insorsero  Dell'  isola;  quella  deli'  ammiraglio  e  quella 
del  tesoriere  PassamoDte,  la  quale  focea  le  viste  di  seguire  11  partilo  del  re. 

Coloro  che  le  aveano  aizzate  cercarono  tutti  1  mezzi  per  danneggiare  don 
Diego,  e  perfino  l  suol  modi  di  vivere,  le  sue  più  semplici  azioni  erano  divenute 
lo  scopo  di  calunniosi  ricorsi ,  così  maligni  come  assurdi ,  che  Taceansi  giù- 
gnere  in  Spagna:  fra  le  altre ,  eglino  bandirono  siccome  una  fortezza,  un  ma- 
gnifico palazzo  di  molte  fineslre  fornito ,  eh'  egli  facea  dai  fondamenti  innal- 
zare ,  ed  obbligaroD  lor  fede ,  che  il  tutto  tornava  per  poi  farsi  gridare  sovrano 
dell'isola. 
1  II  re  Ferdinando ,  essendo  in  avanzata  età,  avea  gran  parte  del  reggimen- 

to delle  cose  deir  india  abbandonata  ai  Fonseca ,  niente  inclinato  a  favoreg- 
giare la  discendenza  del  Colombo  *.  ed  ora ,  profittando  della  disposizione  del- 
r.animo  del  re  proclive  al  sospetto,  fece  con  tali  artifizi  le  calunnie  de' co- 
loni valere,  che  venne  decisa  la  creazione  a  San  Domingo,  nel  I510 ,  di  una 
corte  sovrana  ,  appellata  Udienza  Reale ,  alla  quale  poteasi  comecchesia  di 
tutte  le  sentenze  date  dall'ammiraglio  richiamare,  anche  ne' casi  infino  allora 
alla  sola  corona  serbati . 

Don  Diego  s'ebbe  questo  mezzo  siccome  ingiuria,  e  credette  che  lo  sì  vo- 
lesse cacciare  dalla  sua  autoritÀ .  Di  natura  franca  ed  aperta ,  e  focile  a  tutto 
credere,  il  giovane  ammiraglio,  non  potea  venire  a  contesa  con  astuzlosl  po- 
litici contro  di  lui  congiurati ,  e  che  con  sagacità  eran  presti  a  pigliar  occa- 
sione sui  più  lievi  errori ,  e  farli  apparire  come  delitti . 

Egli  vidi  sopra  di  se  accumularsi  ostacoli  che  il  vincerli  non  era  in  sua 
mano  .  S' era  proposti  magnanimi  disegni  :  deliberato  avea  di  cacciar  l' op- 
pressione e  frenar  tutti  gli  abusi ,  talché  a  ragione  le  persone  dabbene  della 
sua  autorità  rallegrarsi  doveano .  Ma  bentosto  s'accorse  essersi  levato  al  di- 
sopra dei  suo  potere ,  e  non  aver  saputo  abbastanza  prevedere  gli  ostacoli,  clic 
gli  s' erano  fatti  incontro  :  egli  avea  obbedito  all'  impulso  sincero  del  suo  cuo- 
re, e  non  avea  opportunamente  calcolate  le  contrarietà  che  la  perfidia  degli  al-  ' 
tri  poteano  suscitargli . 

S' oppose  ai  reparlimientoi  degli  Indiani ,  viva  sorgente  d' ogni  specie  di 
barbarie;  ma  i  ricchi  della  colonia,  e  la  maggior  parte  del  ragguardevoli  per- 
sonaggi della  corte ,  avcan  caro  che  rimanessero .  Ei  comprese  che  tutto  |ier  \ 
rimuoverli  tornava  indarno ,  e  quello  che  ne  verrebbe  era  incerto .  L' Interessa  \ 
personale  di  tutti  con  questa  misura  veniasi  a  ledere,  e  ciò  che  avea  a  prima  { 
vista  per  difficile  avuto,  bentosto  sembrogii  impossibile.  1  repartimienlos  l 
come  trovati  gli  avea  si  mantennero  ;  ed  i  suol  partigiani  rimasero  sconfortati ,  ' 
i  nemici  presero  ardire .  Gli  amici  di  coloro  che  avea  sbalzati  di  carica  si  mos-  i 
sero  contro  di  lui ,  e  dicesi ,  che  se  morto  non  fosse  l' Ovando ,  a  un  dipresso  «  I 
in  queir  epoca  ,  e'  sarebbe  stato  nuovamente  di  Spagna  spedito  a  San  Domingo  ' 
per  farsi  in  luogo  di  don  Diego.                                                                                ' 

Nondimeno ,  la  conquista  dell'  isola  di  Cuba  e  lo  stabilimento  pelle  cure 
del  giovane  ammiraglio  formatovi  nel  i5io    furono  di  fortunato  successo  ;  | 

t 


Àfrh»  scfèse  al  re  PerdkUBiio,  essergli,  sema  la  sorte  d'un  »^  <ie'$tt«i« 
rioKiii  si  ftna  impresa ,  d*  armi  cioè  la  pia  grande  e  pia  bella  Isola  del  oimi-  j 

do  sofacetta  :  e  questa  naora  fa  graderolisliiia  al  re  «  ma  ella  era  da  un  mi- 
polo  di  bmeoii  contro  1*  ammiraglio  actompagnata .  —  Tuttavia  «  un  re5lieiriaolo 
d'afletlo,cfae  Fcnfinando  sentia  per  don  Diego ,  fategli  ravvisare,  che  la  mag. 
gior  parfe  di  qot'  lamenti  era  ingiusta ,  e  dalla  gelosia  ed  luTidia  de'  suoi  ne>  i 

mici  Yenia  mossa  ;  laonde  decise  inrlare  alla  Spagmiola .  nel  isit ,  don  Sarto-  I 

hmmro  Colombo,  con  ordini  noofi  e  particolartiiale  istnuioni  pel  nipote  suo  j 

r  ammiraglio .  ! 

Bartolommeo  Colombo  terbara  tuttora  la  carìea  di  adolanlado  delle  lodit  « 
comecché  Ferdinando,  per  gelosia,  TaTesae  Inflno  allora  trattenuto  in  Ispa- 
gna ,  nel  mentre  che  ad  nomini  di  Ikasm  lega  II  carico  fidata  del  viaggi  di 
scoperta:  nulladimeno,  in  questa  occasione,  il  re  aggiunse  al  suol  stipendi 
anche  la  proprietà  e  il  governo  vltaliaio  della  plcoola  Isola  di  Mona,  e  un 
reporfùiiteiifo  assegnogli  di  dugenlo  Indiani,  non  cha  la  sovralntendema  delle 
mine  die  a  Cuba  egli  s'avrebbe  scoperte,  luogo  da  cui  poteasona  eavare  un 
brgo  partito. 

Tra  gli  ordini,  che  II  re  mandava  a  don  Diego ,  uno  ve'  n'era,  pel  quale, 
in  conseguente  delle  lagnante  dei  frati  Domenicani ,  Imponevagll  che  le  fatiche 
degli  Indiani  sminuisse  d'un  terzo,  e  si  studiasse  d'aver  schiavi  Negri  dalla 
Guinea  per  sollevar  d' un  peso  gì'  indiani ,  e  che  gli  schiavi  Caribi  aniropo- 
bgl  bcesse  con  un  marchio  su  di  una  coscia  segnare ,  afSnché  gli  altri  in- 
diani frammischiarsi  a  coloro  non  potessero,  né  fossero  a  de' mali  trattamenti 
sommessi. 

Quindi ,  essendo  fallita  l'impresa  all'OJeda  ed  al  NIeuesa ,  a'  quali  11  re  avea 
dato  il  carico  di  fondar  colonie  sulla  terra  ferma  e  governar  l' Istmo  di  Darien), 
e'  scriveva  alla  Spagnuola ,  nel  1514 ,  per  concedere  a  Bartolommeo  Colombo , 
se  u'  era  sua  voglia ,  di  volersi  Incaricare  del  riordinamento  degli  stabilimenti 
della  costa  di  Veragua ,  e  signoreggiare  questo  paese  sotto  la  dependenxa  del- 
l'ammiraglio don  Diego,  conforme  a' privilegi  di  costui .  Sa  il  re  avesse  avuto 
riguardo  all'ingegno  e  a'servigi  prestati  dall' adelantado,  e  avesse  sui  suol  Iute* 
ressi  tenuto  consiglio,  egli  avrebbe  più  sollecitamente  prese  quelle  misure:  al- 
lora ara  troppo  tardi .  Una  malattia  stornava  don  Bartolommeo  dal  mandare  ad 
effetto  questa  impresa ,  e  la  sua  affaticata  e  stentata  vita  awlcinavasi  al  fine . 

intanto,  una  foga  di  calunnie  essendo  rapportata  in  Ispagna  dal  Passamonta 
e  da  altri  nemici  di  don  Diego ,  ed  11  governo  avendo  adoperati  meul ,  che  l' am- 
miraglio come  contrari  alla  sua  dignità  e  a'suoi  privilegi  teneva ,  chiese  6oal- 
roente  ed  ottenne  la  permissione  di  farsi  alla  corte ,  per  potersi  comeochesia 
giustificare:  e  addi  9  aprile  I5I6  egli  partissi,  Jasclando  gli  afliiri  di  San  Do- 
mingo air  adelantado  suo  zio,  ed  alla  vlceregina  donna  Maria. 

in  Spagna  il  re  gli  fece  la  più  onorevole  accoglienza .  Infatti,  egli  era  in  tutte 
le  Imprese,  che  da  sé  avea  condotte  o  co' suoi  consigli  dirette,  riUKlto:  la  pe- 
sca delle  perle  con   fortunato  successo  sidla  costa  di  Cubagua  a?ea  stabilita  ; 


-»H  116  Hi- 

le  isole  di  Cuba  e  della  Giamaica  area  sommesse  ecolooiizate ,  seoia  spargere 
gocciola  di  sangue;  Integra,  siccome  governatore,  riroanea  la  sua  foma;  e 
se  avea  levali  contro  di  sé  1  pianti  dei  coloni ,  ciò  non  era  avvenuto  che  cer- 
cando di  Dir  men  dura  la  condizione  dei  miseri  Indiani  . 

Sicché ,  compiutamente  giusUflcossi  :  e  il  re  comandò ,  che  tutti  1  processi 
contro  di  lui  cominciati  nella  Corte  d'Appello ,  ed  inoltre  anche  quelli  Inten- 
tatigli per  danni  a  persone  cagionati  dal  reggimento  de*répartimieniot,s\  ces- 
sassero ;  e  che  tutti  gli  scritti  fossergli  di  presente  consegnati ,  perché  da  sé 
stesso  volea  giudicare. 

Ma  ad  onta  di  tutti  questi  Civorì,  allorché  l'ammiraglio  reclamò  una  parte 
de' profitti  delle  provincia  della  Castlglla  dell'  Oro ,  allegando  essere  slate  da  suo 
padre  scoperte ,  come  chiaramente i  nomi  di  molti  luoghi  provavano,  Il  monarca 
intimò,  s' Interrogassero  1  marinari,  che  avean  navigato  con  Cristororo  Colombo, 
nella  speranza  di  Cu*  credere ,  egli  non  aver  la  costa  di  Darien  e  il  golfo  d'Ura- 
ba  scoperto  .  •  In  tal  guisa ,  aggiugne  l' Herrera ,  fu  don  Diego  continuo  stra- 
scinato In  qulstlonl  col  fisco  -,  di  sorta  che  a  diritto  può  dirsi ,  che  venisse  ad 
ereditare  tutti  gli  aflOinnl  del  padre  suo.  » 

Poco  tempo  dopo  la  dipartita  di  don  Diego  da  San  Domingo ,  lo  zio  suo  don 
Fartolommeo  fini  la  travagliata  sua  vita .  Alcuna  particolarità  a  noi  non  giunse 
intomo  alla  sua  morte,  né  la  storia  fii  alcuna  menzione  della  sua  età,  che  già 
avanzata  esser  dovea(*).  Dicesi,  che  il  re  Ferdinando,  sentisse  questo  avvenimento 
con  dolore,  av^'egnaché  egli  portava  alta  opinione  dell'  Ingegno  dell'  adelanta- 
do.  »Era  questi  un  uomo,  dice  rHerrera,cul  per  merito  non  cedeva  a  suo  fra- 
tello l'Ammiraglio ,  e  aveva  date  grandi  prove  di  potersi  ad  alte  imprese  leva- 
re, poiché  egli  era  coraggioso,  accorto  marinaro  e  di  nobiltà  di  spirito  ripieno.  » 

Il  Charlevolz  attribuisce  l' inazione ,  nella  quale  Bartolommeo  fu  per  molti 
anni  lasciato,  alla  gelosia  ed  economia  del  re.  Ei  trovava  di  già  troppo  po- 
tente la  famiglia  dei  Colombo;  e  se  l'adelantado  avesse  scoperto  il  Messico, 
credealo  da  tanto  da  chiedere  condizioni  quanto  quelle  di  suo  fratello  V  Ammi- 
raglio vantaggiose . 

Correa  voce,  aggiunge  l' Herrera ,  avere  il  re  amato  meglio  di  dargli  carico 
degli  aflTari  d' Europa  ;  se  pur  ciò  non  facea  per  stornarlo  da  altri  disegni . 

Ma  comunque  fosse  di  ciò ,  é  però  certo ,  che  alla  sua  morte  il  re  si  riprese 
il  governo  dell'  isola  di  Mona ,  che  gli  avea  concesso  ;  e  il  suo  repartimimUo 
de'dugento  Indiani  die  a  mano  della  vicereglna  donna  Maria . 

Nel  mentre  che  1'  ammiraglio  don  Diego  dimorava  alla  corte ,  re  Ferdi- 
nando, addì  23  gennaio  I5i6,  moriva.  Suo  nipote  e  successore,  il  principe 
Carlo,  che  poscia  fu  l'imperatore  Carlo  Y,  dimorando  In  quel  tempo  in  Fian- 
dra ,  le  Spagne  restarono  in  balia  del  cardinal  Ximenes  ,  che  non  volle  brigarsi 
di  dar  sentenza  sulle  querele  e  su' lamenti  dell'ammiraglio,  che  re  Ferdinando 
avea  a  sé  avocate  per  decidere  di  proprio  moto  :  sicché  bisognò  attendere  fino 
al  1520,  nel  quale  anno  venne  dall' Imperator  Carlo  V  dichiarato  :  si  dovessero 

(*)  Vedi  la  nota  in  fine  dell'  Appendice  . 


117 

a  Dalla  recare  1  liconl  contro  don  Diego  essendo  innocente:  e  di  più,  accortosi 
r imperatore,  che  lutto  ciò  che  il  PasMmonte  e  I  suoi  partigiani  arcano  scritto 
non  era  che  un  tessuto  di  nere  calunnie ,  ordinò  che  don  Diego  fosse  rimesso 
nella  carica,  comecché  i  processi  col  fisco  non  anco  avessero  avuta  decisione; 
e  si  Dicesse  sapere  al  Passamonle ,  che  dimenticasse  tutte  le  andate  cagioni 
d' altercazione  e  di  discordia ,  e  amichevoli  pratiche  con  don  Diego  tenesse . 
Ei  ricoDoht>e  ef  iandio  I  dritti  che  egli  avea  di  esercitare  V  uffizio  di  viceré  e 
di  governatore  dell'  isola  gpagnuola ,  e  di  tutti  1  luoghi  da  suo  padre  scoperti  : 
ma  odio  stesso  tempo  promulgò  nuove  leggi,  per  le  quali  era  creato  un  sopra- 
imeodenle  col  dlritco  di  potersi  levar  contro  il  viceré ,  sema  appello  ;  sicché 
questa  dignità  venia  delle  sue  antiche  attribuzioni  molto  sminuita . 

Don  Diego  partissi  di  Spagna  sul  cominciare  di  settembre  del  1520 ,  e  al 
suo  giugnere  a  San  Domingo ,  trovando  che  una  gran  parte  del  governatori , 
fattosi  profitto  della  sua  lunga  assenn ,  aveano  scosso  il  giogo  ed  abusato  del 
loro  potere,  di  subito  inviò  loro  de' successori,  ed  intimò  ai  dimessi  di  rendergli 
esatto  conto  delle  respettlve  amministrazioni. 

Ed  altre  considerevoli  mutazioni  erano  avvenute  nell'  isola  gpagnuola  du- 
rante r  assenza  dell'  ammiraglio  :  —  lo  scavo  delle  miniere  era  stato  trascu- 
rato, egualmente  che  la  coltivazione  delle  canne  di  zucchero,  sorgente  di  rlc- 
obcsBa  talmente  grande,  ohe  correva  fiiroa  In  Ispagna ,  che  i  magnifici  palagi , 
da  Carlo  Y  a  Madrid  e  a  Toledo  Innalzati ,  avessero  avuto  1*  essere  dallo  zuc- 
chero della  Spagnuola  ;  s' erano  menati  In  gran  numero  schiavi  dall'  AtTrira , 
sCanteché  si  credeano  per  la  coltivazione  delle  canne  di  zucchero  più  utili  del 
delicati  Indiani  :  ma  questi  miseri  Negri  con  tutte  crudeNA  che  si  poteano  le 
maggiori  trattavansi ,  e  parea  che  in  mezzo  a  degli  uomini  non  potessero  tro- 
vare difensori;  finalmente  la  schiavitù  degli  Indiani  su  più  umane  ragioni 
s'avea  posta  ;'  ma  quanto  al  Negri  credevasi,  che  non  fosser  nati  che  per  essere 
schiavi  ;  e  poiché  ventano  venduti  e  comprali  nel  lor  proprio  paese,  questa 
esser  la  loro  naturale  condizione . 

Quantunque  i  Negri  sieno  d*  indole  paziente  e  abituati  a  patire ,  la  barbarie 
contro  di  loro  esercitata  fu  però  tale ,  che  mosseli  alfine  a  vendetta  :  —  addi 
n  dicembre  1522 ,  la  ribellione  degli  AfTricani  scoppiò  la  prima  volta  alla  gpa- 
gnuola. 

Ella  ebbe  comiuciamento  in  una  coltivazione  di  canne  di  zucchero  di  pro- 
prietà di  don  Diego,  dove  una  ventina  di  schiavi,  a' quali  se  n'erano  ag- 
giunti altrettanti  d'una  vicina  coltivazione,  studiaronsi  d'avere  armi,  eolle 
quali  assaliti  ed  uccisi  i  loro  padroni  pel  paese  quindi  si  sparsero  :  certune 
piantagioni  rubare,  ammazzar  gli  Spagnuoll,  rompere  le  catene  de' loro  con- 
nazionali ,  ed  Insignorirsi  della  città  d' Agua ,  o  sulle  montagne  rlcovrarsi ,  era 
Il  kiro  disegno. 

Tosto  che  giunse  a  don  Diego  la  nuova  della  ribellione ,  di  presente  si  pose 
dietro  a'  sollevati ,  da  qualcuno  de'  principali  abitanti  accompagnato  :  nel  se- 
condo giorno ,  alle  prode  di  Ni  tao  fermatosi ,  per  lasciar  prender  lena  a  quel 


fnpii» ,  «  i«M(i»  iaéifK»^^  col  bua  -  KeOi  Odra  &  Fi^eii  « 
boMAo  MMÙi^lMali  neoipi .  QoaMo  ■!!■  Gii  ■»■■■■  mAoi  Sh^mIb 
^fclwinrf  nel  Kbfo  DcMlatu  Imptrii  Ctrmiaiiti,  ap  S,oTC«a»- 
elniiik  :    •  Keifue  vero  nuif[ii  exilùAUit  Momw^kiit  errar  atxSde- 

*  rr  polrU  ,  ifintm  ti  Kfuimadt  adminiftrBtùmesfimKt  Iti  ■  i  Jìlm 
■  rùie  ,  UÌ/i  euHiptimU  raedrm  reni  rjuoque  miUlaram  ooa^MftOi- 

•  tur.  r  Ailtinquc  la  rapim  dì  alato  non  penDetlrra  li  h)*i— i  éi 
Spip»  S  iMcuire  per  kìiu  erediiario  in  una  rimiglù  il  gneiau  ta- 
fVMM  dd  Mitoni  Uaaia  -  Ma  le  conveoziooi  ,  i  diplooii  pulaT*Ba 
«hwremeate  ■  fiivor  ile'  Colomlio  .  E  jwrò  non  paterajosi  ncfiu*  il  dì- 
ritta,  cirrr^vano  i  nùnittri  d' iniìebolirlo  col  fallo.  Ed  a  «fucsie  pnlì- 
ehe  avean  favorcvule  b  nazione  «pagaiinla  ,  allrtochr  a  vanlageìo  di 
OMtlli  voliterà*!  qurllo  che  si  toglieva  agli  eredi  di  uno  slrunem  . 
I^umkIc  w  Dittfo  SkIìooI  dell'  Eroe  ivcim  fatto  «enno  delle  confr»ddi- 
tumi  e  ealunate  luiitenule  dal  genitore ,  e  delle  accuse  e  liti  cb'  <f^i 
Ueun  eblie  «  t»IlFrare,  avreblie  dovuto  comporti  colla  Corte,  rìnun- 
Xtaiulo  e"  ]rrivilef;i  e  drilli  odio*!  e  soipelti  ,  {lerchè  troppo  grandi  e 
Iropiio  Miperinn  alla  privata  condizione.  Don  Luigi  hrn  conobbe 
quiilla  ctie  voleva  il  Klinidero,  ed  anteponendo  la  mn(fuìn>t)>.  all'ani- 
niiimie  rlnuuiió  a' dritti  di  viceré  ed  alle  decime  dei  prodotti  del- 
l' Amerirn  ,  ronlrnln  dn'  liinti  ereditari  nella  sua  diKendenu  ,  <tì 
Ammiraglio  dell'  Indie,  e  Duca  di  Veragiia  ,    con  una  splemlida  pcD- 


113 

Il  nevello  ammiraglio  s'imbarcò  a  San  Lucar,  addi  9  giugno  1509 ,  con  la 
sua  sposa,  suoTratello  Ferdinando,  che  era  sul  Gor  degli  anni  e  avea  ricevu- 
to una  buona  educazione,  e  1  suoi  due  zìi  Bartolommeo  e  Diego  :  e  teneagll 
dietro  numeroso  corteggio  di  cavalieri  dalle  loro  mogli  seguiti ,  e  di  giovani 
donne  più  ragguardevoli,  dicesi,  per  la  nobiltà  del  sangue  che  per  la  loro  for- 
tuna ,  le  quali  ventano  inviate  nel  Nuovo  Mondo  per  stringersi  In  nodo  a  ric- 
chi mariti. 

Il  governo  di  don  Diego  cominciò  con  un  tal  grado  di  splendore  insin  allora 
sconosciuto  nella  colonia.  Comecché  il  re  non  avesse  a  don  Diego  il  titolo  di 
viceré  conceduto,  pure  venia  dato  da  tutti,  per  gentilezza,  a  lui  e  alla  sua  con- 
sorte. La  viceregina,  donna  di  gran  pregio,  attorniata  da  nobili  cavalieri  e 
da  damigelle  di  buone  lamiglie,  che  erano  per  tenerle  compagnia  venule, 
formò  una  specie  di  corte ,  che  pose  in  certa  luce  questa  isola  mezza  selvag- 
gia ;  le  quali  giovani  donne  furon  di  presente  maritate  a'  pili  riccM  coloni , 
e  validamente  contribuirono  a  trarli  da  qoe'modi  .grossolani  ai  quali  s'eran 
laKiati ,  privi  essendo  del  freno  salutare  che  alla  influenza  delle  donne  Tuole 
attribuirsi . 

Don  Diego  riguardavasi  investito  se  non  del  titolo  almeno  delle  lacollà  di 
viceré:  ma  il  sovrano  immantinente  focegii  vedere,  ei  non  voler  ammettere 
una  tal  pretensione  ;  perché ,  senza  fargliene  parte ,  distinse  l' istmo  di  Darlen 
in  due  grandi  provinole ,  e  nomò  Atonzo  d'OJeda  governatore  della  orientale, 
eh'  egli  chiamò  Nuova  Andalusia ,  e  un  cavalier  nomato  Diego  di  Nicuesa , 
governatore  della  occidentale,  che,  in  sé  accogliendo  la  ricca  costa  di  Yera- 
gua ,  chiamolla  Castiglla  dell'  Oro  • 

Se  questo  monarca  lasciato  si  fosse  guidare  dalla  gratitudine  e  dalla  giu- 
stizia ,  il  governo  della  detta  costa  avreblie  di  ragione  concesso  a  don  Sarto- 
lommeo  Colombo ,  il  quale  erasi  adoperato  alla  scoperta  di  quel  paese ,  e 
con  suo  fratello  l'Ammiraglio,  In  quella  impresa  avea  tanto  patito:  Il  suo  In- 
gegno superiore  avrebbe  ben  meritata  la  investitura  di  tal  carica;  ma  Fer- 
dinando conoscea  troppo  lo  spirilo  elevato  del  fratello  di  Cristoforo ,  e  sapea , 
che  egli  non  l'avrebbe  accettata  se  non  che  a  condizioni  al  suo  onore  e  alla  sua 
nerezza  convenevoli  :  perciò  non  lo  contò  per  nulla ,  e  volle  piuttosto  conce* 
dere  quel  governo  ad  avventurieri  di  minor  sapere  ma  a  sé  più  ligi . 

Quanto  don  Diego  indegnasse ,  che  questi  partili  venisser  fatti  nella  giurisdi- 
zione del  suo  governo  ,  non  é  a  dire  :  egli  credette  il  tutto  siccome  un  fran- 
gioientodel  patti  più  Gate  a  suo  padre  e  a' suol  eredi  confermati. 

D'altronde,  ei,  come  il  padre,  ebbe  a  lottare  nel  suo  governo  contro  le 
male  fazioni  -,  avvegnaché  i  nemici  del  padre  si  fecer  sopra  del  figlio .  Michele 
Passamonte  ,  tesoriere  del  re ,  gii  ruppe  guerra  ,  dal  vescovo  Fonseca  spalleg- 
giato, il  quale  mostrò  avere  l' implacabile  sdegno  pel  figlio,  eh' avea  palesato 
per  l'Ammiraglio.  Una  folla  di  piccioli  avveuimenli  pose  lo  scompiglio  tra 
don  Diego  ed  alcuni  officiali  sulMlteml  della  colonia,  nella  quale  sempre  esi- 
steva un  avanzo  de' partigiani  del  Roldano,  che  si  collegarono  contro  di  lui  :  e 


I.  15 


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le  liole  di  Cuba  e  della  GlamalcnaTUEOinmeue  ecolonlttale,  Han  spargere 
gocciola  di  iangue;  Integra,  siccome  goTeTMiore.  rimanea  ta  sua  tama',  e 
te  avei  levali  rontro  di  té  I  pianti  del  cdIodI  ,  ciA  non  era  avvenuto  che  rer- 
caiuto  di  dir  men  dura  la  conilLilone  dei  miseri  lodiani  . 

SICRbé,  coinpiulamenle  glusttScoul:  e  II  re  camaad'i.  che  tulli  I  praceul 
eooiro  di  lui  coroinckiU  nella  Conc  d'A|)pello ,  ed  inoltre  anche  quelli  Inien  - 
tallgli  per  danni  a  penone  cagionali  dal  reggimento  de' rapar(imivn(ai>  si  eei- 
aawcni  ;  e  che  lutti  gli  scrlui  fkusergil  di  praentc  contegnaii ,  perche  da  sé 
ateuo  Tolea  giudicare. 

Ma  ad  orna  di  tutti  questi  fhfori.  allorché  l'ammiraglio  reclamò  una  parte 
de'prolltli  delle  provi  ade  della  Castlgila  dell' Oro.  allemanda  emere  stale  da  tuo 
padre  scoperte ,  come  cbiammentei  numidi  molti  luoghi  praviTano,  11  monarca 
inKmù.s'InlerroRiiiseralinarltisrl.chcavcan  iinvlitaio  con  Crltiororo  Colombo, 
nella  speiama  di  tu  credere .  egli  ddd  aTer  la  coFta  di  Darlen  e  II  gnlftì  d't?ra- 
ba  icopcrto  .  •  tn  tal  guiio ,  agglugnc  l' nerrera ,  Tu  doti  Diego  continuo  *lra- 
tcinalo  in  quiulonl  col  Bsco;  di  torta  che  a  dlrilln  può  dirsi,  cbe  venisse  ad 
ereditare  lutti  gli  aOàntil  del  padre  suo.  • 

Poro  tempo  dopo  la  dipartita  di  don  Dicco  da  San  Domingo ,  lo  rio  suo  ilon 
Kartoliimmeo  fluì  la  travagliata  *ua  vita .  Alcuna  particolarilt  a  noi  non  g;lunM 
inlorno  alla  (U8  morte,  né  la  aiorta  (li  alcuna  menilone  della  sua  eli,  che  glt 
avaniala  esser  dovea(*).Dlceil,  che  il  re  Ferdinando. sentisse  questaavvenlmcnlo 
dia  dolore,  avvegnaché  egli  portava  alta  opinione  dell'  Ingegno  dell'  adelanta- 
do.  I  Era  quelli  un  uomo,  dice  l'Herrera,  cui  pCr  merito  non  cedeva  a  suo  fra- 
lello  l'Ammiraglio .  e  aveva  date  grandi  prore  di  poterti  ad  alle  impreM  kn- 
re,  palelle  egli  era  coragsioto,  accorto  marinaro  e  di  noblliidl  spirilo  ripieno.' 

Il  Charlevoii  attribuisce  l' Inazione ,  nella  quale  Bartolommeo  fu  per  molti 
anni  lascialo,  alla  gelosia  ed  economia  del  re.  B1  trovava  di  gUi  troppo  pò- 
tenie  la  famiglia  del  Colombo;  e  te  l'adelantodo  avesse  scoperto  il  Hcssiro, 
eredeaJo  da  tanto  da  chiedere  candiiloni  quanto  quelle  di  suo  fralvllo  1'  Ammi- 
raglio vanta  giiloie . 

Correa  vore,  aggiunge  l' nerrera ,  avere  il  re  amato  meglio  di  dargli  carico 
degli  affkrl  d'Europa:  se  pur  ciò  non  fticea  per  stornarlo  da  ,illti  disegni. 

Ma  comunque  Tome  di  ciò ,  é  però  ceno ,  che  alla  tua  morit  11  re  si  riprese 
Il  governo  dell'  Isola  di  Mona ,  cbe  gli  area  concesta  ;  e  11  suo  rf}Nir(imi'«ilo 
dc'dugenlo  Indiani  die  a  mano  della  vinrj^lna  donna  Maria . 

del  mentre  che  1'  ammiragUo  don  Diego  dimorava  alla  corte ,  re  Perdl- 
liaodo,  addi  33  gennaio  isiG,  moriva.  Suo  nipote  e  succeasore ,  il  principe 
CtU'lo,  cbe  poscia  Tu  l'Imperatore  Carlo  T,  dimorando  In  quel  tempo  in  Flao- 
dri ,  le  Spagne  restarono  in  balio  del  cardinal  Ilmeni's ,  che  non  volle  brigarsi 
di  dar  si;nieni8  sulle  querele  e  su'  lamenti  dell'  ammiraglio ,  cbe  re  Ferdinando 
aVH  a  se  avocate  per  decidere  di  proprio  moto  i  sicché  bisognò  allcndere  fino 
il  1510,  liei  quale  hddo  venne  dall'  imperaior  Carlo  V  dichiarato  :  si  doveaicra 

C^  Vedi  U  noU  io  fine  dell' Appendice  . 


117 

a  nnlU  recare  I  ricorsi  contro  don  Diego  essendo  innocente:  e  di  più,  accortosi 
l'imperatore,  che  tutto  ciò  che  il  Passamonte  e  I  suoi  partigiani  areano  scritto 
DOD  era  che  un  tessuto  di  nere  calunnie,  ordinò  che  don  Diego  fosse  rimesso 
nella  carica,  comecché  i  processi  col  fisco  non  anco  avessero  avuta  decisione; 
e  si  focesse  sapere  al  Passamonte ,  che  dimenticasse  tutte  le  andate  cagioni 
d' altercazione  e  di  discordia,  e  amiclievoli  pratiche  con  don  Diego  tenesse. 
Ei  riconobbe  eziandio  I  dritti  che  egli  avea  di  esercitare  l' uffizio  di  vieerè  e 
di  governatore  dell'  isola  gpagnuola ,  e  di  tutti  i  luoghi  da  suo  padre  scoperti  : 
ma  nello  stesso  tempo  promulgò  nuove  leggi,  per  le  quali  era  creato  un  sopra- 
Intendente  coi  diritto  di  potersi  levar  contro  11  viceré ,  senza  appello  ;  sicché 
questa  dignità  venia  delle  sue  antiche  attribuzioni  molto  sminuita . 

Don  Diego  partissi  di  Spagna  sul  cominciare  di  settembre  del  1520 ,  e  al 
suo  giugnere  a  San  Domingo ,  trovando  che  una  gran  parte  del  governatori , 
fattosi  proìSlto  della  sua  lunga  assenza ,  aveano  scosso  il  giogo  ed  abusato  del 
loro  potere,  di  subilo  inviò  loro  de' successori,  ed  Intimò  ai  dimessi  di  rendergli 
esalto  conto  delle  respettive  amministrazioni . 

Ed  altre  considerevoli  mutazioni  erano  avvenute  nell'  isola  Spagnuola  du- 
rante r  assenza  dell'  ammiraglio  :  —  lo  scavo  delle  miniere  era  stato  trascu- 
rato, egualmente  che  la  coltivazione  delie  canne  di  zucchero,  sorgente  di  ric- 
Ghena  talmente  grande,  che  correva  fama  In  Ispagna,  che  I  magnifici  palagi , 
da  Carlo  V  a  Madrid  e  a  Toledo  Innalzati ,  avessero  avuto  l' essere  dallo  zuc- 
chero della  Spagnuola  ;  s' erano  menati  In  gran  numero  schiavi  dall'  AfTrira , 
stantechè  si  credeano  per  la  coltivazione  delle  canne  di  zucchero  più  utili  del 
delicati  Indiani  :  ma  questi  miseri  Negri  con  tutte  crudehi  che  si  poieano  le 
maggiori  traltavansi ,  e  parea  che  in  mezzo  a  degli  uomini  non  potessero  tro- 
vare difensori;  finalmente  la  schiavitù  degli  Indiani  su  più  umane  ragioni 
s'avea  posta  ;  ma  quanto  al  Negri  credevasi,  che  non  fòsser  nati  che  per  essere 
schiavi  ;  e  poiché  ventano  venduti  e  comprali  nel  lor  proprio  paese,  questa 
esser  la  loro  naturala  condizione . 

Quantunque  i  Negri  sleno  d' indole  paziente  e  abituati  a  patire  ,  la  barbarie 
contro  di  loro  esercitata  fu  però  tale ,  che  mosseli  alfine  a  >'endella  :  —  addi 
27  dicembre  1522 ,  la  ribellione  degli  AfTricani  scoppiò  la  prima  volta  alla  Spa- 
gnuola. 

Ella  ebbe  cominciamento  in  una  coltivazione  di  canne  di  zucchero  di  pro- 
prietà di  don  Diego,  dove  una  ventina  di  schiavi,  a' quali  se  n'erano  ag- 
giunti altrettanti  d'una  vicina  coltivazione,  studiaronsi  d'avere  armi,  eolie 
quali  assaliti  ed  uccisi  1  loro  padroni  pel  paese  qtiindi  si  sparsero  :  certune 
piantagioni  rubare,  ammazzar  gii  Spagnuoll ,  rompere  le  catene  de' loro  con- 
nazionali ,  ed  insignorirsi  della  città  d' Agua ,  o  sulle  montagne  ricovrarsi ,  era 
il  loro  disegno. 

Tosto  che  giunse  a  don  Diego  la  nuova  delia  ril)eliione ,  di  presente  si  pose 
dietro  a'  sollevati ,  da  qualcuno  de'  principali  abitanti  accompagnato  :  nel  se- 
condo giorno ,  alle  prode  di  Nllao  fermatosi ,  per  lasciar  prender  lena  a  quei 


49^  118  44*- 

che  aveanlo  seguitato  ed  aspettar  nuovi  aiuti ,  un  certo  Melchiorre  di  Castro , 
che  era  venuto  in  sua  comiiagnia  «appreso  che  I  Negri  aveano  guaste  e  diserte 
le  sue  coltivazioni ,  saccheggiata  la  sua  casa,  e  seco  loro  menati  gli  schiavi 
Indiani, ad  insaputa  dell'ammiraglio,  in  mezzo  alla  notte,  con  due  soli  compagni 
parli  verso  le  coltivazioni  antidette,  ed  ivi  trovato  per  tutto  disordine,  conti- 
nuò a  perseguire  i  Negri,  e  mandò  all' ammiraglio  per  richiederlo  di  aiuto  , 
il  quale  prestamente  inviogli  otto  cavalieri  armati  di  lancia  e  di  scudi ,  che 
portavano  in  groppa  sei  uomini  d' infanteria  :  e  a  questo  soccorso  si  unirono 
quindi  altri  tre  cavalieri ,  e  con  si  scarso  numero  di  gente  il  di  Castro ,  al 
levare  del  sole,  raggiunse  i  Negri.  I  ribelli  si  preparano  alla  pugna  armati 
dì  pietre  e  di  dardi  indiani,  spaventose  grida  levando:  e  i  cavalieri  spa- 
gnuoli,  posta  la  mano  manca  ne' scudi,  bassando  lor  aste,  a  corso  lanciato 
si  gittano  sopra  di  essi ,  che  poco  stante  furon  rotti ,  e  per  dirupi  scampan- 
dosi ,  lasciaron  sul  campo  sei  morti  e  parecchi  feriti . 

Giunto  in  quel  mezzo  l'ammiraglio,  si  uni  al  vincitori  per  inseguire  I  fug- 
gitivi :  se  alcuno  per  avventura  veniva  in  lor  mano ,  alla  più  vicina  arbore 
impendeai:!,  e  così  si  lasciava  per  farlo  spettacolo  a' suoi  compatriotti  ;  la 
quale  pronta  severiti ,  mise  In  sconcerto  gli  ulteriori  disegni  di  ribellione  de- 
gli altri  schiavi  affricanl . 

Frattanto ,  i  molti  nemici  che  don  Diego  s*  era  fatti ,  tanto  nella  colonia , 
che  in  Ispagna,  aveano  nuovamente  alzato  il  capo;  e  tra  gli  altri,  l'antico  suo 
emulo,  il  tesoriere  Passamonte,  avealo  accusato  d'essersi  insignorito  di 
pressoché  tutto  il  potere  dell'  Udienza  Reale ,  ed  aver  dato  al  decreto  di  sua 
maestà ,  che  della  carica  investialo  di  viceré ,  una  estensione  che  II  sovrano 
di  darle  non  mai  avea  avuto  pensiero . 

Questi  richiami  valsero  molto  alla  corte:  sicché,  nel  1523,  don  Diego 
ricevè  dai  Consiglio  delle  Indie  una  severissima  lettera ,  la  quale  rinfacclava- 
gli  i  diversi  abusi  ed  eccessi  di  potenza  contro  di  lui  allegati ,  ed  intimava - 
gli,  sotto  pena  di  rimanersi  privo  delle  sue  dignità  e  privilegi ,  di  torre  via  tut- 
te le  innovazioni  che  aveva  fatte,  e  di  porre  le  cose  sul  piede  di  prima.  E 
perchè  non  potesse  br  credere  di  avere  ignorato  quest'ordine ,  fu  imposto  alla 
Udienza  Reale  di  bandirlo ,  e  di  comandare  a  qualunque  persona  di  obbedir- 
vi ,  e  vegliar  che  fosse  convenevolmente  adempiuto . 

E  poco  dopo ,  I'  Ammiraglio  ebbe  un'altra  lettera  del  Consiglio,  che  l' av- 
visava far  di  mestieri  la  sua  persona  in  Ispagna ,  per  mettere  il  governo  In 
chiaro  su  certi  oggetti ,  e  ragguagliarlo  sulla  riforma  di  diversi  abusi ,  e  sol 
trattamenti  e  sulla  conservazione  degli  Indiani.  Don  Diego  comprese  esser 
questo  un  perentorio  richiamo,  e  obbedì  incontanente. 

Arrivato  in  Ispagna  ,  e' si  presentò  di  subito  alla  corte,  a  Vittoria,  con  la 
intrepidezza  ed  il  coraggio  d' uomo  che  non  nulla  avea  da  rimproverarsi  ;  e  si 
sentitamente  la  sua  causa  difese ,  che  fu  di  leggieri  al  sovrano  e  al  Consiglio 
crederlo  innocente .  Convinseli  inoltre  della  fede  con  la  quale  avea  a'  suoi  do- 
veri adempito,  non  che  del  suo  zelo  pel  bene  pubblico  e  per  la  gloria  della 


119 

Coroni  ;  e  fece  toccar  eoo  mano  che  i  laroeoti  levati  contro  di  lui ,  venìYano 
dalla  gelosia  e  nimistà  del  Passaoionte,  e  di  altri  oIBciali  del  re  nella  colo- 
nia, i quali  non  potevan  patire,  che  fosse  nell'isola  alcuna  autorità  superiore 
che  tenesseli  in  freno . 

Avendo  compiutamente  fotta  apparire  la  sua  innocenza ,  e  provate  false  le 
calunnie  de'  suol  nemici ,  don  Diego  confidossì  ottenere  ben  presto  giustizia 
sa  tutti  i  richiami  :  ma  siccome  essi  volgevano  sull*  argomento  delle  entrate 
che  da  vaste  e  ricche  provIncie  traevansi ,  incontrò  molti  e  molti  ostacoli ,  e 
si  soggettò  ai  ritardi  che  simlgliantl  inchieste  doveano  incontrare . 

Alla  per  fine,  pelle  sue  vive  sollecitudini,  ottenne  dallo  imperatore  un  or- 
dine ,  che  si  formasse  una  Giunta  composta  dei  grande  cancelliere ,  di  fra 
Loyasa,  confessore  dell'imperatore  e  presidente  del  Consiglio  Reale  delle  In- 
die, e  di  vari  altri  ragguardevoli  personaggi,  affinchè  ella  inquisisse  sul  di- 
versi punti  di  contesa  tra  l'ammiraglio  ed  il  Fisco,  e  sulle  procedure  che  aveano 
avuto  luogo  dinanzi  al  Consiglio  delle  Indie,  ed  avesse  attribuzione  di  giu- 
dicare su  questo  negozio ,  siccome  volea  la  giustizia . 

Ma  la  formazione  del  processo  menò  tanto  In  lungo ,  e  fti  da  tanti  ostacoli , 
vessazioni  e  rovesci  attraversata,  che,  siccome  suo  padre,  fo  sventurato  Diego 
morissi  pria  di  vederne  la  fine. 

Per  due  anni  egli  avea  seguito  la  corto  di  città  in  città ,  a  Vittoria ,  a 
Burgos,  a  Yalladolld,  a  Madrid  e  a  Toledo;  e  perchè  nel  verno  del  1525  l'im- 
peratore parli  da  Toledo  per  Siviglia,  l'ammiraglio  deliberossi  seguirlo,  co- 
mecché la  sua  complessione ,  indebolita  dalle  sostenuto  fhtiche  e  sciagure ,  noi 
comportaste.  —  L' istorico  Oviedo  il  vide  a  Toledo  due  giorni  innanzi  la  sua 
dipartenza,  in  preda  agli  assallmenti  d'una  lento  febbre;  e  di  unito  con  altri 
suoi  amici  forzossi  stornarlo  da  quel  viaggio ,  disagevole  troppo  per  la  sua 
saluto ,  in  quella  stagione .  Ma  indarno  tornarono  i  loro  consigli  ;  che  don 
Diego,  non  conoscendo  il  suo  stremo ,  loro  rispose ,  che  andava  a  Siviglia  per 
farsi  alla  chiesa  di  Nostra  Signora  della  Guadalupa ,  ed  offerire  omaggio  dì 
devozione  a'  pie  del  suo  altore ,  e  che  sperava  per  Intorcessione  della  Madre 
di  Dio,  rìcovrar  di  presente  la  sua  pericolanto  saluto. 

Ed  infaUi  egli  partì  da  Toledo  in  lettiga,  addi  2i  febbraio  1526,  confessa- 
tosi prima  de'  suoi  peccati  e  comunicatosi ,  e  giunse  lo  stosso  giorno  a  Montolba- 
00 ,  dopo  fatto  sei  leghe .  Ma  ivi  la  sua  malattia  tolmento  lo  strinse ,  che 
$'  accorse  d'essere  giunto  al  fine  della  vito  ;  sicché  e' si  affrettò  di  accomodare 
le  sue  cose  di  coscienza,  e  finì  di  vivere,  addi  23  febbraio, nell'anno  cinquan- 
tesimo dell'età  sua  o  in  quel  torno . 

Dell'  immatura  morto  di  don  Diego  Colombo  tbron  cagione  le  sciagure  e 
le  ingiustizie  che  per  tutto  la  vito  lo  tribolarono.  ~  »  B'  s'era  adoprato,  dice 
r  Herrera,  a  far  valere  i  suoi  diritti ,  e  a  direndersi  contro  le  calunnie  de'  suoi 
rivali,  che  cercavano,  a  forza  d'astuzia  e  di  sottili  accorgimenti ,  di  far  venir 
manco  la  gloria  del  padre  e  la  virtù  del  figlio.  > 


-m  120  «H4- 

MIMI  DUCA  DI  TBIIACUA 

Alla  morte  di  don  Diego,  la  sua  donna  e  tutta  ia  sua  flimiglia  erano  a  San 
Domingo . 

Egli  lasciò  due  figli ,  Luigi  e  Crisloforo  ;  e  tre  figliuole ,  Maria  che  si  fece 
monaca,  Giovanna  che  sposò  Pietro  di  Toledo,  e  Isabella,  che  toccò  in  is- 
posa  a  don  Giorgio  di  Portogallo,  conte  di  Gelvet .  Ei  lasciò  eziandio  un  figlio 
naturale  di  nome  Barlolommeo  (*) . 

Dopo  la  morte  di  don  Diego,  la  viceregina,  donna  di  spirito  nobile  ed  ele- 
valo ,  vedendosi  vedova  con  cinque  figli ,  pose  ogni  studio  per  mantenere  e 
Tar  valere  i  diritti  di  sua  famiglia .  Sapendo ,  che  pei  privilegi  conceduti  a  Cri- 
stoforo Colombo,  I  suoi  figliuoli  aveano  incontestabile  diritto  alla  dignità  di 
viceré  della  provincia  di  Yeragua,  dal  loro  avolo  scoperta,  ella  addimandò  al- 
l' Udienia  Reale  dell'  isola  Spagnuola,  licenza  di  lare  leve,  e  di  porre  in  assetto 
un'armata,  affine  di  riempier  di  colonie  quel  paese.  Ma  a  ciò  l'Udienza 
non  consenti,  e  fé'  parte  di  questa  domanda  all'Imperatore ,  che  rispose  la  In- 
chiesta dover  rimanersi  senza  risposta,  finché  la  giustezza  de' di  lei  richiami 
non  fosse  conosciuta  ;  perché ,  quantunque  a  diverse  epoche  egli  avesse  dato 
carico  a  vari  magistrati  di  esaminare  1  dubbi  e  le  obiezioni  messe  in  cam- 
po dal  Fisco,  ninna  sentenza  era  stata  ancora  pronunziata.  —  Del  resto,  la 
impresa  divisata  dalla  viceregina  non  fu  mai  mandata  ad  efletto. 

Poco  stante ,  ella  s' imbarcò  per  la  Spagna ,  affine  di  far  valere  i  diritti  del 
suo  primogenito ,  don  Luigi ,  allora  in  età  di  sei  anni.  Carlo  Y  era  assente  : 
ma  la  venne  co'  più  dolci  modi  accolta  dalla  imperatrice.  11  titolo  d' ammira- 
glio delle  Indie  fu  dato  immantinente  al  figlio  suo  don  Luigi  ;  e  l' imperatore 
crebbe  eziandio  le  sue  entrate,  e  concesse  nuovi  favori  alla  sua  famiglia.  Tutta- 
via ,  non  fu  possibile  indurre  Carlo  Y  a  Investire  don  Luigi  della  dignità  di  vi. 
cere ,  comecché  pochi  anni  innanzi  egli  avesse  conceduto  quella  carica  a  suo 
padre  a  titolo  di  diritto  ereditario . 

Il  perchè ,  nel  1538,  il  giovane  ammiraglio ,  nel  diciottesimo  anno  dell'  età 
sua  0  in  quel  tomo,  intentò  una  lite  contro  la  Corona ,  al  tribunale  compe- 
tente, chiedendo  il  titolo  di  viceré:  ma  dopo  due  anni  l'aflarc  fu  lasciato 


(*)  ^'oi  abbiam  corretto  lo  stato  della  disceudenza  di  Diego  Co- 
lombo ,  quasi  tutto  errato  dall'  Irving  /  auli*  ^àlbero  Genealogico  del- 
la fainiglia  Colombo ,  coiifezionato  m  latino  dal  reverendo  prete  An- 
tonio Colombo  ,  addì  17  aprile  1654,  e  receutemente  pubblicato  per 
le  stampe  dallo  infatigabile  ed  egregio  Felice  Isnardi^  nei  suoi  Nuoiù 
Documenti  Originali  ,  ce.  ;  albero  che  d'  altronde  inseriremo  in  fon- 
do della  presente  Appendice  ,  tradotto  in  italiana  favella  ed  annotato  . 

F.  C.  Marmocchi 


121 

in  mino  dì  arbitri ,  tra  i  quali  erano  !•  zio  suo  oaluralf  don  Ferdinando  ,  e  il 
cardinal  Loyasa ,  presideole  del  Goosiglio  delle  Indie . 

E  questi  arbitri  decisero,  che  don  Luigi  fosse  nominato  capitano  generale 
della  Spagnuola  ;  ma  I  termini  di  quella  nomina  ftirono  tali ,  che  di  leggeri 
e'  comprese  non  portarne  che  il  nome  senza  più . 

nondimeno  e'  si  ridusse  di  presente  alla  Spagnuola ,  ma  non  vi  si  tenne 
lungo  tempo  ;  cbé  maggiormente  si  sgannò  vedendo  le  sue  dignità  ed  i  suoi 
privilegi  non  esser  che  sorgenti  di  continui  brogli  ;  e  si  stette  contento  di  con- 
chiudere  colla  corona  un  compromesso ,  pel  quale  assicurò  il  suo  riposo  e  so- 
disfece pienamente  agli  Interessi  della  Corona  :  rinunziando  a  tutte  pretensioni 
della  dignità  di  viceré  del  Nuovo  Hondo,  e  cedendo  eziandio  11  diritto  del  de- 
cUno  delle  derrate  delle  nuove  terre  :  in  vece  fu  Investito  del  titolo  di  duca  di 
Veragua  e  di  marchese  della  Giamalca ,  ed  ebbe  una  splendida  pensione  di 
mille  dobloni  d'oro. 

Ma  don  Luigi  non  godette  gran  tempo  di  questa  sostituzione  d' una  rendita 
ferma,  comecché  moderata  alle  pretensioni  esorbitanti  e  di  nullo  vantaggio  dei 
suoi  antenati  ;  che  poco  stante  morissi ,  non  lasciando  che  due  figli  illegittimi 
di  nome  Cristoforo  e  Domenico  (*)  ;  ma  egli  ebbe  due  flglic,  che  gli  vennero 
dal  maritaggio  con  donna  Maria  di  Mosquera,  l'una  nominata  Filippa ,  e 
r  altra  chiamata  Maria ,  la  quale  cinse  II  velo  nel  convento  di  San  Quirico  a 
TaUadolid . 

DIEGO  avo  NIPOTE 

Don  Luigi ,  privo  adunque  di  figlio  legittimo ,  ebbe  per  erede  delie  sue  tli- 
gnìtà  e  ricchezze  11  nipote  suo  Diego ,  figliuolo  di  Cristoforo  suo  fratello  . 

Una  lite  ebbe  luogo  tra  11  giovine  erede  e  sua  cugina  Filippa ,  nata  del 
morto  don  Luigi  ;  ed  eziandio  II  convento  di  San  Quirico  levò  delle  preten- 
sioni in  ragione  de'  diritti  di  donna  Maria ,  che  era  già  latta  monaca  :  Cristo- 
foro pure ,  il  figlio  naturale  di  don  Luigi ,  se  gli  oppose ,  ma  noi  si  contò  per 
nulla,  attesa  la  sua  illegittimità. 

Don  Diego  e  la  sua  cugina  Filippa ,  piuttosto  che  trarre  a  lungo  il  processo , 
pensarono  esser  miglior  partito  di  for  venir  meno  le  lor  pretensioni  col  con- 
giugnersi in  matrimonio;  io  che  Terono,  e  la  loro  unione  fu  venturaia,  ma  non 
s'ebbero  figliuoli. 

Diego  cessò  di  vivere  senza  posterità  nel  1578 ,  e  con  lui  si  estinse  la  linea 
retta  mascolina  di  Cristoforo  Colombo . 


(*)  Corretto  ,  come  sopra  . 

F.  C.  Marmocchi 


I.  16 


<»H  122  %¥^ 


CELEBRE  CAUSA  AOITATA  DAI 

tmrOtLMO  AULA  SVCCESnOHE 


«PACURFOU 
COLOMBO 


Uno  de'  processi  i  più  importanti  che  11  mondo  abbia  veduto  mai ,  si  tenne 
allora  intomo  ai  beni  e  alle  dignità  del  Grande,  che  avea  scoperto  il  Nuovo 
Mondo . 

Don  Diego  lasco  dne  sorelle ,  Francesca  e  Maria .  La  prima  ed  1  figli  della 
seconda  facean  valere  i  lor  diritti . 

In  questo  mezzo  si  presentò  Bernardo  Colombo  di  Cogoleto,  che  dlceasl 
discendere  in  linea  retta  da  Bartolommeo  fratello  di  Cristoforo  Colombo  ;  ma 
il  tribunale  rifiutò  le  sue  pretensioni ,  poiché  dicea  non  esser  sentore  aver 
Tadelantado  lasciato  alcun  figlio  riconosciuto  e  legittimo  (*). 

Baldassarre  Colombo,  della  famiglia  di  Cuccaro  e  Conzano ,  nel  ducato  di 
Monferrato ,  in  Piemonte ,  portò  anch'  egli  attivi  richiami  :  e*  venne  d' Italia 
in  Ispagna  e  tutto  diessi  per  più  anni  alle  istanze  di  questo  processo . 

E  la  causa  fu  finalmente  decisa  in  modo  perentorio  dal  Consiglio  delle  In- 
die, addi  1  dicembre  1608,  che  dichiarò  estinta  la  linea  mascolina  di  Cri- 
stoforo Colombo . 


zmnBBTO  AXX'AIAERO    DEI.I.A  rANtlGUA  COLOMBO 


Don  Nullo  Gelves  di  Portogallo  fu  messo  in  possesso  ed  investito  del  titolo 
di  duca  di  Veragua .  Bgli  era  il  nipote  d' Isabella,  sorella  del  duca  Luigi,  e  terza 
figliuola  di  Diego,  primogenito  del  Grande  Ammiraglio,  e  di  donna  Maria  di  To- 
ledo. La  discendenza  delle  due  sorelle  maggiori  d'Isabella,  avea  de' diritti 
anteriori  :  ma  la  loro  posterità  venne  manco  prima  della  decisione  del  pro- 
cesso. La  minore  ^  nomata  Isabella ,  era  stata  moglie  di  Giorgio  di  Portogallo, 
conte  di  Gelves .  »  Di  maniera  tale  che ,  dice  11  Charlevolx ,  la  fortuna  e  gli 
onori  del  Colombo  vennero  a  riescire  nella  stirpe  portoghese  di  Braganza  » 
stabilita  in  Ispagna  ;  e  il  nuovo  erede ,  che  innestò  la  sua  progenie  alla  stirpe 
dello  scopritore  del  Nuovo  Mondo,  prese  questo  titolo  :  »  De  PortugàUo,  Colon, 
due  de  Veragwu,  marquii  de  la  Jamaica,  y  almirante  de  las  india*  .  • 

Questa  fomiglia  esiste  tuttora  in  Ispagna  :  i  duchi  di  Veragua  sono  splendi- 
di signori ,  grandi  del  regno  di  prima  classe ,  né  sono  spente  in  essi  le  virtù 
e  gli  alti  sensi  de'  loro  magni  avi . 


(*)  Vedi  l'albero  genealogico  qui  sotto  inserito. 


F.  C.  Marmocchi 


^m  123  ^ 


nuETsvnovi  dci  colombo  d'itaua 


I  richiami  di  Baldassarre  Colombo  di  Cuccaro,  Turoo  rigettati  dal  Consiglio 
delle  Indie  per  ben  tre  volte-,  la  domanda  d*  una  pensione  d'alimento,  che  chie- 
deva io  fona  delle  disposizioni  del  Colombo  per  supplire  a'  bisogni  de'  poveri 
congiantl,  por  si  tolse  di  mezzo,  comecché  le  altre  parti  avesser  btto  sapere 
non  se  gli  opporre.  Egli  morì  in  Ispagna  ,  dove  visse  più  anni  per  mandar  in- 
nanzi il  processo. 

Suo  6glìo  ritornò  in  Italia, durando  a  sostenere  fermi  i  suoi  diritti,  e  dicen- 
do essere  inutile  l'aspettar  giustizia  dagli  Spagnuoli  ,  che  avevano  troppo  più 
interesse  a  mantener  fra  loro  questa  dignità  e  questi  beni .  Ma  fece  Intendere 
aver  egli  d'altra  parte  ricevuti  dodici  mila  dobloni  d'oro,  a  titolo  d' acconcia- 
mento .  La  quale  asserzione,  a  giudizio  dello  Spotomo,  sostenuto  dall'autorità 
del  dotto  canonico  Ignaro  di  Giovanni ,  è  una  pretta  rodomontata,  che  il  figlio 
di  Baldassarre  spacciava  per  celare  la  propria  sconfitta.;  Io  che  venia  conterma- 
to  dalla  sua  povertà  manifesta . 

Nondimeno  la  famiglia  di  Cuccaro  conserva  di  continuo  le  sue  pretensioni  : 
tiene  nella  più  aita  venerazione  la  memoria  del  Grande  Ammiraglio ,  che  ri- 
guarda come  il  più  illustre  de'  suol  antenati  -,  e  qualctie  viaggiatore  visita  di 
tanto  in  tanto  il  vecchio  castello  in  Piemonte,  come  II  luogo  in  cui  s'ebbe  la 
vita  colui  che  discoperse  il  Nuovo  Mondo. 


FBBPniAMDO  nOUO  SATinLAZdB  DI  CmiBTOFO&O  COIiOKBO 


Ferdinando  Colombo ,  o  Colon ,  come  in  Ispagna  vien  chiamato ,  figlio  na- 
tonde  ed  istorlco  dell'  Ammiraglio,  nacque  in  Cordova  ,  città  d'Andalusia,  da 
Beatrice  Enriquez. 

Avvi  deli'  incertezza  su  la  vera  epoca  della  sua  nascita  :  secondo  il  suo  epi- 
taffio,  e' sarebbe  nato  addì  28  settembre  1488;  ma  da'  suoi  scritti  originali , 
ooDsenraU  nella  libreria  della  cattedrale  di  Siviglia,  e  che  furon  pelle  ricerche 
di  don  Diego  Ortiz  di  Zunniga ,  istorico  di  quesu  città ,  rinvenuti ,  sembra 
aver  vedala  la  luce  addi  29  agosto  1487. 

In  sul  cominciare  del  1494,  Ferdinando  entrò  in  corte,  ove  già  era  il 
SQO  firatello  primogenito  Diego,  e  vi  fu  condotto  dal  suo  zio  Bartolommeo  , 
per  rimanerri  in  qualità  di  paggio  del  principe  don  Giovaimì ,  figlio  ed  erede 
di  Ferdinando  e  d' isabella  Cattolici;.  1  doe  fratelli  tenner  lor  grado  fino  alla 
mone  del  principe;  e  dopo  questo  tristo  evento  la  regina  se  li  volle  per  sé 
come  paggi  :  sicché  la  loro  educazione  fu  accuratissima ,  e  Ferdinando ,  diede 
per  tmta  la  sua  vita,  delle  prove  di  quanto  n'avea  profittato. 

Accompagnò  nel  1502 ,  In  età  di  tredici  o  quattordici  anni ,  suo  padre  nel 
suo  quarto  viaggio  di  scoperta,  e  tutto  l'iauneiiso  paso  delT avversa  fortuna 


4H>  124  #§«. 

con  tanta  fortezza  d'animo  sostenne,  che  l'Ammiraglio  suo  |)adre  n'  ebbe  a 
stordire ,  e  parlonne  sempre  con  lode . 

Dopo  la  morte  dell'Ammiraglio,  pare  che  Ferdinando  Tacesse  due  volte  11 
viaggio  del  Nuovo  Uondo,  e  quindi  passasse  coir  imperadore  Carlo  Y  in  Ita- 
lia, in  Fiandra  e  in  Alemagna. 

Secondo  il  Zunniga  egli  corse  tutta  l'Europa,  e  una  parte  dell' Affrica  e 
dell'Asia.  Comunque  però  sia,  è  certo,  ch'egli  Tu  uomo  di  spirito  elevato  e 
di  Ano  discernimento,  e  sortì  dalla  natura  le  più  felici  disposizioni;  nelle  fa- 
vorevoli occasioni  non  fu  bricclolo  di  tempo  eh'  egli  non  mettesse  a  pro6tto 
per  istruirsi ,  e  fu  ben  innanzi  in  latto  di  geograGa ,  di  nautica ,  e  di  storia 
naturale . 

Per  natura  inclinato  allo  studio  e  alla  lettura ,  e'  si  formò  a  poco  a  poco 
una  sceltissima  biblioteca ,  comecché  numerosa  di  più  di  venti  mila  volumi  o 
stampati  o  manoscritti  :  e  con  l' approvazione  dell'  imperadore  Carlo  V ,  egli 
si  studiò  di  fondare  a  Siviglia  un'accademia  e  un  collegio  per  le  matemati- 
che ,  e  con  questo  disegno  gittò  le  fondamenta  d' un  suntuoso  edificio  fuori 
delle  mura  della  città,  di  fronte  al  Guadalquivir,  a  dritta,  ove  oggidì  è  posto 
il  monastero  di  San  Laureano . 

Ma  la  sua  complessione ,  Indebolita  da'  patimenti  che  sì  per  mare  come  per 
terra  avea  sostenuti,  non  gli  consenti  di  veder  finito  queir  edifizio,  e  morte  Im- 
matura Impedì  11  compimento  del  suo  progetto  d' accademia  e  di  molti  altri 
lavori,  che  lasciò  appena  ammezzati.  Egli  finì  di  vivere  in  Siviglia,  addì  12 
luglio  1539 ,  In  età ,  come  dal  suo  epitaffio  rilevasi ,  di  anni  cinquanta ,  nove 
mesi  e  quattordici  giorni . 

Non  lasciò  figliuoli ,  e  non  tolse  mai  moglie . 

11  suo  corpo  fu  seppellito ,  secondo  il  suo  desiderio ,  nella  chiesa  cattedrale 
di  Siviglia ,  che  volle  s' avesse  la  sua  preziosa  biblioteca  :  la  quale  dice  Zun- 
niga ,  fu  locala  nel  capitolo  della  chiesa ,  sala  che  altra  volta  avea  servito  per 
cappella  reale ,  dipinta  a  fresco  e  tutta  ornala  di  scaflali  di  acagiù  ,  legno 
prezioso  del  Nuovo  Mondo ,  eccellentemente  scolpiti  -,  ed  In  questo  magnifico 
locale  ella  rimane  tuttora  sepolta ,  e  obbllata  e  perduta  pel  mondo  letterario 
e  filosofico . 

Don  Ferdinando  avea  impiegato  quasi  tutto  li  suo  tempo  nello  studio  delle 
lettere .  Secondo  l' iscrizione  posta  sulla  sua  tomba  ,  e'  fu  autore  di  un'  opera 
in  quattro  libri ,  o  In  quattro  volumi ,  che  a  noi  non  venne  ;  il  tempo  si 
tolse  eziandio  il  titolo  della  medesima,  che  non  è  più  possibile  declferare  su 
questo  stesso  monumento.  E  tanto  più  dobblam  dolerci  di  questa  perdita, 
in  quanto  che,  secondo  il  Zunniga,  I  frammenti  dell'inscrizione  firn  conoscere 
come  ei  fosse  stato  In  Istoria ,  morale  e  geografia  eruditissimo  ;  e  che  avea  rac- 
colte molte  notizie  su' paesi  pe' quali  era  passato,  e  in  spczialilà  sul  Nuovo 
Mondo  e  sul  viaggi  e  le  scoperte  di  suo  padre . 

Sia  che  si  voglia,  l' opera  più  importante  di  lui,  che  infino  a  noi  pervenne , 
è  la  storia  dell'Ammiraglio  suo  padre,  ch'egli  scrisse  in   spagnuolo.  Ella  fu 


4H>  125  444- 

fatta  Italiana  da  aIodzo  di  Ulloa ,  ed  é  da  questa  traduzione  italiana  ,  che  son 
Tenute  tutte  le  edizioni  di  tale  storia  ,  che  fu  di  subito  in  diflerenti  lingue 
tradotta  ;  e  la  stessa  edizione  spagnuola  che  in  oggi  sì  legge  non  è  che  una 
traduzione  della  versione  Italiana  dell'  Ulloa . 

I>on  Ferdinando  era  stato  testimone  oculare  di  alcuni  de'fatti  ch'egli  rac- 
conta ,  e  specialmente  di  quel  che  dice  intorno  al  quarto  viaggio ,  che  avea 
latto  in  compagnia  di  suo  padre:  ebbe  eziandio  presso  di  sé  gli  scritti  e  le 
carte  dell'  Ammiraglio,  e  consultò  le  contemporanee  scritture  di  tutte  le  sor- 
ta, e  ne  fece  estratti  ;  ed  oltre  a  ciò,  e' conobbe  lamigliarmente  la  più  parte 
de'  personaggi  che  operarono  i  grandi  fotti  della  scoperta  del  Muovo  Mondo . 

Como  di  probità  e  di  senno  egli  era ,  e  scrisse  con  quella  imparzialità  che 
pochi potrebbon  tenere,  in  trattar  di  soggetti  che  importano  l'onore,  la  for- 
tuna e  la  prosperità  del  loro  padre  :  ma  dispiace  eh'  egli  abbia  lascialo  nel- 
r  oscurità  tutta  la  vita  di  suo  padre  prima  della  sua  scoperta ,  termine  di  tem 
pò  che  riesce  a  un  dipresso  al  cinquantesimo  sesto  anno  dell'età  sua. 

Pare  che  Ferdinando  abbia  amato  meglio  gittarvi  sopra  un  velo ,  e  non 
aver  voluto  mostrare  al  lettore  il  padre  «uo ,  che  dopo  che  s'  era  reso  illustre 
pel  la  sua  impresa  immortale,  intendendo  così  di  significare  che  la  sua  storia 
dovesse  con  quella  dell'  Universo  esser  congiunta  . 

Del  resto  la  sua  opera  è  oltremodo  preziosa  :  è  la  pietra  fondamentale  della 
istoria  dell'americana  terra . 


(*)  Bartolommco  Colombo  venne  a  morte  in  età  di  anni  65 
circa.  Infatti,  egli  era  minore  di  Cristoforo,  nato  nel  1446  o  nel  47; 
e  mancò  di  vita  nel  1515  ;  cosicché  mettendo  la  nascita  di  Bartolom- 
meo  nel  1448  egli  ebbe  a  terminare  i  suoi  giorni  in  eik  di  anni  67. 


-m  126  Mt- 

ALBERO  GENEALOGICO 

DELLA  FAMIGLIA  GOLOIBO 

DI  COGOLETO  (i; 


AD  MAJOREM   DEI  GLORIAM 


Maouello  Colombo  dì  Cogoleto  (2; 
Enrico  Colombo  di  Cogoleto  (i) 


GiovaDoi  Col  limbo  di  Quinto  (4) 


L« 


Domenico  Colobbu  di  Cogoleto  (&) 
Maria  dei  Giusti  di  Lerca  presso  Cogoleto  sua  moglie  (C) 


Bartolommeo  (7) 
iV/\r.  sufi  moglie 


caisToroKo         Diego  l.^  (9)       Niccoletta 


r 


scopritore 
dui  Nuovo  Mondo  (8) 
Filippa  Mognis-^Perestreìlo 
sua   moglie 


Jacopo  Ba^areUo 
suo  marito 


TommaM  D«ro«rdo(IO)  Antonio 

morto  PeìJegrina  morto 

senu  Roòe/lo  senta      Diego2.'>  Viceru 

prole  di  jtrensano  prole        Maria  Toledo 


sua  moglie 


sua  moglie 


Ferdinando 
nato  spurio 
da  Beatrice  Enri<fues 


Tommaso 

iVAT,   sua  moglie  (H; 

Agostino 
Giaeomina  sua  moglie  (12) 


Luigi  Cristoforo  Bartulom.  BLiria  Giovanna 


Duca 
di  Veragaa 


spurio    monaca    moglie 
di  Pietro 
Toledo 


Tommaso         Bernardo      Pietro 
morto      pretendente     morto 
seosa     al  maiorasco      senta 
prole      di  Spagna  (13)  prole 

in  Cogoleto  in  Roma 


Diego  3 ." 

morto 

senta  prole 


IsabeUa 
moglie 
delC* 
di  Gel' 

9esQ.l) 


Francesca 
moglie 
del  dottore  Ortegon 


Agostino       Cristoforo  (I4) 

Cristoforo 
spurio 


Domenico 
spurio 


J 


•*»»  12?  «••. 
NOTE 

CHE    SI  RIFEAlKCOVO  ALL*  ALBERO  ANTECEDENTI! 
ESTRATTE  OALL*  OPERETTA  DELL'EGREGIO 

intitolata 

NUOVI  DOCUMENTI  ORIGINALI 

MERCÈ  I  QUALI  È  ACCERTATA  LA  PATRIA 

DI     CRISTOFORO      COLOMBO 

IL  COMUNE  DI  COGOLETO 


(1)  Questa  e  la  copia  dell'Albero  Genealogico  della  fimilglia  Colombo  di 
Cogolelo ,  confezionato  dal  reYerendo  prete  Antonio  Colombo ,  addi  17  a|)rilc 
IS54 ,  pubblicato  (  pei  tipi  del  Progoni  di  Genova ,  nel  1840 )  dall'egregio  sig. * 
felice  Isnardi ,  e  dal  medesimo  rettificato  nella  linea  discendentale  di  Barlo- 
lommeo,  fratello  del  Grande  Ammiraglio,  colla  ficorta  dei  documenti  origi- 
nali ,  di  recente  scoperti  negli  Archivi  del  Governo  e  dei  Notori  di  Genova . 

(2)  Forse,  fu  questo  Manuello  cbe  ri  ruggì  in  Liguria  dalla  Lombardia  ,  a 
cagione  delle  guerre  straniere  e  delle  fazioni  cbe  laceravano  Italia  (  Vedi  la 
vita  di  Cristoforo  Colombo  ) . 

(3)  ManueUo  ed  Enrico  Colombo ,  sono  ambedue  menzionati  in  un  ro- 
gito notariale  del  1355,  citalo  dall'Abbecedario  di  Federico  Federici,  esisten- 
te manoscritto  nella  libreria  dei  reverendi  missionari  urbani  di  Genova. 

(4)  Di  questo  Giovanni  è  ricordo  nel  Catalogo  dei  confratelli  defunti 
dell'Oratorio  di  Santa  Caterina  di  Savona,  colla  data  dell'anno  1450. 

(5)  La  firma  di  Domenico  Colombo ,  vedesl  appiè  delle  tavole  testamen- 
tarie ch'egli  stesso  dettò  di  viva  voce,  nell* occasione  di  gravissima  malattia, 
addi  23  agosto  1449,  a  rogito  del  notaro  Agostino  Chiodo.  Di  questo  perso- 
naggio è  fotta  eziandio  menzione  in  molti  altri  documenti  del  tempo . 

(6)  Il  padre  di  Maria  de'  Giusti  si  chiamò  Giacomo .  Ella  fu  da  vari  au- 
tori scambiata  con  una  certa  Susanna  Fontaoarossa ,  di  Sorci ,  piccol  comune 
del  Genovesato  :  ma  inforno  a  ciò  l' egregio  Isnardi  ha  portata  la  maggior  luce . 

(7)  È  questi  il  Luogotenente  (  Àdelantado  )  di  Cristoforo  Colombo ,  ed 
il  suo  più  grande  e  affezionato  amico  —  Ignorasi  il  nome  di  sua  moglie  :  ma 
e  eerto  eh'  ei  fu  ammogliato  e  eh'  ebbe  prole . 


(8)  Criitoptro  Colombo ,  é  dello  di  Cogolelo  nella  lelUrs  del  Seiulo  Ce- 
noTCK  1  CiamballiU  Dorìt  (7  Dovembre  I68s  ],  e  nel  roglio  di  procura  del 
nouro  Coanno  Verdino  di  Varane. 

(9)  Dit^  (In  Italiano  Gtocomo).  Lo  Spolonio,  nel  Codice  Diplomalieo 
Cotombo  Americano  {ftg.  il.),  scrlTe  queste  parole  Intorno  ai  ire  ArU 
maschi  di  Domenico  :  •  li  nostro  Eroe  {Critioforo),  Tu  11  prlmogenllo  dei 
maschi  ;  li  Kcondogenlio  si  chiamò  Bariolomnuo ,  e  li  teriogenlto  Giaeomo 
(incpagnuolo  Diego). 

(10)  QuCEli  tre  Bgll  ài  Borlotommeo .  I'  adelantado,  Bernardo,  Tomma- 
*o  »  Jnlonio  ,  sono  citali ,  insieme  col  loro  aio  (  Domenico  ) ,  e  col  loro 
ilo  paienio  Ctittofaro,  mlle  depoiizlool  di  9  testimoni,  esaminati  dal  pretore 
di  GenoTi,  come  giudice  delegalo  del  sereni  ss!  ma  Senato  delta  signoria  Ligu- 
re ;  dalle  quali  è  pur  cbiarllo ,  che  II  detti  rommoio  ed  Inforno  moriroDO 

(11)  Molle  iMltmonlanie  tono  per  atserire  la  csltleiua  eqaatiiìdl  qiiMU 
donili,  della  quale  perà  non  ricordisi  il  nome. 

(12)  Di  questa  Gioconrirui ,  moglie  di  AgoMno  Colombo,  Ignorasi  il  ca- 

^13)  Di  queslo  Bernardo  Colombo  .  è  ricordo  anche  nei  rogito  del  no- 
laro  Paolo  Girolamo  Bargone  ,  sotto  |a  data  dei  di  30  settembre  1S85  .  —  Fu 
questi  l'unico,  legittimo  erede  superstiie  della  estinta  linea  di  CritMp>ro 
Colombo  .  e  pretese  alla  erediU  giacente  di  lui  :  tuttavia  In  Spagna  gli  Tu  da- 
to Il  torlo  con  senlenn  del  tribunale  (  Vedi  l' Appendice  alla  vita  di  Cri- 
tloforo  Colone  )  « 

(14)  Agottino e  Crl$lofoTo  Colonifto,  sono  nominati  siccome  figliuoli  di 
Bernardo ,  nel  rogiti  del  ootari  Leonardo  Chiavari  (addi  3  giugno  15S7) ,  e 
Cornelio  Zoagli  (addi  3  aprile  IGM). 

(15)  Da  questa  habeila  Colombo  e  dal  Conte  di ,  Geives  ,  viene  la  fami- 
glia atluale  de'duchl  di  Veragui,  che  tengonsl  siccome  1  discendenti  del 
Grand' Ammiraglio  difcopritore  del  Nuoto  Mondo,  e  >ono  tra  I  pid  grandi  e 
splendidi  lignort  di  Spagna. 


PRIMO  VIAGGIO 


I.  17 


Veoient  anni*  necnla  wrù  , 
Quibut  Occaniu  viacub  rernm 
LiKct  f  el  \n$ns  ^teat  teli»*  , 
Tclbyique  noTOt  delegai  orbes , 
Ncc  sii  terrìs  ultima  Tbule  . 


5IÌHLC4.   MtJra  t   Atto  II, 


I 

i 

I 

I  i 

t  • 

i  i 

I 

I  i 


eCI  DXSi  GOIiOSfiSSO 


DEL    PRIMO   VIAGGIO 
1499-1493. 


\ILIMtO   DELL    UOtlllCLIO 


JH  HOaiNE  D.  N.  JKBD   fflllSTI. 


>  AltìssìBoì ,  crìstMQìfisìDM  ,  eccellaDtis8imi  e  poten- 
i  fissimi  principi,  niwtro  sigoore  e  nostra  sovrana  ,  Re  e 


(I)  BHiokMnramdlLM  OaMt.ll  quk  ht  ferttlo  di  wo  proprio  pogiio  l'orì- 
tì  ó'oaittbbitm  intM  qMM  cafri*.  dAe  !■  hm  pome  Molle  carte 
'  «taiM,  (te  gli  oeconero  per  la  compilulone  ddU  «sa 


132  COLOMBO 

Regina  delle  Spagne  e  delle  Isole  del  Mare ,  questo  pre- 
sente anno  1492  . 

»  Dal  momento  che  le  Altezze  Vostre  ebber  termi- 
nata la  guerra  contro  i  Mori ,  che  signoreggiavano  in 
Europa,  guerra  che  fini  nella  grandissima  città  di  Gra- 
nata, ove  in  questo  anno,  il  dodicesimo  giorno  del 
mese  di  gennaio ,  vidi  per  forza  d' armi  inalberare  i 
reali  stendardi  delle  Vostre  Altezze  sulle  torri  della 
Alhambra  ^  castello  della  predetta  città,  e  vidi  il  re  mo- 
ro, alle  porte  della  medesima ,  baciar  le  reali  mani  del- 
le Altezze  Vostre  e  del  principe  ereditario  mio  signore  ; 
di  presente,  in  questo  stesso  mese ,  in  conseguenza  delle 
informazioni ,  che  io  aveva  date  alle  Vostre  Altezze  ,  ri- 
spetto alle  terre  dell'  India  e  ad  un  principe  appellato 
Gran  Can^  nome  che  nel  nostro  idioma  significa  Re  dei 
Re,  e  di  ciò  che  più  fiate  egli  (  non  che  i  suoi  predecesso- 
ri )  avea  inviato  a  Roma  per  chiedere  dottori  di  nostra 
santa  fede  affinchè  glie  la  insegnassero  (1) ,  e  come  il 


Storia  delle  indie.  Egli  compendiò  la  Narrazione  di  questo  primo  viaggio  tale 
quale  noi  la  pubblichiamo,  lasciando  nella  sua  inlereaa  il  Prologo,  o  let- 
tera diretta  al  Re  e  alla  Regina  cattolici ,  che  inseri  pure  letteralmente  nel 
capitolo  36  della  sua  storia  inedita.  Il  Casas  scrisse  in  margine  di  questo 
suo  compendio  alcune  note ,  le  quali ,  segnate  del  suo  nome ,  noi  abbiamo 
fedelmente  conservate .  Navarrbtb 

Dobbiamo  inoltre  avvertire,  che  tutti  i  passi  doppiamente  virgolati  furono 
dal  Casas  estratti  parola  per  parola  dai  manoscritti  di  Cristoforo  Colombo , 
laonde  si  esprime  in  prima  persona.  Bartolommeo  di  Las  Casas  estrasse  il  re- 
sto della  narrazione  da  quei  medesimi  manoscritti,  omettendo  le  particolaritA 
che  gli  sembrarono  minute  ed  inutili  ;  ciò  che  facilmente  si  riconoscerà  perché 
ivi  parlasi  in  terza  persona. 

Dobbiamo  certamente  deplorare  che  il  Casas  non  ci  abbia  dato  la  relazione 
del  navigatore  genovese  nella  sua  interezza ,  tale  quale  cioè  egli  avevaia  scritta  ; 
tuttavia  il  dispiacere  sarà  meno  sensibile ,  se  riflettiamo  che  il  Casas  fu  uomo 
istruito  e  giudizioso ,  e  che  il  Colombo ,  del  quale  possedeva  I  manoscritti , 
aveagli  sovente  raccontato  le  avventure  del  suo  primo  viaggio  .  ~  Roqubttb 

(1)  Paolo  Toscanelli  dava  pure  queste  nuove  del  Grand  Khan  a  Fernan- 
do Marlinez  canonico  di  Lisbona,  in  una  lettera   scritta  da  Firenze  addi  85 


PRIMO   VIAGGIO  133 

Santo  Padre  non  avevalo  di  essi  giammai  provveduto , 
e  che  tanti  popoli  si  perdevano  nel  credere  alle  idolatrie 
e  ricevere  presso  di  loro  sette  di  dannazione  :  le  Altezze 
Vostre  pensarono,  nella  loro  qualità  di  cattolici  cristiani, 
e  di  principi  amici  e  propagatori  della  santa  fede  cri- 
stiana ,  ed  avversi  alla  setta  di  Macometto  ed  a  tutte  le 
idolatrie  ed  eresie,  d'inviar  me,  Cristoforo  Colombo, 
alle  precitate  contrade  dell'  India ,  per  visitare  i  detti 
principi  e  popoli,  osservare  le  loro  inclinazioni,  lo  stato 
del  tutto',  ed  il  modo  che  ivi  usar  si  potrebbe  per 
la  loro  conversione  alla  nostra  santa  fede .  Esse  m'im- 
posero di  non  andar  per  terra  inverso  l' Oriente ,  come 
sin  qui  fu  praticato ,  ma  di  prendere  al  contrario  la  via 
deirOccidente,  per  la  quale  infino  ad  ora  non  sappiamo , 
in  modo  positivo,  che  alcuno  giammai  sia  passato.  Quin- 
di ,  dopo  aver  cacciato  tutti  gli  Ebrei  dai  vostri  regni  e 
signorie,  le  Altezze  Vostre ,  nel  mese  stesso  di  gennaio , 
m' imposero  di  partire ,  con  una  flotta  sufficiente  ,  per 
le  dette  contrade  dell'  India  (1).  Ed  in  questa  congiun- 
tura molte  grazie  m' accordarono ,  e  la  nobiltà  mi  com- 


giugno  1474 .  Egli  aveale  attinte  da  ciò  che  riferisce  Marco  Polo  nel  discorso 
preliminare,  ed  in  altri  luoghi  della  narrazione  del  suo  viaggio.  11  Toscanelli 
inviò  una  copia  di  questa  lettera  al  Colombo ,  in  risposta  alla  dimanda  che 
questi  gli  avea  fatta  del  suo  parere  sul  disegno  concepito  di  navigare  all'  Oc- 
cidente per  trasferirsi  nell'  India.  Vedi  la  Storta  dell* Ammiraglio,  scritta  da 
don  Fernando  Colombo,  cap.  7.  Navàrrbtb 

Vedi  eiiandio  la  nostra  VUa  del  Colombo ,  premessa  a  queste  Narrazioni 
dei  suoi  Viaggi;  pag.  51.  e  seg.  7.  Marmocchi 

(1)  Questo  passo  non  é  chiaro.  Quantunque  il  re  e  la  regina  Cattolici 
avessero  risoluto  la  cacciata  degii  Ebrei  molto  tempo  avanti  d' ordinarla,  nul- 
ladimeno  la  pubblicazione  del  loro  decreto  non  avvenne  che  addi  30  marzo 
1492;  e  se  cominciarono  a  trattare  col  Colombo  immediatamente  dopo  il  loro 
ingresso  In  Granata,  non  scesero  però  seco  lui  agli  accordi  che  II  17  aprile,  fi 
solamente  in  questa  guisa  che  puossi  conciliare  ciò  che  egli  qui  dice  colle 
epoche  conosciute  del  fatti  ond'ò  quistiooe.  Navarretb 


ÌU  COLOMBO 


partirono  per  cui  d'orMimanzì  mi  appellassi  don^  e  fossi 
grand'  ammiraglio  del  mare  Oceano,  e  viceré  e  governa- 
tore perprtuo  di  tutte  le  isole  e  terre  ferme  ,  che  sco- 
prissi e  conquistassi ,  e  di  quelle  eziandio  onde  altri  in 
seguito  facesse  la  scoperta  e  la  conquista  nel  detto  mare 
Oceano:  e  decretarono,  che  mio  figlio  primogenito  sareb- 
be mio  successore ,  e  die  per  sempre  cosi  fosse  di  gene- 
razione in  generaziofne  •  Partii  dalla  città  di  Chranata , 
sabato  12  del  mese  di  maggio  del  medesimo  anno 
1492 ,  e  giunsi  a  Falos  ^  che  è  porto  di  mare ,  ove  arma  i 
tre  vascelli  convenevolissimi  per  una  simile  intrapresa  ^  | 
e  spiegai  le  vele  dal  detto  porlo,  ben  provvisto  di  vi- 
veri  e  di  MKchieri^  il  venerdì  terzo  giorno  d'  agosto 
dell'  anno  suddetto ,  mezz'  ora  pria  il  sorgere  dei  sole  ; 
ed  il  cammino  seguii  delleisole€anarie,  che  aUe  Altezze 
Vostre  appartengono,  e  nel  detto  mare  Oceano  sono  pò- 
ste ,  per  di  là  muevere  e  navigare  infino  a  tanto  che  non  i 
giugnessi  alle  Indie^  per  ivi  disimpegnarmi  dell'ambasce  -  ! 
ria  delle  Vostre  Altezze  presso  que'  principi ,  ed  adem- 
pier così  a  quanto  m'  aveano  commesso . 
»  Propongomi  parimente  di  scrivere  questo  viaggio  dili- 
gentissimamente ,  e  di  riferire  giorno  per  giorno  tutto 
ciò  che  io  farò  e  vedrò  ,  e  quanto  mi  accadrà ,  come 
più  innanzi  vedremo .  Di  più ,  gran  principe  e  grande 
principessa ,  oltre  che  ciascuna  notte  io  mi  propongo  di  | 
scrivere  ciò  che  sarà  avvenuto  il  giorno,  ed  il  giorno  la  ; 
navigazione  notturna,  ho  anche  V  intenzione  di  fare  una 
nuova  carta  marina ,  nella  quale  indicherò  la  situazione 
di  tutto  il  mare  e  di  tutte  le  terre  del  mare  Oceano ,  nel- 
le loro  proprie  posizioni ,  sotto  il  lor  vento  e  nelle  di- 
rezioni ad  esso  relative  ;  e  voglio  compilare  un  libro , 
in  cui  rappresenterò  il  tutto  come  in  pittura,  per  latitu- 


o    il    spi 


PRIMO    VIAGGIO  135 

dine  della  linea  equinoziale  e  longiludine  delPOccidente . 
»  Soprattutto  è  di  massima  importanza  eh'  io  fugga  il 
sonno,  e  con  perseveranza  studi  la  mia  navigazione,  per 
adempiere  a  tutti  gli  obblighi  ehe  ibi  furono  imposti:  la 
(piai  cosa  sarà  gran  fatica  . 

Venerdì,  8  agesio 

Vile  ore  otto  di  mattina  del  venerdì  3  agosto  1492 , 

xai  le  vele  dal  lido  di  Saltes  (1) ,  e  feci ,  fino  al 

ìntar  del  sole ,  spinto  ver  mezzogiorno  da  forte 

i,  sessanta  miglia,  equivalenti  a  quindici  leghe  (2); 

indi  a  libeccio,  poi  a  mezzogiorno  un  quarto  verso 

,  nella  direzione  delle  isole  Canarie .  » 

Sabato,  4  agnato 

Procedettero  a  libeccio  un  quarto  verso  mezzogiorno . 


(1)  Saltes,  isola  fomiau  da  due  rami  del  fiume  Odiel,  dìrimpelto  alla 
citlA  di  Huelva.  Fu  abitala  almeno  Ano  dal  XU  secolo,  e  continuava  ad 
easerlo  nel  1267,  quando  re  Alfonso  il  Saggio  distingueva  il  territorio  della 
dUà  di  Saltes  da  quello  di  Huelva.  ignorasi  quando  ella  perdesse  la  sua  po- 
pétattiuiie ,  poiché  sebbene  nel  Compendio  di  Gtogra/ia  di  Martino  Feman- 
dez  di  Enclso,  stampato  nel  1519,  sia  btta  menzione  di  questa  città,  è  però 
certo  che  in  quel  tempo  non  esisterà  che  la  chiesa ,  la  quale  era  stata  riunita 
a  quella  d' Huelva:  la  qual  cosa  denota  chiaramente  esser  quel  luogo  omai 
spopolato .  Né  dovette  scorrere  molto  tempo  fino  alla  total  distruzione  anche 
ddla  chiesa ,  poiché ,  per  consertare  la  memoria  di  essa ,  venne  istituito  in 
fluelra,  sotto  il  titolo  di  Nostra  Signora  di  Saltes,  un  romitorio,  in  cui  ser- 
basi una  croce,  reliquia  della  parrocchia .  Esistono  ancora  nell'  isola  di  Saltes 
vcMigle  di  questa  chiesa:  presentemente  il  suolo  di  Saltes  è  diviso  ia  coltivati 
terreni ,  in  pasture  ed  in  montagne  ricche  di  selvaggiume  :  ed  é  proprietà  dei 
niarcbesi  d'Ayamontc,  i  quaU  perciò  hanno  titolo  di  conti  di  Saltes. 

Questa  é  l' opinione  di  don  Giuseppe  Cevallos ,  posta  in  fronte  dell'  opera 
Intitolata  Huelva  Illustrata  ( notiza  storica  e  descrittiva  della  città  d'Huelya), 
del  licenziato  don  Giovanni  di  Mora ,  stampau  a  Siviglia  nel  1762 ,  ed  in- 
serita eziandio  ai  capitoli  i,  5  e  13  della  medesima.  Nayaarbtb 

(2)  li  Colombo  conlava  per  miglia  italiane,  le  quali  sono  menu  lunghe 
delle  miglia  spagnuoJe,  poiché  per  fare  una  lega  spagnuola,  occorrono  tra 
di  queste  e  quattro  di  quelle .  Nàvàrrktb 


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CARTA   DEI   QUATTIO    TI  AGGI   DEL  COLOSUO 


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PRIMO    VIAGGIO  135 

»  dine  della  linea  equinoziale  e  loagiludine  delPOccidente . 
»  Soprattutto  è  di  massima  importanza  eh'  io  fugga  il 
»  sonno,  e  con  perseveranza  studi  la  mia  navigazione,  per 
»  adempiere  a  tutti  gH  obbHgbi  che  mi  furono  imposti:  la 
»  qual  cosa  sarà  gran  fatica . 

▼emerdi ,  3  ag— io 

»  Alle  ore  otto  di  mattina  del  venerdì  3  agosto  1492 , 
spiegai  le  vele  dal  lido  di  Saltes  (1) ,  e  feci ,  Ano  al 
tramontar  del  sole ,  spinto  ver  mezzogiorno  da  fiH'to 
brezza,  sessanta  miglia,  equi  valenti  a  quindici  leghe  (2); 
filai  quindi  a  libeccio,  poi  a  mezzogiorno  un  quarto  verso 
libeccio,  nella  direzione  delle  isole  Canarie .  » 

9 abate,  4  agoata 

Procedettero  a  libeccio  un  quarto  verso  mezzogiorno . 


(1)  Saltes,  isola  fomaU  da  due  rana  del  fimne  Odiel,  dirimpetto  alla 
citU  di  HueWa.  Fu  abitata  almeoo  fino  dal  XII  secolo,  e  continuava  ad 
esserlo  nel  1267 ,  quando  re  Alfonso  il  Saggio  distingueva  II  territorio  della 
citlà  di  Saltes  da  quello  di  Huelva .  Ignorasi  quando  ella  perdesse  la  sua  pò- 
pttesluie ,  poidié  sebbene  nel  Campemdio  ài  Geografia  di  HartìBO  Feman- 
dez  di  Endso,  stampato  nel  I619,  sia  Ditta  menzione  di  questa  città,  è  però 
certo  che  hi  quel  tempo  non  esisterà  che  la  chiesa ,  la  quale  era  stata  riunita 
a  quella  d' Huelva:  la  qual  cosa  denota  chiaramente  esser  quel  luogo  ornai 
spopolato .  Né  dovette  scorrere  molto  tempo  fino  alla  total  distruzione  anche 
della  chiesa ,  poiché ,  per  conservare  la  memoria  di  essa ,  venne  istituito  in 
Haehra,  sotto  il  titolo  di  IfosCra  Signora  di  Saltes,  un  romitorio.  In  cui  ser- 
basi una  croce,  reliquia  della  parrocchia.  Esistono  ancora  nell'isola  di  Saltes 
vciUgie  di  quesu  chiesa:  presentenenle  U  svolo  ^Sahes  è  diviso  la  coltivali 
terreni ,  in  pasture  ed  in  montagne  ricche  di  selvaggiume  :  ed  é  proprietà  del 
nnrcbesi  d'Ayamonte,  i  quaM  perciò  hanno  titolo  dt  conti  di  Saltes. 

Questa  é  l' opinione  di  don  Giuseppe  Cevallos ,  posta  in  fronte  dell'  opera 
imitoiau  Buelva  illustrata  (notiza  storica  e  descrittiva  della  città d' Huelva), 
del  liceniiato  don  Giovanni  di  Mora,  sUmpau  a  Siviglia  nei  1762 ,  ed  in- 
serita eziandio  ai  capitoli  I,  5  e  13  della  medesima.  Nàtàrutk 

(2)  Il  Colombo  conlava  per  oUgUa  Italiane  »  le  quali  sono  meno  lunghe 
delle  miglia  spagmiole,  pokhè  per  lue  una  lega  ipagnuola,  occorrono  tra 
di  queste  e  quattro  di  quelle .  Navarrrb 


13G 


COLOMBO 


IkMiieKlca,  5  mgemim 

Fecero  fra  giorno  e  notte  più  di  quaranta  leghe. 

Lamedì,  6  a|^o«to 

li  timone  della  caravella  Pinta ,  capitanata  da  Martino 
Alonso  Pinzon ,  si  ruppe  o  sfasciossi  •  Fu  creduto ,  o  al- 
meno sospettato,  che  quell'accidente  dovesse  attribuirsi 
a  certo  Gomes  Bascon ,  istigato  da  Gristobal  Quintero , 
proprietario  della  caravella ,  il  quale  non  curavasi  di  fare 
questo  viaggio  •  Dice  V  ammiraglio ,  che  avanti  la  parten- 
za eglino  erano  stati  veduti  intenti  ambedue  a  certi  intrighi 
e  macchinazioni.  Per  questo  fatto  egli  trovossi  in  grande 
imbarazzo,  perchè  non  poteva  soccorrere  la  detta  caravel- 
la senza  porsi  in  gran  periglio;  ma ,  confessa ,  scntivasipiù 
tranquillo  ripensando ,  che  Martino  Alonso  Pinzon  era  uo- 
mo pieno  di  coraggio  e  di  compensi.  —  Kondimanco,  fra 
giorno  e  notte,  il  naviglio  percorse  ventinove  leghe. 

Martedì,  T  agiata 

11  timone  della  Pinta  uscì  di  nuovo  dal  suo  posto ,  ma  Io 
raccomodarono  ;  dopo  di  che ,  presero  il  rombo  dell'isola 
Lanzarota,  che  è  una  delle  Canarie,  e  percorsero,  fra  notte 
e  giorno,  venticinque  leghe. 

Hercaledì  ,  8  agoata 

I  piloti  delle  tre  caravelle  furon  discordi  circa  la  situazio- 
ne delle  Canarie  relativamente  alla  posizione  del  naviglio . 


Nei  tempi  de!  Colombo  i  marini  S|»agouoli  computavaDO  per  leghe  di  venti 
al  grado  (o  sessanta  miglia  italiane);  ma  egli  computava  quattro  miglia  per 
lega  in  vece  di  tre,  come  nella  superior  nota  si  vede:  e  venti  leghe  di  mare 
equivalevano  a  diciassette  leghe  terrestri,  cinquantun  miglio  Italiano. 

yia>xniL 


PRIMO    VIAGGIO  137 

L'opinione  dell' ammiraglio  fu  di  tutte  più  giusta.  Egli 
voleva  approdare  alla  Gran  Canaria ,  per  lasciarvi  la  ca- 
ravella Pinta  ,  perchè  il  timone  della  medesima  era  gran- 
demente danneggiato ,  e  la  nave  faceva  acqua  ;  e  se  vi 
avesse  trovata  un'  altra  caravella  l'ammiraglio  proponeva- 
si  cambiarla  in  vece  della  Pinta  :  ma  in  quel  giorno  ei  non 
potè  giungere  alla  detta  isola .     ^ 

GloTedI ,  •  agilità 

L' ammiraglio  non  potette  ancorare  alla  Gomera,  che 
nella  notte  della  domenica  ;  e  Martino  Alonso ,  per  coman- 
do di  lui,  rimase  sulla  costa  della  Gran  Canaria,  perchè 
la  Pinta  non  potè  navigare  più  oltre.  L' ammiraglio  andò 
quindi  alla  Gran  Canaria  (o  a  Teneriffa),  ove  fu  racconcia- 
ta e  rimpalmata  la  Pinta ,  dopo  molta  fatica  e  per  gran  di- 
ligenza dell'  ammiraglio ,  di  Martino  Alonso  e  degli  altri . 
Quindi  il  naviglio  si  trasferì  alla  Gomera.  Cammin  facendo 
l' ammiraglio  vide  uscire  un  gran  fuoco  dalla  catena  di 
montagne  dell'isola  di  Teneriffa,  che  è  molto  elevata. 
Alle  vele  della  Pinta ,  che  erano  latine  (cioè triangolari), 
dierono  forma  quadra  ;  e  domenica  2  settembre  ritorna- 
TGùo  alla  Gomera  con  la  Pinta  racconciata . 

L' ammiraglio  dice ,  che  molti  onorevoli  spagnuoli ,  abi- 
tanti dell'  isola  del  Ferro ,  i  quali  trovavansi  alla  Gomera 
con  donna  Ines  Peraza ,  madre  di  Guglielmo  di  Peraza , 
che  in  appresso  fu  primo  conte  delia  Gomera ,  assicu- 
ravano scorgere  ogni  anno  una  terra  a  ponente  delle  Ca- 
narie :  altri  abitanti  della  Gomera  aflTermavano  con  giu- 
ramento lo  stesso  ;  e  l' ammiraglio,  a  questo  proposito,  dice 
ranunentarsi ,  che  essendo  in  Portogallo  ,  nel  1484 ,  avea 
conosciuto  un  paesano  dell'  isola  di  Madera,  ivi  venuto  per 
chiedere  al  re  una  caravella ,  con  la  quale  trasferirsi  ad  una 


I 


I.  IS 


138  COLOMBO 

terra  che  ogni  anno  nella  stessa  posizione  scorgevasi  :  e 
soggiugne  sovvenirsi ,  che  raccontavasi  la  medesima  cosa 
anche  nelle  isole  Àzzore ,  e  che  tutte  queste  testimonianze 
erano  concordi  rispetto  alla  direzione ,  ai  segni  ed  alla  gran- 
dezza delle  pretese  terre  lontane  (1).  Finalmente,  dopo 


(  I  )  Per  la  morte  di  Fernando  Peraza,  accaduta  nel  1452,  la  signoria  delle 
Canarie  panò  alla  sua  figlia  donna  Ines,  sposata  con  Diego  di  Herrera;  e  re 
Enrico  IV  le  confermò  la  possessione  di  questa  signoria  addì  28  settembre 
1454.  Fino  da  quell'epoca  gli  abitanti  dell'  isola  della  Gomera  e  di  quella  del 
Ferro,  ogni  anno  vedevano,  al  dire  dell'ammiraglio.  Inverso  occidente  una 
terra ,  che  pretesero  essere  l' Isola  immaginaria  di  San  Borondon .  Posterior- 
mente le  illusioni  e  le  Idee  concepite  dal  popolo  sulla  esistenza  di  quest'  Iso- 
la immaginaria  continuarono  a  sussistere,  sebbene  molte  spedizioni  per  tro- 
varla e  riconoscerla  fossero  fotte,  e  I  più  periti  nocchieri  che  ne  facevano 
parte  non  avesser  potuto  scoprire  alcuna  cosa.  Il  Viera,  nella  sua  Storia 
delle  Canarie ,  riferisce  sinceramente,  ed  in  modo  pieno  di  particolarità,  tutti 
questi  fotti,  che  giudica  da  buon  critico  (  Tom.  I,  lib.  I,  $•  88,  p.  78  e  se- 
guenti )  ;  ed  il  FeIJoò  confuta  queste  visioni  come  una  preoccupazione  del 
volgo.  (  Teat,  CriUeo,  tom.  IV,  discorso  X,  S-  IO.  ) 

Il  capitano  Pedro  di  Medina,  nel  suo  viaggio  intitolato  Grandesas  de 
Espafia  (cap.  52,  p.  47),  dice,  che  non  lunge  dall'isola  Madera,  erane 
un'  altra  chiamata  Aniilia,  la  quale  più  non  vedevasi ,  ma  che  avevala  scorta 
sopra  una  carta  marina  anticamente  delineata;  ed  il  Viera  (tom.  I,  p.  90  ) 
racconta,  che  alcuni  Portoghesi  abitanti  dell'Isola  di  Madera,  vedevano  in- 
verso ponente  terre  alle  quali  non  poterono  approdare  giammai  malgrado  le 
spedizioni  tentate  per  riuscirvi  ;  e  che  da  ciò  venne  il  costume  di  rappresen- 
tare nelle  carte,  che  in  quel  tempo  delineavansi ,  alcune  nuove  isole  ne'  nostri 
mari,  specialmente  Aniilia  e  San  Borondon .  Quest'  ultima ,  che  trovasi  se- 
gnata nel  globo  o  mappamondo  costrutto  a  Nureml)erga  nel  1492  da  Martino 
di  Behem,  è  situata  a  libeccio  dell'Isola  del  Ferro,  mentre  quelle  del  Capo 
Verde  vedonsi  interposte  fra  essa  ed  Aniilia. 

Dà  un  lato,  queste  preoccupazioni  sì  radicale  per  lo  spazio  di  quasi  quat- 
tro secoli ,  e  tanto  dominanti  nell'  epoca  delle  scoperte ,  vale  a  dire  verso  la 
fine  del  quindicesimo  secolo  ed  il  cominciare  del  decimosesto;  e  dall'altro 
l'animosità  colla  quale  alcuni  sforzaronsl  di  deprimere  il  merito  del  gran  Co- 
lombo ,  dopo  il  suo  primo  viaggio ,  poteron  dar  luogo  alle  voci  sparse  dell'an- 
tecedente scoperta  del  Nuovo  Continente  e  delle  sue  Isole;  sia  per  opera  di  A- 
lonso  Sanchez  di  Huelva,  o  d'altro  navigante  portoghese ,  o  biscaglino ,  come 
diversi  Spagnuoli  scrissero;  sia  per  mezzo  di  Martino  di  Behem,  come  alcuni 
stranieri  tianno  di  recente  preteso .  L'Oviedo,  autore  contemporaneo, dice ,  che 
ninno  potea  guarentire  la  verità  di  questo  romanzo ,  e  che  le  strane  leggende 
intomo  a  simile  argomento  erano  semplicemente  nella  bocca  del  volgo, 
e  quanto  a  lui  le  riguardava  come  false.  Don  Cristolial  Cladera  ha  coofu- 
Ulto  nelle  sue  Ricerche  storiche ,  queste  opinioni  di  alcuni  Spagnuoli,  e  di 


PRIMO   VIAGGIO  130 

aver  provvista  acqua ,  e  caricato  legna ,  carne  e  quanto  ap- 
parteneva agli  uomini  lasciati  alla  Gomera  quand'egli  andò 
alla  Gran  Canaria  per  far  racconciare  la  caravella  Pinta , 
ordinò  alle  tre  caravelle  che  spiegasser  le  vele  ,  e  lasciò  la 
detta  isola  della  Gomera ,  giovedì  6  settembre 

Giovedì,  6  «ettemlire 

L' anuniraglio  partì  questo  giorno ,  di  buon  mattino ,  dal 
porto  della  Gomera ,  e  prese  la  sua  direzione  per  conti- 
nuare il  viaggio .  Seppe  da  una  caravella ,  che  venia  dal- 


I 

!        l'isola  del  Ferro,  che  tre  navi  di  Portogallo  stavano  in        ! 

aguato  nelle  vicinanze  per  farlo  prigione .  Tal  contegno 

era  senza  dubbio  l' effetto  della  gelosia  contratta  dal  re  di 

Portogallo  nel  vedere  che  V  ammiraglio  prestava  servigio 

a  Gastiglia .  Intanto  sopraggiunse  la  calma ,  e  in  tal  guisa        j 

I        procedette  tutto  il  giorno  e  tutta  la  notte  ;  finalmente ,  la        ; 

mattina  del  venerdì  egli  si  trovò  fra  le  isole  Gomera  e  Te-        ! 

nerìfla . 

TeKcrdì,  T  «eticmiire 

Tutto  il  venerdì  e  tutto  il  sabato ,  fino  a  tre  ore  di  notte  , 
fu  bonaccia .  ^ 

*  A  tre  ore  del  mattino ,  incominciò  a  spirare  vento  gre- 

cale •  U  anuniraglio  navigò  verso  occidente ,  ma  ebbe  da 
proda  grandi  marosi ,  che  impedivangli  progredire .  Cam- 
minò tra  giorno  e  notte  circa  nove  leghe  . 


Boki  stranieri,  colle  più  foUde  ragioni  e  le  prove  meglio  fondate,  le  quali  fa 
egnalBienle  senrire  a  difien  del  merifo  e  della  gloria  del  primo  ammiraglio 
delle  Indie.  I^avarrctc 


140  COLOMBO 

DomeBica,  •  mettewnhre 

In  questo  giorno  la  flotta  filò  diciannove  leghe,  e  F  am- 
miraglio si  decise  a  computarne  meno  di  quello  che  non 
ne  facesse,  perchè  le  genti  del  suo  equipaggio  non  si  spaven- 
tassero ,  e  non  perdessero  la  costanza,  se  il  viaggio  fosse 
per  riuscire  di  troppo  lungo  corso .  Nella  notte  e'  camminò 
centoventi  miglia  ,  a  ragione  di  dieci  per  ora ,  il  che  fa 
trenta  leghe .  I  marinai  governavano  male ,  declinando 
sul  quarto  del  grecale  ed  anche  al  mezzo  quarto  ;  il  per- 
chè r  ammiraglio  più  volte  li  riprese . 

Tra  il  giorno  e  la  notte  del  10  settembre ,  egli  fece 
sessanta  leghe ,  a  ragione  di  dieci  miglia  o  due  leghe  e 
mezza  per  ora  3  ma  non  ne  contò  che  quarantotto,  aflBnchè 
i  marinari  non  si  spaventassero  per  la  lunghezza  del  vi- 
aggio. 

IHartedl,  11  «ettemlnpe 

Quel  giorno,  navigando  nella  direzione  che  l'ammiraglio 
avea  stabilito  di  seguire ,  vale  a  dire  verso  occidente ,  fe- 
cero venti  e  più  leghe  :  videro  un  gran  pezzo  d' albero  di 
gabbia,  che  giudicarono  di  un  naviglio  di  centoventi  ton- 
nellate ,  ma  non  poterono  prenderlo .  Nella  notte  cammi- 
narono circa  venti  leghe  ;  ma  V  ammiraglio  nel  suo  gior- 
nale non  ne  segnò  che  sedici ,  pel  motivo  che  abbiamo  già 
fatto  conoscere . 

Mercoledì,  19  «etteHibre 

Nel  mercoledì ,  le  tre  caravelle ,  seguendo  ognora  il  loro 
canunino,  corsero,  tra  notte  e  giorno,  trentatre  leghe;  ma 


PRIMO    VIAGGIO  141 

sempre  ,  per  la  stessa  ragione ,  V  ammiraglio  ne  ponea  in 
conto  assai  meno. 

Giovedì,  13  «ettcmlire 

Fra  dì  e  notte,  la  piccola  flotta,  seguendo  sempre  la  via  di 
ponente ,  corse  trentatre  leghe,  e  l' ammiraglio  ne  computò 
tre  o  quattro  di  meno .  Trovarono  contrarie  correnti ,  ed  al 
cominciare  della  notte  le  bussole  maestralegglarono  ;  la  di- 
mane, allo  spuntar  del  giorno ,  alquanto  maestraleggiava- 
no  ancora  (1). 

▼enerdl,  14  «ettemlire 

Tra  giorno  e  notte,  navigando  nella  direzione  di  ponen- 
te,  la  flotta  corse  venti  leghe  ;  ma  V  ammiraglio  contonne 
alcuna  di  meno .  I  nocchieri  della  caravella  Mina  dissero 
aver  veduta  una  rondinella  di  mare  ed  un  batticoda  (2) , 
uccelli  che  non  si  allontanano  mai  da  terra  più  di  venti- 
cinque le^e . 

Sabata,  15  aettembre 

Navigarono  tutto  il  giorno  e  la  notte ,  e  fecero  più  di 
ventisette  le^e ,  nella  direzione  di  ponente  ^  al  cominciar 
della  notte ,  videro  cader  dal  cielo ,  alla  distanza  di  quattro 
o  cinque  leg^e  dai  navigli ,  maravigliosa  striscia  di  fuo- 
co (3)  . 


(I)  Prima  ouervazioDe  della  variazione  magnetico.  Navàrrbtb 

(1)  L*  uccello  detto  batticoda,  paglia  In  coda,  o  coda  di  giunco,  rabijuneo 
o  rabo  de  juneo  degli  Spagnuoli ,  é  lo  stesso^  e  corrisponde  al  phaéton 
aetherem  del  Linneo .  Navarrets 

(3)  Si  può  supporre .  che  questo  fenomeno ,  il  quale  presentasi  frequente- 
meole  a'  nostri  occhi ,  non  fosse  altro  che  una  di  quelle  meteore  conosciute  co- 
muoenienle  sotto  il  nome  di  stelle  eadenti ,  e  che  la  qualificazione  di  mera- 
vifUoto,  che  gli  die  il  Colombo ,  indichi  soltanto  che  era  più  risplendente  di 
quelle  che  ordlnariamenie  si  vedono .  Rombl 


142 


COLO  MBO 


DomeBlca,  16  metiewnhre 

Il  naviglio  continuò  a  dirigersi  a  ponente ,  e  fra  giorno  e 
notte  fece  trentanove  leghe  ^  ma  l'ammiraglio  ne  segnò  so- 
lamente trentasei  in  quel  giorno .  II  cielo  coprissi  di  alcune 
nubi  e  fu  nebbia  .  L'  ammiraglio  dice ,  che  quel  giorno  9 
e  tutti  i  seguenti ,  V  aere  fu  estremamente  temperato  ;  che  ' 
gusta  vasi  vero  piacere  a  godere  la  bellezza  delle  mattinate^ 
e  che  il  canto  solo  dell'  usignuolo  mancava  per  renderle  de- 
liziosissime .  Aggiugne ,  che  il  clima  ivi  a  queir  epoca  era 
come  d' aprile  in  Andalusia . 

Incominciarono  a  vedere  alcune  manne  di  erba  verdis- 
sima, che  sembrava  da  poco  tempo  divelta  dal  suolo ,  ciò 
che  fece  credere  a  tutti  vicina  qualche  isola  (1)  ;  ma  l'ammi- 
raglio pensava  ciò  non  potere  essere  della  terra  ferma  9 
poiché  disse  :  io  calcolo  che  la  terra  ferma  è  più  lontana  ^ 

Lunedi,  17  settembre 

Il  naviglio  veleggiò  seguendo  sempre  la  direzione  di  po- 
nente ,  e  fece  fra  giorno  e  notte  cinquanta  leghe  e  più  ;  ma 
l' ammiraglio  no  e  omputò  quarantasette .  La  corrente  fa- 
voriva la  navigazione.  Fu  vista  molta  erba  ed  assai  spesso  • 
era  erba  di  scogli,  che  veniva  dalla  parte  d'occidente;  laon* 
de  crederono  vicina  la  terra  (2) .  I  piloti  presero  la  direzio- 
ne di  settentrione ,  che  notarono  ;  e  trovarono  che  gli  aghi 
delle  bussole  maestraleggiavano  di  un  gran  quarto.  I  marinai 
mostraronsi  timorosi  e  melanconici ,  e  ne  tacevano  il  mo- 
tivo :   ma  l' ammiraglio  essendosene  accorto  ordinò  loro 


(1)  Tal  sospetto  non  era  senza  foDdamento,  poiché  appressaTansi  ai  tnn- 
genti  che  furon  Teduti  nel  1802 .  Nat  arrbtb 

(2)  In  questa  posizione ,  erano  ancora  a  quaranta  leghe  a  ponente  dai  fran- 
genti .  Nàvarrbtb 


PRIMO   VIAGGIO  143 

marcar  nuovamente  il  settentrione  all'alba  del  giorno,  e  tro- 
varono che  gli  aghi  erano  buoni .  La  cau$a  di  questo  feno- 
meno proveniva  da  ciò,  che  la  stella  pareva  muoversi  men- 
tre gli  aghi  restavano  fissi  (1)  . 

In  questo  lunedì ,  allo  spuntar  del  giorno,  i  nostri  na- 
viganti videro  maggior  quantità  d'erba ,  che  pareva  venire 
da  qualche  fiume  :  e  tra  questa  erba  rinvennero  un  gran- 
chio vivo  'j  V  ammiraglio  osservollo ,  e  lo  tenne  come  indi- 
zio certo  di  terra  vicina ,  perchè  mai  trovasene  alla  di- 
stanza di  ottanta  leghe  dalla  medesima  . 

Ivi  l'acqua  del  mare  era  meno  salata  che  alle  Cana- 
rie, e  r  aria  più  tepida.  Tutto  l'equipaggio  era  lieto ,  ed 
ogni  nave  cercava  superar  l' altra  in  velocità,  per  scorgere 
prima  la  terra .  In  quel  dì  videro  molti  tonni  (2) ,  e  le  genti 


(1)  L'ingegnoso  Colombo,  che  fu  il  primo  osservatore  della  variazione  della 
bussola ,  tentava  dissipare  i  timori  dei  suoi  marinai ,  spiegando  loro  In  ma- 
niera speciosa  la  causa  di  questo  fenomeno  .  Così  assicuralo  il  suo  storico 
Munoz,  ed  era  la  verità ,  come  il  provano  le  riflessioni  che  fa  l'ammiraglio  nel 
suo  terzo  viaggio ,  su  queste  alterazioni  della  calamita  ;  la  sorpresa  e  l' inquie- 
todìoe  dei  marinai  ed  eziandio  de'  piloti  ,  sono  una  prova  decisiva  che  niuno 
Gno  allora  avea  notata  questa  variazione  delia  bussola .  Tale  è  l' opinione  di 
Bartolommeo  Las  Casas  ,  di  Fernando  Colombo  e  d'Antonio  di  Herrera  ,  storici 
esatti  e  degni  di  fede;  è  dunque  ben  singolare  che  siasi  per  tanto  tempo 
creduto  Set>astiano  Cabot  primo  osservatore  della  declinazione  della  calamita,  e 
che  questa  opinione  siasi  sparsa  cotanto .  Questo  nocchiero  non  partì  per  fare 
le  aue  scoperte ,  che  nel  1497  ,  col  permesso  del  re  d' Inghilterra  Enrico  VII , 
e  non  pubblicò  questa  osservazione  che  nel  IM9.  Non  è  meno  sorprendente , 
che  altri  l'attribuiscano  ad  un  certo  Crignon,  piloto  di  Dieppe,  verso  11  1534. 
Il  nostro  dotto  Feijoò  è  caduto  in  questo  errore ,  e  lo  ha  sostenuto;  avealo , 
dice  egli ,  appreso  nella  Storia  dell'  Accademia  reale  delle  Scienze  scritta  dal 
Fontenelle  ,  e  pubblicata  nel  ni2  (  Teatro  Critico  ,  lom.  V  ,  discorso  XI ,  e 
lettera  V  del  tomo  I).  11  Padre  Fournier  (  Idrografia ,  lib.  XI,  cap.  IO)  attri- 
buisce i'  anteriorità  di  questa  osservazione  al  Cabot  ed  a  Gonzalo  Femandez  di 
Oviedo ,  senza  dubbio  perché  quest'  ultimo  ne  ha  parlato  nel  lib.  11 ,  cap.  2  , 
della  sua  Storia  Generale  dell'  Indie  .  In  tal  guisa ,  non  è  mancato  chi  sfor- 
aoisi  a  deprimere  il  merito  del  Colombo  fin  nelle  osservazioni  ,  che  erano  la 
cooieguenza  della  sua  situazione,  e  che  furono  il  frutto  del  suo  sapere  e  delle 
sue  meditazioni .  Navarrbtb 

(2)  Cristoforo  Colombo  essendo  Italiano ,  noi  abbiam  cercato  11  nome  del 
pesce  che  egli  chiama  tonina  nei  dizionari  italiani  della  storia  naturale  :  e  lo 


144  COLOMBO 

della  Mina  ne  uccisero  uno.  —  »  Questi  segni  ^  dice  l' am- 
miraglio, venivano  da  occaso ,  ove  spero ,  che  Dio  potente, 
nelle  mani  del  quale  sono  tutte  le  vittorie ,  ci  farà  bentosto 
trovar  terra  »  —  Dice  di  aver  veduto  in  questa  mattina , 
un  uccello  bianco  che  chiamasi  batticoda ,  e  che  non  è  uso 
di  dormire  in  mare. 

Martedì,  18  •ettemlnpe 

Navigarono  dì  e  notte ,  e  fecero  piii  di  cinquantacinque 
leghe  ;  ma  V  ammiraglio  ne  segnò  sole  quarantotto  •  In  tutti 
questi  giorni  il  mare  fu  sì  tranquillo  ed  in  bonaccia  quanto  la 
fiumana  di  Siviglia.  In  quel  dì  Martino  Alonso,  col  suo  ba- 
stimento la  Pinta ,  che  era  velocissimo ,  passò  innanzi  agii 
altri ,  e  disse  all'  ammiraglio ,  dalla  sua  caravella  :  che  sì 
velocemente  veleggiava  perchè  aveva  scorto  gran  mollitu* 
dine  d*  uccelli  prendere  il  volo  verso  ponente ,  ed  avea  la 
speranza  quella  notte  stessa  di  scoprire  la  terra  (i)  :  in- 
fatti ,  scorse  dalla  parte  di  settentrione  grande  oscurità ,  il 
che  è  sempre  segno  di  terra  vicina . 


abbiamo  egualmente  ricercato  nei  dizionari  spagnuoli ,  essendo  questa  la  lin- 
gua nella  quale  egli  ha  scritto  la  sua  relazione  ;  ma  le  nostre  ricerche  furono 
inutili .  Slam  di  parere,  che  il  Colombo  abbia  voluto  parlare  del  tonno,  e  ciò 
tanto  più. ragionevolmente  In  quanto  che  trovasene  anche  in  questi  tratti  di 
mare,  ove  navigava  l'illustre  Genovese. 

La  nostra  opinione  è  fortiOcata  da  un  passo  della  relazione  latina  d' un 
viaggio  btto  in  Egitto,  in  Terra  Santa,  ec.,  del  padre  Giorgio,  ed  Inaerila 
nel  Thesaur,  aneed.  nov.  di  Pez,  tom.  II,  part.  HI,  p.  461 ,  in  cui  l'autore 
fa  la  descrizione  della  pesca  d'una  specie  di  pesce,  che  chiama  ioninos,  e 
che  é  assolutamente  simile  a  quella  de'  tonni  . 

Il  baron  Cuvier ,  clie  intorno  a  questo  argomento  abbiam  consultato ,  tolse 
ogni  dubbio  scrivendoci:  che  >  la  tonina  è  una  specie  particolare  del  genere 
»  dei  tonni ,  la  quale  è  più  piccola  del  tonno  ordinario,  e  che,  in  cambio  d'es- 
»  sere  di  un  color  turchino  ferrigno  uniforme ,  ha  il  dosso  coperto  di  picoofe 
>  macchie  e  filettature  nere.  >  Roqubtts 

(I)  1  frangenti  erano  al  loro  occidente  a  venti  leghe  di  distanza . 

NàVàRRBTK 


PRIMO  VIAGGIO  145 

Mercoledì,  19  meUemhre 

La  piccola  flotta  navigò  seguendo  la  stessa  direzione ,  e 
ncm  fece  più  di  venticinque  leghe  in  tutto  il  giorno  ed  in 
tutta  la  notte ,  per  causa  della  bonaccia  :  ma  l' ammiraglio 
non  ne  computò  che  ventidue.  Nel  mattino,  a  due  ore,  un 
noddi  (  alcatraz  )  (i)  svolazzò  verso  il  vascello  ,  e  dopo 
mezzodì  ne  videro  un  altro  ;  uccelli  che  non  sono  usi  di 
allontanarsi  più  di  venticinque  leghe  da  terra  (2)  •  Quindi 
5'  inalzarono  dei  nebbioni  senza  vento ,  il  che  è  segno  non 
dubbio  della  prossimità  della  terra:  ma  [perchè  avea  viva 
la  volontà  di  proseguire  il  suo  cammino  Ano  alle  Indie , 
l'ammiraglio  non  volle  fermarsi  a  bordeggiare  per  rendersi 
certo  di  questa  vicinanza;  benché  avesse  il  convincimento 
che  dalla  parte  del  settentrione  e  da  quella  di  mezzogiorno 
fossero  alcune  isole ,  come  in  fatti  vi  erano ,  e  che  naviga- 
va tra  esse.  //  tempo  è  buono  ^  e^se  piace  a  Dio^  tutto  vedre- 
mo al  ritorno  :  queste  sono  le  precise  parole  dell'  ammira- 
glio   Qui  i  piloti  fecero  i  loro  conti  :  secondo  quello 

della  Mina  erano  quattrocento  quaranta  le^e  discosti  dalle 
Canarie;  secondo  il  computo  della  Pinta,  quattrocento 
venti  ;  e  secondo  quello  delP  ammiraglio ,  quattrocento 
né  più  né  meno  (3) . 

Giovedì,  tO  «ettemlire 

Anche  questo  dì  vogarono  nella  direzione  di  ponente ,  un 
quarto  verso  maestrale ,  ed  al  quinto  grado  di  settentrione 


(1)  V alcatraz  e  quel  genere  d'  uccello,  che  i  Francesi  chlamnno  fou$  e 
gP  Inglesi  boobies ,  e  corrisponde  al  mio  iula  .  Gli  alcairas  sono  di  più  spe- 
cie; ii  Linneo  li  pone  tra  i  suoi  peleeanus,  come  era  stato  detto  In  principio 
nella  traduzione.  Cuvier 

(2)  Erano  distanti  dieci  leghe  incirca  dal  frangenti.  Nàtairbte 

(3)  La  distanza  computata  dall'  ammiraglio  è  esatta  .  Navarrbte 


I.  19 


146  COLOMBO 

o  mezzo  quarto ,  perchè  la  bonaccia  che  regnava  cagionò 
frequente  cambiamento  di  yenti  ;  e  non  fecero  più  di  sette  o 
otto  leghe.  Due  noddi,  i  quali  bentosto  furono  da  un  terzo 
segiAti  ^  volarono  sul  naviglio  ammiraglio  :  era  pur  que- 
sto segno  di  terra  vicina  .  Scorsero  molt'  erba ,  quantun- 
que il  giorno  avanti  non  ne  avessero  veduta .  Presero  colle 
mani  un  uccello  che  rassomigliava  ad  una  rondinella  mari- 
na (1),  ma  era  augello  di  riviera  e  non  di  mare,  ed  avea  i 
pie  come  un  gabbiano  :  e  allo  spuntar  del  giorno,  due  o  tre 
terrestri  augelletti  svolazzarono ,  cantando,  presso  al  basti- 
mento ,  e  quindi  pria  del  levar  del  sole  disparvero .  Com- 
parve in  seguito  un  quarto  noddi ,  die  veniva  da  maestrale 
e  andava  a  scilocco,  indizio  che  ei  lasciava  la  terra  a  po- 
nente maestrale  ^  perchè  questi  uccelli  dormono  in  terra , 
ed  il  mattino  vanno  in  mare  cercando  nutrimento ,  né  >1 
s' inoltrano  mai  più  di  venti  leghe  . 

Venerdì,  SI  «ettemlire 

Nella  maggior  parte  di  questo  giorno  regnò  la  calma, 
quindi  soffiò  alquanto  il  vento.  Il  naviglio,  seguendo  ogno- 
ra la  presa  direzione,  fece  in  tutto  il  d'i  ed  in  tutta  la  notte 
appena  tredici  leghe .  Al  soprastare  del  giorno,  i  nostri  na- 
viganti rinvennero  tant'erba,  che  impediva  di  navigare, 
come  se  il  mare  fosse  stato  ghiacciato;  e  quest' erba  veniva 
da  ponente .  Videro  un  noddi.  Il  mare  era  piano  come  una 
iiumana ,  ed  i  venti  spiravano  i  migliori  del  mondo .  E 


(I)  li  iraduttore  rianoese  avea  preso  il  yar/ao degli  Spagnuoli  per  una  specie 
<Ji  cornacchia  ;  ma  il  baron  Cuvier  gli  fece  osservare ,  che  se  I*  uccello  di  cui 
Ilaria  il  Colombo  ha  i  piedi  come  un  gabbiano,  questi  non  poteva  essere  una 
cornacchia ,  ma  probabilmente  qualche  rondinella  marina  .  (  Sterna  Linn  ) 

RoQVTTE 


PRIMO  VIAGGIO 


147 


scorsero  una  balena^  certo  segno ,  che  non  eran  lungi  dalla 
terra  9  essendoché  que^  cetacei  sempre  la  costeggiano  (1). 

Sabato,  99  settemlirc 

Diressero  la  prora  a  ponente  maestrale ,  e  più  o  meno 
declinando  da  una  parte  o  dair  altra ,  fecero  circa  trenta 
leghe  ,  non  altro  scorgendo  che  erba .  Videro  alcuni  pro- 
cellari  screziati ,  ed  altri  uccelli . 

In  questo  punto  V  ammiraglio  dice  :  Questo  vento  con' 
trario  fummi  necessarissimo^  perchè  le  genti  del  mio  equi' 
paggio  erano  in  grande  agitazione  (2)  giudicando ,  che  in 
qìiesti  mari  non  soffia^ser  venti  per  ritornare  in  Spagna . 
Per  una  parte  di  questo  giorno,  i  naviganti  non  videro 
erba  ^  ma  in  seguito  essa  fu  spessissima . 

DomeBlca ,  93  settcmlire 

Veleggiarono  a  maestrale,  volgendo  di  quando  in  quando 
un  quarto  verso  settentrione,  ed  altre  volte  nella  direzione 
del  fissato  cammino ,  che  era  peli'  occidente ,  e  contarono 
fino  a  ventidue  leghe.  Videro  una  tortorella,  un  noddi,  una 
specie  di  passera  di  riviera  ed  altri  uccelli  bianchi  ;  le  erbe 
comparivano  in  quantità ,  ed  in  esse  erano  dei  gamberi  • 
Siccome  il  mare  era  in  bonaccia  e  piano ,  T  equipaggio 
mormorava,  dicendo,  che  non  essendovi  mai  marosi  in  quei 
tratti  d'Oceano,  non  sarebbonvi  giamipai  neppur  venti  per 
ritornare  in  Spagna^  ma  ben  tosto  il  mare  s' agitò  senza  che 
il  vento  spirasse ,  e  divenne  sì  grosso  che  tutti  ne  furono 


(I)  L' opinione  dell'  ammiraglio  é  giusta,  poiché  navicava  quattro  leghe  a 

fettentrìooe  dai  frangenti,  de'  quali  abbiamo  già  parlato .  Navàrrbtr 

(S)  >  Qui  l'equipaggio  cominciò  a  monnorare  per  la  lunghezza  del  viaggio.  > 

Las  Cknks 


148  COLOMBO 

sbigottiti  ;  per  tal  motivo ,  l' ammiraglio  qui  dice  :  Casi  il 
grosso  mare  mi  fu  necessarissimo^  e  miracolo  simile  non  era 
avvenuto  se  non  ai  (empi  degli  Ebrei ^  allorché  gli  Egizia- 
ni  partiron  (T  Egitto  per  inseguire  Mosè ,  che  dalla  schia- 
vitù liberava  la  nazione  Ebrea . 

Lunedi,  94  •ettcmlire 

Giorno  e  notte  il  naviglio  segai  il  suo  cammino  a  ponente , 
e  fece  appresso  a  poco  quattordici  leghe  e  mezza  :  V  am- 
miraglio ne  contò  dodici .  Un  noddi  venne  al  bordo  del  suo 
vascello,  e  videro  eziandio  molti  procellari . 

Harlcdì,  95  fliettemlire 

Quel  giorno  fu  gran  calma ,  quindi  vento  :  e  fino  a  notte 
seguirono  la  direzione  di  ponente .  L*  ammiraglio  interten- 
nesi  con  Martino  Alonso  Pinzon,  capitano  della  caravella 
Pinta,  sul  proposito  di  una  carta,  che  da  tre  giorni  aveva  a 
quest'  ultimo  inviata,  e  sulla  quale  sembrava  ch'egli  avesse 
delineate  certe  isole  in  questo  mare  (1).  Martino  Alonso  di- 


ci) Questa  carta  ,  disegnala  dall'ammiraglio ,  non  poteva  essere  altro  che 
slmile  a  quella  che  Paolo  Toscanelli,  medico  (')  fìorentioo,  e  celebre  astro- 
nomo del  suo  tempo ,  inviò  a  Lisbona  nel  1474 .  E<sa  comprendeva  dal  set- 
tentrione dell'Irlanda  fino  all'estremitÀ  della  Guinea ,  con  lotte  le  isole  che 
sono  poste  In  questo  trailo;  e  verso  occidente  rappresentava  ilcominciamento 
dell*  India  con  le  isole  ed  I  luoghi  pel  quali  si  potrebbe  andare.  Il  Colombo 
vide  questa  carta  ;  e  la  letiura  che  avea  falla  delle  relaiioni  dei  viaggiatori , 
soprattutto  di  quelle  di  Marco  Polo,  lo  confermò  nell'  idea  'di  trovare  pell'oc- 
cidente  i  luoghi  stessi  dell'  India ,  nei  quali  quei  viaggiatori  erano  andati  se  • 
guendo  la  via  di  oriente .  Per  questa  ragione,  la  situazione  delle  coste  e  delle 
Isole,  delineate  per  indizi  si  vaghi,  dovea  essere  imperfettissima  e  molto  ine- 
satta come  inlatti  era  anche  nei  planisferlo  di  Martino  di  Behem ,  composto 
nel  1493.  Navarebtk 

C)  Paolo  Toscanelli  non  fu  medico,  ma  fisico  e  filosofo. 
Nacque  in  Firenze  nell'  anno  1397.  Invitato  ad  ana  cena,  ancor  giovanissimo, 
insieme  con  Filippo  Dninelleschi,  fu  tanto  sedotto  dal  ragionamenti  di  questo 


-  —  •  ♦- 


PRIMO   VIAGGIO  149 

ce\a ,  che  essi  erano  arrivati  in  que'  tratti  di  mare  segnati 
sulla  carta  9  e  i*  ammira||:lio  rispondeva  che  credevalo  egli 
pure  :  ma  poiché  non  aveano  ancora  trovato  queste  isole  ^ 
ciò  attribuirono  alle  correnti,  che  sempre  avevano  spinti 
i  lor  vascelli  a  grecale ,  e  alF  errore  del  computo  sul  tra- 
gitto fatto  dai  medesimi,  che  credeano  non  esser  tanto  gran- 
de quanto  i  piloti  asserivano.  Quindi  V  ammiraglio  disse  al 
Pinzon  di  rinviargli  la  detta. carta  :  e  dopoché  Alonso  glie 


grand'  uomo ,  intorno  alla  geometria ,  che  innanzi  che  quella  società  di  amici 
si  sclogtiesse  pregolio  a  volerlo  ricevere  fra  I  suoi  discepoli  ;  e  fino  d'allora  ci 
dtessi  tutto  alle  matematiche,  e  quando  ne  fu  padrone ,  appllcolle  con  molta 
perspicacia  all'astronomia ,  assai  bambina  in  quel  tempi . 

Tuttavia  non  dimenticò  la  letteratura ,  pella  quale  ebbe  sempre  grande 
amore ,  e  la  filologia,  essendo  delle  lingue  peritissimo  :  le  quali  discipline  potè 
coltivare  a  suo  bell'lagio ,  conciosslaché  aveva  a  sua  disposizione  la  ricca  11- 
brerla'del  Niccoli,  ove  a  quei  tempi  adunavansl  le  persone  di  lettere  della  città 
di  Fiorenza,  appresso  a  poco  nella  stessa  guisa  che  oggi  si  costuma  nel  gabl- 
neUo  scientifico  e  letterario  di  Gian  Pietro  Vieusseui . 

Fu  eultissimo  dello  studio  della  geografia ,  ed  amante  della  lettura  dei  viag- 
gi .  Venerò  fino  all'entusiasmo  quelli  del  veneziano  Marco  Polo  ,  e  per  meglio 
deciferame  i  passi  interrogava ,  ogni  volta  che  la  fortuna  glie  ne  ofiériva  Y  op- 
portunità, gli  ambasciatori  che  dalle  contrade  remote  dell' Oriente  affluivano 
a  Roma  e  nelle  altre  m<^tropoli  di  Italia ,  0  I  mercatanti  dell'  Egitto  e  dell'  In- 
j  dia,  conciosslaché  il  nostro  paese  era  in  quei  tempi  l'emporio  del  commercio 

di  quelle  ricche  regioni . 

E  fu  per  conoscere  1  viaggi  del  portoghesi ,  eh'  el  contrasse  amicizia  eoo 
{  Ferdinando  Martinez  canonico  di  Lisbona ,  che  allora  peregrinava  In    Italia  ; 

amicizia  che  Io  pose  in  relazione  con  Alfonso  V  di  Portogallo,  e  tanto  contribuì 
perché  quel  re  sempre  maggiormente  proteggesse  i  viaggi  e  le  scoperte  nel- 
r  Atlantico . 

Fece  progredire  grandemente  l' astronomia  in  Italia  ,  con  ogni  sorta  di  argo- 
molti  combattendo  1  pregiudizi  astrologici  di  quel  tempo . 

Costruì  il  gnomone  solstiziale,  posto,  nel  1468,  sulla  cupola  del  Brunellesco 
del  duomo  di  Firenze,  e  fece  uso  di  quella  meridiana  non  solo  per  fissare  I  punti 
aolstlziali  e  le  variazioni  della  eclittica  ,  ma  anche  per  correggere  le  Tavole 
Allbnsine ,  dagli  astronomi  di  quei  tempi ,  ad  onta  della  loro  inesattezza  nel 
rappresentare  i  moti  solari  e  la  quantità  dell'  anno  tropicale ,  adoperate  :  il 
quale  gnomone ,  dimenticato  dopo  il  1510,  venne  ristabilito  per  cura  del  Xime- 
nenes  e  del  Condamine  . 

La  Provvidenza  non  concesse  al  Toscanelli  di  conoscere  la  grande  scoperta 
del  Colombo ,  alla  quale  avea  col  consiglio  tanto  contribuito  ;  poiché  morì  In 
Firenze,  addi  15  maggio  1484,  in  età  di  anni  85.  Marmoccbi 


150 


COLOMBO 


r  ebbe  gettata  con  una  corda ,  e^  si  mise  col  suo  piloto  ed 
alcuni  suoi  marinari  a  punteggiarla ,  per  meglio  compu- 
tarvi sopra  il  suo  cammino . 

Ma  quando  il  sole  fu  tramontato ,  Martino  Alonso  Pin- 
zon ,  ascesa  la  poppa  del  suo  naviglio,  con  gran  trasporto 
di  gioia  (1)  chiamò  l'ammiraglio,  gridando  :  fruona  nuova! 
ed  esortandolo  a  rallegrarsi  seco  lui ,  poiché  vedeva  la  ter- 
ra. Quando  l'ammiraglio  intese  ripetere  con  tuono  affer- 
mativo questa  nuova,  dice  egli  stesso  chegettossi  in  ginoc- 
chioni per  render  grazie  al  Signore .  Frattanto ,  Martino 
Alonso  cantava  col  suo  equipaggio  il  Gloria  in  excelsis  Deo; 
V  equipaggio  della  nave  ammiraglia  faceva  altrettanto;  e  le 
genti  della  Nina  ascesero  tutte  sull'  albero  della  gabbia  e 
sulle  funi ,  e  concordemente  asserirono  scorgere  veramen- 
te la  terra  :  l'ammiraglio  divise  la  loro  opinione,  e  credè 
di  non  esseme  distante  che  venticinque  leghe  • 

Tutti  in  Ono  alla  notte  affermarono  veder  terra  ;  sicché 
l'ammiraglio  impose  d'abbandonare  la  via  segmta ,  che  era 
verso  ponente ,  e  di  prender  la  direzione  di  libeccio ,  dire- 
zione nella  quale  sembrava  che  fosse  la  terra  .  In  quel  gior- 
no fecero  quattro  leghe  e  mezza  a  ponente ,  e  nella  notte 
diciassette  a  libeccio ,  il  che  forma  ventuna  lega  e  mezza , 
delle  quali  l' ammiraglio  tredici  sole  ne  dichiarò  al  suo 
equipaggio ,  al  quale  fingeva  sempre  di  fare  poco  cammi- 
no ,  affmchè  il  viaggio  non  gli  sembrasse  troppo  lungo  •  A 
tal  effetto  l'ammiraglio  scriveva  ( come  dicemmo) un  dop- 
pio computo;  il  minore  era  il  supposto,  ed  il  maggiore  il 
vero. 


(1)   VioUnle  dimotirazione  di  gioia ,  che  fece  Martino  Alonso  alla  vista 
della  terra;  ma  questa  era  ancor lunge.  Las  Casas 


PRIMO    VIAGGIO  151 

Il  mare  divenne  unitissimo ,  per  cui  molti  marinari  si 
posero  a  nuotare  :  videro  gran  numero  di  orate  e  d' altri 
pesci. 

Mercoledì,  96  settemlire 

I  nostri  viaggiatori  continuarono  a  navigare  seguendo 
la  vìa  di  ponente  Gn  dopo  mezzogiorno  ;  presero  quindi  la 
direzione  di  libeccio ,  nella  quale  Alarono  finché  non  co- 
nobbero 9  che  quel  che  aveano  creduto  terra  non  era  che  il 
cielo .  Fecero 9  fra  giorno  e  notte ,  trentuna  lega,  delle  quali 
r  ammiraglio  non  ne  dichiarò  al  suo  equipaggio  che  venti- 
quattro .  11  mare  era  unito  come  una  riviera ,  e  l'aere  dol- 
ce e  gradevolissimo . 

I  Giovedì  •  97  seUemlire 


Il  naviglio  seguì  il  suo  cammino  a  ponente,  e  fece  fra 
giorno  e  notte  ventiquattro  leghe  ;  delle  quali  T  ammiraglio 
ne  mise  in  conto  venti  alle  sue  genti  •  Apparvero  molte  ora- 
te e  ne  uccisero  una,  e  videro  un  batlicoda . 

Venerdì,  %H  settemlire 

Diressero  le  prodever  ponente  :  giorno  e  notte  fu  sempre 
bonaccia,  e  non  fecero  che  quattordici  leghe:  ma  Tammira- 
glìo  ne  contò  soltanto  tredici .  Rinvennero  alquanta  erba , 
e  presero  due  orate  :  gli  altri  due  natigli  ne  presero  in  mag- 
gior numero. 

Sabato,  99  settembre 

Navigarono  sempre  nella  direzione  di  ponente  e  fecero 
ventiquattro  leghe,  ma  l'ammiraglio  ne  computò  venti  sole 
al  suo  equipaggio  :  le  bonacce  che  sopraggiunsero  furono 
cagione,  che  durante  il  giorno  e  la  notte  facessero  poco  cam- 


I 


I 


152  COLOMBO 

mino  •  Videro  un  uccello,  detto  fregata ,  il  quale  fa  vomitare 
ai  noddi  ciò  che  han  mangiato  per  pascersene  esso  ;  d' al- 
tro ne  in  altro  modo  ei  non  si  nutre  (1):  è  questo  un  uc- 
cello di  mare ,  ma  ivi  non  prende  sosta ,  né  si  allontana  da 
terra  più  di  venti  leghe  :  sonvene  molti  nelle  isole  del  Capo 
Verde .  —  Videro  quindi  due  noddi . 

L'aere  fu  dolce  quel  giorno  e  assai  gradevole  3  non  man- 
cava che  il  canto  dell'  usignolo .  Il  mare  era  spianato  come 
un  fiume. 

In  tre  differenti  fiate  comparvero  tre  noddi  e  una  frega- 
ta,  e  videro  moit'  erba . 

Domenica,  80  fliettembre 

Navigarono  ancora  a  ponente,  e  le  sopraggiunte  bonacce 
loro  non  permisero ,  fra  giorno  e  notte ,  di  fare  che  sole 
quattordici  leghe  ;  ma  Tammiraglio  ne  contò  undici .  Quat- 
tro batticode  vennero  al  naviglio  ammiraglio  ;  e  questo  è 
gran  segno  delia  prossimità  della  terra ,  perchè  tanto  nu- 
mero di  uccelli  della  medesima  specie ,  riuniti,  prova  che 
non  erano  traviati  e  smarriti .  Videro ,  in  due  volte,  quat- 
tro noddi  e  gran  copia  di  erba . 

Nota .  »  Le  stelle  dette  Guardie  sono  al  far  della  notte 
presso  il  braccio  (2)  in  direzione  dì  ponente,  e  allo  spuntar 
dei  giorno  sono  nella  linea  e  sotto  il  braccio  in  direzione 
di  grecale ,  e  sembra  che  in  tutta  la  notte  non  facciano  più 
di  tre  linee ,  il  che  forma  ogni  notte  nove  ore  •  »  Ecco 
quaiito  qui  dice  V  ammiraglio . 

(1)  La  fregata,  {pelecanut  fregate  ) ,  ha  difatlo  l' istinto  di  perseguitare  i 
noddi  e  di  cosirignerii  di  abbandonare  il  pesce  eh' essi  hanno  preso,  e  impa- 
dronirsene e  cibarsens .  Cuvikr 

(2)  Il  braccio  ,  è  la  corda  attaccata  a  ciascuna  estremità  deii' antenna  o  del 
pennone  deila  veia  quadra ,  e  serve  per  muoverlo  orizzontalmente . 

Mamioccbi 


"^r 


PRIMO     VIAGGIO  153 


In  questo  giorno,  al  decbinare  del  sole  ,  gli  aghi  delle 
bussole  maestraleggìarono  di  un  quarto,  e  air  alba  della  di- 
mane trovaronsi  precisi  nella  direzione  della  stella  del  polo 
artico:  la  qual  cosa  succede  perchè  la  stella  polare  è  mobile 
come  le  altre  stelle, e  le  bussole  accennano  sempre  il  vero. 

Limedi,  1  ottobre 

Il  naviglio  segui  la  sua  via  a  ponente ,  e  fece  venticinque 
leghe ,  ma  l' ammiraglio  non  ne  dichiarò  all'equipaggio  che 
venti .  —  Provarono  forte  pioggia . 

Allo  spuntar  del  giorno  il  piloto  dell'  ammiraglio  disse  , 
con  accento  di  timore ,  che  dall'  isola  del  Ferro  infino  a 
quel  luogo,  il  naviglio  avea  percorso  cinquecento  settan- 
totto leghe  verso  ponente  .  —  Il  minimo  calcolo ,  che  era 
quello  che Tammiragiio  mostrava  al  suo  equipaggio,  indi- 
cava cinquecento  ottantaquattro  leghe;  mail  computo  che 
egli  riguardava  siccome  il  vero ,  e  presso  di  sé  serbava , 
ascendeva  a  settecento  sette  leghe . 

Martedì ,  %  ottobre 

Navigarono  nella  direzione  di  ponente ,  e  fra  il  giorno  e 
la  notte  fecero  trentanove  leghe  ,  delle  quali  sole  trenta  ne 
furono  agli  equipaggi  computate .  11  mare  era  sempre  unito 
e  placido,  ciò  che  fece  dire  all'ammiraglio  :  Grazie  infi- 
nite sieno  rese  a  Dio  !  —  Comparve  erba  da  levante  a  po- 
nente ,  vale  a  dire  al  contrario  della  direzione  che  (ino  al- 
lora avea  seguita  :  mostraronsi  pesci  assai ,  e  ne  uccisero 
uno  ^  e  videro  un  augello  bianco  simile  ad  un  gabbiano . 

Mereoledì,  S  ottobre 

Le  tre  caravelle ,  seguendo  l' usato  rombo  ,  fecer  qua- 
rantasettc  leghe ,  ma  l' ammiraglio  non  ne  marcò  che  qua- 


I.  rio 


154  COLOMBO 

ranta .  Videro  dei  procellari ,  erba  in  copiai^  vecchia  e  fre- 
schissima, alla  quale  era  sempre  attaccato  il  suo  frutto  : 
ma  non  scorsero  niun  altro  uccello . 

V  ammiraglio  credette  aver  lasciato  indietro  le  isole  che 
erano  segnate  sulla  sua  carta  ^  laonde  qui  dice ,  non  aver 
egli  voluto  la  passata  settimana  prendersi  gusto  a  bordeg- 
giare ,  né  in  questi  ultimi  giorni ,  ne'  quali  erano  stati  tan- 
ti segni  di  terra  ;  non  volendo  per  niun  conto  fermarsi 
(  sebbene  egli  avesse  dei  dati  intomo  alla  esistenza  di  certe 
isole  in  questi  tratti  di  mare  ) ,  perchè  suo  unico  scopo 
era  di  trasferirsi  alle  Indie  ^  e  perdere  il  suo  tempo  per 
via,  saria  stato  mancar  di  prudenza  e  di  criterio . 

Giovedì ,  4  ottobre 

Il  naviglio  corse  sempre  all'occidente,  e  fece  fra  giorno 
e  notte  sessantatre  leghe ,  delle  quali  l'ammiraglio  ne  se- 
gnò quarantasei  all'equipaggio.  Un  branco  di  quaranta  pro- 
cellari e  due  noddi  vennero  al  suo  naviglio  ;  un  giovinetto 
che  era  a  bordo  ne  colpi  uno  di  una  sassata  •  Una  fregata 
ed  un  altro  uccello  bianco  come  un  gabbiano,  volarono  si- 
milmente intomo  alla  caravella  ammiraglia . 

Venerdì,  6  ottobre 

Navigarono  nella  direzione  di  ponente ,  e  filando  appres- 
so a  poco  undici  miglia  per  ora,  fecero  durante  il  giomo 
e  la  notte  cinquantasette  leghe  ;  e  più  ne  avrebbon  fatte,  se 
nella  notte  il  vento  non  avesse  alquanto  ceduto  :  l' ammi- 
raglio non  ne  contò  che  quarantacinque  alla  sua  gente .  Il 
mare  era  in  bonaccia  e  senz'  onde .  Grazie  sten  rese  a  Dio , 
disse  l'ammiraglio;  P aere  è  dolce  e  temperato^  non  v*  è 


PRIMO   VIAGGIO  155 

erba  ,  ma  veggomi  motti  procellari.  —  Gran  quantità  di 
pesci  yolanti  (1)  guizzò  nel  naviglio  ammiraglio  . 

Sabato,  6  ottobre 

Continuarono  a  navigare  a  ponente ,  e  fecero  fra  giorno 
e  notte  quaranta  leglie,  delle  quali  rammiraglio  ne  mise  in 
conto  all'equipaggio  trentatre.  —  In  quella  notte  Martino 
Alonso  disse ,  che  sarebbe  stato  bene  di  navigare  verso  po- 
nente un  quarto  a  libeccio  :  ma  V  ammiraglio  fu  di  parere 
che  ciò  dicesse  coli'  intenzione  d' andare  ad  abbordare  alla 
isola  di  Gipango  ;  mentre  egli  era  d' avviso ,  che  scostan* 
dosi  dalla  tenuta  via ,  non  potrebbono  sì  tosto  prender  ter- 
reno, e  che  tornava  meglio  andar  prima  alla  terra  ferma 
e  quindi  alle  isole . 

Domenica,  7  ottobre 

L'ammiraglio,  proseguendo  la  sua  navigazione  a  ponente, 
fece  in  principio,  per  due  ore,  dodici  miglia  l'ora;  quindi  non 
ne  fece  che  otto ,  ed  un'  ora  prima  del  tramontar  del  sole 
s'avvide  di  non  aver  fatto  che  venti  tre  leghe:  al  suo  equi- 
paggio ne  contò  diciotto .  —  In  questo  giorno  ciascuna 
delle  tre  caravelle  fece  a  gara  nel  correre ,  disputandosi 
l'onore  di  veder  prima  la  terra,  perchè  tutti  volevano  go- 
dere della  ricompensa  che  il  re  e  la  regina  avcano  promes- 
sa a  chi  primo  la  vedesse .  —  Al  sorger  del  sole  la  nave 
Nina,  la  quale  per  esser  buona  veliera  era  in  avanti,  spiegò 
una  bandiera  all'  estremità  dell'  albero  di  gabbia ,  e  fece  una 
scarica  in  segno  di  veder  terra,  essendo  questo  l' ordine  del- 


(I)  Erano  protNibilissiiiiameiilc  VrigU»  voUua^o  dactylopieres .  Chiamansi 
lalvolla  arondes ,  o  rondineUe  di  mare  sul  Mediterraneo  ;  ina  è  bene  evitare 
questi  termini  equivoci  .  Cuvna 


1S6  COLOMBO 

r  ammiraglio ,  il  quale  avea  pure  imposto ,  che  al  sorgere 
e  al  tramontar  del  sole  i  tre  bastimenti  si  riunissero ,  per- 
chè in  quelle  ore,  per  lo  scemar  dei  vapori,  è  più  facile 
Teder  gli  oggetti  lontani .  Appressavasi  la  sera,  e  T equi- 
paggio della  Nina  non  vedeva  ancora  quella  terra  che  cre- 
deva avere  scoperta  :  branchi  d'uccelli  volavano  da  setten- 
trione a  libeccio ,  il  che  poteva  far  credere  che  andassero  a 
passar  la  notte  sulla  terra ,  o  fuggissero  forse  il  verno , 
che  non  dovea  esser  lontano  ne'  paesi  che  abbandonavano. 
L'ammiraglio  sapeva,  che  i  Portoghesi  dovettero  all'os- 
servazione del  volo  degli  uccelli  la  scoperta  della  maggior 
parte  dell'  isole  da  lor  possedute  ;  le  quali  ragioni  lo  deter- 
minarono a  lasciare  la  dritta  \1adi  ponente,  e  volgere  la 
prua  verso  ponente  libeccio ,  col  disegno  di  seguire  per  due 
giorni  questo  nuovo  rombo.  Cominciò  a  mettere  ad  effetto 
questa  idea  circa  un'ora  avanti  il  tramontar  del  sole  ;  e 
in  tutta  la  notte  il  naviglio  fece  non  più  di  cinque  leghe  , 
e  ne  avea  fatte  ventitre  durante  il  giorno  :  in  tutto  ven- 
totto . 

1  tre  bastimenti  continuarono  a  far  vela  a  ponente  li- 
beccio j  e  fra  giorno  e  notte  non  progredirono  che  undi- 
ci e  mezzo  in  dodici  leghe  ;  ma  sembra ,  se  la  relazione 
dice  il  vero,  che  nella  notte,  di  tempo  in  tempo,  percorres- 
sero sino  a  quindici  miglia  l'ora.  Il  mare  era  placido  come  il 
fiume  di  Siviglia:  Grazie  a  Dio!  disse  l'anuniraglio.  L'ae- 
re era  dolce  quanto  a  Siviglia  nel  mese  d'aprile,  e  sì  olez- 
zante che  era  un  piacere  a  respirarlo .  L' erba  compariva 
freschissima  ;  videro  molti  uccelli  di  campagna  che  fuggi- 
vano ad  ostro,  e  ne  presero  uno  ;  videro  pure  cornacchie , 
germani  ed  un  noddi . 


PRIMO    VIAGGIO  157 

Martedì,  9  ottobre 

Diresser  le  prode  a  libeccio,  e  fecero  cinque  leghe.  Il  ven- 
to cambiò,  soITiando  da  ponente  un  quarto  a  maestrale,  e 
fecero  quattro  leghe  ;  ed  al  finir  del  giorno  ne  contarono 
undici;  e  tra  notte  e  giorno  venti  e  mezza:  ma  r equipag- 
gio non  ne  seppe  che  diciassette.  Tutta  la  notte  passarono 
uccelli . 

Mereoledì,  10  ottobre 

La  navigazione  continuò  a  ponente  libeccio,  veloce  dieci 
miglia  r  ora ,  talvolta  dodici ,  e  tal'  altra  sette  ;  tantoché 
tra  giorno  e  notte  il  naviglio  percorse  cinquantanove  leghe, 
delle  quali  l' ammiraglio  ne  pubblicò  quarantaquattro,  ne 
più  ne  meno .  Qui  le  genti  delP  equipaggio  lagnaronsi 
della  lunghezza  del  cammino,  né  voleano  andare  oltre.  Ma 
l' ammiraglio  alla  meglio  che  potè  rianimolli ,  dando  loro 
buona  s  peranza  de'  guadagni  che  potrebbero  fare .  Quindi 
aggiunse,  che  le  loro  querimonie  a  nulla  giovavano,  poiché 
avea  impreso  il  suo  viaggio  per  trasferirsi  alle  Indie ,  e 
intendeva  proseguirlo  finché ,  coir  aiuto  del  Signore ,  non 
le  trovasse . 

Giovedì,  11  ottobre 

L' ammiraglio  fece  continuare  la  navigazione  della  sua 
piccola  flotta  nel  rombo  di  ponente  libeccio  .  —  Ebbero 
grosso  mare ,  il  più  forte  che  avessero  provato  in  tutto  il 
viaggio. 

Videro  procellari  ed  un  verde  giunco  vicinissimo  al  na- 
viglio ammiraglio.  L'equipaggiodella  caravella  Pinta  scor- 
se una  canna  ed  un  bastone,  e  prese  altro  piccol  bastone 
che  sembrava  lavorato  col  ferro,  un  pezzo  di  canna,  una 


158  COLOMBO 

specie  di  erba,  che  cresce  in  terra,  ed  una  tavoletta.  Le 
genti  della  Nina  vider  pure  altri  segni  di  terra,  ed  un  ramo 
di  spino  con  le  sue  frutta  .  Questi  segni  rincorarono  i  noc- 
chieri ,  che  dieronsi  alla  gioia . 

In  questa  giornata,  fino  al  tramontar  del  sole,  le  navi  per- 
corsero ventisette  leghe  • 

Venuto  manco  il  d'i ,  V  ammiraglio  impose  di  riprendere 
la  primiera  direzione  verso  ponente  ;  e  fecero  dodici  miglia 
Fora,  e  fino  a  due  ore  dopo  mezza  notte  le  navi  fenderon 
per  novanta  miglia  quell'  acque ,  il  che  forma  ventidue  le- 
ghe e  mezza .  E  siccome  la  Pinta  era  più  veloce  degli  altri 
bastimenti,  e  precedeva  innanzi  la  nave  dell'ammiraglio , 
i  marinari  di  quella  scorsero  terra ,  e  fecero  ì  segni  per  tal 
caso  convenuti . 

Il  marinaio  Rodrigo  di  Triana ,  fu  il  primo  a  veder 
terra  :  poiché  l'ammiraglio,  essendo  a  dieci  ore  di  sera  sul 
cassero,  ben  vide  un  lume ,  ma  a  traverso  a  tale  oscurità, 
che  non  volle  affermare  esser  quella  la  terra .  NuUadimeno 
chiamò  Pero  Gutierrez ,  rìpostiere  del  re ,  e  dissegli ,  che 
quello  che  vedeva  sembravagli  essere  una  fiamma;  esami- 
nasse egli  a  suo  talento  :  il  che  questi  fece  ,  e  vide  la  fiam- 
ma .  L^ammiraglio  disse  lo  stesso  a  Rodrigo  Sanchez  di  Se- 
govia, che  il  re  e  la  regina  avevano  inviato  in  qualità  di 
registratore  .  Quest'  ultimo  non  vide  la  detta  luce,  perchè 
era  in  una  positura  da  dove  ei  non  potea  vedere  alcuna  co- 
sa •  Dopo  r  avvertimento  dell'  ammiraglio  la  fiamma  fu  vi- 
sta una  volta  o  due ,  ed  era  oscillante  come  il  lume  di  una 
candela,  il  che  per  pochi  sarebbe  stato  indizio  di  terra  vi- 
cina ,  ma  l' ammiraglio  tenne  per  certo  esseme  prossimo . 
Cosi,  quando  dissero  il  Salve ,  che  ì  marinari ,  riuniti  a  ta- 
le effetto  sul  cassero,  son  usi  di  recitare  o  di  cantare  se- 
condo lor  costumanza ,  l' ammiraglio  non  mancò  di  awer- 


PRIMO   VIAGGIO  159 

Urli  e  pregarli  di  far  buona  guardia  al  cassero  e  d^osservar 
beue  dalla  parte  della  terra  ;  e  promise  una  giubba  di  seta 
a  colui  che  primo  la  vedesse ,  senza  pregiudizio  delle  altre 
ricompense  promesse  dal  re  e  dalla  regina  a  cbi  fosse  pri- 
mo a  scoprirla  :  tali  ricompense  consistevano ,  specialmen- 
te, in  dieci  mila  maravedis  di  rendita  (1) . 

Finalmente  a  due  ore  dopo  mezza  notte  apparve  la  ter- 
ra ,  vicina  due  leghe  ;  laonde  ammainarono  tutte  le  vele  , 
e  non  lasciarono  che  la  vela  di  fortuna ,  che  è  la  gran  vela 
senza  coltellacci  (2) ,  per  aspettar  fino  al  giorno  del  vener- 
dì ,  in  cui  arrivarono  ad  una  piccola  isola  delle  Lucaje  ,  la 
quale  nel  linguaggio  degl'  Indiani ,  si  chiamava  Guanaha- 
ni  (3) .  —  Bentosto  videro  molti  de'suoi  abitanti  nudi . 


(!)  Il  maravedis d\  quell'epoca,  valeva  circa  tre  reali  del  nostri,  equivalenti 
ad  ottanta  centesimi  di  Francia  ;  laonde  II  premio  di  dieci  mila  maravedis 
costituiva  una  rendita  d'ottomila  franchi;  somma  considerevole  per  quel 
tempo .  YiRKBuiL 

(2)  É  una  vela  quadra ,  che  serve  nei  tempi  burrascosi  per  correre  con 
meno  Impeto,  e  meglio  regolare  la  nave,  oppure  si  usa  per  for  poco  tragitto 
e  camminare  con  circospezione  in  siti  non  ben  conosciuti  dal  nocchiero.  1  ve- 
neziani la  chiamano  il  trevo .  La  non  è  Ossa ,  ma  slbbene  provvisoria ,  ed  è 
però  sfornita  del  eoUelUieei,  che  sono  vele  lunghe  e  strette ,  che  si  spiegano  ai 
due  lati  di  ciascuna  vel^  quadra  fissa  delle  navi  :  I  coltellacci  aggiunti  alle  vele 
più  basse  dlconsi  tcopammari,  perchè  quando  il  vento  è  debole  strascicano 
in  mare .  Del  resto  i  coltellacci  non  sono  usati  che  in  caso  di  poco  vento,  per 
aumentare  la  superficie  delle  vele,  onde'ottenere  maggior  velocità  di  cammino. 

Marmocchi 

(3)  Dopo  avere  maturamente  esaminato  questo  giornale,  1  rombi ,  le  fermate 
edisegni  distintivi  delle  terre,  delle  isole,  dei  lidi  e  dei  porti,  ne  sembra  che  que- 
sta prima  isola  scoperta  dal  Colombo,  sulla  quale  approdò,  ed  a  cui  die  nome 
di  San  Salvador^  debba  essere  la  più  settentrionale  dell'  isole  Turche,  che  chia- 
masi Grande  Salina  {el  Gran  Turco),  ed  è  posta  sul  parallelo  21» 30' setten- 
trionale, di  fiiccia  al  mezzo  della  costa  boreale  dell'  isola  di  San  Domingo  . 

Na  VARRETE 

Vedi  la  nota  aggiunta  alla  relazione  del  primo  Viaggio  di  Cristoforo  Colom- 
bo, nella  quale  discutiamo  l'opinione  esposta  qui  dal  Navarrele. 

ROQTJBTTB 


( 


I 


PRIMO    VIAGGIO  161 

coDcUiarono .  Yeiiiano  quindi  a  nuoto  alle  barchette  dei 
navigli,  nelle  quali  eravamo,  portandoci  pappagalli,  Alo  di 
cotone  in  gomitoli ,  zagaglie  e  molte  altre  cose ,  e  con  noi 
le  cambiavano  per  altri  oggetti  che  lor  davamo,  come,  per 
esempio ,  piccole  perle  di  vetro  ed  alcuni  sonagliolini  •  In 
One  prendevano  ogni  cosa  che  loro  oflrivasi,  e  davano 
Tol^itierissimo  tuttociò  che  possedevano  ;  ma  mi  parve  da 
tutti  i  segni,  che  fossero  gente  molto  povera.  UcHninie  don- 
ne vanno  affatto  nudi,  come  allorquando  escono  dal  seno 
della  madre,  quantunque  una  di  queste  ultime  fosse  assai 
giovane  ;  e  fra  gli  uomini  eh'  io  vidi  non  erane  akunoche 
avesse  di  più  di  trent'  anni .  Erano  ben  conformati ,  avean 
bello  il  corpo  e  graziosa  fisonomia  ;  i  lor  capelli  eran  grossi 
come  i  crini  della  coda  de'  cavalli ,  corti  e  cadenti  sulle 
ciglia  ;  ma  di  dietro  lasciavano  una  lunga  ciocca ,  la  qua- 
le giammai  tagliavano  •  Alcuni  di  essi  pigneansi  di  color 
nericcio  «,  ma  la  tinta  loro  propria  era  uguale  a  quella 
degli  abitanti  delle  Canarie ,  né  nera  né  bianca .  Tra 
loro  era  vene  alcuni  die  pignevansi  di  bianco ,  altri  di 
rosso,  e  tal'  altri  di  qualunque  colore  trovassero;  cer- 
tuni tingevansi  soltanto  la  faccia ,  cert'  altri  tutto  il  cor- 
po; questi  gli  occhi ,  quelli  il  naso.  — Non  portavano  ar- 
mi ,  né  per  ni  un  conto  conoscevanle ,  poiché  mostrai  lo- 
ro sciabole ,  ed  essi ,  prendendole  dalla  parte  del  taglio, 
per  ignoranza  tagliavansi .  Non  hanno  ferro  :  le  lor  za- 
gaglie sono  bastoni  senza  ferro ,  ad  alcuni  dei  quali  sta 
in  cima  un  dente  di  pesce ,  e  ad  altri  un  corpo  duro  di 
qualsiasi  specie.  —  Tutti,  generalmente,  hanno  bdla  sta- 
tura, son  ben  fatti,  e  graziosi  nei  loro  movimenti.  Ne  vi- 
di alcuni,  che  avevano  sui  loro  corpi  diverse  cicatrici ,  e 
loro  richiesi  col  gesto  qual  ne  fosse  la  cagione  ;  ed  eglino 
mi  fer  comprendere ,  che  veniano  nella  loro  isola  truppe 


I.  21 


162 


COLOMBO 


di  paesani  dalle  isole  vicine  per  farli  prigioni ,  laonde  di- 
fende vansi:  credetti,  e  sono  ancora  del  medesimo  senti- 
mento, cheque!  loro  nemici  yenissero dalla  terraferma, 
per  prenderli  e  farli  schiavi .  —  Devono  essere  eccel- 
lenti ser\1  e  di  buon  carattere .  Mi  accorsi  che  ripetevano 
prontamente  tutto  ciò  che  io  loro  diceva ,  e  credo  che 
senza  diflRcoltà  si  farebbero  cristiani ,  poiché  parmi  non 
appartengano  ad  alcuna  setta .  Se  piace  al  Signor  nostro , 
al  mio  ritomo  ne  condurrò  sei  da  questo  luogo  presso 
le  Vostre  Altezze ,  affinchè  imparino  a  parlare .  Non  ho 
veduto  in  quest'isola  alcuna  specie  d'animali,  eccet- 
tuati alcuni  pappagalli .  >  —  Tutto  ciò  che  precede ,  e 
quello  che  segue,  è  la  propria  espressione  dell'ammiraglio. 

Sabat4»,  18  ottobre 

*  Appena  fatto  giorno ,  vedenmiio  giungere  sul  lido  mol- 
ti di  questi  uomini ,  tutti  giovani,  come  abbiamo  detto, 
e  di  assai  alta  statura .  £  questa  una  razza  d' uomini 
veramente  bellissima  :  i  lor  capelli  non  son  crespi,  ma 
cascanti  e  grossi  come  i  crini  dei  cavalli .  Tutti  han 
fronte  e  testa  larghissime  ,  assai  più  di  qualunque  razza 
che  fin  qui  abbia  vista.  Gli  occhi  loro  son  belli  e  non  pic- 
coli: il  lor  colore  none  nero,  ma  simile  a  quello  dei  pae- 
sani delle  Canarie  ;  e  non  può  essere  altrimenti,  poiché 
sono  alla  medesima  situazione  dell'  isola  del  Ferro ,  una 
delle  Canarie  ,  in  Unea  retta  da  levante  a  ponente  (l) . 
Hanno,  in  generale,  le  gambe  drittissime,  ed  il  lor  ven- 
tre non  è  troppo  grosso ,  ma  assai  ben  fatto .  Vennero 


(1)  La  vera  situazione  di  quest'isola,  rapporto  a  quella  del  Ferro,  é  come 
le  due  estremità  d' una  linea  tirata  da  levante  cinque  gradi  verso  settentrione 
a  ponente  cinque  gradi  verso  mezzogiorno.  Navarrctb 


PRIMO  VIAGGIO 


163 


al  mio  vascello  in  piroghe  tutte  di  un  pezzo  ,  fatte  di 
tronchi  d' alberi ,  come  lunghe  lance ,  e  lavorate  ma- 
ravigliosamente per  questo  paese  ;  alcune  tanto  grandi , 
che  contenevano  fin  quaranta  e  quarantacinque  uomini, 
ed  altre  più  piccole  :  eranvene  di  quelle  di  si  poca  esten- 
sione che  non  vi  capiva  che  un  solo  uomo.  Remigavano 
con  un  remo  simile  ad  una  pala  da  forno ,  per  mezzo  del 
quale  le  lor  barche  camminano  a  maraviglia  :  e  se  alcu- 
na di  esse  capovolge ,  tutti  si  gettano  a  nuoto ,  la  rimet- 
tono a  galla ,  e ,  con  zucche  che  han  seco ,  la  vuotano 
dall'acqua .  Hecavanci  dei  gomitoli  di  cotone  filato,  pap- 
pagalli, zagaglie,  ed  altri  piccoli  oggetti,  che  sarebbe  te- 
dioso particolarmente  citare  ^  e  tutto  davano  per  qualun- 
que piccola  bagattella,  che  ricevessero  in  contraccambio. 
»  Io  esaminava  que'sel vaggi  attentamente ,  e  desiava  co  - 
noscere  se  possedessero  oro.  Vidi  che  alcuni  ne  portavano 
un  pezzetto  infilzato  in  un  foro  che  si  fanno  nel  naso  , 
e  giunsi  per  segni  a  sapere,  che  girando  la  loro  isola,  e 
navigando  a  mezzodì ,  troverei  un  paese,  onde  il  re  ave- 
va dei  grandi  vasi  d*oro  e  molta  quantità  di  questo  me- 
tallo .  Di  presente  mi  sforzai  a  deciderli  di  condurmi  in 
quella  contrada^  ma  ben  tosto  compresi  il  loro  rifiuto  : 
laonde  feci  proponimento  d' aspettare  il  posdimanie  par- 
tir quindi  nel  dopo  pranzo,  alla  volta  di  libeccio ,  ove , 
secondo  gì'  indizi  che  molti  di  loro  mi  somministrarono  , 
tanto  a  mezzogiorno  che  a  maestrale  esisteva  una  terra  : 
e  che  gli  abitanti  della  contrada  situata  in  quest'  ultima 
direzione  spesso  venivano  a  combatterli ,  e  andavano  essi 
pure  a  libeccio  in  cerca  di  oro  e  di  perle  preziose  . 
»  Quesl'  isola  è  molto  gtwle'  e  piana ,  vestita  di  freschis- 
simi alberi;  in  essa  è  molta  acqua,  un  vastissimo  lago  in 
mezzo  j  né  sono  senza  montagne  ;  ella  è  si  verde,  che  fa 


104 


COLOMBO 


piacere  a  guardarla^  e  di  suoi  abitanti  sono  docili ssimi . 
Avidi  degli  oggetti  che  abbiamo,  e  persuasi  di  non  riceve- 
re da  noi  alcuna  cosa  se  non  hanno  da  contraccambiarci , 
rubano  se  gli  toma  in  acconcio,  e  tosto  si  gettano  a  nuoto- 
Ma  tutto  ciò  che  hanno,  per  la  più  piccola  cosa  che  loro 
si  o£h*a ,  Io  donano  ;  in  baratto  prendevano  fin  dei  pezzi 
di  scodelle  e  rottami  di  vetro ,  a  segnochè  ho  veduto  dar 
sedici  gomitoli  di  cotone  per  tre  centi  di  Portogallo  (1)  , 
che  costano  circa  una  biatica  di  Gastiglia  (2) ,  e  questi 
sedici  gomitoli  di  cotone  formar  potevano  appresso  a  poco 
venticinque  o  trenta  libbre  di  cotone  filato .  Proibii  i  ba- 
ratti del  cotone,  e  non  permisi  ad  alcuno  di  prenderne  9 
riserbandomi  di  acquistarlo  tutto  per  le  Vostre  Altez- 
ze, se  ve  ne  fosse  in  quantità .  È  questo  uno  dei  prodotti 
dell'isola,  ma  il  breve  tempo  che  io  voglio  rimanerci  non 
mi  permette  di  conoscerli  tutti .  L' oro  che  tengono  so- 
speso alle  narici  pur  ivi  si  trova ,  ma  non  ne  faccio  cer- 
care, per  non  perdere  il  mio  tempo,  volendo  tentare  di 
approdare  air  isola  di  Gipango  (3) .  —  Presentemente , 


(1)  Il  emiH  0  e$pti»  è  un* antica  moneta  dì  Ceuta  ,  la  quale  avea  corso  In 
Portogallo .  Navarrbtb 

(2)  Erano  in  Castiglla  due  itpecic  di  monete ,  che  si  chiamavano  bi€mche 
{bUmehes  )  ;  una  valeva  mexzo  maravedis,  e  ce  ne  volevano  dunque  dugento 
seuantadue  per  Tare  11  valore  di  una  pezzetta  spagnuola  dei  giorni  nostri  ;  1*  al- 
tra valeva  cinque  danari ,  cioè  un  poco  meno  di  due  llardl .  Davasl  pure  il 
nome  di  bianca  all'  obolo ,  0  mezzo  danaro  tornese ,  del  quale  ve  ne  vorrebbe- 
ro quattrocento  ottanta  per  rappresentare  il  valore  di  un  franco .      Vbrneuil 

(3)  Marco  Polo  assicura ,  al  capitolo  106  della  relazione  del  suo  viaggio  , 
aver  veduto  quesl*  isola ,  di  cui  egli  fa  una  lunga  descrizione;  ed  aggiunge,  che 
era  posta  in  alto  mare,  distante  mille  cinquecento  miglia  dal  continente  del- 
r  India.  Il  doUor  Robertson,  nelle  sue  Rieereke  ttariehe  nUV antica  iftdia, 
sex.  Ili,  dice  essere  questo  probabilmente  il  Giappone  .  Nàtàrrbtb 

Non  credo  che  Marco  Polo  abbia  giammai  visitata  l' isola  di  Cipango ,  che 
e  Incontestabilmente  li  Giappone.  Ne  fa,  è  vero,  una  minuta  descrizione  nel 
racconto  del  suo  viaggio,  ma  solamente  per  indizi  che  avea  raccolti ,  né  dice 
in  alcun  luogo  d'esservi  andato;  almeno  secondo  le  diverse  edizioni  ch'Io  sono 
stato  in  grado  di  consultare ,  fra  le  quali  citerò  quella  della  Società  di  Geo- 
grafia, cap.  159  dalla  versione  firancese,  e  llb.  1,  cap.  2  della  latina.    Roqubttb 


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I 
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P  RI  MO   VIAGGIO  185 

che  s^  avvicina  la  notte ,  tutti  cercano  nelle  loro  piroghe 
ritornare  a  terra . 

Domenica,  14  ottobre 

"omparve  il  giorno,  feci  preparare  il  battello 
"'O  e  le  barche  delle  caravelle ,  e  costeggiai 
-^e  di  greco  tramontana,  per  esaminarne 
Riposta  al  lato  di  levante  (1), e  visitarne 
.illaggi,  e  non  tardai  a  vederne  due  o  tre,  i 
.jitanti  venivano  in  follaallido,  chiamandoci  e  ren- 
dilo grazie  a  Dio:  gii  uni  arrecavanci  dell'acqua,  altri 
alcun  che  da  mangiare  ,  cert'  altri ,  allorché  vedevano 
che  non  ci  disponevamo  a  scendere  a  terra,  lanciavansi 
nel  mare  a  nuoto  e  veniano  a  trovarci .  Comprendevamo 
che  essi  ci  dimandavano  se  eravamo  venuti  dal  cielo  : 
fuwi  un  vecchio ,  che  inoltrossi  fino  nella  mia  barchet- 
ta, mentre  altri  chiamavano ,  con  quanta  voce  avevano  , 
tutti  gli  abitanti ,  uomini  e  donne:  venite  a  vedere ,  dice  - 
vano,  gli  uomini  discesi  dal  cielo  ^  recate  loro  da  man* 
giare  e  da  bere . 

»  Un  gran  numero  d' uomini  e  di  donne  si'  fece  innanzi , 
tutti  recando  qualche  cosa  ^  rendevano  grazie  a  Dio,  get- 
tavansi  per  terra ,  alzavano  le  mani  al  cielo,  e  con  stre- 
pitose acclamazioni  invitavanci  quindi  a  discendere .  Ma 
io  temeva  approdare,  considerando  l'immenso  scoglio 
che  ricinge  quest'  isola  ;  il  quale  nondimeno  accoglie  un 
porto  capace  di  contener  tutti  i  vascelli  della  cristiani- 
tà ,  ma  r  ingresso  n'  è  angustissimo .  Certamente  vi  son 


(I)  fi  chiaro;,  che  l'altra  parte  d'una]  isola ,  opposta  al  laio  del  levante» 
è  II  ponente  della  detta  isola  ;  laonde  quesU  perifrasi  dell'  ammiraglio  vale 
dunque  quanto  dire,  per  vederne  il  pcnenie.  Vbrhivil 


166  COLOMBO 

molti  bassi  fondi  intorno  a  questMsola,  ma  il  mare  è  fer- 
mo come  l' acqua  di  mi  pozzo  . 
»  Procedetti  in  questa  mattina  ad  esaminare  tutto  ciò, 
afllne  di  poterne  render  conto  alle  Altezze  Vostre ,  e  per 
veder  eziandio  in  qual  luogo  costruir  potessi  una  fortez  - 
za;  e  vidi  un  pezzo  di  terra,  che  contiene  sei  case,  e  for- 
ma quasi  un'isola,  quantunque  veramente  isola  non 
sia,  ma  in  due  o  tre  giorni  di  lavoro  divenir  lo  potrebbe . 
Tuttavia  non  credo  che  quest'  operazione  sia  necessaria, 
perchè  queste  genti  sono  molto  semplici  in  fatto  d*  ar- 
mi ,  come  le  Vostre  Altezze  ne  potran  giudicare  da  set- 
te di  essi ,  che  io  feci  prendere  per  costà  menarli ,  inse- 
gnar loro  il  nostro  linguaggio  e  ricondurli  quindi  nella 
loro  patria .  E  quand'  anche  le  Altezze  Vostre  ordinas- 
sero di  prenderli  tutti  e  di  condurli  in  Gastiglia ,  o  di 
tenerli  schiavi  nella  loro  stessa  isola ,  nulla  di  questo  sa- 
ria più  facile ,  poiché  con  una  cinquantina  d' uomini  po- 
trebber  mantenersi  in  una  total  sommissione  e  far  di  loro 
tutto  ciò  che  volessimo .  Vidi  in  seguito  presso  a  questa 
penisola  erbosi  giardini  piantati  d' alberi ,  le  foglie  dei 
quali  eran  si  verdi  quanto  in  Gastiglia  nel  mese  d*  aprile 
e  di  maggio  ;  e  questi  giardini ,  i  più  belli  che  in  tempo 
di  mia  vita  abbia  veduti,  hanno  abbondanti  sorgenti 
d' acqua  dolce  .  —  Dopo  avere  particolarmente  esami- 
nato questo  porto ,  ritornai  al  mio  naviglio ,  e  spiegai 
le  vele  . 

»  Vidi  ben  tosto  una  quantità  cosV  grande  d' isole  ,  che 
mi  rese  assai  imbarazzato  nello  scegliere  ove  dovessi 
primieramente  andare  ;  e  ciò  tanto  più  con  ragione ,  che 
gli  Indiani  i  quali  aveva  meco ,  mi  denotavano  per  se- 
gni ,  che  eranvene  tan!e  e  tante  da  non  poterle  computa- 


PRIMO   VIAGGIO  167 

re,  e  più  di  cento  col  nome  lor  proprio  ne  indicarono  (1). 
M'attenni  dunque  ariconoscerquareralaniaggiore(2), 
ed  a  quella  risolvei  di  andare  e  tanto  feci .  Ella  è  distante 
appresso  a  poco  cinque  leghe  da  questa,  onde  mi  diparto, 
ed  alla  quale  ho  dato  il  nome  di  San  Salvador  ;  le  altre 
ne  sono  più  o  meno  lontane,  e  tutte  basse,  senza  mon- 
tagne ,  fertilissime  ed  assai  popolate .  Benché  i  loro  abi- 
tanti sieno  molto  semplici  e  di  buonissima  indole,  muo- 
vonsi  guerra  gli  uni  cogli  altri . 

Lunedi,  15  ottobre 

»  Ioavea  temporeggiato  questa  notte,  nel  timore  di  non 
poter  pria  del  mattino  prender  terreno,  ignaro  se  il  lido 
avesse  bassi  fondi ,  e  per  potere  allo  spuntar  del  giorno 
imbrogliar  le  vele  •  Siccome  risola  ovMo  mi  dirigeva  era 
piuttosto  sette  che  cinque  leghe  distante  da  quella  che  io 
abbandonava,  e  la  marea  mi  tratteneva  ,  non  potei  pri- 
ma di  mezzodì  giungere  alla  detta  isola .  Trovai  che  la 
costa ,  che  è  rimpetto  air  isola  di  San  Salvadore  ,  pro- 
cede nella  direzione  da  settentrione  a  mezzogiorno  (3) , 


(1)  La  quantità  di  queste  isole  ne  Ta  certi ,  che  qui  non  trattasi  che  delle 
Cayehe,  delie  due  Inague,  di  Marìguana,  e  delie  altre  isole ,  che  sono  situate  a 
ponente .  Navarrete 

(2)  Questa  grand'  isola  de?'  esser  quella  die  or  chiamasi  la  Gran  Cayca , 
lontana  dall'Isola  delia  Gran  Salina  (  detta  dal  Colombo  San  Salvador)  circa 
sei  leghe  e  mezza .  Natàrrbtb 

(3)  La  soia  Inspezione  delie  carte  ,  indica  che  qui  l'ammiraglio  ha  errato . 
La  costa  dell'  isola  Gran  Cayca .  o  Santa  Maria  de  la  ConeepeUm,  dirimpetto 
all'isola  di  San  Salvadore  ,  è  nella  direzione  da  grecale  a  Rbeecliii  t  fallm 
parte  che  percorse,  onde  la  lunghezza  oltrepassa  10  legiiey  è  iOfUÉDt  4r  "^ 
vante  scilocco  a  maestro  tramontana .  V*- 

Questa  ossenrazlone  può  esser  giusta ,  se  Guanakemi  é  li  Céw" 
{el  Gran  Turco)  ;  e ,  In  conseguenza ,  se  la  Gram  Gqfw  é  l'f 
Colombo  Santa  Maria  de  la  Coneepcion,  il  che  non  mi  pirt  àé 
Vedi  la  nota  inseriU  In  quest'  opera  ,   dopo  la  RekttUnm  M  f 
di  Cristoforo  Colombo . 


1G8 


COLOMBO 


pelia  lunghezza  di  cinque  leghe,  e  che  un'altra  la  quale 
percorsi  segue  quella  da  levante  a  ponente  in  una  distan- 
za di  più  di  dieci 'leghe.  E  siccome  da  cpiest*  isola  un'al- 
tra ne  vidi  più  grande  a  ponente ,  imbrogliai  le  vele  per 
navigar  tutta  la  rimanente  giornata  fino  alla  notte ,  per- 
chè non  avrei  potuto  andar  neppure  fino  alla  punta  occi- 
dentale di  quest'isola,  a  cui  detti  il  nome  di  Santa  Maria 
della  Concezione  (1);  e  presso  al  tramontar  del  sole, 
presi  terra  vicino  alla  detta  punta,  per  sapere  se  eravi  oro, 
poiché  gP  Indiami ,  i  quali  io  aveva  fatto  prendere  nel- 
r  isola  di  San  Salvadore ,  dicevano  che  quivi  usavasi 
portare  alle  gambe  ed  alle  braccia  grandi  anelli  di  que- 
sto metaUo  •  Credei  bene  che  tutto  ciò  che  essi  dicevano 
fosse  un  inganno  per  fuggire . 

»  Comunque  fosse,  io  non  voleva  passar  da  alcuna  iso- 
la senza  prenderne  possesso,  sebbene  l'averlo  preso 
d' una  soltanto  sia  lo  stesso  che  prenderlo  di  tutte  •  Gettai 
dunque  l' ancora ,  e  rimasi  fermo  fino  al  presente  mar- 
tedì (2) ,  nel  quale  allo  spuntar  del  giorno  andai  colle 
barche  armate  alla  spiaggia  .  Misi  pie  a  terra ,  e  trovai 
gii  abitanti,  che  erano  in  gran  numero,  nudi  e  della  stes- 
sa razza  di  quelli  di  San  Salvadore  j  ed  essici  lasciarono 
andar  nella  loro  isola  a  nostro  talento  ,  e  davano  a  noi 
tutto  ciò  che  ad  essi  dimandavamo.  Ma  siccome  soprag- 
giunse un  forte  vento  di  fuori ,  dalla  parte  di  scilocco , 


(1)  Quest'isola  imre  che  sia  quella  la  quale  ora  diccsi  Cayca  del  Nòrie 
■  la  Caiea  del  Seltenlrione) ,  sebbene,  sotto  il  nome  di  Santa  Maria  de 
la  Concepeion,  l'ammiraglio  abbia  compreso  tulle  le  isolo  immediate 
che  si  chiamano  le  Coyche,  come  più  Innanzi  vedremo,  alla  giornata  del  \^ 
ottobre .  NivARRETB 

(2)  Questo  spiegasi  dall'  uso  che  hanno  i  marinari  di  computare  i  giorni 
dall'  uno  all'altro  mezzodì .  YBRiririL 


PRIMO   VIAGGIO  169 

ooD  volli  fermamìi,  e  partii  verso  il  mio  naviglio.  Allor- 
ché vi  penreimi  ^  trovai  ac4^osto  al  bordo  della  caravel- 
la Niiia  una  gran  piroga  nella  quale.era  uno  degli  nomi- 
ni deU' isola  di  San  Salvadore^  che  ianciolla  in  maree 
se  ubando;  e  circa  la  mezza  notte  precedente,  un  altro 
indiano  (1)  deir  isola  di  San  Saivadore  erasi  gettato  a 
nuoto  dietro  questa  piroga,  ed  in  tal  guisa  era  giunto 
salvo  fino  a  terra.  Perseguitammo  il  nuovo  fuggitivo,  la 
di  ciH  piroga  camminava  talmente  veloce ,  che  ninna 
barca  potè  raggiugnerla  ,  di  guisa  che  in  breve  tempo 
fu  assai  da  noi  lontana  (2) .  Cosi ,  ad  onta  dei  nostri 
sforzi,  approdò;  ma  gP  Indiani  abbandonarono  la  piroga. 
Alcuni  dei  miei  saltarono  a  terra  per  perseguitarli,  e  tut- 
ti come  se  avessero  ali  si  salvarono .  Riconducemmo  a 
bordo  della  caravella  Nina  la  piroga,  ch'essi  aveano  la- 
sciata; e  ne  vedemmo  un'altra  piccola  montata  da  un  so- 
lo uomo  ,  che  ivi  giungeva  da  un'  altra  punta  dell'  isola 
per  fare  il  baratto  d'un  gomitolo  di  cotone  ;  e  perchè 
egli  non  volea  entrare  nella  caravella ,  alcuni  marinai 
lanciaronsi  in  mare  e  lo  presero.  Siccome  io  era  alla 
poppa  del  mio  bastimento ,  vidi  tutto  :  feci  venire  a  me 
quest'  indiano  e  gli  regalai  un  berretto  rosso ,  alcune 
perle  di  vetro  verde ,  che  io  ad  una  delle  sue  braccia 
adattai ,  e  due  sonagliolini ,  che  gli  sospesi  alle  orec- 


(1)  Lo  scritto  inimelllgibile  del  vocabolo  altro  (otro)  e  del  seguente ,  la< 
fciato  in  bianco  nell'originale,  rendono  oscuro  il  senso  di  quella  rra<e.  Vo- 
leva dire  Torse  il  Colombo  :  e  alla  metà  della  notle  precidente ,  V  altro  get- 
U§ri  a  nuoto  e  tenne  dietro  alla  piroga .  Na  vai  rete 

(2)  Non  solo  e\y\  in  questo  punto  dell'originale  manoscritto  un  vocabolo 
non  leggibile  ed  un  altro  in  bianco ,  ma  tatto  questo  passo  è  IninlelUgiblle  e 
coolradìttorio .  Noi  dunque  ci  siamo  studiati,  da  queste  parole  :  e  circa  la  me- 
tà della  notte ,  Ano  a  quelle  che  rinviano  a  questa  nota,  a  rendere  il  senso 
pia  probabile  per  approssimazione.  Ver.xeuil 


—  I 


22 


no  COLOMBO 

chie;  poi  gli  feci  rendere  la  sua  piroga ,  la  quale  era  già 
nella  barca ,  e  lo  rimandai  a  terra  v 
»  Quindi  feci  vela  per  l'altra  grande  isola,  che  ^edea  a 
ponente ,  e  feci  ancora  sciogliere  e  lasciar  V  altra  piroga 
che  seguiva  da  poppa  la  caravella  Nina .  Vennemi  la  cu- 
riosità di  considerare  il  lido  nel  momento  che  vi  giunse 
rindiano  a  cui  avea  donati  i  suddetti  oggetti  senza  aver 
voluto  prendere  il  suo  gomitolo  di  cotone,  benché  egli 
volesse  darmelo:  tutti  gli  altri  il  circondavano,  ed  egli  di- 
ceva loro,  che  eravamo  buona  gente,  e  che  avevane  del- 
le prove  ,  e  che  restava  di  noi  maravigliato  ;  che  quello 
il  quale  erasi  da  noi  involato  aveaci  fatto  qualche  affron- 
to ,  ed  era  per  ciò  senza  dubbio  che  via  lo  conduceva- 
mo :  infatti  fu  perchè  così  succedesse  che  io  adoperai 
con  lui  nella  suddetta  maniera ,  che  gli  feci  dare  la  li- 
bertà ,  e  gli  compartii  i  menzionati  regali ,  afiinchè  ci 
avesse  in  grande  stima,  e  quando  un'altra  volta,  le 
Vostre  Altezze  rinvieranno  a  quest'isola ,  ci  faccia  buona 
accoglienza.  Del  resto  ,  tutto  ciò  che  io  gli  detti  non  va- 
leva quattro  maravedis . 

»  Dopo  tutto  questo ,  erano  circa  dieci  ore  quando  io 
partii,  con  fresco  vento  di  scilocco  declinante  verso  mez- 
zogiorno ,  per  passare  a  quest'  altra  isola ,  che  è  vastis- 
sima, e  nella  quale  tutti  gli  uomini  che  io  traduco  da 
San  Salvadore  mi  additano  che  è  molt'oro,  e  che  i  suoi 
abitanti  lo  portano  in  smanigli,  in  anelli  e  catenelle  alle 
braccia,  alle  gambe,  alle  orecchie,  al  naso  ed  al  collo . 
Dall'  isola  di  Santa  Maria  a  questa,  vi  sono  piii  di  nove 
leghe,  nella  direzione  da  levante  a  ponente,  ed  il  suo  lito, 
posto  rimpetto  a  quella,  s'estende  da  maestrale  a  scilocco 
per  uno  spazio  maggiore,  a  quanto  mi  sembra,  di  ven- 


PRIMO   VIAGGIO  i7I 

totto  leghe  (1) .  La  superficie  di  questa  isola  è  pianissi- 
ma, senza  alcuna  montagna,  come  quelle  di  San  Salva- 
dorè  e  di  Santa  Maria .  Sulle  sue  piaggie  non  vi  sono 
roccia  :  ma  tutte  queste  isole  son  circondate  di  scogli 
sotto  acqua  e  presso  alla  terra  ;  per  questo  è  necessario 
star  bene  avvisati  quando  si  vuole  approdare  e  avvici- 
narsi al  lido  ,  quantmique  le  acque  sieno  sempre  limpi- 
dissime e  si  veda  il  fondo  :  ma  a  due  tiri  di  carabina  da 
terra ,  il  mare  ò  tanto  profondo ,  che  non  se  ne  può  tro- 
vare la  fine . 

»  Queste  isole  sono  verdissime  ed  assai  fertili,  la  tempe- 
ratura vi  e  gradevolissima ,  e  possonvisi  rinvenire  molte 
cose ,  le  quali  ignoro  perchè  non  voglio  fermarmivi,  per 
aver  tempo  di  visitare  e  percorrere  quelle  ove  trovasi        I 
Toro.  E  poiché  quello  che  questi  isolani  portano  alle  brac-        ! 
eia  ed  alle  gambe  (  ed  è  veramente  oro,  che  io  l' hopa-        ; 
ragonato  con  quello  che  ho  meco  )  è  un  segno  che  que-        | 
ste  isole  lo  producono  certamente,  io  non  posso  mancare,        i 
coli' aiuto  di  Dio  nostro  Signore ,  di  trovarlo  nei  luoghi 
che  lo  nascondono .  —  In  questo  istante ,  navigando  tra 
queste  due  isole,  cioè  fra  quella  di  Santa  Maria  e  la        j 
grande,  ove  mi  dirigo,  alla  quale  dò  il  nome  diFerdinan- 
dina  (2),  trovo  in  una  piroga  un  uomo ,  che  da  Santa 
Maria  passa  alla  Ferdinandina,  e  porta  seco  un  poco  del 
suo  pane  ,  della  grossezza  quasi  di  un  pugno ,  una  zucca 
ripiena  d' acqua,  un  pezzo  di  terra  rossa ,  che  era  stata 
ridotta  in  polvere  e  quindi  impastata,  ed  alcune  foglie 
secche;  le  quali  denno  essere  per  questi  abitanti  cosa 
molto  stimata ,  poiché  me  ne  arrecarono  in  dono  a  San 


(1)  Questa  costa  non  ha  cbc  iU  legbe.  Navajirete 

(2)  Esia  è  ora  conosciuta  sotto  il  nome  di  Piccola  Inagua .       Nàvaarete 


1 


172  COLOMBO 

»  Sai  vadore.  Porta  pure  un  panierìuo  di  vinco,  nel  quale  ha 

»  una  piccola  filza  di  perle  di  vetro  e  due  bianche  (1)  ,  il 

»  perche  argomento,  che  provenga  dall'isola  San  Salvado- 

»  re,  e  sia  passato  per  quella  di  Santa  Maria,  da  dove  tra- 

•  sferivasi  alla  Ferdinandina.  Venne  presso  il  mio  vascello , 
»  ove ,  da  lui  richiesto ,  gli  permisi  di  entrare ,  e  vi  faccio 

•  pur  mettere  la  sua  piroga ,  e  custodirò  tutto  ciò  eh'  egli 
»  ha  ;  frattanto  ho  ordinato  che  gli  dieno  da  mangiare  pane 
»  e  miele,  e  gli  somministrino  da  bere. Lo  trasporterò  alla 
»  Ferdinandina ,  e  restituirogli  tutto  ciò  che  gli  appartie- 

•  ne,  affinchè  renda  di  noi  vantaggiose  informazioni,  e 
»  quando  le  Altezze  Vostre  invieranno  alcuno  qui ,  se  pia- 
»  ce  al  nostro  Signore ,  faccia  buona  accoglienza  a  coloro 
»  che  verranno  e  doni  ad  essi  tutto  ciò  che  egli  possiede. 

Martedì,  16  Ottobre 

»  Partii  subito  dopo  mezzogiorno  dalle  isole  di  Santa 

»  Maria  e  della  Concezione ,  per  V  isola  Ferdinandina  , 

»  che  sembra  vastissima  dalla  parte  di  ponente.  Tutto  que- 

»  sto  di  navigai  senza  vento ,  e  non  potei  giugnervi  si  to- 

»  sto  da  vedere  il  fondo,  e  gittar  l'ancore  in  luogo  adat- 

»  tato  ,  perchè  è  d' uopo  usare  molta  precauzione  per  non 

»  perderle:  cosi  mi  tenni  in  panna  (2)  tutta  la  notte,  infino 

»  a  giorno ,  che  pervenni  ad  una  borgata  ove  detti  fondo 

»  e  ritrovai  quelF  Indiano  che  ieri  avevo  incontrato  per 


(0  Moneta  di  Castiglia  della  quale  già  abbiamo  fallo  conoscere  il  valore. 

ROQUBTTE 

(3)  Vale  a  dire  porre  le  vele  In  modo ,  che  quelle  di  un  albero  gonfino  in 
un  senso,  e  quelle  dell' altro  ricevano  il  vento  in  senso  opposto;  per  cui  la 
nave ,  posta  tra  quelle  due  forze ,  rimane  ferma ,  o ,  al  più ,  cade  insensibil- 
mente sqtto  il  vento.  Rare  volte  un  vascello  sta  in  panna  con  tutte  le  vele  ; 
ordinariamente  s'usa  ammainare  le  alle  e  le  basse ,  e  lasciare  spiegate  sola- 
mente quelle  di  mezzo .  Marmocchi 


PRIMO    VIAGGIO  173 

mare,  fra  le  due  isole  anzidette . Egli  avea  sì  favorevol- 
mente parlato  di  noi ,  che  tutta  questa  notte  fu  un  an- 
dirivieni a  bordo  dei  mio  vascello  di  piroghe  cariche 
d' Indiani  ^  i  quali  d' acqua  e  di  quanto  avevano  ci  erano 
ai^rtatori .  Feci  dare  ad  ognuno  di  essi  qualche  cosa , 
come  ,  per  esempio ,  alcune  perle  di  vetro  sciolte  od 
infilate  a  dozzine,  alcuni  tamburini  baschi  tirati  sul  ra- 
me ,  che  in  Spagna  costano  un  maravedis  per  cadauno , 
ed  alcuni  aghetti ,  cose  tutte  ch'ebbero  essi  in  gran  con- 
siderazione e  riguardaronle  c<Hne  preziosissime.  Feci 
pure  dar  loro  della  melassa ,  affinchè  la  mangiassero 
quando  venivano  sui  nostri  vascelli .  —  A  tre  ore ,  inviai 
ver  terra  la  barca  del  mio  naviglio  per  prò  v\'eder  visi  d'ac- 
qua, e  gli  abitanti  furono  premurosi  d'indicare  alle  mie 
genti  ove  se  ne  trovasse ,  ed  essi  stessi  volevano ,  dopo 
averne  empiuti  i  balirì ,  portarli  alla  barca .  Provavano 
diletto  a  compiacerci  in  tutto . 

»  Quest'isola  è  vastissima  ,  e  son  determinato  a  farne 
il  giro,  poiché,  per  quanto  posso  credere  ,  o  in  questa, 
o  in  quelle  che  la  circondano  è  una  mina  d'oro  •  Que- 
sta isola  è  lontana  da  quella  di  Santa  Maria  quasi  otto 
leghe  da  levante  a  ponente.  Il  lido,  di  cui  fa  parte  il 
capo  a  pie  del  quale  io  ancorai,  è  nella  direzione  da 
settentrione  maestrale  a  mezzogiorno  scilocco  :  ne  ho 
visitato  di  questo  lido  per  oltre  venti  leghe,  né  lo  vidi 
ancora  in  tutta  la  sua  lunghezza . 
*  Al  momento  in  cui  scrivo  queste  linee,  spiego  le  vele 
col  vento  di  mezzodì ,  per  tentare  di  fare  il  giro  di  tutta 
r  isola ,  ne  voglio  prender  sosta  tinche  non  sia  giunto  a 
Samaot  (1) ,  che  è  V  isola  o  la  città  nella  quale  trovasi 

(  I)  In  aìtrt  luoghi  di  questa  narEazione,  quesl'  isola  é  detta  SamoH.    RogoETTc 


n\  COLOMBO 

»  r  oro,  come  dicono  tutti  coloro  che  vengono  nel  vascel- 
»  lo ,  ed  asserirono  gli  abitanti  di  San  Salvadorc  e  quei  di 
»  Santa  Maria .  —  I  paesani  della  Ferdinandina  simigliano 
>  a  quelli  di  queste  ìsole  nel  linguaggio,  nei  costumi  ed  in 
»  tutto ,  meno  che  mi  sembrano  un  poco  più  addomesti- 
»  cati,  più  civili  e  più  accorti,  perchè  vedo  che  han  re- 
»  cato  al  mio  vascello  del  cotone  ed  altri  piccoli  oggetti, 
»  pel  pagamento  de'  quali  sanno  assai  meglio  degli  altri 
»  fare  il  loro  interesse .  Yidi  pure  in  quest'  isola  pezzi  dì 
»  cotone  tessuto  tagliati  a  mantiglia ,  e  gli  abitanti  più 
»  briosi  e  meglio  vestiti.  Le  donne  portano  davanti  al  cor- 
»  pò  una  piccola  striscia  di  tela  di  cotone  che  appena  co- 
»  prò  la  loro  natura.  — Quest'isola  è  verdissima,  piana 
»  e  molto  fertile,  e  credo,  che i  suoi  abitatori  vi  seminino 
»  ogn*  anno  panico ,  e  ve  ne  raccolgano  in  abbondanza 

*  come  delle  altre  cose  .  Vidi  molti  alberi ,  che  assai  dai 
»  nostri  diflerenziano,  fra  i  quali  molti  hanno  i  loro  rami 
»  di  diversi  aspetti,  quantunque  vengano  tutti  da  uno  stes- 
>»  so  tronco  :  un  ramo  e  fatto  in  un  modo ,  uno  in  un  al- 
>*  tro  ;  e  son  si  strani,  che  quella  diversità  delle  lor  forme 
»  ò  la  maggior  meraviglia  del  mondo  -,  per  esempio ,  un 
0  ramo  avea  foglie  come  la  canna  ,  ed  un  altro  eguali  al 
*•  leutisco,  e  in  un  solo  e  medesimo  albero  erano  di  cin- 

*  que  osei  forme  diverse,  le  quali  diflerivano  eziandio  in 

*  ciascuno  di  essi  :    e  questi  alberi  non  sono  innestati , 

*  che  se  Io  fossero  potrebbesi  attribuire  al  nesto ,  sì  sor- 

*  prendente  diversità  :  ma  è  impossibile  supporlo ,  per- 
>•  che  questi  alberi  sì  trovano  sulle  montagne  e  nelle  fore- 
•»  ste ,  e  gli  abitanti  non  ne  prendono  alcuna  cura . 

»  Non  vidi  che  questi  abitanti  avessero  alcun  culto  re- 
>»  ligìoso,  e  credo  che  si  farebbero  cristiani  senza  diflicol- 
»  tà  i)oicIiè  han  molto  conoscimento .  1  pesci  sono  tanto 


P  RI  MO    VI  AGGIO  \1^ 

differenti  dai  nostri ,  ch'è  una  meraviglia  a  vederli  :  al- 
cuni son  fatti  come  <;anì  ^  ed  lian  colori  bellissimi  :  ce  ne 
sono  dei  bigi ,  dei  gialli,  dei  rossi  e  di  tutte  le  tinte  :  altri 
sono  in  mille  guise  screziati ,  ed  hanno  il  colorito  cosi 
perfetto,  che  non  v'  ha  persona  che  non  ne  resti  meravi- 
gliato e  non  provi  gran  diletto  a  guardarli.  Ci  sono  pure 
delle  balene  ;  ma  in  terra  non  ho  veduto  animale  d'alcu- 
na specie  ,  prescìndendo  dai  pappagalli  e  dalle  lucertole. 
Un  ragazzo  mi  disse  d'  aver  veduto  una  gran  biscia .  — 
Io  non  ho  vedutone  pecore,  ne  capre,  ne  verun'altra  be- 
stia; sono,  è  vero,  rimasto  qui  pochissimo  tempo  ^  cioè 
una  mezza  giornata  soltanto;  ma  se  quivi  fosser  animali 
quadrupedi ,  non  avrei  potuto  far  a  meno  di  vederne. 

»  Descriverò  il  circuito  di  questa  isola ,  dopo  che  ne 
avrò  fatto  il  giro . 

nercoledl,  17  ottobre 

»  A  mezzodì  partii  dalla  borgata  ove  io  aveva  appro- 
dato e  provvista  Tacqua,  e  m'accinsi  a  fare  il  giro  di 
quest'  isola  Ferdinandina .  Il  vento  era  libeccio  volgen- 
te ad  austro,  come  avealo  desiderato  per  costeggiare  il 
lido  di  quest'  isola ,  del  quale  io  era  a  scilocco ,  e  si 
estende  da  settentrione  maestrale  ad  austro  scilocco.  Io 
voleva  seguire  la  detta  direzione  di  austro  scilocco  (1), 


(I)  Sic(^'omc  r  «immìraglio  irovavasi  nella  direzione  del  punto  che  è  precisa- 
menle  l'estremila  austro  occidentale  dell'isola  ,  non  poteva  seguire  la  via  da 
mezzodì  a  «Krilocro  senza  allontanarsi  vie  più  dall'isola  medesima,  a  cui  al  con- 
trailo voleva  avvirinarsi  per  farne  il  giro .  Laonde  fa  d*  uo|K)  leggere  da  austro 
a  liheeeio,  che  e  la  direzione  tenuta  dall'ammiraglio,  e  credere  che  scilocco  per 
libeccio  é  un  errore,  un  lapsus  calami,  di  questo  illustre  navigatore.  La  con- 
fittione  e  l' irregolarità  del  suo  siile  sono  d'  altronde  tali  in  questa  frase*,  dalle 
parole  io  voleva  fino  ai  nomi  Martino  Alonso  Pinzon,  che  se  quanto  prinrc- 
de  e  quanto  segue  ponno  renderla  intelligibile  ,  non  resta  però  meno  intradu- 
cibile litteralmente .  Verscuil 


176  COLOMBO 

perchè  in  questa  (secondo  la  testimonianza  di  tutti  que- 
sti Indiani  che  adduco ,  e  di  altri,  le  asserzioni  dei  quali 
mi  furono  riferite  durante  la  mia  stazione  ad  austro  )  è 
situata  Pisola  che  appelhuio  Samoet,  nella  quale  trovasi 
dell'oro . 

»  Martino  Alonso  Pinzon,  capitano  della  caravella  Pin- 
ta, ed  a  cui  io  aveva  inviati  tre  di  questi  Indiani ,  venne 
a  me, dicendo  che  uno  di  essi  avea^li  fatto  intendere  po- 
sitivamente, che  potea  farsi  il  giro  dell*  isola  molto  più 
presto  dalla  parte  di  settentrione  maestrale .  Vedendo  che 
il  vento  non  mi  era  favorevole  pel  cammino  che  io  vo- 
leva seguire,  ma  che  era  buono  per  l'altro,  misi  dun- 
que alla  vela  per  settentrione  maestrale ,  e  quando  fui 
a  due  leghe  dal  capo  dell'  isola ,  trovai  un  porto  ammira- 
bile,  che  ha  un'  imboccatura,  ovvero,  se  ciò  più  piace, 
che  ne  ha  due ,  perchè  è  divisa  da  un  prolungamento 
del  capo  ;  ambidue  però  le  sono  strettissime ,  quantun- 
que r  interno  del  posto  sia  amplissimo  e  capace  di  con- 
tenere cento  vascelli ,  se  fosse  più  concavo  e  meno 
roccioso ,  ed  avesse  più  profondo  l' ingresso .  Parvemi 
conveniente  scandagliarlo  e  bene  esaminarlo  ;  conse- 
guentemente gettai  l'ancora  avanti  di  penetrarvi,  e  vi 
entrai  con  tutte  le  barche  de'  vascelli .  Riconoscenuno 
che  non  v'era  bastante  profondità  ;  e  siccome  credetti,  a 
vederlo,  che  fosse  rimboccatura  di  qualche  fiume  io  avea 
ordinato  alle  mie  genti  di  portare  dei  barili  per  atti- 
gner acqua. 

»  A  terra  trovai  otto  o  dieci  uomini,  i  quali  subito  ven- 
nero a  noi,  e  c'indicarono  la  borgata  di  quei  dintorni; 
alla  quale  inviai  le  mie  genti  armate  per  farvi  acqua  con 
baliri ,  e  ne  attinsero  quanta  ne  vollero ,  e  siccome  era 
molto  lontana,  rimasi  ad  aspettarli  per  circa  due  ore . 


PRIMO    VIAGGIO  177 

1»  In  questo  tempo  camminai  Tramezzo  alberi,  che  era- 
no la  più  bella  cosa  che  mai  avessi  veduta.  Colà  la  ver- 
zura  era  cosi  abbondante  e  fresca  quanto  nel  mese*  di 
maggio  in  Andalusia,  e  tutti  gli  alberi  sonvi  così  dai 
nostri  diflerenti  come  il  giorno  è  dalla  notte  :  lo  stesso 
delle  frutta ,  delle  erbe ,  delle  pietre  e  di  tutte  le  altre 
cose.  Scorsi,  per  vero  dire,  alcuni  alberi  della  medesima 
specie  di  quelli  che  crescono  in  Gastiglia,  ma  nondimeno 
era  gran  differenza  fra  loro .  Quanto  agli  altri  alberi  di 
variate  specie,  che  non  ponno  essere  assomigliati  ad  al- 
cuni di  que'  di  Gastiglia ,  erano  in  si  gran  numero  che 
sarebbe  stato  impossibile  a  chi  che  sia  contarli . 
»  Rispetto  agli  abitanti,  dirò  :  che  rassomigliavano  in 
tutto  a  quelli  delle  isole  onde  ho  già  parlato:  commessi 
erano  nudi  e  della  stessa  statura  :  commessi  davano  quan- 
to avevano  per  la  minima  bagattella  che  lor  si  offeriva. 
Vidi  alcuni  mozzi  dar  loro  pezzi  di  scodelle  e  di  bic- 
chieri rotti  in  contraccambio  di  zagaglie.  Coloro  che 
erano  stati  a  cercare  acqua  mi  riferirono ,  che  erano 
entrati  nelle  loro  case ,  le  quali  aveano  trovate  bene  sco- 
pate e  pulitissime . 

•  I  letti  e  mobili  sui  quali  gì'  Indiani  di  queste  isole  ri- 
posano sono  appresso  a  poco  simili  a  reti  di  cotone  (1). 
Le  loro  case  sono  tutte  costrutte  in  forma  di  tende ,  ed 
hanno  elevatissimi  e  buonissimi  cammini  (2)  ;  ma  nel 


(1)  Sono  amache.  Navarrete 
Cbiamansl  anche  brande.  V  amaca  è  un  Ietto  pensile.  Il  vocabolo  è  ameri- 
cano, ma  usato  comunemente  dal  nocchieri ,  e  dai  viaggiatori. — Marmocchi 

(2)  Questi  cammini  mancano  di  gola  né  potrebtiero  averla  :  non  sono  che 
aperture  in  forma  di  corona  ,  praticate  nel  comignolo  delle  case  degli  Indla- 
Di,  le  quali  sono  costrutte  di  paglia .  lIColomtK)  dice,  che  sono  munite  di  cam- 
mini, solo  perchè  hanno  in  alto  dtlle  aperture  per  le  quali  esce  il  fumo . 

Las  Casas 


I.  23 


178  COLOMBO 

gran  numero  di  borgate  da  me  vedute ,  non  erane  alcu- 
na che  si  componesse  di  più  di  dodici  o  di  quindici  case. 
Osservammo ,  che  in  questa  isola  le  donne  maritate  por- 
tano brachette  di  cotone^  ma  le  fanciulle  non  portano 
niente,  eccettuate  alcune  di  quelle  che  erano  omai  giunte 
air  età  dì  diciotto  e  più  anni . 

»  Vi  sono  degli  alani  ed  altri  cani  di  più  piccola  spe- 
cie (1).  Le  mie  genti  vi  riscontrarono  un  indiano,  che 
aveva  al  naso  un  pezzetto  d'oro,  appresso  a  poco  della 
grandezza  di  un  castigliano ,  e  sul  quale  videro  delle 
lettere  (2)  ;  per  cui  feci  loro  \i\ì  rimproveri  perchè  non 
avevano  comperato  quel  pezzetto  di  oro,  per  mezzo  di 
un  baratto ,  dando  in  contraccambio  all'  indiano  quanto 
avesse  dimandato ,  affine  di  vedere  ciò  che  era,  e  quale 
si  fosse  quella  moneta  (3).  Mi  risposero  che  non  ave- 
vano mai  osato  proporgli  questo  scambio . 
•  Attinta  l'acqua  onde  avevamo  bisogno,  ritornai  al  mio 
vascello .  Misi  quindi  alla  vela  e  filai  a  maestrale,  finche 
non  ebbi  scoperta  tutta  questa  parte  dell'  isola ,  sino 
alla  costa  che  s'estende  da  levante  a  ponente.  Dopo  poco 
tempo  tutti  gli  Indiani  ritornarono  a  dire  che  quest'isola 
era  più  piccola  di  quella  di  Samoet,  e  che  sarebbe  stato 
bene  ritornare  indietro  per  arrivarci  più  presto.  Qui  il 
vento  calmò ,  poscia  cominciò  a  soffiare  da  ponente  mae- 
strale ,  cioè  contrario  per  ritornare  indietro  :  presi  dun- 
que la  direzione  che  potei ,  e  navigai  tutta  la  passata 


(1)  Non  credo  che  fossero  alani  propriamente  detti;  ma  l' America  possedè-  , 
va  diverse  varietà  di  cani  anche  avanti  l' arrivo  degli  Spagnuoll .          Cuvisr 

(2)  Erano  senza  dubbio  caratteri  incisi  che  Torse  non  esprimevano  alcuna  > 
idea,  e  che  gli  Spagnuoll  presero  per  lettere.                                  Roquitte  I 

(3)  Questa  congettura  dei  Colombo  non  poteva  essere  esatta,  poiché  veruna  i 
cosa  indicava  positivamente  che  quel  pezzo  d'oro  fosse  una  specie  di  moneta.  J 

ROQUBTTB 


•  notte  ora  a  levante  scilocco ,  ora  a  levante  ^  ora  a  libec- 

•  ciò.  Mio  scopo,  cosi  adoperando,  era  d'allontanarmi 

■  dalla  terra  a  cagione  della  grandUsima  oscurità  die  fa- 

•  ceva,  e  delle  nubi  densissime  che  ingombravano  il  cielo  . 

•  Il  vento  spiravaappena ,  e  non  mi  permise  di  approdare 

>  al  lido . 

>  È  piovuto  moltissimo  da  mezzanotte  infino  a  i>iorDo, 

•  ed  il  tempo  ò  sì  carico  di  nubi  che  sembra  voler  piovere 

•  ancora.  Frattanto ,  siamo  ritornati  al  capo  si-ìlocco  del- 

•  l'isola  Ferdinandina,  dove  vado  ad  ancorarmi ,  per  re- 

■  slam  fino  a  giorno  chiaro,  vedere  le  altre  isole  ove  deb- 

>  bo  andare,  e  sciegliere  una  direzione  ,  ^  Da  che  sono 

•  in  queste  Indie ,  è  piovuto,  o  poco  o  molto,  ogni  gior- 

•  no.  Le  Vostre  Altezze  possono  credere,  che  questo  paese 

•  è  il  più  fertile,  il  pili  temperato  ,  il  {MÙ  unito  ed  il  mi- 

•  gliore  che  sia  nel  mondo . 

«ioTcdi ,  IS  ottobpc 

•  Tosto  che  fu  giorno  corsi  a  seconda  del  vcoto ,  e  na- 

•  rigai  come  meglio  potei  intorno  all'  isola;  ancorai  quando 

•  non  fu  più  possìbile  di  navigare ,  ma  non  andai  a  terra  ; 

•  ed  allo  spuntar  del  giorno  mi  preparai  a  partire  . 

Veoerdì,  1»  ottobpc 

>  Da  checoniparve  l'aurora,  levate  k-  ancore,  inviai  la 

>  caravella  Pinta  a  levante  ed  a  scilocco,  e  la  caravella 

•  Nina  ad  austro  scilocco.  Io  presi  col  mio  vascello  la  di- 

•  rezione  di  scilocco,  ed  ordinai  alle  altre  due  navi  di  se- 
'  guìr  le  vie  che  ave» loro  indicate  infino  all'ora  di  mcz- 

•  zodi,  edopo  quest'ora,  di  cambiare  il  lorocammino  e 
'  raggiunj^crmi . 


180 


COLOMBO 


>  Ma  non  avevamo  ancora  navigato  tre  ore  quando  ve- 
demmo un'isola  a  levante,  verso  la  quale  ci  dirigemmo, 
ed  avanti  mezzodì  i  tre  navigli  abbordarono  alla  punta 
settentrionale  della  medesima,  ove  è  uti  isolotto  difeso  a 
borea  da  uno  scoglio  di  pietra,  e  ad  austro  da  un  altro 
sasso,  che  trovasi  fra  il  detto  isolotto  e  la  grand' isola. 
Gl'Indiani  di  SanSalvadore,  che  sono  al  mio  bordo,  la 
nominarono  isola  Saometo,  maio  la  chiamai  Isabella  (1). 
Il  vento  spirava  da  settentrione,  ed  il  detto  isolotto  trova- 
vasi  nella  direzione  del  isola  Perdi nandina,  dalla  quale 
io  era  partito  con  vento  di  levante  ponente .  La  costa  di 
questa  nuova  isola  (Isabella)  estendesi,  dall'isolotto  verso 
ponente  per  un  tratto  di  dodici  leghe,  e  va  a  fluire  in  un 
capo,  che  chiamai  il  Bel  Capo  (2),  il  quale  è  dalla  parte  di 
ponente  .  Egli  è  bello ,  rotondo ,  prominente ,  e  non  è 
attorniato  da  alcun  basso  fondo .  L'ingresso  del  porto  è 
di  pietra  e  poco  elevato,  e  nell'interno  è  una  spiaggia  di 
sabbia,  come  in  quasi  tutta  la  detta  costa  :  in  esso  anco- 
rai questa  notte ,  venerdì ,  e  rimasi  infino  al  mattino 
della  dimane . 

»  Tutta  questa  costa ,  e  la  parte  dell'  isola  eh'  io  vidi , 
son  quasi  affatto  piane.  Quest'isola  ò  la  più  bella  cosa 
che  io  abbia  veduta,  perchè  se  le  altre  sono  bellissime, 
dessa  lo  è  maggiormente:  eli' è  ombrata  da  gran  numero 
di  belli  alberi,  verdissimi  ed  altissimi ,  ed  il  suo  terreno 
è  più  ondulato  di  quello  delle  altre  isole  già  mentovate: 
ha  alcune  prominenze,  che  non  posso  chiamar  monta- 


ci) Sembra  che  l' Isola  Isabella,  che  gr Indiani  appellavano  Saofneto ,  cor- 
risponda a  quella,  che  aUual  mente  conoscesi  sotto  il  nome  di  Grande  Inagva. 

Navarrbtb 

(2)  Questo  capo ,  è  chiamato  dal  Colombo  Cabo  Bermoso  ,  ed  anche 
Cobo  ÌFermoso,  ciò  che  è  la  stessa  cosa .  Roqobttb 


PRIMO  ^VIAGGIO  181 


gne,  ma  che  l'abbellano  per  la  diversità  che  fanno  colla 
pianura.  — Nel  centro  sembra  che  contenga  molta  acqua  • 
—  A  settentrione,  presenta  un  gran  promontorio,  vesti- 
to di  un'  infinità  di  alberi  elevatissimi ,  i  quali  formano 
una  specie  di  fittissima  foresta:  volea  approdarvi  per  visi- 
tare così  bel  luogo,  ma  eravi  poco  fondo;  sicché  io  non 
poteva  ancorare  che  lunge  da  terra,  ed  il  vento  spirava 
eccellente  per  venire  a  questo  capo  ove  attualmente  so- 
no ancorato,  ed  al  quale,  il  ripeto,  detti  il  nome  di  Bel 
Capo,  perchè  reabnente  è  amenissimo . 
»  Non  detti  adunque  fondo  presso  delPaltro  promontorio 
per  queste  ragioni,  e  di  più,  perchè,  essendo  in  mare  a  cer- 
ta distanza  da  esso,  vidi  questo,  che  è  si  verde  e  si  bello, 
come  tutte  le  produzioni  ed  i  territori  di  queste  isole  , 
sicché  non  so  da  quale  io  debba  cominciare  il  mio  cam- 
mino, ed  i  miei  occhi  non  possono  saziarsi  di  mirare  una 
verdura  cosi  bella  e  diversa  dal  fogliame  de'  nostri  albe- 
ri.—  Credo  inoltre,  che  in  queste  isole  sienvi  molte  erbe 
e  molti  alberi  assai  pregiati  in  Spagna  per  le  tinte ,  pei 
medicamenti  e  pegli  aromi  ;  ma  io  non  gli  conosco  ,  e 
questo  mi  reca  gran  pena.  Al  mio  arrivo  a  questo  capo, 
i  fiorì  e  gli  alberi  della  piaggia  esalavano  fragranze  sì 
soavi ,  che  era  la  cosa  più  deliziosa  del  mondo. 
»  Dimane,  pria  di  partire  da  questo  luogo,  anderò  a  ter- 
ra per  vedere  quanto  trovasi  sul  detto  capo .  La  borgata 
è  situata  più  neir  interno  del  paese  ;  colà ,  a  quanto 
dicono  gP  Indiani  che  ho  meco ,  risiede  il  re ,  che  por- 
ta sopra  di  sé  molto  oro:  ho  intenzione  d'internarmi 
tanto  dentro  terra ,  che  certamente  troverò  la  detta  bor- 
gata; vedrò  il  re  e  parlerò  a  questo  sovrano,  che,  ai  dire 
di  quest'  Indiani ,  domina  su  tutte  le  isole  circonvicine, 
va  vestito,  ed  è  tutto  ricoperto  d' oro .  Però  non  presto 


183  COLOMBO 

gran  fede  al  loro  racconto,  tanto  perchè  non  ben  gli 
comprendo,  quanto  perchè  vedo  ch'essi  hanno  pochis- 
simo oro  nel  loro  paese  :  laonde ,  per  quanto  poco  que- 
sto re  ne  porti ,  sembrerà  loro  esser  molto . 
f  Questo  capo ,  che  io  appello  Bel  Capo  ^  è  ,  a  quanto 
mi  sembra,  unMsola  separata  da  Saometo;  e  son  pur 
di  parere,  che  fra  questa  e  quella  siavene  anche  un'altra 
più  piccola.  Ma  non  è  mio  disegno  visitare  sì  patitamente 
questi  luoghi,  al  che  non  mi  sarebber  bastanti  cinquanta 
anni ,  ma  al  contrario ,  voglio  vedere  e  scoprire  più  che 
potrò  dei  paesi  novelli ,  ed  esser  di  ritomo  presso  le  Vo- 
stre Altezze  nel  mese  di  aprile ,  se  piace  al  Signore  no- 
stro .  E  però  vero,  che  quando  avrò  trovati  i  luoghi  ove 
sieno  oro  ed  aromi  in  quantità,  mi  vi  tratterò  Ano  a  che 
non  ne  abbia  fatta  la  maggior  provvisione  possibile,  con- 
ciossiachè  la  ricerca  di  queste  produzioni  è  l' unico  sco- 
po dei  miei  viaggi. 

Sabato,  90  ottobre 

»  Quest'oggi,  al  levare  del  sole,  salpai  da  dove  io  aveva 
dato  fondo  col  mio  naviglio  presso  questa  isola  di  Sao- 
meto, al  capo  di  libeccio,  cui  detti  il  nome  di  Capo  del 
Lago,  comeairisola  aveva  dato  quello  d' Isabella  ;  e  na- 
vigai a  greco  ed  a  levante  dalla  parte  di  scilocco  e  di  mez- 
zo giorno,  ove  da  quanto  gl'Indiani  che  meco  adduceva 
accennavano,  intesi  che  si  trovavano  eia  borgata  ed  il  re 
di  quest'  isola;  ma  dappertutto  il  mare  era  così  poco  fon- 
do ,  che  non  potei  continuare  questa  navigazione .  Conob- 
bi ,  che  seguendo  la  via  di  libeccio ,  occorreva  compiere 
un  troppo  grandissimo  giro,  e  mi  decisi  perciò  a  ritorna- 
re dalla  parte  di  ponente ,  per  la  via  di  settentrione  gre- 
cale ,  via  che  già  avea  seguita ,  ed  a  girare  quesl'  iso- 


PRIMO  VIAGGIO  183 

la  per  esplorarla  (1)  :  ma  ebbi  così  poco  vento ,  che  non 
potei  accostarmi  a  terra  Imigliesso  la  costa,  che  nella  not- 
te; e  siccome  presso  queste  isole  è  pericoloso  ancorare  al 
buio,  perchè  bisogna  vedere  chiaramente  ove  si  getta  il 
ferro,  essendo  tutto  il  fondo  inuguale,  e  presentando  qui 
sabbia  eia  scogli,  stetti  colle  vele  in  panna  tutta  la  notte 
della  domenica  .  Ma  le  altre  due  caravelle ,  che  giunsero 
di  buon'ora  a  terra,  aveano  dato  fondo,  e  credettero, 
che  dietro  la  scorta  dei  segni  che  usavano  fare ,  io  pure 
avrei  potuto  ancorare ,  ma  noi  volli . 

Domenica  ,  91  otiobro 

»  A  dieci  ore  arrivai  qui  al  capo  dell'isolotto,  e  ancorai  la 
mia  nave  accanto  alle  caravelle.  —  Dopo  aver  mangiato 
mi  trasferii  a  terra,  ma  non  trovai  sulla  costa  che  una  ca- 
sa, da  cui  la  paura ,  credo,  avca  fatto  fuggire  gli  abitanti 
al  nostro  appressarci ,  perchè  tutti  i  loro  utensili  dome- 
stici ivi  erano  al  loro  posto.  Non  permisi  alle  mie  genti  di 
toccar  checchessia, ed  andai  a  visitare  IMsola  insieme  coi 
miei  due  capitani  e  alcune  delle  mie  genti .  —  Se  le  altre 
isole  già  da  me  vedute  sono  bcllissinie,  verdissime  e  fer- 
tilissime, questa  lo  è  molto  più  ancora  ;  conciossiachè  sia 
ripiena  di  grandi  verdeggianti  foreste,  ed  abbia  spaziosi 
laghi,  dentro  ai  quali,  come  alla  loro  circonferenza,  tro- 
vansi  superbe  macchie,  che  quivi  sono,  come  in  tutta  l' i- 
sola,  estremamente  verdi  ^  V  erba  poi  qui  è  adesso  come 
in  Andalusia  nel  mese  di  aprile  • 
f  Yi  sono  branchi  di  pappagalli  cos'i  numerosi  che  os- 
curano il  sole ,  ed  altri  augelli  di  molte  e  varie  specie  , 


(I)  A  questo  punto  è  nell'  originale  una  lacuna  :  fcmbra  che  manchi  la  pa- 
rola eiploraHa»  che  aggiunsi  per  dare  uo  sento  alla  frase.  Navaiiiiti 


184  COLOMBO 

che  pella  forma  del  loro  corpo ,  pel  colore  delle  loro  piu- 
me ,  e  pel  loro  canto  non  simigliano  punto  a  quelli  che 
vedonsi  in  Europa;  e  la  stessa  diversità  è  negli  arbori 
e  nei  frutti  onde  son  carichi,  e  nei  profumi  di  cui  V  aere 
è  imbalsamato:  sicché  tutti  questi  oggetti  mi  riempiono 
di  stupore  e  d' ammirazione ,  e  sembrano  dovesser  rite- 
nere in  questo  soggiorno  V  uomo  che  una  volta  gli  ha  ve- 
duti •  Io  sono  estremamente  dolente  di  non  conoscerli , 
perchè  credo  che  tutti  abbiano  molto  valore  j  ma  porto 
meco  campioni  di  tutto ,  come  pure  dell'erbe . 
»  Passeggiando  attorno  dei  detti  laghi,  vidi  un  serpen- 
te (1) ,  che  uccidemmo,  e  del  quale  porto  la  pelle  alle  Vo- 
stre Altezze  .  Tosto  che  ci  scorse ,  fuggì  nel  lago  ;  ma 
siccome  non  b  molto  profondo,  vel  perseguitammo,  e  lo 
traforammo  a  colpi  di  lancia  :  la  sua  lunghezza  è  di  set- 
te palmi  :  credo  che  in  questo  medesimo  lago  ve  ne  sieno 
molti  altri . 

»  Comìncio  qui  a  conoscere  Taloè,  ed  ho  deciso  di  far- 
ne portare,  dimani,  dicci  quintali  al  mio  naviglio,  per- 
chè mi  vien  detto  che  è  di  gran  prezzo  (2) . 


(i)  Era  senza  dubbio  una  yuana  (iguana)  Las  Casas 

Questo  preteso  serpente,  chiamato  anche  leguano  o  sennebrio,  è  una  specie  di 
grossa  lucertola  .  YuurBinL 

(2)  Non  devonsi  mai  prendere  alla  lettera  le  denominazioni  di  storia  natu- 
rale che  si  trovano  nel  viaggiatori,  quando  essi  non  sono  naturalisti  di  profes- 
sione, né  tampoco  quelle  che  rìnvengonsi  nei  naturalisti  antecedenti  all'epoca 
in  cui  la  scienza  ebbe  una  nomenclatura  fSssa  ;  imperocché  quelle  denomina- 
zioni non  sono  altro  che  approssimazioni  fondate  su  rassomiglianze  assai  lon- 
tane. 

Cosi  col  nome  di  balena  (giornata  dei  2i  settembre  ),  il  Colombo  può  be- 
nissimo aver  voluto  indicare  un  cascialotlo  o  qualche  altro  gran  cctareoi. 
Quando  egli  dice  che  le  baleite  stanno  ordinariamente  presso  t  Jidt,  proba- 
bilmente riferisce  alle  balene  e  agli  altri  cetacei ,  che  erano  ancora  assai  co- 
muni, neir  epoca  in  cui  scriveva ,  sui  lidi  del  golfo  di  Blscaglia. 

Le  specie  d' aloe  e  di  piante  simili  all'aloe  sono  in  gran  numero.  L' Ame- 
rica ne  possiede  di  quelle,  che  il  Colombo  potrebbe  bene  aver  prese  per  aloe 


PRIMO    VIAGGIO  185 

»  Essendo  andati  pure  in  cerca  di  buona  acqua,  perve- 
nimmo ad  una  borgata,  situata  qui  presso,  ad  una  mezza 
lega  circa  dal  luogo  in  cui  io  aveva  ancorato .  Appena 
gli  abitanti  ci  ebbero  scorti ,  presero  tutti  la  fuga ,  ab- 
bandonarono le  loro  case ,  ed  ascondendo  nella  monta- 
gna le  lor  yestimenta  e  quanto  avevano ,  io  non  lasciai 
prender  nulla  a  venmo ,  neppure  il  valore  di  una  spilla  • 
1»  Poscia  alcuni  abitanti  vennero  a  noi ,  e  f uvvene  uno 
a  cut,  del  tutto  appressatosi,  potei  dare  alcuni  sona- 
gliolini  ed  alquante  picciole  perle  di  vetro ,  delle  quali 
cose  parve  satisfattissimo ,  e  f u  estremamente  lieto  di 
questo  dono:  e  per  aumentare  la  buona  corrispondenza, 
e  metter  questi  isolani  un  poco  a  contribuzione ,  gli  feci 
dimandar  dell'  acqua.  Dopo  breve  tempo ,  ritornati  che 
fummo  ai  navigli ,  molti  selvaggi  vennero  sulla  spiaggia 
colle  loro  zucche  piene  d'acqua,  e  furono  contentissimi  di 
potercene  offerire.  Feci  dar  loro  un'  altra  filzetta  di  perle 
di  vetro,  e  mi  dissero  che  la  dimane  sarebbero  ritornati . 
»  Io  voleva  empier  d' acqua  tutte  le  botti  dei  vascelli , 
per  quindi  partire ,  se  il  tempo  lo  permetterà ,  ed  esplo- 
rare il  resto  di  quest'  isola ,  fino  a  che  non  abbia  po- 
tuto abboccarmi  col  suo  re,  e  vedere  se  posso  aver 
da  lui  Toro  che  possiede .  In  seguito  voglio  vogare  ver- 
so un'  altra  grandissima  isola ,  che ,  a  quanto  io  cre- 
do ,  deve  esser  Gipango ,  secondo  i  ragguagli  che  me  ne 


deir  Antico  Continente;  ma  poiché  ne  fece  portare  molti  quintali  nei  &uo  navi- 

lio ,  é  probabile  che  egli  non  abbia  voluto  parlare  che  del  legno  d' aloe .  Ora 
Il  légno  d'  aloe ,  altrtmenti  appellato  agiMoehum ,  non  ha  nulla  di  comune 
coll'alotf  ;  egli  è  un  albero  delia  famiglia  degli  euforid  ,  onde  il  legno  brucia 
eoo  gradevole  odore.  Oltre  di  che  II  Colombo  potrebbe  avere  scambiato  il  vero 
legno  d' aloe  con  qualche  altro  legno  odorifero  .  Cuvian 


I. 


24 


186  COLOMBO 

danno  i  miei  Indiani ,  i  quali  la  chiamano  Ceiba  (1)  ^  ed 
assicurano  che  vi  sono  in  gran  numero  ampissime  bar- 
che ,  e  molta  gente  di  mare  ^  e  dicono  che  la  non  è  trop- 
po lontana  da  un* altra,  che  appellano Bosio (2),  la  quale 
pure  asseriscono  grandissima. 

»  Visiterò  ugalmente,  strada  facendo,  le  isole  intermedie, 
ed  a  seconda  che  troverò  buona  provvista  d' oro  e  di 
spezierie ,  deciderò  quello  eh'  io  debba  fare  •  Presente- 
mente ,  è  mia  intenzione  di  andare  alla  terra  ferma ,  e 
di  approdare  alla  città  di  Guisay ,  di  rimettere  le  lettere 
delle  Altezze  Vostre  nelle  mani  del  Gran  Gan,  dimandar- 
gli la  sua  risposta ,  e  tosto  ritornarmene . 

Lunedi ,  tt  •tlébre 

»  Rimasi  qui  tutta  la  notte  e  tutto  il  giorno ,  speran- 
do che  il  re  od  altre  persone  di  quest'  isola ,  venissero  a 
me ,  e  mi  portassero  oro  od  altra  cosa  di  pregio  •  Venne 
elTettivamente  un  gran  numero  di  questi  Indiani ,  simili 
a  quelli  delle  altre  isole,  nudi  e  tinti  com'  essi  di  bianco, 
di  rosso ,  41  nero  e  di  mille  altri  differenti  colorì  ;  arre- 
cavano zagaglie  ed  alcuni  gomitoli  di  cotone  per  barattar-  | 
li ,  il  che  fecero  qui  con  alcuni  marinari ,  che  dettero  j 
loro  in  contraccambio  frantumi  di  vetro,  di  chicchere  rot-  | 
te  e  di  scodelle  di  terra .  Alcuni  di  essi  portavano  pez-  | 
zetti  di  oro  sospesi  alle  narici,  i  quali  davano  volentieri  j 
per  uno  di  quei  sonagliolini  fatti  a  bubbolo,  o  per  piccole  j 
perle  di  vetro.  Ma  que'  pezzetti  di  oro  erano  piccolissi-  i 
mi,  e  però  li  davano  per  la  più  tenue  cosa  che  lor  siof-        i 


(1)  Questo  nome  Colba ,  trovasi  cerUmente  per  errore  oel  maooicrltto  del 
Las  Casas  invece  di  Cuba  «  come  più  avanti  é  provato .  Navarrbtb 

(2)  È  probabile  che  sia  Bohio  ,  come  T  ammiraglio  chiama  più  oltre  questa 
isola  ,  e  non  Bosio .  Navamktk 


PRIMO   VIAGGIO  187 

frìsse;  oltredichè  riguardavano  il  nostro  arrivo  come  una 
gran  meraviglia ,  e  ci  credevano  venuti  da)  cielo .  Atti- 
gnemmo acqua  pei  vascelli  in  un  lago,  che  è  qui,  presso 
il  capo  dell'Isolotto ,  che  così  chiamai  ;  nel  qual  lago 
Martino  Alonso  ,  capitano  della  Pinta  ^  uccise  un  altro 
serpente ,  simile  a  quello  d' ieri ,  lungo  cinque  pahni  — 
Io  feci  prendere  tutto  l' aloe  che  potei  trovare . 

Martedì,  %Z  ottoUre 

»  Quest'  oggi  volevo  partire  per  l' isola  di  Cuba,  la  qua- 
le ,  dai  ragguagli  che  mi  sono  stati  dati  da  queste  genti 
circa  la  sua  grandezza  e  le  sue  ricchezze ,  desumo  deb- 
ba esser  Cipango  •  Ma  non  mi  ci  fermerò,  e  non  ne  fa^ 
rd  (1) , altrimenti  il  giro ,  per  trasferirmi,  come  avevo 
deciso  di  fare ,  alla  sua  borgata  principale ,  all'  oggetto 
di  veder  questo  re  o  signore ,  e  prendere  da  lui  delle 
informazioni  j  perchè  vedo  che  qui  non  sono  miniere 
d' oro ,  e  che  occorre  per  fare  il  giro  di  queste  isole 
gran  diversità  di  venti ,  i  quali  non  cambiano  di  dire- 
zione a  seconda  dei  nostri  desideri.  E  siccome  conviene 
che  io  mi  dirìga  ove  si  può  operar  molto  e  fare  un  gran 
commercio ,  così  credo  ,  che  non  sarebbe  ragionevole 
che  io  mi  fermassi;  devo  anzi  proseguire  il  mio  cammi- 
no e  visitar  molte  contrade ,  Ano  a  che  non  ne  trovi  una 
feconda  di  preziosi  prodotti ,  e  dalla  quale  sia  da  ritrar- 
re molti  vantaggi .  Tuttavia  io  ho  per  certo ,  che  que- 
sta sia  fertile  di  spezierie  ;  ma  non  le  conosco ,  e  ne 
provo  gran  pena ,  poiché  vedo  mille  specie  di  alberi , 
ciascuno  con  frutta  differenti,  i  quali  in  questo  mo- 


(I)  Neil'  originale  é  una  lacuna ,  che  abbiamo  ripiena  colle  parole  non  ne 
farà,  ViuouiL 


188  COLOMBO 

mento  sono  così  verdi  quanto  quelli  di  Spagna  nei  mesi 
di  maggio  e  di  giugno  •  Dirò  altrettanto  delle  piante  come 
dei  flori  ;  ma  di  tutte  queste  produzioni ,  non  abbiam  po- 
tuto conoscere  che  quest^  aloe ,  del  quale  ho  ordinato  che 
oggi  ne  sia  riposta  gran  quantità  nei  vascelli ,  p»  portar- 
la alle  Altezze  Vostre.  —  Non  ho  ancora  salpato ,  né  sal- 
però per  rendermi  a  Cuba ,  perchè  non  spira  punto  vento^ 
ma  al  contrario  è  calma  perfetta  e  piove.  Ancora  ieri 
piovve  «,  ma  quest'  acqua  non  ha  prodotto  alcun  freddo  : 
che  anzi  abbiamo  molto  caldo  nella  giornata ,  e  le  notti 
son  temperate  come  quelle  di  Spagna  nel  mese  di  maggio 
in  Andalusia  • 

Mercoledì,  94  ottolire 

»  Verso  la  metà  di  questa  notte  levai  le  ancore  dal  luo- 
go ove  io  avea  dato  fondo ,  presso  dell'  isola  Isabella  o 
capo  dell'  Isolotto ,  che  è  dalla  parte  di  settentrione ,  per 
dirigermi  verso  1'  isola  di  Cuba ,  la  quale ,  da  quanto 
accennano  i  miei  Indiani ,  è  grandissima ,  fa  un  estesis- 
simo commercio,  ed  ha  oro ,  spezierìe ,  grandi  navigU  e 
mercatanti . 

»  I  miei  Indiani  mi  dicono  che  la  troverò  seguendo  il 
rombo  di  ponente  libeccio,  e  sono  di  sentimento  che  non 
s' ingannano ,  perchè  se  sto  ai  segni  che  tutti  gli  India- 
ni di  queste  isole ,  e  quelli  che  ho  ne'  miei  vascelli ,  mi 
fanno ,  poiché  non  intendo  il  loro  linguaggio ,  questa  è 
i'  isola  di  Gipango ,  onde  si  raccontano  cose  tanto  mera- 
vigliose, la  quale  secondo  le  sfere  da  me  vedute  ed  i 
mappamondi,  è  situata  in  questi  contomi .  Laonde  na- 
vigai fino  a  giorno  verso  ponente  libeccio  ;  ma  non  ap- 
pena il  vento  comparve ,  subito  cessò  e  piovve ,  e  questo 
tempo  durò  quasi  tutta  la  notte  . 


PRIMO  VIACCIO  189 

»  Il  vento  ebbe  poca  forza  fin  dopo  il  mezzodì  :  ma  a 

*  quest'  ora  rileyossi ,  e  soffiò  piacevolmente,  gonfiando  in 
B  poppa  tutte  le  vele  del  mio  vascello,  la  gran  vela ,  i  due 
»  scopammari ,  il  perrocchetto ,  la  civada ,  la  mezzana ,  la 
»  vela  di  artimone  e  la  scialuppa .  Cosicché ,  camminai  ra- 
B  pidamente  nella  direzione  indicata  infino  a  notte,  e  allora 

*  mi  trovai  nel  rombo  del  capo  Verde  dell*  isola  Fernandi- 
»  na,  che  è  dalla  parte  meridionale  del  ponente  di  questa 
»  ùsola ,  il  quale  restava  al  mio  maestrale  distante  da  me 

*  sette  leghe.  Siccome  il  vento  era  impetuoso,  ed  ignorava 

*  quale  fosse  il  vero  cammino  pella  detta  isola  di  Cuba ,  né 
»  volea  rintracciarlo  di  notte,  perchè  il  mare  intorno  a  tut- 
B  te  queste  isole  è  senza  profondità  o  coperto  di  bassifon- 
»  di,  per  cui  non  si  può  ancorare  che  a  due  tiri  di  schiop- 
»  pò  dal  lito  ;  ed  inoltre  il  fondo  ora  è  sabbioso  ed  unito , 

*  ora  perseminato  di  scogli ,  di  maniera  tale  che  sia  impos- 
»  sibile  approdare  con  sicurtà,  se  non  vedendo  coi  propri 

*  occhi  il  paraggio  (1)  ove  ci  troviamo;  mi  decisi  di  fare 
B  ammainare  tutte  le  vele ,  eccetto  il  perrocchetto ,  e  con 
B  quella  sola  navigare .  —  Frattanto  il  vento  molto  cre- 
B  sceva ,  e  mi  faceva  percorrere  grandi  spazi  senza  eh'  io 
B  sapesse  ove  mi  spigneva ,  perchè  l' oscurità  era  profon- 

*  da ,  e  la  pioggia  cadeva  dirottamente  ;  laonde  ordinai  di 
»  serrare  anche  il  perrocchetto ,  per  cui  in  questa  notte 
B  non  facemmo  che  due  leghe,  ec.  » 

«iavedl ,  9S  •ttobre 

Dopo  il  levare  del  sole  l' ammiraglio  navigò  a  ponente 
libeccio  infino  alle  nove,  e  fece  circa  cinque  leghe;  quindi 
cambiò  cammino  e  si  diresse  a  ponente . 

(1)  Paraggio^  |>arola  desunta  dal  francese  (potage )  ed  aceettata  coma  • 
nemente  :  signi  Bea  un  tratto  di  mare  tra  due  paralleli  di  laUtQdtoa  ,  o  anche 
ona  parte  di  mare  Tlcina  ad  una  costa .  Mauiocchi 


190  COLOMBO 

La  squadra  fece  otto  miglia  V  ora  fino  ad  un'  ora  dopo 
mezzogiorno ,  e  da  questo  momento  infino  alle  tre ,  fece 
quarantaquattro  miglia  • 

Allora  i  nocchieri  Tidero  terra  :  erano  sette  o  otto  iso- 
le (1),  poste  in  fila  da  settentrione  ad  austro^  l'ammiraglio 
le  giudicò  lontane  cinque  leghe  • 

Venerdì ,  t6  mUmhre 

U  ammiraglio  era  ad  austro  delle  dette  isole ,  e  non  trovò 
fondo  in  un  intervallo  di  cinque  in  sei  leghe;  nondimeno 
colà  gettò  le  ancore . 

GÌ'  Indiani  che  aveva  a  bordo  gli  dissero  ,  che  da  queste 
isole  a  Cuba  era  un  giorno  e  mezzo  di  navigazione  per  le 
loro  piroghe,  le  quali  non  sono  che  canoe,  formate  di  un 
tronco  d' albero  scavato ,  e  camminano  senza  vele  •  Sicché 
partii  da  queste  isole  per  Cuba ,  perchè,  dietro  i  ragguagli 
degl'  Indiani  sulla  grandezza  di  quest'  isola,  e  sull'oro  e  le 
perle  che  in  essa  trovavansi,  e'  fu  di  parere  esser  ben  dessa 
la  tanto  cercata  Gipango  • 

Sabato,  97  ottobre 

Levato  il  sole  l' ammiraglio  fece  salpare  le  ancore  da 
queste  isole,  che  egli  chiamò  Isole  di  Sabbia,  a  causa  della 
poca  profondità  del  mare,  dalla  lor  costa  australe  fino  alla 
distanza  di  sei  leghe .  Quindi  corse  otto  miglia  per  ora  a  li- 
beccio  fino  ad  un'  ora  dopo  mezzodì ,  nel  qual  tempo  avea 


(1)  Queste  Isole  dovevano  essere  le  Caie  orientali  e  mertdiooali  del  Gran 
banco  di  Bahatna,  a  pie  delle  quali  lo  scandaglio  trova  scogli  ad  austro,  ove 
Colombo  ancorò  nella  giornata  del  26  ottobre ,  e  ne  partì  per  scoprire  V  isola 
di  Cuba ,  come  infoiti  la  scorse,  ed  il  28  entrò  nel  porto  di  Nipe, 
!  Navarrbtb 


PRIMO    VIAGGIO  191 

fatte  quaranta  miglia ,  e  infine  alla  notte  ne  fece  più  di 
ottanta  nel  medesimo  rombo . 

Finalmente  vider  terra  ;  ma  era  buio ,  il  perchè  non  fe- 
cero alcun  movimento ,  e  stettero  in  osservazione  tutta  la 
notte ,  durante  la  quale  la  pioggia  cadeva  a  torrenti . 

In  questo  sabato ,  fino  al  tramontare  del  sole,  fecero  di- 
ciassette leghe  in  direzione  di  austro  libeccio. 


Domenica ,  t8  ottobre 

L'anuniraglio  parti  da  quel  luogo  in  traccia  deli'  isola  di 
Cuba  ad  austro  libeccio,  dirigendosi  verso  la  parte  di  essa 
ond*  era  meno  lontano . 

Entrò  in  un  superbo  fiume ,  ove  non  correva  alcun  ri- 
schio di  bassi  fondi  né  d' altri  inconvenienti  •  Trovò  molta 
I 

!  profcmdità  ed  una  acqua  limpidissima  fino  a  terra ,  per  tut- 
!  to  il  tratto  che  percorse  lunghesso  il  lido  •  Questo  fiume 
I  era  largo  dodici  braccia  alla  sua  imboccatura ,  larghezza 
bastante  per  potervi  bordeggiare .  —  L' ammiraglio  die 
fcmdo  nell'  intemo  di  esso ,  ad  un  tiro  di  schioppo  circa  da 
terra ,  e  dice  che  non  vide  mai  cose  cosi  magnifiche  come 
in  questo  luogo .  U  fiume  presentava  sulle  sue  ripe  ed  in 
tutta  la  lunghezza  del  suo  corso  alberi  bellissimi ,  verdis- 
simi e  differenti  di  gran  lunga  dai  nostri ,  carichi  di  fiori  e 
di  frutta  variate ,  e  fra  i  quali  svolazzavano  augelli  e  pas- 
serette,  che  gradevolmente  cantavano.  Eravi  gran  quantità 
di  palmizi,  diversi  da  quelli  di  Guinea  e  dai  nostri,  di  me- 
dia altezza ,  onde  l' estremità  inferiore  non  era  ricoperta 
da  membrane ,  e  le  cui  foglie  erano  larghissbne,  di  guisa 
tale  che  gli  abitanti  se  ne  servono  per  coprire  le  loro  ca- 
se  (1)  •  Il  suolo  era  unitissimo . 

(I)  È  impossibile  affermare  di  quale  specie  di  palmizio  o  di  felcie  qui  si 
;  liatla,  poiché  T America  ne  possiede  gran  numero.  Cuvier 

I 


192  COLOMBO 

L* ammiraglio,  saltato  nella  scialuppa ,  andò  a  terra  ,  e 
rinvenne  due  case ,  che  credè  appartenere  a  pescatori  :  ma 
al  suo  avvicinarsi  tutte  le  persone  che  v^  eran  dentro  preser 
la  fuga.  Trovò  in  una  di  esse  un  cane,  che  non  abbaiò, 
ed  in  ambedue  alcune  reti  fatte  di  filo  di  palma  o  di  corda, 
un  amo  di  corno ,  ramponi  d' osso  ed  altri  strumenti  da  pe- 
sca, e  nell'interno  vari  focolari.  Egli  credette  che  un  certo 
numero  di  persone  si  riunissero  in  ciascuna  casa  ;  ed  ordi- 
nò che  non  fosse  toccato  nulla  di  quanto  contenevano ,  il 
che  fu  eseguito  • 

L' erba  era  alta  in  questo  luogo  quanto  in  Andalusia  nei 
mesi  di  aprile  e  di  maggio .  Trovò  molta  porcellana  e  cre- 
scione salvatico .  —  Ritornò  alla  scialuppa ,  e  risaTi  il  fiu- 
me ad  una  assai  grande  distanza .  Dice  che  provava  estre- 
mo piacere  a  vedere  quella  verzura  e  quelle  fontane ,  ed 
aggiunge,  parlando  del  canto  degli  augelli,  che  non  po- 
teva allontanarsi  da  que'  siti  senz'  esser  tentato  di  ritornar- 
vi .  —  Dice  pure,  che  quest'  isola  è  la  più  bella  che  abbiano 
occhi  umani  veduta;  che  è  piena  di  buoni  porti ,  di  fiumi 
profondi,  nei  quali  sembra  che  le  acque  del  mare  non  si  al- 
zino e  stendansi  sulla  piaggia ,  perchè  l' erba ,  che  non  na- 
sce ove  aggiugne  il  mare,  ivi  cresceva  fin  quasi  in  riva  delle 
acque .  E'  non  avea  ancora  provato  ,  in  tutte  queste  isole  , 
la  tempesta. 

Soggiugne,  che  quest'isola  è  ingombra  di  bellissime  mon- 
tagne ed  altissime ,  quantunque  di  poca  lunghezza ,  e  che 
il  rimanente  del  suo  terreno  è  appresso  a  poco  della  stessa 
elevazione  che  in  Sicilia  .Ella  è  perfettamente  irrigata ,  lo 
che  potè  comprendere  dalla  relazione  degl'Indiani,  che  sta- 
vano con  esso  lui ,  i  quali  aveva  presi  nelP  isola  di  Guana- 
haui:  ed  i  medesimi  gli  fecero  eziandio  intendere  per^segni, 


— I 


(l)  Questo  porlo  è  conosciuto  sotto  il  nome  di  porto  o  bajadi  ^ipe,  e 

rimane  a  sei  leghe  ad  austro  libeccio  dalla  punta  delle  Mule.  Nàvàrrbtb 

(3)  La  puma  delle  Mule.  Nata&rbtk 

(3)  La  punta  Catana^  Ter  la  caia  di  Moa .  NAvAmRiTB 

(4)  Questo  deve  essere  il  porlo  di  Banes  «  che  è  a  settentrione  maestrale 
«tei  precedente.  NATAnarrs 


PRIMO    VIAGGIO  193 

esser  ella  trayersaia  da  dieci  grandi  flumi ,  e  eh*  essi  non 
poteano  fame  il  giro  in  venti  giorni  colle  loro  canoe. 

Nel  momento  in  cui  V  ammiraglio  andava  a  terra  coi 
suoi  vascelli,  due  piroghe  o  canoe  comparvero,  ma  non 
prima  gì'  Indiani  che  le  montavano  videro  i  marinari  spa- 
gnuoli  entrare  nella  scialuppa  e  remigare  per  scandagliare 
il  fiume  e  cercarvi  un  ancoraggio ,  fuggirono  •  Gli  Indiani 
dicevano,  che  erano  in  questa  isola  minieredi  oro,  e  molte 
perle  :  infatti  l' amnùraglio  notò  un  luogo  proprio  alla  for- 
mazi(me  di  queste ,  e  molte  conchiglie  che  ne  sono  l' indi-  j 
zio.  Egli  era  di  sentimento,  che  le  grosse  navi  del  Gran 
Can  €[uiyi  si  trasferissero ,  e  che  da  questo  fiume  alla  terra 
ferma  non  fossero  che  dieci  giornate  di  cammino  • 

L^  ammiraglio  die  a  questo  fiume  ed  a  questo  porto  il  no- 
me di  San  Salvadore  (1) . 

Lunedi ,  %9  ottobre 

L' ammiraglio  levò  le  ancore  da  questo  porto,  e  navigò 
ad  occidente  per  andare,  dice,  alla  città  oveparevagliche 
gl'Indiani  dicessero  trovarsi  il  re. 

Scoperse  una  punta  (2)  dell' isola,  a  sei  leghe  a  maestrale 
ed  un'  altra  (3)  a  dieci  leghe  a  ponente. — Dopo  aver  fatta 
una  lega ,  vide  un  fiume  la  cui  imboccatura  non  era  gran- 
de quanto  l' altra ,  ed  al  quale  die  il  nome  di  fiume  della 
Luna  (4) .  —  Navigò  fin  verso  sera ,  e  vide  un  altro  fiume 
molto  maggiore  degli  altri ,  come  gl'Indiani,  per  segni,  gli 


9        I 


I 


I.  2.-) 


194 


COLOMBO 


affermarono,  ed  a  poca  distanza  scorse  belle  borgate:  que- 
sto flume  appellò  dei  Mari  (1) . 

Inviò  due  scialuppe  ad  una  delle  borgate  per  prender 
lingua ,  e  fece  entrare  in  una  di  esse  un  indiano  che  seco 
adducera,  perchè  si  facessero  ornai  un  poco  comprendere , 
e  manifestassero  il  loro  contento  di  vivere  nella  società  dei 
Cristiani.  All'aspetto  di  questi  ultimi,  uomini,  donne ,  fan- 
ciulli, tutti  preser  la  fuga,  abbandonando  le  loro  case  e  ciò 
che  vi  avevano.  L'ammiraglio  proibì  a  tutti  toccare  che  che 
si  fosse  :  egli  dice  che  le  case  erano  più  belle  di  tutte  quel- 
le da  lui  fino  allora  vedu  te ,  e  che  credeva  che  quanto  più 
s'  appresserebbe  alla  terra  ferma,  e  tanto  meglio  sarebber 
costrutte .  Queste  case ,  fatte  in  forma  di  padiglione ,  sono 
grandissime  e  rassomigliano  alle  tende  di  un  accampa- 
mento 'y  non  sono  allineate ,  per  cui  non  formano  strade , 
ma  al  contrario  son  poste  qua  e  là  ;  nell'interno  sono  net- 
te e  pulitissime ,  e  piene  di  mobili  sommamente  ornati.  Yi 
trovarono  anche  molte  statue  di  figura  femminile  e  varie 
teste  in  forma  di  maschere  (2)  egregiamente  lavorate;  li 
quali  oggetti  ignoro  se  abbiano  come  ornamenti  o  come 
cose  religiose . 

Queste  case  sono  tutte  coperte  di  bellissimi  rami  di  pal- 
mizio .  Eranvi  dei  cani  che  giammai  non  latrano  ed  uc- 
celli selvaggi  addomesticati .  Vi  trovarono  pure  delle  reti 
maravigliosamente  lavorate ,  ami  ed  istrumenti  da  pesca  : 
ma  non  fu  toccato  nulla . 

L' ammiraglio  presunse ,  che  tutti  gli  abitanti  della  co- 
sta sieno  pescatori  e  trasportino  il  pesce  nell'interno  del- 


(1)  Questo  deve  essere  il  porto  di  las  NuevUas  del  Principe.  Navarrbtb 

(2)  Neir  originale  è  scrino  caratona ,  ma  il  Na varrete  pensa  che  questa 
parola  vi  sia  In  vece  di  carcUula ,  careta ,  o  mascariUa  vale  a  dire  maschera 
o  mezza  maschera  .  Roquitte 


PRIMO    VIAGGIO 


105 


risola,  la  quale  è  grandissima,  e  cosi  bella,  che  non  si 
stanca  mai  di  farne  V  elogio .  Dice  che  vi  trovò  alberi  e 
frutta  di  delizioso  sapore  ,  ed  aggiunge  che  debbono  es- 
servi vacche  ed  altre  niandre ,  perchè  vide  ossami  che  gli 
parvero  di  una  testa  di  bue . 

Udirono  tutta  la  notte  il  canto  degli  augelli  e  Io  strillo 
dei  grilli ,  del  che  ognuno  rallegravasi  :  l' aere  era  dolce  e 
profumato,  e  in  tutta  la  notte  non  fece  né  freddo  né  caldo; 
ma  l'ammiraglio  dice,  che  nel  viaggiare  pelle  altre  isole,  e 
nel  tragitto  da  quelle  a  questa ,  avea  provato  gran  caldo , 
mentre  qui ,  al  contrario ,  il  clima  era  temperato  come  nel 
mese  di  maggio  :  attribuisce  il  calore  che  faceva  nelle  altre 
isole  alla  ragione  di  non  avere  esse  nessuna  specie  di  ele- 
vamento ,  e  perché  i  venti  che  vi  regnano  sono  caldissimi 
provenendo  da  levante . 

L'acqua  di  questi  fiumi  è  alquanto  salata,  né  potemmo  sa- 
pere ove  gl'Indiani  abbiano  attinta  l'acqua  dolce  che  aveva- 
no nelle  loro  case .  I  vascelli  possono  manovrare  in  questo 
fiume (1),  sia  per  entrarvi,  sia  per  uscirne,  e  gl'Indiani 
hanno,  a  tale  efletto,  buonissimi  segnali  o  indizi:  sono 
alla  sua  imboccatura  sette  in  otto  braccia  di  profondità ,  e 
cinque  nell'interno.  —  L' ammiraglio  dice ,  che  tutto  que- 
sto mare  è  tranquillo  come  il  fiume  di  Siviglia ,  e  l' acqua 
di  tal  natura  da  favorire  la  formazione  delle  perle  :  vi  tro- 
vò grandi  lumache  o  chioccioloni ,  che  non  avevano  sapo- 
re, e  che  difl(Brivano  in  ciò  da  quelli  di  Spagna. 

Qui  V  ammiraglio  descrive  la  situazione  del  fiume  e  del 
porto  (2) ,  onde  ha  piìi  avanti  parlato  e  chiamò  di  San  Sal- 


ci) É  il  canale  dell'entrata  del  por(o  di  lai  Nuewias  del  Principe. 

Nàvaiaxtb 
(2)  Questo  è  il  porto  di  Baraeoa.  Las  Casas 

Questo  é  il  porto  di  Nipe ,  e  non  può  esser  che  quello .  Natakibtk 


196 


COLOMBO 


vadore .  Le  montagne  che  scorse  sono  belle  ed  alte  come 
la  rupe  degli  Innamorati  (1);  una  di  esse  è  sormontata  da 
un  montìcello  che  da  iunge  rassomiglia  ad  una  bella  mo- 
schea. —  L'altro  fiume  poi,  e  suo  porto,  nel  quale  l'am- 
miraglio allora  trovayasi ,  ha  dalla  parte  di  scilocco  due 
montagne  assai  rotonde ,  di  forma  sferica ,  e  dal  lato  di  po- 
nente maestrale ,  un  bel  capo  piano  onde  lo  sporgimento 
è  assai  prolungato  (2) . 

llartedì ,  SO  ottobre 

L'ammiraglio  usci  dal  fiume  dei  Mari,  a  maestrale,  e 
dopo  aver  fatte  quindici  leghe ,  vide  un  capo  tutto  coperto 
di  palmizi ,  e  gli  die  il  nome  di  capo  dei  Palmizi  (3) .  Gli 
Indiani ,  che  erano  a  bordo  della  caravella  Pinta ,  dissero 
che  dietro  a  questo  capo  esisteva  un  fiume  (4) ,  e  che  da 
questo  fiume  a  Cuba  erano  quattro  giornate  di  cammino  (5). 
Il  capitano  della  Pinta  disse,  essere  di  parere ,  che  questa 
Cuba  della  quale  narravano  i  selvaggi  fosse  una  città,  e  que- 
sta terra  che  vedevano  un  gran  continente  molto  esteso  a 
borea ,  e  che  il  re  di  questa  contrada  fosse  in  guerra  col 


(1)  Pena  de  los  Enamoradoi,  dice  l' originale  spagnuoto  .  fi  una  rupe 
immensa  e  pittoresca  trai  moDli  Alpuiarras,  nel  regno  di  Granala,  in  Spagna, 
alla  quale  si  riferisce  una  tenera  e  romantica  leggenda  di  due  infelici  amanti, 
che  dall'alto  della  medesima  per  eccesso  d'amore  disperato  si  precipitarono  . 

Marmocchi 

(2)  Quello  di  Baraeoa ,  ed  è  perciò  che  l' appella  capo  piano  .     Las  Cxsas 
Non  può  esser  che  11  porto  di  las  NuevUas  del  Frineipe  :   le  due  mon- 
tagne sono  le  Lomas  del  Manueeo ,  ed  il  capo  piano  la  f^nta  del  Mater- 
niUo .  Navàrreti 

(3)  Appellasi  adesso  V  eminenza  (allo)  di  Giovanni  Daune.     Navarrbtb 

(4)  È  il  Rio  Matsimo .  Navarrbtk 

(5)  Tutti  andavano  a  tentone  per  non  potere  intendere  gì'  Indiani .  Credo 
che  la  Cubaj  onde  gì*  Indiani  parlavano,  fosse  la  provincia  di  Cubanacan  ,  In 
quest'  isola  di  Cuba ,  che  ha  miniere  d' oro ,  ec.  Las  Casas 

Non  può  esser  che  Cuba,  capitale  dell'isola.  Na varrete 


PRIMO   VIAGGIO 


197 


Gran  Gan ,  che  gl'Indiani  appellavano  Carni j  nel  modo  stes- 
so chedavano  al  suo  paese  o  alla  sua  città  il  nome  di  Fava^ 
e  molti  altri  nomi . 

L' ammiraglio  risolvè  di  andare  nel  detto  fiume ,  d' invia- 
re un  presente  al  re  del  paese  (1),  e  mandargli  la  lettera 
del  re  e  della  regina  Cattolici  ;  e  propouevasi  di  affidare  que- 
sta missione  ad  un  marinaio  che  avea  viaggiato  in  Guinea,, 
C(m  simile  incarico  ;  e  diversi  Indiani  di  Guanahani ,  che  si 
trovavano  a  bordo  de'  navigli  spagnuoli ,  consentivano  di 
andare  con  esso  lui ,  a  condizione  che  verrebbero  ricondotti 
poscia  nel  loro  proprio  paese . 

Secondo  i  computi  dell'ammiraglio,  il  luogo  ove  pre- 
sentemente trovavansi  i  Cristiani  era  a  quarantadue  gradi 
a  settentrione  della  linea  equinoziale  (2) ,  a  meno  che  il 
numero  nel  manoscritto,  d'onde  ho  attinto  questo  riscontro, 
non  sia  alterato .  E'  dice  voler  fare  ogni  sforzo  per  trasfe- 
rirsi presso  il  Gran  Gan ,  che  credeva  dimorare  in  questi 
dintorni  o  nella  città  del  Gataio  (3),  attenente  a  questo  prin- 
cipe, che  è,  soggiugne,  potentissimo,  secondo  che  gli  fu 
assicurato  avanti  di  partire  di  Spagna.  —  Finisce  con  dire, 
che  tutto  questo  suolo  è  basso  ma  bellissimo,  e  che  il  mare 
ivi  è  molto  profondo . 


(1)  TtiUa  questa  terra  é   l' Isola  di  CuIm  e  non  la  terra  ferma . 

Las  Casa.s 

(2)  I  quadranti  di  riduzione  di  quest'epoca  segnavano  doppia  altezza;  e  , 
conseguenleniente,  i  43  gradi  ai  quali  l'ammiraglio  dice  trorarsl  a  settentrione 
della  linea  equinoziale,  devon  ridursi  a  2i  grado  di  latitudine  boreale.  QueMo,  in- 
finti, è,  appresso  appoco,  il  paralello  sul  quale  allora  navigava  li  Colombo . 

Navarrete 

(3)  Marco  Polo  descrisse  11  gran  regno  del  Gataio,  sotto  II  qual  nome  cono- 
scesi  la  Qna  anche  al  presente  in  molli  luoghi  dell'Oriente,  come  assicura 
il  dottor  Bobertson,  nelle  sue  Ricerche  ttoriehe  iuU"  India  Ani.  sezione  Ili. 

Navarrbtb 


198  COLOMBO 

Mereoledì,  SI  ottobre 

L' ammiraglio  navigò^  bordeggiando,  tutta  la  notte  del 
martedì .  Vide  mi  fiume  nel  quale  non  potè  entrare  perchè 
la  5ua  imboccatura  era  troppo  poco  profonda  ;  gP  Indiani 
però  credevano  che  i  vascelli  potessero  entrarvi  colla  stessa 
facilità  delle  loro  canoe . 

Proseguendo  il  suo  cammino  trovò  un  capo  che  avanza- 
vasi  molto  in  mare ,  ed  era  attorniato  di  bassi  fondi  (1) . 
Vide  una  baia  capace  per  i  piccoli  navigli ,  ma  non  potè  pe- 
netrarvi perchè  il  vento  era  totalmente  settentrionale  (2)  j 
e  tutta  questa  costa  s*  estende  da  settentrione  maestrale  a 
scilocco .  Vide  quindi  un  altro  capo  formante  un  prolun- 
gamento ancora  più  considerevole  nel  mare .  —  Per  tutti 
questi  motivi ,  e  siccome  l'aspetto  del  cielo  annunziava  un 
vento  violento ,  fu  costretto  ritornare  nel  fiume  dei  Mari . 

Giovedì,  1  novembre 

Levato  il  sole  l'ammiraglio  inviò  le  scialuppe  a  terra, 
verso  le  case  costrutte  in  questo  luogo .  Le  sue  genti  s' ac- 
corsero che  tutti  gli  abitanti  avevan  presa  la  fuga  ;  nulla- 
dimeno  dopo  qualche  tempo  comparve  un  uomo  .  L' am- 
miraglio ordinò  che  fosse  lasciato  rassicurarsi ,  laonde  le 
barche  se  ne  ritornarono  alle  navi  •  Dopo  la  colazione  in- 
viò a  terra  uno  degli  Indiani  che  aveva  a  bordo  ;  e  tosto  che 
questo  ultimo  scorse  colui  onde  abbiamo  parlato ,  gli  gridò 
da  lunge  che  non  avesse  paura,  poiché  questi  stranieri  era- 
no buona  gente ,  né  facevan  male  a  veruno  e  non  erano 


(1)  Questi  luoghi  sono  la  Boca  di  Carabelai  grandes  (imboccatura  delle 
grandi  Cara\elle  ) ,  e  la  punla  del  l^aierniUo .  Natakrbte 

(2)  Da  quanto  qui  dice  del  vento  che  aveva ,  rilevasi  certamente  che  II  Co- 
lombo navigava  allora  lunghesso  la  costa  dell'  isola  di  Cuba .  Las  Càsas 


PRIMO    VIAGGIO  199 

«additi  del  Gran  Can  ;  ma  che  al  contrario ,  avevano  fatti 
molti  regali  nelle  diverse  isole  pelle  quali  erano  passati .  Si 
gettò  quindi  a  nuoto  e  giunse  a  terra  ;  due  Indiani  che  com- 
parvero il  preser  ciascuno  sotto  le  braccia,  e  lo  condussero 
ad  una  casa ,  ove  ottennero  da  lui  informazioni  ;  e  quando 
furono  certi  che  non  sarebbe  fatto  a  loro  alcun  male,  rassi- 
curaronsi  e  venner  tosto  in  buon  numero  alla  squadra , 
montati  sopra  sedici  piroghe  o  canoe  ;  portavano  cotone  G- 
,Iato  e  molti  piccoli  oggetti . 

L' ammiraglio  ordinò  di  non  prender  nulla,  affinchè  sa- 
pessero che  non  rìcercavasi  altro  che  oro,  da  essi  chiamato 
nucay  ;  cosi  per  tutto  il  resto  del  giorno,  gl'Indiani  anda- 
rono e  vennero  da  terra  al  vascello  e  dal  vascello  a  terra,  e 
vari  Cristiani  eziandio  vi  si  trasferirono  in  piena  sicurtà . 
L'  ammiraglio  non  vide  oro  sopra  nessuno  di  essi,  ma  dice 
che  uno  portava  un  pezzetto  d*  argento  lavorato  sospeso 
sotto  il  naso,  il  che  fu  per  lui  segno  che  questo  metallo 
trovavasi  nell'  isola  » 

Questi  Indiani  fecero  pure  conoscere  con  segni,  che  avan- 
ti tre  giorni  molti  mercatanti  verrebbero  alla  squadra  per 
comprare  gli  oggetti  che  i  Cristiani  apportavano ,  perchè 
avevano  inviato  diversi  di  loro  per  tutta  la  contrada ,  per 
annunziarvi  l' arrivo  dell'  ammiraglio  ;  e  dettero  ad  esso  no- 
velle del  re  di  questo  paese,  il  quale,  per  quanto  potè  com- 
prendere dai  loro  segni ,  dimorava  lontano  quattro  giornate 
da  quel  luogo. 

*  Questi  Indiani ,  dice  1'  ammiraglio ,  sono  della  stessa 
B  specie  di  quelli  che  abbiamo  lino  al  presente  trovati  ; 
B  hanno  gli  stessi  costumi  e  le  medesime  usanze,  ed  ignoro 
*  se  abbiano  alcun  culto .  Fin  qui  non  ho  veduto  fare  a 
>  quelli  che  adduco  nessuna  preghiera*,  ma  dicono  bene  il 


200  COLOMBO 

B  Salve  e  V  Ave  Maria  colle  mani  alzate  al  cielo  come  Tien 
»  loro  insegnato ,    e  si  fanno  il  segno  della  croce  • 

»  Questi  Indiani  hanno  un  solo  e  stesso  linguaggio,  e  son 
»  tutti  amici  e  van  nudi  come  gli  altri. —  Credo  che  tutti 
B  questi  paesi  non  sieno  che  isole,  gli  abitanti  delle  quali 
»  sono  in  guerra  col  Gran  Can,  che  appellano  Cavila  ^  e 
>  danno  al  suo  regno  il  nome  di  Bafan  » . 

Ecco  ciò  che  dice  l' ammiraglio ,  ed  aggiugne  che  il  fiu- 
me è  profondissimo ,  e  che  i  bastimenti  possono  accostarsi 
alla  sua  imboccatura  fino  a  terra,  col  loro  equipaggio.  L'ac- 
qua dolce  non  vi  si  trora  che  ad  una  lega  dal  mare  ;  ma  è 
dolcissima  • 

>  E  certo,  aggiunge  V  ammiraglio,  esser  questa  la  terra 
»  ferma,  e  che  io  sono  davanti  a  Zaytoe  Guinsay,  alla  di- 
»  stanza  di  cento  leghe  (1),  o  più  o  meno,  dalP  una  e  dal- 
»  r  altra  di  queste  due  città  ;  e  ciò  è  ben  dimostrato  dal  ma- 
»  re ,  onde  le  correnti  procedono  in  altro  modo  di  quello 
»  non  facessero  fin  qui  ;  e  ieri  andando  a  maestrale ,  tro- 
»   vai  che  faceva  freddo . 

Venerdì ,  %  noTemlire 

L'ammiraglio  risolvè  d'inviare  a  terra  due  spagnuoli: 
uno  era  Rodrigo  di  Jerez  ,  che  dimorava  ad  Ayamonte  : 
l'altro  appellavasi  Luigi  di  Torres ,  ebreo,  che  era  stato 
familiare  del  governatore  di  Murcia ,  e  sapeva ,  diceano  , 
1'  ebraico ,  il  caldeo ,  ed  anche  un  poco  V  arabo .  Ed  in- 
sieme a  loro  inviò  due  indiani ,  uno  de'  quali  era  di  Gua- 


co Non  comprendo  questo  confuso  linguaggio.  Las  Casas 

Siccome  l' ammiraglio  era  persuaso,  che  questa  terra  fosse  1*  estremità  del 

continente  dell'India,  egli  quindi  credeva  di  essere  distante  cento  leghe  dalle 

cit(à  che  ella .  Marco  Polo  b  la  descrizione  di  Guinsay  o  Giunsay^  al  cap.  98 

(Iella  rebzione  del  suo  Viaggio .  Natarrite 


PRIMO   VIAGGIO  iOl 

nahani,  e  l'altro  era  di  uno  di  quei  borghetti  situati  sulle 
rive  di  questo  fiume.  Dette  loro  collane  di  perle  perchè  si 
e  omprassero  da  mangiare  se  per  avventura  lor  mancassero 
i  vivente  stabifì  pel  loro  ritomo  un  termine  di  sei  giorni. 
Consegnò  loro  campioni  di  spezierie  perchè  indagassero  se 
ve  ne  fossero  delle  simili ,  e  gl'istmi  minutamente  intorno 
a  quanto  dovevano  fare  per  ottenere  informazioni  sul  re 
di  questo  paese  e  su  ciò  che  dovevano  dirgli  da  parte  del 
re  e  della  regina  di  Gastiglia,  e  da  parte  dell'ammiraglio 
che  gli  inviava  per  rimettergli  a  nome  dei  detti  principi  le 
loro  lettere  ed  un  regalo,  collo  scopo  di  ccmoscer  lo  stato 
del  suo  impero  e  sua  possanza ,  per  legare  amistà  con  lui  e 
rendergli  tutti  i  servigi  che  potrebbe  da  essi  desiderare,  ec. 

Raccomandò  loro  di  raccogliere  ragguagli  su  certe  Pro- 
vincie, su  certi  porti  e  fiumi  intomo  ai  quali  l' ammiraglio 
aveva  alcuni  dati  ;  di  conoscere  a  quale  distanza  erano  dai 
suo  ancoraggio ,  ec.  ec. 

Qui  r  ammiraglio  misurò,  in  questa  notte,  l'altezza  del 
polo  con  un  quarto  di  riduzione ,  e  trovò  essere  al  grado 
42  (1)  dalla  linea  equinoziale:  dice  che  trovò  secondo  il 
suo  conto  di  aver  egli  fatte  dall'  isola  del  Ferro  mille  cento 
quarantadue  leghe  (2) ,  ed  assicura  nuovamente  che  il  luo- 
go in  cui  è  attiene  alla  terra  ferma  • 

Sabato ,  S  navemlirc 

Nel  mattino,  l'ammiraglio  entrò  nella  scialuppa,  e  sic- 
come il  fiume  forma  alla  sua  imboccatura  un  gran  lago 
che  produce  uno  straordinarissimo  e  profondissimo  porto, 

(1)  ciò  è  bbo  percliè  Cirt»  non  è  chea grtdi.  Las  Casas 

Deresl  Intendere  la  doppia  altezza .  Vedi  di  sopra  la  nostra  nota  su  questo 

Sargomento.  Navarrete 

(2)  La  vera  disuma  percorsa  ere  di  I105  teghe .  Nataerbte 

I.  26 


202  COLOMBO 

in  niun  conto  ingombro  da  pietre ,  ed  avente  da  ciascun 
Iato  una  spiaggia  ben  vestita  di  alberi  e  cemodissima  per 
accomodare  i  vascelli  suUa  costa,  onde  procedere  alla  loro 
riparazione  ed  al  lor  pulimento ,  rimontò  il  iume  infino  a 
che  non  ne  trovò  l' acqua  dolce ,  appresso  a  poco  a  due  le- 
ghe dalla  foce . 

Ascese  quindi  sur  un  monticello,  per  scoprire  un  poco 
il  paese ,  ma  non  potè  veder  nulla  a  causa  delle  grandi  bo- 
scaglie ,  che  erano  freschissime  e  molto  odorifere ,  per  cui 
credette  che  ivi  fossero  certamente  piante  aromatiche . 

Dioe  che  tutto  ciò  che  vedeva  era  cosi  magnifico ,  che 
i  suoi  occhi  non  potevan  sariarsi  d' ammirare  tante  bel- 
lezze ,  ed  i  suoi  orecchi  d'intendere  il  canto  di  vaghissimi 
augelletti.  In  quel  giorno,  alcune  piroghe  o  canoe  vennero 
ai  vascelli  per  scambiare  gomitoli  di  cotone  filato  ed  alcu- 
ne reti  di  quelle  nelle  quali  gì'  Indiani  dormono ,  che  sono 
amache  o  brande  . 

Domenica ,  4  navembre 

Allo  spuntare  dell'aurora,  l'ammiraglio  entrò  nella 
scialuppa ,  e  discese  a  terra  per  cacciare  ed  uccidere  al- 
cuni uccelli  che  aveva  veduti  il  giorno  avanti .  Al  suo  ri- 
torno Martino  .Alonso  Pinzon  gli  si  fece  incontro  con  due 
pezzetti  di  cannella ,  e  dissegli  che  un  Portoghese ,  che  era 
nel  suo  vascello ,  avea  veduto  un  Indiano  che  ne  portava 
due  grossissimi  mazzi  che  non  avea  voluto  acquistarla  per 
non  incorrere  nella  pena  dall'ammiraglio  inflitta  contro 
chiunque  facesse  baratti  ;  e  narrava  inoltre  che  quell'  In- 
diano portava  delle  bacche  rosse  grosse  come  noci . 

Anche  il  secondo  ufiBziale  di  manovra  della  Pinta  disse 
aver  trovati  alberi  da  cannellate  l'ammiraglio  si  resedi 
presente  nei  luoghi  indicati ,  e  trovò  ciò  non  esser  vero.  Mo- 


PRIMO   VIAGGIO  203 

strò  ad  alcuni  Indiani  i  campioni  della  cannella  e  del  pepe , 
che  aveva  portati  di  Gasliglia ,  e  dice  che  li  riconobbero  e 
gr indicarono  con  segni,  trovarsi  presso  quel  luogo  alla 
volta  di  libeccio  molte  di  queste  produzioni .  Presentò  loro 
oro  e  perle  9  e  i  vecchi  risposero  che  l'oro  trovavasi  in 
quantità  in  un  luogo  che  chiamarono  Bohio  (1),  soggiu- 
gnendo ,  che  gli  abitanti  lo  portavano  al  collo ,  alle  orec- 
chie ,  alle  braccia ,  alle  gambe ,  e  che  là  vi  si  trovavano 
pare  delle  perle .  Intese  inoltre  eh'  eglino  diceano  esservi 
in  quel  paese  grandi  navigli  e  mercatanzie ,  e  che  tutto  ciò 
rimanea  alla  volta  di  libeccio  ^  che  eranvi  uomini  con  un 
solo  occhio  ed  altri  col  muso  di  cane ,  i  quali  mangiavano 
gli  altri  Indiani,  e  che  tosto  che  ne  prendevano  uno,  lo 
decapitavano  bevevano  il  suo  sangue ,  e  gli  tagliavano  le 
parti  genitali. 

L' ammiraglio  risolse  di  ritornare  a  bordo ,  e  d' attender- 
vi i  due  uomini  che  aveva  inviati ,  per  decidersi  quindi  di 
andare  in  cerca  di  questa  contrada  nel  caso  che  i  detti 
espressi  non  fosser  latori  di  buone  novelle  circa  al  soggetto 
della  loro  escursione .  —  L' ammiraglio  dice  inoltre . 

»  Queste  genti  sono  docili ,  timide ,  paurosissime,  e  nu- 
*  de ,  come  ho  già  detto  ;  non  hanno  armi ,  e  non  vanno 
»  soggette  ad  alcuna  legge .  Questi  paesi  sono  fertilissimi  ; 
B  producono  in  gran  copia  di  mames ,  che  rassomigliano  a 
»  carote  (2) ,  hanno  il  sapore  delle  castagne  e  sono  dagli 


(I)  crindiani  di  queste  isole  appellavano  bohio  le  case,  ed  é    perciò  che 

credo  che  l' ammiraglio  non  comprendesse  bene ,  poictiè  dovrebbe  qui  parlare 

dell'isola  Spagouola  ,  che  dessi  appellavano  Haiti.  Las  Casjls 

(3)  Le  qje  o  paiate  »  non  sono  altro  che  le  mames  onde  qui  è  questione . 

Las  Casas 
Oviedo  nella  sua  Storia  Naturale  delle  Indie ,  cap.  82 ,  distingue  le  aje 
dalle  patate  :  le  afe ,  egli  dice ,  sono  di  un  color  violetto  pendente  al  turchi- 
no; le  patate  sono  più  scure  e  migliori  :  ne  dà  ad  esse  II  nome  di  mamee. 

Navarrbtk 


204  COLOMBO 

»  abitanti  coltivate  con  molta  cara ,  come  i  faginoli  :  que- 
»  ste  terre  producono  eziandio  fave  di  specie  differenti  dalle 

*  nostre ,  molto  cotone  senza  che  sia  seminato ,  ma  che 
r>  prodncesi  naturalmente  nelle  montagne,  su  grandi  alberi; 

*  e  credo  che  lo  raccolgano  in  ogni  tempo,  perchè  vedo  sor 
»  un  medesimo  albero  cassule  aperte ,  altre  che  s' aprono, 
»  ed  altre  in  flore .  Questo  paese  produce  inoltre  mille  al-       i 

*  tre  specie  differenti  di  frutta,  che  m'è  impossibile  descri- 
»  vere;  e  tutte  queste  produzioni  denno  essere  di  un  gran 
»  vantaggio .  »  —  Smio  queste  le  proprie  parole  deirammi- 
raglio . 


Lunedi,  5  noTemlire 

Allo  spuntar  del  giorno  ,  l' anuniraglio  fece  arrenare  sul 
lido  e  riparare  il  suo  naviglio,  unitamente  agli  altri;  non 
però  tutti  insieme  ,  di  modo  che  ne  restassero  sempre  due 
per  la  sicurtà  degli  equipaggi,  quantunque,  egli  dice, 
quelle  genti  fossero  incapaci  di  qualunque  ostile  azi<me,  e 
avesse  potuto  quindi  senza  pericolo  fare  arrenare  tutti  i 
navigli  insieme  per  essere  risarciti  • 

In  questo  mentre  1'  uifiziale  della  manovra  della  Nina 
venne  a  dimandare  una  ricompensa  all'ammiraglio ,  per- 
chè aveva  scoperto  della  gomma  di  lentisco ,  ma  non  ne 
recava  in  alcun  modo  il  campione ,  per  averlo  perduto  : 
P  anuniraglio  glie  la  promise ,  ed  incaricò  Rodrigo  Sanchez 
e  il  mastro  Diego  di  andare  a  visitare  le  piante  sulle  quali 


Il  mammea  o  il  mammei  cresce  nelle  Antille  ;  Il  suo  frutto ,  che  è  ordì- 
nariamente  della  forma  e  grossezza  di  una  mela ,  diviene  squisito ,  se  le  sia 
tolta  la  buccia ,  la  quale'è  amarissima .  Mirasi  su  tutte  le  tavole  In  quelle  isole. 
Coi  fiori  di  questa  pianta  si  b  pure  un  eccellente  liquore ,  che  gli  abitami  del 
paese  chiamano  aeqtia  di  creolo . 

Nota  estratta  dal  Dizionario  ragionato  e  compendiato  di  Storia  Natwrale 
redatto  da  antichi  professori  francesi; Parigi,  edit. Fournier,  1807.— Roqcbttk 


PRIMO  VIAGGIO  205 

trova  vasi  :  e  portarono  infatti  un  po'di  questa  gomma ,  che 
l'ammiraglio  serbò  per  presentarla  al  re  ed  alla  regina,  in- 
sieme con  alcuni  rami  dell'  albero  che  la  produceva  ^  e  dis- 
se, che  era  vero  mastice  o  gomma  di  lentisco  (1),  ma  che 
bisognava  raccoglierla  in  tempo  convenevole ,  e  che  po- 
trebbesene  cavare  da  questi  contomi  più  di  mille  quintali 
l'anno. 

Trovò,  a  quanto  ei  dice ,  molto  legno  che  parvegli  esser 
legno  d' aloe  :  quindi  aggiugne  ,  che  questo  porto  dei  Ma- 
ri (2)  è  uno  dei  migliori  del  mondo,  che  ivi  l'aere  è  ec- 
cellente ,  e  gli  abitanti  sono  docilissimi ,  eh'  è  dominato  da 
un  capo  sassoso  molto  elevato ,  e  proprio  alla  costruzione 
di  un  forte ,  ove  i  mercatanti  sarebber  difesi  dagli  attacchi 
delle  altre  nazioni,  se  il  paese  offrisse  ricchezze,  e  divenis- 
se tanto  importante  da  renderne  indispensabile  la  costru- 
zloiie  •  Ed  aggiugne  ancora  :  »  Che  sia  fatta  la  volontà  del 
»  Signore ,  nelle  cui  mani  sono  tutte  le  vittorie .  » 

Riferisce ,  che  un  indiano  fece  loro  intendere  per  segni, 
che  la  gomma  era  buona  pei  dolori  di  stomaco . 

martedì,  6  novembre 

Narra  l' ammiraglio ,  che  nella  notte  d' ieri ,  i  due  uo- 
mini ,  che  aveva  inviati  per  esplorare  l' intemo  della  con- 


ci) Il  leotteco  cresce  iwturalmeote  nelle  più  calde  contrade  del  contlneote. 
Ifi  non  perde  mai  le  sue  foglie;  ma  Delle  regioni  anche  temperate  è  sensibi- 
lissimo al  ghiacci.  ColUyasI  soprattutto  neli'Isohi  di  Chlo,  ove  ne  traggono  il 
Moiffef ,  resina  famosa,  ed  usitaiissima  in  Turchia.—  li  più  bel  mastice  è  in 
piccoli  chicchi,  chiari,  trasparenti,  di  color  bianco  gialliccio  e  di  gradevole  odo- 
re, e  producesl  naturalmente,  o  cola  dalle  Incisioni  che  vengono  faue  all'al- 
bero. U  sua  raccolta  dura  per  intervalli  tutta  la  sUle.—  Gii  abitanti  dell'  isola 
di  Ohio ,  e  le  donne  turche,  lo  masticano  continuamente ,  per  dare  al  loro  flato 
odore  di  balsamo ,  fortiflcar  le  gengive,  ed  imbiancare  i  denti .  Roqubttb 

(2)  Deve  essere  Baracoa .  Las  Casas 

Non  può  essere  altro  luogo  che  ìa$  Nuewtat  del  Principe .    Navarrbtb 


20«  COLOMBO 

trada  scoperta^  furono  di  ritomo  e  dissero,  che  dopo  aver 
fatte  dodici  leghe,  avevano  trovato  un  villaggio  di  cinquanta 
case  (1)  tanto  vaste ,  che  potevano  contenere  mille  abitan- 
ti ,  sendochè  molti  coabitavano  sotto  il  medesimo  tetto  : 
queste  case  rassomigliano  a  grandi  tende  da  guerra. — Dis- 
sero pure  di  essere  stati  ricevuti  dagli  abitanti  secondo  il 
loro  costume ,  vale  a  dire  colla  maggiore  solennità,  e  che 
tutti  gli  uomini  e  tutte  le  donne  eran  venuti  a  vederli  ;  che 
erano  stati  alloggiati  nelle  migliori  case  ;  che  gP  Indiani 
baciaron  loro  i  piedi  e  le  mani ,  che  sembravano  colpiti  di 
ammirazione ,  e  facevano  loro  comprendere  di  crederli  di- 
scesi dal  cielo;  e  che,  infine,  gli  offerivano  da  mangiare  di 
ciò  che  avevano . 

I  due  spagnuoli  raccontarono,  che  appena  arrivati,  i 
più  distinti  del  villaggio  gli  portarono  sulle  loro  braccia 
alla  casa  principale ,  presentarono  loro  sedie  sulle  quali  gli 
fecero  sedere ,  e  che  tutti  gli  abitanti  s' assisero  per  terra 
attorno  di  loro  •  U  indiano  che  avevali  accompagnati  fece 
conoscere  agli  altri  Indiani  la  maniera  di  vivere  dei  cristia- 
ni, assicurandoli  che  erano  buona  gente. — Quindi  ritiratisi 
gli  uomini,  entrarono  le  donne:  presero  la  stessa  positura  at- 
torno di  essi,  baciarono  loro  e  piedi  e  mani,  e  gli  palparono 
per  sentire  se  erano  di  ossa  e  carne  come  loro  stesse  :  final- 
mente pregaronli  di  restare  con  esse  almeno  cinque  giorni. 
I  due  spagnuoli  mostrarono  a  quella  gente  la  cannella , 
il  pepe  e  le  altre  spesierie,  che  l'ammiraglio  avea  loro  date , 
e  gr  Indiani  fecero  loro  intendere,  con  segni,  che  eranvene 
gran  quantità  nelle  vicinanze  di  quel  luogo ,  dalla  parte  di 
libeccio ,  ma  che  colà  ove  trova vansi  ignoravano  se  ve  ne 
fossero.  —  Riconobbero  che  questi  selvaggi  avevano  poche 

(1)  Deve  essere  la  città  del  Principe  oppure  del  Bayamo.        Navarrete 


PRIMO  VIAGGIO  »7 

citlà^  e  s'accorsero,  che,  se  avesser  volato  consentir  vi,  più 
di  cinquecento  persone  ,  tra  nomini  e  donne,  sarebbero  ve- 
nati ad  accompagnarli ,  perchè  credevano  che  ritornassero 
al  cielo. 

Nnlladimeno  e' farono  accompagnati  da  uno  de' principali 
del  borgo  da  un  suo  figlio  e  da  un  suo  servo,  ai  quali  l'am- 
miraglio fece  la  migliore  accoglienza  e  conferì  con  essi,  indi- 
candogli levarle  isole  che  ivi  in  quei  contomi  trova  vansi. — 
Egli  avrebbe  desiderato  condurli  al  re  ed  alla  regina,  ma  di- 
ce di  non  sapere  qual  caprìccio  s' impossessasse  di  questo 
indiano ,  che ,  per  paura  certamente ,  volle  di  notte  tempo, 
ritornarsene  al  suo  villaggio  ;  e  l' ammiraglio  aggiugne,  che 
avendo  il  suo  bastimento  in  stato  di  risarcimento  a  terra, 
e  non  volendolo  scontentare,  lasciollo  andare,  dopo  eh'  eb- 
be promesso  di  ritornare  allo  spimtar  del  giorno^  ma  non 
fu  più  riveduto . 

I  due  cristiani  trovaron  per  via  molte  genti,  che  ritorna- 
yano  nei  loro  villaggi ,  e  tanto  gli  uomini  come  le  donne  te- 
nevano tutti  in  mano  un  carbone  acceso  e  delle  erbe  per 
profumarsi,  come  erano  usi  di  fare  (1).  Non  trovarono  pella 


(I)  Anclie  nella  Storia  delle  Indie,  scriiu  dal  vescovo  Las  Casas,  cap.  sa , 
leggesi  questa  circostanza  ,  che  è  citata  con  più  particolarità . 

•  Questi  due  cristiani  trovarono ,  egli  dice ,  per  la  via  molta  gente ,  tanto 

•  uomini  che  donne ,  che  andavano  alle  loro  capanne  ;  gli  uomini   portavano 

•  sempre  in  mano  un  carbone  acceso  e  certe  ert>e  per  profumarsi .  Erano  erbe 

•  secche  chiuse  In  una  foglia  ugualmente  secca,  accomodata  In  forma  di  quei 

•  fuocbelli  d'artifizio  onde  lanno  uso  i  ragaul  nel  giorno  della  Pentecoste.. Era- 

•  no  accesi  ad  una  estremità,  mentre  che  succiavano  l'altra  e  l'assorbivano  ;  e 
»  bevendo  internamente  per  aspirazione  II  fumo,  gli  addormentava  ed  ubriaca- 

>  vagli  per  così  dire  per  le  narici  :  in  tal  modo  non  sentivano  quasi  la  fatica  . 

•  Quelle  specie  di  fuochetti,  che  noi  cosk  chiameremo ,  si  appellano  nella 

•  loro  lingua  tabaeot.    Io  ho  conosciuti  alcuni  Spagnuoli  In  quest'isola  Spa- 

>  gnuola,  che  s' abituarono  a  farne  uso,  e  siccome  facevansi  loro  del  rimpro- 

•  veri  su  ciò,  dicendogli  che  era  male,  rispondevano  che  non  potevano  abban- 
»  donare  quella  abitudine  ;  Ignoro  qual  fovore  e  qual  bene  ne  ritraessero . 


I 


I 


208  COLOMBO 

via  alcun  yillaggio  che  fosse  composto  di  più  di  cinque  ca- 
se, e  ricevevano  dovunque  la  stessa  accoglienza.  Videro 
molte  specie  di  alberi ,  di  erbe  e  di  fiorì  [odorìferanti  ;  os- 
servarono diverse  varietà  dì  uccelli ,  differenti  da  quelli  di 
Spagna ,  eccetto  le  pernici  e  gli  usignuoli ,  che  cantava- 
no (1),  e  delle  oche,  le  quali  sono  molto  abbondanti  in  que- 
sto luogo.  I  cani ,  che  non  abbaiavano,  furono  i  soli  ani- 
mali quadrupedi  che  scorsero  • 

La  terra  è  fertilissima ,  coltivatissima ,  e  seminata  di 
mames ,  di  fagioli ,  di  fave  differentissime  dalle  nostre ,  e  di 
panico .  Videro  pure  molto  cotone  rozzo ,  filato  e  lavorato , 
e  ne  trovarono  in  una  sola  casa  più  di  cinquecento  arrobi 
di  Spagna  (2) ,  il  che  fece  loro  credere  potersene  colà 
raccogliere  tutti  gli  anni  quattro  mila  quintali .  L' ammi- 
raglio dice ,  che  ei  credeva  che  non  lo  piantassero ,  e  che 
fruttasse  tutto  l' anno  :  è  finissimo ,  e  la  cassula  che  lo  con- 
tiene è  grossissima .  Queste  genti  davano  a  vii  prezzo  quan- 
to avevano ,  a  segno  tale  che  barattavano  una  gran  cesta  di 
cotone  per  poche  dita  di  nastro ,  o  per  qualunque  altra  cosa. 

Queste  genti ,  continua  1'  ammiraglio ,  sono  senza  mali- 
zia e  poco  bellicose  ;  uomini  e  donne  van  nudi  come  quan- 
do vennero  al  mondo  :  però  queste  ultime  portano  un  pez- 
zetto di  cotone  che  cuopre  loro  le  parti  sessuali,  ma  non 
più  :  son  facilissime  dei  loro  favori ,  e  di  colore  non  troppo 
nero ,  anche  molto  meno  di  quelle  delle  Canarie . 

»  Sono  convinto ,  serenissimi  prìncipi ,  dice  T  ammira- 
»  glio ,  che  tosto  che  persone  devote  e  religiose  intenderan- 

•  Tale  è  rorigine  de'nostri  sigari.— Chi  averebbe  aUora  creduto  che  l' luo 
»  ne  divenisse  sì  comune  e  sì  generale,  e  che  su  questo  ozio  novello  e  singo- 
*  lare  stablllrebbesi  una  delle  più  lucrose  rendite  per  lo  slato?  •     Navarrbts 

(1)  L'usignuolo  propriamente  detto  non  esiste  in  America,  ma  vi  sono  una 
folla  di  uccelli  di  becco  sottile,  che  han  potuto  esser  presi  per  quello  .   Cuviba 

(1)  Circa  11600  libbre  di  Francia  .  RoQvnrB 


_  i 


PRIMO    VIAGGIO  209 

no  il  loro  linguaggio ,  queste  genti  diverranno  tutte  cri- 
stiane .  Spero  9  colla  grazia  di  Dio ,  che  le  Altezze  Vo- 
stre si  decideranno  prontamente  ad  inviarcene ,  per  riu- 
nire alla  Chiesa  cosi  grandi  popoli,  e  convertirli  alla  fe- 
de j  nel  modo  stesso  che  avete  distrutto  quelli  che  non 
han  voluto  confessare  il  Padre ,  il  Figliuolo  e  lo  Spirito 
Santo,  e  che  quando  terminerete  la  carriera  terrena  (  poi- 
ché Siam  tutti  mortali  ) ,  la  più  grande  tranquillità  re- 
gnerà nei  vostri  Stati ,  resi  liberi  dall'  eresia  e  dalle  mal- 
vagie dottrine ,  e  le  anime  vostre  saranno  ricevute  al  co- 
spetto dell'  Ente  Supremo ,  che  supplico  perì)  vi  accordi 
lunga  vita,  che  aggiunga  ai  vostri  Stati  maggiori  regni  e 
signorie  e  concedavi  volontà  e  disposizione  d' aumentare 
la  santa  religione  cristiana  come  infino  al  presente  avete 
fatto  :  e  cosi  sia .  —  Adesso  ho  rimesso  il  bastimento  a 
galla  ^  e  mi  dispongo  a  partire  per  giovedì,  in  nome  di 
Dio ,  alla  volta  di  libeccio ,  ove  vado  in  cerca  d' oro  e  di 
spezierie ,  e  a  scoprir  terre .  » 
Queste  sono  le  proprie  parole  dell'ammiraglio,  che  si  ri- 
prometteva partire  il  giovedì;  mai  venti  spirando  contrari, 
e'  non  potè  spiegare  le  vele  pria  del  12  novembre. 

Lunedì,  13  novembre 

L' ammiraglio  partì  dal  porto  e  fiume  dei  Mari  alla  fine 
del  quarte  dell'alba,  per  trasferirsi  ad  un'isola,  la  quale, 
al  dire  degli  Indiani  che  lo  accompagnavano ,  appeliavasi 
Babeque(l),  e  dove,  dietro  i  loro  segni,  gii  abitanti  racco- 
glievano la  notte  dell'oro  di  sulla  piaggia,  al  lume  di  moc- 
coletti ,  e  ne  facevano  quindi  a  colpi  di  martello  delle  ver- 


(1)  Gli  Indiani  apfiellavano  isola  Babeque  o  Bohio,  lacusla  della  terra  feima, 
i'be  pur  cuiiosccvano  sullo  il  nome  di  Caritaba .  Natarabte 


I.  il 


210  COLOMBO 

I 

gbe  ;  e  soggi ugne vano  ^  che  per  arrivarvi  bisognava  diriger 
la  prora  a  levante  un  quarto  verso  scilocco . 

!  Dopo  aver  fatte  otto  leghe  lunghesso  la  costa,  paroglisi 

davanti  un  flume  ;  e  quattro  leghe  più  lunge  ne  scorse  un        | 
altro  9  che  di  tutti  quelli  che  avea  (ino  allora  trovati  sem- 
brava  più  considerevole  e  grande  :  ma  non  volle  fermar-        j 
si ,  ne  entrare  in  alcuno  di  essi ,  per  due  considerazio- 
ni :  —  la  prima,  e  la  principale,  perchè  il  tempo  ed  il  vento        < 

\        erano  favorevoli  per  andare  in  cerca  della  delta  ìsola  di        \ 
Babeque;  V  altra ,  perchè ,  se  veramente  esisteva  sulle  coste        i 
del  mare  qualche  città  famosa  e  popolatissima,  e'  1'  a\Tebbe 
distinta .  E  rifletteva  eziandio ,  che  per  rimonttare  le  rivie- 
re, ci  volevano  piccoli  navigli ,  mentre  i  suoi  erano  troppo 
grandi  ;  che  cos\  perderebbe  molto  tempo,  perchè  la  sco- 

I  I 

perta  di  simili  fiumi  è  cosa  che  bisogna  fare  separatamente .        j 

!  Questa  costa  era  popolatissima ,  soprattutto  presso  del        1 

j  ' 

I        fiume ,  che  nominò  lìume  del  Sole  (1) .  Dice,  che  il  giorno  | 

avanti,  domenica,  avea  creduto  che  convenisse  prendere  al-  i 

i        cuni  abitanti  de'lidi  di  questa  riviera  per  presentarli  ai  regi 

(battolici,  perchè  apprendessero  il  nostro  linguaggio ,  e  pò-  j 

tessero  quindi  istruirci  intorno  a  quanto  era  in  questo  paese  ;  i 

di  guisa  tale  che  sarebbero  divenuti  gì'  interpreti  dei  Cri-  i 

i        stiani ,  ed  averebbero  al  tempo  stesso  adottate  le  nostre 

I 

abitudini  e  la  nostra  fede:  —  *  perchè  vedo  e  so ,  soggiugne 
»  l' aiì  miraglio ,  che  queste  genti  non  hanno  alcun  culto, 
>  che  non  sono  idolatri,  ma  al  contrario  docilissimi^  igno- 
'  »  rano  il  male,  né  sanno  uccidersi  gli  uni  cogli  altri,  né 
•  privarsi  della  loro  libertà;  perchè  sono  senz'  ariiii,  e  cosi 
»  timorosi,  che  uno  di  noi  bastii  per  farne  fuggire  un  cen- 


(I)  Il  porlo  ckc  il  Culonibu  appellò  porlo  dei  Soie  »  deve  essere  quello  cbe 
osgi  chiamano  Porlo  dei  Padre.  Navarretb 


PRIMO   VIAGGIO  III 

•  linaio,  anclie  ruzzando  con  essi:  —  sono  creduli,  sanno 

>  che  ci  È  UD  Dio  nel  cielo ,  e  sono  convinti  che  noi  siamo 

•  discesi  di  colassii.  Se  noi  diciamo  loro  di  fare  qualche 

•  preghiera ,  dispon^onsi  subilo  a  farla ,  rome,  per  esem- 

•  pio,  il  sefjno  della  croce  >^  ;  per  la  qual  cosa  le  Altezze 

•  Vostre  devon  decidersi  a  farli  cristiani ,  e  credo  che  in- 

•  cominciando,  convertiremo  in  poco  tempo  alla  nostra 

>  santa  religione  moltitudine  ìnlìnita  di  popoli  ;  e  così  le 

•  Vostre  Altezze  avranno  aggiunto  grandi  paesi  ai  loro  Sta- 

>  ti ,  e  la  Spagna  acquisterà  immense  ricchezze  :  perchè  in 

•  queste  contrade  è  molto  oro ,  e  non  senza  ragione  gì*  In- 

•  diani  che  mi  accompa<inano  dicono,  che  in  queste  isole 

>  vi  sono  de'  luoghi  in  cui  scopre&i  V  oro  sepolto  nella 

•  ferra, che  gli  abitanti  ne  portano  al  collo,  alle  orecchie, 

•  alle  braccia  ed  alle  gambe,  dopo  averne  fatti  grossissìmi 

•  anelli. 

■  Vi  sono  pure ,  dicono  essi ,  pietre  preziose  e  perle ,  e 

•  molle  spezierie  ;  e  nel  fiume   dei  Mari ,  d' onde  questa 

>  notte  io  S4HI0  parlilo,  trovasi  senza  dubbio  una  coosidere- 

•  vole  quantità  di  gODuna ,  quantità  che  potrassi  aumentare 

•  quando  vorrassi,  piantando  polloni,  che  all'istante  si 

•  attaccano,  degli  alberi  che  la  producono,  i  quali  sono 

•  numerosissimi  e  grandissimi  :  hanno  il  frutto  e  la  foglia 

•  come  il  k-ntisco ,  <^C4:etlo  che  gli  alberi  e  le  fronde  sono 

•  più  grandi  di  quelli  ond^  parla  Plinio ,  e  che  io  stesso  ho 

•  veduti  nell'isola  dì  Chio,  nell*Arcipelago(l).  Ordinai  di  - 


(I,  Avaiiil  di  venire  io  Pori og* II»  ni  inApigru.  [ICulombo  «%ta  imvIri 
miulo  mito  il  Mir  drl  Ltvanl«  [  V<^I  11  r«p.  4.  dcTla  sua  <ita  ,  KrilU  d>il 
%9a  don  FrrdiDtRdq)  .  Nini 

Vrdi  ti  DOU  del  iMiuille,  A  Mfm  iMCrtti,  Intorno  al  Imtiico, 
tomi  biognOci  mI  Colombo,  che  t^lftUg^fL  Brindilo  di  qoaui  tale 


212 


COLOMBO 


fare  dei  tagli  a  diversi  di  questi  alberi  per  accertarmi  se 
producevano  laresina^e  raccoglierla;  ma  essendo  piovu- 
to tutto  il  tempo  che  sono  stato  nel  detto  fmmc ,  non  ne 
ho  potuta  avere  che  piccolissima  quantità,  la  quale  porto 
alle  Vostre  Altezze.  Forse  ciò  proviene  per  non  essere 
questo  il  tempo  convenevole  alla  incisione  degli  alberi , 
che  è,  io  credo,  al  finire  del  verno,  quando  cominciano 
a  fiorire ,  mentre  ora  hanno  il  frutto  quasi  maturo . 
»  Ritrassi  pure  da  questo  paese  molto  cotone ,  che  sen- 
za bisogno  di  portarlo  in  Spagna,  credo  si  venderà  be- 
nissimo nelle  grandi  città  del  Gran  Gan ,  le  quali  cer- 
tamente scopriremo ,  ed  in  diverse  altre  appartenenti  ad 
altri  grandi  signori ,  che  sarebbero  fortunati  di  servire  le 
Altezze  Vostre  ;  e  potremo  eziandio  portare  in  queste 
città,  per  farne  baratti,  oggetti  di  Spagna  e  de*  paesi 
d'Oriente;  poiché  questi, rispetto  a  noi,  sono  alP Occi- 
dente •  —  Quivi  trovasi  pure  in  copia  P  aloe,  benché  ciò 
non  sia  un  articolo  di  un  commercio  molto  lucroso . 
Quanto  alla  gomma  del  lentisco ,  ella  è  bene  altrimenti 
preziosa,  poiché  non  se  ne  trova  che  nella  detta  isola  di 
Ghio,  ove  credo,  se  la  mia  memoria  non  m'inganna, 
che  ne  ritraggano  cinquanta  mila  ducati . 
»  Esiste  all'imboccatura  di  questo  fiume  il  miglior  porto 
che  io  abbia  fino  al  presente  veduto  ;  proprio ,  largo , 
profondo  ed  in  luogo  sicuro ,  con  un  sito  convenientis- 
simo  per  costruire  una  città  ed  un  forte,  di  maniera  tale 
che  i  vascelli  potrebbero  arrivare  fino  a  pie  delle  mura . 
Il  paese  e  temperato  ed  elevato ,  e  le  acque  sono  buo- 
nissime. 

»  Ieri  una  piroga  venne  a  bordo  del  mio  vascello ,  e 
contenea  sei  giovanotti,  cinque  de' quali  entrarono  nel 
mio  naviglio:  io  ve  li  feci  ritenere ,  e  li  menerò  meco  in 


PRIMO    VI  AGO  IO  213 

»  Spagna.  — Quindi  inviai  alcuni  dermici  ad  una  casa  che 

»  rimane  dalla  parie  occidenUile  del  flume  )  ne  furono  a 

»  me  condotte  sette  donne ,  tra  grandi  e  piccole ,  e  tre 

»  bambini  :  e  voglio  anch'  esse  menarle  via,  perchè  spero , 

»  che  i  miei  Indiani  si  diporteranno  meglio  in  Spagna , 

»  avendo  femmine  del  loro  paese,  che  non  avendone, 

»  essendo  assai  di  sovente  accaduto,  che  condotti  in  Por- 

»  togallo  uomini  della  Guinea ,  perchè  apprendessero  la 

•  lingua  portoghese,  quando  ritornavano  nei  loro  paesi  e 
»  credevasi  trarne  partito,  a  causa  del  buon  trattamento  e 
»  dei  regali  che  erano  stati  lor  fatti  dai  Cristiani,  sida- 

•  vano  alla  fuga  tosto  che  erano  a  terra,  né  più  ricompari- 
»  vano .  Ma  questi  però  non  si  diporteranno  cos\  ;  perchè 
»  avendo  le  loro  donne,  sì  presteranno  ad  eseguire  ciò 
»  onde  sarannoincaricati,  e  queste  donne  insegneranno  alle 
»  nostre  la  lingua  loro,  la  quale  è  una  in  tutte  queste  iso- 
»  le  delle  Indie,  ove  tutti  i  nativi  s'intendono  e  viaggiano 

•  colle  loro  canoe  :  non  è  come  in  Guinea ,  che  vi  sono 
»  mille  dialetti,  i  quali  spesso  non  vengono  intesi  dagli  abi- 
»  tanti  dei  piii  vicini  borghi . 

»  In  questa  notte,  il  marito  di  una  delle  donne,  e  padre 
»  dei  tre  piccini,  un  bambino  e  due  bambine,  venne  a 
»  bordo,  e  mi  pregò  di  permettergli  di  rimanere  con  essi  ; 
»  lo  che  mi  fece  molto  piacere  :  ed  anche  gli  altri  Indiani 
»  ne  furono  consolati ,  d' onde  inferisco  che  sono  tutti  pa- 
»  renti:  il  marito  ha  circa  quaranta  o  quarantacinqueanni.  » 

Queste  sono  le  proprie  espressioni  dell'  ammiraglio .  — 
Dice  eziandio ,  che  faceva  un  poco  freddo ,  e  che  perciì)  non 
conveniva  navigare  di  verno  dalla  parte  di  settentrione  per 
fare  scoperte  (1).  —  Il  lunedi  navigò  (ino  al  tramontar  del 

(1)  Pare  da  quanto  ei  dice ,  che  $e  avesse  navigalo  per  due   giorni  a  borea, 
avrebbe  certamente  scoperto  la  Florida .  Lai  Casas 


214 


COLOMBO 


sole ,  e  fece  dìciotio  leghe  a  levante  un  quarto  verso  sci  - 
locco,  Ano  ad  un  capo  che  egli  chiamò  capo  di  Cuba  (1) . 

lilarÉedI,  13  noTembre 

L' ammiraglio  rimase  tutta  la  notte  in  panna,  come  dicono 
i  marinari ,  ciò  che  è  accomodare  le  vele  in  modo  da  non 
avanzare  colla  nave  né  retrocedere  ;  fece  manovrare  cosi 
perchè  voleva  vedere  una  cala  ,  che  è  una  apertura  di 
montagne,  vale  a  dire  lo  spazio  compreso  fra  due  eminenze; 
al  tramontare  del  sole ,  avea  cominciato  a  scorgere  questo 
porto  chiuso  da  due  grandissime  montagne  (2),  e  sembrava 
che  la  terra  di  Cuba  s' allontanasse  con  quella  di  Bohio , 
come  facevano  intendere  per  segni  gl'Indiani,  che  l'ammi- 
raglio seco  lui  adduceva . 

Al  far  del  giorno,  in  fatti,  e' diresse  le  prode  verso  ter- 
ra,  e  passò  una  punta,  che ,  la  notte  precedente ,  eragli  ap- 
parsa ad  una  distanza  di  due  leghe.  Entrò  in  un  gran  golfo, 
che  era  a  cinque  leghe  ad  austro  libeccio ,  e  glie  ne  resta- 
vano da  fare  altre  cinque  per  giugnere  ad  un  capo,  ove,  in 
mezzo  a  due  grandi  montagne ,  esisteva  un  incavo,  che  non 
potè  riconoscere  assai  esattamente  per  giudicare  se  questo 
fosse  un  porto.  Siccome  desiderava  andare  all'isola  che 
gl'Indiani  appellavano  Babeque,  situata  a  levante  della  po- 
sizione ove  egli  in  quel  momento  trova  vasi,  la  quale  isola, 
a  quanto  egli  credeva ,  dietro  i  ragguagli  che  glie  n'  erano 
stati  dati,  racchiudeva  molto  oro,  e  non  vedendo  veruna 
grande  borgata;  per  guarentirsi  dal  rigore  del  vento,  che  spi- 


ci) Questo  caiH),  secondo  il  viaggio  che  fece  il  Colombo  a  levante,  dopo  uscito 
dal  fiume  dei  Mari ,  deve  essere  la  Punta  delle  lHule  .  Navarmstb 

(2)  Una  di  queste  montagne  era  il  capo  di  Cuba  »  che  appellasi  punta  di 
Mahici  .  Las  Casas 

Queste  montagne  sono  qwlU  del  CrUtàllo  e  quelle  del  Moa.  Natarrbtb 


PRIMOVIAGGIO  215 

rava  con  maggiore  violenza  di  quello  cbe  non  aveva  inOno 
allora  falto,  risolvè  di  tornare  in  alto  mare  e  seguire  il 
rombo  di  levante  col  vento  che  era  settentrionale ,  il  che 
condusse  ad  efletto . 

E' filò  otto  miglia  l'ora-,  e  dalle  dieci  della  mattina ,  ora 
in  cui  prese  questa  direzione,  inflno  al  tramontare  del  sole, 
fece,  alla  volta  di  levante ,  dopo  il  capo  di  Cuba ,  cinquan- 
tasei miglia ,  che  formano  quattordici  leghe.  E  scoprì ,  che 
dal  capo  del  golfo  suddetto,  fino  all'altra  isola  detta  di  Bo- 
hìo,  che  per  lui  era  sotto  vento,  eranvi,  secondo  il  suo  cal- 
colo, ottanta  miglia,  che  formano  venti  leghe;  e  vide ,  che 
le  coste  di  questo  paese  cstendonsi  nella  direzione  di  le- 
vante scilocco  e  di  ponente  maestrale  . 

mercoledì ,  1 4  noTembre 

Tutta  la  notte  d' ieri,  l'ammiraglio  navigò  bordeggiando 
con  molte  precauzioni,  perchè  egli  diceva  che  non  era  pru- 
denza procedere  di  notte  fra  queste  isole ,  pria  d'averle  ben 
riconosciute.  Gli  Indiani  che  seco  lui  adduceva,  ieri,  mar- 
tedì, gli  dissero,  che  dal  fiume  dei  Mari  fino  all'  isola  del 
Babeque ,  eranvi  tre  giornate  ;  per  le  quali  giornate  devesi 
intendere  ir  tragitto,  che  le  loro  piroghe  o  canoe  ponno  fa- 
re da  mattina  a  sera,  ciò  che  è  circa  sette  leghe:  d'altron- 
de il  vento  diminuiva,  e  mentre  l'ammiraglio  volea  se- 
guire la  direzione  di  levante,  e'  non  poteva  procedere  che 
in  quella  del  quarto  dello  scilocco.  Finalmente,  attesi  altri 
inconvenienti  che  l'ammiraglio  qui  enumera,  e' fu  obbli- 
gato di  star  fermo  infino  alla  mattina  della  dimane. 

Comparso  il  giorno,  si  decise  di  cercare  un  porto,  perchè 
il  vento ,  di  settentrionale  che  era ,  divenne  grecale  ;  e ,  nel 
caso  in  cui  non  ne  avesse  ritrovato  alcuno,  previde  la  ne- 
cessità di  retrocedere  ai  porti  che  lasciava  nell'isola  di 


2I«  COLOMBO 

Cuba.  Giunse  presso  la  terra,  dopo  aver  fatto,  in  questa  not- 
te, ventiquattro  miglia  a  levante  un  quarto  verso  scilocco; 
corse  ad  austro  (1)  • . . .  migiiainflno  a  terra,  ove  vide  molte 
aperture,  isolotti  e  porti,  e  siccome  il  vento  era  violento  ed 
il  mare  grossissimo,  non  osò  approdare,  ma  costeggiò,  al 
contrario ,  il  lito,  in  direzione  di  maestrale  un  quarto  verso 
ponente ,  cercando  un  porto ,  e  vide  che  eranvene  diversi, 
ma  diffìcili  nell'ingresso.  Finalmente,  dopo  aver  fatto  in  que- 
sto modo  sessantaquattro  miglia ,  ne  trovò  uno  onde  V  ac- 
cesso era  profondissimo  e  largo  un  quarto  di  miglio . 

Era  questo  un  buon  porto  (2) ,  in  cui  imboccava  una 
bella  riviera.  L'ammiraglio  entrovvi  e  girò  la  prua  ad  au- 
stro libeccio,  dipoi  ad  austro,  finche  die  fondo  a  scilocco. 
Questo  porto  avea  dovunque  bastante  larghezza  e  profon- 
dissimo. L' ammiraglio  scorsevi  tante  isole  che  tutte  non  le 
potè  contare;  elle  erano  assai  grandi,  elevatissime  e  coperte 
di  una  moltitudine  di  alberi  di  mille  differenti  specie,  e  d'in- 
finita quantità  di  palmizi.  Rimase  grandemente  meravigliato 
mirando  tante  isole  cosi  belle  ed  elevate,  ed  assicura  aire 
ed  alla  regina,  che  le  montagne  da  lui  vedute  dopo  l' altro- 
ieri  su  queste  coste  e  quelle  di  queste  isole,  sono  tali,  che 
egli  non  crede  esservene  al  mondo  nò  delle  piìi  alte  né  delle 
COSI  belle ,  sotto  un  cielo  sì  puro ,  e  onde  la  sommità  sia 
spogliata  di  nebbie  e  di  neve.  Aggiugne,  che  a  pie  di  queste 
montagne  il  mare  è  estremamente  profondo,  e  che  egli  cre- 
de ,  che  le  isole  presso  delle  quali  e'  si  trova^  che  nelle  map- 
pe son  poste  all'estremità  dell'Oriente  (3),  sieno  innumere- 


(1)  È  neir originale  una  lacuna.  Navarrcte 

(2)  Farmi  che  debba  essere  il  porlo  di  Tanamo  ,  ncH'  isola  di  Cuba . 

NAVAr.RETB 

(3)  Veill  il  mappamondo  di  Martino  di  Doheni,  ratto  nel  1492  ,  e  pubbli- 
cato da  Mur  e  Clàdera ,  ove  p  )lrà  notarsi  la  nioltilu.lin?  d' isole  che  in  an- 
tico poncvansl  all'estremità  orientale  dell'India  .  Navarrrti 


PRIMO    VIAGGIO  217 

voli.  Dice  pare  di  credere ,  che  sieno  in  queste  isole  gran- 
di ricchezze ,  pietre  preziose  e  spezierie,  e  che  s^estendano 
molto  alla  volta  di  mezzogiorno  e  s^allarghino  da  ogni  parte. 
L' anmiiraglio  die  loro  il  nome  di  mare  di  Nostra  Donna  ^ 
e  die  quello  di  porto  del  Principe  al  porto  che  è  presso  al- 
l'imboccatura dell'entratura  di  queste  isole. 

E' s'inoltrò  alquanto  in  questo  porto,  unicamente  per 
vederlo  di  fuori ,  rimettendone  l' esame  più  completo  ad 
un'altra  gita ,  che  fece  il  sabato  della  seguente  settimana  ^ 
come  vedremo  all'  articolo  di  questo  giorno.  L' anmiiraglio 
riferisce  quindi  tante  e  tali  cose,  circa  la  fertilità,  bellezza 
e  sommità  delle  isole  da  lui  trovate  in  questo  porto,  che 
prega  il  re  e  la  regina  a  non  restar  meravigliati  scegli  ne  fa 
un  cosi  grande  elogio,  perchè,  dice  loro,  ch*ei  crede'di  non 
dire  la  centesima  parte  di  quanto  meritano.  Alcune  di  esse 
pare  giungano  al  cielo  e  fmiscano  in  punta  di  diamante , 
altre  sembra  che  abbiano  sulla  loro  vetta  una  grande  spia- 
nata pari  ad  una  tavola  ;  ed  il  mare  è  si  profondo  a  pie  di 
cadauna  di  esse, che  anche  una  grandissima  caracca  (1) 
potrebbe  abbordarvi.  Elleno  son  tutte  vestite  di  boschi 
e  senza  scogli . 

Giovedì  «  15  Hioveinlire 

L' ammiraglio  risolvè  di  esplorare  queste  isole  colle  bar- 
chette dei  vascelli . 

Ne  dice  cose  veramente  meravigliose. 

Vi  trovò  del  mastice  di  lentisco  e  gran  quantità  d'aloe,  e 
s'accorse  che  molte  radici  dì  lentisco^  di  cui  gli  Indiani 


(ni  vascelli  della  più  gran  dimensione  erano  già  designati  o  conosciuti 
«otto  questo  nome  nel  decimoleno  secolo  ,  come  ne  fa  testimonianza  li  re  Al- 
fonio  ti  Saggio ,  pari.  Il ,  titolo  XXIV  .  l^ge  7.  Navarretr 


28 


218  COLOMBO 

fanno  il  lor  pane,  erano  lavorate  (l),  e  che  in  alcuni  luoghi 
era  stato  acceso  il  fuoco. 

Non  trovò  acqua  dolce;  —  eranvi  molti  abitanti,  ma  pre- 
ser  la  fuga  ;  —  in  tutta  la  via  che  segui ,  trovò  quindici  o 
sedici  braccia  di  profondità,  e  per  tutto  fondo  di  sabbia 
senza  alcuno  scoglio,  il  che  fece  molto  rallegrare  i  marinai, 
perchè  gli  scogli  guastano  i  cavi  delle  ancore  de'  vascelli . 

Veaerdì,  16  noTembre 

Siccome  l'ammiraglio  piantava  una  croce  ovunque  ap- 
prodava, isole,  Provincie,  città  ed  altri  luoghi,  perciò,  an- 
cor quivi  volendo  far  lo  stesso,  entrò  in  una  scialuppa  e  si 
trasferì  all'  imboccatura  di  questi  porti .  Ivi  trovò ,  sur  una 
punta  di  terra ,  due  grandi  asse ,  una  più  lunga  dell'  altra, 
ed  amendue  sì  bene  incrociate,  che  disse,  che  un  falegname 
non  avrebbe  potuto  porle  in  più  giusta  proporzione .  Dopo 
avere  adorato  questa  croce ,  ne  fece  fare  colle  medesime  ta- 
vole una  grossissima  e  molto  alta . 

Trovò  delle  canne  sulla  spiaggia,  e  siccome  non  sapeva 
in  quali  di  questi  luoghi  vegetassero,  s'inunaginò  che  qui- 
vi fossero  state  portate  da  qualche  riviera,  la  quale  le  aves- 
se poi  gettate  sulla  riva  :  ne  in  ciò  ingannavasi . 

Andò  in  una  cala  neir  interno  del  porto  dalla  parte  di 
scilocco  (  le  cale  hanno  una  stretta  entratura  per  cui  l' ac- 
qua del  mare  penetra  nelle  terre),  ove  sorgeva  un  rialto  di 
scogli  simile  ad  un  capo,  a  pie  del  quale  il  mare  era  pro- 
fondissimo, di  maniera  tale  che  il  più  gran  bastimento  del 
mondo  avrebbe  potuto  infino  a  terra  accostarsi  :  ed  eravi  un 
sito ,  in  un  angolo,  ove  sei  vascelli  potrebbono  stare  sen- 
za ancore,  e  tanto  sicuri  quanto  in  una  darsena.  Parve  al- 

(1)  Parlasi  Torse  in  questo  luogo  delle  radici  del  maoioc.  Cuvibh 


"1 


HRIMO    VIAGGIO  219 

r  ammiraglio ,  che  potrcbbesi  costruire ,  con  poca  spesa , 
una  fortezza  in  questa  posizione,  ove  la  sarebbe  situata  as- 
sai convenevolmente  nel  caso  che  si  potesse  fare  un  com- 
mercio di  qualche  importanza  in  questo  mare ,  sparso  di 
molte  isole . 

Quando  fu  di  ritorno  al  suo  vascello ,  trovò  gì'  Indiani 
che  erano  a  bordo  occupati  a  pescare  grossissime  chiocciole 
che  viveano  in  questi  mari ,  e  ordinò  alle  sue  genti  che  nei 
medesimi  siti  osservassero  se  erano  avicule  perlifere  o  ostri- 
che margaritifere ,  che  sono  le  conchiglie  ove  nascono  le 
perle  :  infatti  trovarono  molte  di  queste  conchiglie ,  ma 
senza  perle  ^  e  l' anmiiraglio  suppose ,  che  ciò  succedesse 
perchè  il  tempo  della  loro  produzione,  che  credeva  essere 
tra  il  maggio  e  il  giugno,  era  passato  (1) . 

I  marinari  rinvennero  un  animale  che  simigliava  un  taxo 
0  (asso  (2).  — Fra  gli  altri  pesci,  che  presero  colle  reti,  ne 
pescarono  uno  che  avea  il  grugno  perfettamente  simile  a 
quello  del  porco;  non  somigliava  punto  al  tonno,  perchè,  co- 
me riferisce  r  ammiraglio,  era  tutto  scaglioso,  durissimo  e 
non  aveva  nulla  di  tenero  fuorché  la  coda  e  gli  occhi . 
Aveva  sotto  la  scaglia  un  buco,  destinato  all'uscita  degli 
escrementi.  L'ammiraglio  fecelo  salare,  per  portarlo  in 
Spagna,  e  farlo  ostensibile  al  re  e  alla  regina.  (3) 


(I)  Io  noo  so  positiva  mente  se  le  conchiglie  margaritifere  producano  più 
perle  iu  una  stagione  che  in  un  altra;  ma  ciò  potrebbe  pur  essere,  ih1  è  soprat- 
tutto probabile  che  sia  stalo  credulo,  il  che  ,  per  l'epoca  di  cui  si  parla,  monta 
allo  stesso .  Cuvibr 

(2}  Perchè  questa  parola  taxo  non  potrà  ella  signiGcare  il  tasso  (  taxus  in 
latino ,  taisson  in  antico  francese  )  ?  L' animale  del  quale  qui  trattasi  è  proba- 
bilmente un  coati .  CuviER 

(3)  ijucsto  |)cscc ,  duro  e  col  grifo  di  porco ,  può  essere  un  ostracionc 
{ottracion,  Lin.)  o  un  balestro:  ma,  dalla  descrizione,  pare,  che  probabilmente 
U)$fe  un  ostracionc .  Cu\  ie.ì 


220  COLOMBO 


Sabato,  17  no^rnibre 


Di  buon  mattino,  l'ammiraglio  entrò  nella  scialuppa,  e 
andò  a  vedere  le  isole  che  sono  nella  direzione  di  libeccio , 
le  quali  ancora  non  avea  visitate;  e  ne  scorse  molte,  fer- 
tilissime e  di  ridenlissimo  aspetto,  che  sorgono  da  un  mare 
profondissimo  •  Molte  di  queste  ìsole  erano  irrigate  da  ru- 
scelli di  acqua  dolce,  che  giudicò  formati  da  fontane  sur- 
genti dal  sommo  delle  montagne  ond'  erano  ingombre  • 

Prolungò  il  suo  viaggio ,  e  rinvenne  una  piccola  riviera 
d* acqua  bellissima,  dolcissima  e  molto  fresca,  perchè  il  ter- 
reno del  suo  letto  è  secco  ed  arenoso  :  correa  presso  una 
prateria  superba,  vestita  da  immensa  quantità  di  elevatis- 
sime palme ,  di  gran  lunga  più  alte  di  tutte  quelle  che  infln 
allora  Tanuniraglio  avea  vedute.  Trovò  grosse  noci,  che,  a 
quanto  ei  dice ,  io  credo  fossero  della  medesima  specie  di 
quelle  dell'India,  e  grossi  ratti  (1),  egualmente  simili  [a 
quelli  dell'India,  ed  enormi  granchi.  Vide  gran  quantità 
d'uccelU,  e  sentì  odore  di  muschio  così  eccessivo,  che  cre- 
dette che  in  queste  isole  fosse  l'animale  del  muschio  (2). 

Quest'oggi,  ì  due  più  attempati  de'sei  giovani  che  egli  ave- 
va presi  verso  il  fiume  dei  Mari,  e  de'  quali  avea  ordinato 
r  imbarco  a  bordo  della  caravella  Nina,  trovarono  il  mez- 
zo di  fuggire . 


(1)  Dovevano  essere  offuti .  Las  Casas 
L'Oviedo,  nel  suo  Trattaio  ristretto  della  Storia  Naturale  delle  Indie,  cap. 

6,  dice,  che  gli  iiguti  sodo  come  I  ratti ,  ed  hanno  con  essi  qualche  affinità  e 

rassomiglianza  di  famìglia;  e  che  le  cori>  sono  come  i  conigli  o  leprotti ,  non 

recano  alcun  danno,  son  leggiadrissimc,  e  di  difTercnti  colori .     Navarkbtb 

La  coria  é  probabilmente  il  nostro  porcellino  d'India,  Cu  vita 

(2)  Nel  Nuovo  Mondo  non  è  alcuna  sorla  di  mui'chio  ;  md  siccome  vi  est* 
stono  molli  animali  esalanti  odore  muschiato ,  non  è  quindi  sorprendente  se 
Cristoforo  Colombo  credette  che  quelli  dei  quali  parla  fossero  veri  muschi . 

CuviBii 


I 
PRIMO    VIAGGIO  22L  ' 


Domenica,  19  noTembre 

L'ammiraglio  imbarcossi  nuovamente  nella  scialuppa  con 
buona  parte  d'individui  de' suoi  vascelli,  ed  andò  a  pian- 
tare la  croce  (ella  era  bellissima  ed  assai  grande),  che 
aveva  fatta  fare  coi  due  tavoloni  di  cui  già  abbiamo  par- 
lato, dalla  parte  interna  dell'  ingresso  del  porto  del  Princi- 
pe già  mentovato,  in  luogo  mollo  visibile  e  spogliato  di 
alberi.  Dice,  che  in  questi  paraggi,  il  mare  cresce  e  decre- 
sce pili  che  in  qualunque  altro  porto  da  lui  scoperto,  lo 
che,  però,  non  reca  molta  sorpresa,  considerando  il  gran 
numero  delle  isole  che  ivi  si  trovano  ;  ed  aggiunge ,  che  la 
marea  di  questi  luoghi  procede  all'  opposto  della  nostra , 
perchè,  in  questo  porto  ov'egli  trova  vasi,  ella  era  bassa 
quando  la  luna  era  a  libeccio  un  quarto  inverso  austro .  — 
L' ammiraglio  non  volle  partir  da  questo  luogo,  perchè  era 
domenica . 

Lanedì,  19  noTembre 

Pria  del  levar  del  sole ,  essendo  bonaccia ,  la  picciola 
flotta  spiegò  le  vele.  Verso  mezzodì  spirò  alquanto  il  vento 
da  levante,  e  T ammiraglio  navigò  a  settentrione  grecale. 
ÀI  venir  manco  del  giorno  il  porto  del  Principe  trovavasi 
ad  austro  libeccio,  distante  circa  sette  leghe  dalle  navi  del 
Colombo .  Scorse ,  precisamente  ad  oriente ,  1'  isola  Babe- 
que ,  dalla  quale  era  appresso  a  poco  discosto  una  sessan- 
tina di  miglia. 

Tutta  questa  notte ,  navigando  a  borea  e  piegando  alquan- 
to verso  grecale ,  corse  sessanta  miglia ,  e  ne  fece  altre  do- 
dici fìno  alle  ore  dieci  della  mattina  del  martedì,  in  dire- 
zione di  grecale  un  quarto  verso  settentrione,  cièche  ascen- 
de alla  somma  di  diciotto  leghe . 


_.i 


222  COLOMBO 

IHiUPtedl ,  M  noTembre 

Il  Babeque ,  o  le  isole  dei  Babeque,  sorgevano  a  levante 
scilocco,  e  ii  vento  spirava  da  esse,  il  quale  conseguente- 
mente era  contrario  alla  navigazione  dell'  ammiraglio.  Veg- 
gendo  che  quei  vento  non  cambiava ,  e  che  il  mare  inco- 
minciava a  divenir  fluttuoso,  risolvè  di  ritornare  al  porto 
del  Principe,  donde  era  partito,  e  dal  quale  era  già  discosto 
venticinque  leghe .  Non  volle,  per  due  ragioni ,  andare  al- 
l' {soletta  che  egli  chiamò  Isabella,  dalla  quale  non  era  di- 
stante che  dodici  leghe,  ed  a  cui  avrebbe  potuto  approdare: 
primieramente  perchè  scorse  ad  austro  due  isole,  che  vole- 
va visitare;  ed  in  secondo  luogo,  perchè  temeva,  che  gl'In- 
diani che  aveva  a  bordo ,  e  che  aveva  presi  all'  isola  Gua- 
nahani ,  da  lui  detta  San  Salvadore,  la  quale  è  distante  sola- 
mente otto  leghe  da  quest'isola  d'Isabella,  non  fuggissero, 
trovandosi  si  presso  alla  loro  patria .  — Dice ,  che  avea  bi- 
sogno di  essi  per  condurli  in  Gastiglia;  e  credea  che  speras- 
sero eh'  e'  li  lascerebbe  ritornare  al  loro  suolo  natio  tosto 
ch'avrebbe  trovato  dell'oro. 

L*  ammiraglio  arrivò  dunque  nei  dintorni  del  porto  del 
Principe,  ma  non  vi  potette  approdare,  perchè  era  notte 
eie  correnti  lo  strascinavano  a  maestrale.  Cambiò  nuova- 
mente direzione ,  volgendo  la  prora  a  greco  con  gagliardo 
vento,  che  però  indebolì  e  variò  nel  .terzo  quarto  (1)  della 


(1)  Quarto,  è  il  tempo  che  impiega  ,  vegliando  ,  una  parte  degli  uGziali  e 
dcii'  equipaggio  pel  servizio  e  per  la  manovra  della  nave,  mentre  gli  altri  dor- 
mono 0  riposano .  Nelle  navi  da  guerra  i  quarti  sono  regolati  d*  ordinario  al 
periodo  di  quattro  ore,  le  quali  sono  marcale  da  otto  ampollette  di  mezz'ora 
I  una .  Alla  prima  mezz*  ora  si  da  un  tocco  di  campana,  e  così  in  seguito  si- 
no all'ottava  mezz'  ora,  ette  termina  il  quarto  ,  al  fine  del  quale  si  danno  otto 
tocchi  e  si  suona  a  distesa ,  per  avvertire  l'equipaggio,  rl.c  il  quarto  è  termi- 
nato .  Si  distribuisce  i*  equipaggio  in  due  parli ,  una  delle  quali  sì  chiama 
quarto  di  destra ,  o  di  tribordo  ,  V  altro  quarto  di   sinistra  o  di  babordo  . 


Questa  dis|Milizione  è  scritta  sopra  una  grande  pergamena, chiamata  ruolo  dei 
quarti ,  la  quale  si  aflìgge  sopra  una  tavola  sul  cassero .  Il  quarto  compreso 
tra  le  ore  quattro  e  le  otto  della  sera  si  divide  in  due  di  due  ore  per  ciascu- 
no; perchè  senza  questa  disposizione  la  stessa  metà  dell'equipaggio  avrebbe 
tutti  i  giorni  i  medesimi  quarti ,  per  esempio ,  sempre  quello  da  mezzanotte 
alle  quattro ,  e  quello  dalle  otto  a  mezzodì .  Ciascun  quarto  è  comandato  da 
un  ufiziale  o  due,  secondo  il  numero  di  quelli  che  sono  imbarcati  nella  nave. 
Il  loro  giro  ritorna  d'ordinario  dopo  ventiquattro  ore  di  riposo.  Al  termine 
di  ogni  mezz'  ora  ,  in  tempo  di  notte ,  l' equipaggio  che  è  di  quarto ,  grida  : 
buon  quarto ,  per  fare  intendere  agli  ufiziall ,  che  essi  vegliano  e  sentono  la 
campana .  Marmocchi 

(!)  Non  era  che  al  grado 'il  di  latitudine  settentrionale.  Vedi  la  nostra  nota 
intorno  a  simile  argomento  inserita  nella  giornata  del  30  ottobre .      Navarretb 

(2)  Strumento  col  quale  misuransi  le  alteue  degli  astri  e  deduconsi  le  la- 
titudini dei  luoghi .  Marmocchi 


PRIMO    VIAGGIO  233 

notte.  Allora  l'ammiraglio  diresse  la  prua  a  levante  un  quarto 
verso  grecale:  il  vento  soffiava  da  ostro  scilocco,  ed  al  le- 
var dell'  aurora  girò  del  tutto  ad  austro,  ma  bentosto  tornò 
a  soffiare  da  scilocco  •  —  L'ammiraglio,  al  sorgere  del  sole, 
osservò  il  porto  del  Principe ,  nella  direzione  di  libeccio , 
im  quarto  quasi  verso  ponente,  e  n'era  appresso  a  poco 
distante  quarantotto  miglia,  che  formano  dodici  leghe. 

Mercoledì,  %t  iiOTembre 

Allo  spuntar  del  giorno,  navigarono,  con  vento  austra- 
le ,  verso  oriente  :  ma  fecero  poco  tragitto ,  perchè  il  mare 
era  contrario  ;  ed  all'  ora  dei  vespri  non  avevano  fatto  che 
ventiquattro  miglia  .  Quindi  il  vento  divenne  levante,  per 
cui  si  diressero  ad  austro  un  quarto  verso  scilocco ,  ed  al 
tramontar  del  sole  avevano  fatte  dodici  miglia  . 

Allora  l'ammiraglio  trovossi  al  quarantesimo  secondo        \ 
grado  della  linea  equinoziale  (1),  dalla  parte  del  settentrio-        | 
ne ,  come  nel  porto   dei  Mari  *,  ma  dice  in  questo  luogo , 
che  non  farà  uso  del  suo  quarto  di  riduz  ione ,  o  quadran- 
te (2),  finche  non  giungerà  a  terra,  onde  poterlo  rettifl- 


-J 


224  COLOMBO 

care  e  restaurare:  laonde,  secondo  il  di  lui  parere,  qiiel 

porto  non  doveva  esser  molto  lontano;  ed  a\ea  ragione 

perchè  ciò  non  era  possibile,  a  meno  che  queste  ìsole  non 

sieno  ai(l)...  gradi.  Nondimeno,  ciò  che  induce  vaio  a  cre- 
dere che  il  suo  quarto  di  riduzione  fosse  ancor  giusto,  si 

era  che  segnava  il  settentrione  così  alto  quanto  in  Gasti- 
glìa:  lo  che  essendo  esatto,  è  chiaro  che  T  Ammiraglio  do- 
veva essere  assai  presso  alla  Florida,  e  trovarsi  all'  altezza 
di  questa  contrada  •  Ma  che  divengono ,  in  tal  caso ,  e  dove 
sono  le  isole  che  aveva  il  giorno  avanti  vedute,  e  quelle 
ver  le  quali  ei  dirigevasi  ? 

Ciò  che  confermavalo  nella  sua  opinione,  fu,  per  quan- 
to ei  dice,  il  gran  caldo  che  soffriva:  ma  è  manifesto,  che 
se  egli  fosse  stato  presso  ai  lidi  della  Florida,  T atmosfera, 
in  vece  d' esser  calda,  al  contrario  saria  stata  fresca  ^  ed  è 
evidente  che  ei  non  credeva  che  potesse  far  caldo  in  alcun 
luogo  della  terra  distante  quaranta  due  gradi  dalla  li- 
nea (2 j,  a  meno  che  ciò  non  nasca  per  effetto  d*  una  causa 
straordinaria  o  per  accidente,  del  che  ignoro  che  iinquì  vi 
sia  stato  alcuno  esempio.  —  Da  questo  calore,  che  T am- 
miraglio diceva  di  provare,  egli  arguiva,  che  in  queste  In- 
die ed  in  questi  spazi  di  mare  che  percorreva,  dovesse  es- 
servi gran  copia  di  oro  (3)  • 


(1)  Qui,  nell'originale,  è  una  lacuna.  Nìvarrkte 

(2)  Dietro  la  spiegazione  fatta  dal  Navarrete  intorno  all'  uso  antico  di  con- 
tare doppie  le  latitudini  (  Yedi  una  sua  nota  alla  giornata  del  30  ottobre) ,  le 
osservazioni  del  Las  Casas  non  hanno  alcun  fondamento,  poiché  il  Colombo 
sarebbesi  trovato  a  2i  grado  n  borea  dell'  equatore,  ed  allora  non  è  meraviglia 
che  questo  gran  navigante  abbia  scritto ,  che  a  tal  latitudine  fosse  assai  forte  il 
calore .  Roqubtti 

(3)  È  questa  una  opinione  antichissima .  Credevasi  che  la  sfera  vivente 
dall'  astro  del  giorno,  fissasse  specialmente  nella  zona  torrida  la  sua  luce  e  le 
sue  attrazioni,  nei  metalli  preziosi  ed  in  una  quantitA  di  cristallizzazioni  ma- 
gnifiche, come  nei  diamanti,  nel  rubini,  nel  topazi,  negli  smeraldi,  nel  gia- 
cinti, zaffiri,  ec.  Marmoccbi 


PRIMO  VIAGGIO  225 

Martino  Alonso  Piiizon  ,  con  la  caravella  Pinta ,  di  cui 
teneva  il  comando ,  separossi  in  questo  giorno  dagli  altri 
due  bastimenti ,  non  solamente  senza  averne  ricevu!o l'or- 
dine,  ma  contro  ancora  la  volontà  dell'ammiraglio.  Al 
dire  del  Colombo ,  il  Pinzon  agi  eziandio  per  avarizia ,  spe- 
rando trovare  da  so  gran  quantità  d'oro  ,  coll'assistenza 
d' un  indiano  che  l' ammiraglio  avea  fatto  imbarcare  a  bor- 
do della  Pinta  •  In  tal  modo  parti ,  senza  aspettare  gli  al- 
tri bastimenti ,  senz'  esser  forzato  di  allontanarsi  per  al- 
cun temporale ,  ma  solamente  perchè  quest'  era  la  sua  in- 
tenzione e  deliberato  proponimento.  —  Oltre  di  che,  l' am- 
miraglio qui  dice  :  »  il  Pinzon  mi  ha  fatto  e  detto  ben  altre 
cose.  » 

Nella  notte  del  mercoledì,  con  vento  di  levante,  e' navigò 
a  mezzogiorno  un  quarto  verso  scilocco,  ma  quasi  subito 
fu  colto  dalla  calma:  nel  terzo  quarto,  soffiò  vento  da  set- 
tentrione grecale .  —  L' ammiraglio  seguiva  ancora  il  rom- 
bo di  mezzogiorno ,  per  veder  la  terra ,  che  ancora  gli  re- 
stava a  visitare  in  questa  direzione;  ma  all' apparir  del  sole 
trovossi  da  quella  tanto  lunge  quanto  il  giorno  precedente, 
per  efletto  delle  contrarie  correnti,  essendone  tuttora  di-' 
stante  quaranta  miglia  • 

In  questa  notte.  Martino  Alonso  Pinzon  seguì  la  direzione 
d'oriente,  per  andare  all'isola  di  Babeque,  nella  quale  gli 
Indiani  dicevano  trovarsi  molto  oro;  e  navigò  non  mai 
perdendo  di  vista  l' ammiraglio,  dal  quale  non  erasì  dilun- 
gato che  sedici  miglia.  Per  tutta  la  notte,  il  Colombo  stette  in 
prossimità  della  terra;  ei  fece  serrare  o  anunainare  alcune 
vele  della  sua  nave,  e  tenere  acceso  tutta  la  notte  il  fanale, 
perche  parvegli  che  il  Pinzon  venisse  alla  sua  volta ,  il  che 


1.  29 


226  COLOMBO 


avrebbe  potuto  agevolmente  fare ,  se  questa  fosse  stata  la 
sua  intenzione,  poiché  la  notte  era  bella  e  chiara,  e  spirava 
un  vento  dolce  e  fresco . 


Venerdì ,  93  noveiiibre 


L' ammiraglio  navigò  tutta  la  giornata  verso  la  terra , 
sempre  in  direzione  di  mezzogiorno,  con  debile  vento;  le 
correnti,  anzi  che  aiutarlo  ad  approdarvi,  lo  tennero  al  con- 
trario talmente  da  quella  lontano,  che  non  n'era  più  vi- 
cino al  tramontare  che  al  sorger  del  sole.  Spirava  greco, 
vento  assai  buono  per  andare  ad  ostro ,  se  fosse  stato  più 
forte . 

Vicino  a  questo  capo,  trovasene  un  altro  col  quale  è  le- 
gato, capo  onde  il  prolungamento  segue  pure  la  direzione 
I  di  levante,  e  che  fa  parte  di  una  terra,  la  quale,  dagl'India- 
i  ni  che  erano  a  bordo  della  sua  nave,  venia  appellata  Bohio. 
j  Dicevano ,  che  era  grandissima,  e  che  conteneva  una  razza  di 
uomini  monoculi ,  e  che  avea  degli  abitanti  che  chiama- 
vano Cannibali^  e  parca  che  questo  solo  nome  ispiras- 
se loro  grande  spavento.  Appena  s'accorsero  che  l'am- 
miraglio prendeva  il  cammino  di  questa  con'rada,  la  paura 
impediva  loro  di  parlare,  perchè  dicevano,  che  gli  abitatori 
della  medesima  eh'  erano  benissimo  armati ,  gli  avrebbero 
divorati.  L' ammiraglio  dicedi  credere,  che  in  ciò  fosse  qual- 
che cosa  di  vero;  ma  argomenta  che  quella  gente ,  appunto 
perchè  portava  armi ,  dovesse  esser  alquanto  civilizzata:  ed 
era  di  parere,  che  questi  guerrieri  avesser  fatti  prigionieri 
alcuni  altri  Indiani ,  i  compatriotti  de*  quali ,  veggendo  che 
più  non  ritornavano ,  s'erano  immaginati  che  fossero  stati 
mangiati .  —  D' altronde ,  questi  Indiani  non  avevano  eglino 


PRIMO  VIAGGIO  £17 

concetta  la  medesima  idea  dei  CrisliaDi  e  dello  slesso  ammi- 
raglio, le  prime  volle  che  certuni  di  essi  gli  scorsero  ? 

Sabato,  S4  noTembpe 

L* ammìraii^io  navigò  tutta  questa  notte;  e  circa  la  terza 
ora  della  mattina  e' prese  terra  all'isola  Piatta(l),  nel  me- 
desimo luogo  in  cui  aveva  approdalo  la  decorsa  Beltimana 
allorché  viaggiava  versoi'  isola  di  Babeque.  In  sul  principio 
non  osò  appressarsi  alla  terra,  perchè  parevagli  che  il  mare 
frangesse  con  violenza  dentro  a  queslo  porlo,  chiuso  tra 
montagne . 

Giunse  infine  al  mare  (ftno«(ra5ijfRora, in  cui  era  gran- 
dissima quantità  d' isole  ,  ed  entrò  nel  porto  posto  presso 
alFiinboccaliira  dell*  ingresso  dell'isole. Dice,  che  se  prima 
egli  avesse  conosciuto  questo  porto,  e  non  si  fosse  trattenuto 
a  visitare  le  isole  del  mare  di  Nostra  Signora ,  non  saria 
stalo  costretto  a  retrocodert;;  sebbene  e* pensi,  che  questo 
tempo  fu  bene  impiegato,  poiché  in  quel  lasso  era  stato  a 
vedere  le  isole  delle  quali  ha  tenuto  discorso .  Tosto  che 
fu  vicino  alla  terra ,  inviò  la  scialuppa  a  scandagliare  il 
porto;  ivi  rinvenne  una  lunga  secca,  ove  il  mare  non  era 
fondo  più  di  sei  braccia,  ma  nel  porto  contavansene  fino  a 
venti,  ed  il  fondo  era  proprio  e  tutto  sabbia ,  L' ammiraglio 
vienlrò  volgendo  la  proraa  libeccio  ;  ma  in  seguito  si  diresse 
verso  ponente  ,  lasciando  a  borea  V  isola  Piatta,  la  quale, 
coaquellacheleèquasi  contìgua,  forma  nel  mare  un  lago, 
in  cui  potrebber  capire  tutti  i  vascelli  di  Spagna  (2)  ,  rima- 


ci) QaesM  èia  eaiadiMoa.  N*vAiiini 

(ij  Qaeito  deve  esaere  il   porlo  che  II  Colombo   cbiinié    Santa  Catatina 

(  Stola  diertaà'),  perchè  vi  giunse  la  Tlgllta  della  retllTìlà  di  quetli  unlt. 

Lia  Cuis 
Qoettl  non  può  esKrs  ilinicheil  porlo  della  eaia  di  Moa,  onde  la  deicf  1- 

tlMW  che  qui  )'  tmmliaglto  ne  b  e  eiatUutiu .  Navauite 


228 


COLOMBO 


nervi  certamente  riparati  da  tutti  i  venti ,  e  starvi  molto  si- 
curi ancorché  pri\i  di  gomene.  Imboccasi  in  questa  entratu- 
ra dal  lato  di  scilocco  in  cui  s*  imbocca  volgendo  la  prora  ad 
austro  libeccio,  ed  offre  dalla  parte  orientale  una  profon- 
dissima ed  assai  vasta  uscita  :  —  laonde  è  facile  passare  in 
mezzo  alle  dette  isole,  il  che  può  condursi  ad  effetto,  per 
prenderne  cognizione,  da  qualunque  navigatore  che  venga 
da  settentrione,  senza  scostarsi  dal  suo  diretto  cammino  • 

Le  precitate  isole  sono  a  pie  d'una  gran  montagna  (  1  ),  che 
si  prolunga  da  levante  a  ponente;  e  quella  alla  quale  appro- 
dò r  ammiraglio  è  lunghissima,  più  lunga  ancora  e  più  ele- 
vata di  tutte  le  altre  sparse  su  questo  lido  ,  in  cui  awene 
un'inOnitk;ella  è  ricinta  airesterno,  lungo  la  detta  mon- 
tagna, da  uno  scoglio  appresso  a  poco  simile  ad  una  specie 
di  banco,  che  si  prolunga  inflno  all'entratura  . 

Tutto  questo  è  dalla  parte  di  libeccio;  dal  lato  dell'isola 
Piatta  v'  è  pure  un  altro  scoglio,  molto  più  piccolo  di  quello 
di  scilocco.  In  tal  guisa,  adunque,  avvi  fra  queste  due  isole, 
come  già  dicemmo ,  una  vasta  apertura  e  molta  profondità 
di  acqua. 

Tosto  che  furonoentrati  nell'interno  del  medesimo  porto, 
videro ,  dalla  parte  di  libeccio,  un  grande  e  superbo  Ca- 
rne (2),  più  ricco  d'acque  di  tutti  quelli  che  infin'allora  ave- 
vano veduti,  le  quali  conservavansi  dolci  infino  al  mare.  Esi- 
ste alla  sua  imboccatura  un  banco  di  sabbia  ;  ma  penetran- 
do neir  interno,  egli  ha  otto  in  nove  braccia  di  profondità; 
le  sue  ripe,  come  quelle  degli  altri  fiumi,  sono  ombrate  di 
palme  e  di  molti  altri  alberi . 


(1)  I  gioghi  de' monti  di  Moa, 

(2)  Il  flamedi  Moa, 


Nayakkbtb 
Nayarkbtb 


PRIMO  VIAGGIO  S29 


Dommica,  %5  noTembre 


Pria  del  levare  del  sole,  V  ammiraglio  montò  nella  scia- 
luppa, ed  andò  a  vedere  un  capo  o  punta  di  terra  (1) ,  si- 
tuata a  scilocco  della  piccola  isola  Piatta ,  alla  distanza  di 
una  lega  e  mezzo,  perche  parevagli  che  dovesse  esservi 
qualche  buona  riviera  •  In  fatti ,  all'  ingresso  del  capo,  dalla 
parte  di  scilocco,  e  dopo  aver  fatto  un  tragitto  di  due  tiri  di 
balestra,  scorse  un  grosso  ruscello  di  limpidissime  acque  , 
che  dall' alto,  con  grande  strepito,  Ano  a  pie  della  monta- 
gna (2)  discendeva  ;  colà  recossi ,  e  videvi  brillare  alcune 
pietre  color  d*oro  screziate  (3).  Allora ,  e'  si  risovvenne  che 
all'  imboccatura  del  Iago,  yicinoal  mare,  era  stato  trovato 
dell'  oro,  e  parvegli  indubitato  che  ancor  qui  ve  ne  do- 
vesse essere  (4).  Fece  scegliere  molte  di  queste  pietre  per 
portarle  al  re  ed  alla  regina;  e  nel  tem  pò  in  cui  facevasi  que- 
sta scelta,  i  mozzi  gridarono  dicendo,  che  vedevano  delle 
pinete  (5).L'  ammiraglio  mirò  dalla  parte  della  montagna, 
e  vide  pini  si  belli  e  grandi ,  che  dice  non  esagerare  nel 
dire  che  erano  diritti  come  fusi ,  e  di  grossezza  e  di  eleva- 
zione prodigiosa  ;  e  rallegrossi  in  veggendo ,  che  poteausi 
costruire  vascelli  in  questo  paese,  e  che  eravi  di  che  fare 
tavole  ed  alberi  pei  piò  grandi  navigli  di  Spagna;  ,vide  querci 
e  corbezzoli,  presso  un  bel  fiume,  e  si  dispose  per  ^andare 
a  far  mulini  da  segar  tavole. 


(l)  QuesU  è  U  puDU  del  Mangle  o  del  GuaHeo .  Hàv aiuti 

(S)  Una  di  quelle  della  catena  di  Moa.  NAVAMirt 

(3)  Qoeife  doYenno  essere  pietre  di  marcasiU  .  La»  Casa» 
Molte  sorte  di  pietre  posson  avere  delle  macchie  di  color  d'oro,  prodotte  dalle 

piriti,  dalla  mica  e  da  altre  sostanze*,  simile  descrizione  non  Indica  nulla  di 

positivo .  CUTIB» 

(4)  non  avvi  alcun  dubbio  che  non  ve  ne  fosse  •  Las  Casas 

(5)  ft  foro  ;  sono  in  questo  luogo  ammirabili  pini.  Lai  Casas 


330  COLOMBO 

L'elevazione  e  la  beltà  delle  montagne,  rende  vano  in  que- 
sto luogo  la  terra  e  Paria  più  temprate,  di  quello  che  l'am- 
miraglio non  avesse  fin  là  in  alcun  altro  sito  trovato .  Vide 
sulla  spiaggia  molte  altre  pietre,  tutte  rotolate  dal  fiume  ; 
alcune  erano  di  color  ferrigno,  ed  altre,  secondo  l'opinione 
di  molte  persone  dell'equipaggio ,  provenivano  da  miniere 
d' argento  :  colà  e'  si  provvide  di  un'  antenna  e  d' un  albero 
perla  mezzana  della  caravella  Nifia.  Giunse  all'imbocca- 
tura del  fiume ,  ed  entrò  in  una  vastissima  e  profondissi- 
ma cala  (1),  situata  a  pie  di  questo  capo,  dalla  parte  di  sci- 
locco ,  e  nella  quale  starebbero  saldi  cento  vascelli  privi 
d*ancore  e  cavi  .11  porto  che  la  termina  è  tale,  che  gli  occhi 
non  ne  han  gianmiai  veduto  di  simile  . 

Le  montagne  di  questo  capo  (2)  sono  altissime  ;  da  cias- 
cuna di  esse  discendono  in  abbondanza  limpide  acque,  e  son 
tutte  vestite  di  pini,  e,  come  le  pianure,  ricoperte  di  piccole 
selve  composte  di  alberi  di  assai  variate  specie ,  e  tutti  più 
belli  gli  uni  degli  altri .  L'  ammiraglio  lasciava  dietro  di  sé 
due  o  tre  fiumane  •  Egli  fa  al  re  e  alla  regina  un  elo- 
gio pomposo  di  tutta  questa  regione  ;  dichiara  aver  prova- 
to una  consolazione  ed  un  estremo  sodisfacimento  in  aver- 
la veduta,  e  soprattutto  per  aver  trovato  cosi  bei  pini  , 
perchè  vedea  che  poteansi  costruire  in  questo  luogo  tanti 
vascelli  quanti  desiderassero ,  portandovi  tutte  le  materie , 
ed  oggetti  necessari  per  quelle  costruzioni ,  ecx'.ettuato  il 
legno  e  la  pece  greca,  che  colà  trovansi  in  copia .  Àfierma 
pure,  che  il  suo  elogio  non  equivale  alla  centesima  parte 
del  vero  :  dice,  che  piacque  al  Signor  nostro  di  mostrargli 
sempre  una  cosa  meglio  dell'altra,  e  che  infino  a  quel  gior- 


(1)  Il  porto  di  Jaragua.  Navambtb 

(2)  Le  catene  delle  monUgne  di  Moa .  Navarrbtb 


I 


I 


PRIMO   VIAGGIO  231 

no  avea  di  bene  in  meglio  ognor  progredito  in  tutte  le  sue; 
scoperte,  tanto  riguardo  al  suolo,  agli  alberi ,  alle  piante, 
ai  frutti  e  ai  Cori ,  quanto  in  ciò  che  concerne  gli  uomini  ; 
ed  aggiugne,  aver  dovunque  trovato  delle  difTerenze  nei  pro- 
dotti e  negli  abitanti, ed  in  qualunque  luogo  avere  osser- 
vate simili  gradazioni:  lo  stesso  ha  veduto  nei  porti  e  nel- 
la qualità  delle  acque.  E  finalmente  dice,  che  tutte  queste 
meraviglie,  che  eccitano  a  sì  alto  grado  P ammirazione  di 
coloro  che  ne  sono  spettatori ,  faranno  molta  impressione 
anche  sullo  spirito  di  coloro  che  ne  leggeranno  solamente 
la  descrizione  ;  quantunque ,  e'  pensa ,  che  nessuno ,  senza 
vederle ,  potrà  credere  alla  loro  realtà  • 


Allo  spuntar  del  giorno  T  ammiraglio  salpò  dal  porto 
di  Santa  Caterina,  nell'  isola  Piatta ,  ove  egli  trovavasi ,  e 
navigò  lun^esso  il  lido  con  debole  vento  di  libeccio,  nella 
direzione  del  capo  del  Pico(l),  che  rimaneva  tra  mezzodì  e 
ponente.  Giunse  a  quel  capo  alquanto  tardi,  a  cagione  della 
bonaccia  ;  ed  allorché  fuvvi  arrivato ,  scorse  un  altro  capo 
a  scilocco  un  quarto  verso  levante ,  lontano  circa  sessanta 
miglia  ;  e  da  questo  punto  un  altro  ne  vide  a  scilocco  un 
quarto  mezzogiorno,  che  sembrogli  appresso  a  poco  distan- 
te venti  miglia  :  dette  a  questo  ultimo  promontorio  il  nome 
di  capo  della  Campana  (2).  ma  non  potè  pervenirvi  di  gior- 
no, attesoché  il  vento  calniossi  nuovamente.  —  In  tutto 
questo  dì  fece  trentadue  miglia  ,  che  equivalgono  ad  otto 


tt\  t  b  piinla  Vaez.  HA^Mttmn 


232  COLOMBO  I 

I 

leghe  ;  ma  in  questo  corto  tragitto  scopri  notevolissimi  por-        j 


ti  (1),  de' quali  prese  ricordo,  e  i  marinari  restarono  mera^ 
vigliati  della  loro  bellezza  :  riconobbe  nel  medesimo  tempo 
cinque  grandi  fiumi ,  poiché  sempre  costeggiava  il  lido  per 
poter  vedere  comodamente  tutto  ciò  che  ivi  trovavasi  •  — 
Tutto  questo  paese  è  ingombro  di  altissime  e  belle  monta- 
gne, le  quali  non  sono  nò  aride,  ne  sassose,  ma  facili  tutte  ad 
esser  percorse  ,  e  divise  in  vallate  assai  belle ,  le  quali , 
come  il  dosso  delle  montagne  ^  eran  vestite  di  alti  e  verdi 
alberi,  come  pini,  che  era  un  diletto  a  vederli. 

Oltre  il  suddetto  capo  del  Pico ,  dalla  parte  di  sciloc- 
co ,  sorgono  due  isolette ,  onde  ciascheduna  ha  circa  due 
leghe  di  circonferenza;  erìmpetto  ad  esse,  sono  tre  porti 
superbi,  e  due  grandi  liumi.  L'ammiraglio  non  vide  in 
tutto  questo  lido ,  alcuna  borgata  ;  ma  questo  non  prova 
che  non  ve  ne  fossero;  anzi  molti  indizi  inducevano  a  cre- 
dere il  contrarlo,  poiché  in  qualche  luogo,  ove  i  nocchieri 
discesero  a  terra ,  trovarono  segni  della  esistenza  degli 
uomini,  ed  in  particolare  avanzi  di  fuochi ,  i  quali  face- 
vano testimonianza  che  quel  lite  era  abitato.  — L'ammi- 
raglio, crede  che  la  terra  che  aveva  in  quel  giorno  veduta 
a  scilocco  del  capo  di  Campana,  fosse  l'isola  che  gì'  In- 
diani chiamavano  Bohio,  ed  in  questo  sentimento  lo  confer- 
mava la  distanza  che  separa  il  detto  capo  da  questa  isola. 

Narra,  che  tutti  gli  isolani  da  lui  fino  a  questo  giorno 
trovati,  a veano  un  timore  estremo  degli  abitanti  di  Ganniba 
o  Canima,  che,  diceano,  signoreggiavano  questa  isola  di 
Bohio,  la  quale,  a  quanto  sembra ,  deve  essere  vastissima  ; 
e  soggi  ugne ,  eh'  ei  crede ,  che  i  Cannibali  facciano  guerra 


(I)  Fra  I  nove  porti  che  l'ammlrAglio  dice  d'avere  scoperti  ed  esploriti 
in  questa  parte  di  iido,  sono  notevoli  il  golfo  Yamanieo  ,  ed  I  porti  di  Jara- 
ffìm,  di  Taco  ,  di  Cayaganueque  »  di  Nava  e  di  Moravi .  Navirretb 


I 


PRIMO   VIAGGIO 


233 


a  gli  altri  isolani ,  che  ne  catturino  molti ,  e  meninli  quindi 
prigioni  nelle  lor  terre ,  essendo  di  assai  poco  animo  ne  sa- 
pendo usare  alcuna  arme  in  propia  difesa.  Il  Colombo  giu- 
dicava ,  che  la  vicinanza  di  questi  uomini  di  Ganniba  fosse 
il  motivo  per  cui  gli  altri  Indiani  non  osavano  costruire  i 
loro  casolari  sul  lido  del  mare  ;  ed  .aggiunge,  che  quando 
quelli  eh'  erano  a  bordo  delle  sue  navi  il  vider  prender 
la  direzione  di  Bohio ,  f uron  talmente  compresi  dallo  spa- 
vento di  essere  divorati,  che  questo  timore,  da  cui  nulla 
guarire  li  poteva  ,  impediva  loro  perflno  di  parlare  :  fecero 
intendere  per  segni,  che  gli  antropofagi  aveano  un  solo  oc- 
chio in  fronte ,  e  la  testa  di  cane  ;  sicché  T  ammiraglio  fu 
di  sentimento  che  mentissero ,  e  che  questi  pretesi  Can- 
nibali altro  veramente  non  fossero,  che  i  sudditi  del  Gran 
Can ,  i  quali  ogni  tanto  venivano  in  quelle  isole  a  farne 
schiavi  gli  abitanti . 

Martedì,  tt7  novembre 

ieri ,  al  tramontare  del  sole,  l'ammiraglio  arrivò  vicino 
ad  un  capo ,  che  chiamò  della  Campana ,  —  Sebbene  il 
cielo  fosse  chiaro  e  sereno ,  ed  avesse  dalla  parte  di  sotto- 
vento cinque  o  sei  ammirabili  porti ,  nulladimanco  e' non 
volle  andare  a  terra,  per  non  ritardare  il  cammino  del  suo 
viaggio ,  e  1'  adempimento  del  suo  scopo  principale .  D' al- 
tronde, non  appena  il  vento  spirava,  che  ognor  cessava  più 
di  quello  eh'  ei  non  volesse,  sedotto  dal  desio  e  dal  piacere 
che  aveva,  di  vedere  ed  ammirare  la  beltà  e  la  freschezza 
di  questi  paesi,  da  qualunque  parte  e'  li  visitasse . 

Per  tutte  queste  ragioni,  tennero  questa  notte  in  panna, 
e  temporeggiarono  inQno  allo  spuntare  del  giorno.  —  E  sic- 
come le  correnti ,  estremamente  rapide,  avevano  nella  notte 
strascinati  i  navigli  più  di  cinque  o  sei  leghe  in  direzione 


1. 


30 


234  COLOMBO 

di  scilocco ,  iiifino  al  luogo  ove  trovavansi  al  venir  meno 
del  di ,  luo<i;o  che  all'  ammiraglio  era  sembrato  che  fosse  la 
terra  della  Campana  ;  e  perchè  d'altronde ,  dietro  al  capo 
a  cui  egli  aveva  dato  questo  nome  ,  parvegli  che  esistesse 
una  grande  apertura,  la  quale  credeva  che  separasse  una 
terra  da  una  altra,  ed  avesse  un'isola  nel  mezzo;  si  decise 
di  retrocedere  col  vento  di  scilocco ,  e  giunse  nel  luogo 
dell'apertura  antidetta ,  che  veriflcò  non  essere  altro  che 
una  gran  baia  (1),  all'  estremità  della  quale ,  dalla  parte  di 
scilocco,  e  un  capo  ,  sul  quale  sorge  alta  e  quadrata  mon- 
tagna (2),  che  da  lunge  sembrava  un'  isola . 

Il  vento  girò  a  settentrione ,  e  l' ammiraglio  riprese  la 
direzione  di  scilocco,  per  correre  lunghesso  il  lido  e  scoprire 
quanto  a  veder  vi  restava. — Presentaronsi  ben  tosto  al  suo 
sguardo,  a  pie  di  questo  capo  della  Campana,  un  porto  (3) 
ammirabile  ed  un  gran  fiume  ;  ed  un  quarto  di  lega  più  ol- 
tre, un  altro  fiume;  ed  alla  distanza  di  mezza  lega  da  questo, 
un  terzo  fiume  ;  e  mezza  lega  lunge  da  quest'ultimo,  un'al- 
tra fiumana;  ed  una  lega  più  oltre,  un  altro  fiume;  ed  un  se- 
sto fiume  ancora,  un'altra  lega  circa  distante  dal  preceden- 
te; il  qual  fiume ,  non  era  separato  che  da  un  quarto  di  lega 
da  un'  altra  riviera  ;  a  una  lega  dalla  quale  trovavasi  un'  ul- 
timo grandissimo  fiume,  distante  circa  venti  miglia  dal  capo 
della  Campana,  posto  a  libeccio  di  tutte  queste  correnti. La 
maggior  parte  di  questi  fiumi  hanno  imboccature  grandi  e 
larghe ,  e  sono  porti  ammirabili ,  capaci  di  contenere  in 
piena  sicurezza  i  più  grandi  navigli ,  essendo  privi  di  ban- 
chi di  sabbia ,  di  scogli  e  di  bassi  fondi . 


CO  11  porto  di  ffaracoa  .  N'avarrbtb 

(2)  li  monte  di  Yunque  .  Navauretb 

(3)  Il  porto  di  Moravi.  Navarrbte 


PRIMO    VIAGGIO  235 

Costeggiando  la  terra,  ascilocco  dell'ultimo  di  questi  flu- 
mi,  il  Colombo  rinvenne  una  vasta  borgata  (1),  la  più 
grande  che  infino  a  questo  giorno  egli  avesse  incontrata;  e 
vide  scendere  alla  riva  del  mare  infinita  quantità  di  selvaggi 
affatto  nudi ,  che  fortemente  gridavano ,  ed  erano  armati 
di  zagaglie.  Siccome  eMesiderava  conferir  seco  loro,  ammai- 
nò le  vele,  gettò  l' ancora,  ed  inviò  le  scialuppe  delle  navi 
a  terra,  disposte  in  maniera,  che  coloro  che  le  montavano 
non  potesser  fare  alcun  danno  agl'Indiani,  ne  da  quelli 
riceverne,  e  prescrisse  alle  sue  genti  di  dar  loro  alcuni  pic- 
coli oggetti,  scelti  fra  le  mercatanzie  marinaresche,  che 
egli  aveva  seco  portate  . 

Gr  Indiani  fecero  le  viste  di  non  volere  lasciare  discen- 
dere a  terra  i  Cristiani ,  e  di  resistere;  Hia  scorgendo  che 
le  scialuppe  sempre  più  appressa vansi  al  lito ,  e  che  co- 
loro che  v'erano  dentro  non  aveano  paura  dei  loro  gesti 
feroci,  tosto  dal  mare  s'allontanarono. Credettero  i  Cri- 
stiani, che  la  fiducia  ritornerebbe  in  que' selvaggi,  seduco 
tre  di  loro  solamente  discendessero  dalle  scialuppe;  e  tre 
infatti  ne  sbarcarono,  gridando  agli  isolani  di  nulla  teme- 
re,  e  questo  pronunciando  in  lor  linguaggio ,  poiché  ne 
avevano  apprese  alcune  frasi ,  per  la  famigliarità  contratta 
con  quelli  che  erano  a  bordo;  ma  tutti  dieronsi  alla  fuga, 
senza  che  neppur  uno  ve  ne  restasse  . 

1  tre  Cristiani  andarono  alle  case  di  essi,  le  quali  sono  di 
paglia,  e  della  stessa  forma  di  tutte  quelle  che  avevan  vedute: 
dentro  non  vi  trovarono  ne  abitanti ,  nò  mobili,  nò  che 
che  sia;  laonde  ritornarono  ai  vascelli,  e  versola  metà 
del  giorno  spiegaron  le  vele  per  trasferirsi  ad  un  bel  ca- 


ci) Quella  di  ^arocoa.  Navarrete 


236  COLOMBO 

po(l),chc  scorgevano  a  levante^  e  dal  quale  forse  eran 
lontani  circa  otto  teglie  . 

L' ammiraglio,  dopo  aver  fatto  una  mezza  lega  nel  me- 
desimo seno,  vide  dalla  parte  meridionale  un  rimarche- 
volissimo porto  (2) ,  e  da  quella  di  libeccio  terre  nieravi- 
gliosamente  belle ,  simili  ad  una  pianura  sparsa  di  colli- 
nette e  ricinta  da  alte  montagne.  In  questa  ^^sta  pianura 
scorsero  grandi  fuochi ,  ampie  borgate  e  terreni  perfetta- 
mente coltivati ,  ciò  che  indusse  l' ammiraglio  a  dirigersi 
verso  il  detto  porto,  per  tentare  in  qualunque  modo  di  ab- 
boccarsi cogli  abitanti,  e  seco  loro  comunicare  . 

Dice ,  che  quel  porto  era  tale,  che  se  egli  avea  lodati  gli 
altri,  doveva  molto  più  ancora  decantar  questo,  a  cagione 
della  bellezza  delle  terre  da  cui  è  circondato,  della  tem- 
peratura dell'  aere,  delle  borgate  die  gli  sorgono  vicine,  e 
de' loro  contorni.  Narra  le  meraviglie  della  terra  e  degli 
alberi ,  frai  quali  trovò  molti  pini  e  palmizi  (3) ,  e  fa 
gran  caso  della  bellezza  della  pianura ,  che  si  estende  ver- 
so scilocco  ,  e  la  superfice  della  quale  non  è  interamente 
piana  (4),  ma  oflre  piacevoli  e  dolci  ondulazioni  poco  alte. 
Questo  piano,  irrigato  da  molti  e  grossi  ruscelli,  i  quali  di- 
scendono dalle  prominenze  del  medesimo,  è,  secondo  l'am- 
miraglio, la  più  bella  cosa  del  mondo  . 

Quando  il  vascello  ebbe  dato  fondo,  V  ammiraglio  disce- 
se nella  scialuppa  per  scandagliare  il  porto,  il  quale  è,  ap- 
presso a  poco,  della  forma  di  una  scodella  j  ed  allorché  fu 


(1)  La  punta  di  Maici .  Nava»bitb 

(2)  Il  porto  di  Baracoa  .  NATAnim 

(3)  Ovunque  vegetano  palmizi  di  grande  altezza ,  è  certo  ehc  il  suolo  é  fer- 
tilissimo. Las  Casaa 

(4)  Qui  r  ammiraglio  vuole  significare  chi*  questo  non  è  un    terreno  unito. 

Las  Casas 


PRIMO   VIAGGIO  237 

vicino  al  suo  ingresso  meridionale,  trovò  la  foce  d^anfiHmc, 
larga  abbastanza  per  capirvi  una  galea;  la  qual  foce  era  volta 
in  modo ,  che  non  presentavasi  allo  sguardo  altro  die  nel- 
V  istante  in  cui  s' era  per  penetrarvi .  Quando  vi  fu  giun- 
to, vide  che  era  larga  da  cinque  braccia,  che  è  la  lunghez- 
za della  scialuppa,  e  che  ne  aveva  otto  di  profondità  •  Nel 
percorrerla ,  recava  gran  meraviglia  e  piacere  gustare  la 
freschezza  di  questo  clima,  vedere  la  beltà  degli  alberi  onde 
le  ripe  del  Oume  eran  vestite ,  e  mirare  la  quantità  prodi- 
giosa di  uccelli,  che  natavano  sulle  sue  limpide  acque,  o 
scherzavano,  dolcemente  cantando,  trai  profumati  rami 
degli  arbori  ;  cose  tutte  del  più  gradevole  spettacolo ,  che 
rendevan  quel  luogo  cosi  incantevole,  che  l'ammiraglio 
scrisse,  che  gli  fu^di  gran  sacrifizio  allontanarsene; e  disse 
agli  uomini  che  l'accompagnavano,  che  per  fare  al  re  e 
alla  regina  il  racconto  di  ciò  che  vedevano,  mille  lingue  non 
sarieno  bastanti  ;  né  la  sua  mano  sapere  scrivere  tante  me- 
raviglie, poiché  gli  sembrava  trovarsi  nel  mondo  delle  il- 
lusioni e  dei  prestìgi:  ed  espresse  il  desire,  che  molt' altre 
persone  savie  e  di  considerazione  vedessero  tutti  questi 
prodigi,  intorno  ai  quali  è  certo ,  egli  dice ,  che  giudiche- 
rebbero come  lui  vantaggiosamente . 

Qui  l'ammiraglio  soggiugnele  seguenti  parole:  >  Quali 
e  quanti  vantaggi  potranno  ritrarsi  dal  possesso  di  que- 
sto paese ,  neppur  tento  di  scrivere.  È  certo,  o  gran  re 
e  grande  regina  ,  eh'  essi  contengono  inCnità  di  utilissi- 
me cose.  Ma  io  non  mi  fermo  a  lungo  in  alcun  porto,  per- 
chè voglio  vedere  quante  piìi  contrade  mi  sarà  possibile , 
per  fame  la  descrizione  alle  Vostre  Altezze.  Disgraziata- 
mente provo  il  dispiacere  di  non  sapere  la  lingua  che  ivi  si 
parla  :  i  loro  abitanti  non  mi  capiscono ,  ed  io,  né  le  mie 
genti,  li  comprendiamo  maggiormente  •  Inquanto  agi'  In- 


238  COLOMBO 

diani  die  meco  traduco,  sovente  mi  accade  d'intendere  il 
contrarlo  di  ciò  che  vogliono  spiegare  (1);  d'altronde  io 
non  ho  più  conCdenza  in  loro,  perchè  già  han  tentato  mol- 
te volte  di  fuggire.  —  Quanto  al  presente,  se  piace  al  Si- 
gnor nostro,  visiterò  più  che  sarammi  dato,  e  a  poco  a  poco 
perverrò  ad  intendere  il  linguaggio  ed  a  conoscerei  luo- 
ghi ,  e  farò  insegnare  questo  idioma  alle  genti  della  mia 
casa,  poiché  ho  osservato,  che  infino  al  presente  egli  è  per 
tutto  Io  stesso  :  cosi ,  col  tempo,  conoscerannosi  i  benefici 
che  possono  procurare  queste  contrade,  e  si  porrà  ogni 
cura  a  renderne  tutti  gli  abitanti  cristiani,  ciò  che  sarà  fa- 
cile e  di  pronto  successo,  poiché  essi  non  hanno  alcun  cul- 
to nò  sono  Idolatri .  Le  Vostre  Altezze  faran  costruire  in 
questi  luoghi  città  e  fortezze,  e  tali  paesi  saran  ben  tosto 
convertiti. — Posso  assicurare  alle  Altezze  Vostre,  che  non 
mi  sembra  che  sotto  il  sole  possa  esservi  paese  più  fertile 
di  questo,  di  più  gradevole  e  regolare  temperatura,  e  me- 
glio provvisto  di  acque  chiare  e  di  buona  e  sana  qua- 
lità, ben  diverse  in  ciò  da  quelle  delle  riviere  di  Guinea, 
le  quali  non  producono  che  malanni  e  contagi  ;  poiché, 
grazie  a  Dio  nostro  Signore  ^  nessuna  delle  genti  del  mio 
equipaggio  non  ha  provato,  infìno  a  questo  giorno,  il 
minimo  male  di  testa ,  ne  v'  é  ehi  sia  stato  in  letto  per 
causa  di  malattìa;  ad  eccezione  di  un  solo,  che  pativa 
del  mal  della  pietra ,  e  ne  avea  soflerto  tutto  il  tempo 
di  sua  vita,  il  quale,  nondimanco,  é  risanato  dopo  i  primi 
due  giorni  del  nostro  soggiorno  in  questa  regione:  quel- 
lo che  io  narro  ,  referiscesi  eziandio  agli  equipaggi  de- 
gli altri  vascelli . 

(I)  Questa  ignoranza  del  linguaggio,  produsse  equivoci  ed  errori,  nella  elul- 
ione o  neir  ortografia  dei  nomi  propri  ;  i  quali  leggonsi  in  questa  relazione,  roa 
otto  tutti  eorrelli  nelle  note.  Navarrete 


(I)  Il  porto  (li  las  NuevitoM  del  Principe  NAVAi^rrs 

(S)  Mirate  roD  qual  fondamenio  le  nostre  leggi  ddl'  Indie  hanno  abbracciato 

questo  cousiglU»  «lei  Colombo,  tanfo  piii  imparxiale,  in  quanto  cbe  fu  dato  da 

UDO  straniero,  sebbene  già  naturaliizato  in  Spagna .  Nataimtb 


PRIMO    VIAGGIO  239 

»  Di  guisa  tale  che ,  quando  piacerà  a  Dio  che  le  Altez- 
ze Vostre  ìnviino  in  questi  luoghi  uomini  istruiti,  o  che 
ve  ne  giungano  per  caso  di  fortuna ,  essi  riconosceranno  la 
verità  di  quanto  dissi  di  sopra,  quando  tenni  parola  circa 
la  scoperta  che  feci  di  ima  favorevole  positura  per  la  co- 
struzione di  una  città  o  di  una  fortezza,  vicino  al  fiiune 
dei  Mari,  a  cagione  della  bontà  del  porto  (1)  che  in  quel 
luogo  ritrovasi ,  e  della  bellezza  de^  suoi  contorni .  Cer- 
to, quanto  allora  riferii  è  la  pura  verità  ;  ma  non  è 
alcun  paragone  fra  que'  luoghi  e  questi  ove  attualmen- 
te mi  trovo ,  e  neppure  è  da  paragonare  il  mare  di  No- 
stra Donna  con  quello  che  al  presente  percorro  ,  onde 
i  liti  hanno  ,  nell'  interno  delle  terre ,  considerevoli  bor- 
gate ,  inunensa  popolazione  ed  infinità  di  cose  della 
più  grande  importanza;  ed  in  questo  luogo  soprattutto 
(come  forse  in  qualimque  altro  per  me  precedentemente 
scoperto,  non  che  in  quelli  che  spero  di  scoprire  pria  di 
far  ritomo  in  Gastiglia  ) ,  la  intera  Cristianità  avrà  grandi  i 
corrispondenze  da  stabilire,  e  Spagna^  alla  quale  tutto  de-  i 
ve  esser  sommesso,  ben  più  degli  altri  Stati .  Prego  le  • 
Vostre  Altezze  di  non  permettere  ad  alcimo  straniero  (2) 
di  porre  il  pie  in  questo  paese  e  d'averci  la  menoma  co- 
municazione,  se  non  è  cristiano  e  cattolico,  poiché  tale 
è  stato  lo  scopo  delle  scoperte  che  ho  fatto  per  ordine 
dell'  Altezze  Vostre ,  e  non  ho  intrapresi  questi  viaggi,  che 
per  servire  alla  propagazione  e  alla  gloria  della  religio* 
ne  cristiana  » .  —  Cosi  parla  l'ammiraglio . 


140  COLOMBO 

Entrò  dunque  nel  fiume,  alla  foce  del  quale  troyavasi  ^ 
e  facendo  il  giro  del  porto  (1),  vide  da  ciascun  lato  della  sua 
imboccatura  ridenti  coltivazioni  ed  una  specie  di  delizioso 
giardino;  poi  navigando  su  pel  fiume,  scopri,  più  in  avan- 
ti ,  che  ei  forniva  una  porzione  delle  sue  acque  a  diversi 
canali,  e  rinvenne  una  piroga  o  lancia  di  un  sol  pezzo , 
grande  quanto  una  fusta  (2)  di  dodici  banchi .  Questa  bar- 
ca era  bellissima,  posta  su  travicelli  in  un  recinto  o  rimes- 
sa costrutta  di  legni  e  con  grandi  foglie  di  pahnizi  coperta, 
di  maniera  tale  che ,  ne  il  sole,  né  V  acqua  le  poteva  reca- 
re alcun  danno . 

L'ammiraglio  dice,  che  la  bontà  del  porto  ,  delle  acque 
e  dei  terreni,  non  chela  bellezza  dei  contomi  e  l'abbon- 
danza del  legname,  rendoano  questo  luogo  estremamente 
atto  per  la  sede  di  una  città,  e  pella  costruzione  di  una 
fortezza . 

Mereeledì,  M  noTeinbre 

Quel  giorno  T ammiraglio  rimase  nel  porto  antidetto, 
perchè  piovea  a  dirotta,  ed  il  cielo  era  oscurissimo.  Àvereb- 
be  per  altro  potuto  esplorare  tutto  il  lido ,  perchè  il  ven- 
to, che  era  scilocco,  soffiava  opportunissimo  ;  ma  sic- 
come non  poteva  vedere  bene  la  terra ,  ed  era  pericoloso 
costeggiare  un  lido  non  ben  conosciuto,  giudicò  più  pru- 
dente di  aspettare .  Le  genti  dell'equipaggio  discesero  a 
terra  per  lavare  la  lor  biancheria  ,  e  certuni ,  girellando , 
imbatteronsi  in  grandi  borgate,  ma  ne  trovarono  tutte  le 
abitazioni  vuote,  perchè  coloro  che  vi  dimoravano  eran 


(1)  Il  porlo  di  Bcuracoa  .  Navarretb 

(2)  La  fusta  è  un  basiiraenlo  luogo  e  poco  elevalo  che  va  a  remo  e  a  veli. 

ROQUBTTB 


PRIMO    VIAGGIO  241 

Tubili  :  quindi ,  nel  rilorno,  questi  marinari  diressero  i 
loro  passi  lunghesso  un'  altra  fiumana  ^^  posta  più  in  bas- 
so, e  maggiore  di  quella  all'imboccatura  della  quale  sor-        i 
govano  sulle  ancore  i  vascelli . 

Giovedì,  99  novembre 

Siccome  pioveva,  ed  il  cielo  era  sempre  offuscalo,  an- 
cora non  salparono.  Certuni  Cristiani  giunsero  ad  un'altra 
borgata  posta  verso  maestrale,  ma  non  trovarono  nelle 
case  nò  chi  le  abitava,  ne  che  che  sia:  nondimanco  rin- 
vennero per  via  un  vecchio ,  che  non  avendo  forza  di  fug- 
gire, il  presero,  e  lo  rassicurarono  dicendogli,  che  non  vo- 
levano fargli  alcun  male,  e  anzi  gli  donarono  alcune cose- 
relle;  quindi  lasciaronlo  andare  a  suo  talento.  L'ammiraglio 
avrebbe  voluto  vederlo ,  per  vestirlo  ed  ottenere  da  lui 
alcune  informazioni,  poiché  molto  ealevagU  il  ben  essere 
di  questa  contrada.  Egli  era  incantato  dei  vantaggi  che  ella 
presentava  per  lo  stabilimento  di  una  colonia ,  ed  era  con- 
vi  nto,  che  dovesse  essere  piena  di  grandi  borgate  •  Le  genti 
dell'  equipaggio  trovarono,  in  un  abituro,  un  pane  di  ce- 
ra (1),  che  fu  dal  Colombo  portato  ai  reali  coniùgi  diSpa- 
gna  :  ei  dice,  che  dove  trovasi  la  cera  debbono  pure  esse- 
re mille  altre  buone  cose.  —  In  una  casa,  i  marinari  rin- 
vennero una  testa  di  uomo,  accomodata  in  un  canestro  di 
giunchi,  e  con  un'altro  paniere,  fatto  egualmente  di  giun- 
chi, ricoperta;  il  tutto  poi  sospeso  ad  un  pilastro  della  me- 
desima :  e  trovarono  eziandio  una  seconda  testa ,  disposta 
assolutamente  nella  stessa  maniera ,  in  un  altro  casolare . 
L'ammiraglio  credè,  che  quelle*  teste  fossero  appartenute 


CO  Questa  cera  era  fiata  quivi  portata  dall'  Yueatan,  ciò  che  mi  lii  crede- 
re ,  the  questa  contrada  dipcDdeisc  da  Cuba,  Lai  Cakìa  j 


».  31 


242  COLOMBO 

ad  alcuni  dei  principali  abitanti  di  questi  luoghi,  perchè  le 
case  quivi  erano  costrutte  in  modo,  che  in  una  sola  poteva 
alloggiare  gran  numero  di  persone;  dal  che  congetturava 
che  tutti  dovevano  esser  parenti ,  e  discesi  da  un  comune 
stipite . 

Tenerdi,  SO  noTeinbre 

L'  ammiraglio  non  potè  levar  l'ancora ,  perchè  il  vento, 
che  soffiava  da  levante  ,  era  contrario  al  cammino  che 
voleva  seguire .  Inviò  a  terra  otto  uomini  ben  armati ,  in 
compagnia  di  due  Indiani,  scelli  tra  quelli  che  aveva  a  bor- 
do, perchè  vedessero  i  popoli  delP  interno  del  paese,  e 
con  essi  si  abboccassero. 

Trovarono  molte  case ,  nelle  quali  non  era  persona  né 
cosa  alcuna ,  poiché  tutti  gli  abitanti  erano  fuggiti .  Yidero 
quattro  giovani  occupati  a  lavorare  i  loro  campi ,  ma  an- 
ch'essi incominciarono  a  fuggire  appena  videro  i  Cristiani, 
che  non  li  poterono  aggiugnere.I  marinari  fecero,  aquan- 
to dissero ,  molto  tragitto,  e  videro  gran  numero  di  bor- 
gate, terre  fertilissime,  tutte  coltivate  e  da  vasti  fiumi 
o  riviere  irrigate.  Presso  una  di  esse  osservarono  una  bel- 
lissima piroga  o  canoa,  di  un  sol  pezzo  contesta,  lunga  no- 
vantacinque palmi,  e  nella  quale  potevano  agevolmente 
capire  e  navigare  cento  cinquanta  persone . 

Sabato,  1  dicembre 

La  stessa  causa,  quella  del  vento  contrario ,  e  una  gran 
pioggia  che  sopravvenne,  impedironola  partenza  dell'ammi- 
raglio .  Egli  fece  costruire  e  fìssare'sui  vivi  sassi  una  gran 
croce  all' ingresso  di  questo  porto,  che  appellò,  credo, 
Puerto  Santo  (1),  ed  è  difeso  da  una  punta  che  è  allasuaim- 

(I)  Il  porlo  di  Baracoa,  Navarietb 


PRIMO   VIAGGIO 


343 


beccatura  verso  la  parte  di  scilocco .  Colui  che  vorrà  pe- 
netrarvi ^  dovrà  tenersi  più  dalla  parte  della  punta  di 
maestrale,  che  da  quella  di  scilocco;  perchè,  quantunque 
a  pie  dell'  una  e  delP  altra ,  lunghesso  ciascuna  delle  rupi 
che  le  dominano,  sieno  dodici  braccia  di  profondità,  sopra 
buonissimo  fondo,  nulladimeno,  airingresso  del  porto  ,è 
un  basso  fondo  quasi  a  Cor  d'acqua ,  che  prolungasi  verso 
la  punta  di  scilocco  (1),  assai  però  dalla  punta  medesima  di- 
scosto per  potervi  passar  di  mezzo,  se  la  necessità  V  esiges- 
se, poiché  a  pie  del  basso  fondo ,  come  a  pie  del  capo  ,  la 
profondità  ascende  da  dodici  a  quìndici  braccia  ;  entrando 
nel  porto  fa  d' uopo  volger  la  prua  verso  libeccio  . 

Domeiilca,  %  dicembre 

li  vento  spirava  ognor  contrario,  il  perchè  Tammiraglio 
non  potette  partire.  Ei  dice,  che  in  questi  luoghi  ciascuna 
notte  soiBa  il  vento  di  terra  ;  ma  che  però  i  vascelli  che  fos- 
sero in  questo  porto  non  avrelibono  a  temere  neppure  per  la 
più  terribile  tempesta ,  perchè  i  bassi  fondi  che  sono  all'in- 
gresso impediscono  al  vento  di  farvi  il  menomo  guasto  ,  ec. 
L'ammiraglio  dice  inoltre,  che  uno  de' suoi  mozzi  rin- 
venne ,  ah'  imboccatura  del  fiume ,  certe  pietre  ,  che  pare  • 
vano  contenere  oro,  le  quali  ei  prese  per  farle  ostensibili  al 
re  e  alla  regina  ;  e  soggtugne,  che  lunge  da  questo  porto  un 
tiro  di  carabina  sonvi  grandi  fiumane  . 

LaiiedI,  S  dlcenabre 

L' anuniraglio ,  per  esser  sempre  tempo  contrario ,  non 
volle  ancora  spiegare  le  vele ,  e  risolvè  di  recarsi  a  vede* 


(I)  Questo   basso  fondo  trorasi  effclUraiiienla  Terso  la   puoia  a  scilocco 
deireotratura  di  questo  porto,  il  quale  è  descritto  con  molta  esattezza. 

Navakietb 


244 


COLOMBO 


re  un  bellissimo  capo,  distante  un  quarto  di  lega  dal  por- 
to dalla  parte  di  scilocco  ;  ed  andovvi  con  le  scialuppe  ed 
alcuni  uomini  armati.  Ivi  è,  a  pie  del  capo,  l'imboccatu- 
ra di  un  bel  fiume  (1)  ;  e  girando  la  prua  verso  scilocco 
per  introdnrvisì ,  riconobbe  quella  foce  larga  cento  passi  e 
profonda  un  braccio  ;  ma  penetrando  neir  interno  del  fiu- 
me trovò  la  sua  profondità  di  dodici ,  di  cinque  o  di  cpiat- 
tro braccia,  né  mai  meno  di  due,  sicché  tutti  i  vascelli 
che  sono  in  Spagna  ivi  potrebbero  navigare.  Rasentando 
una  delle  sponde  di  questo  fiume,  l'ammiraglio  si  diresse  a 
scilocco,  e  rinvenne  unpiccol  seno  in  cui  vide  cinque  gran- 
dissime piroghe ,  che  gP  indiani  appellano  canoe .  Erano  , 
appresso  a  poco,  simili  a  f uste  bellissime,  e  cos'i  bene  lavo- 
rate, che  l'ammiraglio  dice,  ch'era  un  piacere  a  guar- 
darle. 

Tutte  le  terre  che  vide  e  scoprì,  dal  pie  della  montagna, 
erano  perfettamente  coltivate.  —  Scortato  dalle  sue  genti  , 
procedendo  all'  ombra  di  folti  alberi ,  per  la  via  che  con- 
duceva a  queste  canoe,  giunse  ad  un  cantiere  assai  ben 
ordinato,  e  cosi  eccellentemente  coperto,  che  né  il  sole,  né 
l'acqua  danneggiare  potevano  le  canoe  che  dentro  vi  si  co- 
struivano. Era  vene  una,  scavata  d'altronde  come  tutte  le 
altre  in  un  sol  pezzo  di  legno,  di  così  grande  dimensione , 
che  uguagliava  una  fusta  di  diciassette  banchi;  ed  era  un  pia- 
cere a  vederne  la  bellezza,  ed  ammirare  tutto  il  lavoro  di  coi 
venia  adornata.  — Quindi  l'ammiraglio  ascese  sur  una  mon- 
tagna, onde  alla  sommità  era  una  superficie  piana  e  ve- 
stita di  molti  frutti  ed  erbe ,  frai  quali  trovò  bellissimi  ce- 
trioli. Egli  compiacquesi  nello  esaminare  tutta  la  cima  di 
questa  montagna,  in  mezzo  alla  quale  scorse  una  vasta 


(1)  H  Gume  Boma  , 


Navamstb 


PRIMO    VIAGGIO  245 

borgata;  e  andando  più  innanzi,  tutto  in  un  tratto  trovossi 
fra  mezzo  ai  suoi  abitanti ,  i  quali  in  niun  conto  aspetta- 
vano, sicché  tutti,  uomini  e  donne,  tosto  che  lo  scorsero  si 
diero  a  fuggire:  ma  V  indiano  che  l' ammiraglio  aveva  con- 
dotto dal  suo  bordo,  e  che  in  quest'occasione  tenevagli  com- 
pagnia, rassicurò  quegli  abitanti,  dicendo  loro  ,  che  non 
avessero  alcun  timore,  poiché  questi  stranieri  erano  buona 
gente:  l'ammiraglio  fece  donare  loro  sonagli,  anelli  di  ot- 
tone, chicchi  di  vetro  gialli  e  verdi;  le  quali  cose  colmaron- 
li  di  contentezza  • 

Ma  avendo  veduto,  che  non  possedevano  né  oro,  né  altra 
cosa  preziosa,  V  ammiraglio  giudicò  conveniente  di  lasciarli 
tranquilli,  lo  che  fece,  dopo  essersi  assicurato  che  tutta  la 
contrada  era  popolata ,  e  che  tutti  gli  abitanti  s*erano  per 
paura  nascosti. — Il  Colombo  certifica  al  re  ed  alla  regina, 
che  dieci  uomini  nostri  farebber  fuggir  diecimila  di  questi 
Indiani,  i  quali  sono  cosi  deboli  e  timorosi,  che  altr'  arme 
non  portano  fuorché  bastoni ,  all'  estremità  de'  quali  un 
altro  ne  aggiustano,  cortissimo  e  molto  acuto,  ed  al  fuoco 
indurito.  —  L'ammiraglio  risolvette  ritornarsene.  Dice  , 
che  tolse  ad  essi  destramente  i  loro  bastoni,  facendoglieli 
tutti  barattare  con  oggetti  di  vetro  ed  altre  bagattelle  ;  lo 
che  fecero  volentieri . 

Tosto  che  fu  di  ritorno,  colle  sue  genti  nel  luogo  ove 
aveva  lasciate  le  scialuppe,  l'ammiraglio  inviò  alcuni  Cri  - 
stiani  colà  dov'era  asceso,  perché  parevagli  d'avervi 
scorto  un  grandmai veare  ;  e  pria  che  fossero  ritornati,  molti 
Indiani  s'adunarono,  e  vennero  dove  erano  le  scialuppe , 
nelle  quali  l'ammiraglio  con  tutto  il  suo  seguito  era  rien- 
trato :  ma  uno  di  quc' selvaggi ,  avanzatosi  nella  riviera  fin 
presso  alla  pc^pa  di  una  scialuppa,  fece  un  lungo  discorso 
di  cui  Pammiraglio  nulla  comprese^  se  non  che  osservò  , 


S46  COLOMBO 

che  durante  r  arringa  del  selvaggio,  gli  altri  Indiani  innal- 
zavano'di  tanto  in  tanto  le  mani  verso  il  cielo  mandando 
acute  grida  ;  dimaniera  tale  che,  e' fu  di  parere,  che  essi 
assicurassero,  che  il  suo  arrivo  recava  loro  molto  piace- 
re. Ma  bentosto  vide  V  indiano  che  aveva  seco ,  cambiar  di 
colore  e  divenir  giallo  come  la  cera,  e  tremare  dal  capo  al- 
le piante:  dopo,  per  segui,  questo  indiano  gli  disse,  che 
bisognava  uscire  prontamente  dal  fiume ,  perchè  trattavasi 
di  ucciderli: quindi,  appressatosi  ad  un  cristiano  che  aveva 
una  balestra  armata,  mostrolla  agP  Indiani;  e  l' ammira- 
glio intese  che  loro  diceva,  che  dai  Cristiani  sarebbero  stati 
tutti  ammazzati ,  poiché  queir  arme  lanciava  colpi  da  lun- 
gè  e  recava  la  morte  :  prese  pure  una  spada,  >e,  trattala  dal 
fodero,  la  mostrò  a'suoi  paesani  facendo  le  stesse  minacce  ) 
le  quali  indussero  immediatamente  tutti  gl'Indiani  a  pren- 
der la  fuga  :  nulladimeno  il  nostro  indiano  tremava  sempre, 
tanto  era  di  poco  cuore,.comunque  e'  fosse  grande  e  vigo- 
roso di  membra . 

L*  ammiraglio  non  volle  uscire  dal  fiume  :  al  contrario 
ordinò  di  risalirlo,  ed  avanzossi  nelP  interno,  iufìno  ad  un 
luogo  ove  erano  in  gran  numero  gl'Indiani ,  tutti  dipinti  di 
rosso ,  e  nudi  come  le  loro  madri  aveanli  messi  al  mondo. 
Alcuni  avevano  sulla  testa  piume  e  pennacchi,  e  tutti  por- 
tavano un  fascio  di  zagaglie. —  >Mi  avvicinai  adessi,  dice 
r  Ammiraglio,  detti  loro  alcuni  bocconi  di  pane,  quindi 
chiesi  loro  le  zagalie,  e  donai  ad  essi  in  cambio  a  chi 
un  campanellino,  a  chi  un  anello  di  rame,  e  ad  altri  in- 
fine dei  chicchi  di  vetro;  di  modo  che  placaronsi  tutti , 
e  vennero  alle  scialuppe,  ove  con  s;ioia  dispotesta vans  i 
di  tutto  ciò  che  avevano ,  per  la  minima  cosa  che  lor  si 
dasse  in  baratto.  I  marinari  avevano  ucciso  una  tarta- 
ruga, e  ne  avean  fatto  in  pezzi  il  guscio  nella  scialuppa; 


FRIMO    VIAGGIO  247 

i  mozzi  ne  davano  un  pezzo  grosso  come  un^unghia  agli 
Indiani ,  e  questi  porgean  loro  in  cambio  un  fascio  di 
zagaglie . 

»  Queste  genti ,  prosegue  V  ammiraglio,  simigliano  agli 
Indiani  che  lìo  già  trovati  ^  hanno  la  stessa  credenza,  son 
persuasi  cioè  che  veniamo  dal  cielo,  e  danno  tutto  ciò  che 
posseggono  per  la  minima  coserclla  che  viene  lor  presen- 
tata, senza  dire  k  poco;  e  credo  farebbono  lo  stesso  delle 
spezìerie  e  dell'oro,  se  ne  avessero.  —  Vidi  una  bella 
casa,  quantunque  non  molto  grande,  che  aveva  due  porte, 
come  quasi  tutte  quelle  di  questo  paese:  entrandovi  scorsi 
eh'  era  un'opera  ammirabile ,  cioè  una  specie  di  casa 
con  stanze  in  tal  maniera  costrutte ,  che  fora  impossi- 
bile descriverle:  nella  parte  superiore  di  esse  stavano  so- 
spesi de' chioccioloni  ed  altre  cose.  Credetti  questo 
edifizio  fosse  un  tempio:  chiamai  gl'Indiani,  e  lor  ri- 
chiesi con  segni  se  ivi  facevano  le  loro  preghiere  ;  mi 
risposero  negativamente*,  anzi,  uno  di  essi  ascese  in  alto, 
e  mi  offerì  lutto  ciò  che  in  quei  luogo  trovavasi:  io  non 
ricusai  di  pigliar  qualche  cosa  » . 

Martedì,  4  dicembre 

L' ammiraglio  spiegò  le  vele  con  debole  vento,  ed  usci  da 
questo  porto  che  ei  chiamò  Porto  Santo. 

Ad  una  distanza  di  due  leghe,  vide  il  bel  fiume  dicui  ieri 
tenne  discorso  (1)^  costeggiò  il  lido, il  quale,  dopoch'ebbe 
passato  il  capo  summenlovalo,  scorse  che  estendevasi  da 
levante  sci  locco  a  ponente  maestrale,  lino  al  capoLeggiadro 
(cabo  £iWo)(2),  che  è  a  levante  un  quarto  verso  scilocco 


(1)  Il  fiume  Soma.  Navaeretb 

(2)  U  puma  del  Frnile  ,  NAVAnrixE 


248  COLOMBO 

del  capo  del  Monte ,  da  cui  e  distante  cinque  lege.  Una  lega  e 
mezza  dopo  il  capo  del  Monte  ^  trovò  un  fiume ,  alquanto 
stretto,  il  quale  sembrava  avere  una  buona  foce,  ed  è  molto 
profondo;  tre  quarti  di  lega  più  lunge,  l'ammiraglio  vide 
un'altra  fiumana,  estremamente  larga,  onde  il  corso  deve 
essere  immenso .  —  La  sua  foce ,  sgombra  da  ogni  banco  di 
sabbia  ,  era  ben  cento  passi  larga  e  otto  braccia  profonda, 
sicché  oflbriva  una  buona  entratura  alle  navi .  L'ammira- 
glio \ì  spedì  una  scialuppa  perchè  la  scandagliasse  e  la  esa- 
minasse, e  i  marinari  incaricati  di  questa  ccmiroissioiìe,  ri- 
scontrarono ,  che  1'  acqua  dolce  della  medesima  penetrava 
molto  innanzi  dentro  al  mare,  e  dissero  che  quel  fiume  era 
uno  dei  più  considerevoli  tra  quelli,  che  infino  allora  aveano 
veduti.  Giudicarono,  che  lungo  le  sue  rive  dovessero  trovarsi 
in  gran  numero  le  borgate  degl'  Indiani.  —  Al  dilà  del  capo 
Leggiadro  è  una  gran  baia,  la  quale  saria  un  ottimo  passo 
per  levante  grecale,  scilocco  ed  austro  libeccio. 

Mereoledì,  5  dleembre 

Tutta  la  notte  l' ammiraglio  si  tenne  in  panna  dirimpetto 
al  capo  Leggiadro,  ove  era  giunto  al  tramontar  del  sole,  ed 
osservò  la  terra  che  si  dilunga  verso  levante ,  e  allo  spun- 
tar del  giorno  vide  un  altro  capo  (1  ),  distante  due  leghe  e 
mezza  inverso  oriente .  Dopo  averlo  superato  ,  riconobbe 
che  il  lido  prendeva  la  direzione  di  mezzo  giorno ,  e  che 
quindi  volgeva  a  libeccio  (2)  ;  e  poco  tempo  dopo  scoprì 
un  bellissimo  ed  altissimo  promontorio  (3) ,  che  sorgeva 

(1)  La  punta  di  los  Azttles,  Navarriti 

(2)  Questa  è  la  costa  orientale  dell'  Isola  di  Cuba ,  che  oflTre  una  grande 
spiaggia  detta  puma  di  Maici.  Nàvarrbte 

(3)  Questo  capo  deve  essere  la  puma  di  Maici,  che  è  l'uliìma  dell' isola 
di  Cuba  .  Las  Casas 

Ciò  non  è  esatto  ,  poiché  questo  capo  è  quello  di  San  Nitcola ,  nell'  Isola 
Spagnuolao  San  Domingo.  Navarrete 


PRIMO    VIAGGIO  249 

nella  medesima  direzione,  distante  sette  leghe  dal  preceden- 
te :  e  fin  là  avrebbe  voluto  recarsi  :  ma  siccome  desiava 
visitare  l'isola  di  Babeque ,  la  quale,  dietro  gP indizi  che 
aveangli  somministrati  gl'Indiani  che  seco  conduceva,  ri- 
mane a  grecale,  rinunziò  a  questo  progetto  ;  frattanto  mutò 
vento  (  che  spirò  da  grecale  ) ,  e  non  potè  condursi  per  que- 
sta cagione  neppure  a  Babeque  ^  dove  era  si  premuroso  di 
andare. 

Proseguendo  il  suo  cammino ,  scoprì  terra  verso  sciloc- 
co  (1).  Era  una  grandissima  isola ,  che  gì'  Indiani  chiama- 
rono Bohio ,  e  circa  la  quale  ,  ei  dice ,  che  essi  gii  aveano 
somministrate  molte  notizie .  —  Quest'  isola  era  popolosis- 
sima. 

Dice  pure  ,  che  gli  abitanti  di  Cuba  o  Giovanna  (2)  e 
delle  altre  isole,  temono  molto  quelli  di  Bohio,  che  dicono 
che  sono  antropofagi:  e  per  segni  gì'  Indiani  gli  racconta- 
rono anche  molte  altre  cose  maravigliosissime ,  intomo  a 
quest'isola.  L' ammiraglio  non  dice  di  aver  loro  prestato  fe- 
de,  ma  sembra  inclinasse  a  credere,  che  gli  abitanti  di 
Bohio  fossero  più  intelligenti  e  destri  degli  altri  Indiani , 
per  la  ragione  che  li  facevan  prigioni^  e  dice ,  che  questi 
ultimi  mancavano  totalmente  di  forza  e  di  coraggio  . 

Siccome  spirava  vento  grecale ,  inclinando  alquanto  ver- 
so settentrione ,  l' ammiraglio  decise  di  abbandonare  l' isola 
di  Cuba  o  Giovanna ,  che  per  la  sua  grandezza  credette 
che  fosse  un  continente,  avendone  egli  percorso  il  lido 
per  uno  spazio  di  cento  venti  leghe  a  scilocco,  senza  tro- 
varne la  fine.  Parti  dunque,  e  si  diresse  verso  scilocco  un 
quarto  a  levante ,  perchè  la  terra  che  avea  veduta  mostra- 
ci) A  quanto  sembra ,  questa  era  l' isola  Spagnuola,  Nàvirrbtb 
(2)  Da  questo  passo  rilevasi, che  l' ammiraglio  avea  dato  all'isola  di  Cuba  il 
nome  di  Giovanna  {Juana).  Lks  Casas 


I.  32 


360  COLOMBO 

vasi  a  scilocco  •  Prendendo  questo  rombo ,  assicurava  ii 
suo  cammino,  perchè  il  vento  gira  sempre  da settentrl(»ie 
a  greco ,  e  da  greco  a  levante  ed  a  scilocx^o.  Il  vento  spira- 
va con  forza,  e  l'ammiraglio  spiegò  tutte  le  vele:  era  il  ma- 
re bello  e  placido ,  e  la  sua  corrente  procedeva  cosi  pro- 
pizia alla  navigazione,  che  dal  mattino  inflno  ad  un'  ora 
dopo  meriggio  le  navi  fecero  otto  miglia  perora;  e  non  erano 
in  tutto  questo  intervallo  ancor  passate  sei  ore  di  giorno , 
perchè  ,  dicesi ,  che  in  queste  contrade  le  notti  durano 
quasi  quindici  ore  (1).  Camminarono  poi  colla  velocità  dì 
due  miglia  per  ora,  e ,  appresso  a  poco,  procedettero  in  tal 
guisa  iniino  al  tramontare  del  sole  ;  nel  qua!  tempo  l' am- 
miraglio trovò  di  aver  camminato  ottantotto  miglia,  che  for- 
mano ventidue  legtie  ,  sempre  nella  direzione  di  scilocco . 
Siccome  era  di  sera,  egli  spiccò  la  caravella  Niiia,  nave 
velocissima,  affinchè  s' avvantaggiasse,  e  visitasse  il  porto 
pria  della  notte:  e  quella  nave,  giunta  all'Imboccatura  del 
detto  porto  (2),  che  rassomiglia  alla  baia  di  Cadice,  sicco- 
me già  era  buio,  inviò  la  sua  scialuppa  affinchè  lo  scanda- 
gliasse col  lume.  Pria  che  l'ammiraglio  pervenisse  al  luogo 


(1)  La  parte  più  settentrionale  di  San  Domingo,  è,  appresso  n  poco,  sul  gra- 
do 20  di  latitudine  boreale .  Nel  giorno  del  solstizio  iemale ,  ivi  il  sole  decli- 
na dall'equatore  gradi  23  e  minuti  27,  e  la  notte,  che  in  quel  di,  in  tutti  i  paesi 
delKemisfero  boreale,  é  la  più  lunga  dell'anno,  quivi  non  è  maggiore    di  13 

I  ore  e  14  minuti;  cosi  la  differenza  tra  il  vero  e  ciò  che  leggesi  in  questa  re- 

I  lazione,  è  di  un'ora  e  tre  quarti  in  più . 

I  So  la  relazione  fatta  al  Colombo  procede  dagli  abitanti ,  come   è  da  sup- 

I  |)orre,  questa  differenza  non  ha  nulla  di  sorprendente  ;  ma  sareblie  stato  bene 

I  che  l'illustre  nocchiero  ci  avesse  Tatto  conoscere  in  quante  parti  gl'isolani  di 

I  San  D«)mingo  divideano  la  giornata  ,  oppure  se  avcano   ridotte  le  parti  del 

giorno  in  modo ,  da  corrispondere  alle  nostre  ore . 

Del  rimanente ,  reca  gran  meraviglia  che  Cristoforo  Colombo ,  il  più  gran- 
de cosmografo  dei  suoi  tempi,  siasi  contentato  di  riferire  dietro  la  voce  volgare 
un  fatto ,  che ,  se  non  gli  era  facile,  gli  era  però  possibile  di  calcolare  con  molla 
precisione .  Rossbl 

(2)  li  porlo  del  molo  di  San  Niccolo,  nell'  isola  Spagnuola .       Navakeitb 


PRIMO   VIAGGIO  S51 

oye  la  Nìna,  bordeggiando  ^  attendeva  che  la  scialuppa  gli 
facesse  il  segnale  per  entrare  nel  porto,  il  lume  s^  estinse; 
allora  la  Nifia ,  non  scorgendo  più  nulla ,  s' allontanò  da 
terra,  e  accese  un  altro  lume,  aflìnchè  fosse  veduto  dal- 
l'ammiraglio, al  quale,  tosto  che  fu  vicino,  raccontarono 
ciò  che  era  avvenuto  ;  ma  in  questo  mentre ,  le  genti  che 
montavano  la  scialuppa  riaccesero  il  lume  :  allora  la  ca- 
ravella Nina  si  appressò  ad  essa,  ma  l'ammiraglio  non  potè 
avvicinarsi,  e  rimase  al  largo,  bordeggiando  tutta  la  no  ite 
lunghesso  la  costa. 

Giovedì,  6  dicembre 

Quando  comparve  il  di ,  V  ammiraglio  era  distante  dal 

portoquattro  leghe. Dette  ad  esso  il  nome  di  porto  Maria  (1); 

e  chiamò  capo  della  Stella  (2),  un  bellissimo  promontorio  , 
che  vide  ad  austro  un  quarto  verso  libeccio,  e  che  gli  parve 

fosse  la  estremità  più  meridionale  di  quest'isola;  tuttavia 

la  vera  estremità  di  quest'isola,  da  quella  parte,  è  lontana 

ventotto  miglia. 

L*  ammiraglio  scorse  un'  altra  terra  (3)  situata  lungc  40 
miglia  dalla  parte  di  levante ,  e  parvegli  un'  isoletta . 

Scoprì  eziandio,  a  levante  un  quarto  verso  scilocco,  un 
altro  capo,  bellissimo  e  ben  determinato^  a  cui  die  il  nome 
di  capo  dell'  Elefante^4) ,  e  dal  quale  era  lontano  cinquan- 
taquattro miglia . 

L'ammiraglio  vide  pure,  a  levante  scilocco,  un  altro  pro- 
montorio, che  appellò  capo  di  Ginquìn,  e  dal  quale  era  di- 
scosto ventotto  miglia . 

(1)  Il  porlo  di  San  piccola .  Navaerete 

(2)  Il  capo  San  Niccola  .  Navieiìete 

(3)  fi  la  contìnuaiiooc  della  costa  settentrionale  dell'  isola  Spagoaola . 

Natarretb 
(4;  La  punta  FalmiUa .  Natarmtc 


254  COLOMBO 

nel  mare,  non  toccava  il  fondo  ;  e  nello  spazio  compreso 
dal  luogo  scandagliato  alla  terra,  la  profondità  è  di  quindici 
braccia  in  un  buonissimo  fondo;  e  la  profondità  del  detto 
porto  è,  neirintemo,  la  stessa  da  un'estremità  all'  altra ,  con 
un  fondo  egualmente  buono  ed  unito,  Ano  al  punto  otb  si 
può  approdare  ;  e  così  è  di  tutto  il  lido ,  che  ovunque  è 
fondo,  buono  e  senza  secche;  e  presso  la  riva,  distante  da 
terra  la  lunghezza  di  un  remo  di  scialuppa,  il  mare  è  fondo 
cinque  braccia . 

Dopo  avere  esplorato  questo  porto,  nella  direzione  della 
sua  lunghezza  inverso  austro  scilocco,  nel  quale  spazio  pcH 
trebbono  agevolmente  bordeggiare  mille  caracche  (1),  vi- 
dero un  ramo  ,deì  mare ,  che  penetra  più  di  mezza  lega  nella 
terra,  volgendo  a  grecale;  la  sua  larghezza,  che  è  di  circa 
venticinque  passi,  niantiensi  sempre  uguale,  come  se  fosse 
dalla  mano  del  uomo  scavata  e  misurata  col  filo.  Dall'in- 
terno di  questo  ramo,  piiì  non  vedesi  l'imboccatura  del 
grande  ingresso  del  porto,  di  modo  tale  che  sembra,  che 
il  detto  ramo  sia  un  porto  chiuso  (2).  La  profondità  del- 
l'ac([ua  in  questo  ramo  è  di  undici  braccia,  dal  principio 
inlino  alla  fine;  il  fondo  è  di  belletta  oppure  di  sabbia,  e 
da  ciascuna  riva  la  minima  profondità  che  vi  sia,  fino  a 
che  i  bastimenti  toccano  la  terra ,  è  di  otto  braccia . 


U)  Spcrie  di  grnndi  e  goffe  navi,  che  i  Portoghesi  e  gli  Spagnuoii  adopera- 
vano pelle  loro  bisogne  mercantili  e  giiorroKrhc  ad  un  tempo  —  Facevano  con 
osK  i  viaggi  alle  Canarie,  in  Guinea,  e,  più  tardi,  alle  Indie  Orientali  ed  al  Nuo- 
vo <:ontinen(e. 

Le  caravelle  avoano  tre  alberi,  con  vele  quadre.  Oggi  però  le  non  tono  pia 
in  U!io.  Ve  ne  furono  di  quelle  che  |K)rtavnno  sino  a  due  mila  tonnellate:  ed 
e  noto  che  la  tonnellata  è  stimata  del  peso  ili  duemila  libbre,  e  del  Tolume 
di  quarantadue  piedi  ciibii:i.  Marmoccbi 

(2)  Questo  è  il  luogo ,  dove ,  nello  slesso  |H)rto  di  San  JXiccola ,  oggi  si  in- 
staurano le  navi  sdrucite .  Navarmte 


PRIMO   VIAGGIO  253 

che  a  quelli  in  alcuna  cosa  non  cede,  ma  che  anzi  di  gran 
lunga  sorpassali,  perchè  alcuno  non  ve  n'esiste  che  gli  so- 
migli. Ila  una  lega  e  mezza  di  larghezza  al  suo  ingresso,  e, 
per  entrarvi,  fa  d'uopo  volger  la  prua  ad  austro  sci  tocco. 
Anche  non  si  è  giunti  ove  il  porto  è  maggiormente  largo , 
che  allora  la  si  può  girare  liberamente  in  qualunque  dire- 
zione. Questo  porto  s'interna  ad  austro  scilocco  per  lo  spa- 
zio di  due  leghe;  alla  sua  entrata,  dalla  parte  meridiona- 
le, sorge  una  specie  di  promontorio,  dopo  il  quale  la  riva 
cessa  d'esser  di  stagliata  lino  al  capo,  ove  distendesi  una 
spiaggia  magniGca ,  ed  un  campo  vestito  d' alberi  di  mille 
specie  tutti  carichi  di  frutta,  che  l'ammiraglio  credette 
aromi  e  noci  moscade,  sebbene ,  essendo  immature ,  non 
ne  potesse  riconoscer  esattamente  la  specie.  —  In  mezzo  a 
questa  bella  spiaggia  è  un  Gume  che  la  feconda . 

La  profondità  di  questo  porto  è  maravigliosa,  poiché  fino 
alla  lunghezza  d'una  (1)...  pria  dì  arrivare  alla  terra, 
il  filo  dello  scandaglio  (2) ,  entrato  da  quaranta  braccia 


(1)  Qui  nell'  originale  e  una  lacuna .  Navirrbtb 

(2)  Lo  scandaglio  è  una  corda  della  grossezza  del  dito  roignolo,  lunga  più 
di  renio  braccia,  e  all'  pjlrcmilà  della  quale  sono  attaccati  dei  piombi  di  dif- 
ferenli  grossezze  (')  Tale  strumento  sene  per  misurare  la  profoodilÀ  del  mare, 
e  riconoscere  la  qualità  del  suo  fondo .  Navarrstb 

(')  AirestrcmilÀ  della  corda  o  sagola  dello  scandaglio,  s'attacca  sempre 
OD  sol  piombo  ;  ma  questo  è  o  più  grosso  o  più  piccolo ,  secondo  la  presunta 
proronditÀ  del  mare,  della  quale  interessa  di  sapere  precisamente  la  misura.  Il 
jriombo  dello  sandaglio  é  bislungo  in  forma  di  prisma  o  di  piramide  tronca 
alla  base  della  quale  é  un  manico  o  ansa  di  ferro,  ove  è  legata  la  sagola,  e 
dalla  |>arte  opposta  é  una  cavila,  dentro  alla  quale  si  adatta  un  globo  di  sego, 
onde,  toccando  II  fondo,  riveli,  da  ciò  cbe  ci  resta  attaccato,  la  natura  del  me* 
deslmo  :  se  resta  netto,  é  certo  che  il  fondo  e  di  roccia .  Con  lo  scandaglio  si 
bnno  dunque  due  osservazioni ,  interessantissime  pella  salvezza  delle  navi, 
l'una  è  quella  dell'altezza  dell'acqua;  l'altra  quella  della  qualità  del  fondo.  Lo 
scandaglio  è  utilissimo  peli'  avvicinarsi  alle  terre,  in  tempo  di  notte  e  di  neb- 
bia, o  per  procedere  con  sicurezza  in  mari  e  fra  terre  non  ben  cognite. 

Màrmoccdi 


254  COLOMBO 

nel  mare,  non  toccava  il  fondo;  e  nello  spazio  compreso 
dal  luogo  scandagliato  alla  terra,  la  profondità  è  di  quindici 
braccia  in  un  buonissimo  fondo;  e  la  profondità  del  detto 
porto  è,  neirinterno^  la  stessa  da  un'estremità  all'  altra  ^  cob 
un  fondo  egualmente  buono  ed  unito.  Ano  al  punto  ove  si 
può  approdare  ;  e  cosi  è  di  tutto  il  lido ,  che  ovunque  è 
fondo,  buono  e  senza  secche;  e  presso  la  riva^  distante  da 
terra  la  lunghezza  di  un  remo  di  scialuppa,  il  mare  è  fondo 
cinque  braccia . 

Dopo  avere  esplorato  questo  porto,  nella  direzione  della 
sua  lunghezza  inverso  austro  scilocco,  nel  quale  spazio  pcH 
trebbono  agevolmente  bordeggiare  mille  caracche  (1),  vi* 
dero  un  ramo  (ìeì  mare ,  che  penetra  più  di  mezza  lega  nella 
terra,  volgendo  a  grecale;  la  sua  larghezza^  che  è  di  circa 
venticinque  passi,  mantiensi  sempre  uguale,  come  se  fosse 
dalla  mano  del  uomo  scavata  e  misurata  col  filo.  Dall'in- 
terno di  questo  ramo ,  più  non  vedesi  V  imboccatura  del 
grande  ingresso  del  porto,  di  modo  tale  che  sembra,  che 
il  detto  ramo  sia  un  porto  chiuso  (2).  La  profondità  del- 
l'ac([ua  in  questo  ramo  è  di  undici  braccia,  dal  princiiHO 
infino  alla  fine  ;  il  fondo  e  di  belletta  oppure  di  sabbia ,  e 
da  ciascuna  riva  la  minima  profondità  che  vi  sia,  fino  a 
che  i  bastimenti  toccano  la  terra,  è  di  otto  braccia. 


(1)  specie  di  grandi  e  gofTc  navi,  clie  i  Portoghesi  e  gli  Spagnuoli  adoperi- 
vano  pelle  loro  bisogne  mercantili  e  giicrresrhe  ad  un  tempo  —  Facevano  con 
esse  i  viaggi  alle  Canarie,  in  Guinea,  e,  più  tardi,  alle  Indie  OrienUli  ed  al  Nuo- 
vo Continente. 

Le  caravelle  avcaoo  tre  alberi,  con  vele  quadre.  Oggi  però  te  noo  sono  pU 
in  U!io.  Ve  ne  furono  di  quelle  che  portavano  sino  a  due  mila  tonnellate:  ed 
è  noto  che  la  tonnellata  è  stimata  del  peso  di  duemila  libbre,  e  del  tolifflie 
di  quarantadue  piedi  cubici .  MAuioccai 

(2)  Questo  è  il  luogo ,  dove ,  nello  stesso  |H)rto  di  San  Niccolo ,  oggi  si  re- 
staurano te  navi  sdrucite .  Navariete 


PRIMO   VIAGGIO  S65 

I  contorni  di  questo  porto  sono  di  gradevole  aspetto  e 
ridente,  sebbene  non  vi  si  vef?gano  molti  alberi .  L' isola 
in  generale,  parve  all'ammiraglio  più  sassosa  di  qualunque 
altra  veduta .  Gli  alberi  sono  quivi  più  piccoli  che  nelle  al- 
tre, e  ve  n'erano  molti  della  specie  di  quelli  di  Spagna,  co- 
me lecci  o  qucrcie  verdi ,  corbezzoli  ed  altri  ;  e  lo  stesso 
era  delle  piante  e  delle  erbe .  — Questa  terra  è  assai  alta; 
tutta  la  campagna  è  unita  ;  T  aere  che  yi  si  respira  eccel- 
lente, né  lo  avevano  ancora  trovato  tanto  freddo  come  in 
quest*  isola,  benché,  parlando  di  questo  clima ,  non  debba 
intendervi  assolutamente  freddo,  ma  solamente  di  tempera- 
tura alquanto  diflerente  da  quella  delle  altre  contrade  per- 
corse . 

In  fondo  a  questo  porto  é  una  superba  vallata,  irrigata, 
nel  mezzo,  dal  fìume  di  cui  abbiamo  già  fatto  parola.  L' am- 
miraglio dice,  che  in  questi  contorni,  debbono  esserci  gran- 
di borgate,  e  questo  induceva  dal  gran  numero  di  piroghe 
e  canoe  che  erano  nel  porto  ^  e  sulle  quali  gì'  Indiani  na- 
vigano .  Queste  barche  erano,  pella  maggior  parte,  grandi  1 
come  le  fuste  di  quindici  banchi .  ! 

Alla  prima  vista  de'  navigli  europei ,  gì'  Indiani  di  que-  j 
st'  isola  presero  la  fuga,  come  avean  fatto  quei  delle  altre. 
GÌ'  isolani  che  erano  a  bordo  delle  caravelle,  aveano  tanto 
desio  di  tornare  ai  loro  abituri,  che  T  ammiraglio  fu  di  pa- 
rere, che  abbandonando  quest'isola  e' sarebbe  costretto 
a  ricondurveli ,  poiché  riguardavanlo  già  come  sospetto, 
perché  non  prendeva  la  direzione  delle  loro  isole.  Pel  qual 
motivo  egli  fa  osservare ,  che  non  prestava  fede  a  quello 
che  dicevano,  e  che  d' altronde  egli  non  intendeva  loro  più 
di  quello  che  essi  non  comprendessero  lui .  Aggiugne,  che 
gli  abitanti  dell'  isola  ove  in  questo  momento  trovavasi  in- 
spirarono a'  suoi  Indiani  grandissimo  spavento.  E  dice  tn- 


—  I 


256  COLOMBO 

oltre,  che  per  abboccarsi  con  gli  abitanti  di  quest' isola,  sa- 
ria stato  necessario  fermarsi  in  questo  porto  per  qualche 
giorno:  ma  che  ciò  e' non  facea,  per  la  viva  volontà  che 
avea  di  scoprire  ed  esplorare  nuove  contrade,  e  perchè  teme- 
va il  prossimo  appressarsi  del  cattivo  tempo.  Sperava*  nel 
nostro  Signore,  che  gP  Indiani  che  aveva  a  bordo  intende- 
rebbero la  lingua  degli  abitanti  di  quest'  isola ,  e  questi  la 
loro,  di  guisa  tale  che,  egli  potesse  in  seguito  ritornare  in 
questo  luogo  ed  Inter  tenersi  coi  suoi  abitatori.  E  fmalmente 
lusingavasi,  che  piacerebbe  a  Dio,  di  fargli  trovare  e 
acquistare,  per  mezzo  dei  baratti,  gran  quantità  d'oro,  pria 
del  suo  ritorno  in  Spagna. 

Venerdì,  T  dicembre 

Al  fìnir  del  quarto  dell'alba,  Tanuniraglio  mise  alla 
vela,  ed  uscì  da  questo  porto  di  San  Niccola .  Navigò  due 
leghe  a  greco,  col  vento  libeccio,  fino  al  capo  del  sito  del 
risalimento  delle  navi.  Lasciava  a  sciloccoun  promontorio, 
ed  a  libeccio  il  capo  della  Stella,  da  cui  erasi  allontanato 
venti  quattro  miglia .  Di  là  costeggiò  il  lido  a  levante  fino 
al  capoGinquin,  da  cui  era  distante,  appresso  a  poco,  qua- 
rantotto miglia.  È  vero,  che  egli  fece  le  prime  venti  nella 
direzione  di  levante  un  quarto  verso  grecale ,  e  che  lun- 
ghesso questo  lido  la  terra  è  elevatissima  ed  il  mare  assai 
profondo,  poiché  ha  da  venti  a  trenta  braccia  fino  alla  riva, 
e  lontano  da  terra  un  tiro  di  carabina  più  non  si  trova  il 
fondo.  Quest'oggi  l'ammiraglio  compi  da  se  stesso,  con 
molta  facilità,  tutte  queste  osservazioni  lungo  il  lido,  spi- 
rando vento  favorevole  di  libeccio.  Dice,  che  il  promonto- 
rio del  quale  più  in  avanti  ha  parlato,  non  è  lungedal  porto 
che  un  tiro  di  carabina-,  e  che  se  un  semplice  fosso  lo  di- 


PRIMO   VIAGGIO  257 

sgiognesse,  diverrebbe  una  isoletta  di  circa  tre  o  quattro 
miglia  di  giro . 

Tutta  questa  contrada  è  elevatissima^  e  gli  alberi  ivi  non 
sono  più  grandi  de^nostri  lecci  e  de'nostri  corbezzoli,  ed  il 
terreno  presenta  molta  analogia  conqueldiCastiglia.  Due 
leghe  pria  di  giugnere  al  suddetto  capo  Cinquin,  trovò  una 
piccola  cala  (1)  simile  all'apertura  d'una  montagna  (2); 
e  da  quel  luogo  scopri  un'immensa  vallata ,  ovunque  ver- 
def^iante  di  erbe  simiglianti  all'orzo.  Giudicò  che  ci 
dovessero  essere  molte  borgate  in  questa  vallata,  intorno 
alla  quale  sorgevano  vastissime  ed  assai  alte  montagne:  — 
allorché  pervenne  al  capo  Ginquin,  aveva  quello  della  Tar- 
tucaa  greco,  ed  erane  distante  circa  trentadue  miglia  (3). 
Presso  questo  capo  Ginquin ,  ad  un  tiro  di  schioppo,  è  nel 
mare  uno  scoglio,  che  sorge  dall'acqua  ed  assai  sMualza, 
cosicché  vedesi  da  lunge  distintamente .  Quando  l'ammi- 
raglio fu  vicino  al  detto  capo,  yide  che  quello  dell'Ele- 
fante rimanea  a  levante  un  quarto  verso  scilocco,  e  ne  giu- 
dicò la  distanza  di  circa  settanta  miglia  (4) .  —  Tutta  la 
costa  era  molto  elevata. 

Sei  leghe  più  lunge,  l' ammiraglio  rinvenne  un  gran  gol- 
fo (5),  dair interno  del  quale  scoprì  grandissime  vallate, 
belle  campagne  ed  elevatissimi  monti,  in  tutto  simili  a 
que'diGastiglia. 

Distante  otto  miglia  da  questo  golfo  vide  un  Gume  pro- 
fondissimo e  stretto ,  ma  non  tanto  però  che  non  ci  possa 


(1)  Nell'originale  è  scrìtto  un  agrezuela,  e  il  Navarreie  crede  che  ciò  sia  in- 
vece di  abrezuela  o  di  angUzuela ,  cioè  caia  .  Roquctte 

(2)  La  baia  dei  MoiquUo .  Navairiti 

(3)  Doveva  essere  a  settentrìone,  alla  disianza  di  ondici  miglia.  Navuuikti 

(4)  Qui  pure  é  un  qualcbe  sbaglio  nel  numero  che  indica  questa  distanza» 
poiché  veramente  non  é  che  di  quindici  miglia .  Ravamui 

(.'»)  È  questo  il  porlo  Scudo .  ~ 


1. 


S58  COLOMBO 

comodamente  entrare  una  caracca;  e  IMmboccatora  di 
questo  Gume,  è,  come  quella  degli  altri  di  cui  abbiamo  pre- 
cedentemente parlato,  libera  dai  banchi  di  sabbia  e  dai 
bassi  fondi . 

Sedici  miglia  più  lungo  da  questa  fiumana ,  rinveDoe  un 
porto  (i)  larghissimo  e  lungo  un  quarto  di  lega,  e  talmen- 
te profondo,  che  non  gli  fu  possibile  trovarne  il  fondo  altro 
che  a  tre  passi  dalla  riva,  in  cui  sono  quindici  braccia  d*ac- 
qua  :  e  sebbene  non  fosse  più  tardi  di  un*ora  dopo  mezzo- 
dì, per  cui  rimaneva  ancor  molto  tempo  defla  giornata,  e  il 
vento  spirasse  favorevolissimo,  cioè  in  poppa,  nulladimeno, 
siccome  il  cielo  annunziava  una  gran  pioggia  e  il  giorno 
molto  oscuravasi  considerando  che  se  è  periglioso  navi- 
gare nelle  tenebre  in  cogniti  tratti  di  mare  lo  è  maggior- 
mente ancora  in  quelli  che  non  sono  conosciuti ,  l' ammi- 
raglio risolvè  di  entrare  in  questo  porto,  a  cui  die  il  nome 
di  porto  della  Concezione,  e  gettò  V  ancora  in  un  fiume  di 
media  grandezza  situato  in  fondo  del  porto  medesimo,  ove 
sbocca  dopo  avere  irrigate  pianure  e  campagne  d' ammi- 
rabile beltà.  —  L'ammiraglio  scese  nella  sua  scialuppa 
provvisto  di  reti  da  pesca,  ed  incamminatosi  verso  la  terra, 
avanti  di  arrivarci,  un  muggine  o  cefalo  (2),  simile  a  quelli 
di  Spagna ,  guizzò  nella  scialuppa  medesima ,  la  qual  cosa 
molto  lo  rallegrò,  perchè  ancora  non  avea  veduto  in  que- 
sti mari  pesci  che  rassomigliassero  cosi  perfettamente  a  quei 
di  Gastiglia:  i  marinari  ne  pescarono  ed  uccisero  altri ,  e 
presero  eziandio  delle  sogliole  ed  altri  pesci  simili  a  quei 
di  Gastiglia . 


(1)  fi  la  stessa  baia  MosquUo,  che  aveva  per  lo  avanti  veduta  •  Navabbbte 

(2)  Era  questo  un  mugU  oephaltts,  di  Linneo:  —  alle  Isole  Aniille  sonvi 
de'  muggini  del  tutto  simili  a  quelli  d'  Buro|M  ;  e  vi  si  trovano  etiandio  pesci 
del  genere  delle  sogliole,  di  cui  il  Colombo  parla  qualche  linea  più  sotto.  Cuvieb 


PRIMO  VIAGGIO  259 

L' aromiraglio  adunque  trasferitosi  a  terra  vide  un  pae- 
se coltivalo  e  deliiiosanoente  allegrato  dal  canto  melodio- 
so dell'usignuolo  (1)  e  d'altri  augelletti  somiglianti  a  quel- 
li di  Spagna.  I  Cristiani  videro  cinque  uomini  e  li  chiama- 
rono ;  ma  questi  non  vollero  dare  ascoKo,  che  anzi  al  con- 
trario fuggirono.  L'ammiraglio  trovò  un  mirto  (2)  e  diversi 
alberi,  come  pure  moKe  altre  piante  simili  a  quelle  di  Ga- 
stigKa .  E  dice  inGne ,  che  la  terra  e  le  montagne  di  questa 
contrada,  rassomigliano  alla  terra  ed  alle  montagne  di 
Castiglia . 

iMtato,  S  dicembre 

L'equipaggio  ebl)e  a  sopportare  forti  nembi  di  pioggia  e 
violentissimo  vento  boreale  in  questo  porto,  che  è  ripa- 
rato da  tutti  i  venti  fuorché  da  quello  che  soffiava,  il  quale 
tuttavia  non  cagionò  alcun  danno  alle  navi ,  perchè  la  ri- 
sacca (3),  che  era  impetuosissima,  impediva  ai  bastimenti 
che  faticassero  troppo  sui  cavi,  e  fossero  strascinati  dentro 
al  fiume.  — Dopo  la  metà  della  notte  il  vento  girò  a  greca- 
le, e  quindi  spirò  da  levante;  contro  ì  quali  Tenti  questo 
porto  è  perfettamente  difeso  dall'  isola  della  Tartuca ,  che 
è  situata  dirimpetto,  alia  distanza  di  trentasei  miglia  (4). 


(1)  Veri  usignuoli  non  mno  nel  Nuovo  Vondo,  ma  vi  è  udì  IMta  di  altri 
augelli  di  becco  soiUle,  I  quali  ponno  lacilmente  scambiarsi  con  quelli.  Covun 

(2)  La  medesima  osservaxione  che  abbiamo  fatta  sull'usignuolo,  s*  applica 
al  mirto;  esiste  In  America  una  quantità  d*  arbusti,  ai  quali  Tuono  elle  non 
é  botanico  può  facilmente,  ma  erroneamente,  applicare  questo  nome.  Cmma 

(3)  La  risacca  è  il  ritomo  o  II  riflesso  delle  onde  o  dei  flotti  del  mare , 
cbe  romponsl  con  impelo  contro  una  spiaggia  o  sopra  una  cotta,  e  aUemativa- 
mcDle  si  ritirano .  Magaoccn 

(4)  Quesu  disunza  non  è  cbe  di  undici  miglia .  Havuwetb 


260  COLOMBO 


Domenica ,  9  dicembre 


Anche  in  quest'oggi  piovve,  ed  il  cielo  prese  cerio 
aspetto  invernale,  come  ha  in  Gastiglia  nel  mese  di  ottobre. 

L'ammiraglio  non  avea  veduta  ancora  alcuna  borgata 
degl'Indiani;  egli  non  avea  trovata  che  una  sola  abitazione 
presso  il  porto  di  San  Niccola,  lagnale  era  più  bella  e  me- 
glio costrutta  di  tutte  quelle  che  aveva  vedute  nei  differenti 
luoghi  da  lui  percorsi . 

L' isola  è  grandissima,  e  l'ammiraglio  dice,  che  non  gli 
farebbe  meraviglia  se  ella  avesse  dugento  leghe  almeno  di 
circonferenza:  ha  verificato  che  ella  è  tutta  coltivata  .  — 
Credette,  che  le  borgate  fossero  tutte  lungi  dal  Udo,  ed  in 
tal  modo  situate  che  i  loro  abitanti  potessero  vedere  quei 
che  ivi  giugnevano  senza  essere  da  questi  veduti'^  ed  è  per 
questa  ragione,  e'dice,  che  tutti,  al  suo  avvicinarsi,  avean 
tempo  di  fuggire  e  seco  loro  portare  tutto  quello  che  posse- 
devano :  fuggendo,  accendevano  fuochi,  come  usa  la  gente 
di  guerra  quando  vuol  fare  dei  segnali  a  chi  è  lontano. 

L'imboccatura  dì  questo  porto  è  larga  ben  mille  passi, 
che  equivalgono  ad  un  quarto  di  lega,  e  non  è  chiusa  da 
alcun  banco  di  sabbia  né  ingombra  da  ninna  secca,  che 
anzi  fin  presso  alla  riva  non  trovasi  il  fondo.  Il  portoè  lungo 
tre  mila  passi,  ed  è  cosi  proprio,  che  qualunque  bastimento 
potrebbe  senza  timore  approdarvi  e  senza  bisogno  di  molte 
precauzioni  entrarvi.  In  fondo  ad  esso  sono  le  foci  di  due 
riviere,  e  rimpetto  a  queste  foci  estendonsi  le  più  belle 
pianure  del  mondo,  che  hanno  qualche  simiglianza  colle 
terre  di  Gastiglia,  sulle  quali  però  prevalgono  d'assai  :  — 
questo  fu  il  motivo,  per  cui  ei  dette  a  quest'isola  il  nome 
d' isola  Spagnuola . 


PRIMOVIAGGIO  261 

Lunedì,  10  dicembre 

Il  vento  dì  grecale,  che  spirava  violentissimo ,  fece  ara- 
re (1)  le  ancore  de' suoi  vascelli  pel  tratto  di  una  mezza  go- 
mena; della  qual  cosa  l'ammiraglio  restò  molto  sorpreso,  e 
questo  attribuì  per  essere  le  ancore  state  gettate  troppo  vi- 
cine alla  riva,  e  perchè  il  vento  venia  verso  la  terra. 

E  considerando ,  che  soffiava  contrario  per  prendere  la 
direzione  nella  quale  ei  voleva  procedere,  inviò  a  terra  sei 
uomini  ben  armati ,  loro  ordinando,  che  s'inoltrassero 
per  due  o  tre  leghe  nell'  interno ,  e  vedessero  d' intendere 
qualche  cosa.  Quegli  uomini  partirono ,  ma  fecero  ritorno 
senza  aver  trovato  né  case  né  abitanti  ;  rider  per  altro  al- 
cune capanne,  assai  larghe  vie ,  e  molti  luoghi  ove  erano 
stati  accesi  grandi  fuochi:  camminarono  pelle  migliori  ter- 
re del  mondo ,  e  rinvennero  gran  numero  di  lentischi  sui 
quali  colsero  mastice ,  che  fecero  vedere  dicendo ,  che  colà 
eravene  in  gran  copia,  ma  che  ancora  non  era  il  tempo  di 
farne  la  raccolta,  perchè  in  questa  stagione  la  lacrima,  che 
geme  dalla  pianta ,  non  si  rappiglia  per  convertirsi  in 
gomma . 

Martedì,  11  dicembre 

Il  vento  che  soffiava  sempre  da  levante  e  da  grecale, 
non  permise  all'  ammiraglio  di  partire  neppure  in  questa 
giornata .  L' isola  della  Tartuca ,  situata  come  dicemmo 
rimpetto  a  questo  porto ,  pare  sia  assai  grande  (2) .  Il  suo 


(1)  Arare:  dicesi  dell'ancora,  quando,  tirala  fortemente  dalla  nave  In  tem- 
po di  grosso  mare,  i  suoi  uncini  lasciano  II  fondo  profondamente  solcandolo. 

Marmocchi 

(2)  La  Tartuca,  celebre  più  tardi  per  aver  servito  di  ricovero  ai  flimoti  fi- 
libustieri ,  non  è  una  grande  Isola  ;  lo  stesso  Colombo ,  nella  glomata  del  8 
dicembre ,  ba  detto  II  contrario.  Ella,  secondo  ròomelin,  ha  sedici  leghe 


j 


262  COLOMBO 

lido  meridionale  estendesi  quasi  nella  medesima  direzione 
di  quello  della  Spagnuola  al  quale  è  posta  difaccia,  distan- 
te circa  dieci  leghe  al  più  (1),  computando  dal  capo  Gin- 
quin  Gno  alla  testa  della  Tartuca,  onde  la  costa  estendesi 
quindi  verso  mezzogiorno . 

L' ammiraglio  dice ,  che  voleva  navigare  nello  spazio 
compreso  fra  queste  isole  per  godere  della  veduta  delP  isola 
Spagnuola,  che  è  la  più  bella  cosa  che  mirar  si  possa,  e  per- 
chè, prestando  fede  agl'indiani  che  aveva  a  bordo,  questo 
era  il  cammino  checonduceva  all'isola  di  Babeque,  laquale, 
dicevano,  era  grandissima,  ingombra  di  montagne,  solcata 
di  valli  e  da  bei  fiumi  irrigata  :  —  ed  aggiugneano,  che  la 
terra  di  Bohio  era  maggiore  della  Giovanna,  che  essi  ap- 
pellavano Guba ,  e  non  era  circondata  dal  mare  ;  lo  che 
fa  presumere ,  che  essi  parlassero  della  terra  ferma ,  si- 
tuata dietro  a  quest'  isola  Spagnuola  e  per  essi  chiamata 
Garitaba  (2)  ;  ed  han  quasi  ragione  a  credere  che  la  terra 
ferma  sia  abitata  da  gente  astuta,  poiché  gli  abitanti  di  tutte 
queste  isole  vivono  in  un  continuo  timore  di  quel  di  Gan- 
niba .  Per  tal  motivo,  dice  l' anuniraglio  io  qui  ripeto  ciò 
che  più  volte  ho  detto  altrove,  cioè,  che  Ganniba  non  è  al- 
tro che  il  popolo  del  Gran  Gan,  gli  stati  del  quale  denno 
essere  vicinissimi  a  questo  paese  :  questo  monarca  deve  aver 
dei  vascelli,  ne' quali  i  suoi  sudditi  viadane  per  cattura- 
re gl'Indiani  di  quelle  isole;  e  siccome  ì  prigionieri  più  non 


di  circonrerenza ,  e  secondo  altri  é  lunga  sei  leghe  e  larga  due  oppure  lun- 
ga otto  e  larga  una  soltanio .  &  prHra  d'acqua,  e  presenlemeDle  pare  sia  ina- 

bilaU.  ftOQDITTt 

(I)  Abbiamo  già  osservato,  che  la  distanza  dalla  Spagnuola  aìlaTartucaè 
d' undici  miglia  solamente.  Sono  questi  sema  dubbio  errori  di  copia,  com- 
messi farse  da  Bartolomeo  di  Las  Casas .  Mavabuti 
-  (2)  Allodevaao  vertnenle  ai  liU  deHa  lem  fermi .                    Navauri 


J 


PRIMO    VIAGGIO  983 

tornano  alle  loro  patrie ,  i  compatriotti  dei  mededimi  si  fl- 
gurano  che  sieno  stati  mangiati.  — L' ammiraglio  prosegue: 
ogni  dì  più  intendiamo  questi  Indiani  ed  essi  eziandio  sem- 
pre meglio  ci  comprendono ,  quantunque  ancora  succeda 
assai  di  sovente  a  noi  e  ad  essi  d' intendere  una  cosa  per 
un*  altra . 

L' ammiraglio  inviò  gente  a  terra ,  la  quale  rinvenne 
gran  copia  di  mastice  liquido,  lo  che  il  Colombo  attribuiva 
alle  pioggie  abbondanti  che  erano  da  poco  tempo  cadute. 
Narra,  che  neirisola  di  Ghio il  mastice  raccogliesi  di  mar- 
zo, ma  che  il  clima  delle  contrade  da  lui  scoperte  essendo 
molto  più  temperato,  la  raccolta  dovrebbe  cadere  nel  mese 
di  gennaio.  —  I  marinari  pescarono  molti  pesci  simili  a 
queidiCastiglia:  delie  lasche,  de'salmoni,de'merluzzi, delle 
dorate,  delle  salpe,  de^gfaiozzi,  delle  ombrine  e  dei  granchi; 
videro  eziandio  delle  sardelle  (1),  e  trovarono  molt'aloè  . 

mercoledì,  It  dicembre 

In  questo  giorno  V  ammiraglio  non  navigò  perchè  il 
vento  contin  uà  va  ad  esser  contrario .  Fece  piantare  una 


(1)  La  lasca  di  cui  qal  si  parta ,  non  è  Gertamente  una  vera  lasca,  perchè 
questo  pesce  non  esisle  a  San  Domingo  ;  e  lo  stesso  dicasi  del  salmone  e  del 
merluxxo .  La  prelesa  dorata  qui  pescata ,  è  veramente  il  seta  faber ,  di  Lin- 
neo; la  salpa,  è  lo  sponus  salpa ,  di  Linneo,  V  ombrina,  è  la  seioena  ni- 
yra^di  Linneo:  ma  i  coloni  Spagnuoli  han  dato  questi  nomi,  propri  de'pescl  della 
madre  patrta  e  di  altre  parli  d' Europa,  a  del  pesci  del  mari  del  climi  caldi , 
che  hanno  coi  primi  qualche  simlglianza  e  sono  Infatti  del  medesimo  genere , 
ma  non  della  medesima  specie.  Quando  II  Colombo ,  per  esempio,  cita  una 
ombrina  ,  fa  d'uopo  ben  guardarsi  dal  credere,  che  questa  fosse  un'  ombrina 
simile  a  quelle  d'  Europa  ;  al  più  cita  non  era  che  una  qualche  specie  del  ge- 
nere seioena,  e  trovansene  molte  ne' mari  d'America,  tn  una  parota ,  bisogna 
ogoor  sovvenirsi,  che  un  nome  di  pianta  o  di  animale,  senza  la  figura  e  sen- 
za ta  minuta  descrizione  dell' oggetto  a  cui  riferiscesi ,  non  è  suscettibile  che 
d'  una  vaghissima  applicazione.  È  pure  indubitabile  ,  che  ta  vera  sardina 
non  trovasi  nei  mari  delle  Antille  ;  ma  vi  si  rinvengono  molle  specie  del  ge- 
nere dell'  aringa ,  che  possono  essere  state  lacilmente  scambtate  con  quella . 

Cuvm 


2M  COLOMBO 

gran  croce  all'ingresso  del  porto ,  dalla  parte  occidentale, 
sur  una  altura,  che  si  scorge  di  molto  lontano:  e  ciò  fece, 

*  per  indicare ,  egli  dice ,  che  questo  paese  appartiene  alle 

*  Vostre  Altezze,  e  principalmente  in  segno  di  Gesù  Cri- 

*  sto  Signor  nostro,  ed  in  onore  della  Cristianità  • . 
Dopo  questa  operazione,  tre  marinari  s^inoltrarono  nella 

foresta  per  vedere  gli  alberi  e  le  piante  ond'era  composta; 
ed  intesero  avvicinarsi  una  folla  di  gente  affatto  nuda,  co- 
me nelle  altre  isole.  Gli  Spagnuoli  chiamaron  que'  selvaggi 
e  si  fecero  loro  incontro  ;  ma  essi  presero  subito  la  fuga  : 
non  pertanto  i  marinari  raggiunsero  una  donna,  ma  non  pò- 
terono  fare  presa  più  considerevole. —  •  Infatti,  io  aveva 

*  loro  ordinato ,  dice  V  ammiraglio ,  di  prendere  alcuni 

*  abitanti  di  questo  paese ,  per  onorarli  e  per  dissipare  i 

*  loro  timori,  aflSnchè,  se  quivi  era  alcuna  cosa  di  vantag- 

*  gioso  (  e  ciò  ,  per  la  beltà  del  suolo  e  per  la  dolcezza  del 

*  clima,  era  da  credere)  ce  ne  potessimo  più  facilmen- 
»  te  impadronire.  Tradusser  dunque  al  mio  vascello  que- 

*  sta  femmina,  che  era  molto  bella  e  giovanissima  :  es- 

*  sa  confabulò  coi  nostri  Indiani ,  poiché  tutti  avevano 

*  un  comune  linguaggio.  *  — L* ammiraglio  la  fece  ve- 
stire, e  dette  ad  essa  delle  perle  di  vetro ,  dei  sonagliolini 
e  degli  anelli  d'ottone  .  Rinviatala  quindi  ai  suoi  alari  as- 
sai onorevolmente ,  secondo  la  sua  usanza,  fece  andar  con 
essa  lei  alcuni  del  suo  bastimento  e  tre  dcgP  Indiani  che 
aveva  a  bordo,  afflnchè  cogli  abitanti  di  quest'isola  si 
abboccassero .  I  marinari ,  che  erano  con  questa  giovane 
nella  scialuppa,  allorché  la  ricondussero  in  terra ,  riferiro- 
no all'  ammiraglio,  che  la  non  voleva  uscire  dalla  barca,  e 
domandava  anzi  di  ritornare  dalle  altre  indiane  che  aveva 
vedute  sulla  nave,  e  che  l'ammiraglio  aveva  fatte  prendere 
nel  porto  dei  Mari,  all'  isola  Giovanna  o  di  Cuba. 


PRIMO   VIAGGIO  265 

L*  ammiraglio  aggiui^nc,  che  tutti  gP  lodiani  che  erano 
seco  lei  venivano  in  una  canoa,  la  quale  specie  di  barca  fa 
ad  essi  l'uffizio  di  caravella,  e  con  essa  navigano  da  un 
luogo  all'altro:  quando  gettarono  lo  sguardo  sul  porto ,  ivi 
pervenendo  dal  Qume,  appena  vi  ebbero  scorti  i  vascelli,  re- 
trocederono verso  terra,  e  lasciando  la  loro  canoa  nel  luo- 
go ove  erano  approdati,  preser  per  terra  la  via  della  loro 
borgata ,  della  quale  la  giovane  indiana  mostrava  la  situa- 
zione ai  marinari  spagnuoli.  —  Ella  aveva  un  pezzo  d'oro 
infibeato  nelle  narici,  ciò  che  indicava  trovarsi  in  quest'isola 
quel  prezioso  metallo. 

CrloTedi,  18  dleemlire 

I  tre  marinari,  che  l'ammiraglio  avea  spediti  con  la  donna 
selvaggia  nell'interno  dell'isola,  alle  tre  dopo  la  mezza 
notte  ritornarono.  Essi  lasciarono  la  donna  pria  d' arri  vare 
alla  borgata,  ossia  che  lor  sembrasse  troppo  lontana  o  per- 
chè veramente  ebber  paura.  Dissero  però,  che  molti  Indiani 
verrebbero  quanto  prima  ai  vascelli,  dovendo  ornai  essere 
rassicurati  dalle  notizie  che  la  donna  avrebbe  ai  medesimi 
date.  Ma  T ammiraglio,  che  era  bramosissimo  di  conoscere 
se  fosse  in  questa  contrada  qualche  cosa  di  profittevole,  e 
vivamente  desiava  di  conferire  con  gli  abitanti  di  un  paese 
bello  e  fertile  come  questo,  per  far  nascere  in  essi  la  volontà 
di  prestare  servigio  al  re  ed  alla  regina  Cattolici,  risolvè  di 
inviare  nuovamente  alla  borgata  alcuni  de'suoi;  poiché  avea 
molta  confidenza  nel  effetto  che  avrebbe  prodotto  sugi'  in- 
digeni, il  ragguaglio  che  l'Indiana  aveva  dovuto  fare  ad  essi 
del  garbato  accoglimento  e  della  bontà  dei  Cristiani .  A  tal 
uopo,  scelse  nove  uomini ,  da  lui  stimati  capaci  al  disim- 
pegno di  simile  intrapresa ,  i  quali,  armatili  dal  capo  alle 


U 


266  COLOMBO 

piante,  li  fece  accompagnare  da  uno  degli  Indiani  die 
avea  seco . 

La  piccola  truppa  pervenne  alla  borgata  (1),  che  era 
distante  dal  mare  qasAtvo  leghe  e  mezza  incontro  a  sci- 
tocco,  situata  in  un'  immensa  valle:  ma  la  trovarono  affatto 
deserta ,  conciossiacbè  dal  momento  che  gì!  abitanti  ebber 
nozione  dell' appressarsi  dei  Cristiani,  presero  tutti  la  fuga, 
dopo  aver  ascoso  o  sotterrato  tutto  ciò  che  possedevano . 
Questa  borgata  componevasi  di  circa  mille  case,  ed  avea 
pt6  di  tremila  abitanti .  L' Indiano,  che  i  Cristiani  avevano 
seco  loro  condotto,  corse  dietro  ai  fuggitivi  gridando^  che 
non  paventassero ,  poiché  i  Cristiani  non  erano  come  le 
$i;enti  di  Canniba,  ma  che  al  contrario  discende  vano  dal  cielo 
e  donavano  a  qualunque  trovavano  bellissime  cose  :  la  qua- 
le asserzione  fece  tanta  impressione  sui  loro  animi ,  che  si 
rassicurarono,  e  più  di  due  mila  vennero  incontro  ai  Cri- 
stiani ponendo  le  loro  mani  sopra  la  testa  di  questi,  in  se- 
gno di  profondo  rispetto  e  di  grande  amistà  ;  ma  finché 
r  Indiano ,  e  i  marinari  che  erano  in  sua  compagnia ,  non 
ebber  pienamente  dissipato  i  loro  timori ,  continuarono  a 
trepidare.  —  Narrarono  i  Cristiani,  che  appena  fu  dissipato 
lo  spavento  di  questi  abitanti,  tutti  volarono  alle  proprie 
abitazioni ,  e  quindi  tornarono ,  ad  essi  recando  tuttociò 
che  avevano  di  commestibili,  particolarmente  pane  di  nia- 
mes  (2),  specie  di  grosse  radici  come  le  rape,  che  seminano. 


(I)  Questa  è  la  cMtà  al  d)  nostri  conosciuta  soUo  II  nome  éì  Grù9 
situala  sul  fkime  deìU  tr0  Rimere*  cbe  sliacca  in  mare  distante  un  meno 
miglio  a  ponente  dal  porto  della  Pace.  NAVAiuim 

(s)  If tornei  •  ffnawtmee  :  erano  le  qfet,  specie  dk  patata ,  delle  radld  deUe 
quali,  che  hanno  11  sapore  delle  castagne,  gl'Indiani  facevano  II  pane —  Ciò  è  più 
Innanzi  ripetuto  dall'ammlragtlo,  alle  giornate  del  i6e(lBl2i  dicembre. — Gl'In- 
diaol  chiamavano  gazati  li  pane  che  facevano  conia  radice  della  pianta  deua 
Yuca.  Vedi  l'Oviedo,  al  cap.  5,  della  Kua  Storia  Naturale  deUe Indie . 

Nav^krite 


PRIMO    VIAGGIO  2G7 

piantaao  e  coltivano  in  tutte  le  loro  terre ,  e  formano  il 
prinGipale  nutrimento  di  questi  selvaggi.  Impastano  le  dette 
radici,  e  le  fan  cuocere  od  arrostire;  esse  hanno  il  sapore 
delle  castagne  così  pronunziato,  che  non  è  alcuno,  che, 
cibandosene ,  non  creda  di  mangiare  marroni  o  castagne. 
Oltre  di  ciò,  dier  loro  anche  del  pane ,  del  pesce,  e  quan- 
to possedevano . 

Siccome  gV  Indiani,  che  T ammiraglio  teneva  a  bordo, 
aveano  compreso,  che  egli  ambiva  il  possesso  di  un  pappa- 
gallo, ora ,  colui  che  in  questa  escurzione  serviva  di  guida 
ai  Cristiani,  pare  comunicasse  un  tal  desiderio  agli  abitanti 
di  questa  borgata  ;  perchè  essi  furono  infatti  premurosi 
di  regalare  pappagalli  e  tutto  ciò  che  loro  venia  dimandato, 
ricusando  alcuna  cosa  in  contraccambio;  e  pregarono  i 
Cristiani  di  non  dipartirsi  quella  notte,  promettendo  di  voler 
donar  loro  molte  altre  cose,  che  avevano  nella  montagna . 

Frattanto ,  mentre  questi  Indiani  intertenevansi  coi  Cri- 
stiani ,  ecco,  che  furono  incontrati  da  una  gran  moltitudi- 
ne di  gente,  in  mezzo  della  quale  stava  il  marito  di  colei  a 
cui  r  ammiraglio  aveva  fatto  così  buon  trattamento ,  e  che 
aveaalla  propria  abitazione  rimandata:  gl'Indiani  portavan- 
la  sulle  loro  spalle,  e  venivano  a  ringraziare  i  Cristiani  del- 
r  onore  e  dei  presenti  che  ad  essa  l' ammiraglio  avea  fatti . 

Al  loro  ritomo,  gli  esploratori  narrarono  al  Colombo,  che 
questi  abitanti  erano  più  avvenenti,  di  miglior  complessio- 
ne e  più  trattabili  di  quelli,  che  infino  allora  avevano,  nelle 
altre  isole ,  visitati  ;  ma  egli  dice,  di  non  capire  come  po- 
tessero essere  più  degli  altri  mansueti ,  mentre  gì'  isolani 
che  aveva  trovati  nelle  terre  già  percorselo  erano  oltremo- 
do. —  I  Cristiani  riferirono  eziandio,  che  per  la  bellezza 
sì  degli  uomini  che  delle  donne ,  questa  popolazione  non 
era  da  paragonarsi  con  quelle  delle  altre  isole  ;  che  gì'  in- 


268  COLOMBO 

dividui  dell'uno  e  deir  altro  sesso,  quivi  erano  assai  più 
bianchi ,  e  che  tra  le  donne ,  due  specialmente  ne  videro 
COSI  bianche,  da  potere  stare  al  confronto  colle  Spagnuole .  — 
Narrarono  finalmente,  che  le  più  belle  e  le  migliori  terre 
di  Gastiglia,  per  T  amenità  paragonar  non  sì  poteano  con 
quelle  che  essi  avevano  vedute . 

La  rimembranza  che  V  anuniraglio  conservava  delle  ma- 
gnifiche contrade  che  aveva  visitate  inducevalo  a  credere 
quanto  le  sue  genti  dicevano  ;  le  quali  assicuravano,  che  le 
campagne  da  loro  ultimamente  percorse  non  erano  compa- 
rabili alla  gran  valiatache  abbandonavano,  quantunque  fra 
quest'  ultima  e  la  campagna  di  Cordova,  fosse  tanta  differen- 
za, quanta  ne  passa  tra  il  giorno  e  la  notte.  E  aggiugne- 
vano ,  che  tutti  questi  terreni  erano  coltivati ,  e  che  nel 
mezzo  della  detta  inunensa  vallata  scorreva  un  flume  lar- 
ghissimo (1)  e  cosi  ricco  di  acque ,  che  innaffiar  facilmente 
poteva  tutte  le  terre  che  per  lungo  tratto  sono  da  lui  traversa- 
te :  che  tutti  gli  alberi  erano  verdissimi  ed  incurva vansi  sotto 
il  peso  dei  lor  pomi  copiosi  ;  altissime  le  erbe  e  tutte  in  fio- 
re ^  puliti  ed  assai  larghi  i  sentieri;  e  la  temperatura  del- 
l'aere, come  in  Gastiglia  nel  mese  d'aprile.  —  Disser  pu- 
re ,  che  r  usignolo  ed  altri  augelli  gorgheggiavano  come 
fanno  in  Spagna  in  questo  bel  mese ,  e  che  i  loro  versi  cor- 
rispondevano alla  dolcezza  del  clima:  che  ancor  durante  la 
notte,  alcuni  uccelli,  con  non  minor  dolcezza,  cantavano; 
che  ovunque  intendevasi  il  trillar  de'  grilli  ed  il  gracidar 
delle  rane ,  e  che  i  pesci  di  questo  luogo  eran  simili  a  quei 
che  popolano  i  mari  di  Spagna;  delle  quali  cose,  gli  emis- 
sari dell' ammiraglio  erano  rimasti  stupefatti.  — Gl'inviati 
medesimi  videro  molti  lentischi ,  alberi  d' aloè  e  piante  di 

'  I)  È  quello  che  porla  il  nome  di  fiume  delle  tre  Riviere.       Navarretb 


PKIMO    VIAGGIO  269 

cotone:  ma  non  trovarono  oro,  ciò  che  non  reca  meravi- 
glia, considerando  il  breve  tempo  della  loro  dimora  in  que- 
sti luoghi . 

Qui  r  ammiraglio  volle  fare  il  computo  di  quante  ore 
componevasi  il  giorno  e  di  quante  la  notte  in  questa  con- 
trada, e  qual  lasso  correva  da  un  sole  all'altro:  e  vide,  che 
vuotaronsi  venti  ampollette,  ognuna  delle  quali  di  mezz'ora: 
ma  dice,  che  in  questo  conteggio  può  esser  corso  qualche 
sbaglio,  sia  che  l' orinolo  a  polvere  tosto  che  era  vuoto  ca- 
pivoltato  non  fosse,  ossia  che  una  porzione  della  polvere  dal 
canale  non  passasse .  —  Riferisce  eziandio ,  che  col  quarto 
di  riduzione  o  quadrante ,  trovò  la  sua  posizione  al  trenta- 
quattresimo grado  dalla  linea  equinoziale  (1) . 

Tenerdl,  14  dicembre 

L'ammiraglio  salpò  da  questo  porto  della  Concezione, 
convento  di  terra;  il  quale,  poco  tempo  appresso,  cai- 
mossi:  e  nella  stessa  guisa  procedette  ogni  giorno  che  ei  na- 
vigò in  questi  tratti  di  mare.  —  In  seguito  spirò  vento  d'o- 
riente ,  che  condusse  le  navi  a  settentrione  grecale ,  infino 
all'  isola  della  Tartuca ,  della  quale  e'  vide  una  punta ,  che 
chiamò  della  Gamba ,  situata  a  levante  grecale  della  fronte 
dell'isola,  e  da  cui  era  discosto  circa  dodici  miglia.  Da 
quei  punto  ne  scoperse  un'  altra ,  alla  quale  die  nome  di 
punta  Slanciata,  che  era  nella  stessa  direzione  di  grecale , 
e  ne  distava  appresso  a  poco  sedici  miglia.  In  tal  guisa,  adun- 
que ,  dall'  estremità  dell'  isola  della  Tartuca  fino  alla  punta 
Acuta,  eranvi  quarantaquattro  miglia  di  distanza,  cioè, 
undici  miglia  incontro  a  levante  grecale . 


(1)  Questo  calcolo  è  erroneo ,  poiché  uon  poteano  essere  che  venti  gradi. 

Navaii&ete 


270  COLOMBO 

Esistono  io  questo  sito  grandi  tratti  di  spiaggia  assai  uni- 
ta: il  suolo  della  citata  isola  della  Tartuca,  è  eleratissimo, 
ma  quasi  unito  ;  è  fertile ,  di  gradevole  aspetto ,  e  tutto 
Si  ben  coltivato, €be  ricbiama  all'idea  la  campagna  di  Cor- 
dova: —  Quest'isola  è  popolatissima,  come  la  Spagnuola. 

Considerando  che  il  vento  soffiava  sempre  contrario,  e 
condur  non  poteva  all'isola  Baneque{i)^  l'ammiraglia  ri- 
solvè di  tornare  al  porto  della  Concezione ,  d' onde  era 
partito  ;  ma  pervenir  non  potè  ad  un  fimne ,  che  è  discosto 
due  leghe  a  levante  del  precitato  porto. 

Sabato,  15  dlcemlire 

L'ammiraglio  partì  pella  seconda  volta  dal  porto  della 
Concezione  onde  proseguire  il  suo  viaggio  ;  ma  allorquan- 
do fu  per  uscire,  alzossi  gagliardo  vento  di  levante  che  con- 
trariava il  suo  cammino .  Riprese  dunque  la  direzione  della 
Tartuca ,  giunse  a  qnest'  isola,  e  quindi  retrocedette  verso 
il  fiume  a  cui  il  precedente  dì  eragli  stato  impos^bile  di 
pervenire^  ma  non  fu  più  fortunato  d'allora,  poiché  non 
potè  prender  terra,  che  distante  una  mezza  lega  dal  dette 
Qume,  dal  lato  opposto  al  vento,  sur  una  spiaggia  ove  tro- 
vò un  porto  comodo  ed  adattato . 

Dopo  aver  quivi  assicurati  i  suoi  vascelli ,  montò  sulle 
proprie  scialuppe  e  si  accinse  a  visitare  la  detta  fiumana  ; 
ma  lontano  una  mezza  lega  circa  pria  d' arrivarvi ,  entrò  in 
un  seno  di  mare,  che  verificò  non  essere  la  imboccatura^ 
del  fiume  che  cercava,  sicché  retrocedette,  e  finalmente  la 
rinvenne.  In  questa  foce  era  un  braccio  d'acqua,  e  pro- 
vavasi  una  rapidissima  corrente';  nondimeno  e'  vi  penetrò 
colle  sue  scialuppe  per  esaminare  le  borgate  che  quei  del 

(1)  Altrove  l'ammiraglio  dice  Baveque.  Natarrbte 


PRIMO   VIAGGIO  271 

svo  equipaggio  aveyaiio  già  visitate,  quando  due  giorni 
innanzi  v'  erano  stati  da  lui  spediti  per  discoprirle.  Fece  get- 
tare a  terra  una  corda  per  rimorchiare  le  barche ,  ed  i  ma- 
rinari pervennero,  tirandole,  a  farle  risalire  per  circa  due 
tiri  di  carabina;  ma  la  rapidità  della  corrente  della  fiumana 
DOD  permise  loro  di  spingerle  piii  oltre.  L'ammiraglio  vide 
aieuie  case^ e  l' immensa  valle  ove  sono  le  borgate ,  e  dice, 
che  nel  tempo  di  sua  vita  n<m  mai  aveva  veduto  più  bella 
vallata  di  questa,  che  è  dal  detto  fiume  divisa.  All'  imboc- 
catura del  fiume  vide  molti  individui ,  che  però  al  compa- 
rire degli  stranieri  fuggirono  :  ed  a  tal  proposito  l'ammira- 
glio dice ,  che  questi  poveri  abitanti  vao  soggetti  a  molte 
vessazioni  dai  loro  nemici ,  avvegnaché  sono  di  qualunque 
sfnmiero  cosi  timorosi .  In  fatti ,  tostochè  i  Cristiani  giun- 
gMio  in  un  luogo,  i  selvaggi  fuggono,  e  fuggendo  accen- 
dono per  grande  estensione  dett'  ìsola  fuochi  sulle  altu- 
re (1)  per  avvisare ,  i  loro  connazionali  :  —  la  qual  costu- 
manza è  di  uso  molto  più  frequente  in  quest'isola  Spagnuola 
ed  in  quella  della  Tartuca,  la  quale  è  pure  una  grand' iso- 
la (3),  che  in  tutte  quelle  che  il  Colombo  ifielro  &t  sé  la- 
sciava « 

L' ammiraglio  dette  a  questa  vaQata  il  noaie  di  Valle  del 
Paradiso,  ed  appellò  il  fiume  Guadalquivir,  perchè,  egli  di- 
ce, è  tanto  grande  quanto  il  Guadalquivir  a  Cordova ,  e  le 


(1)  Il  Colombo  dice:  ìuego  haeen  aKumadas  de  lat  aialayas  por  toàa  la 
tmra,\\  die  potrebbe  llUeralmenie  tradursi  così  :  fon  tosto  in  tutta  la  terra  dei 
segnali  sulle  eminenze .  Ahumada  è  il  segnale  che  si  fa  acceadenéo  u*  fuoco 
sulte  alture  o  sopra  le  torri  che  sono  lungo  i  liti  del  mare,  per  avrertir  ciascu- 
no di  tenersi  in  guardia  ,  e  aialaya  è  un  vocabolo  spagnuoto  che  trae  la  sua 
origlf  dall'arabo ,  e  significa  una  torre  o  un'  eminena  qoakmque  su  cui  son 
poitl  i  segnali .  Roqdbttb 

(3)  Ciò  non  è  esatto;  vedi  la  nota  alla  giornata  di  martedì  li  Dicembre. 

BlARMOCCai 


272  COLOMBO 

sue  rive  sono  coperte  di  belle  ghiaie,  e  le  sue  onde  perfetta- 
mente navigabili. 

Domenica ,  1 6  dicembre 


Circa  alla  metà  della  notte  ,  T  ammiraglio  spiegò  le  vele 
al  venticello  di  terra ,  per  uscir  da  questo  golfo:  abban- 
donando i  liti  dell'isola  Spagnuola  si  mise  alla  bulina  per 
!  essersi  levato  a  tre  ore  del  mattino  vento  di  levante .  Sic- 
!  come  egli  era  in  mezzo  al  golfo,  trovò  una  canoa  montata 
da  un  solo  indiano,  il  che  molto  sorpreselo,  non  potendo 
i  comprendere  come  sì  fragile  navicella  potesse  sostenersi 
I  sulle  onde,  spirando  cosi  forte  il  vento  •  Fece  salire  sul  suo 
bastimento  V  Indiano  e  vi  fece  porre  la  sua  canoa  ^  e  dopo 
aver  prodigato  a  quello  mille  carezze,  donogli  alcune  palle 
di  vetro,  dei.sonagliolinie  degli  anelli  di  ottone;  e  condur- 
selo  in  fino  a  terra,  presso  una  borgata  (1)  posta  a  riva  il 
mare,  distante  sedici  miglia  dal  luogo  ove  avealo  rincontrato . 
L' ammiraglio  avendo  quivi  trovato  un  buon  porto,  gettò 
le  ancore  presso  la  detta  borgata,  la  quale  parvegli  di  re- 
cente costruzione,  sendochè  tutte  le  case  fossero  nuove. 
L^  indiano  andò  a  terra  colla  sua  canoa,  e  recovvi  novelle 
dell'ammiraglio  e  dei  Cristiani,  dei  quali  encomiò  la  dol- 
cezza e  la  buona  grazia  ;  ma  tali  novità  già  erano  giunte 
in  quella  borgata  per  mezzo  di  altri  Indiani  che  altrove 
aveano  visti  i  Cristiani,  di  guisa  tale  che,  al  primo  grido 
dell'arrivo  dell' anuniraglio,  più  di  cinquecento  uomini  ac- 
corsero al  porto  ove  era  ancorato,  e  ben  tosto  il  loro  re  fu 
dietro  ad  essi . 

Stavano  tutti  in  sulla  riva ,  assai  dappresso  ai  vascelli , 
che  erano  sull'ancore  e  cosi  vicini  alla  terra  che  quasi 


(I)  li  porlo  della  Pace,  Navaurkib 


PRIMO   VIAGGIO  273 

toccavanla.  Quindi  s*  accostarono  al  vascello  ammiraglio, 
e  in  sul  primo  vi  salirono  ad  uno  ad  uno ,  e  poi  molti  alla 
volta,  ma  seco  loro  non  portavano  che  che  sia  :  alcuni  per 
altro  tenevano  appesi  alle  orecchie  ed  alle  nari  minuzzoli 
d'oro  finissimo,  che  volentieri  donavano.  L'  ammiraglio, 
ordinò  che  tutti  fossero  trattati  con  molto  rispetto  poiché^ 
egli  dicej  essi  sono  i  migliori  popoli  del  mondo^  i  pivi,  pa- 
cifici mortali  ^  e  specialmtnte  perché  ho  somma  speranza 
nel  nostro  Signore ,  che  le  Altezze  Vostre  vorranno  fare  di 
essi  tanti  Cristiani^  e  saran  tutti  nostri  stidditi:  ma  dal 
canto  mio  come  tali  ornai  li  reputo.  » 

L'ammiraglio  vide  pure  il  loro  re,  il  quale  era  sulla 
spiaggia  ;  ed  osservò  che  tutti  con  molta  deferenza  e  rispetto 
trattavanlo. Inviò  ad  esso  un  presente,  che  egli  ricevette  con 
molta  ceremonia.  — Questo  re,  dice  il  Colombo,  era  un  gio- 
vine di  venti  o  ventun'  anno  al  più,  e  al  suo  fianco  tenea  un 
vecchio  governatore,  ed  altri  due  consiglieri,  che  Io  accom- 
pagnavano. Io  consigliavano  e  rispondievan  per  lui;  concios- 
siachè  egli  non  proferisse  che  poche  e  brevissime  parole. 
Uno  degl'Indiani  del  seguito  dell'ammiraglio,  intertenen- 
dosicon  questo  giovine  principe,  gli  disse,  che  i  Cristiani, 
essendo  discesi  dal  cielo ,  andavano  alla  cerca  dell'oro ,  e 
volevano  recarsi  all'  isola  di  Banequc  ;  al  che  il  re  rispose, 
ciò  essere  ottima  cosa,  perchè  nella  detta  isola  eravi  oro  in 
gran  copia;  e  colla  mano  indicò  all'  alguazilo  dell'ammi- 
raglio, che  gli  aveva,  per  parte  di  questo,  portatoli  regalo, 
il  cammino  che  era  mestieri  seguire  per  condursi  in  quel- 
l'isola, alla  quale,  disse,  arriverebbero  in  due  giornate;  e 
soggiunse ,  che  se  abbisognavano  di  alcuna  cosa  del  suo 
paese  la  chiedessero,  eh'  egli  la  darebbe  loro  molto  volen- 
tieri . 


1.  33 


274  COLOMBO 

Questo  re,  e  tutti  gli  uffiziali  della  sua  corte,  erano,  come 
gli  altri  Indiani,  nudi  tali  quali  dal  seno  delle  loro  madri 
erano  usciti  :  e  così  le  donne ,  né  per  ciò  mostravano 
imbarazzo  o  rossore .  Ma  questi  erano  ì  più  belli  uomini  e 
quelle  le  più  avvenenti  donne  che  i  Cristiani  avessero  infìno 
allora  rinvenute  :  la  loro  camaggione  era  assai  bianca ,  e 
se  avessero  avuto  il  costume  di  vestirsi  e  il  modo  di  pre- 
servarsi dagl'  influssi  del  sole  e  dell'  aria,  sarebbero  stati 
bianchi  come  gli  Spagnuoli,  poiché  in  questa  contrada  il 
clima  è  fresco,  ed  il  paese  è  il  migliore  che  la  lingua  possa 
indicare  • 

Ivi  il  terreno  è  rilevato,  né  componesi  che  di  campagne  e 
di  vallate,  che  i  buoi  potrebbero  lavorare  inflno  sulle  parti 
più  eminenti  di  esse.Non  avvi  suolo  in  tutta  Gastiglia,  che 
per  bellezza  e  bontà  a  questo  comparare  si  possa.  —  Tutta 
questa  isola  e  quella  della  Tartuca  sono  interamente  col- 
tivate come  la  compagna  di  Cordova  •  I  loro  abitanti  vi 
pongono  le  aje,  che  sono  piccoli  polloni  che  piantano,  e  al 
piede  dei  quali  germogliano  radici  molto  simiglianti  alle 
carote,  le  quali  colgono,  grattano  e  impastano ,  p  er  farne 
pane:  quindi  piantano  di  nuovo,  in  altro  sito,  lo  stesso 
pollone,  che  produce  ancora  quattro  o  cinque  di  queste  ra- 
dici estremamente  saporite,  e  del  gusto  delle  nostre  casta- 
gne. L'ammiraglio  dice  che  in  questo  paese  vegetano  le 
aje  più  grosse  e  migliori  che  eg  li  abbia  in  alcun  altro  luogo 
vedute;  ed  aggiugne,  che  in  Guinea  ve  ne  sono  della  me- 
desima specie ,  grosse  quanto  una  gamba . 

Rispetto  poi  agli  abitanti  di  questa  borgata  e'  narra  eh'  e- 
rano  ben  complessi  e  valenti,  e  non  magri  e  poltroni  come 
gli  altri  da  lui  già  veduti  :  il  loro  conversare  era  affabile 
e  dolce,  e  non  appartenevano  ad  alcuna  setta . 


PRIMO   VIAGGIO  275 

Gli  alberi  di  questi  contorni,  contenevano  succhi  cosi  vi- 
gorosi, che  le  loro  fo{];lic,  a  forza  d' invendire,  cessavano  di 
esser  verdi  e  diventavano  nericcie.  Cosa  meravigliosa  era 
il  vedere  queste  vallate,  questi  flumi,  queste  belle  e  buone 
acque ,  queste  terre  così  proprie  alla  produzione  di  tutti 
i  grani  e  di  ogni  sorta  di  legumi  atti  a  fare  il  pane;  così 
opportune  al  nutrimento  de'  bestiami  di  qualunque  specie 
mentre  non  ne  hanno  alcuna  ;  così  atte  a  farne  giardini  ec- 
cellenti ed  a  produrre  tutto  ciò  che  l' uomo  può  desiare . 
Nel  corso  della  serata,  il  re  venne  sul  vascello  dell'am- 
miraglio, e  questi  lo  ricevè  con  tutti  gli  onori  dovuti  alla  sua 
condizione,  e  gli  fece  dire  e  spiegare  com'egli  fosse  al  ser- 
vizio del  re  e  della  regina  di  Castiglia,  che  erano  i  più  po- 
tenti principi  del  mondo.  Ma  ne  gl'Indiani,  che  l'ammira- 
glio aveva  seco  e  gli  servivano  d'interpreti,  né  il  re,  non 
prestavano  nessuna  credenza  a  quanto  loro  diceva,  perchè 
eran  convinti  che  i  Cristiani  venisser  dal  cielo,  e  che  i  re- 
gni dei  regi  di  Castiglia  nell'empireo  e  non  sulla  terra  fos- 
sero situati . 

L' ammiraglio  fece  presentare  al  re  dei  cibi  di  Castiglia, 
e  questi  tosto  che  aveanc  mangiato  un  boccone,  dava  tutto 
il  rimanente  ai  suoi  consiglieri,  al  suo  governatore  ed  agli 
altri  suoi  uficiali,  che  seco  aveva  condotti . 

»  Supplico  le  Altezze  Vostre  a  credere,  dice  1'  ammira- 
glio, che  queste  terre  e  soprattutto  quelle  di  quest'  isola 
Spagnuola,  sono  tanto  buone  e  fertili,  che  è  impossibile 
esprimere  il  loro  grado  di  eccellenza,  e  potendo  espri- 
merlo ninno  vi  presterebbe  fede  se  non  vedendolo  coi 
suoi  propri  occhi.  Io  esorto  le  Altezze  Vostre  ad  es- 
ser convinti,  che  quest'isola  e  tutte  le  altre  per  me  vi- 
sitate ,  vi  appartengono  non  meno  della  Castiglia ,  poi- 
ché non  manca,  per  regnare  in  questi  paesi ,  che  di  sta- 


V€  COLOMBO 

bilirvisi,  e  di  ordinare  agli  abitanti  di  obbedire  in  tat- 
to che  è  lor  comandato .  Ed  in  fatti,  scortato  solamente 
dalle  genti  della  mia  piccola  flotta,  che  non  sono  in  gran 
numero ,  io  posso  da  assoluto  signore  percorrere  tutte 
queste  isole,  poiché  di  sovente  ho  osservato  tre  marinari 
solamente  discendere  a  terra,  e  col  loro  solo  aspetto  fuga- 
re una  moltitudine  di  questi  Indiani ,  quantunque  non 
volessero  recar  loro  alcun  danno .  Essi  non  posseggono 
armi,  non  hanno  spirito  guerriero ,  van  tutti  nudi ,  e  so- 
no sì  timorosi,  che  una  truppa  di  mille  non  saprebbe  as- 
pettare a  pie  fermo  tre  uomini  risoluti  dermici  :  al  con- 
trario sono  molto  atti  ad  obbedire  ed  eseguire  le  fatiche 
che  venissero  loro  comandate ,  a  seminare  ed  a  far  tutto 
ciò  che  sana  necessario.  Facciamo  loro  adunque  edifica- 
re delle  città  :  abituiamoli  a  vestirsi,  educhiamoli  nelle 
nostre  costumanze.  * 

Lnnedl,  17  dlcemlire 

In  questa  notte  alzossi  gagliardo  vento  di  greco  levante^ 
ma  nel  porto  dove  era  T  ammiraglio  il  mare  non  divenne 
molto  fluttuoso ,  perchè  V  isola  della  Tartuca,  che  gli  sorge 
rimpetto,  il  guarentisce ,  il  protegge  e  gli  è  di  valido  riparo. 
Quivi  dunque  V  ammiraglio  trattennesi  anche  questo  giorno, 
ed  inviò  i  marinari  colle  loro  reti  a  pescare .  ^-^  Gì'  Indiani 
erano  beati  quando  pote^no  tener  compagnia  ai  Cristiani , 
coi  quali  molto  rallegra vansi  :  recarono  alcune  freccie  de- 
gli abitanti  di  €anniba  o  de'  Cannibali  le  quali  sono  lun- 
ghissime di  giunco  o  di  canna,  ed  hanno  ad  una  delle  es- 
tremità innestato  un  piccolo  bastone  indurito  al  fuoco  ed 
acutissimo:  e  mostrarono  due  uomini,  ai  quali  in  cei'te  parti 
dd  corpo  mancava  la  carne,  e  per  cenni  fecero  comprende  - 
re,  che  ivi  erano  stati  morsi  dai  Cannibali ,  dei  quali  erano 


PRIMO  VIAGGIO  277 

rimasti  prigioni,  e  che  avean  corso  pericolo  di  esser  divo* 
rati  vivi  da  essi;  ma  questo  rammiragUo  non  volle  credere . 

Ei  rinviò  alla  borgata  alcuni  Cristiani,  che  scambiarono 
dei  chicchi  di  vetro  con  dei  pezzetti  di  oro  ridotto  in  sotti- 
lissime foglie;  e  videro  indosso  ad  un  Indiano,  che  Tammi- 
raglio  reputò  il  governatore  di  questa  provincia ,  e  che  gli 
altri  Indiani  appellavano  cdcico ,  una  piastra  d' oro  gran- 
de quanto  la  mano ,  provenente  certamente  dal  medesimo 
luogo  da  cui  vernano  le  foglie  d'oro ,  che  sembrava  voler 
barattare:  a  tal  uopo  si  d'u-esse  alla  propia  abitazione,  ove 
fece  tagliare  a  pezzetti  la  piastra  d^oro,  e  questi,  ad  uno,  ad 
uno  recò  ai  Cristiani  rimasti  sulla  piazza,  e  seco  loro  con  i 
medesimi  chicchi  di  vetro  fece  baratto .  Dopo  che  ebbe  cam- 
biato l' ultimo  pezzetto  d*  oro ,  fece  comprendere  per  segni 
ai  Cristiani,  che  aveva  mandato  a  cercare  molto  di  quel  me- 
tallo in  diversi  luoghi ,  e  che  un  altro  giorno  glielo  porte- 
rebbero. 

Questo  spirito  di  negoziare,  questa  riflessione ,  questi 
calcoli ,  la  cultura  generale  dei  terreni ,  i  garbati  modi  di 
quest'  Indiani ,  le  lor  dolci  costumanze ,  i  loro  usi ,  la  loro 
docilità,  la  loro  avvedutezza,  tutto  prova,  dice  l' ammira- 
glio, che  essi  sono  più  attivi  e  intelligenti  di  qualunque  al- 
tro popolo  da  lui  infino  allora  veduto . 

Nella  serata ,  una  canoa  montata  da  una  quarantina  di 
uomini  venne  dall'isola  della  Tartuca.  Tostochè  toccò  la 
costa^  la  popolazione  della  borgata  situata  a  riva  il  mare, 
che  quivi  era  tutta  riunita ,  s' assise  in  segno  di  pace.  Al- 
lora alcuni  degli  Indiani  che  ^ano  nella  canoa ,  e  quindi 
quasi  tutti  gli  altri,  discesero  a  terra .  Ma  il  carico  alzossi, 
e  con  parole ,  che  sembravano  minaccie ,  feceli  tutti  rim- 
barcare :  gettava  contro  di  loro  dell'acqua,  raccattava  i  sassi 
dalla  riva  e  lanciavali  nel  mare;  e  quando,  rassegnatissimi, 


I 

r— 


278  COLOMBO 

tutti  gr  lodiaoi  delle  Tartuca  si  furono  colla  loro  canoa 
allontanati  —  *  il  carico ,  dice  T  ammiraglio ,  prese  un  sas- 
»  so  e  lo  pose  in  mano  del  mio  alguazìio  (che  aveva  in- 

*  viato  a  terra  col  notaro  della  flotta  ed  altre  persone  , 
»  per  vedere  se  ottenevano  qualche  cosa  vantaggiosa)  di- 

*  cendogli  che  contro  di  essi  lo  lanciasse,  ma  il  mio  algua- 
»  zilo  negò  di  scagliarlo.  »  — In  questa  circostanza  il  ca- 
rico mostrò  quanto  favoreggiasse  V  ammiraglio. 

Tosto  che  la  canoa  fu  partita,  gl'Indiani  dissero  all'am- 
miraglio, che  era  più  oro  nella  isola  della  Tartuca  che  nella 
Spagnuola,  perchè  quella  è  più  vicina  a  Baneque  :  ma  l' am- 
miraglio dice,  di  essere  di  parere,  che  non  sieno  miniere 
d' oro  nò  nell'  isola  Spagnuola  ne  in  quella  della  Tartuca, 
ma  che  in  esse  venga  portato  da  Baneque ,  sebbene  in  pic- 
cola quantità  ;  perchè  gli  abitanti  delle  dette  due  isole  non 
hanno  nulla  da  dare  in  baratto  :  d'  altronde  il  suolo  e  sì 
fertile ,  che  questi  isolani  non  hanno  bisogno  di  lavorare 
la  terra  per  farle  produrre  il  nutrimento  ad  essi  necessario 
e  meno  ancora  per  ciò  che  loro  abbisogna  pel  vestito ,  poi- 
ché van  tutti  nudi . 

L'ammiraglio  credeva  d' essere  assai  dappresso  ai  luoghi 
ne  quali  la  terra  asconde  le  sue  più  grandi  ricchezze,  e 
che  il  nostro  Signore  fosse  per  addurlo  nel  sito  ove  nasce 
l'oro .  —  Sapeva,  che  dal  porto  in  cui  trovavasi  infino  a  Ba- 
neque (1)  erano  quattro  giornate  di  canunino  delle  canoe 
dei  selvaggi ,  il  che  ascender  poteva  a  trenta  o  quaranta 
leghe  di  distanza,  spazio  che  in  un  sol  giorno,  con  un  buon 
vento ,  le  sue  navi  poteano  percorrere . 


CO  Qucsf  isola  di  Jlovegiie  o  Baneque,  non  é  giammai  comparsa;  forse 
era  l' Isola  Giamaiea .  Làs  Casas 


PRIMO    VIAGGIO  279 

Martedì,  18  dicembre 

L'ammiraglio  protrasse  in  lungo  ii  suo  soggiorno  in 
qnesti  tratti  di  mare:  la  mancanza  del  vento  obbligollo  an- 
che questo  giorno  a  restar  quivi  sull'ancora:  ed  eziandio 
un'altra  ragione  concorrea  a  tenervelo  ;  ed  era  questa:  che 
il  cacico  avevagli promesso  di  somministrargli  dell'oro;  e 
sebbene  l'ammiraglio  fosse  di  sentimento  che  non  potesse 
portargliene  molto^conciossiachè  gli  sembrasse  che  in  que- 
sta contrada  non  fossero  miniere  di  cosi  prezioso  metallo, 
nondimanco  e' voleva  assicurarsi  più  positivamente  della  si- 
tuazione del  luogo  da  dove  quel  poco  proveniva . 

Allo  spuntar  del  giorno  l'ammiraglio  fece  ornare  il  ba- 
stimento e  la  caravella  di  bandiere  per  celebrare  ildi  della 
festa  di  Santa  Maria  dell'  0  (1) ,  o  commemorazione  del- 
l' Annunziazione,  e  fece  tirare  numerose  scariche  di  mo- 
schetteria.  Il  redi  quest'isola  Spagnuola,  dice  l'ammiraglio, 
s'era  di  buon^otta  posto  in  cammino  dalla  sua  dimora,  che 
da  quanto  potevasi  giudicare  non  potea  esser  lontana  più 
di  cinque  leghe,  e  giunse,  tre  ore  dopo  il  mezzo  giorno,  nella 
borgata  (2),  ove  già  attcndevanlo  alcuni  uomini  del  basti- 
mento che  r  ammiraglio  avea  mandati  come  esploratori , 
coir  ordine  speciale  di  assicurarsi  se  ivi  arrivava  dell' oro: 
e  quei  Cristiani  notarono,  che  il  re,  accompagnato  da  più 
di  dugento  uomini ,  faceasi  portare  da  quattro  di  essi  sur 


(I)  Sur  uiui  elevata  montagna  presso  Segovia,  è  un  convento  ed  una  chiesa 
dedicata  alla  Vergine ,  la  qual  chiesa  é  circondata  di  scogli  disposti  in  giro 
ovale  e  formanti  quasi  un  0,  per  cui  prende  nome  di  Santa  Maria  dell' O: 
dessa  é  una  delle  scttantacinque  od  ottanta  chiese  dedicate  alla  Vergine ,  che 
in  Spagna,  si  onorano  di  un  culto  particolare.  Yeiihbdil 

(2;  Questo  era  un  borgo  ncir  interno,  conosciuto  al  presente  sotto  il  nome 
di  Gros  MornCf  lontano  e  irca  4  leghe  dal  porto  della  Pace,  ore  l'ammiraglio 
era  ancorato.  NAVAaixTB 


S80  COLOMBO 

una  specie  di  sedia ,  sebbene  egli  fosse  ,  come  già  abbiam 
detto,  giovine  di  età.  E  mentre  V  ammiraglio  pranzava  sotto 
il  castello  del  suo  bastimento ,  in  quello  stesso  giorno  giunse 
il  re  con  tutto  il  suo  corteggio.  In  tale  occasione,  l'ammi- 
raglio volge  al  re  ed  alla  regina  Cattolici  le  seguenti  pa- 
role. 

»  Le  Altezze  Vostre  sarebbero  rimaste  certamente  sodi^- 
»  sfatte  della  pompa  di  questo  corteggio ,  e  per  il  rispetto 
»  che  al  re  ed  ai  suoi  cortigiani  da  ognuno  rendevasi,  quan- 
»  tunque  vadano  affatto  nudi .  Quando  il  re  entrò  nel  mio 
»  bastimento,  trovommi  a  tavola  sotto  il  castello  della  pop- 
>  pa;  e  Venne  diritto  ver  me,  s' assise  al  mio  lato,  e  non  . 
»  permise  chMo  mi  scomponessi  e  mi  alzassi  da  mensa, 
»  pria  che  avessi  terminato  il  mio  pasto;  e  presumendo  che 
»  egli  avesse  piacere  a  gustar  delle  nostre  vivande,  ordinai 
»  che  gliene  fosser  porte . 

»  Pria  d' entrare  sottoil  castello,  accennò  colla  mano  che 
»  tutte  le  sue  genti  restassero  in  dietro;  ed  esse,  intente  ad 
»  obbedirlo  in  tutto,  eseguirono  quest'  ordine  coi  segni  del 
»  maggiore  rispetto ,  ed  andarono  tutti  ad  assidersi  sopra  il 
»  ponte ,  eccettuati  due  uomini  d*  avanzata  età ,  che  uno 
»  giudicai  il  suo  consigliere  ,  V  altro  il  suo  precettore ,  i 
»  quali  vennero  a  sedere  presso  ai  suoi  piedi.  Delle  vivande 
»  che  io  gli  presentava  il  re  prendeva  quel  tanto  che  ba- 
»  stasse  per  compiacermi  e  per  gustarle;  il  resto  lo  mandava 
»  alle  sue  genti,  ed  ognuno  ne  mangiava.  Altrettanto  facea 
»  delle  bevande;  appena  bagnavasi  le  labbra,  che  davate 
»  quindi  al  suo  corteggio  ;  e  tutto  questo  faceva  con  aria 
»  di  dignità  ben  rimarchevole.  Parlava  poco  ;  ma  le  brevi 
»  parole  che  proferiva,  erano ,  per  quanto  io  potetti  capi- 
»  re,  assai  giudiziose  e  ben  ponderate .  I  due  personaggi 
»  che  stavano  ai  suoi  piedi  esaminavano  i  moti  delle  sue 


PRIMO   VIAGGIO  MI 

labbra  e  parlavano  per  lui  ;  con  lui  eziandio  intertene- 
vansi,  e  questo  sempre  facevano  col  più  grande  rispetto. 
»  Terminato  il  desinare^  una  specie  di  scudiere  portò  una 
cintura ,  per  la  forma  affatto  simile  a  quelle  delle  qua- 
li si  fa  uso  in  Gastiglia.,  ma  il  lavoro  era  diverso.  Il  re  la 
prese  e  me  la  diede,  unitamente  a  due  pezzetti  d'oro 
lavorato,  ch'erano  sottilissimi:  credo^  che  queste  genti 
raccolgano  pochissimo  di  questo  metallo  ,  benché  sieno 
molto  prossimi  ai  luoghi  che  lo  producono,  e  nei  quali 
trovasi  in  gran  copia. 

»  M'accorsi  che  piace  vagli  la  guarnizione  del  mio  Iet- 
to,  e  glie  ne  feci  dono ,  unitamente  a  molti  bei  grani 
d' ambra  che  io  teneva  appesi  al  collo ,  a  delle  scarpe  di 
colore,  e  ad  una  boccia  d'acqua  di  fiori  d'arancio:  delle 
quali  cose  e'  rimase  tanto  contento ,  ch'era  una  meravi- 
glia a  vederlo;  solamente  era  dispiacentissimo,  come  pure 
il  suo  governatore  ed  i  suoi  consiglieri ,  di  non  potermi 
comprendere  :  nientedimeno,  capii^  che  mi  disse ,  che  se 
io  gradiva  alcuna  cosa  di  questo  luogo,  tutta  l'isola  era 
ai  miei  ordini.—  Mandai  a  cercare  una  collana,  alla  quale 
era  appeso  per  medaglia  un  eccellente  d^oro  (1),  in  cui 
miravansi  impressi  i  ritratti  delle  Vostre  Altezze;  glielo 
mostrai,  ripetendo  quanto  gli  aveva  detto  il  giorno  avan- 
ti, cioè,  che  le  Vostre  Altezze  governavano  la  miglior  par- 
te del  mondo  ^  e  che  non  avevano  rivali  in  potenza.  Gli 
mostrai  eziandio  i  reali  stendardi  e  la  bandiera  della  cro- 
ce, di  cui  mi  parve  facesse  gran  caso .  — Dopo  la  vista 

delle  quali  cose,  voi  tosi  ai  suoi  consiglieri,  spiegò  loro 


(I)  Veccellenie  d'oro  ,  era  una  moneta  che  valo?a  due  ccuUgliani  . 

Las  Casa< 
Pix'o  più  (li  20  franchi .  X'enifeL'iL 


I.  36 


282  COLOMBO 

»  quanto  fnrandi  signori  dovessero  essere  le  Altezze  Yo- 
»  stre,  poiché,  senza  alcun  timore,  m' avevano  inviato  io 
»  questo  paese,  di  così  lunge  come  è  il  ciclone  disse  ancora 
»  molte  altre  cose ,  che  da  me  non  furono  intese;  ma  co- 
»  nobbi  bene  che  egli  era  meravigliato .  » 

Essendo  vicina  la  sera,  e  volendo  il  re  prender  conmdiato, 
l'ammiraglio  lo  rinviò  a  terra  con  distinzione  nella  sua  lan- 
cia, facendolo  salutare  con  molte  scariche  di  moschetteria . 
Disceso  a  terra,  adagiossi  sulla  sua  seggiola,  e  se  ne  andò 
col  suo  corteggio,  composto,  come  abbiam  raccontato,  di 
più  didugento  uomini;  e  seguitollo  il  suo  figliuolo,  che  un 
distintissimo  indiano  portava  in  sulle  spalle.  E* fece  dare 
da  mangiare,  e  rendere  grandi  onori,  a  ciascuno  de' mari- 
nari ed  a  tutte  le  altre  persone  dei  vascelli ,  ovunque  era- 
no incontrate  :  e  un  marinaro ,  che  disse  di  averlo  trovato 
per  via,  narrò,  che  gli  oggetti  donatigli  dall'ammiraglio 
veniano  portati  davanti  a  lui  da  gran  numero  di  persone, 
le  quali  parea  fossero  le  più  distinte  del  suo  corteggio  • 

Il  figlio  del  re,  seguiti)  il  padre  per  gran  tratto  della  via, 
accompagnato  da  una  scorta  simile  alla  sua;ed  altra  scorta 
pur  numerosa  accompagnava  un  fratello  dello  stesso  mo- 
narca ,  colla  differenza  però,  che  questo  personaggio  proce- 
deva a  piedi,  semplicemente  appoggiandosi  sulle  braccia  di 
due  cortigiani  notevolissimi . 

Quest'uomo  venne  al  naviglio  dopo  il  re  suo  fratello,  e 
l'ammiraglio  donogli  alcuni  dei  suoi  oggetti  di  baratto. 
Allora  fu  che  il  Colombo  seppe,  che  nella  lingua  del  paese 
il  rechiamavasi  cacico. 

L' ammiraglio  dice ,  che  in  quel  giorno  fu  fatto  il  baratto 
di  poco  oro  ;  ma  seppe  da  un  vecchio ,  che  alla  distanza  di 
cento  leghe  al  più  erano  molte  isole ,  vicine  le  une  alle  al- 
tre, le  quali,  per  quanto  potette  intenderlo,  producevano 


PRIMO   VIAGGIO  2d3 

molto  di  questo  metallo:  e  giunse  perfino  a  dire,  che  tra  esse 
era  un'isola  tutta  d' oro,  che  in  altre  a  tal  segno  abbondava, 
che  gli  abitanti  non  faceano  che  rammontarlo  e  stacciarlo 
per  dividerlo  dalla  sabbia,  e  quindi  fonderlo  e  formarne 
sbarre  e  mille  lavori,  de' quali  per  segni  spiegò  la  forma. 

Questo  vegliardo  disegnò  all'  ammiraglio  anche  la  dire- 
lìone  ed  il  luogo  nel  quale  erano  situate  le  dette  isole  ;  ed 
il  Colombo  risolvè  di  trasferirvisi,  e  dice ,  che  se  questo 
vecchio  non  fosse  stato  un  personaggio  molto  ragguardevole 
presso  del  re,  lo  avrebbe  ritenuto  per  condurselo  seco;  op- 
pure, se  avesse  saputa  la  lingua,  lo  avrebbe  pregato  d'ac- 
compagnarlo, perchè  era  di  parere  che  egli  sarebbesi  in  ciò 
prestato  volentieri ,  dimostrando  molta  simpatia  pei  Cristia- 
ni :  ma  soggiugne,  che  omai  e' riputava  queste  genti  come 
vassalli  dei  realidi  Castiglia,  e  però  non  credea  cosa  giusta  ! 
usar  loro  violenza;  laonde  si  decise  a  non  farne  nulla .  I 

I  Cristiani  piantarono  una  grandissima  croce  nel  mezzo 
della  piazza  di  questa  borgata,  nel  far  che  gl'Indiani  molto 
li  aiutarono,  e  l'ammiraglio  dice,  che  ivi  fecero  le  loro  pre- 
ghiere adorandola  ;  di  maniera  tale  che ,  le  disposizioni  da 
essi  manifestate  gli  fecero  sperare,  che  coli' aiuto  del  Si- 
gnor nostro ,  tutti  gli  abitanti  di  queste  isole  si  farebbero 

cristiani . 

■ercoledà,  19  dicembre 

Questa  notte  li  Spagnuoli  spiegarono  le  vele  per  uscire 
dal  golfo,  formato  in  questo  luogo  dall'  isola  della  Tartuca 
e  dalla  Spagnuola  :  ma  sullo  spuntare  del  di  il  vento  spirò 
da  levante ,  e  loro  impedì ,  per  tutto  il  giorno,  di  uscire  dal 
paraggio  di  queste  due  isole ,  ed  aggiugncr  la  sera  ad  un 
porto  (1)  che  ad  essi  s'era  parato  davanti. 

(I)  Il  porto  della  Granaja.  Navarrete 

I 

I 


284  COLOMBO 

Scorsero  quattro  punte  di  terra,  una  ^nm  cala  ed  una  ri- 
viera, ed  esplorarono  un  gran  promontorio  (l)sul  quale  era 
una  borgata,  ed  avea  dalla  parte  opposta  una  valle  chiusa  da 
molte  elevatissime  montagne ,  vestite  di  alberi,  che  l'ammi- 
raglio giudicò  pini.  — È  sui  Due  FratelH  (2)  un'altissima  e 
spaziosa  montagna,  che  si  prolunga  da  grecale  a  libeccio  : 
ed  a  levante  scilocco  del  capo  di  Torres,  sorge  un'isoletta, 
alla  quale  l' ammiraglio  impose  il  nome  di  San  Tommaso, 
perchè  il  giorno  che  la  scoperse  era  la  vigilia  della  festa  di 
questo  santo.  La  circonferenza  di  detta  isola,  per  quanto 
potea  giudicarsi  da  lungi ,  parve  distagliata  da  porti  eccel- 
lenti .  Presso  r  isola ,  e  dalla  parte  occidentale,  è  una  pun- 
ta ,  che  penetra  molto  nell'alto  e  basso  mare,  ed  alla  quale, 
per  questo  motivo,  il  Colombo  dette  il  nome  di  capo  Alto  e 
Basso  (3) . 

Distante  sessanta  miglia  da  Torres ,  a  levante  un  quarto 
verso  scilocco,  cuna  montagna  più  elevata  di  un'altra,  che 
entra  nel  mare  (4),  e  che  da  lungi,  a  causa  della  suarepen- 
za  dalla  parte  di  terra ,  rassembra  ad  un'  isola  ;  l' ammi- 
raglio chiamolla  Monte  Garibata ,  dal  nome  della  provine 
eia.  Questa  montagna  è  bellissima  ,  tutta  vestita  di  vaghi 
e  verdi  alberi,  senza  nevi  e  senza  nebbie .  L' aere  e  la  tem- 
peratura, erano  allora  in  questo  luogo  come  inCastiglia  nel 
mese  di  marzo;  egli  alberi  e  la  verzura  come  sono  di  mag- 
gio. —  Le  notti,  egli  prosegue, erano  di  quattordici  ore  (5) . 

(1)  La  rada  del  porto  Mar  gol .  Navarhete 

(2)  I  Due  Fratelli,  ed  il  capo  di  Torres,  non  sono  stati  ancora  nominati. 

Las  Casas 
Il  capo  di  Torres  ,  è  la  punta  di  fAmbé.  Navarrete 

(3)  Questa  è  la  punta,  e  V  isola  di  Margot.  Navarretb 

(4)  Montagna  sul  Guarico,  e  quella  delta  Idonte  Cristi,  ilislante  quaranta- 
due miglia.  Navarrbtb 

(5)  Vedi  la  nota  del  Roquettc,  alla  giornata  del  venerdì  5  dicembre. 

Marmoccui 


PRIMO    VIAGGIO  285 

GloTedI,  20  dicembre 

In  questo  giorno,  circa  il  tramontare  del  sole,  T ammi- 
raglio entrò  in  un  porto,  che  e  fra  V  isola  di  San  Tommaso 
e  il  capo  di  Cariba ta  (1),  ed  ivi  gettò  P ancora.  Questo 
porto  è  buonissimo,  e  capace  di  contenere  tutti  i  vascelli 
della  Cristianità;  il  suo  ingresso,  veduto  dal  mare,  sembra, 
a  chi  non  lo  conosce,  impraticabile,  a  cagione  delle  punte 
di  scogli  di  cui  è  seminato,  che  dal  promontorio distendonsi 
fin  presso  air  isola  :  ma  queste  punte  non  sono  situate  con 
ordine,  che  anzi,  al  contrario,  una  è  qui,  Tal  tra  è  là,  questa 
in  mezzo  al  mare,  quella  vicino  alla  terra:  dalla  qual  di- 
sposizione resulta,  che  fa  mestieri  di  star  bene  attenti  quan- 
do si  voglia  penetrare  inquestoportoda  qualunque  dei  suoi 
canati,  che  d' altronde  sono  larghissimi  e  buoni,  aflìne  di 
potervi  entrare  senza  timore  ;  pertutto  hanno  sette  braccia 
di  acqua  :  ma  nelF  interno,  oltre  le  punte  ,  trovansene  in- 
fino a  dodici:  —  un  vascello  legato  con  un  cavo  qualunque, 
sorge  in  questo  porto  sicuro  da  ogni  sorta  di  vento . 

L*  ammiraglio  dice,  che  air  ingresso  di  questo  porto  è 
un  canale  (2),  situato  dalla  parte  occidentale  d'una  piccola 
isola  di  sabbia  vesti  tadi  molli  alberi,  alla  base  della  quale 
sono  sette  braccia  di  fondo ,  non  sgombro  però  di  secche , 
che  estendonsi  anche  più  lontano,  per  cui  è  necessario  di 
tener  gli  occhi  aperti,  finche  la  nave  non  sia  giunta  in  por- 
to, dentro  al  quale  non  è  da  temere  ninna  burrasca. 

Da  questo  porto  scorgesi  una  gran  valle,  tutta  coltivata, 
la  quale  per  un  leggero  pendio  inflno  ad  esso  prolungasi 


(!>  Questo  porlo  è  la  baia  dAcul.  Natarreti 

(2)  lo  credo  che  voglia  dire  un  canale  (^'canaveral  )  Las  Casas 

Il  Colombo  dice  veramcnle  canale  e  non  polca  dire  altrimenti.      NAVArnsTe 


286  COLOMBO 

dalla  parte  di  scilocco:  ella  k  ricinta  da  bellissime  montagne 
tutte  di  verdi  alberi  vestite,  e  sono  di  cosi  smisurata  altezza 
che  sembrano  toccare  il  cielo:  è  indubitabile  che  tra  esse 
sonvene  delle  più  elevate  dell' isola  di  Tenerina(l)^  una  del- 
le Canarie,  la  quale  riguardasi  come  la  più  alta  che  veder 
si  possa.  Da  questo  lato  de  ir  isola  di  San  Tommaso,  è,  lon- 
tana una  lega,  una  isoletta  (2),  ed  un'altra  a  minor  distan- 
za ^  le  quali  isole  hanno  bellissimi  porti,  ma  sono  periglio- 
si pei  bassi  fondi .  —  L' anuniraglio  scorse  pure  delle  bor- 
gate ,  e  vide  accesi  sul  lido  alcuni  fuochi . 

Venerdì,  91  dicembre 

Oggi  l'ammiraglio  andò  a  visitarci!  detto  porto  con  le 
barchette  dei  vascelli,  e  lo  rinvenne  talmente  bello,  che  af- 
ferma non  esser  paragonabile  a  ninno  di  quelli  che  infino 
allora  aveva  veduti  (3).  Dice  che  per  aver  tanto  vantato 
gli  altri ,  non  sa  ora  di  quali  espressioni  servirsi  per  con- 
venientemente parlare  di  questo,  perchè  teme  d'essere  ac- 
cusato d' esagerare  le  cose,  e  di  rappresentarle  sotto  colori 
molto  più  brillanti  di  quello  che  meritino.  Ma  giustifica  i 
suoi  elogi  col  dire ,  che  sono  in  sua  compagnia  vecchi  ma- 
rinari, i  quali  dicono  e  diranno  lo  stesso,  come  qualunque 


(  i)  Queste  montagne  sono  molto  elevate,  ma  non  tanto  quanto  quelle  di  Te- 
neriffa .  Navarrbtb 

Non  conosccsi  ancora  In  modo  preciso  l' altezza  delle  montagne  dì  San  l>o- 
mingo  ;  sembra  per  altro  che  non  si  possa  accordare  ai  più  elevati  picchi  di 
quest'isola,  corno  quelli  éciiì  della  Sella  e  della  Botte,  che  lOOO  o  IIOO  tese, 
mentre  11  picco  di  Tenerifla  ha  circa  il  doppo  d'altezza  (  1900  e  più  tese). 
Nell'epoca  in  cui  il  Colombo  scriveva  ,  crcdevasi  che  l'altezza  di  questo  picco 
non  Tosse  da  niun'  altra  montagna  sorpassata  ;  ma  al  presente  è  dimostrato,  che 
>e  ne  sono  in  gran  numero,  tanto  in  AlTrica,  che  in  Europa,  in  America  e  spe- 
cialmente in  Asia,  colle  quali  non  puossi  Tar  paragone.  Baxci 

(2)  L' isola  Ratas  (  l' isola  de'  Topi  )  NA^  amìetb 

(3)  Questo  infalli  e  un  buon  porto,  ma  quello  di  Nipe,  detto  dal  Colombo 
San  Salvador,  nell'isola  di  Cuba,  è  migliore  .  NAVARaETE 


I 


I 


I 


PRIMOVIAGGIO  287 

che  navigherà  in  questi  paesi  ;  cioè ,  che  tutte  le  lodi  che 
egli  ha  date  agli  altri  porti  sono  giuste  ^  e  che  questo  por- 
to è  migliore  di  tutti  gli  altri .  —  Ed  inoltre ,  in  questi  ter- 
mini prosegue  : 

»  Ho  navigato  il  mare  per  ventitré  anni  quasi  conti- 
nuamente ;  ho  visto  tutto  il  Levante  ed  il  Ponente  ^  mi 
sono  trasferito  al  Settentrione,  e  in  Inghilterra;  ed  ho  per- 
corso la  Guinea  nel  Mezzogiorno  :  ma  in  nessuna  di  que- 
ste contrade,  non  trovansi  porti  cosi  buoni  (1)  •     •     • 


sempre  trovalo  P. .  .(2)  migliore  dell' altro. — E  sempre 
ho  ben  riflettuto  a  ciò  che  dissi;  ed  al  presente  ripeto, 
che  non  ho  esagerato  in  nulla,  perchè  questo  porto  sor- 
passa in  bontà  tutti  gli  altri:  è  potrebbe  contener  tutti 
i  vascelli  del  mondo ,  e  basta  un  solo  cavo ,  ancorché 
vecchio,  a  cui  sia  legato  un  naviglio  di  qualunque  sorta, 
per  poterlo  tenere  in  perfetta  sicurezza.  •  Dalla  sua  bocca 
fino  al  fondo,  questo  porto  è  lungo  cinque  leghe  (3).  L'am- 
miraglio vide  intomo  ad  esso  alcune  terre  perfettamente 
lavorate ,  che  del  rimanente  sono  tutte  buonissime.  Ordinò 
a  due  de'  suoi  di  sbarcare ,  e  di  trasferirsi  in  luogo  emi- 
nente,per  vedere  sedi  lassù  scoprivano  alcuna  borgata,  poi- 
ché dal  mare  non  vedeasene  nessuna. 

In  questa  sera  (erano  circa  dieci  ore  ),  alcuni  Indiani 
vennero  sur  una  canoa  per  vedere,  siccome  cosa  meraviglio- 
sa, l'ammiraglio  ed  i  Cristiani.  Egli  dette  loro  alcune  ba- 
gattelle perlochè  provarono  sommo  piacere. 


(1)  Qui  ,  nel  manoscrilto  originale,  e  una  lacuna  d'  una  riga  e  mezza. 

Nayarrbtb 

(2)  Qui,  nell'originale,  manca  una  parola.  Navarrbtb 

(3)  Non  sono  cbe  cinque  miglia .  Navarrktb 


288  COLOMBO 

I  due  Cristiani,  al  loro  ritorno ,  indicarono  il  luogo  ove 
avevano  scorto  una  grande  borgata  (l),  il  quale  è  poco  di- 
stante dal  mare;e  rammiraglio  ordinò  di  vogare  verso  quella 
direzione,  fino  a  breve  distanza  dalla  terra.  Allora  vide  al- 
cuni selvaggi,  che  si  avvicinavano  alla  spiaggia;  ma  siccome 
parvcr  trepidare ,  fece  sostare  le  iancie ,  affinchè  gì'  In- 
diani che  avea  seco  condotti,  potesser  loro  parlare  per  ras- 
sicurarli; infatti  essi  si  accostarono  più  dappresso  al  mare, 
e  r  ammiraglio  a  poco  a  poco  si  avanzò  verso  la  terra:  e 
quando  i  selvaggi  furono -pienamente  rassicurati,  vennero 
al  lido  in  tanto  numero,  che  ne  fu  ricoperta  tutta  la  spiag- 
gia . 

Gli  uomini,  le  donne  ed  i  fanciulli,  facevano  mille  di- 
mostrazioni eoi  gesti ,  e  molti  correvano  or  qua  or  là  per 
cercare  il  pane  bianchissimo  e  buonissimo,  che  essi  fanno 
di  mtames (2) ,  da  loro  chiamate  ajes^  e  portarcelo:  appor- 
taronci  pure  acqua  in  copia,  dentro  zucche  od  in  mezzine 
di  terra ,  fatte  come  quelle  di  Castiglia:  in  una  parola, 
dettero  tutto  ciò  che  possedevano ,  e  reputavano  che  po- 
tesse esser  gradito  dall'  ammiraglio,  e  questo  fecero  di  tanto 
buon  cuore  e  con  tanta  gioia  da  recar  meraviglia. 

»  Nò  dicasi,  fa  osservar  l' ammiraglio,  che  regalano  co- 
»  s\  generosamente  perchè  questi  oggetti  sono  per  essi  di 
»  poco  valore,  conciossiachè  coloro  che  davano  dei  pezzi  di 
»  oro  donavanli  di  si  buon  animo  quanto  quelli  che  altro 
»  non  avevano  da  presentare  che  una  brocca  piena  d'ac- 
»  (|ua;  d'altronde,  soggiunge,  è  facile  conoscere  quando  il 
»  regalo  è  fatto  di  buon  cuore .  » 


^1)  Il  villaggio  dì  Acuì.  Navarjibtb 

(2)  Questo  certamente  è  il  pane  ó'igname ,  pianta  molto  nutritiva,  che  chia- 
masi nuche  inhamc  o  inianc .  Ver^ecil 


I 
I, 


PRIMO     VIAGGIO  289 

Anche  queste  sono  sue  parole: 

»  Queste  genti,  come  gli  altri  abitanti  di  tutta  quest'  iso- 

»  la,  che  reputo  di  estensione  molto  vasta ,  non  hanno  ne 

»  bastoni,  né  zagaglie,  né  qual  siasi  armatura.  Uomini  e  don- 

»  ne,  van  nudi  come  quando  uscirono  dal  grembo  delle  lor 

»  genitrici .  Nelle  terre  di  Giovanna,  e  nelle  altre  isole,  le 

»  donne ,  quelle  specialmente  che  sono  sopra  l' età  di  do- 

»  dici  anni,  portano,  per  coprire  la  parte  sessuale,  un  pez- 

»  zo  di  stoffa  di  cotone,  molto  simile  alla  brachetta  dei  no- 

»  stri  calzoni  ;  ma  qui ,  giovani  e  vecchie  vanno  egualmen- 

>  te  nude.  Negli  altri  luoghi  gli  uomini,  per  gelosia,  ascon- 

»  deano  ai  Cristiani  le  loro  mogli  ;  ma  qui  é  al  contrario, 

•  e  vi  sono  dei  bellissimi  corpi  di  donna;  desse  sono  venute 
»  le  prime  a  render  grazie  al  cielo  pel  nostro  arrivo ,  e  ad 
»  arrecarci  tutto  ciò  che  avevano ,  principalmente  di  com- 

•  mestibili,  vale  a  dire  pane  àiajes^  nocciuole,  e  cinque  o 
»  sei  specie  di  altre  frutta.  > 

L*  anuniraglio  fece  seccare  alcune  mostre  di  cadauna 
specie  di  queste  frutta,  per  presentarle  al  re  e  alla  regina 
Cattolici .  Anche  negli  altri  luoghi ,  le  donne  s' erano  con- 
tenute nella  stessa  guisa  che  qui,  dice  l' ammiraglio,  prima 
che  dagli  uomini  fossero  obbligate  d*  involarsi  ai  nostri 
occhi:  laonde  egli  raccomandò  sempre  a* suoi  compagni, 
che  guardassero  bene  di  non  offendere  in  qualsiasi  modo 
persona,  ne  di  prendere  che  che  si  fosse  contro  la  volontà 
degi'  Indiani  :  così  tutto  quello  che  si  riceve  da  loro  viene 
esattamente  pagato. 

Finalmente,  V  ammiraglio  dice:  che  gli  pare  impossibile, 
che  sieno  stati  giammai  veduti  uomini  di  cuore  cosi  buono  e 
generoso,  e  al  tempo  stesso  così  timidi,  come  questi:  ed  ag- 
giugne ,  che  si  privavano  di  tutto  quello  che  possedevano 
per  darlo  ai  Cristiani,  e  che  andavano  eziandio  a  rincon- 


I. 


37 


290  COLOMBO 

trarli  per  ofTerirglielo ,  appena  giugnevano  nelle  loro  pa- 
trie. 

Dopo  di  questo,  l'ammiraglio  inviò  sei  uomini  del  suo 
equipaggio  per  esplorare  la  borgata  •  Gli  Spagnuoli  resero 
agP  Indiani  tutti  gli  onori  possibili ,  e  questi  dettero  ad  essi 
quanto  possedevano ,  poiché  ninno  di  loro  esitava  a  crede- 
re ,  che  V  ammiraglio  e  tutti  i  suoi  compagni  non  fossero 
discesi  dal  cielo.  Gl'Indiani  delle  altre  isole ,  che  stavano 
a  bordo  del  vascello ,  erano  del  medesimo  sentimento,  seb* 
bene  fosse  loro  più  volte  insinuato  quello  che  pensar  doves- 
sero a  tal  riguardo . 

Allorché  i  sei  Cristiani  furon  ritornati,  molte  canoe  piene 
d' Indiani  vennero  alle  navi  per  invitar  l' ammiraglio  da 
parte  di  un  gran  signore  a  trasferirsi  alla  sua  borgata,  pria 
d'abbandonare  il  paese  :  —  la  canoa  è  una  specie  di  barca 
nella  quale  queste  genti  navigano:  e  ne  hanno  delle  gran- 
di,  e  delle  piccole . 

Considerando  il  Colombo,  che  la  borgata  di  questo  signo- 
re ,  situata  sur  una  punta  di  terra ,  rimanea  sulla  via  che 
voleva  tenere ,  e  che  il  detto  signore  stava  attendendolo  ac- 
compagnato da  numeroso  corteggio,  risolvè  di  andarvi;  e 
prima  del  suo  ritorno ,  la  spiaggia  era  così  ingombra  di 
gente ,  che  presentava  spettacolo  veramente  meraviglioso  a 
rimirare.  Uomini,  donne,  fanciulli,  tutti,  pregavanlo  di 
non  andarsene  e  di  rimaner  lungamente  con  essi  loro . 

I  messi  di  un  altro  sire,  che  pure  erano  venuti  ad  invi** 
tarlo,  sorvegliavano  colle  loro  canoe  intorno  alle  navi,  per- 
chè e' non  partisse  pria  di  aver  visitato  il  loro  signore.  In- 
fatti l'ammiraglio  trasferissi  eziandio  presso  diquesto,  che  lo 
attendeva  munito  di  grandi  provvisioni  di  commestibili . 

Tosto  che  seppe  il  suo  arrivo,  il  sire  selvaggio  fece  as- 
sidere  tutto  il  suo  corteggio,  al  quale,  dopo  un  lungo  di- 


PRIMO   VIAGGIO  «il 

scorso^  ordinò,  che  tutti  i  viveri  radunati,  fossero  imbar- 
cati a  bordo  delle  lance  spagnuole,  che  erano  presso  alla 
riva.  E  quando  l' ammiraglio  ebbe  ricevuto  il  dono  di  que- 
sto signore,  tutti  gl'Indiani,  dal  primo  infino  air  ultimo, 
corsero  verso  la  borgata ,  che  doveva  essere  assai  vicina , 
per  cercarvi  maggior  quantità  di  viveri ,  di  pappagalli  ed  al- 
tre cose  di  proprio  possesso,  che  donarono  ai  Cristiani  con 
tale  franchezza  e  cordialità  da  fare  stupire.  L'ammiraglio 
dette  ad  essi  chicchi  di  vetro,  anelli  d'ottone,  e  sonaglio- 
lini  di  metallo,  non  perchè  eglino  dimandassero  alcuna 
cosa  in  baratto,  ma  perchè  ciò  parvegli  conveniente ,  e  so- 
prattutto, egli  dice ,  perchè  già  riguardavali  come  Cristia- 
ni, e  come  sudditi  dei  regi  di  Castiglia,  al  paro  degli  stessi 
Castigliani.  Solo  ci  manca,  soggiugne ,  di  conoscere  il  loro 
idioma,  e  saperli  comandare,  perchè  obbedirebbero  senza 
contradizione  a  tutto  ciò  che  loro  s' imponesse . 

Infine ,  l' anuniraglio  parti  per  ritornare  a  bordo  delle 
sue  navi,  e  gl'Indiani,  uomini,  donne  e  fanciulli,  desola- 
^^si,  gridavano  e  gettavano  lamenti;,  sperando  indurre  i 
Cristiani  a  non  andarsene  e  a  dimorare  con  essi.  Quando 
l'ammiraglio  fu  partito,  alcune  canoe  cariche  di  uomini  Io 
seguitarono  infino  al  vascello:  ed  egli  fece  usar  loro  gran- 
di attenzioni ,  e  li  regalò  di  vari  oggetti  che  molto  gradi- 
rono. 

Mentre  egli  era  assente,  venne  al  suo  vascello  un'  altro 
signore ,  dalla  parte  di  ponente;  e  benché  il  naviglio  fosse 
già  lunge  da  terra  circa  mezza  lega,  molti  uomini  trasfe- 
rìronvisi  a  nuoto .  Il  sire  di  cui  discorro ,  essendo  già  par- 
tito, l' anuniraglio  gì*  inviò  alcuni  de' suoi  per  chiedergli 
alcune  notizie  intorno  a  queste  isole  :  essi  furon  favorevol- 
mente accolti  da  tal  signore,  il  quale,  condottili  nel  luogo 
di  sua  residenza,  dette  loro  alcuni  pezzi  di  oro.  Prose- 


292  COLOMBO 

guendo  la  esplorazione,  giunsero  ad  una  gran  riviera^  che 
gl'Indiani  passarono  a  nuoto,  ma  essi  non  potendola  gua- 
dare, furon  costretti  a  retrocedere. 

Ovunque  in  questa  contrada  sorgono  elevatissime  mon- 
tagne ,  che  sembrano  aggiugnere  al  cielo;  quelle  dell'isola 
di  Tenerifla  sono  un  nulla  in  confronto  di  queste,  tanto 
peir altezza  (1),  quanto  per  la  beltà;  conciossiacbè  sieno 
meravigliosamente  vestite  di  alberi  e  di  verdura,  e  Tuna 
dall'  altra  divise  da  vaste  pianure  e  amene  valli .  All'  estre- 
mità di  questo  porto,  verso  mezzodì,  è  una  valle  si  ampia 
che  V  occhio  non  può  comprenderne  l'estensione ,  sebbene 
la  sia  sgombra  di  qualunque  prominenza  ;  sembra  esten- 
dersi quindici  o  venti  leghe:  una  fiumana  la  irriga,  è  in- 
teramente coltivata  ed  eziandio  molto  popolata;  i  suoi  cam- 
pi sono  COSI  verdi  quanto  quelli  di  Gastiglia  nel  mese  di 
maggio  o  di  giugno ,  benché  le  notti  sieno  ancora  lunghe 
quattordici  ore ,  e  la  contrada  sia  totalmente  esposta  a  set- 
tentrione .  Questo  porto  (2)  è  buonissimo  per  tutti  i  venti 
possibili ,  ben  riparato  ed  assai  profondo,  abitato  da  gente 
eccellente,  docilissima  e  priva  di  armi  buone  o  cattive:  co- 
sicché ogni  bastimento  ivi  può  sostare  senz'  altro  timore 
che  quello  dei  vascelli  che  nella  notte  potrebbero  venire  ad 
assalirlo  ;  poiché,  sebbene  T  ingresso  di  questo  porto  abbia 
più  di  due  leghe  di  Jarghezza ,  egli  è  nondimeno  molto  ri- 
stretto da  due  scogli  che  appena  si  lasciano  scorgere  disopra 
all'acqua,  in  mezzo  ai  quali  è  il  passaggio,  che  sembra 
fatto  dalla  mano  dell'  uomo ,  per  lasciare  aperto  un  adito 
suHicente  all'ingresso  dei  navigli . 


(1)  Vedi  la  nota  di  Adriano  Balbi ,  alla  giornata  di  giovedì  20  dicembre. 

ROQUBTTB 

(2)  La  baia  d' Acuì .  Navarretb 


PRIMO    VIAGGIO  t93 

All'  imboccatura  del  porto  sono  sette  braccia  d* acqua, 
profondità  che  continua  fino  al  piede  d'un' isoletta  piana, 
che  ha  una  spiaggia  ben  vestita  di  piante.  L'ingresso  è  dal- 
la parte  di*  ponente,  ed  un  naviglio  può  senza  timore  acco- 
starsi fino  allo  scoglio.  —  Dalla  parte  di  maestrale  sorgono 
tre  isole  ;  e  ad  una  lega  dal  capo  vedesi  un  gran  fiume . 

Del  resto,  questo  è  il  miglior  porto  del  mondo:  l'ammi- 
raglio chiamollo  porto  del  mare  di  San  Tommaso ,  perchè 
in  quel  giorno  che  lo  scoperse  era  la  festa  di  tal  santo  ^ 
r  appella  mare  a  motivo  della  sua  grande  estensione. 

Sabato,  99  dicembre 

Allo  spuntar  del  giorno ,  l' ammiraglio  fece  spiegare  le 
vele,  per  andare  in  traccia  delle  isole,  che  gl'Indiani  aveva- 
no indicate  siccome  feraci  d'  oro ,  alcune  delle  quali  (stan- 
do alla  loro  narrazione  )  dovevano  contenere  maggior  co- 
pia di  questo  metallo  che  sassi  e  terra  :  ma  il  tempo  non 
gli  permise  questa  ricognizione,  anzi  e*  fu  obbligato  di  ri- 
tornare nel  porto  d' onde  era  partito;  allora  spiccò  una  lan- 
cia perchè  pescasse  con  la  rete  nel  mare  vicino. 

Il  signore  di  questa  contrada  (1),  che  possedeva  un  vil- 
laggio presso  quei  dintorni ,  gì'  inviò  una  gran  canoa  piena 
d'uomini,  frai  quali  era  uno  de' suoi  primarii  servitori, 
che  invitò  l'ammiraglio  di  avvicinarsi  coi  suoi  vascelli,  poi- 
ché il  re  volea  significargli  che  darebbegli  volentieri  tutto 
ciò  che  aveva  :  e  frattanto  per  mezzo  di  questa  canoa  gli 
mandava  un  cinto,  che,  invece  di  borsa,  avea  una  ma- 


(I)  Quesli  era  Guacanagari ,  soynìno  del  Marien ,  ove  raramiragHo  costrus- 
se  an  forte,  e  vi  lasciò  irentanove  Cristiani .  Las  Ca$4s 


294  COLOMBO 

schera  d' oro  battuto ,  rappresentante  un  cefTo  con  due 
grandi  orecchie,  la  lingua  ed  il  naso;  e  siccome  queste  gen- 
ti hanno  il  cuor  cosi  generoso ,  che  tosto  che  loro  vien  di- 
mandato qualche  cosa  con  incredibile  bramosia  la  conce- 
dono, per!)  sembra  che  loro  facciasi  un  favore  a  richie- 
derli di  alcuna  cosa . 

Ecco  quanto  Tanmiiraglio  dice:  Appressaronsi  alla  lan- 
cia consegnarono  il  cinto  ad  un  mozzone  le  genti  della 
ambasceria  ascesero  a  bordo  del  naviglio  :  passò  una  parte 
del  giorno  pria  che  l' ammiraglio  potesse  alcuna  cosa  com- 
prendere ;  gli  stessi  Indiani  che  erano  seco  lui  nulla  inten- 
devano ,  perchè  avevano  una  gran  differenza  nei  nomi  de- 
gli oggetti:  finalmente  indovinammo,  dai  loro  segni ,  rio-' 
Vito  che  erano  incaricati  di  fare. 

L' ammiraglio  risolvè  di  trasferirsi  presso  quel  re  la  do- 
menica ,  sebbene  non  fosse  uso  di  navigare  in  giorno  fe- 
stivo, non  per  superstizione,  ma  a  cagione  della  sua  pietà; 
.  infatti,  sequel  dì  salpò,  fu  e' dice,  perchè  sperava  che  qae« 
sti  abitanti  farebbonsi  tutti  Cristiani ,  dietro  le  buone  di- 
sposizioni che  manifestavano,  e  che  diverrebber  sudditi  del 
re  e  della  regina  Cattolici  :  che  anzi ,  aggiugne  di  reputarli 
già  come  tali;  e  perchè  spera  che  serviranno  i  suoi  sovrani 
con  amore ,  egli  li  ama  e  si  applica  a  recar  loro  ogni  con- 
tento. 

Ma  pria  di  partire  egli  inviò  sei  uomini  ad  una  gran  bor- 
gata (1)  distante  tre  leghe  verso  ponente ,  il  sire  della  quale 
era  venuto  negli  scorsi  giorni  air  ammiraglio ,  e  gli  avea 
detto  di  possedere  molti  pezzi  di  oro .  — Quando  i  Cristiani 
vi  arrivarono ,  il  sire  porse  la  sua  mano  al  notaro  dell'  am- 


(I)  Villaggio  detto  attualmente  d$l  Reereo .  Natarrbtc 


PRIMO   VIAGGIO  S95 

miraglio  9  che  insieme  cogli  altri  egli  avea  inviato  perchè 
sorvegliasse  che  non  fosse  fatto  agli  Indiani  offesa  alcuna: 
infatti  e^sono  così  buoni,  e  gliSpagnuoli  si  avidi  e  si  esigen- 
ti 9  che  loro  non  basta  di  ricevere  tutto  ciò  che  dimanda- 
no in  baratto  di  una  striscinola  di  nastro  o  di  un  pezzetto 
di  vetro ,  di  maiolica ,  o  di  altro  oggetto  di  nessun  valore, 
ma  esigono  eziandio  di  avere  le  cose  gratuitamente,  e  se 
le  prendono  senza  dar  nulla  in  iscambio ,  quantunque  ciò 
fosse  rigorosamente  proibito  dall'ammiraglio:  e  sebbene  ad 
eccezione  delP  oro ,  tutto  ciò  che  gì'  Indiani  potevano  dare 
fosse  di  mediocre  valore,  considerando  il  loro  buon  cuore, 
e  veggendo  che  per  sei  chicchi  di  vetro  davano  un  pezzo 
di  oro  9  egli  sempre  vietò  di  ricever  qualunque  oggetto  da 
essi  senza  il  compenso  di  qualche  cosa  da  offrirsi  loro  in 
baratto. 

Tosto ,  dunque,  che  il  sire  di  questo  luogo  ebbe  data  la 
mano  al  notaro ,  e'  lo  condusse  alla  sua  abitazione,  accom- 
pagnato da  tutto  il  popolo  della  borgata,  che  era  numero- 
sissimo; ivi  fece  porgere  da  mangiare  ai  Cristiani,  egl'India- 
ni  portaron  loro  del  cotone  tessuto  e  del  Alato  in  gomitoli: 
eia  sera,  cong^^dandoli,  dette  loro  tre  oche  grassissime,  ed 
alcuni  pezzi  di  oro.  I  Cristiani  furono  accompagnati  da  una 
moltitudine  di  uomini ,  che  portavano  sulle  spalle  gli  og- 
getti da  essi  acquistati  col  barattato  ;  e  volevan  perflno  por- 
tare sulle  loro  spalle  gli  Spagnuoli ,  il  che  però  condussero 
ad  effetto  ai  passi  delle  riviere  e  di  alcuni  luoghi  fangosi , 

L'ammiraglio  ordinò  di  mandare  alcun  regalo  al  sire, 
che  rimase  estremamente  sodisfatto,  come  i  suoi  vassalli  ; 
e  tutti  fermamente  credettero ,  che  i  Cristiani  fusser  disce- 
si dal  cielo ,  laonde  reputavansi  fortunali  solamente  a  ve- 
derli. 


29«  COLOMBO 

In  questo  sol  giorno  giunsero  più  di  cento  venti  canoe 
ripiene  di  genti  che  tutte  portavano  qualche  cosa ,  e  spe- 
ciahnente  pane,  pesce  ed  acqua  dentro  a  mezzine  di  terra; 
recavano  eziandio  semenze  di  buonissimi  aromati ,  delle 
quali  gettavano  un  granello  in  una  tazza  di  acqua,  che  po- 
scia tracannavano*,  e  gl'Indiani  che  stavano  a  bordo  dei 
vascello  ammiraglio,  dissero,  che  quella  era  cosa  sanissima. 

Doiiiciiica ,  2S  dicembre 

Per  mancanza  di  vento ,  V  ammiraglio  non  potè  trasfe- 
rirsi coi  suoi  vascelli  al  lido  del  signore  che  gli  avea  inviati 
ambasciatori  per  pregarlo  e  invitarlo  ;  ma  e' fece  accompa- 
gnare i  tre  messi  di  questo  signore ,  che  s'  erano  trattenuti 
per  aspettarlo,  da  alcune  lance  montate  da  molte  delle  sue 
genti,  nel  numero  delle  quali  era  il  suo  notaro. 

E  nell'assenza  di  questi ,  inviò,  nelle  borgate  vicine  al 
luogo  in  cui  aveva  gettato  le  ancore,  due  degl'Indiani 
che  seco  lui  dimoravano,  i  quali  presto  furono  di  ritorno 
con  un  signore,  il  quale  annunzio  trovarsi  in  quest'isola  (la 
Spagnuola)  gran  copia  di  oro;  e  soggiunse,  che  ivi  venivano 
dalle  altre  contrade  per  farne  acquisto,  e  che  ve  n'era 
quanto  uno  ne  voleva  :  frattanto  sopraggiunsero  altri  India- 
ni, i  quali  confermarono  quivi  trovarsi  molto  di  questo  me- 
tallo ,  e  palesarono  al  Colombo  eziandio  il  modo  con  cui  si 

raccoglieva. Egli  durò  gran  fatica  a  comprendere  tutto  que- 
sto ;  nulladimeno  tenne  per  certo ,  che  l' oro  dovesse  tro- 
varsi in  grande  abbondanza  in  quest' isola,  e  che,  se  potea 
giungere  a  scoprire  il  luogo  d'onde  traevasi,  potrebbe 
averne  a  buon  mercato  ed  anche  per  nulla:  —  e  ripete  di 
credere ,  che  ve  ne  debba  esser  molto ,  poiché  da  tre  giorni 
che^  trovasi  in  questo  porto ,  ne  ha  raccolti  de'  bei  pezzi , 


/ 


PRIMOVIACCIO  297 

e  di  non  dubitare  che  ivi  sia  portato  da  qualche  altro  pae- 
se. //  nostro  Signore  j  che  ha  tutte  le  cose  in  suo  pote- 
re^ voglia  soccorrermi^  ed  accordarmi  quello  che  gli  pia- 
cerà^ e  ciò  che  sarà  più  dicevole  al  suo  servizio  !  Cosi  parla 
r  ammiraglio . 

Nota,  che  fino  a  quest'  ora  in  cui  scrive ,  erano  venute 
sul  vascello  più  di  mille  persone,  le  quali  aveano  tutte  por- 
tato qualche  cosa:  pria  d'abbordare  il  vascello,  egli  dice, 
alla  distanza  d'un  mezzo  tiro  di  balestra,  gl'Indiani  s'al- 
zavano in  pie  sulle  loro  canoe,  mostrando  quello  che  avea- 
no in  mano  e  gridando:  prendete  prendete:  ed  aggiugne , 
esser  di  parere,  che  più  di  cinque  cento  ne  fosser  venuti  a 
noto,  per  mancanza  di  canoe,  sebbene  le  navi  sorgessero 
sulle  ancore  alla  distanza  d'una  lega  dalla  terra. 

Cinque  signori ,  figliuoli  di  capi,  con  tutte  le  loro  fami* 
glie,  mogli  e  figli,  per  quanto  ne  potetti  giudicare,  dice  l'am- 
miraglio, eran  venuti  per  vedere  i  Cristiani:  a  ciascuno  di 
essi  egli  fece  fare  de'  regali ,  perchè,  dice,  tutto  sarà  bene 
impiegato;  ed  aggiugne:  Che  il  nostro  Signore^  per  sua 
misericordia^  m'^ aiuti  a  trovare  quesC  oro'y  dico  questa  mi» 
niera^  poiché  qui  sono  alcuni  che  asseriscono  di  conoscerla . 
Queste  sono  le  sue  precise  parole . 

Nel  corso  della  notte,  soggiugne ,  tornarono  le  mie  lan- 
ce, ed  i  nocchieri  che  v'erano  sopra  ci  dissero,  di  essere 
stati  assai  lontano  e  di  avere  inì^ontrato,  al  monte  Caribatan, 
molte  canoe  piene  di  uomini ,  che  venivano  dal  luogo  ove 
le  dette  lance  andavano  ,  per  appagare  la  loro  curiosità  di 
vedere  i  Cristiani .  —  Il  Colombo  tenea  per  certo ,  che  se 
poteva  trattenersi  in  questo  porto  (1)  fino  alla  festa  del 


(1)  Il  porto  di  Guarico  .  Navarretb 


I.  38 


298 


COLOMBO 


Natale ,  tutti  gli  abitanti  dell'  isola  (  che  stimava  esser  piò 
grande  dell'Inghilterra)  (1)  vi  si  trasferirebbero  per  vedere 
i  Cristiani .  —  Del  resto  quelle  canoe  accompagnarono  le 
lance  fino  ^Ua  borgata  (2)  verso  la  quale  vogavano,  la 
quale,  dice  l'ammiraglio ,  stando  alla  relazione  degl'India- 
ni ,  dovea  essere  la  maggiore  e  la  più  regolarmente  costrutta 
di  tutte  quelle  che  avevamo  infino  a  questo  giorno  vedute: 


([)  !«' isola  Spagnuola,  o  di  San  Domingo,  non  ch'esser  più  grande  dell'In- 
ghilterra, è  anzi  molto  più  piccola.  Ecco  le  variami  sulla  superficie  della 
prima  di  queste  isole,  e  quelle  sulla  superficie  della  Inghilterra  propiamente  delta, 
non  compreso  il  principato  di  Galles,  e  le  piccole  isole  che  le  stanno  d' intomo  e 
geograficamente  ne  dipendono . 

Speci^hio  comparativo  della  iuperficie  dslV  itola  di  San  Domingo  $ 
deWlnghiUerra  propriamente  detta,  in  miglia  quadrate  di  60  al  grado . 


ISOLA  DI  S.  DOMINGO 


Il  Carrev  gli  dà  30,000 

miglia  Inglesi ,  o 

,  Il  barone  di  Humboldt . 

adottando   i  computi  del 

i  barone  dì  Lindenau,    gli 

dà  2450  leghe  marine,  che 

equivalgono  a 

Il  barone  di  Zach,  gli  dà 
1385  mifflla  allemanne , 
corrispondenti  a 

Adriano  Balbi.  I  miei  cal- 
coli m'avevano  dato  32,092 
miglia  quadrate;  ma  mi 
sono  attenuto,  nella  mia 
BUaneia  poliiiea  del  Glo- 
bo per  l'anno  1829,  a  .. 


3» 

Q. 
fl»    S 


22, 518 


22,050 
22,  160 


22,100 


I  B 


INGHILTERRA  PROPRIA- 
MENTE DETTA 


11 

5    D 


L'Arrowsmith,gli  dà. 

L' Edimburgh  Gazeleer  ,  glie 
ne  dà 

Il  Liechtenstein ,  glie  ne  dà  . . 

Adriano  Balbi .  Il  calcolo  mi 
aveva  dato  38,185  miglia  qua- 
drate ;  ma  io  mi  sono  attenuto 
a 


38,371 

38,592 
34, 101 


38,200 


Da  questo  specchio  comparativo  risulta,  quanto  V  estimazione  di  Cristoforo 

Colombo  fosse  lungi  dall'essere  esatta.  Balbi 

(2)  Il  Guarico .  Navarrbte 


PRIMO    VIAGGIO  299 

ella  è  situata  lungi  circa  tre  leghe,  verso  scilocco,  dalla 
Punta  Santa  (1). 

Siccome  le  canoe  camminano  rapidamente  coi  remi,  così 
trapassarono  le  lance  degli  Spagnuoli,  per  annunziarne  Par- 
rivo  al  cactco  (  nome  che  danno  al  loro  capo)  :  ma  ancora 
r ammiraglio  non  aveva  ben  compreso ,  se  questo  vocabolo 
volesse  significare  un  re  o  un  governatore:  per  denotare 
un  magnate,  usavano  anche  la  voce  nitayno^  ma  egli  igno. 
rava  se  significasse  gentiluomo,  governato  e  o  giudice  (2)« 
Finalmente,  il  cacico  andò  ver  loro,  e  tutta  la  popolazio- 
ne, consistente  in  più  di  due  mila  uomini,  si  riunì  in  una 
piazza,  che  era  pulitissima  (  3) .  Il  re  fece  grandi  onori  agli 
uomini  dei  vascelli,  e  ciascuna  delle  genti  del  popolo  die 
loro  alcuna  cosa  da  bere  e  da  mangiare  ;  dopo  di  che  il  re 
stesso  consegnò  ad  ogni  spagnuolo  dei  pezzi  di  tele  di  co- 
tone, che  servivano  a  farei  vestiti  alle  donne,  dei  pappa- 
galli ed  alcuni  pezzi  di  oro  per  V  anuniraglio .  Gli  abitanti 
regalaron  pure  ai  marinai  pezzi  delle  stesse  stoffe  di  coto- 
ne, ed  utensili  delle  loro  case,  in  cambio  di  qualunque 
cosa  loro  volessero  dare  ^  e  quantunque  poco  fosse ,  rice- 
vevanlo  nulladimeno  con  molta  gioia,  dimostrando  chiara- 
mente con  ciò ,  che  quegli  oggetti  teneano  e  riguardavano 
come  delle  reliquie  di  cose  sante . 

La  sera,  quando  gli  Spagnuoli  voller  prender  congedo,  il 
re,  in  un  col  suo  popolo,  pregolli  di  rimanere  infino  alla  do- 
mane^ ma  veggendo  che  eran  decisi  di  partire  accompa- 

(1)  Questa  Punta  Santa  non  è  stata  ancora  nominata .  Las  Casas 
fi  questa  la  punta  detta  presentemente  San-Honorato  (  Sant'  Onorato .  ) 

Navarrbte 

(2)  Il  nitayno  era  il  personaggio  principale  o  il  signore  dopo  il  re«  come 
chi  dicesse  un  grande  del  regno  .  Las  Casas 

(3)  L'  originale  spagnuolo  porta  :  que  estaba  muy  òorrùfa;  lo  che  litte- 
ralmente  significa  :  che  era  bene  scopala .  Roqdittb 


300  COLOMBO 

gnolli  con  gran  corteggio  d' Indiani ,  i  quali  portarono  fino 
alle  lance  ,  che  cran  rimaste  nel  basso  del  fiume ,  tutto  ciò 
che  da  essi  e  dal  cacico  aveano  ricevuto  in  dono. 

Lunedi,  24  dicembre 

Pria  che  nascesse  il  sole,  l' anuniraglio  fece  salpare  e  spie- 
gare le  vele ,  spirando  vento  di  terra. 

Fra  il  gran  numero  d' Indiani,  che  ieri  vennero  al  va- 
scello ,  e  dettero  sicuri  indizi  dell'  esistenza  delle  miniere 
d'oro  in  questa  isola,  e  nominarono  eziandio  il  luogo  da 
dove  si  trae,  V  ammiraglio  ne  osservò  uno,  che  pareva  me- 
glio degli  altri  disposto  o  più  affezionato ,  poiché  parlava 
con  più  piacere:  a  questo  fece  molte  carezze,  e  lo  decise  di 
restare  a  bordo  e  guidarlo  alle  miniere  d'oro.  Quest'in- 
diano condusse  uno  de  '  suoi  compagni  ovvero  uno  de'  suoi 
parenti,  e  fra  i  luoghi  che  questi  selvaggi  indicarono  come 
producenti  il  prezioso  metallo,  citarono  Gipango  da  loro 
detto  Civao\  e  alTermarono  che  colà  eravi  oro  in  quantità, 
e  che  il  cacico  porta  una  bandiera  d' oro  battuto  ;  ma  ag- 
giunsero ,  che  questo  sito  è  lontanissimo  alla  volta  di  le- 
vante .  —  In  questa  occasione  l' ammiraglio  indirizza  al  re 
e  alla  regina  Cattolici  le  seguenti  parole . 

»  Prego  le  Vostre  Altezze  di  credere,  che  in  tutto  il  mon- 
»  do  non  ponno  esservi  né  migliori  né  più  dolci  uomini 
»  di  questi  :  le  Altezze  Vostre  debbono  molto  rallegrarsi , 
»  perché  ben  presto  ne  avranno  fatti  altreltanti  Cristiani, 
»  e  li  avranno  formati  ai'  buoni  costumi  dei  loro  regni;  poi- 
»  che  non  ponno  essere  meglio  genti  di  queste,  né  migUor 
»  paese  di  quello  che  abitano .  Questa  popolazione  é  sì  nu- 
*  merosa  e  il  paese  tanto  vasto,  che  io  non  so  come  espri- 
»  merlo,  avendo  già  parlato  in  grado  superlativo  degli  uo- 
»  mini  e  de'  siti  della  Giovanna,  che  i  suoi  abitanti  appellano 


I 


j 


(I)  Ingresso  di  Ha  baia  d*  Acuì.  Nav arrete 

(2;  L' isola  de'  Ratti  ( itla  de  Ratas ) .  Navarkbtb 

(3)  Il  manojcriilo  porla:  con  el  ot.o  de  una  piedra.  Al  Navarrele  parve 

quesla  abbreviatura  inintelligibile ,  e  crede  dover  leggere  con  el  tiro  de  una 

jiiedra.  Abbiamo  seguita  quella  lezione.  Ho<juettb 


PRIMO    VIAGGIO  301 

Cuba  ;  ma  da  questi  a  quelli  è  tanta  differenza ,  quan- 
ta ne  passa  tra  il  giorno  e  lanotte^  e  qon  credo  che  possa 
esser  alcuno,  che,  dopo  averli  veduti,  non  rimanga  del 
mio  sentimento.  j 

»  Io  assicuro,  in  verità,  che  le  cosce  le  borgate  di  que- 
st'isola Spagnuola  sono  una  meraviglia  ;  io  Tho  chiama- 
ta Spagnuola ,  ma  i  naturali  di  essa  V  appellano  Bohio  : 
tutti  hanno  un  tratto  singolarmente  affabile  ed  amoroso; 
il  loro  modo  di  parlare  è  dolce  e  diverso  da  quello  degli 
altri  Indiani ,  i  quali  quando  parlano  pare  minaccino  ; 
gli  uomini  e  le  donne  sono  di  bella  statura,  e  non  han- 
no la  pelle  nera  :  è  vero  che  tutti  dipingono  il  corpo , 
chi  di  nero,  chi  di  differenti  colori,  e  la  maggior  parte  di 
rosso  ;  ed  ho  saputo,  che  questo  fanno  per  guarentirsi  dai 
raggi  del  sole .  Le  loro  borgate  e  le  loro  case  sono  molto 
amene,  e  sono  governati  da  signori  o  giudici  ai  quali  ob- 
bediscono a  meraviglia  ;  e  tutti  questi  signori  parlano 
poco,  e  sono  di  costumanze  purissime  ;  spesso  il  loro 
comando  è  un  cenno  fatto  colla  mano,  che  il  popolo  mi- 
rabilmente comprende.  »  — Queste  sonolepropie  espres- 
sioni deir  ammiraglio . 

Chi  vuol  penetrare  nel  mare  di  San  Tommaso  (1) ,  deve 
prendere  la  sua  direzione  distante  una  lega  dalla  bocca  del 
medesimo ,  e  dirigersi  sur  un'  isoletta  piana  (2)  ,  che  è  nel 
mezzo,  chiamata  dall'ammiraglio  i' Amica  (la Amiga),  e 
tener  la  prua  direttamente  ver  quella  ;  giunto  alla  distanza 
d' un  tiro  di  sasso  (3) ,  passare  a  ponente  lasciando  la  detta 


302  COLOMBO 

isola  a  levante;  dopo  di  che,  proseguire  in  linea  retta  e  senza 

deviare,  perchè  più  a  ponente  sono  un  grande  scoglio  e  tre 
secche  in  questo  stesso  mare ,  il  quale  scoglio  estendesi  in- 
nante fino  a  un  tiro  di  schioppo  dall'  isoletta  Amica  :  pas- 
sando nel  mezzo,  vi  si  troveranno  per  lo  meno  sette  braccia 
di  acqua  e  della  ghiaia  nel  fondo ,  e  giunti  nell'  interno  ve- 
drassiup  porto,  in  cui  tutti  i  vascelli  del  mondo  potrebbero 
stare  senza  esser  legati  ai  cavi.  —  Un  altro  scoglio  e  de'  bassi 
fondi  sono  vicini  alla  precitata  isoletta  Amica  dalla  parte 
orientale;  sono  grandissimi, e  prolungansi  molto  nel  mare, 
distendendosi  più  di  due  leghe  fino  al  capo  :  ma  pare  che  vi 
sia  eziandio  un  passaggio  alla  distanza  di  due  tiri  di  mo- 
schetto dall'  Amica ,  alla  base  del  monte  Garibatan ,  dalla 
parte  di  ponente  :  —  ivi  è  pure  un  porto  buonissimo  e  gran- 
dissimo (1) . 

Marledi ,  25  dicembre ,  giorno  di  aratale 

Nella  giornata  d' ieri ,  con  debol  vento  navigando  dal 
mar  di  San  Tonunaso  fino  alla  Punta  Santa,  la  picciola  flot- 
ta ne  era  discosta  una  lega  alla  fine  del  primo  quarto. 
Verso  le  ore  undici  della  sera  l' ammiraglio  risolvette  di 
coricarsi ,  poiché  erano  due  giorni  ed  una  notte  che  egli 
non  avea  r  iposato  :  e  siccome  il  mare  era  in  bonaccia,  il  ti- 
moniere volle  pure  andare  a  dormire,  ed  afiidò  il  timone  ad 
un  ragazzo,  il  che  Tanuniraglio  aveva  sempre  proibito  di  fa- 
re nel  corso  di  tutto  il  viaggio ,  sia  che  spirasse  vento  o  fosse 
calma,  e  non  volea  che  in  nessun  caso  il  timone  fosse  ab- 
bandonato a  ragazzi,  perchè  erano  troppo  inesperti  :  d*  al- 
ronde  l' anuniraglio  stava  securo  in  quanto  alle  secche  ed 
agli  scogli,  perchè  la  domenica,  quando  spedì  le  sue  lance  al 

(I)  Il  porto  Francese  Navaerbtb 


PRIMO    VIAGGIO  303 

re  del  paese,  queste  s'erano  avanzate  tre  leghe  e  mezza,  al- 
meno, a  levante  della  detta  Punta  Santa,  ed  i  marinai  ave- 
vano osservata  tutta  la  costa,  ed  i  bassi  fondi  che  sono  da 
questa  Punta  Santa,  a  levante  scilocco,  sur  una  estensione 
di  tre  leghe ,  ed  aveano  esplorati  tutti  i  passi ,  lo  che  non 
erasi  ancora  praticato  in  questo  viaggio . 

Ma  piacque  a  Dio  nostro  Signore,  che  all'  ora  della  mezza 
notte ,  quando  i  marinari ,  che  avean  veduto  l' ammiraglio 
coricarsi  e  prender  riposo  ,  il  mare  in  gran  bonaccia  (1), 
ed  il  vento  tranquillo,  tutti  ugualmente  giaceano  e  dormi- 
vano ,  di  guisa  tale  che  il  timone  era  rimasto  alla  discre- 
zione di  quel  ragazzo  ;  piacque ,  dico,  a  Dio,  che  la  cor- 
rente strascinasse  il  vascello  sur  una  secca,  quantunque, 
benché  fosse  notte,  si  scorgessero  comodamente  i  frangen- 
ti, e  da  più  d'una  lega  se  ne  udisse  il  romore  sulla  quale  il 
vascello  toccò  si  dolcemente,  che  appena  uno  potea  accor- 
gersene ;  ma  il  ragazzo  che  sentì  il  timone  incagliato ,  ed 
intese  lo  strepito  dei  flutti ,  nell'  istante  si  pose  a  gridare,  e 
a  quelle  grida  l'ammiraglio  s'alzò  con  tanta  prontezza, 
che  ninno  ancora  erasi  accorto  di  quanto  era  accaduto  • 

Il  mastro  del  naviglio ,  che  aveane  la  custodia ,  alzos- 
si  pure,  e  quindi,  uno  dopo  l'altro  tutti  marinari,  — 
L'  ammiraglio  subito  comandò  di  porre  in  mare  la  lancia 
di  poppa,  di  caricarvi  un'ancora,  e  di  andare  a  gettarla 
dalla  parie  posteriore  del  vascello  verso  il  largo  ;  e  il  ma- 
stro, e  molti  altri,  essendo  saltati  nella  lancia,  l'ammiraglio 
credette  che  facessero  quello  che  loro  avea  comandato , 
ma  al  contrario  e'  non  pensarono  che  a  salvarsi  a  bordo 
della  caravella,  che  era  circa  una  mezza  lega  distante, 
dalla  parte  del  vento  ;  ma  il  capitano  di  essa  iiegò  di  rice- 

(I)  L'originale  spagnuolo   porla  :  corno  en  una  eieudiUai  IlUeralmeole  , 
come  in  una  scodella .  floQoiTTi 


304  COLOMBO 

verli ,  contenendosi  in  ciò  ottimamente  :  allora  retrocedet- 
tero verso  il  vascello  dell'  anmiiraglio ,  ma  la  lancia  della 
caravella  v'  arrivò  prima  di  essi . 

Allorché  r  ammiraglio  s'accorse  che  le  sue  genti  fuggi- 
vano ,  che  la  mar  ea  decresceva  e  che  già  il  vascello  en 
pendente  sur  un  lato,  altro  rimedio  non  vide  che  di  ta- 
gliare r  albero  maestro ,  e  di  alleggerire  per  quanto  era  pos- 
sibile il  naviglio  9  onde  tentare  di  farlo  galleggiare  e  traiio 
da  quel  luogo  ;  ma  siccome  le  acque  continuavano  ad  ab- 
bassare ,  perchè  era  l'ora  del  reflusso,  ed  il  bastimento 
vie  maggiormente  pendeva  dalla  parte  del  mare,  ncm  fu  mo- 
do di  farlo  galleggiare .  —  Il  mare  er  a  in  perfettissima  cal- 
ma, per  cui  le  cuciture  (1)  soltanto  s'ajM'irono,  ed  il  ba- 
stimento quasi  intatto  rimase . 

L' ammiraglio  si  trasferì  a  bordo  della  caravella  per  por- 
re sopra  di  essa  al  sicuro  il  suo  equipaggio; e  già  sollevan- 
dosi il  venticello  di  terra ,  essendo  ancor  lunge  il  giorno , 
e  non  sapendo  precisamente  fin  dove  si  stendessero  i  ban- 
chi, ordinò  di  porre  le  vele  in  panna  per  attendere  l' alba; 
la  quale  finalmente  spuntata,  tornò  a  bordo  del  vascello ,  e 
v^ entrò  dalla  parte  del  banco. 

Egli  aveva  già  inviato  a  terra  la  scialuppa  con  Diego  di 
Aranadi  Cordova,  alguazilo  della  squadra,  e  con  Pietro 
Gutierrez,  ripostiere  della  casa  reale,  per  annunziare  la  sua 
sventura  al  re ,  il  quale ,  nello  scorso  sabato  avea  fatto  in- 


I  (I)  Neir  originale  è  scrìtto  eonvenioM.  L'  Herrera ,  decade  I ,  lib.  I ,  cap.  IB, 

rircrl5ce  esattamente  questo  avrenlmento ,  e  dice  che  chiamatansl  etmoentM  I 

vuoti  che  sono  fra  le  coste  dei  vascelli .  Navaiabtb 

Nella  costruzione  navale,  le  cuciture  sono  gì'  Intervalli  o  le  aperture  che  ri 

I  trovano  tn  gli  assiti  che  rivestono  il  bordo  esterno  delia  nave ,  ecbel  calafril 

I  riempion  di  stoppa  per  impedire  air  acqua  che  s*  Introduca  nel  bastimento  . 

!  Nota  estraiu  dal  DUionarìo  di  Marina ,  del  vice  ammiraglio  WilUumei. 

!  ROQOBTTB 


PRIMO    VIAGGIO  SOn 

yitare  l' ammiraglio  a  trasferirsi  coi  navigli  nel  suo  porto , 
e  onde  la  dimora  era  appresso  a  poco  lontana  una  lega  e 
mezza  dal  luogo  del  naufragio .  — Dicesi,  che  questo  re  pia- 
gnesse sentendo  la  infausta  novella ,  e  che  tosto  inviasse 
all'ammiraglio  tutti  i  suoi  sudditi,  con  grandissime  canoe, 
per  sgombrare  il  vascello;  lo  che ,  infatti,  se  con  molta 
celerità  fu  condotto  adefletto,  l'ammiraglio  ne  fu  debito- 
re allo  zelo  ed  alle  buone  disposizioni  che  da  quel  principe 
furono  prese .  Egli  stesso ,  in  persona ,  accompagnato  dai 
suoi  fratelli  e  parenti ,  eccitava  le  sue  genti  all'attività,  tan- 
to sul  vascello  quanto  in  terra ,  e  provvedeva  aflmchè  fos» 
se  guardato  e  conservato  quanto  da  esso  era  toUo ,  e  non 
andasse  smarrito  il  benché  menomo  oggetto  :  di  tanto  in 
tanto  inviava  alcuno  de' suoi  fratelli,  tutto  lacrimante,  a 
consolar  l'ammiraglio,  scongiurarlo  di  non  affliggersi,  ed 
assicurarlo  che  tutto  gli  darebbe  di  quello  che  possedeva . 

L' ammiraglio  certiflca  alle  Loro  Altezze,  che  in  ninna 
parte  di  Castiglia  a\Tebbe  trovato  altrettanta  premura  per 
conservar  tutto,  di  guisa  tale  che  non  fu  perduto  neppure  una 
spilla.  11  re  ordinò  di  adunar  provvisoriamente  tutta  la  ro- 
ba in  alcune  case,  frattanto  eh'  ei  facea  sgombrare  quelle 
che  avea  destinate  per  riporvi  gli  effetti  tratti  dal  naviglio  : 
e  fece  collocare  intorno  ad  esse  uomini  armati ,  perchè  invi- 
gilassero tutta  la  notte. 

»  Egli  e  tutto  il  suo  popolo,  dice  l'ammiraglio,  non 
»  cessavan  di  sparger  lacrime.  Questi  sono  uomini  amoro- 
»  si  e  senza  cupidigia,  e  tanto  buoni  ad  ogni  cosa,  che  cer- 
»  tifico  alle  Vostre  Altezze,  di  non  credere  che  in  tutto  il 
»  mondo  sieno  persone  migliori  di  queste,  né  un  paese  più 
»  bello  di  quello  che  abitano.  Amano  il  prossimo  come  loro 
»  medesimi;  hanno  un  modo  d' esprimere  i  loro  pensieri  che 
»  è  il  più  dolce  ed  il  più  affabile  che  si  conosca,  sempre 


I.  39 


308  COLOMBO 

parlando  eoo  amabile  sorriso .  Uomini  e  donne  vanno 
nudi  come  dalle  loro  madri  furono  messi  al  mondo;  ma  le 
Vostre  Altezze  ponno  credere  al  certo ,  che  hanno  eccel- 
lenti costumi  ;  che  il  re  ha  un  superbo  magistrato  ed  un 
maraviglioso  corteggio,  e  che  presso  di  lui  tutto  si  ope- 
ra con  tanta  prudenza  ed  in  modo  così  bene  ordinato , 
che  a  considerarlo  soltanto  reca  piacere  :  tutti  sono  di 
felice  memoria  :  voglion  vedere  ed  esaminare  tutto ,  e 
dimandano  il  nome  e  l' uso  di  qualunque  cosa .  » 
Cosi  si  spiega  l'ammiraglio .  (1) 

Mercoledì ,  96  dlcemlire 

Oggi ,  allo  spuntare  del  sole ,  il  re  del  paese  venne  a 
bordo  della  caravella  Nina,  nella  quale  s'era  ridotto  l'ammi- 
raglio ;  e,  quasi  piagnendo,  lo  scongiurò  di  non  volere  acco- 
rarsi, poiché  gli  darebbe  tutto  quello  che  possedeva:  lo  avvisò 
di  aver  ceduto  ai  Cristiani  che  stavano  a  terra  due  grandis- 
sime case,  e  che,  se  fosse  stato  d' uopo,  altre  ancora  loro  ne 
avrebbe  concesse,  insieme  a  tante  canoe  quante  ne  sarebbon 
bisognate  per  scaricare  il  vascello  naufragato ,  e  traspor- 
tare a  terra  quanto  conteneva,  insieme  alla  gente  ch'egli  vo- 
lesse:— in  tal  guisa,  scrìve  l'ammiraglio,  erasi  contenuto  il 
passato  giorno ,  seriza  che  fosse  mancato  neppure  una  mol- 
lica di  pane  :  »  tanto  son  essi,  soggiugne ,  fedeli  e  poco  avi- 
»  di  dell'altrui  bene;  nel  che  questo  re  virtuoso  su  tutti 
»  gli  altri  prevale,  t 


(1)  Ferdinando  Colombo,  ha  Inserito  nel  cap.  32  della  sua  storia , la  rela- 
zione dell' ammiraglio  suo  padre  relativa  a  queito  avvenimento  ;  egli  dillérisoe 
un  poco  nelle  espressioni ,  ma  non  nella  sostanza  del  testo  trasmessoci  da 
Bartolommeo  di  Las  Casas,  e  da  noi  qui  rirerilo,  Natarabtb 


PRIMO  VIAGGIO  307 

Mentre  T  ammiraglio  seco  lui  intertenevasi ,  venne  mui 
lancia  da  un^altra  parte,  la  quale  era  apportatrice  di  alcune 
piastre  d' oro ,  che  i  latori  delle  medesime  offerirono  per 
un  sonagliolino ,  poiché  nessuna  cosa  più  di  questa  a  loro 
piaceva .  Ancora  la  canoa  non  era  approdata^  che  già  essi 
mostrarono  i  loro  pezzi  di  oro  gridando  cAtif  chuq^  per  in- 
dicare i  campanellini  che  volevano ,  poiché  gli  amano  fino 
alla  follia. 

Dopo,  gli  uomini  di  alcune  canoe  d' un  altro  luogo,  pria 
di  partire  chiamarono  T  ammiraglio,  e  pregaronlodi  far  lor 
vedere  un  sonagliolino  e  promettevano  in  ccmipenso,  di  por- 
tare la  domane  quattro  piastre  di  oro  grandi  quanto  lama- 
nò.  L'ammiraglio  rallegrossi  a  sentir  ciò;  ed  un  marinaro 
che  tornava  da  terra  gli  disse,  eh'  era  una  meravìglia  a  ve- 
dere i  pezzi  d' oro  che  i  Cristiani  che  vi  erano  rimasti  rice. 
vevano  dagl'Indiani  in  baratto  quasi  per  nulla,  perchè  per 
una  punta  di  stringa  ne  ritraevano  delle  piastre  di  maggior 
valore  di  due  castigliani-,  ed  aggiugneva,  che  ciò  non  era 
nulla  a  paragone  di  quello  che  sarebbe  tra  un  mese  • 

E  il  re  dal  canto  suo  congratulavasi,  veggendo  che  l'am- 
miraglio  era  tanto  contento  :  ed  essendosi  accorto  che  egli 
desiderava  d'avere  molto  oro,  fecegli  intendere,  per  segni, 
che  sapeva  un  sito  nelle  vicinanze  da  dove  se  ne  poteva  ri- 
trarre una  gran  quantità  ;  laonde  stasse  pur  tranquillo  e  al- 
legro ,  che  gliene  darebbe  quant'  ei  ne  volesse . 

L'ammiraglio  dice:  che  fra  le  tante  loro  indicazioni  face- 
vano special  menzione  di  Cipango^  che  essi  chiamavano  Ci- 
t>ao,  ove  asserivano  che  l'oro  era  in  tanta  quantità,  che 
neppure  facevasene  conto;  e  che  il  re  aggiugneva,  che  glie- 
ne farebbe  recar  anche  da  quel  luogo ,  sebbene  ve  ne  fosse 
in  gran  copia  in  quest'  isola  Spagnuola,  che  chiamano  Bp- 


308  COLOMBO 

hio ,  e  molto  in  questa  sua  provincia  di  Gartbata  special- 
mente . 

Il  re  pranzò  coli*  ammiraglio  a  bordo  della  caravella  ; 
dopo  di  che  andarono  insieme  a  terra,  ove  fece  grandi  ono- 
ri al  Colombo  e  gli  offerì  una  colazione  di  due  o  tre  sorta 
di  ajesj  con  alcuni  granchi,  del  selvaggiume  ed  altre^car- 
ni,  come  pure  del  proprio  pane,  da  lui  detto  cazavi  (1). 

Dopo  quel  pasto,  condusselo  a  vedere  alcune  piantazioni 
di  verdi  alberi,  che  vegetavano  intorno  alle  case;  ivi  furono 
bentosto  seguiti  da  più  di  mille  persone,  tutte  affatto  nude. 
II  sovrano  poi  portava  una  camicia,  ed  un  paio  di  guanti , 
che  gli  aveva  regalati  l'ammiraglio,  dei  quali  fece  maggior 
conto  che  d'ogni  altra  cosa.  Dal  modo  decente  con  cui 
mangiava ,  e  dalla  sua  proprietà ,  ben  riconoscevast  il  suo 
elevato  lignaggio.  Dopo  la  refezione,  che  fu  assai  lunga,  gli 
furon  recate  certe  erbe  colle  quali  stroGnossile  mani,  e  Tam- 
miraglio  credè  che  ciò  facesse  per  ammorbidirle  ;  e  sulle 
sue  fu  versata  dell'  acque  onde  lavarle . 

Quindi  condusse  il  Colombo  sulla  spiaggia ,  e  questo , 
mandato  a  prendere  un  arco  turco  ed  un  mazzo  di  freccie, 
scagliar  Io  fece  da  uno  de'  suoi  marinari ,  molto  destro  in 
tale  esercizio:  la  quale  operazione  grandemente  sorpreseli 
principe  indiano,  ignaro  di  qualunque  arme,  poiché  in 
questo  paese  non  ve  ne  sono  e  non  ne  conoscono  l'uso. 
Questo  ebbe  luogo  in  occasione  di  una  conferenza  che  ten- 
nero su  quei  di  Caniba ,  da  loro  chiamati  Cannibali,  i  quali 
vengono  a  farli  prigioni ,  e  adoperano  archi  e  freccie  prive 


(1)  Certamente  pan  di  cassava-,  che  così  chiamasi  la  radice  del  jatropha 
manihot  o  manioe»  la  q*jale,  seccata  e  quindi  ridotta  in  brina,  serve  a  fare  no 
pane  di  così  buon  sapore,  che  molti  Europei  lo  preferirono  a  quello  stesso  del 
più  puro  fermento  .  YcRnviL 


PRIMO  VIAGGIO  309 

di  punte  ferrate ,  poiché  in  tutta  questa  regione  non  è  noto 
né  il  ferro,  né  T acciaio,  né  alcun' altro  metallo,  ad  ecce- 
zione dell'  oro  e  del  rame ,  sebbene  quest'  ultimo  non  fosse 
quasi  stato  osservato  dall'ammiraglio.  Il  Colombo  fece  per 
segni  comprendere  al  capo  indiano ,  che  i  re  di  Gastiglia 
ordinerebbero  la  distruzione  dei  Cannibali,  e  che  egli  glieli 
farebbe  tutti  condurre  avanti  colle  mani  legate .  Fece  pure 
tirare  un  colpo  d' archibugio  e  di  spingarda ,  onde  l' effet- 
to e  la  forza  molto  meravigliarono  il  re  ^  e  quando  le  sue 
genti  intesero  l' esplosione  cadder  supini . 

Portarono  all'ammiraglio  una  gran  maschera ,  che  aveva 
grossi  pezzi  d' oro  nelle  orecchie ,  negli  occhi  ed  in  altre 
parti  ^  il  re  gliela  donò  con  altri  gioielli ,  che  egli  stesso 
ause  sulla  testa  ed  al  collo  dell'  ammiraglio ,  e  ne  regalò 
molti  anche  agli  altri  Cristiani  che  seco  lui  si  trovavano. 
L' ammiraglio  si  rallegrò  di  ciò,  e  n'  ebbe  molta  consolazio- 
ne j  l' affanno  e  l' angoscie  che  aveva  sofferte  per  la  perdita 
del  suo  naviglio  ne  furon  molto  addolcite ,  e  riconobbe  , 
che  Dio  Signor  nostro  l'aveva  fatto  naufragare  perché 
soggiornasse  più  lungamente  in  questo  luogo.  Quell'infor- 
tunio procurogli  tante  cose ,  egli  dice ,  che  in  verità ,  non 
potea  considerarsi  un  disastro ,  ma  sibbene  grande  fortu- 
na, —  •  atteso  che,  soggiunse,  se  io  non  avessi  naufragato , 
mi  sarei  allontanato  da  terra  in  alto  mare  senza  fermar- 
mi in  questo  luogo ,  perché  é  situato  nel  fondo  di  una 
gran  baia  (1),  ove  sono  due  o  tre  bassi  fondi ,  e  non  vi 
averci  mai  lasciato  delle  mie  genti  ',  e  quand'  anche  ve  ne 
avessi  volute  lasciare ,  non  averci  potuto  dar  loro  1'  at- 
trezzo né  il  necessario  materiale  per  costruire  una  for- 
tezza: é  ben  vero  però,  che  molte  delle  mie  genti  mi 

(f)  Baia  detta  Caracol  (della  Lumaca) .  Navaaretb 


310  COLOMBO 

»  avean  domandata  e  fatta  domandare  la  permissione  di 
»  rimanere  in  questo  luogo —  Ho  ordinato  di  costruire  nna 
»  torre  ed  un  forte  ben  solidi  e  ricinti  di  una  fossa  profonda; 
»  non  già  che  io  giudichi  tal  precauzione  necessaria  per  gli 
»  abitanti,  poiché  son  certo,  che  colle  mie  genti  potrei 
»  facilmente  soggiogare  tutta  V  isola ,  che  credo  più  gran- 
•  de  del  Portogallo,  e  il  doppio  di  questo  regno  popolala; 
»  ma  i  suoi  naturali  sono  nudi ,  senz'  armi  e  d' una  timi- 
»  dezza  meravigliosa  ;  ma  è  conveniente  che  io  costruisca 
»  questo  forte  tale  quale  dev'  essere  secondo  le  regole 
»  militari ,  perchè  gì'  Indiani ,  essendo  sì  lungi  dalle  Vo- 
»  stre  Altezze,  comprendano  ciò  che  i  vostri  sudditi ^ 
»  sanno  e  ponno  fare ,  per  cui  vi  obbediscano  con  timore 
»  ed  amorevolezza. — Stiamo  disponendo  il  legname  onde 
»  tutta  la  fortezza  sarà  costrutta ,  e  vi  lasceremo  prowi- 
»  sione  di  pane  e  di  vino  per  più  d' un  anno ,  i  grani  per 
»  far  la  sementa,  la  scialuppa  del  vascello,  un  calafato, 
»  un  legnaiolo,  un  archibugiere ,  un  bottaio,  e  molti  at* 
»  tri  uomini  che  ardentemente  desiano ,  pel  servigio  delle 
»  Vostre  Altezze,  e  per  farmi  piacere,  di  conoscere  la 
»  posizione  della  miniera  da  dove  traesi  l'oro;  di  guisa 
»  tale  che,  tutto  è  venuto  molto  a  proposito  per  questo 
»  intraprendimento ,  lo  che  è  tanto  più  rimarchevole ,  in 
»  quanto  che,  quando  il  naviglio  toccò  sullo  scoglio  fé- 
«  celo  sì  dolcemente  da  accorgersene  appena,  perchè  in 
»  queir  istante  il  mare  non  avea  flutti ,  né  V  aere  vento.  » 
L'ammiraglio  ha  detto  tutto  questo.  E  di  più  egli  aggiu- 
gne,  per  mostrare  che  ciò  fu  una  grande  fortuna  e  l'ef- 
fetto evidente  della  volontà  della  Provvidenza  divina  ,  che 
il  vascello  naufragò  in  questo  luogo  perchè  egli  potes- 
se lasciarvi  dei  coloni,  che  se  questo  caso  non  fosse  suc- 
cesso pel  tradimento  del  mastro  e  dell'  equipaggio,  che 


PRIMO   VIAGGIO  311 

tutti  i  marinari  o  quasi  tutti  erano  del  suo  paese ,  e  ricu. 
sarono  di  gettare  un'  ancora  lungc  nel  mare  onde  rimet- 
tere a  galla  il  naviglio  incagliato  ,  come  ad  essi  aveva  im- 
posto l' ammiraglio ,  il  bastimento  sarebbe  stato  salvato  ; 
nel  qua!  caso  e'  non  averebbe  giammai  potuto  conoscere  il 
paese  come  allor  lo  conobbe ,  e  come  doveva  meglio  co- 
noscersi in  seguito,  per  mezzo  degli  uomini  che  ivi  si  pro- 
pose di  lasciare  ;  poiché  la  sua  intenzione  era  sempre  di 
scoprir  nuove  regioni ,  e  di  non  fermarsi  in  ninna  parte 
per  più  di  un  giorno  ,  a  meno  che  non  vi  fosse  costretto 
dai  venti  contrari .  La  nave  naufragata  era  gravissima 
e  poco  adattata  a  fare  delle  scoperte,  ciò  che  l'ammira- 
glio attribuisce  a  quelli  di  Palos ,  che  non  attenner  la  pro- 
messa fatta  al  re  ed  alla  regina  ,  di  fornire  cioè  dei  ba- 
stimenti convenienti  per  una  simile  spedizione:  e  l'ammi- 
raglio conchiude  col  dire,  che  di  tutto  quello  che  era  nel  va- 
scello non  fu  perduto  neppure  una  funicella,  né  un  legno,  né 
un  chiodo,  poiché  era  in  buono  stato  come  allorquando  era 
partito  di  Spagna,  salvo  che  vi  erano  state  fatte  dell'  aper- 
ture per  levarne  le  botti  dell'acqua  e  le  mercatanzie,  le 
quali  furono  deposte  a  terra,  ed  ivi  diligentemente  conservate 
e  guardate  come  abbiam  detto.  Ed  egli  soggiugne,  che  spera 
in  Dio,  che  al  suo  ritomo  diCastiglia  troverà  una  botte  di 
oro  ottenuta  per  mezzo  dei  baratti  dai  Cristiani  che  pro- 
gettava di  lasciarvi ,  perchè  avranno  scoperta  la  miniera 
dell'  oro  e  le  spezierie,  e  tutto  questo  in  tanta  quantità,  che 
il  re  e  la  regina  potranno  •  pria  di  tre  anni ,  intraprendere 
e  preparare  il  conquisto  della  Santa  Casa .  —  Fu  per  coni' 
pieve  questa  impresa^  egli  dice^  che  io  dimostrai  alle  Al" 
iezze  Vostre  il  d^sio  di  vedere  il  guadagno  risultante  dalle 
mie  scoperte  impiegato  a  riconquistar  Gerusalemme.  Le 
Altezze  Vostre  ne  risero^  e  dissero^  che  questo  progetto  lor 


312  COLOMBO 

piaceva  y  e  che  anche  senza  le  mie  scoperte  avrebbono  avuto 
molto  desio  di  quella  intrapresa.  Queste  sono  le  precise 
parole  deir ammiraglio- 

GloTedI,  97  dicembre 

Allo  spmitare  del  sole ,  il  re  del  paese  vemie  a  bordo 
della  caravella,  e  disse  all'ammiraglio  che  avea  mandato 
alla  cerca  deir  oro,  perchè  lovolea  ricoprire  dal  capo  alle 
piante  di  quel  metallo,  onde  pregollo  di  non  partire  •  Il  re, 
il  suo  fratello  ed  un  altro  parente  suo  favorito,  desinarono 
coir  ammiraglio ,  al  quale  i  due  ultimi  parteciparono  di 
volerlo  accompagnare  in  Gastiglia . 

In  questo  mentre  si  sparse  la  voce ,  che  la  caravella 
Pinta  era  in  una  riviera  all'  estremità  di  quest'  isola  ;  il  ea- 
cico  vi  spedì  tosto  una  canoa ,  nella  quale  l' ammiraglio 
fece  imbarcare  uno  dei  suoi  marinari,  che  amava  tanto 
l'ammiraglio  che  era  una  meraviglia  . 

Frattanto  il  Colombo  spiegò  la  maggiore  attività  per  pre* 
parare  il  suo  ritorno  in  Gastiglia . 

Tenerdl,  %8  dicembre 

Per  porre  ordine  ed  attività  nella  costruzione  del  forte, 
e  regolare  la  disciplina  degli  uomini  che  vi  dovevano  resta- 
re, l'ammiraglio  discese  a  terra.  Gli  parve  che  il  re  l'avesse 
veduto  entrare  nella  scialuppa,  ma  che  facendo  sembiante 
di  non  vederlo  fosse  prontamente  rientrato  nella  sua  casa, 
da  dove  manda  uno  de*  suoi  fratelli  per  ricevere  l' ammi- 
raglio e  condurlo  ad  una  delle  sue  abitazioni,  che  aveva 
cedute  agli  Spagnuoli,  la  quale  era  la  maggiore,  la  più  bella 
di  tutta  questa  città.  Gli  era  stato  preparato  in  questa  casa 
uno  strato  di  stoie  di  palma,  sul  quale  fu  fatto  sedere  dopo 
di  che  il  fratello  del  re  spedi  uno  dei  suoi  paggi  per  fargli 


PRIMO  VIAGGIO  315 

nolo  9  che  colà  1*  ammiraglio  trova vasi^  come  se  il  re  lo 
ignorasse:  ma  P anmiiraglio  credette  che  eì  fingesse  di  non 
saperlo,  per  potergli  rendere  maggiori  onori.  Qucindo  il 
paggio  ebbe  adempiuto  alla  sua  missione,  il  cacico  tosto 
accorse  verso  l'ammiraglio,  e  posegli  al  cello  una  gran  pia- 
stra d'oro:  e  seco  rimase  infino  a  sera,  deliberando  sudò 
che  in  sua  assenza  dovesse  fare . 

SalMito,  M  dicembre 

Un  nepote  del  re ,  giovanissimo ,  intelligente  e  corag- 
gioso, venne  alla  caravella  allo  spuntar  del  giorno ,  per 
quanto  racconta  l'ammiraglio;  e  siccome  questi  sempre 
desiava  di  sapere  ove  l'oro  si  raccogliesse,  ad  ognuno  fa- 
ceva domande  su  ciò,  perchè  già  cominciava  ad  intendere 
alquanto  per  segni.  Questo  giovine  gli  disse,  che  alla  di- 
stanza di  quattro  giornate,  era,  a  levante,  un'isola  detta 
Guarionex,  ed  altre  chiamate  Macorix,  Uayonic,  Fuma, 
Cibao  e  Goroay  (1),  che  contenevano  molto  oro:  l'ammi- 
raglio scrisse  questi  nomi. — In  appresso  ei  seppe,  per  quanto 
potette  capire ,  che  il  re  era  stato  informato  da  un  suo  fra- 
tello della  rivelazione  fattagli  dal  suo  nipote  per  cui  questo 
giovane  n'  era  stato  acremente  ripreso .  L' ammiraglio  s'era 
pure  molte  altre  volte  accorto,  che  il  re  tentava  di  lasciargli 
ignorare  i  luoghi  dai  quali  viene  ed  ove  raccogliesi  l' oro  , 
affinchè  i  Cristiani  non  lo  potessero  cercare  e  barattare  che 
dai  lui  ;  ma  ve  n'è  tanto,  in  tanti  altri  luoghi,  ed  in  questa 
stessa  isola  Spagnuola,  dice  l' ammiraglio,  che  è  veramen- 
te una  meraviglia . 


(1)  Queste  non  erano  isole,  ma  provlncie  della  S|Kignuola  (San  Domingo). 

La«  Cabah 


I.  40 


3[4 


COLOMBO 


Era  già  notte  quando  il  re  inviogli  una  gran  maschera 
d' oro ,  e  fecegli  chiedere  una  mezzina  ed  una  catinella  da 
lavarsi  le  mani  ;  i'  ammiraglio  credette ,  che  egli  chiedesse 
questi  oggetti  per  farne  fare  dei  simili,  laonde  subito  man- 
doglieli . 

Domenica ,  SO  dicembre  • 

U  ammiraglio  si  trasferì  a  terra  per  desinare;  ei  vi  per- 
venne nel  momento  in  cui  giugnevano  cinque  re  tributari 
di  quello  di  cui  abbiamo  discorso  finqui ,  che  si  chiama 
Guacanagari.  Tutti  portavano  le  loro  corone  ed  avevano  un 
bel  corteggio.  L'ammiraglio  in  tale  occasione  dice  al  re  e 
alla  regina:  che  le  Loro  Altezze  avrebbero  avuto  piacere 
a  vedere  le  buone  maniere  di  questi  personaggi.  — Quando 
V  ammiraglio  pose  il  pie  in  terra ,  il  re  andò  a  riceverlo 
e  gli  porse  il  braccio  infino  all'  abitazione  ove  egli  era  stato 
il  giorno  innanzi,  e  nella  quale  era  uno  strato  e  de' seggi 
su  cui  il  Colombo  s' assise .  Il  re  si  tolse  allora  la  sua  co- 
rona e  la  pose  sul  capo  dell'  ammiraglio ,  il  quale  si  levò 
dal  collo  un  monile,  composto  di  pietre  dell'Indie  e  di  bei 
chicchi  di  graziosissimi  colori ,  che  da  ogni  lato  estrema- 
mente rilucevano,  e  Io  pose  sul  collo  di  questo  sovrano;  nel 
tempo  stesso  si  dispogliò  di  un  mantello  di  scarlatto  fine, 
che  in  quel  giorno  aveva  indossato,  e  ne  lo  rivesti:  mandò 
pure  a  cercare  degli  stivaletti  coloriti  onde  calzarlo ,  e  gli 
pose  in  dito  un  grande  anello  d' argento,  perchè  sapeva 
che  questo  principe  avea  fatte  molte  pratiche  per  ottenere 
un  anello  di  questo  metallo ,  che  ad  un  marinaro  apparte. 
neva.  Cosicché  il  re  fu  satisfattissimo,  e  dimostrò  molta 
allegrezza  :  e  due  dei  re  che  erano  seco  lui  si  trasferirono 
nel  luogo  ove  in  un  coli' ammiraglio  trovavasi,  e  ciascuno 
di  loro  donò  al  Colombo  una  piastra  d'  oro .  E  fu  in  tal 


HRIMO    VIAGGIO  315 

momento  che  un  indiano  venne  ad  annunziare ,  che  due 
giorni  avanti  lasciata  aveva  la  caravella  Pinta ,  in  un  porto 
a  levante . 

L'ammiraglio  ritornò  a  bordo  della  caravella ,  ove  il  ca- 
pitano Vincenzo  Anos  (1)  lo  assicurò,  di  aver  veduto  del 
reobarbaro,  che  trovavasi  nell'isola  dell'Amica,  che  sta 
all'  ingresso  del  mar  di  San  Tommaso  alla  distanza  di  sei  leghe 
dal  sito  ove  trovavansi  (2),  e  che  avevano  riconosciute  le 
foglie  e  la  radica .  Dicesi  che  il  reobarbaro  germogli  sopra 
alla  terra  alcuni  piccoli  rami,  e  dia  frutta  simili  a  more 
verdi  quasi  secche ,  che  il  ramoscello  che  sta  presso  la 
barba  sia  cosi  giallo  e  così  fino  quanto  il  meglio  colore  che 
si  possa  trovare  per  dipingere ,  e  che  la  radica  che  ò  sotterra 
simigli  ad  una  grossa  pera  (3) . 

Lonedl,  31  dicembre 

Questo  giorno  è  stato  impiegato  a  caricare  acqua  e  legna 
per  trasferirsi  in  Spagna,  onde  annunziare  al  re  e  alla  re- 
gina il  successo  della  spedizione ,  per  cui  potranno  subito 
inviare  vascelli  alla  scoperta  di  ciò  che  resta  da  esplorare , 
avvegnaché  la  cosa  sia  di  tanto  rilievo  e  talmente  impor- 
tante, che,  al  dire  dell'ammiraglio,  è  una  meraviglia:  ed 
aggiugne ,  che  volentieri  si  tratterrebbe  finché  non  avesse 
veduto  tutta  la  regione  verso  levante ,  costeggiato  tutto  il 
lido  per  conoscere  la  distanza  di  questa  contrada  della 
Gastiglia ,  afline  di  condurvi  armenti  ed  altre  cose  :  ma  sic- 
come non  gli  era  rimasto  che  un  sol  bastimento ,  non  gli 


(1)  Bisogna  leggere  Yan'ez.  Navarrete 

(2)  Erano  nella  baia  e  presso  la  borgata  del  Caracul.  Navarrbtb 

(3)  Questa  descrizione  del  reobarbaro  non  e  esatta;  d'altronde  II  Colombo 
non  aveva  alcuna  occasione  di  vedere  il  reobarbaro  in  America ,  |>oicliè  non 
vegeta  cbe  ncll'  alia  Asia .  Cuvibr 


316  COLOVBO 

pan^  rafikHievole  di  esporà  ai  perigli  ddle  scopate;  e 
dDolsi .  che  tulio  il  male  e  V  iocoTeaieBle*»  proTcoisBe  dah 
dì<erzioDe  della  Pinta . 


149S 


Circa  alla  BKià  delk  notte,  fa  scMla  la  nahippa 
che  andasse  a  ceirare  rrabarbaro  aU^isoMta  dell*  IV Min; 
dopo  DKuodi  fa  di  ritorno  portandone  an  gran  corfali, 
e  non  ne  potè  recare  di  pih.  peitiM  ÌBarinari  dw  cocna- 
no  questa  pianta  non  a^eano  ona  lanea  onde  disotlcmne 
le  radici;  par  tntUTìa  raamiracfio  fece  iaharcare  ^nd  pa- 
co prr  prestfflitarìo  al  iy  ed  alla  resina  come  nn  sagpa. 

Efli  dice«  cbe  il  re  del  paesie  a^nra  spedilo  nn  fjrm  ■- 
mero  di  canoe  alla  crrra  delT  oro . 

Li  canoa  mandata  in  trama  della  Pinta  è  ritornata  sa- 
rà aivfia  txtirata  :  fl  nostro  marinaio*  die  en  stalo  ddi 
fffef^none  •  Ace«  cbe  atta  dìsuuadi  venli  ksriie  ami  ve- 
dalo nn  re*  die  portava  in  capo  dnecraniipuistred*«t, 
oche^ie  le  levò  di  capo  lo«<ocked*  Indiani  della  lancia  fi 
rhkcr  parlalo  ;  ^ide  pore  molhi  A  fnexia  metallo  ìmÌMi 
ad  altrr  persone. 

V  amnàraclio  rredfOe  «  <iie  il  rr  Cnnranasiri  avene 
pmilato  a  qnahmqne  de* noi  di  lea^fT  ora  ai  Critfiai, 
afiìnrhc^  tniti  i  harani  pas>assiTO  per  le  fsemani  :  maepli 
a\-ea  on>ai  j«apDlo«  rome  dHeìe  ifiì  TallTO*  in  qnafi  ìm^ 
chi  ^nics;^^  metallo  trovatasi  •  ed  cn  in  tanta  qnanlìlà  cke 
in  nmc  comìo  ^i^jiia  uoiiiio.  Erb  ave^-a  eziandìo  scoperto 
àox (  \T\::*:.\x  aDx"  eh  aromat:  •  i  quali  •  come  dice«  sono  ak- 
htiDÒao.ì  ;  A'£u:(aK>  fuc  ài'\  pepe- 1  della  canneBa.  — Iv- 
«MTi.jìnii  A  qn:  !ì;  dr^sDo:  chv  lasciava  in  qnestoluoeo*  A 


PRIMO   VIAGGIO  317 

Mereoledì,  %  gennaio 

La  maUina  V  ammiraglio  si  trasferì  a  terra  per  prender 
congedo  dal  re  Guacanagari ,  e  partire  in  nome  del  Signore. 
Regalò  a  questo  principe  una  delle  sue  camicie,  e  mostrogli 
la  forza  degli  archibugi  e  l' effetto  che  potevano  prod  urre  ;  a 
tale  scopo  uno  ne  fece  caricare,  che  sparò  in  un  fianco  del 
naviglio  arrenato  ;  e  questo  ebbe  luogo  in  seguito  di  una 
adunanza  nella  quale  era  stata  tenuta  questione  sui  Can- 
nibali ,  coi  quali  il  re  era  in  guerra: questi  vide  fin  dove 
giunse  l'archibugiata  9  e  scorse  che  la  palla,  che  ayea  traver- 
sato il  fianco  del  bastimento  ed  era  caduta  assai  lungi  nel  ma- 
re •  L' ammiraglio  fece  eseguire  pure  una  finta  guerra  fra  le 
genti  armate  del  suo  equipaggio,  e  disse  al  cacico,  che  non 
avrebbe  paura  dei  Cannibali  quand'anche  sopraggiugnes- 
sero. 

Tutto  questo  fu  operato,  dice  l'ammiraglio,  affinchè  il 
re  vivesse  in  buona  intelligenza  coi  Cristiani  che  quivi  ri- 
manevano, ed  a  fine  d' ispirargli  timore  con  questa  dimo- 
strazione di  ciò  che  erano  in  grado  di  fare . 

Il  cacico  condusse  il  Colombo  e  quelli  che  erano  seco  lui 
a  desinare  nella  casa  ove  egli  era  alloggiato ,  e  in  questa 
occasione  l' ammiraglio  raccomandò  caldamente  a  Diego  de 
Arana^)  a  Fedro  Gutierrez  ed  a  Rodrigo  Escovedo ,  che  la- 
sciava per  suoi  luogotenenti  in  questo  stabilimento ,  di  bene 
anmiinistrare  e  maneggiare  il  governo  per  servizio  di  Dio 
e  delle  Loro  Altezze .  Il  cacico  fecegli  molte  carezze ,  e 
manifestò  gran  dispiacere  per  la  sua  partenza ,  soprattut- 
to quando  vide  che  egli  ascendea  sulla  nave .  Un  favori- 
to di  questo  re  disse  all'  ammiraglio ,  che  aveva  ordinata 
una  statua  d' oro  grande  quanto  lo  stesso  Colombo,  e  che 
nello  spazio  di  dieci  giorni  glie  la  recherebbero  ;  ma  questo 


318  COLOMBO 

inibarcossì  coll'inlenzione  dipartir  tosto,  sebbene  poi  i| 
vento  non  glie)  pernaettcsse  . 

L'  amaiiru{!lio  lasciò  nella  costrutta  fortezza  in  que- 
st'isola Spagnuola, cbe  eglidtce,griadiaai appellavano  Bo- 
hìo ,  trenta  nove  uomini ,  Trai  quali  molti  amici  del  re 
Guaeanajian,  e  per  comandarli  in  suo  nome,  Diego  di 
Arana,  nativo  di  Cordava ,  Fedro  Gutierrez,  ripoiitierc  del 
re  ed  ufiziale  del  dispensiere  mag^^ore ,  e  Rodrigo  di  Es- 
covedo ,  nativo  di  Segovia ,  nipote  di  fra  Rodrigo  Perez , 
ai  quali  trasmise  tutti  i  poteri  che  aveva  ricevuti  dal  re 
e  dalla  regina  .  Lasciò  ad  essi  tutte  le  mercatanzie  cbe  il 
re  e  ìa  regina  aveano  fatte  comprare  per  ■  baratti ,  le 
quali  erano  in  grandissima  quantità,  atlìncbit  le  cambias- 
sero coli*  oro  ;  lasciò  loro  egualmente  ogni  cosa  di  ciò  che 
(rovavasi  nel  naviglio  naufragato,  del  pane  biscotto  per  un 
anno,  del  ìino  e  moU'arliglieria*,  e  siccome  la  maggior  par- 
te di  essi  erano  marinari ,  donò  loro  pure  la  scialuppa  del 
vascello, atlìucb è  potessero,  quandolo  credesser  convenien- 
te, procedere  alla  scoperta  della  miniera  dell'oro,  di  sorta 
cbe  al  suo  ritorno  V  ammiraglio  trovasse  adunato  molto  di 
questo  metallo ,  e  sapessero  indicargli  un  sito  adattato  a 
costruirvi  nna  città,  il  porto  ove  trovavansi  non  conve- 
niva in  niun  conto  all'ammiraglio,  specialmente  [terchc 
l'oro  che  ivi  si  portava  veniva  da  levante,  e  che  quanto  pii'i 
andavasi  inverso  quella  parie  tanto  maggiormente  avvicina- 
vasi  alla  Spagna.  —  Lasci"  pure  dei  grani  per  far  le  semen- 
te,! suoi  operai,  il  suo  scrivano,  il  suo  alguazilo,  un  eccel- 
lente archibusiere,  che  è  anche  iugegnerc,  un  costruttore 
dì  navi,  un  calafato,  un  bottaio,  un  medico  ed  un  sarto, 
tutti  uomini  di  marina  . 


PRIMO    VIAGGIO  319 

GIOTcdl ,  S  gennaio 

L'ammiraglio  non  potette  partire  in  questo  di ,  perchè , 
egli  dice ,  nella  nottata,  tre  Indiani,  di  quelli  che  seco  aveva 
condotti  dalle  prhne  isole  e  che  erano  rimasti  a  terra,  ven- 
nero ad  annunziargli,  che  gli  altri  Indiani,  insieme  colle  loro 
donne,  si  trasferirebbero  a  bordo  questa  mattina  al  levare 
del  sole  ;  ma  perchè  il  mare  era  un  poco  agitato ,  la  scia- 
luppa non  potette  andare  a  prenderli ,  laonde  egli  risolvè 
di  partire  colla  grazia  Dio  la  domane . 

Dice,  che  se  avesse  avuto  con  seco  la  caravella  Pinta, 
egli  avrebbe  certamente  raccolta  una  botte  di  oro,  perchè 
arrìschierebbesi  a  costeggiare  queste  isole ,  il  che  non  osa 
fare  essendo  solo ,  per  timore  che  non  gli  accada  qual- 
che accidente  da  impedirgli  il  ritomo  in  Gastiglia  a  render 
conto  al  re  ed  alla  regina  di  tutte  le  sue  scoperte  •  ! 

E  se  fosse  certo,  soggiugne ,  che  la  Pinta  giugnesse  feli-  j 
cernente  in  Spagna  con  quel  Martino  Alonso  Pinzon ,  atter- 
rebbesi  ancora  a  tal  partito.  —  Ma  siccome  non  aveva  alcu- 
na nuova  di  quel  naviglio,  ed  il  Pinzon  potrebbe  d'altronde 
ingannare  con  menzogne  le  Loro  Altezze ,  per  evitare  il  ga- 
stigo  che  meritava,  attesa  la  sua  cattiva  azione  di  essersi 
separato  da  lui  senza  permesso,  ponendo  in  tal  guisa  un  os- 
tacolo a  tutto  il  bene  che  si  poteva  sperare  da  questa  spe- 
dizione ,  era  d' uopo  che  egli  partisse  subito  per  la  Gasti- 
glia, e  confidava  che  il  nostro  Signore  favorirebbe  il  suo 
viaggio  ,  onde  potere  rimediare  a  tutto . 

Tenerdl,  4  gennaio 

AI  sorgere  del  sole  salparono  con  poco  vento,  e  la  scialuppa 
rimorchiò  il  naviglio,  che  avea  la  prua  diretta  a  maestrale. 


318  COLOMBO 

imbarcossi  coli' intenzione  dipartir  tosto,  sebbene  poi  ii 
vento  non  gliel  permettesse . 

L'  ammiraglio  lasciò  nella  costrutta  fortezza  in  gue- 
st' isola  Spagnuola,  che  egli  dice,  gl'Indiani  appellavano  Bo- 
hio,  trenta  nove. uomini,  frai  quali  molti  amici  del  re 
Guacanagari,  e  per  comandarli  in  suo  nome,  Diego  di 
Arana,  nativo  di  Cordova ,  Fedro  Gutierrez,  ripostiere  del 
re  ed  ufiziale  del  dispensiere  maggiore ,  e  Rodrigo  di  Es- 
covedo ,  nativo  di  Segovia ,  nipote  di  fra  Rodrigo  Perez , 
ai  quali  trasmise  tutti  i  poteri  che  aveva  ricevuti  dal  re 
e  dalla  regina  .  Lasciò  ad  essi  tutte  le  mercatanzìe  che  il 
re  e  la  regina  aveano  fatte  comprare  per  i  baratti ,  le 
quali  erano  in  grandissima  quantità ,  affinchè  le  cambias- 
sero coli'  oro  ^  lasciò  loro  egualmente  ogni  cosa  di  ciò  che 
trova  vasi  nel  naviglio  naufragato,  del  pane  biscotto  per  un  \ 
anno,  del  vino  e  molt'arliglieria;  e  siccome  la  maggior  par-  i 
te  di  essi  erano  marmari ,  donò  loro  pure  la  scialuppa  dei 
vascello,  affinchè  potessero,  quando  lo  credesser  convenien-  1 
te,  procedere  alla  scoperta  della  miniera  dell' oro,  di  sorta 
che  al  suo  ritorno  l' ammiraglio  trovasse  adunato  molto  di 
questo  metallo ,  e  sapessero  indicargli  un  sito  adattato  a 
costruirvi  una  città .  Il  porlo  ove  trovavansi  non  conve- 
niva in  niun  conto  all'ammiraglio,  specialmente  perchè  ' 
Toro  che  ivi  si  portava  veniva  da  levante,  e  che  quanto  più  i 
andavasi  inverso  quella  parte  tanto  maggiormente  avvicina- 
vasi  alla  Spagna.  —  Lasciò  pure  dei  grani  per  far  le  semen- 
te, i  suoi  operai,  il  suo  scrivano,  il  suo  alguazilo,  un  eccel- 
lente archibusiere ,  che  è  anche  ingegnere,  un  costruttore 
di  navi ,  un  calafato ,  un  bottaio ,  un  medico  ed  un  sarto , 
tutti  uomini  di  marina . 


PRIMO    VIAGGIO      ,  319 

OloTedl ,  S  gennaio 

L' ammiraglio  non  potette  partire  in  questo  di ,  perchè , 
egli  dice ,  nella  nottata,  tre  Indiani,  di  quelli  che  seco  aveva 
condotti  dalle  prime  isole  e  che  erano  rimasti  a  terra,  ven- 
nero ad  annunziargli,  che  gli  altri  Indiani,  insieme  colle  loro 
donne,  si  trasferirebbero  a  bordo  questa  mattina  al  levare 
del  sole  ;  ma  perchè  il  mare  era  un  poco  agitato ,  la  scia- 
luppa non  potette  andare  a  prenderli ,  laonde  egli  risolvè 
di  partire  colla  grazia  Dio  la  domane . 

Dice,  che  se  avesse  avuto  con  seco  la  caravella  Pinta, 
egli  avrebbe  certamente  raccolta  una  botte  di  oro,  perchè 
arrìschierebbesi  a  costeggiare  queste  isole ,  il  che  non  osa 
fare  essendo  solo ,  per  timore  che  non  gli  accada  qual- 
che accidente  da  impedirgli  il  ritomo  in  Gastiglia  a  render 
conto  al  re  ed  alla  regina  di  tutte  le  sue  scoperte . 

E  se  fosse  certo,  soggiugne ,  che  la  Pinta  giugnesse  feli- 
cemente in  Spagna  con  quel  Martino  Alonso  Pinzon ,  atter- 
rebbesi  ancora  a  tal  partito.  —  Ma  siccome  non  aveva  alcu- 
na nuova  di  quel  naviglio,  ed  il  Pinzon  potrebbe  d^  altronde 
ingannare  con  menzogne  le  Loro  Altezze ,  per  evitare  il  ga- 
stigo  che  meritava ,  attesa  la  sua  cattiva  azione  di  essersi 
separato  da  lui  senza  permesso,  ponendo  in  tal  guisa  un  os- 
tacolo a  tutto  il  bene  che  si  poteva  sperare  da  questa  spe- 
dizione ,  era  d' uopo  che  egli  partisse  subito  per  la  Gasti- 
glia ,  e  confidava  che  il  nostro  Signore  favorirebbe  il  suo 
viaggio  ,  onde  potere  rimediare  a  tutto. 

Tenerdl,  4  gennaio 

Al  sorgere  del  sole  salparono  conpoco  vento,  e  la  scialuppa 
rimorchiò  il  naviglio,  che  avea  la  prua  diretta  a  maestrale. 


320  COLOMBO 

p«r  uscire  di  fra  gli  scogli,  per  un  adito  piìi  largo  di  quello 
tenuto  entrando,  il  quale,  come  molti  altri  ,  è  buono  per 
trasferirsi  alla  città  della  Natività  (1)5  ed  in  tutto  questo 
passo ,  il  più  basso  fondo  è  di  tre  braccia  d' acqua ,  ma 
in  molti  luoghi  ve  ne  sono  Quo  a  nove .  I  due  aditi  sono 
nella  direzione  da  maestrale  a  scilocco ,  su  tutta  l' esten- 
sione dei  banchi  che  si  prolungano  dal  capo  Santo  sino  a 
quello  del  Serpe ,  per  più  di  sei  leghe ,  e  per  tre  eziandio  in 
alto  mare,  oltre  altrettante  al  di  là  del  capo  Santo.  —  Rim- 
petto  a  quest'ultimo  capo,  alla  distanza  di  una  lega,  non 
sonvi  che  otto  braccia  d' acqua ,  e  dalla  parte  interna  del 
capo,  da  quella  di  levante,  vi  sono  molti  bassi  fondi  ed  aditi 
per  entrare  (2) . 

Tutto  questo  lido  è  in  direzione  da  maestrale  a  scilocco; 
è  basso,  e  la  terra  è  piana  fino  a  quattro  leghe  nel!'  inter- 
no :  più  lontano  sorgono  elevatissime  montagne  :  il  paese 
è  sparso  di  grandi  borgate  molto  popolate,  onde  gli  abitanti 
sono  buoni,  a  giudicarne  dalla  loro  condotta  verso  i  Cri- 
stiani . 

Dirigemmo  la  proda  a  levante  verso  una  elevata  mon- 
tagna, che  pareva  un'isola,  ma  non  lo  è  rimanendo  con- 
giunta ad  una  terra  bassissima,  ed  ha  la  forma  di  un  bellis- 
simo padiglione:  l'ammiraglio  le  dette  il  nome  di  Monte 
Cristi.  Ella  è  situata  precisamente  diciotto  leghe  ad  orien- 
te del  capo  Santo  (3).  — La  calma  loro  non  permise  in  que- 
st'oggi di  avvicinarla  più  di  sei  leghe,  e  trovarono  quattro 


(1)  11  Colombo  chiamò  città  della  Natività  (Na\jidad),  il  forte  e  lo  stabili- 
mento eretto  in  questo  luogo;  perchè  giunsevi  il  giorno  di  Natale,  come  di 
sopra  abbiamo  detto .  Las  Casas 

(-2)  Porto  di  Guarico  o  città  del  Capo .  Nàvarrktb 

(3)  È  a  borea  80  gradi  verso  levante,  e  alla  distanza  di  io  leghe.  Na varrete 


PRIMO   TIAGGIO  321 

isolotti  di  sabbia  bassissimi  (1),  con  una  catenadi  scogli  che 
molto  prolungasi  a  maestrale  e  lontanissimo  a  scilocco  (2). 

Neir  intomo  vi  è  un  gran  golfo  (3) ,  che  dilatasi  dalla 
detta  montagna  fino  a  venti  leghe  a  scilocco  (4).  Questo 
golfo  deve  essere  poco  fondo  ed  avere  molti  banchi  :  vi 
sboccano  molte  riviere  che  non  sono  navigabili ,  sebbene 
il  marinaro  che  l' anuniraglio  inviò  colla  canoa  indiana  in 
frac«ia  della  Pinta,  dicesse  che  avea  veduto  un  flume  (5)  nel 
quale  poteano  entrare  i  vascelli . 

Dettero  fondo  a  sei  (6)  leghe  dal  Monte  Cristi,  in  dician- 
nove braccia  di  acqua,  dopo  aver  girato  intomo  a  molti 
scoiai  e  bassi  fondi;  quivi  rimasero  tutta  la  notte.  L' am- 
mirarlo previene  qualunque  volesse  trasferirsi  alla  città 
della  Natività,  che  prima  deve  cercare  di  riconoscere  ilMon- 
te  Cristi ,  alla  distanza  di  due  leghe,  ec. ,  ec. 

Qui  non  è  d^uopo  riferire  più  minute  particolarità,  per- 
che  già  questa  strada  conoscesi  e  quella  eziandio  che  è  al  di 
là.  —  L'ammiraglio  conclude  col  dire,  che  Cipango  è  in 
quest'  isola ,  e  che  V  oro,  gli  aromati,  il  mastice  (7)  ed  il 
reobarbaro  (8)  ivi  sono  in  gran  copia . 

Sabato,  5  genMaio 

Allo  spuntar  del  giorno  spiegarono  le  vele  con  vento  di 
terra  che  poscia  girò  a  levante .  Videro ,  che  dalla  parte  di 


(I)  I  SeUe  FrofeZIi  (los  Siete  Hermonos)  Natauibtk 

(1)  GII  scogli  de'  SeUe  Fratelli ,  Navaotte 

(3)  U  baia  di  ManeenOlo  (  Manzanlllo).  Navambtb 

(4)  Co6l  su  scriuo  nell'originale,  ma  bisogna  leggere  Ano  o  3  leghe  a  li. 
beedo.  Navarbbtb 

(5)  Il  fiume  Tapion,  nella  baia  di  Mancenillo .  Navarrbtb 
{€)  V originale  dice  G leghe,  ma  non  sono  che  3  a  libeecio.     Navarsete 

(7)  Specie  di  gomma,  che  Tiene  da  un  arboscello  dello  lentlsco .    VERnuu. 

(8)  11  reobarbaro  non  cresce  In  America  .  Vedi  la  noia  precedente  del  Cu- 
▼ier  alla  giornala  di  domenica  30  dicembre .  MARitoccni 


I.  41 


3»  COLOMBO 

ostro  scilocco  (1)  del  Monte  Cristi^  fra  questa  montagna 
od  un' isoletta,  pareva  vi  fosse  un  buon  porto ,  ove  avreb- 
bero potuto  nella  notte  ancorare;  laonde  volsero  a  levante 
scilocco ,  e  quindi  ad  austro  scilocco ,  Ano  sei  leghe  dalla 
montagna ,  ove  trovarono  diciassette  braccia  di  acqua,  sur 
un  fondo  unitissimo ,  e  fecero  tre  leghe  colla  medesima  pro- 
fondità; dipoi  fino  alla  testa  della  montagna  non  trovarcmo 
che  dodici  braccia  d'acqua  e  quando  furono  distanti  una 
lega  dirimpetto  alla  detta  testa,  non  ve  n'erano  pia  di 
nove ,  sempre  sur  un  fondo  unito  di  fina  sabbia  •  La  pro- 
fondità ed  il  fondo  furon  le  stesse  finché  non  penetrarono 
fra  la  montagna  e  l' isoletta  (2),  la  quale  oflre  un  singola- 
rissimo porto  in  cui  gettarono  l'ancora  in  tre  braccia  e 
mezzo  di  fondo,  in  tempo  di  reflusso  (3). 

L'anuniraglio  discese  nella  piccola  isola,  ove  rinvenne 
del  fuoco  ed  alcuni  indizi  che  vi  erano  stati  dei  pescatori  ; 
scorsevi  delle  pietre  colorite,  ed  una  cava  di  bellissimo  sas- 
so naturalmente  colorito,  e  dice,  che  sarebbe  eccellente  per 
la  costruzione  di  chiese  o  d*  altri  grandiosi  edifizì ,  come 
quello  che  trovò  nella  piccola  isola  di  San  Salvadore.  Vi 
scorse  pure  molte  piante  di  lentisco ,  e  dice ,  che  questo 
Monte  Cristi  è  bellissimo .  molto  elevato ,  praticabile  e 
d' una  forma  graziosa  (4);  la  terra  che  tutto  l' attornia  è 
bassa  e  magnifica,  di  guisa  tale  che  veggcndolo  da  lungi 
rassembra  ad  un^  isola,  che  in  nessun  luogo  tocca  il  conti- 
nente. 


(1)  Deve  dire  ostro  libeccio.  Navarwctb 

(2)  L'Isola  della  Capra  (Cabra  )  Navaustb 

(3)  Questo  é  r  ancoraggio  del  Monte  Cristi.  Navarabtb 

(4)  Egli  dice  11  vero,  perché  dalla  fiartc  del  mare,  come  da  quella  di  lem, 
questo  monte  rassembra  ad  un'Isola  seminala  di  frumento  (  corno  un  nionloa 
<J«  «"«0  )  Las  Gasas 


PRIMO  VIAGGIO  323 

A  levante  di  questa  montagna ,  V  ammiraglio  vide  un 
capo,  che  n'  è  lontano  venti  quattro  miglia ,  e  che  chiamò 
capo  del  Vitello  (1);  fra  il  quale  e  la  detta  montagna,  per 
lo  spazio  di  due  leglie ,  dilungasi  una  catena  di  scogli ,  che 
sembra  però  interrotta  da  alcuni  passaggi,  ne'  quali  non 
sarebbe  prudenza  entrare  di  notte ,  senza  farsi^  precedere 
da  una  scialuppa  investigatrice  del  fondo  collo  scandaglio. 

Da  questa  montagna,  a  levante,  inOno  al  capo  del  Vi- 
tello ,  estendesi,  per  quattro  leghe ,  una  contrada  depressa 
ma  bellissima;  il  restante  è  composto  di  terreni  molto  eleva- 
ti e  di  belle  colline  tutte  coltivate.  Nell'interno  dilungasi,  da 
greco  a  scilocco  (2) ,  un  giogo  di  monti,  il  più  bello,  dice 
V  ammiraglio ,  ch'egli  abbia  veduto,  e  che  rassomiglia  al- 
la montagna  di  Cordova;  e  più  lontano,  verso  mezzogiorno  e 
verso  scilocco,  scorgonsi  altre  elevatissime  montagne,  come 
pure  delle  grandi  e  belle  vallate  verdeggianti ,  od  un  gran 
numero  di  riviere .  Tutto  è  cosi  ridente ,  prosegue  l' ammi- 
raglio, che  non  crede  di  esagerare  d'una  millesima  parte. 

Più  lungi,  a  levante  della  suddetta  montagna,  ei  vide  una 
terra,  che  pareva  fosse  un'altra  montagna,  simile  in  altezza, 
in  estensione  ed  in  bellezza  al  Monte  Cristi  ;  e  da  quel  pun- 
to, nella  direzione  di  greco  un  quarto  verso  levante,  in- 
comincia una  terra  meno  elevata,  che  s' estende  per  circa 
cento  miglia. 

Homentca ,  0  gennaio 

Il  porto  di  cui  fu  fatta  menzione,  è  difeso  da  tutti  i  ven- 
ti, eccettuato  da  quello  di  tramontana  e  di  maestrale   (i 


(1)  La  punta  Rucia.  Navarrbte 

(2)  Probabilmente ,  o  l' ammiraglio  si  è  ingannato,  o  il  Las  Casas  ha  copia- 
to male;  perché  questa  catena  di  montagne,  che  Incomincia  dal  Monte  Crini 
procede  da  settentrione  maestrale  a  levante  sciloc-co .  Yerhbuil 

Vedi  la  mia  Carla  di  UaiH  unita  a  quest'  opera  .  Marmocchi 


3S4  COLOMBO 

quali  però,  dice  l'ammiraglio,  dominauo  raramoite  in 
questi  mari  ),  ed  ancora  uno  se  ne  può  difendere,  ponendosi 
dietro  all' isoletta,  ove  sono  da  tre  in  quattro  braccia  di 
acqua. 

Dopo  che  il  sole  apparve  sull'  orrizzonte ,  spiegarono  le 
vele  per  costeggiare  il  lido ,  che  si  estende  a  levante  in  tut- 
ta  la  sua  lunghezza  •  In  questi  luoghi  è  d' uopo  stare  at- 
tenti ai  molti  bassi  fondi  di  pietra  e  di  sabbia  che  vi  8<mo, 
ed  oltre  i  quali  trovansi  dei  porti  eccellenti,  nei  quali  si 
può  entrare  per  alcuni  buoni  passaggi,  che  sono  tra  i  bassi 
fondi  suddetti  • 

Dopo  il  mezzodì  soffiò  con  forza  vento  orientale.  L'am* 
miraglio  fece  montare  un  marinaro  sull'albero  della  nave, 
perchè  osservasse  le  secche  e  gli  scogli,  ma  scorse  la  cara- 
vella Pinta,  che  correva  col  vento  di  levante  in  poppa,  verso 
la  nave  ammiraglia.  Nondimeno ,  perchè  non  poterono  dar 
fondo  in  questo  luogo ,  a  cagione  dei  banchi ,  l' ammiraglio 
ritornò  al  Monte  Cristi,  retrocedendo  dieci  leghe,  e  la  Pinta 
gli  tenne  dietro  • 

Martino  Alonso  Pinzon  si  trasferì  a  bordo  della  Niiia , 
montata  dall'ammiraglio  ;  e  scusossi  col  dire ,  che  erasi  in- 
volontariamente da  lui  separato ,  e  ne  addusse  le  ragioni  ; 
ma  il  Colombo  dice ,  che  erano  tutte  false  ;  che  s'  era  al- 
lontanato solo  per  pertinacia  e  cupidità ,  e  che  egli  igno- 
rava i  motivi  che  l'avevano  indotto  a  contenersi  con  lui, 
in  tutto  il  viaggio,  con  tant'  orgoglio  e  villania .  Nondiman- 
co,  l' ammiraglio  volle ,  per  ora ,  dissimulare ,  affine  d'im- 
pedire le  tentazioni  di  Satanasso,  che  cercava  impedire  que- 
sto viaggio,  come  da  principio  aveva  fatto . 

L'ammiraglio  seppe  di  poi,  che  quell'Indiano,  il  quale 
egli  aveva  raccomandato  al  Pinzon,  con  altri  selvaggi  che 
erano  sulla  sua  caravella,  gli  aveva  detto,  che  in  un'isola 


PRIMO   YIAGGIO  SU 

nommata  Baaeque  era  molto  oro  ;  e  che  ilPinzon,  il  quale 
montaya  un  naviglio  molto  veloce ,  volle  trasferirvisi  solo: 
ecco  il  motivo  che  determinato  l'aveaa  navigare  a  suo  ta- 
lento,  abbandonando  il  suo  superiore,  che  voleva  fermarsi 
e  radere  i  lidi  delle  isole  Giovanna  e  Spagnuola ,  poste  am- 
bedue nella  direzione  di  levante. — Quando  Martino  Alonso 
fu  giunto  all'isola  Baneque  (1),  non  trovandovi  l'oro  tanto 
da  Ini  agognato ,  si  trasferì  sul  lido  della  Spagnuola^  dietro 
gì'  indizi  di  altri  Indiani ,  che  gli  dissero,  che  in  quest'iso- 
la, che  loro  chiamavano  Bohio,  troverebbe  oro  in  copia, 
e  gran  numero  di  miniere  di  questo  prezioso  metallo;  col 
quale  scopo ,  circa  venti  giorni  innanzi ,  egli  era  giunto  a 
qumdici  le^^e  dalla  città  della  Natività,  cosicché  resulta, 
che  le  novelle  recate  dagPIndlani  intomo  alla  sua  caravella, 
inconseguenza  delle  quali  re  Guacanagari  avea  inviata  una 
canoa  e  l' anuniraglio  un  suo  marinaro  in  traccia  di  essa, 
erano  vere,  e  la  Nina  dovea  trovarsi  non  lunge  dai  luoghi 
dalla  d^ta  canoa  esplorati . 

Qui  Tammiraglio  dice,  che  questa  caravella  avea  ottenuta 
per  mezzo  dei  baratti  gran  copia  di  oro ,  e  che  per  una  stri- 
scinola di  nastro  il  suo  capitano  avea  ricevuti  di  buoni  pezzi 
di  quel  metallo  della  lunghezza  di  due  dita,  od  alcuna  fiata 
grandi  anche  quanto  la  mano .  Martino  Alonso  ne  serbava 
perse  la  metà,  e  distribuiva  il  resto  al  suo  equipaggio. 

L' ammiraglio ,  dirigendo  il  suo  discorso  al  re  ed  alla  re- 
gina, aggiugne:  ■  In  questa  guisa  io  riconosco,  signori  prin- 
»  cipi,  che  Iddio  ha  voluto  miracolosamente  che  qui  il  mio 
■  vascello  naufragasse ,  perchè  questa  è  la  miglior  parte  di 


(1)  Birtolommeo  di  Las  Casas  ha  detto,  iDuoaiwU  preoedealc,  che  quota 
Ifola  non  esisteva,  a  meno  che  eoa  fosse  la  Giamaica.  Roqokttb 


3M  COLOMBO 

1  tutta  r  isola  9  ed  alfinchè  fondassi  il  nostro  stabilimento 
■  più  vicino  alle  miniere  deir  oro  •  ■ 

Dice  egualmente  di  sapere,  che  dietro  T  isola  Giovanna, 
ad  austro,  era  un'altra  grande  isola  (1)  più  ricca  d'oro  anche 
di  questa ,  poiché  ve  n'  è  in  tanta  abbondanza,  che  ne  rac- 
colgono dei  pezzi  grossi  come  le  fave;  mentre  nell'isola Spa- 
gnuolai  pezzi  dell'  oro  non  sono  maggiori  dei  granelli  del 
frumento  (2);  l'ammiraglio  soggiugne ,  chequest' isola  s'ap- 
pella Yamaya  (3)  E  dice:  che  presso  di  essa,  dalla  parte  di 
levante,  sorge  un'isola  abitata  unicamente  da  delle  donne, 
la  qual  cosa  è  nota  a  molte  persone;  che  l' isola  Spagnuola, 
e  quella  della  Yamaya,  non  sono  lontane  dalla  terra  ferma 
che  dieci  giorni  della  navigazione  di  una  canoa,  lo  che 
può  equivalere  a  sessanta  o  settanta  leghe;  e  che  la  popo- 
lazione di  questa  terraferma  indossa  delle  vesti. 

Eiimedi,  7  gennaio 

Quel  giorno  turarono  una  via  d' acqua  nella  caravella 
Nina,  e  la  calafatarono .  I  marinari  scesero  a  terra  per 
tagliar  legna  ;  e  T  anuniraglio  dice  ,  che  trovarono  molti 
lentischi  e  dell'  aloè . 

Martedì ,  8  gennaio 

Oggi  non  partirono  a  causa  dei  venti  procellosi  di  levan- 
te e  di  scilocco  che  soffiavano;  in  conseguenza  l'anunira- 


(1)  Dice  il  vero,  ma  quella  iPira  è  il  Conlineule.  ^^^  Casas 
Quella  terra  non  può  essere  che  la  Giamaica .                       Navarrbtx 

(2)  Trovaronsi  neir  isola  Spagnuola  pezzi  d'oro  grossi  come  un  gran  pane 
di  Alcala,  o  come  i  pani  più  grossi  ancora  di  Valladolid;  io  ne  ho  Teduti 
molti  di  questa  grossezza,  ed  un  gran  numero  di  una,  di  due»  di  tre,  ed  an* 
che  di  otto^    bbrc  di  peso .  Las  Casas 

(3)  La  Giamaica .  Navarrstb 


PRIMO    VIAGGIO  327 

glie  ordinò,  che  provvedessero  il  naviglio  d'acqua,  di  le- 
gna, e  di  tutto  ciò  die  era  necessario  per  questo  viaggio  • 

Egli  desiava  di  costeggiare  la  Spagnuola  più  che  potes- 
se, senza  però  deviare  dal  suo  cammino  ;  ma  diverse  cir- 
costanze s'opposero  all' esecuzione  del  suo  progetto.  I 
fratelli  Martino  Alonso  Pinzon  e  Yicente  Anes,  posti  da 
lui  sulle  due  caravelle  in  qualità  di  capitani,  e  molte  delle 
sue  genti,  che  per  orgoglio  e  per  cupidità  s'erano  gettate 
dalla  loro  parte,  persuase  che  tutto  dovesse  essere  per  loro, 
obliando  l'onore  che  peli 'ammiraglio  s'erano  acquistato, 
non  solo  avevano  ricusato  di  obbedire  ai  suoi  ordini  e  più 
non  li  eseguivano ,  ma  operavano  e  dicevano  eziandio  con- 
tro di  lui  cose  molto  inconvenienti;  e  finalmente ,  Martino 
Alonso  lo  avea  abbandonato  dal  21  novembre  fino  al  6  gen- 
naio, senza  motivo  né  ragione,  ma  per  solo  effetto  di  di- 
sobbedienza • 

L' ammiraglio  avea  sopportato  in  silenzio  tutte  queste 
cose ,  per  potere  felicemente  terminare  il  suo  viaggio  ; 
d'altronde  desiderava  liberarsi  da  sì  malvagia  compagnia, 
colla  quale  bisognava,  egli  dice,  continuo  dissimulare,  ad 
onta  della  insubordinazione  della  medésima,  invece  d'oc- 
cuparsi del  castigo  dei  colpevoli,  quantunque  egli  fosse  so- 
stenuto da  molti  uomini  da  bene,  che  erano  del  suo  parti- 
to: laonde  si  decise  di  partire  prontamente  per  ritornare 
in  Castiglia  ,  e  di  seguire  il  suo  cammino  senza  fermar- 
si, e  colla  maggior  possibile  rapidità . 

Discese  nella  scialuppa,  e  si  trasferì  alla  fiumana  vicina, 
che  è  distante  più  d'una  lega  dal  Monte  Cristi:  i  mari- 
nari vi  provvidero  l' acqua  per  il  naviglio .  L' ammiraglio 
osservò,  che  all'  imboccatura  di  questo  fiume,  che  é  lar- 
ghissima e  profonda,  le  arene  erano  molto  cariche  di  oro,  ed 
in  così  gran  quantità ,  benché  i  grani  fossero  della  minima 


3S8  COLOMBO 

grossezza ,  che  è  una  meraviglia  (1).  L' ammiraglio  era  di 
parere  9  che  i  minuzzoli  o  le  particelle  di  questo  metallo  ^ 
si  spezzassero  e  riducessero  in  polvere  nel  rotolar  che  fa- 
cevano dalle  sorgenti  di  questo  fiume  fino  alla  sua  foce; 
egli  dice,  che,  in  un  piccolo  spazio,  ne  trovò  molti  gra- 
nelli grossi  quanto  le  lenticchie,  e  che  ve  n'  erano  in  gran- 
de abbondanza  dei  piccoli  o  minuti  come  la  rena  • 

Essendo  il  mare  in  burrasca,  e  mescolandosi  l'acqua 
salata  con  la  dolce  del  fiume ,  egli  ordinò ,  per  attignere 
r acqua  potabile,  di  risalirlo  fino  alla  distanza  di  un  tiro 
di  schioppo  dalla  sua  foce;  i  baliri  veniano  empiuti  di  sulla 
scialuppa,  e  nel  tornare  alla  caravella  i  marinari  trova- 
rono dei  pezzetti  di  oro  nei  cerchi  dei  medesimi  ed  in  quelli 
della  botte  •  L' anuniraglio  dette  a  questo  fiume  il  nome  di 
Fiume  dell'  Oro  (2)  :  dopo  la  sua  imboccatura  è  assai  pro- 
fondo, sebbene  il  suo  ingresso  sia  basso  e  larghissimo  ;  egli 
è  situato  a  diciassette  leghe  dalla  Natività  (3) ,  nel  quale 
intervallo  sono  le  foci  di  molte  altre  grandi  fiumane,  In 
tre  specialmente  delle  quali  il  Colombo  credette  che  vi  do- 
vesse essere  oro  in  maggior  copia  che  nel  detto  fiume,  per- 
chè di  esso  assai  più  vaste  (4) ,  sebbene  quest'  ultimo  sia 
quasi  tanto  considerevole,  quanto  il  Guadalquivir  aCordo- 


(I)  Questo  è  il  Gume  Taqui^  vastissimo,  onde  b  corrente  mena  in  copia 
oro.  Non  è  impossibile,  che  l'ammiraglio  ve  ne  trovasse  tanto,  quanto  e' di- 
ce; ma  credo  bensì,  che  siccome  ivi  è  molta  marcasUa,  egli  si  sarà  Ingaonalo 
prendendo  per  oro  tutto  ciò  che  riluceva .  Las  Casas 

Questa  é  difattl  la  riviera  Yaque  o  di  San  Giacomo  (San  Iago),  che  scen- 
de dal  monti  di  CIbao,  e  irriga  le  antiche  Provincie  di  Magua  e  di  Maco  Eiz 
inferiore  (  Vedi  la  nostra  CaNa  di  Haiti) .  Mauioccbi 

(3)  Questi  è  il  fiume  di  San  lago .  Navaustb 

(3)  La  vera  distanza  è  di  otto  leghe .  Navamets 

(4)  Io  so  che  il  FiuMM  delVOro  è  il  maggiore  di  tutti  quelli  di  questi  dtan 
tomi.  Las  Casas 


•.  I-RIMO    VIAGGIO  3M 

Ìi|l).l^u--.:r.-'>^csso.  Questa  montagna  b  elevatissima, 
.....  tasai  popolata  ;  e  l' amoUraglio  presume  , 
,  .màsere  irrigata  da  grandi  Gumi  e  racchiada 
■èK^Bti  <-  ^^  <li  oro.  — Dopo  il  capo  dell'  Angelo  vi 
■ritoiKlTiL"  .wr^^ì  3  levante  un  quarto  verso  scilocco, 
ib».at-  ^ii^onta  cbe  r  ammiraglio  appellò  punta  del 
bA^cnuL  .^^uattro  leghe  più  longi,  nella  stessa  direzio- 
^fmni  >  :  >'  "'^''^  )  c^^  ^'  nominò  punta  Secca  (2)  ;  e 

n^.  :  incora  per  altre  sei  leghe  nella  medesima  di- 

nttJ.  r  -'  .gtu-'^^^'^  ^  ""  promontorio  da  lui  denominato 
l>rain;L-.,;^i^.'0  (3)«  —  Di  là  ,  incontroa  levante,  trovasi  il 
ijdjii  <nxmt^  *('^)ì  "^  oriente  del  quale  soi^e  un  gran  pro- 
i  oof,  |u„,  )  ,  ove  all'  anunìraglio  non  parve  che  vi  fos- 
II  hiiii^  -IO  ancoraggio  .  —  Distante  una  lega  ,  rìnviensi 
•  le  ,^  ^DOOD  Tonpo  ;  oltre  del  quale  più  d' una  lega ,  a 
Ik  ■  vmo  kUogco  ,  ve  n'  è  un  altro  che  l' ammira- 

L,|.  •  r^po  Dirupato;  da  questo,  ne  vide  verso  mez- 

un  terzo .  che  gli  sembrò  distanto  quindici  leghe. 
Mo  giorao  egli  fece  molto  cammino,  perchè  i  venti 
-voti  lo  favorirono.  Nella  noUe  non  osò  gettar  Tan- 
B  de'  bassi  fondi ,  laonde  rimase  colle  vele  in 

It  geuuto 

a,  l'amiuirag Ilo  navigò  verso  levante 
>:iilfl«  fikB  spirò  InGno  allo  spuntar  del  giorno . 

quiUro  legbe  unii  e  che 
«e  cbe  IH»  ìfgfi . 
4aue  a  cinque . 

N«V»>ETB 


332  COLOMBO 

Vostre  Altezze^  perchè  uamini  e  donne  sono  tutti  sudditi 
delle  Altezze  Vostre  ^  non  solo  in  quest^  isola  ^  ma  eziandio 
in  tutte  le  altre.Nulladimeno^  è  giusto^  che  qui^  dove  leSir 
gnorie  Vostre  hanno  ornai  uno  stabilimento^  si  tratti  il  po« 
polo  con  tanta  maggior  bontà  e  benevolenza^  quanta  èPab- 
bondanza  deW  oro^  le  buone  terre  e  gli  aromati^  che  inqm^ 
st^ isola  si  rinvengono. 

• 

Venerdì,  11  gennaio 

A  mezza  notte  l' ammiraglio  osci  dal  Fiume  di  Grazia 
col  vento  di  terra.  Navigò  verso  levante  ^  fino  al  capo  che 
chiamò  del  Bel  Prato]  alla  distanza  di  quattro  lego  da  questo 
luogo,  dirigendosi  alla  volta  di  scilocco,  si  trova  laeminoua 
ch'egli  appellò  montagna  d'Argento  (1),  per  pervenire  al- 
la quale  egli  dice  che  siavi  un  tratto  di  otto  leghe.  —  A  le- 
vante un  quarto  verso  scilocco  dal  c^po  del  Bel  Prato  ^ 
trovasi  quello  a  cui  die  il  ncmie  di  capo  dell'  Angelo,  che 
si  discosta  dal  primo  circa  diciotto  le^^e  ;  e  fra  questo  ca- 
po ed  il  monte  di  Argento  è  un  golfo  (2) ,  lunghesso  il  quale 
distendonsi  le  migliori  e  più  belle  terre  del  mondo  •  Tutti 
i  piani  s<mo  elevati  e  magnifici,  e  molto  s'estendono  nell'in- 
terno: ed  oltre  di  essi  vedesi  un  giogo  di  montagne ,  die 
dilungasi  da  levante  a  ponente ,  e  che  è  grandissimo  ed 
estremamente  bello .  —  Al  pie  della  montagna  d' Argento 
trovasi  un  eccellente  porto  (3) ,  che  ha  quattordici  braccia 


(1)  Egli  chiama  questa  elevazione  Monte  de  Piata  (cioè  monte  d'Argento) 
perchè  essendo  eievatisslmo ,  alla  sua  sommità  è  ognor  della  nebbia,  che  lo  h 
parer  bianco  e  come  inargentato;  il  porto  che  si  trova  alla  sua  base  ha  preso 
il  nome  dal  monte,  appellandosi  puerto  de  Piala  (porto  d'Argento).  LasCasas 

(2)  Rada  0  porto  di  Santiago  ( San  Vago).  La  distania  dal  capo deU'As^ 
gelo  al  monte  di  Piata,  che  l'ammiraglio  dice  essere  di  dieci  leghe,  noe  è 
che  di  sei .  NAVARasn 

(3)  Puerto  de  Piala  (  il  porto  d' Argento  ) .  NAVAatm 


PRIMO    YIAGGIO  333 

d*  acqua  al  suo  ingresso.  Questa  montagna  è  elevatissima, 
magnifica ,  ed  assai  popolata  ;  e  V  ammiraglio  presume  , 
che  ella  debba  essere  irrigata  da  grandi  fiumi  e  racchiuda 
in  sé  gran  copia  di  oro .  —  Dopo  il  capo  dell'  Angelo  vi 
SODO  quattro  leghe ,  a  levante  un  quarto  verso  scilocco , 
infino  ad  una  punta  che  V  anuniraglio  appellò  punta  del 
Ferro  (1);  e  quattro  leghe  più  lungi,  nella  stessa  direzio- 
ne, ewene  un'  altra,  che  ei  nominò  punta  Secca  (2)  ;  e 
proseguendo  ancora  per  altre  sei  leghe  nella  medesima  di- 
rezione ,  si  previene  ad  un  promontorio  da  lui  denominato 
capo  Rotondo  (3).  — Di  ià,  incontro  a  levante,  trovasi  il 
capo  Francese  (4),  ad  oriente  del  quale  sorge  un  gran  pro- 
montorio (5) ,  ove  all'  anuniraglio  non  parve  che  vi  fos- 
se opportuno  ancoraggio  •  —  Distante  una  lega ,  rinviensi 
il  capo  del  buon  Tempo  ;  oltre  del  quale  più  d' una  lega ,  a 
un  quarto  verso  scilocco ,  ve  n'  è  un  altro  che  V  ammira- 
glio nomò  capo  Dirupato  ;  da  questo ,  ne  vide  verso  mez- 
zogiorno un  terzo ,  che  gli  sembrò  distante  quindici  leghe. 
In  questo  giorno  egli  fece  molto  cammino,  perchè  i  venti 
e  le  correnti  lo  favorircHio.  Nella  notte  non  osò  gettar  l' an- 
cora per  timore  de'  bassi  fondi ,  laonde  rimase  colle  vele  in 
penna. 

Mibato,  19  genaato 

Al  quarto  dell'  alba ,  V  ammirag  lio  navigò  verso  levante 
con  forte  vento,  che  spirò  infino  allo  spuntar  del  giorno . 


(1)  Lapunla  Uacuris.  La  distaoia  della  qai  di  quattro  leghe  non  è  che 
di  tre .  Na\  akrbtb 

(2)  La  punta  Setua  »  Seyva  o  Sesera  ;  non  è  dittante  che  una  lega . 

Navarketb 

(3)  Il  capo  de  Ut  Roca.  Le  sei  leghe  devono  esser  ridotte  a  cinque . 

Na¥ARRBTB 

(4)  Questo  è  l' antico  Capo  Francese.  Yerheuil 

(5)  Quello  della  baia  Scozzeee  (  bahia  Escocesa .  )  Navarrbtb 


334  COLOMBO 

Ài  primi  albori  aveva  fatte  venti  miglia  e  non  ne  fece  me- 
no di  ventiquattro  nelle  due  ore  dopo  l' aurora  . 

Da  questo  luogo  scopri  terra  dalla  parte  di  mezzodì  (1) 
e  ivi  si  diresse,  essendone  distante  appresso  a  poco  una  qua- 
rantina di  miglia.  —  Dice ,  che  dopo  aver  messo  il  naviglio 
al  coperto  di  ogni  pericolo,  filò  in  questa  notte  per  ventotto 
miglia  alla  volta  di  settentrione  grecale  •  Allorché  vide  la 
terra,  appellò  il  promontorio  eh'  egli  scoprì,  capo  del  Pa- 
dre e  del  Figlio,  perchè  la  punta  di  questo  capo  dalla  parte 
di  levante  lo  divide  in  due  promontori  dirupati  uno  più 
grande  dell'  altro  (2) . 

Due  leghe  più  innanzi ,  dalla  parte  orientale ,  egli  scorse 
una  grande  e  superba  apertura,  situata  fra  due  grosse  moo- 
tagne,  e  riconobbe  che  questa  era  un  porto  eccellente,  va- 
stissimo e  di  facile  ingresso.  Ma  siccome  era  troppo  pre- 
sto, per  non  ritardare  un  istante  il  suo  viaggio,  perchè  in 
questi  tratti  di  mare  soffiano  quasi  sempre  venti  orientali, 
che  portano  il  navigante  a  settentrione  maestrale,  non  volle 
più  a  lungo  soffermarsi ,  e  continuò  il  suo  canunino  verso 
levante  fino  ad  un  capo  elevatissimo,  bellissimo  e  intera^ 
mente  formato  di  roccie  dirupate ,  che  appellò  capo  del- 
l' Innamorato  (3),  il  quale  sorge  alla  distanza  di  trentadue 
miglia  dal  bel  porto  di  cui  abbiam  fatto  parola ,  cui  die  il 
nome  di  Porto  Sacrato  (4) . 

Pervenuto  a  questo  capo,  un  altro  ne  scoperse  molto  più 
bello,  più  elevato  e  più  rotondo,  tutto  di  masso  (5),  simile 


(1)  Era  questa  la  penisola  di  Samana.  Navaurbtb 
Vedi  la  nostra  Carta  di  Fiat  li .  Marmocchi 

(2)  L*  isola  Yazual.  Navarrbte 

(3)  Il  capo  del  Cabron  (del  Caprone).  Navarrbte 

(4)  Il  porlo  Yaqueron .  Navarhete 
(ó)  Il  capo  di  Samana  Navarrbte 


PRIMO    VIAGGIO  335 

al  capo  San  Vincenzo  in  Portogallo ,  distante  circa  dodici 

* 

miglia,  a  levante ,  da  quello  dell'  Innamorato  —  Fra  questo 
ed  un  altro  promontorio  scopri  una  grandissima  baia  (1) 
larga  tre  leghe ,  nel  mezzo  della  quale  sorge  un'  isolet- 
ta (2)  :  dall'  ingresso  fino  alla  terra  è  molto  fondo  d' acqua, 
od  ivi  gettò  l'ancora  in  vicinanza  di  dodici  braccia  dal  lito. 
Inviò  a  terra  una  scialuppa  per  provveder  acqua  dolce  e 
per  esplorare  se  si  potesse  conferire  cogli  abitanti;  ma  tutta 
la  popolazione  prese  la  fuga  :  ed  eziandio  quivi  fermossi  colla 
mira  d' assicurarsi  se  questa  terra  fosse  veramente  la  con- 
tinuazione deir  isola  Spagnuola  ;  perchè  egli  sospettava  , 
che  ciò  che  da  lui  era  stato  creduto  una  baia  fosse  un  ca- 
nale, che  dividea  la  detta  Spagnuola  da  un'isola  indipen- 
dente ,  e  stava  sospeso  in  questo  dubbio  non  potendo  cre- 
dere che  la  Spagnuola  fosse  tanto  estesa . 

Homenica ,  IS  gennaio 

Oggi  non  USCI  da  questo  porto,  per  mancanza  di  vento  di 
terra  che  favoreggiasse  la  sua  partenza.  Eppure  egli  avreb- 
be voluto  salpare,  per  recarsi  in  un  porto  migliore  di  quello 
ove  era,  cherimanea  alquanto  scoperto;  perchè  voleva  os- 
servare con  comodo  gli  sforzi  della  congiunzione  della  luna 
col  sole  ,  che  doveva  succedere  addi  17  di  questo  mese , 
l'opposito  di  questo  pianeta  a  Giove,  la  sua  congiunzione 
con  Mercurio,  e  V  opposizione  del  sole  a  Giove  (3),  li  quali 
fenomeni  sono  cagione  di  grandi  venti . 


(1)  La  baia  o  meglio  il  golfo  óìSamana  .  Nava»rete 

(2)  Cioè  gli  scogli  a  fior  il' acqua  di  Laoaniados  .  Navarrbtb 

(3)  Questo  passo  mi  fa  credere,  che  l'ammiraglio  avesse  qualche  cognizione  di 
astroDomìa,  benciiè  mi  sembri  che  la  posizione  di  questi  pianeti  non  sia  bene 
Indicata,  senza  dubbio  per  errore  del  copista .  Las  Gasas 


33»  COLOMBO 

Spiccò  verso  terra  la  scialuppa  ad  una  superba  spiaggia, 
coir  oggetto  di  farvi  prender  delle  ajes  cmde  cibarsi.  Gli  Spa- 
gnuoli  v'incoDtraroDO  degli  uomini  armati  d'arcbl  e  di 
freccie,  coi  quali  incominciarono  a  parlare  :  compraron  da 
essi  due  archi  e  gran  numero  di  frecde,  e  pregarono  uno 
di  loro  di  voler  trasferirsi  alla  caravella  per  conferire  cd- 
r  ammiraglio  :  infatti  quel  selvaggio  vi  si  trasferì  ,  ed  il  Co- 
lombo dice^  che  aveva  aspetto  molto  più  deforme  de^  altri 
selvaggi  infino  allora  veduti;  il  suo  volto  era*  tutto  annerito 
di  carbone,  seguendo  in  dò  Tuso  tenuto  in  tutte  queste 
contrade,  di  tignersi  la  faccia  ed  il  corpo  di  diverti  colori  ; 
aveva  i  capelli  lunghissimi  (1),  raccolti  in  un  mazzo,  legati 
di  dietro,  e  in  una  specie  di  borsa,  fatta  di  penne  di  pappa- 
galli riposti ,  ed  era  nudo  come  tutti  gli  altri.  Dai  quali  segni 
r  ammiraglio  giudicò,  che  questi  popoli  dovere  essere  Can- 
nibali (2),  i  quali  mangiano  gli  uomini;  e  si  persuase,  che  la 
baia  da  lui  veduta  ieri ,  la  quale  divideva  la  terra  e  ne  fa- 
ceva un  gran  prolungamento ,  fosse  un  canale  che  doveva 
formare  un'altra  isola. 

Informossi  da  quest'Indiano  se  là  erano  dei  Caribi ,  ad- 
ditandogli verso  levante  non  lungi  da  questo  luogo  ;  V  am- 
miraglio aggiugne,  che  il  giorno  avanti  aveva  veduto  l'isida 
della  quale  ha  parlato,  pria  d'entrare  in  questa  baia,  e  l'In- 
diano gli  fece  capire,  che  conteneva  moK'oro,  e  mostravagli 
la  poppa  della  caravella,  che  én  grossissima,  per  fargli 
comprendere,  che  eranvene dei  pezzi  di  quel  volume:  chia- 
mava r  oro  tuob^  e  non  intendeva  l'espressione  caona  (3), 

(1)  Laonde  induco  che  questi  fossero  probabilmente  i  Cigttayos,  che  ave- 
vano il  costume  di  portare  i  capelli  lunghissimi .  "L^s  Càsà% 

(2)  Non  erano  Cannibali ,  poiché  non  ve  ne  son  mai  stati  udì'  Isola  Spa- 
gnuola.  Las  Casas 

(3)  Nella  maggior  parte  dell'isola  Spagnuola  l'oro  appellavasi  caonay  ■•  vi  ai 
parlavano  due  o  tre  lingue  diverse.  Las  Casas 


PRIMO    VIAGGIO  337 

sotto  il  qual  nome  il  detto  metallo  veniva  indicato  nella  pri- 
ma parte  dell'isola,  nò  meglio  capiva  l'espressione  nozay 
dimeni  si  fa  uso  a  San  Salvadore  e  nelle  altre  isole  per  deno- 
tare il  prezioso  metallo.  Nella  Spagnuola  appellasi  tuob  il 
rame  o  l' oro  di  minor  pregio  • 

Quest'  Indiano  disse,  che  l'isola  di  Martinino  era  total- 
mente abitata  da  donne,  senza  punti  uomini;  che  trovavisi 
gran  quantità  di  tuob ,  ciò  che  significa  dell'  oro  o  del  rame, 
e  che  è  situata  a  levante  di  Garib.  Parlò  egualmente  del- 
l'isola di  Goanin  (1),  ove  trovasi  molto  tuob. 

L'ammiraglio  dice ,  che  eran  decorsi  vari  giorni  da  che 
di  verse  persone  gli  avevan  parlato  di  queste  isole;  e  dice 
in  oltre ,  che  in  quelle  per  le  quali  egli  avea  tragittato,  gli 
abitanti  nudrivano  gran  paura  dei  Caribi ,  i  quali  venivano 
detti  in  alcuni  altri  luoghi  Cannibali,  ma  nell'isola  Spa* 
gnoola  erano  conosciuti  sotto  il  nome  di  Carib  •  Egli  ag- 
giugne  ,  che  questo  popolo  doveva  esserne  coraggioso  ed 
ardito,  poiché  penetra  in  tutte  queste  isole,  e  si  pasce 
degli  uomini  che  può  predare. 

L^ammiraglio  intese  alcune  delle  espressioni,  che  pronun- 
ziavano, di  guisa  che  giunse  a  comprendere  qualche  cosa: 
ma  gl'Indiani  che  seco  adduceva  assai  più  di  lui  compren- 
devano, malgrado  la  differenza  del  linguaggio  prodotta  dal- 
la gran  distanza  dei  paesi .  —  Fece  dare  da  mangiare  all'  in- 


(I)  Goanin  non  era,  a  mio  parere  il  nome  di  un'  isola ,  ma  bensì  il  nome 
di  una  specie  d'oro  di  minor  pregio,  il  quale,  a  tenore  della  relazione  de- 
gli Indiani  dell'  isola  Spagnuola,  aveva  un  odore  per  cui  molto  preglavanlo, 
odore  cbe  nominavano  goanin.  Las  Casas 

(queste isole  conosciute  dagV  indiani,  onde  il  Colombo  qui  fa  menzione, cbe 
essi  Indicavano  a  levante  ,  e  dalle  quali  venivano  i  Cannibali  {Caribet),  do- 
vevano essere  quella  di  Porto  Rico,  V  isole  Vergini,  ed  altre  deUe  isole  de' Ca- 
ribi o  dei  Cannibali;  e  ciò  tanto  più  probabilmente, in  quantocbèè  Indubl- 
Uto,esier  Porlo  Rico  dagl'Indiani  conosciuto  sotto  il  nome  ù*  isola  di  Carib. 

Navarebte 


I.  43 


338  COLOMBO 

diano ,  e  donogli  dei  pezzi  dì  drappo  verde  e  rosso,  e  delle 
piccole  perle  di  vetro  che  questi  tenne  in  gran  conto  ]  quin- 
di lo  rinviò  a  terra,  pregandolo  di  recargli  dell'  oro  se  ve 
n'  era  ,  e  pareva  ve  ne  fosse  a  giudicare  da  alcune  bagat- 
telle che  egli  portava  in  dosso. 

Quando  la  scialuppa  giunse  a  terra,  erano  dietro  agli  al- 
beri cinquantacinque  uomini  almeno,  tutti  nudi,  con  i ca- 
pelli lunghissimi  (1)  come  le  donne  di  Gastiglia:  portavano 
dietro  alla  testa  pennacchi  di  penne  di  pappagalli  e  d' altri 
uccelli,  ed  ognuno  di  essi  era  armato  di  arco. 

Lo  indiano  discese  a  terra  ^  e  dopo  aver  parlato  cogli 
altri  Indiani ,  questi  deposero  i  loro  archi,  le  loro  freccie,  ed 

un  pezzo  di  bastone  simile  ad  una  (2) pesantissima , 

che  portano  (3)  in  luogo  dì  spada.  Quindi  s'appressarono 
alla  scialuppa ,  dalla  quale  i  marinari  discesero  e  incomin- 
ciarono a  mercanteggiare  seco  loro  con  gli  archi,  le  Treccie 
e  le  altre  armi;  poiché  tali  erano  gli  ordini  dell'  ammiraglio. 

Dopo  aver  venduti  due  archi,  i  selvaggi  non  vollero 
cederne  di  più  ;  al  contrario,  si  misero  in  disposizione  d'  as- 
salire e  di  far  prigioni  gli  Spagnuoli  :  e  correndo  verso  il 
luogo  ove  avevano  lasciato  gli  archi  e  le  f reccie ,  ritornaro- 
no con  delle  funi ,  affine ,  dice  il  Colombo ,  di  legare  i  Cri- 
stiani .  Ma  questi,  in  veggendoli  correr  sovr'  essi,  e  sapendo 
quello  che  far  dovevano  ,  perche  sempre  l' ammiraglio  li 
preveniva ,  piombarono  loro  addosso  e  dettero  ad  un  India- 


ci) Son  di  parere  che  questi  Tessero  i  Ciguayos,  così  detti  nelle  monlagne 
e  sui  lidi  settentrionali  dell'  isola  Spagnuola,  quasi  dal  porto  di  PUUa  Gno  a 
Uì'guey  inclusive.  Las  Casas 

(2)  Qui  neir  originale  e  una  lacuna .  Navauubtb 

(3)  È  una  clava  Tatta  di  legno  di  palmizio,  il  quale  è  durissimo,  ed  ha  la 
forma  della  padella  (peleta)  di  ferro  nella  quale  si  frìggono  le  uova  od  II  pene. 
Questi  strumenti  hanno  quattro  palmi  di  lunghezza,  sono  ottusi  da  ambedue  le 
parti  ,  e  vengon  chiamati  dagl'  Indiani  magano.  Las  Casas 


PRIMO   VIAGGIO  339 

DO  UD  gran  colpo  di  sciabola  sulle  chiappe^  e  Deferirono  un 
altro  con  una  frecciata.  Allora  gl'Indiani,  vedendo  cbe 
v'  era  da  levarla  poco  al  pulito  coi  Cristiani ,  quantunque 
questi  non  fossero  che  sette  di  numero ,  e  costoro  più  di 
cinquanta,  presero  tutti  la  fuga,  altri  qua  altri  là,  senza 
cbe  un  solo  ne  restasse^  lasciando  in  terra  le  freccie  e  gli 
archi . 

L' ammiraglio  assicura,  che  i  Cristiani  ne  avrebbero  fatto 
un  grande  macello,  se  il  piloto  che  li  comandava  non  vi 
si  fosse  opposto,  obbligandoli  a  rientrare  in  fretta  nella 
loro  scialuppa  ed  a  ritornare  a  bordo .  — Saputo  ciò  cbe  era 
accaduto,  l'ammiraglio  dice,  che  da  un  lato  cagionogli 
pena  ma  non  dall'altro,  perchè  era  ottima  cosa  cbe  i  Cri- 
stiani fossero  molto  temuti  dagli  Indiani  di  questa  contra- 
da; li  quali,  soggiugne,  sono  senza  dubbio  di  malvagia 
schiatta ,  e  probabilmente  originari  di  Caribe  mangiatori 
di  carne  umana  :  onde  se  la  scialuppa  che  lasciata  aveva 
ai  trentanove  uomini  rimasti  nella  fortezza  e  città  della 
Natività  venisse  in  questi  tratti  di  mare ,  gli  abitatori  del- 
l'ìsola  temessero  i  Cristiani  che  vi  fossero  sopra,  e  non 
osassero  far  loro  il  menomo  male.  — Di  più,  dice  l'ammira- 
glio, se  questi  selvaggi  non  sono  veri  Cannibali,  devono  al- 
meno abitarne  i  paesi  contigui,  aver  le  medesime  costuman- 
ze, esser  gente  senza  timore  e  ben  diversa  dagli  abitanti 
dell'altre  isole,  i  quali  sono  infingardi  e  non  hanno  altre 
armi  che  la  ragione . 

Tutto  questo  dice  l'ammiraglio,  ed  aggiugne,  che  avreb- 
be voluto  prendere  alcuni  di  questi  selvaggi.  —  Notò  che  ac- 
cendevano un  gran  numero  di  fuochi,  lo  che  praticasi  an- 
che nell'isola  Spagnuola. 


340  COLOMBO 

Lnoedl,  14  geooaio 

L'ammiraglio  voleva  inviare  in  questa  notte  a  sorpren- 
dere le  abitazioni  di  questi  Indiani  per  farne  prendere  alcuni, 
credendo  che  fosser  Cannibali  ;  ed  averebbe  ciò  mandato 
ad  effetto  ad  onta  dei  violentissimi  venti  di  levante  e  di 
{(recale ,  e  della  grande  agitazione  del  mare:  ma  alquanto 
tempo  dopo  il  levare  del  sole,  i  nocchieri  videro  a  terra 
una  gran  turba  d'Indiani ,  in  conseguenza  di  che  T  ammira- 
glio ordinò  alla  scialuppa  di  trasferirvisi  con  delle  genti 
bene  armate. 

Appena  la  scialuppa  fu  giunta  alla  riva,  tutti  questi  In- 
diani vennero  verso  la  poppa  della  medesima;  parea  che 
fosser  guidati  da  quello,  che,  il  giorno  avanti,  era  ve- 
nuto sulla  caravella ,  ed  a  cui  il  Colombo  aveva  fatto 
qualche  regalo .  L'ammiraglio  dice,  che  questa  volta  l'in- 
diano veniva  accompagnato  da  un  re,  dal  quale  aveva  rice- 
vuto alcune  clave  onde  ne  facesse  dono  agli  stranieri  della 
scialuppa,  in  segno  di  pace  e  di  sicurtà. 

Il  re,  seguito  da  tre  dei  suoi,  entrò  nella  scialuppa,  e 
tutti  vennero  alla  caravella .  L'  ammiraglio  fece  recar  da 
mangiare  a  questi  ospiti,  biscotto  e  miele,  e  dette  al  re  un 
berretto  di  scarlatto,  un  pezzo  di  drappo  dello  stesso  colore 
ed  alcune  perle  di  vetro,  e  donò  eziandio  de'pezzi  di  drappo 
rosso  ai  tre  Indiani  del  suo  corteggio .  lire  disse,  che  l'in- 
domani recherebbe  una  maschera  d'oro,  assicurando  che 
era  vene  molto  nel  paese,  come  pure  a  Carib  ed  a  Matini- 
no.  Il  Colombo  rinviò  quindi  a  terra  quest'Indiani,  tutti 
estremamente  contenti . 

In  oltre,  e' dice,  che  le  caravelle  facevano  molta  acqua 
dalla  chiglia,  e  lamentasi  dei  calafati,  i  quali  le  spalma- 
rono malissimo  a  Palos,  e  tosto  che  s'avvidero  chel'am- 


PRIMO   VIAGGIO  341 

miraglio  aveva  riconosciuto  le  mancanze  del  loro  travaglio, 
e  che  volea  costringerli  a  porvi  riparo,  se  ne  fuggiro- 
no.—  Ma  ad  onta  della  gran  quantità  d'acqua  che  le  cara- 
velle faceano,  sperava,che  il  nostro  Signore,  cheinfinoa  quel 
ponto  r  aveva  condotto,  gli  sarebbe  di  nuovo  scorta  colla 
di  lui  bontà  e  misericordia  ,  poiché  sua  divina  Maestà 
non  ignorava  quante  mai  traversìe  e  dispiaceri  egli  ebbe 
a  provare  pria  d'essere  spedito  dallaCastiglia,  ove  nessuno 
non  gli  fu  favorevole: — prescindendo  da  Dio  perchè  cono- 
sceva il  suo  cuore,  e  dopo  Dio,  dalle  Loro  Altezze,  qua- 
lunque altro  mostrossi  a  lui,  senza  alcun  motivo,  contra- 
rio (1). 

E  intorno  a  questo  proposito  aggiugne  :  —  «  Le  quali 
*  contrarietà  sono  la  causa,  che  la  real  corona  delle  Al- 
»  tezze  Vostre  non  possegga  cento  milioni  di  rendita  di  più 
»  che  non  ha,  da  che  sono  al  servizio  vostro,  vale  a  dire 
»  da  sette  anni,  che  saranno  compiti  addì  20  del  presente 
»  mese  di  gennaio  (2);  senza  computare  l'accrescimento 
«  e  gli  emolumenti  d' ogni  sorta  che  avrebber  fruttato,  e 
»  tutto  cloche  d'allora  in  poi  sarebbero  stati  per  produr- 
»  re;  ma  Iddio  onnipotente  porrà  rimedio  a  tutto.  » 

Queste  sono  le  sue  precise  parole . 

Martedì,  15  geonalo 

L'ammiraglio  dicedi  voler  partire,  perchè  non  guada- 
gna più  nulla  a  rimaner  qui ,  attesi  i  disordini  che  hanno 
avuto  luogo:  certamente  e  Wuol  riferire  al  conflitto  avve- 
nuto cogli  Indiani . 


(1)  Questo  noD  è  rigorosamente  vero  (Vedi  la  mia  VUa  del  Colombo,  io 
principio  di  questo  voiume  ) .  Kimoccu 

(2)  Seguendo  il  conto  dell'  ammiraglio ,  egli  8arebt»e  entrato  al  servizio  del 
re  e  della  regina  Cattolici  addi  20  gennaio  ìi86,  Navasbeti 


342  COLOMBO 

Egli  dice  pure,  d^  avere  saputo  in  quest'oggi,  che  nei  ter- 
ritorio della  Natività,  cittadelle  Loro  Altezze,  l'oro  trovasi 
in  maggior  abbondanza  di  quello  che  non  credeva;  che  nel- 
l'isola di  Carib  ed  in  quella  di  Matinino  era  molto  rame; 
che  l'accesso  ed  il  soggiorno  in  Carib  presentavano  delledif- 
Gcoltà,  perchè  i  suoi  abitanti  cibavansi  di  carne  umana: 
ma,  soggi ugne,  aver  risolutod'andarvi,  giacché  di  lì  ov'era, 
queir  isola  si  vede,  la  quale  d' altronde  trovasi  sulla  via 
eh' ci  seguiva  per  tornare  in  Spagna.  L' ammiraglio  aggiu- 
gne,  che  da  Carib  si  trasferirà  all'altra  di  Matinino,  la 
quale,  dice,  non  è  abitata  che  da  donne,  senza  alcun  uomo, 
e  finalmente,  che  veder  voleva  e  luna  e  l' altra  di  queste 
isole,  e  prendervi  alcuni  dei  loro  abitanti. 

Intanto  spedi  la  scialuppa  a  terra:  ma  il  re  di  questa  con- 
trada non  era  peranche  comparso,  per  essere,  egli  dice,  la 
sua  città  assai  lontana;  nondimanco,  e'fece  pervenire  la  sua 
corona  d'oro  all'ammiraglio  come  aveva  promesso. 

Molli  altri  Indiani  arrivarono  con  del  cotone  ,  del  pane 
e  delle a/é»;  tutti  erano  armati  d'archi  e  difreccie.  Dopo 
che  ebbeir  barattata  ogni  cosa,  quattro  giovani  vennero  alla 
caravella,  e  parvero  dare  sì  buoni  riscontri  su  tutte  le  iso- 
le che  alla  volta  di  levante  trovavansi,  e  sul  car?mino  stes- 
so che  l'ammiraglio  volea  seguire,  che  ei  risolvè  di  menarli 
seco  lui  in  Castiglia . 

Qui  il  Colombo  nota,  che  gli  abitanti  di  questa  terra  non 
avevanonèferronèalcun  altro  cognito  metallo;  sebbene  ei 
soggiunga,  che  in  pochi  giorni  non  potè  acquistare  esatte 
informazioni  rispetto  a  questo  paese ,  tanto  per  la  difficoltà 
del  linguaggio,  ch^ei  non  intendeva  altro  che  per  induzione, 
quanto  perchè  gli  abitanti  non  avevano  potuto  sapere  in 
un  breve  lasso  di  tempo  quello  che  alor  si  chiedesse. 


PRIMO   VIAGGIO  343 

E  dice,  che  gli  archi  di  questa  gente  sono  grandi  quanto 
quelli  di  Francia  e  d' Inghilterra  ;  le  freccie  sono  simili 
alle  zagaglie  delle  altre  popolazioni  innanzi  vedute ,  e  son 
fatte  di  fusti  di  canna  i  più  diritti,  della  lunghezza  d'una 
varrà  e  mezza  o  di  due  (l);essi  v*  adattano  in  cima  un 
piccol  bastone  acuto  e  circa  un  palmo  e  mezzo  lungo,  e 
alcuni  Gccano  su  questo  bastone  un  dente  di  pesce ,  altri ,  e 
questi  sono  il  maggior  numero,  vi  mettono  dell' erba  :  —  co- 
storo non  lanciano  i  colpi  come  nell'  altre  contrade,  ma  in 
tal  maniera ,  che  le  ferite  da  queste  freccie  cagionate  non 
arrecano  la  morte . 

Trovarono  in  questa  contrada  gran  quantità  di  finissimo 
ed  assai  lungo  cotone,  e  molti  lentischi;  e  loro  sembrò,  che 
gli  archi ,  d' oro  e  di  rame  adornati ,  fossero  fatti  di  legno 
tasso.  Trovaronvi  pure  molto  aji^  che  è  il  loro  pepe,  di  mi- 
glior pregio  del  nostro  :  ninno  mangia  senza  il  condimento 
di  quest'aroma,  che  trovano  sanissimo:  in  un  anno  se  ne 
potrebbero  caricare  in  quest'isola  Spagnuola  cinquanta 
caravelle . 

L'ammiraglio  nota,  che  in  questo  golfo  (2)  riconobbe 
molta  erba,  della  medesima  specie  di  quella  che  egli  aveva 
veduta  quando  venne  a  fare  le  sue  scoperte  ;  per  lo  che  cre- 
de che  esistano  molte  isole  a  levante  in  linea  retta  di  quelle 
che avea  discoperte,  tenendo  per  certo,  che  quest'erba  ve- 
geta  ove  è  poca  profondità  e  vicino  alla  terra:  laonde  sog- 
giugne,  che  se  così  è,  queste  Indie  son  ben  dappresso  alle 
isole  Canarie;  la  qualcosa  lo  induce  a  credere,  che  desse  ne 
sieno  distanti  meno  di  quattrocento  leghe. 


(1)  Dai  quattro  e  mezzo  Ano  ai  sci  piedi  di  Francia.  Vbrhbcil 

(2)  Il  golfo  di  Samana .  Marmogciii 


344  COLOMBO 

mercoledì,  16  gennaio 

Tre  ore  innanzi  giorno ,  egli  parti  dal  seno  che  chiamò 
golfo  delle  Freccie  (1),  prima  navigando  con  un  vento  di 
terra ,  poscia  con  quello  di  ponente,  e  volgendo  la  prua  a  le- 
vante un  quarto  verso  grecale ,  per  recarsi ,  egli  dice ,  al- 
l' isola  di  Garib  (2) ,  ove  abitano  le  genti  delle  quali  tottt 
queste  isole  e  tutti  questi  dintorni  nutrono  così  grande  spa- 
vento, perchè  dicesi  che  esse  percorrono  colle  loro  innume- 
revoli canoe  tutti  questi  mari ,  e  mangiano  gli  uomini  che 
tolgono  prigioni . 

L' ammiraglio  dice,  che  uno  de'  quattro  Indiani,  che  ieri 
avea  presi  nel  golfo  delle  Freccie,  gli  aveva  insegnato  la  via} 
e  che  tutti  insieme  il  fecero  dotto ,  che  dopo  aver  percorso 
una  distanza  che  giudicavano  essere  di  sessantaquattro  mi- 
glia ,  vedrebbe  la  detta  isola  incontro  a  scirocco  (3).  E'  volle 
prendere  questo  cammino ,  ed  ordinò  di  regolare  al  vento  le 
velejma  tosto  che  ebbe  fatte  due  leghe,  si  alzò  un  gagliardo 
vento  eccellente  per  ritornare  in  Spagna,  e  allora  osservò, 
che  le  sue  genti  incominciavano  ad  attristarsi  quanto  più  eisi 
scostava  dal  dritto  cammino  di  quella  contrada;  e  siccome 
le  due  caravelle  facevano  molta  acqua,  altro  soccorso  loro 
non  restava  che  la  speranza  in  Dio .  Fu  dunque  obbligato 
di  abbandonare  la  via  per  cui  procedeva ,  e  sulla  quale  cre- 
deva rinvenire  la  detta  isola,  e  di  riprendere  la  direzione  di 
grecale  un  quarto  verso  levante,  che  conduceva  diretta- 
ci) Sospetto  che  questo  sia  il  Golfo  di  Samaria,  o\e  la  luna  ed  il  Como, 
fiumi  considerevoli  dell'  isola  Spagnuola  ,  sboccano  nel  mare .  Las  Casas 
Questo  è  11  golfo  di  Samaria,  ove  ba  la  sua  imboccatura  il  fiume  Yuna, 

Navariete 
Vedi  la  nostra  mappa  di  Haiti .  Marmocchi 

(2)  Isola  di  Vorto  Ricco  (  Pucrto  Rico  ) .  Navaiuietb 

(3)  In  questa  situazione  V  ammiraglio  era  distante  trenta  leghe  da  Porio 
Micco,  Navaaistb 


PRIMO   VIAGGIO  345 

mente  in  Spagna  ;  e  fece  a  quella  volta,  fìno  al  tramonto 
del  sole ,  quarantotto  miglia ,  che  equivalgono  a  dodici  le- 
ghc. 

GV  Indiani  gli  dissero,  che  in  quella  direzione  troverebbe 
l'isola  di  Matinino,  la  quale  non  h  abitata,  secondo  il  lor 
sentimento ,  che  da  femmine,  senza  uomini  •  L' ammiraglio 
avrebbe  ben  voluto  trovarla ,  per  condurre  ,  egli  dice ,  al 
re  ed  alla  regina  Cattolici ,  cinque  o  sei  delle  donne  che 
r  abitavano  ;  ma  sospettava  che  gì'  Indiani  ne  conoscessero 
il  vero  cammino,  e  dubitava  di  potervisi  fermare  a  causa 
del  cattivo  stato  della  caravella  • 

Per  altro,  ei  dice,  che  era  certo  dell'  esistenza  di  que- 
st'  isola,  nella  quale,  in  una  data  epoca  dell'anno  gli  uomi- 
ni dell'isola  di  Carib  andavano  a  visitarne  le  abitantrici:  ed 
aggiugne,  che  se  elle  davano  alla  luce  un  maschio  lo  invia- 
vano all'isola  degli  uomini,  e  se  una  femmina,  presso  di 
esse  la  ritenevano.  — L'ammiraglio  dice  inoltre  che  que- 
ste due  isole  non  dovevano  esser  lontane  più  di  quindici  in 
venti  leghe  dal  luogo  da  cui  egli  era  partito,  e  che  credeva 
che  esse  fossero  a  scilocco ,  e  che  gì'  Indiani  non  seppero 
insegnargli  la  via  da  tenersi  per  arrivare  alle  medesime. 

Dopo  aver  perduto  di  vista  il  capo  dell'  isola  Spagnuola 
die  nominò  San  Theramo  (1) ,  il  quale  era  distante  da  lui 
sedici  leghe  alla  volta  di  ponente ,  egli  ne  fece  dodici  a  le- 
vante un  quarto  verso  grecale ,  con  un  bellissimo  tempo  . 


(I)  lu  credo,  che  questo  capo  di  San  Theramo  sia  certamente  quello  ctie 
al  presente  è  detto  capo  del  Engano  (capo  dell'Inganno).         Las  Casas 

Il  capo  di  San  Theramo  deve  essere  quello  di  Samana ,  posto  ali*  estre- 
miti orientale  della  penisola  di  questo  nome  ;  il  quale ,  nella  direzione  presa 
dall' ammiraglio ,  era  quello  che  ei  lasciava  a  ponente.  Navarrbtb 


I.  44 


346  COLOMBO 

CiloTedì,  17  gennaio 

Ieri,  al  tramonto  del  sole,  il  vento  alquanto  si  calmò;  sino 
alla  fine  del  primo  quarto  l'anuniraglio  capovoltò  appresso 
a  poco  quattordici  volte  le  ampollette  (1),  ch'erano  di  mez- 
z'ora o  un  po' meno  di  tempo  per  cadauna,  e  filò  quattro  mi- 
glia per  ora,  lo  che  forma  ventotto  miglia.  Quindi  soUevos- 
sl  un  vento  assai  forte,  che  durò  per  tutto  il  secondo  quar- 
to ,  cioè  pel  tempo  di  dieci  ampollette  :  dopo  queslo  quarto 
ne  passarono  sei  altre  :  percorse ,  in  questo  intervallo ,  fino 
al  levare  del  sole ,  otto  miglia  l' ora,  cosicché  fece  in  tutta 
la  notte  ottantaquattro  miglia ,  o  ventuna  lega ,  a  grecale 
un  quarto  verso  levante  :  fino  al  tramontare  del  sole  fece 
quarantaquattro  miglia  a  levante ,  cioè  undici  leghe . 

Qui  un  noddi  volò  verso  la  caravella,  e  fu  ben  tosto  se- 
guito da  un  altro. 

Videro  eziandio  molt'  erba,  di  quella  che  cresce  nel  ma- 
re (2) . 

¥enerdl ,  18  gennaio 

In  questa  notte  l'anuniraglio  navigò  a  levante  un  quarto 
verso  scilocco,  spinto  da  debil  vento,  col  quale  non  pertanto 
fece  quaranta  miglia,  cioè  dieci  leghe;  e  procedendo  quindi 
a  scilocco  un  quarto  verso  levante,  fece,  fino  al  sorger  del  so- 


(1)  Diconsl  ampollette  due  piccole  bocce  coniche  di  vetro,  che  sono  alle 
loro  sommiti  ermeticamente  congiunte,  una  delle  quali  è  ripiena  di  Bnlsslma 
polvere,  la  quale  passa  a  poco  a  poco  nell'altra, e  cosi  alternativamente:  questa 
macchinetta  chiamasi  anche  orluolo  a  polvere ,  ed  è  specialmente  adoperato 
per  misurare  il  tempo  a  bordo  del  bastimenti . 

Nota  estratta  dal  Dizionario  di  Marina,  del  vice  ammiraglio  Willaumez. 

ROQUITTB 

(2)  Bran  prossimi  ad  un  basso  fondo  dal  quale  passarono  distanti  quattro 
leghe,  lasciandolo  a  mezzodì .  Navaiute 


PRIMO   VIAGGIO  347 

le,  trenta  altre  miglia,  ovvero  sette  leghe  e  mezza.  Dalla 
levata  del  sole  infino  alla  sera,  navigò,  con  più  o  meno  fie- 
voli venticelli,  ora  incontro  a  levante  grecale ,  ora  a  gre- 
cale, ed  ora  a  levante  3  talvolta  girò  la  prua  a  settentrione , 
tal'  altra  al  quarto  di  greco,  alcune  fiate  a  settentrione  gre- 
cale: e  computando  i  tragitti  fatti  in  queste  varie  dire- 
zioni l'uno  peli' altro,  stimò  di  aver  fatto  sessanta  miglia, 
che  equivalgono  a  quindici  leghe . 

Comparve  sul  mare  poca  erba  ;  ma  l' ammiraglio  dice , 
che  ieri  le  onde  bulicavano  di  tonni,  e  fu  di  parere,  che  di 
là  andassero  nelle  tonnare  del  duca  di  Gonil  e  di  Cadice.  — 
Un  pesce  che  s' appella  fregata  (  rabtforcado  )  (1),  il  quale 
girò  in  prima  attorno  alla  caravella  e  prese  poscia  la  dire- 
zione di  austro  sci locco,  fece  credere  all' ammiraglio ,  che 
fossero  in  quei  dintorni  alcune  isole  ;  al  qual  proposito  ei 
dice,  che  l' isola  di  Garib,  quella  di  Matinino  e  molte  altre, 
erano  certamente  a  levante  scilocco  della  Spagnuola.  (2) 

Sabato,  19  gennaio 

Le  due  caravelle  corsero  in  questa  notte  cinquantasei 
miglia  a  settentrione  un  quarto  verso  grecale ,  e  sessanta- 
quattro a  greco  un  quarto  verso  tramontana  • 

Dopo  il  sorger  del  sole  l' ammiraglio  veleggiò  a  grecale 
spinto  da  gagliardo  vento  di  levante  scilocco  ;  quindi  prese 
i!  rombo  del  quarto  di  settentrione ,  e  filò  circa  ottanta- 
quattro miglia ,  che  formano  ventuna  lega . 


(1)  È  qui  5enza  dubbio  un  errore  nel  nuinoscriUo  dell'  ammiraglio  o  nelle 
copie  che  ne  sono  sUte  falle .  Leggesi  in  quesU  documenli  la  foce  pegeado , 
ma  non  si  conosce  alcun  pesce  dello  rabiforeado,  e  ul  vocabolo  signiOca  fre- 
gata^ che  è  un  uccello  marino  .  YaRriBDiL 

(2)  Presemi  quello  che  realmente  era  (  Vedi  la  nostra  Carta  delle  Grandi 
e  Piccole  Antille,  appositamente  disegnata  par  la  maggiore  Intelligenza  di 
questa  opera  ).  Marmocchi 


348  COLOMBO 

Videro  il  mare  popolato  di  piccoli  tonni  ^  e  presenta- 
rousi  al  loro  sguardo  dei  noddi,  dei  paglia  in  coda  9  e  delle 
fregate  • 

Domenica,  90  gennaio 

In  questa  notte  il  vento  si  calmò ,  ma  di  tratto  in  tratto 
sofTiava  a  rafltehe  (1)^  e  fecero  in  tutto  venti  miglia  incontro 
il  greco.  Dopo  la  levata  del  sole  fecero  undici  miglia  verso 
scilocco  j  e  poscia  alla  volta  di  settentrione  grecale  trenta 
sei  miglia ,  che  equivalgono  a  nove  leghe  :  —  videro  un'  in- 
finità di  piccoli  tonni  • 

L'ammiraglio  notò,  che  l'aere  era  dolce  e  soave  quanto 
a  Siviglia  nei  mesi  d' aprile  e  di  maggio .  U  mare ,  egli 
soggiugne,  era  j  la  Dio  mercè,  sempre  buono  ed  unito .  — 
Videro  in  gran  quantità  fregate ,  procellari  screziati  e  motti 
altri  volatili . 

Lunedi,  91  gennaio 

Dopo  il  tramonto  del  sole,  le  caravelle  volsero  le  prode 
alla  volta  di  settentrione  un  quarto  verso  grecale,  spinte  dai 
venti  di  levante  e  di  grecale  e  fino  alla  metà  della  notte 
filarono  otto  miglia  per  ora ,  lo  che  forma  all'  incirca  cin- 
quantasei miglia  •  Quindi  presero  il  rombo  del  settentrione 
grecale,  e,  percorrendo  sempre  otto  miglia  1'  ora,  fecero 
in  tutta  la  notte  cento  quattro  miglia  a  settentrione  un 
quarto  verso  grecale. 

Quando  il  sole  fu  alto  V  ammiraglio  veleggiò  a  setten- 
trione grecale  collo  stesso  vento  d'oriente,  che  talvolta 

(1)  Ifeir  originale  è  scrìtto  :  ventata  unoi  baUos  ;  Il  Navarrete  e  di  ptie- 
re,  che  quest'  ultima  voce  vi  sia  Impiegata  invece  di  ràfagoi ,  che  signifiai 
so/fio  momentaneo  di  vento  furioso ,  e  abbiamo  tradotto  a  tenore  di  tale 
Qssenazlone .  Roqukttb 

Noi  segnimmo  quell'  esempio  .  Marmoccbi 


PRIMO  VIAGGIO  349 

girava  al  quarto  del  grecale^  e  fece,  nelle  undici  ore  di 
giorno,  ottantotto  miglia ,  equivalenti  a  vratunalega,  non 
computandone  una,  che  fu  perduta  per  tener'  dietro  alla 
caravella  Pinta ,  alla  quale  egli  abbordò  per  conferire  con 
Martino  Alonso  Pinzon  • 

Trovò  l' aere  freddissimo ,  ed  aspettavasi ,  egli  dice  ,  di 
rinvenirlo  ciascun  giorno  eziandio  più  freddo,  a  misura  che 
le  navi  procedevano  varso  il  Settentrione,  ed  anche  perchè 
il  ristringimento  del  globo  rendeva  le  notti  più  lunghe  (1). 

Molti  paglia  in  coda  ,  gran  quantità  di  procellari  scre- 
ziati, ed  altri  uccelli  volarono  intomo  alle  navi  j  non  fu  però 
veduta  altrettanta  copia  di  pesci ,  pw  esser  quivi ,  al  dire 
dell'  ammiraglio,  V  acqua  più  fredda .  —  Videro  pure  mol- 
ta erba. 

martedì,  99  geiunaio 

Ieri ,  dopo  il  tramontare  del  sole ,  navigarono  a  setten- 
trione grecale  con  vento  di  levante  ,  che  girava  di  tanto  in 
tanto  a  scilocco  ;  e  fecero  otto  miglia  l' ora  nel  tempo  di 
otto  ampollette,  tre  delle  quali  pria  che  cominciasse  il  quar- 
to, e  cinque  nel  tempo  di  esso:  in  tal  guisa  camminarono 
per  settantadue  miglia ,  che  formano  diciotto  leghe.  Fecero 
quindi ,  nel  tempo  di  sei  ampollette ,  altre  diciotto  miglia 
circa,  a  greco  un  quarto  verso  settentrione;  nel  tempo  delle 
quattro  ampollelte  del  secondo  quarto  filarono  a  grecale 
sei  miglia  V  ora ,  che  formano  tre  leghe .  Dopo  questo  tra- 
gitto presero  il  rcnnbo  di  levante  grecale ,  sul  quale  fecero 


(I)  Sembra  che  con  queste  espresslooi  il  Colombo  abbia  voluto  iDdicare 
la  diminuzione  progressiva  dei  raggi  dei  cerchi  paralelli  all'equatore,  a  mi- 
sura che  ci  8'  avvicina  al  polo. Forse  questo  grande  navigatore,  che  si  trovava 
nel  Nuovo  Mondo  nel  mese  di  gennaio ,  suppose  cansa  del  freddo  quello  che 
rende  le  notti  più  lunghe,  e  necessariamente  allora  i  giorni  più  frlf^di . 

RoqOBTTE 


350 


COLOMBO 


fino  al  sorgere  del  sole ,  nel  tempo  di  undici  ampollette  • 
sei  leghe  (1)  Torà ,  che  equivalgono  a  sette  leghe;  pro- 
seguendo sempre  sul  rombo  di  levante  grecale,  fino  alle  ore 
undici  del  mattino ,  filarono  trentadue  miglia  ;  ma  in  quel 
punto  cessò  il  vento,  e  non  procedettero  più  oltre  in-  que- 
sta giornata . 

GÌ'  Indiani  nuotarono  per  diporto  •  —  I  nocchieri  vi- 
dero dei  paglia  in  coda  e  gran  quantità  d'erba. 

Mercoledì,  M  gennaio 


Avvennero  in  questa  notte  molte  variazioni  di  vento: 
l'ammiraglio  dice,  che  dopo  aver  fatti  tutti  i  tentativi  e 
prese  tutte  le  precauzioni  che  ai  buoni  marinai  per  dovere 
si  convengono ,  lasciò  che  le  navi  filassero  in  questa  notte , 
alla  volta  di  grecale  un  quarto  verso  settentrione,  ottanta- 
quattro  miglia,  che  formano  ventuna  lega . 

Soventi  volte  l' ammiraglio  aspettò  la  caravella  Pinta  per- 
chè mal  procedeva  alla  bolina  e  poco  servivasi  del  trin- 
chetto (2) ,  per  non  esser  più  buono  l' albero  d' avanti  :  e 
soggiugne ,  che  se  il  capitano  della  medesima,  cioè  Martino 
Alonso  Pinzon ,  avesse  avuto  tanta  cura  a  provvedersi  d'un 


(i)  Qui  é  nel  lesto  un  errore  di  calcolo  :  poiché  ciascuna  ampolletta,  mi- 
surando ,  come  glÀ  dicemmo ,  il  tempo  di  mezz'  ora ,  anche  supponendo  che 
debba  leggersi  sei  miglia  l'ora  in  cambio  di  sei  leghe,  che  è  palpabile,  errore, 
resulta,  che  nelle  cinque  ore  e  mezza  le  navi  dovettero  Giare  trentatrè  miglia 
le  quali ,  a  quattro  per  lega  ,  come  contava  il  Colombo  ,  formano  otto  leghe 
ed  un  quarto,  e  non  sotte.  Navarkstb 

(2)  Bolina»  e  la  manovra  che  serve  per  tirare  le  vele  verso  prua  :  e  on- 
dare di  bolina ,  o  alla  bolina ,  vuol  dire  navigare  con  vento  obliquo  e  tenere 
le  vele  stese  verso  prua  aflBnchè  portino  meglio  il  vento .  —  Trineheito  poi  é 
il  nome  dell'  albero  piantato  a  perpendicolo  sul  davanti  della  nave  ;  ed  anche 
il  nome  della  vela  quadra  inferiore ,  portata  dallo  stesso  albero .    Marmocchi 


PRIMO    VIAGGIO  351 

buon  albero  Delle  Indie,  ove  eranvene  tanti  e  bellissimi, 
quanta  n*  ebbe  a  separarsi  dall'  anuniraglio  nella  speranza 
di  riempier  d' oro  il  suo  bastimento ,  V  averebbe  rimesso 
in  buono  stato. 

Videro  gran  quantità  di  paglia  in  coda  e  molt'erba.  II 
cielo  in  questo  dì  mostrossi  fosco  ovunque ,  sebbene  an- 
cora non  fosse  piovuto  ;  ma  il  mare  era  sempre,  grazie  in- 
finite ne  sieno  rese  a  Dioj  liscio  ed  unito  come  l' acqua  di 
una  riviera . 

Dopo  la  levata  del  sole  navigarono  per  una  certa  parte 
del  giorno  nella  linea  retta  del  grecale,  e  sulla  quale  fila- 
rono trenta  miglia,  che  formano  sette  leghe  e  mezza;  nel 
resto  della  giornata  presero  il  rombo  di  levante  grecale, 
nel  quale  fecero  altre  trenta  miglia,  che  formano  sette  le- 
ghe e  mezza . 

CiloTedì ,  94  gennaio 

In  tutta  questa  notte,  a  causa  delle  molte  variazioni  del 
vento  che  sopravvennero ,  le  due  navi  fecero ,  alla  vol- 
ta di  grecale,  quarantaquattro  miglia >  ovvero  undici  le- 
ghe ;  dal  sorgere  al  tramonto  del  sole  filarono,  alla  volta  di 
levante  grecale ,  quattordici  leghe . 

¥enerdl,  95  gennaio 

Navigarono  una  parte  di  questa  notte  a  levante  grecale 
pel  tempo  di  tredici  ampollette,  nel  corso  del  quale  fecero 
nove  leghe  e  mezza;  quindi  filaron  sei  miglia  a  settentrione 
grecale  • 

Dopo  la  levata  del  sole,  la  calma  che  sopravenne  non  per- 
mise loro  di  fare  in  tutto  il  dì  più  di  ventotto  miglia ,  alla 
volta  di  levante  verso  grecale,  vai  a  dire  sette  leghe* 


353  COLOMBO 

I  marinai  uccisero  una  tonina  (1)  ed  un  pesce  cane  smisu- 
rato, e  V  ammiraglio  dice  che  ne  avevano  gran  bisogno , 
perchè  loro  non  restava  da  mangiare  altro  che  pane  9  vi- 
no, ed  aie  delle  Indie. 

Sabato ,  98  gennato 

Le  due  caravelle  fecero  in  questa  notte,  alla  volta  di  le- 
vante un  quarto  verso  scilocco,  cinquantasei  miglia  0 
quattordici  leghe;  e  dopo  sorto  il  sole  navigarono  ora  a  le- 
vante scilocco  ed  ora  a  scilocco,  e  fecero  fino  alle  ore  un- 
dici della  mattina  altre  quarantaquattro  miglia . 

Quindi  l'ammiraglio  fece  girare  di  bordo,  e  ordinò  di 
mettere  in  ralinga  (2) ,  e  fino  a  buio  le  navi  fecero,  nella 
direzione  settentrionale,  ventiquattro  miglia,  che  formano 
sei  leghe. 

DaaMBlea,  517  gennaio 

Ieri,  dopo  il  tramontare  del  sole  navigarono  a  greco,  a 
settentrione,  e  a  settentrione  un  quarto  verso  grecale  e  fe- 
cero ai^iNresso  a  poco  cinque  miglia  P  ora,  ciò  che  in  tredici 
ore  forma  sessantacinque  miglia  o  sedici  leghe  e  mezza . 

Dal  sorger  del  sole  infino  a  mezzodì,  fecero,  alla  volta  di 
grecale,  ventiquattro  miglia  o  sei  leghe  ;  e  da  mezzodì  fino 
al  tramonto  percorsero  tre  leghe  incontro  al  levante  gre- 
cale . 


(1)  Vedi  la  Dota  del  barone  di  Cuvier,  inserita  atla  giornata  di  lunedi  17 
settembre,  di  questo  primo  viaggio .  Boqvvttb 

(2)  Mettere  U  vele  in  raiinga ,  oggi  signiGca  disporle  in  modo ,  che  II 
vento  più  non  agisca  nel  corpo  di  esse ,  ma  strisci  lungo  la  loro  superficie, 
por  cui  la  nave  riDMoe  quasi  Immobile  :  ma  II  rimettere  in  raUmga  «  4el 
Colombo ,  vaie  a  quanto  sembra  boUnare,  manovra  adattata  per  far  guada- 
gnare il  sopra  vento  ad  ima  nave.  BlAMnocBi 


PRIMO  VIAGGIO  353 

Lunedì  9  98  gennaio 

Navigarono  tutta  la  notte  a  levante  grecale ,  e  fecero 
trentasei  miglia  o  nove  leghe  j  dal  sorgere  fino  al  tramon- 
tare del  sole  non  trascorsero  che  venti  miglia,  vale  a  dire 
cinque  leghe,  nella  stessa  direzione. 

L'aere  era  dolce  e  temperato;  videro  dei  paglia  in  coda, 
de'  procellari  screziati  e  molt'erba. 

martedì,  99  gennaio 

L'ammiraglio  continuando  a  navigare  a  levante  grecale, 
fece  nella  notte,  con  vento  d'austro  e  di  libeccio,  trentanove 
miglia  o  nove  leghe  e  mezza  ;  in  tutta  la  giornata  non 
fece  che  otto  leghe  • 

L' aere  era  così  temperato  come  in  Gastiglia  nel  mese 
d'aprile,  ed  il  mare  unitissimo. 

Alcune  orate  guizzarono  a  bordo  delle  navi. 

Mereoledì,  SO  gennaio 

In  tutta  la  notte  non  fecero  meno  di  sette  leghe  a  le- 
vante grecale  3  e  durante  il  giorno  veleggiarono  ad  austro 
un  quarto  verso  scilocco  pel  tratto  di  tredici  leghe  e  mezza. 

Videro  dei  paglia  in  coda,  gran  quantità  d'erba, e  mol- 
titudine di  tonni  (  tontnas) . 

Giovedì,  SI  gennaio 

In  questa  notte  le  due  caravelle  volsero  le  prode  a  set- 
tentrione un  quarto  verso  grecale,  e  fecero  in  tal  direzione 
trenta  miglia*,  quindi  ne  corsero  trentacinque  dritto  a 
grecale:  in  tutto  sedici  leghe  e  un  quarto  (1). Dallo  spuntar 


(I)  L'originale  spagnuolo  non  segna  che  sedici  leghe,  ciò  che  evidente- 
mente è  un  errore  del  manoscritto  0  del  copista .  Roqubttb 


i.  45 


554  COLOMBO 

del  giorno  infino  airentrar  della  notte  percorsero  alla  i^dta 
di  grecolevante  un  tragitto  di  tredici  leghe  e  mezza . 
Videro  dei  paglia  in  coda  e  de'  procellari  screziati . 

Tenerdl,  1  febbraio 

In  tutta  questa  notte  navigarono  verso  levante  grecale,  e 
la  distanza  percorsa  fu  di  sedici  leghe  e  mezza;  anche  nella 
giornata  seguirono  la  stessa  direzione  e  corsero  ventinove 
leghe  ed  un  quarto . 

Il  mare,  la  Dio  mercè ^  era  sempre  placidissimo. 

Sabato,  3  febbraio 

In  questa  notte  fecero  verso  grecolevante  quaranta  miglia 
o  dieci  leghe  ;  e  nella  giornata  corsero  collo  stesso  vento 
in  poppa  sette  miglia  l'ora,  di  modo  tale  che  trascorsero 
in  undici  ore  settantasette  miglia,  che  equivalgono  a  dician- 
nove leghe  ed  un  quarto . 

L'aere  è  dolce ,  dice  l'ammiraglio,  ed  il  mare,  graxie 
Steno  rese  a  Dio ,  bello,  unito  e  tanto  coperto  di  erba ,  che 
se  non  si  fosse  conosciuto,  poteasi  credere  di  correre  su 
delle  secche. 

Videro  dei  procellari  screziati . 

Domenica,  S  febbraio 

Navigando  con  vento  in  poppa  e  mare  unitissimo,  i  no- 
stri nocchieri  fecero  in  questa  notte ,  grazie  a  Dio ,  venti- 
nove  leghe . 

La  stella  del  settentrione  parve  all'ammiraglio  tanto  ele- 
vata come  al  capo  di  San  Vincenzo  in  Portogallo:  e' non 
potette  prendere  l' altezza  del  sole ,  ne  coli'  astrolabio,  né 
col  quarto  di  riduzione  o  quadrante ,  perchè  l' onda  assai 
alta  non  gliel  permise . 


PRIMO    VIAGGIO  3S5 

Finché  fu  giorno  le  navi  continuarono  il  loro  cammino 
verso  grecolevante ,  e,  a  dieci  miglia  per  ora,  fecero  ven- 
tisette leghe  e  mezza,  in  undici  ore. 


Lucdì ,  4  ffcMipato 

La  squadra  navigò  in  questa  notte  a  grecale  un  quarto 
verso  levante,  filando  talvolta  dodici  miglia  l'ora,  e  tal  altra 
dieci;  di  maniera  tale  che  ella  percorse  una  distanza  di  cen- 
to trenta  miglia ,  che  formano  trenta  due  leghe  e  mezza  . 

Il  cielo  era  nebulosissimo,  grave  e  piovoso ,  e  l'aere  al- 
quanto freddo;  ciò  che  fece  dire  all'ammiraglio  :  so  d*  es* 
sere  ancora  lontano  dalle  isole  Azzore. 

Dopo  la  levata  del  sole  egli  ordinò  di  cambiare  direzione, 
e  di  volgersi  alla  volta  di  levante  •  —  In  tutta  la  giornata 
corsero  settantasette  miglia,  o  diciannove  leghe  e  un  quarto. 

martedì ,  S  febbraio 

Tennero  in  questa  notte  leprodedrìtteadorienteperun 
tragitto  di  cinquanta  quattro  miglia ,  che  fanno  tredici  le- 
^e  e  mezza;  e  nella  giornata  filarono  dieci  miglia  per  ora , 
lo  che,  in  undici  ore,  fanno  centodieci  miglia  o  venti  sette 
leghe  e  mezza . 

Videro  volare  de' procellari  screziati,  e  galleggiare  sulle 
acque  alcuni  piccoli  bastoni ,  segni  certi  di  terra  vicina . 

Hercolcdi ,  •  febbraio 

In  questa  notte  navigarono  a  levante,  e,  a  undici  miglia 
per  ora,  fecero,  nelle  tredici  ore  di  buio,  cento  quaranta  tre 
miglia ,  cioè  trentacinque  leghe  e  un  quarto .  Videro  molti 
volatili ,  frai  quali  gran  numero  di  procellari  screziati . 

Nel  giorno  filarono  quattordici  miglia  l'ora,  cosicché  nel 
corso  di  tutta  questa  giornata  percorsero  centocinquanta- 


3fi8  COLOMBO 

quattro  miglia ,  o  trentotto  leghe  e  mezza:  —in  tutto,  tn 
notte  e  giorno ,  trascorsero  circa  settantaquattro  leghe. 

Vicente  Anes  (1)  disse,  che  secondo  i  suoi  computi  la 
flotta  aveva  questa  mattina  l'isola  di  Flores  a  settentrione, 
e  quella  di  Madera  a  levante:  e  il  Roldano disse  pure,  che 
lasciava  a  settentrione  grecale  risola  diFayalo  di  San  Gre- 
gorio e  quella  di  Porto  Santo  ad  oriente  (2)  • 

Videro  molt'  erba . 

CitoTedì,  7  febbraio 

Tutta  la  notte  navigarono  a  levante ,  correndo  dieci  mi- 
glia Torà,  Io  chc^  in  tredici  ore,  forma  centotrenta  mi- 
glia o  trentadue  leghe  e  mezza.  Nel  corso  del  d\,  non  fecero 
che  otto  miglia  Torà,  vale  a  dire  ottantotto  miglia,  o ven- 
tidue leghe ,  in  undici  ore . 

In  questa  mattina  l' ammiraglio  riscontrò  di  esser  di- 
stante settantacinque  leghe  ad  ostro  dall'  isola  di  Flores  j 
ed  il  piloto  Fedro  Alonso ,  navigando  a  borea  passò  fra  la 
Terzera  e  l'isola  di  Santa  Maria  (3),  e  navigando  a  levante 
passò  sopravvento  all'  isola  di  Madera  dodici  leghe  'dalla 
parte  di  settentrione . 

I  marinari  videro  deir  erba ,  ma  diversa  da  quella  che 
avevano  precedentemente  trovata,  e  simile  piuttosto  a  quel- 
la che  cresce  in  abbondanza  alle  isole  Azzore;  quindi  ne 
vider  nuovamente  di  quella  che  aveano  veduta  quando  an- 
davano in  traccia  delle  Indie . 


(1)  Qui  dovrebbe  dire  TcSiez,  Nayakmti 

(2)  Le  Isole  Flores,  e  Fayal  o  San  Gregorio  attengono  all'arcipelago  delle 
Azore  in  mezzo  all'Atlantico;  quelle  di  Madera  e  di  Porto  Santo  sono  Tlcine 
alle  Canarie  o  Isole  Fortunate,  dalla  parte  delle  coste  Africane.  -^  (Vedi  la 
mia  Carta  delV  Oceano  Atlantico  Settentrionale  »  inserita  in  quest'opera) . 

lM[ÀRlfOCCBl 

(3)  Due  delle  isole  Azore ,  BlARiioccai 


PRIMO  VIAGGIO  357 

Tenerdl ,  8  ffeMiraio 

La  squadra  non  fece  in  questa  notte  che  tre  miglia  per 
ora;  prima  segui  per  un  momento  la  direzione  di  le?an« 
te ,  poscia  prese  il  rombo  di  scilocco  un  quarto  verso  le- 
vante; ed  in  tutta  la  notte  fece  dodici  leghe: — ma  dalla  le- 
vata del  sole  infino  a  mezzogiorno  non  camminò  che  ven- 
tisette miglia,  ed  altrettante  da  queir  ora  Quo  alla  notte  :  in 
tutto  tredici  leghe  e  mezza  incontro  ad  austro  scilocco . 

Sabato,  9  feMiralo 

Al  soprastar  della  notte,  continuarono  a  dirigere  la  prua 
ad  austro  scilocco ,  e  tanto  in  questa  direzione ,  che  in 
quella  di  ostro  un  quarto  verso  scilocco,  non  fecero  che 
tre  leghe:  quindi  navigarono  alla  volta  di  grecale,  nella 
qual  direzione  fino  alle  ore  dieci  del  mattino  trascorsero 
cinque  leghe;  e  da  quest'ora  infino  a  notte,  fecero  nove  le- 
ghe alla  volta  di  levante  . 

Domenica,  10  febbraio 

Dopo  il  tramonto  del  sole ,  diressero  la  prua  per  tutta  la 
notte  alla  volta  di  levante ,  e  fecero  cento  trenta  miglia 
equivalenti  a  trentadue  leghe  e  mezza  ;  dalla  levata  infino 
al  tramonto  del  sole ,  filarono  nove  miglia  V  ora ,  cosicché 
ne  percorsero  in  undici  ore  novantanove ,  che  formano 
ventiquattro  leghe  e  mezza  e  un  quarto .  Nella  caravella 
dell*  ammiraglio ,  Vincenzo  Yanes  e  li  due  piloti  Sancho 
Ruiz  e  Fedro  Alonso  Nino  puntarono  (1)  la  carta  insieme 


(I)  Puntare  la  carta ,  ruol  dire  segnar  sulU  carta  marina  il  ponto  dove  si 
trova  il  bastimento;  la  quale  operazione  si  eseguisce  quasi  sempre  oeirora 
di  mezzodì .  MAjtMoccBi 


358  COLOMBO 

col  Roldano ,  e  tutti  oltrepassarono  sulla  loro  mappa  molto 
al  dilà  delle  isole  Azzore  a  levante ,  e,  navigando  a  setten- 
trione ,  ninno  di  essi  non  incontrava  V  isola  di  Santa  Maria 
che  è  r  ultima  delle  Azzore ,  ma  n'  erano  al  contrario  ap« 
presso  a  poco  cinque  leghe  più  oltre ,  nel  mare  dell'  isola 
di  Madera  odi  quella  di  Porto  Santo.  Ma  l'ammiraglio  sa- 
pea  di  essere  molto  sviato  dal  suo  cammino  trovandosi  di 
gran  lunga  indietro  di  essi ,  poiché  in  questa  notte  e'  lascia* 
va  r  isola  di  Flores  a  settentrione  ,  andava  a  levante  nella 
direzione  di  Nafe  nelP  Affrica ,  e  passava  al  vento  o  so- 
pravvento dell'  isola  di  Madera,  dalla  parte  di  settentrione, 

a (1) leghe  ;  di  guisa  tale  che  a- 

dunque,  questi  piloti  credevano  di  essere,  secondo  i  loro 
calcoli ,  circa  cento  cinquanta  leghe  più  vicini  alla  Castt- 
glia  di  quello  cheavea  computato  l'ammiraglio.  Egli  dice^ 
tosto  che  scoprirassi  terra, a  Dio  piacendo,  saprassi  allo- 
ra chi  più  giusto  abbia  calcolato  ;  e  soggiugne,  che  alla  sua 
dipartita  dall'isola  del  Ferro,  avea  trascorse  dugento  set- 
tantatrè  leghe  pria  di  scorgere  le  prime  erbe . 

Lnnedl,  11  febbraio 

In  questa  notte  Alarono  dodici  miglia  l'ora  nella  stessa 
direzione,  laonde  fecero  infino  al  giorno  trentanove  leghe; 
e  nel  corso  della  giornata  sedici  e  mezza. 

L' anuniraglio  vide  molti  uccelli ,  ciò  che  V  indusse  a 
credere  di  non  esser  lungi  dalla  terra . 

IHarledI ,  19  febbraio 

L' ammiraglio  camminò  a  levante ,  e  non  filò  in  questa 


(1)  Qui  è  neir  originale  una  simile  lacuna.  Nat  arasti 


PRIMO    VIAGGIO  359 

notte  che  sei  miglia  P  ora,  e  fino  all'apparire  del  giorno  ne 
fece  settantatrè,  che  equivalgono  a  diciotto  leghe  e  un  quar- 
to •  —  Qui  incominciò  a  trovare  il  mare  agitato,  e  provare 
la  burrasca;  e  dice ,  che  se  la  sua  caravella  non  fosse  stata 
molto  buona  ed  in  ottimo  stato ,  egli  avrebbe  temuto  di 
perire.  —  Durante  il  dì  e' corse  da  undici  in  dodici  leghe, 
ma  con  molta  pena  e  circondato  da  un'  infinità  di  perigli . 

Hercoledi,  IS  febbraio 

Dal  tromontare  del  sole  infino  al  soprastar  dell'  aurora 
l'ammiraglio  dovette  lottare  contro  l' impetuosità  dei  ven- 
ti, e  le  onde  di  un  grosso  mare  agitato  dalla  tempesta. 
Balenò  per  tre  volte  a  settentrione  grecale ,  e  dice  questo 
esser  l'annunzio  di  una  grande  tempesta  che  dovea  venire 
da  quella  parte  o  dalla  parte  opposta .  Camminò  la  mag- 
gior parte  della  notte  senza  vele;  quindi  le  apri  alquanto , 
e  fece  circa  cinquantadue  miglia,  o  tredici  leghe.  Nel  cor- 
so del  giorno  il  vento  un  poco  calmò ,  ma  qiundi  diven- 
ne più  impetuoso  di  prima ,  il  mare  si  fece  spaventevole , 
e  le  onde ,  che  incrociavansi ,  agitavano  i  navigli  in  mo- 
do veramente  pauroso.  Così  fecero  da  cinquantacinque  mi- 
glia ,  o  tredici  leghe  e  mezza . 

CitoTcdl,  14  febbraio 

In  questa  notte  il  vento  aumentò,  e  le  onde  divennero 
spaventevoli  ;  le  procedevano  da  due  opposte  parti,  cosicché 
incrociavansi  e  facevano  vacillare  nel  suo  canunino  il  na- 
viglio ,  che  non  poteva  ne  andare  innanzi  né  uscire  di  mez- 
zo ad  esse  ;  e  siccome  continuamente  venivano  a  rompersi 
sul  suo  bordo ,  l' ammiraglio  fece  per  quanto  era  possibi- 
le, calare  la  vela  maestra,  perchè  ella  non  producesse  al- 
tro effetto  che  quello  di  ritrarre  la  nave  di  mezzo  ai  flut- 


360  COLOMBO 

ti.  Camminò  in  questo  modo  per  tre  ore,  e  fece  venti  mi- 
glia: ma  il  mare  vie  maggiormente  ingrossava,  il  vento 
diveniva  ognor  più  violento;  cosicché  veggendo  il  periglio 
tanto  imminente  e'  diessi  in  balia  della  procella  non  sapi- 
do qual  altro  partito  prendere.  —  Allora  la  caravella  Pin- 
ta, comandata  da  Martino  Alonso  Pinzon,  fece  lo  stesso: 
ma  ben  presto  V  ammiraglio  la  perdette  di  vista  sebboie 
in  tutta  la  notte  egli  le  facesse  dei  segnali  ai  quali  la  corri- 
spose probabilmente  fino  a  che  non  fu  impedita  dalla  forza 
della  tempesta ,  e  dalla  distanza  in  cui  trovosst  dalla  nave 
ammiraglia  ;  la  quale  nella  presente  notte  corse  cinquanta- 
quattro miglia  a  greco  un  quarto  verso  levante ,  Io  che  for- 
ma tredici  leghe  e  mezza. 

Dopo  la  levata  del  sole ,  la  veemenza  del  vento  fecesi 
maggiore ,  e  T  agitazione  del  mare  ancor  più  terribile  • 
L'anuniraglio  teneva  sempre  la  vela  maestra  molto  bassa, 
e  aperta  tanto  quanto  bastasse  perchè  il  vascello  uscir  po- 
tesse di  mezzo  ai  flutti ,  che  lo  coprivano  nell'  incrocic- 
chiarsi e  minaccia vanlo  di  sommersione.  L*  anuniraglio pre- 
se da  principio  la  direzione  di  grecolevante,  e  girò  poscia  al 
quarto  fino  a  grecale;  e  navigando  circa  sei  ore  in  tal  dire- 
zione, fece  sette  leghe  e  mezza. 

Ordinò  che  fosse  tratto  a  sorte  un  pellegrinalo  per 
Santa  Maria  della  Guadalupa,  nel  quale  le  sarebbe  portata 
una  candela  di  cera  di  cinque  libbre;  e  volle  che  tutti  faces- 
sero voto,  che  quello  su  cui  caderebber  le  sorti  compirebbe 
il  detto  pellegrinaggio:  —  a  tal  uopo  e' comandò,  che  gli 
fosser  recati  tanti  ceci  quante  erano  le  persone  nel  navi* 
glio,  di  segnarne  uno  con  una  croce  fattavi  sopra  col  coltel- 
lo, di  porli  quindi  tutti  in  una  borsa  e  di  ben  mescolarli . 

Il  primo  a  porvi  dentro  la  mano  fu  l'ammiraglio,  U 
quale  estrasse  il  cece  segnato  colla  croce ,  cosicché  cadde 


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PRIMO    VIAGGIO  361 

I 

SU  lui  la  sorte,  e  d'allora  io  poi  e'  riguardossi  qual  pellegrino  i 
obbligato  di  sciogliere  il  voto  che  tutti  insieme  aveano  fat-  ! 
to. — Trassero  le  sorti  una  seconda  volta  per  un  pellegri- 
naggio  alla  madonna  di  Loreto,  cheènella  Marca  d'Ancona, 
parte  degli  Stati  del  papa  :  è  questi  un  luogo  ove  la  Santissi- 
ma Vergine  ha  fatti  e  fa  ancora  molti  e  grandi  miracoli .  Le 
sorti  essendo  questa  volta  cadute  sur  un  povero  marinaio 
del  porto  di  Santa  Maria,  chiamato  Fedro  di  Villa,  Tamnà- 
raglio  promise  di  fornirgli  il  danaro  necessario  alle  spese  di 
questo  pio  viaggio.— Volle  che  un  altro  pellegrino  andasse  a 
vegliare  una  notte  a  Santa  Chiara  di  Moguer,  e  a  farvi  cele- 
brare una  messa  ;  laonde  furono  per  tal  effetto  imborsati  nuo-  ! 
vamente  i  ceci,  e  non  vennero  eccettuati  que'  eh'  erano  stati 
favoriti  dalla  sorte  ne'  due  antecedenti  voti .  Anche  questa 
volta  ilcece  colla  croce  fu  estratto  dall'  ammiraglio  ;  il  quale 
fece  poscia,  unitamente  a  tutto  il  suo  equipaggio,  il  voto  so- 
lenne, che  nella  prima  terra  ove  ponessero  il  piede ,  ande- 
rebbono  tutti  in  camicia  e  processionalmente  a  fare  una 
preghiera  in  una  chiesa  sotto  gli  auspici  della  Madonna  • 
Oltre  questi  votigenerali,  o  fatti  in  comune,  ciascuno  facea 
particolarmente  il  proprio,  perchè  ninno  credeva  di  potere 
scampare  da  questa  tempesta;  la  quale  era  così  paurosa,  che 
tutti  riguardavansi  come  perduti  :  —  e  quello  cheancorpiìi 
aumentava  il  pericolo,  si  era  che  il  vascello  mancava  di  za- 
vorra (1),  perchè  il  consumo  dei  viveri ,  dell'  acqua  e  del  vi- 
no aveva  molto  scemato  il  suo  carico.  La  speranza  nella  du- 
rata di  un  tempo  cosi  bello  come  quello  che  aveano  avuto 


(1)  Chiamasi  zavorra  ,  quella  materia  pesante,  sia  pietra,  ghiaia,  sabbia , 
ferro,  ce.,  che  si  pone  nel  fondo  della  stiva  delle  navi,  per  farle  immergere 
Ano  al  punto  opportuno  nell'acqua,  e  abbassare  il  loro  centro  di  gravità,  onde 
acquistino  la  stabilità  necessaria  sulle  acque,  facendo  equilibrio  collo  sforzo  del 
vento  nelle  vele .  Mabmoccui 


I-  46 


362  COLOMBO 

in  tutte  le  isole  descritte,  fu  cagione  che  T  ammiraglio  non 
provvedesse  il  suo  naviglio  della  necessaria  zavorra  •  D*  al- 
tronde il  suo  progetto  era  di  farla  caricare  neir/50/a  delh 
Donne  (1),  ove  da  prima  egli  avea  risoluto  di  trasferirsi  • 
Il  rimedio  da  lui  usato  in  questa  circostanza,  fu  di  fare  em- 
pire d'acqua  di  mare,  al  più  presto  possibile,  le  botti  vuote 
nelle  quali  era  stato  il  vino  e  V  acqua  da  bere  ;  laonde  il  siale 
per  questo  espediente  fu  riparato . 

Qui  Tammiraglio  enumera  le  cause,  che  toglievangli  il  ti- 
more, che  il  Signor  nostro  permettesse  eh' egli  fosse  vittima 
di  questa  tempesta;  e  quelle  che  gli  facevano  sperare,  che  Id- 
dio gli  sarebbe  in  aiuto,  e  farebbelo  giungere  sano  e  salvo  in 
Castiglia,  affinchè  le  importanti  notizie  che  recava  al  re  ed  al- 
la regina  Cattolici  non  si  perdessero  con  lui.  Ma  il  vivo  desi- 
derio che  aveva  d'essere  il  latore  di  cosi  grandi  nuove,  e  di 
mostrare  che  tutto  ciò  che  avea  detto  s'era  confermato,  e  die 
tutto  quello  onde  egli  s*  era  preso  V  assunto  di  scoprire  avea 
realmente  scoperto ,  pareva  che  contribuisse ,  invece,  ad 
inspirargli  il  maggior  timore  di  non  potérvi  pervenire  •  Egli 
stesso  confessa,  che  ogni  moscerino  che  gli  passava  davanti 
agli  occhi  bastava  per  molestarlo  e  porlo  in  agitazione , 
ed  attribuisce  questa  sua  debolezza  alla  poca  fede  ed  alla 
mancanza  di  rassegnazione  nella  Provvidenza  Divina  • 

D'altronde  rianimavasi  ripensando  ai  favori  che  Iddio  gli 
avea  ognor  compartiti,  accordandogli  un  trionfo  così  gran- 
de come  quello  che  avea  riportato  pella  scoperta  di  tutto  ciò 
eh'  avea  proposto ,  coli'  appagare  ogni  suo  desiderio ,  e  con 
volere,  che  dopo  tanti  infortuni  in  Castiglia  e  contrarietà  nel- 
le sue  sollecitazioni,  finalmente  le  sue  dimande  fossero  sta- 
te esaudite,  e  le  sue  speranze  non  solo  soddisfatte  ma  ezian- 

(I)  Questa  è  l'Isola  di  Martinino  antecedentemente  citata.       Màrmoccbi 


PRIMO   VIAGGIO  363 

dio  sorpassate.  Finalmente,  siccome  pria  d' aver  diretto  tut- 
ta la  sua  spedizione  inverso  la  maggior  gloria  di  Dio,  e  avanti 
diaverlacondotta  a  fine,  questo  Sovrano  Signore  di  tutte  le 
cose  avealo  esaudito,  e  gli  avea  accordata  ogni  sua  dimanda, 
ora  ei  doveva  credere  che  salverebbelo  per  compiere  V  ope- 
ra a  cui  avea  dato  incominciamento.  Ed  aggiunge,  che  poi» 
che  Iddio  avealo  liberato  nell'andare,  quando  avea  più  cau- 
se di  temere,  per  le  sofiferenze  ed  i  tormenti  che  glifaceano 
provare  i  suoi  marinai  ed  il  suo  equipaggio ,  perchè  tutti 
di  comune  accordo  eran  risoluti  di  retrocedere  e  sollevar- 
si contro  di  lui,  giungendo  per  fino  alle  minaccio;  e  poi- 
ché r  eterno  Iddio  gli  avea  data  la  forza  e  la  magnanimità 
di  cui  abbisognava,  l'avea  sostenuto  solo  contro  di  tutti,  ed 
avea  operato  in  lui  ed  in  suo  favore  tante  meraviglie  in  que- 
sto viaggio ,  oltre  di  quelle  che  le  Loro  Altezze  avevano  sa- 
pute dalle  genti  della  loro  corte,  dovea  sperare  che  questo 
medesimo  Dìo  potente,  non  lo  abbandonerebbe  ancora.  — 
Per  le  quali  ragioni,  egli  conchiude,  non  avrebbe  dovuto 
temere  la  presente  procella:  ma,  soggiugne,  la  sua  debolezza 
e  le  sue  angoscie  non  gli  lasciavano  un  momento  di  calma. 

Dice  inoltre ,  che  quello  cui  davagli  maggior  pena ,  era 
il  timore  di  lasciare  orfani  i  due  figli ,  che  aveva  a  Cordova, 
ove  facevano  i  loro  studi  (1)  :  privi  di  padre  e  di  madre , 
in  terra  straniera,  che  sarebbe  stato  di  essi?  —  poiché  il 
re  e  la  regina ,  ignorando  i  servigi  che  egli  avea  a  loro  resi 
in  questo  viaggio,  e  le  felici  novelle  che  loro  recava,  non 
sarebbero  obbligati  da  alcuna  considerazione  a  proteggerli. 

Pieno  di  questo  pensiero ,  cercò  i  mezzi  per  far  conoscere 
alle  Loro  Altezze  la  vittoria  che  il  Signore  gli  avea  concesso 


(1)  Sono  questi  Diego  e  Fernando  Colombo,  giovanetti,  che  il  padre  loro  lasciò 
in  Spagna,  ove  adempievano  le  Incombenze  di  paggi  presso  II  principe  don 
Giovanni,  quando  l'ammiraglio  intraprese  11  suo  secondo  viaggio. — Nàtàrrbtb 


364  COLOMBO 

di  riportare ,  col  fargli  trovare  nelle  Indie  tutto  ciò  che  era 
lo  scopo  del  suo  viaggio',  e  di  far  loro  sapere  che  quei  mari 
sono  esenti  dalla  tempesta ,  lo  che  è  provato,  egli  dice,  dal- 
l' erba  e  dagli  alberi  che  vegetano  per  sino  nell'onde.  A 
tal  eOetlo,  ed  affinchè,  scegli  dovea  perire  in  questa  tempe- 
sta ,  il  re  e  la  regina  Cattolici  avessero  le  nuove  del  suo 
viaggio,  egli  prese  una  cartapecora,  vi  scrisse  sopra  tutto 
ciò  che  potè  intorno  alle  scoperte  che  avea  fatte,  e  vi  pregava 
instantemente  colui  che  la  ritrovasse ,  chiunque  si  fosse,  di 
portarla  al  re  ed  alla  regina .  Involse  questa  cartapecora 
in  un  gran  pezzo  d*  incerato ,  chiuse  ermeticamente  questo 
pacchetto,  legollocon  doppi  nodi,  e  fattosi  recare  un  gros- 
so balire  di  legno  ve  lo  pose  dentro  ,  senza  che  alcuno  dei 
suoi  compagni  comprendesse  quello  che  ei  faceva,  e  quindi 
lo  fece  gettare  neir  onde: — tutti  furon  di  parere  che  egli 
adempiesse  con  ciò  ad  un  qualche  atto  di  devozione . 

Le  piogge  dirotte  ,  e  le  raffiche  che  sopravennero  qual- 
che tempo  dopo,  cambiarono  il  vento,  che  girò  dalla  parte 
di  ponente;  cosicché  e'  potè  prenderlo  in  poppa ,  e  navigare 
in  questo  modo  per  cinque  ore  colla  sola  vela  di  trinchetto, 
il  mare  essendo  tuttora  immensamente  agitato  ;  in  appres* 
so  e'  fece  due  leghe  e  mezza  alla  volta  di  grecale  :  avea 
calato  l'albero  della  gran  vela  di  gabbia,  temendo  che 
un'ondata  non  lo  facesse  cadere. 

Venerdì,  15  febbraio 

Ieri,  dopo  il  tramonto  del  sole,  il  celo  incominciò  a  rasse- 
renarsi dalla  parte  occidentale  dell'orizzonte,  come  se  il 
vento  volesse  spirare  di  là  ;  ma  l' oceano  mantencasi  sem- 
pre grossissimo  ed  all'estremo  agitato,  quantunque  sem- 
brasse alquanto  calmarsi  :  allora  l' ammiraglio  fece  spiega- 


PRIMO   VIAGGIO  365 

re  Io  scopamare  (1)  alla  gran  vela,  e  il  naviglio  fece  quat- 
tro miglia  l'ora,  nella  direzione  di  greco  levante,  vale  a 
dire  tredici  leghe  nelle  tredici  ore  della  notte.  Alla  levata 
de!  sole  l'equipaggio  scoprì  terra  a  prua,  la  quale  pareva- 
gli  che  fosse  a  levante  grecale:  alcuni  dicevano  che  questa 
era  l'isola  di  Madera,  ed  altri  che  era  la  rupe  di  Gintra 
nel  Portogallo ,  presso  Lisbona.  Il  vento  non  tardò  molto 
a  soffiare  da  greco  levante,  vale  a  dire  contrario  alla  via 
che  le  navi  tenevano,  mentre  il  mare  veniva  ognorgrossis- 
simo  da  ponente;  la  caravella  era  distante  da  terra  cinque 
leghe  circa.  L'ammiraglio,  dietro  il  suo  calcolo  sulla  carta, 
dissedi  trovarsi  alle  Azzore,  ed  asserì  che  questa  terra  che 
vedevano  era  una  di  quelle  isole  ;  mentre  i  piloti  ed  i  mari- 
nai credevano ,  secondo  i  loro  computi ,  di  essere  vicini 
alle  terre  di  Gastiglia . 

Sabato,  18  febbrato 

L' ammiraglio  bordeggiò  (2)  tutta  la  notte,  onde  avvici- 
narsi e  afferrare  la  terra,  che  già  riconoscevasi  per  un' iso- 
la 5  egli  camminava  ora  a  grecale,  ora  a  settentrione  gre- 
cale, e  continuò  in  tal  guisa  a  bordeggiare  infino  al  sorgere 
del  sole  :  allora  prese  il  rombo  di  mezzogiorno ,  per  giun- 
gere air  isola,  che  omai  pella  grande  oscurità  più  non  ve- 
devasi  :  ma  ne  scorse  da  poppa  un'  altra ,  che  fu  da  lui 
giudicata  distante  otto  leghe . 

(\)G\\  scopamari  .«ono  vele  lunghe  e  strette,  che  si  aggiungono,  con  de'pen- 
noni  che  diconsi  buttafuori ,  ai  lati  delle  vele  quadre  basse  degli  alberi  di 
maestra  e  di  trinchetto  :  le  vele  di  simil  figura,  che  unisconsi  alle  vele  quadre 
superiori,  diconsi  coltellacci  (Vedi  la  nostra  nota  intorno  a  queste  vele ,  inserita 
alla  giornata  di  giovedì  il  ottobre  di  questo  primo  viaggio  ).  MARMOccni 

(2)  Quando  una  nave  ha  il  vento  contrario,  bordeggia^  navigando  al  più 
presso  del  vento  in  zigzag,  ora  avendo  il  vento  da  un  fianco ,  ora  dall'altro,  e 
facendo  in  ogni  bordata  l'angolo  più  acuto  possibile  col  vento,  |)er  cui  progre- 
disce nel  suo  viaggio:  e  quando  il  vento  non  sia  troppo  violento,  dopo  venti 
leghe  di  zigzag,  una  nave  ben  costrutta  può  avanzare  verso  l'origine  del  vento 
3  o  4  leghe .  Marmuclui 


3G6  COLOMBO 

Dalla  levata  del  sole  inGno  alla  notte,  e' non  fece  che  te- 
nersi in  sulle  volte  onde  potere  aggiungere  alla  terra,  adon- 
ta del  vento  impetuoso  e  della  grossezza  delle  onde  del  ma- 
re. AlFora  del  Salve^  che  si  recita  sulle  navi  all'entrar  del- 
la notte,  alcuni  uomini  del  vascello  videro  un  lume,  che 
apparve  dalla  parte  opposta  al  vento ,  e  crederono  che  là 
dovesse  essere  l' isola  che  aveano  scorta  il  giorno  innanzi  • 
L'anuniraglio  manovrò  tutta  la  notte  per  accostarsi  al 
vento  e  avvicinarsi  più  che  poteva  e  tentare  al  sorger  del 
sole  di  potere  scorgere  alcuna  delle  dette  isole  :  e  questa 
notte  egli  riposò  alquanto,  perchè  da  mercoledì  in  poi  non 
avea  dormito,  ne  potuto  pigliar  sonno:  oltre  di  che,  avea 
le  gambe  attrappite  per  essere  stato  sempre  esposto  al 
freddo  ed  all'acqua ,  e  per  aver  preso  poco  nutrimento. 
Allo  spuntare  del  giorno  (1)  navigò  ad  austro  libeccio,  ed 
al  soprastar  della  notte  seguente  giunse  all'isola;  ma  V  oscu- 
rità fu  così  grande ,  eh'  ei  non  potò  sapere  qual'  ella  si 
fosse . 

Lunedi,  18  febbraio 

Ieri ,  dopo  il  tramontar  del  sole,  e' fece  il  giro  dell'iso- 
la ,  per  osservare  ove  poter  dar  fondo  e  prender  lin- 
gua •  Gettò  un'  ancora ,  che  subito  perse  ;  cosicché  fu  co- 
stretto di  riporsi  alla  vela  e  bordeggiò  tutta  la  notte.  — 
Sorto  il  sole  e'  pervenne  una  seconda  volta  dalla  parte  set- 
tentrionale dell'  isola ,  ove  gettò  un'  altra  ancora  nel  sito 
che  gli  parve  più  conveniente ,  e  spedì  a  terra  la  scialup- 
pa. —  Le  sue  genti  conferirono  cogli  isolani,  ed  appre- 
sero da  costoro  questa  esser  l'isola  di  Santa  Maria,  una 


(1)  La  domenica  17  febbraio.  Navarreti 


PRIMO   VIAGGIO  367 

delle  Àzzore.  GÌ' indicarono  il  porto  (1)  ove  poteano  appro- 
dare ,  e  gli  dissero  di  non  avere  mai  veduto  una  tempesta 
cosi  spaventevole  come  quella  che  avea  imperversato  in 
questi  ultimi  quindici  giorni,  e  di  essere  molto  meravigliati 
che  ne  fossero  potuti  scampare. 

E  qui  l'ammiraglio  soggiugne,  che  gli  abitanti  di  que- 
st*  isola  resero  infinite  grazie  a  Dio,  e  dimostrarono  gran 
gioia,  tosto  che  seppero  che  egli  avea  scoperto  le  Indie:  — 
e  dice  inoltre,  che  la  navigazione  fu  sicurissima  ed  esatti 
(prescindendo  da  qualche  impercettibile  errore)  i  suoi  com- 
puti sulla  carta ,  del  che  egli  rende  eterne  grazie  a  Dio; 
e  ne  assicura  che  egli  era  certo  di  essere  nei  dintorni  delle 
Azzore,  e  che  l' isola  da  lui  veduta  fosse  una  di  quelle. 

Dice  di  aver  finto  un  maggior  cammino,  per  contrariare 
e  render  falsa  la  puntatura  della  carta  ed  i  computi  dei 
piloti  e  dei  marini  che  erano  seco,  poiché  volea  rimanere , 
come  di  fatto  rimase ,  l'unico  padrone  di  questa  via  delle 
Indie.  — Nessuno  di  essi  non  conoscendo  ne  fissando  il  cam- 
mino in  modo  veramente  sicuro,  alcuno  non  fu  che  fosse 
certo  della  via  da  tenersi  pelle  Indie  • 

martedì,  19  febbraio 

Dopo  il  tramonto  del  sole,  tre  uomini  dell' isola  vennero 
sulla  spiaggia  e  chiamarono  :  l' ammiraglio  inviò  loro  la 
scialuppa ,  nella  quale  imbarcatisi  essi  vennero  alla  cara- 
vella recando  pollame  e  pan  fresco;  era  un  giorno  di  carne- 
vale. — Portarono  eziandio  molte  altre  cose,  che  il  capita- 
no dell' isola,  chiamato  Giovanni  di  Gastaneda,  inviava  al 
Colombo ,  che  diceva  di  conoscere  perfettamente  ;  e  scusa- 
vasi  di  non  recarsi  a  visitarlo  per  il  sovrastar  della  notte , 

(1)  il  porto  di  San  Lorenzo,  Natarrsti 


363  COLOMBO 

ma  facevagli  annunziare,  che  allo  spuntare  del  giorno  trasfe- 
rirebbesi  presso  di  lui  con  altre  provvigioni,  e  che  ricondur- 
rebegli  i  tre  marini  che  eran  restati  neir  isola,  nella  quale 
ritenevali,  diceva,  per  fruir  del  piacere  di  sentire  da  loro 
raccontare  le  circostanze  del  suo  viaggio . 

L^  ammiraglio  volle ,  che  i  messi  del  governatore  fos- 
sero ricevuti  il  più  onorevolmente  che  era  possibile,  e  tosto 
fece  dar  loro  dei  letti  perchè  potessero  passare  la  notte  a 
bordo,  essendo  omai  tardi  e  la  città  molto  lungi.  E  sicco- 
me il  passato  giovedì,  mentre  la  tempesta  maggiormente  in- 
furiava, il  Colombo  ed  i  sui  compagni  avevano,  tra  gli  altri 
voti ,  fatto  quello ,  di  cui  già  abbiamo  parlato ,  di  andare 
cioè  processionalmente  in  camicia  a  pregare  sulla  prima 
terra  ove  vi  fosse  una  chiesa  sotto  l'invocazione  della  Ma- 
donna, l'ammiraglio  ordinò ,  che  la  metà  dell'  equipaggio 
anderebbe  a  sciogliere  il  detto  voto  ad  un  eremo  situato  a 
riva  il  mare,  e  che  quindi  vi  si  recherebbe  egli  stesso  col- 
l'altra  parte  del  suo  equipaggio. 

Persuaso  di  essere  bastantemente  sicuro  in  quesl'  isola, 
pieno  di  confidenza  per  le  offerte  fattegli  dal  capitano, 
e  sapendo  d'altronde  che  il  Portogallo  e  la  Gastiglia  erano 
in  pace ,  pregò  i  tre  messaggeri,  che  mentre  tornavano  alla 
città  gli  mandassero  un  sacerdote  per  celebrare  la  messa . 
La  metà  dunque  del  suo  corteggio  si  trasferì  al  romitorio 
per  ivi  effettuare  il  voto  di  pellegrinaggio;  ma  nel  momento 
che  oravano,  una  truppa  d'isolani,  altri  a  piedi,  altri  a 
cavallo ,  con  il  loro  capitano  alla  testa,  assalirongU  in  un 
tratto  e  fecerli  tutti  prigionieri.  L'ammiraglio  infino  alle 
undici  ore  del  mattino  non  concepì  alcun  sospetto ,  e  stava 
aspettando  che  la  scialuppa  ritornasse  per  andare  a  sua 
volta  a  compiere  il  voto  coli'  altra  metà  delle  sue  genti  ; 
ma  vcggendo,  che  coloro  i  quali  erano  partili  i  primi  più 


PRIMO    VIAGGIO  369 

non  (ornavano ,  sospettò  che  alcuno  li  ritenesse  o  che  la 
scialuppa  si  fosse  sfasciata  col  dar  negli  scogli ,  essendo 
tutta  risola  di  roccie  e  rupi  altissime  attorniata  :  e  perchè 
non  potea  scorgere  quello  che  era  accaduto ,  per  restare 
l' eremitaggio  dietro  di  una  punta,  salpò,  e  spiegate  le  vele 
si  diresse  celeremente  verso  quel  luogo ,  ove  non  stette  guari 
a  rimarcare  molti  uomini  a  cavallo,  i  quali,  non  prima  vi- 
der  la  caravella,  che  messo  il  piede  a  terra ,  entraron  tutti 
armati  nella  scialuppa ,  e  si  diressero  verso  la  medesima 
per  impossessarsi  di  lui  • 

Sorto  il  capitano  nel  mezzo  della  scialuppa,  domandò  al- 
r  anuniraglio  garentigia  per  la  sua  sicurtà  personale  :  questi 
a  lui  rispose  che  gliela  accordo  va;  ma  dimandogli  per  qual 
mutazione  dei  sentimenti  poco  innanzi  espressi  e  per  quale 
avventura  e' non  vedeva  nella  scialuppa  nessuno  de' suoi; 
ma  frattanto  pregavalo  di  appressarsi  e  di  entrare  nella  ca- 
ravella, lusingandolo  di  fare  tutto  ciò  ch'ei  volea .  La  in- 
tenzione dell'ammiraglio  era  d'illuderlo  con  buone  parole, 
onde  farlo  montare  sulla  caravella  e  ritenervelo  prigio- 
niero Anche  non  fosser  poste  in  libertà  le  sue  genti  ;  egli 
non  credeva ,  operando  in  tal  guisa ,  di  violare  la  fede  del 
salvacondotto  data  al  Portoghese,  poiché  questi  aveva  man- 
cato il  primo  alle  offerte  di  pace  e  di  sicurtà  da  lui  stesso 
fatte  il  giorno  innanzi  all'ammiraglio. 

Ma  siccome  il  capitano  covava  in  sé  un  malvagio  disegno, 
non  arrischiossi  di  salire  in  sulla  nave;  e  l' ammiraglio  ve- 
dendo che  ad  onta  delle  sue  ospitali  esibizioni  non  appres- 
savasi  alla  caravella ,  pregoUo  volere  almeno  palesare  la 
ragione  per  cui  avea  catturate  le  sue  genti  :  gli  disse,  che  il 
re  di  Portogallo  se  ne  pentirebbe;  gli  fece  notare  che  i  Por- 
toghesi erano  sempre  amichevolmente  accolti  negli  Stati  del 
re  di  Gastiglia  ove  entravano  tanto  facilmente  e  stavano  tan- 


I.  47 


370  COLOMBO 

to  sicuri  quanto  nella  stessa  Lisbona:  che  il  re  e  la  regina  di 
Castiglia  lo  avevano  fornito  di  lettere  di  raccomandazione 
per  tutti  i  principi ,  signori  e  dignitari  del  mondo,  le  quali 
gli  mostrerebl)e  se  ei  volesse  salire  sulla  nave;  lo  avvisò 
di  essere  il  loro  ammiraglio  dell'Oceano  e  il  loro  viceré 
delle  Indie,  che  ornai  appartenevano  alle  Loro  Altezze,  del- 
le quali  e'  ripetè  gli  farebbe  ostensibili  le  disposizioni  e  le 
lettere  reali  segnate  delle  loro  firme  e  munite  dei  sigilli  del 
regno. 

In  fatti  mostrogUele  da  lungi,  nuovamente  aggiugnendo, 
che  il  re  e  la  regina  di  Castiglia,  intertenevano  col  re  di 
Portogallo  le  più  amichevoli  ed  intime  relazioni,  e  che  gli 
avevano  ordinato  di  onorare  per  quanto  fosse  possibile  i 
vascelli  portoghesi  che  ei  per  via  incontrasse  •  E  finalmente 
conchiuse,  che  quand'anche  non  gli  si  volessero  rendere 
le  sue  genti,  egli  pur  non  ostante  trasferirebbesi  in  Casti- 
glia ,  perchè  restavagli  ancora  bastante  equipaggio  per  con- 
durre il  suo  vascello  fino  a  Siviglia;  ma  gli  fece  riflettere, 
che  persistendo  in  tale  offensivo  procedere ,  ne  sarebbe  , 
con  tutti  i  suoi,  severamente  punito . 

Il  capitano  e  quelli  che  l'accompagnavano  risposero  a 
questo  discorso,  che  lì  in  quell'  isola  essi  non  conoscevano  né 
il  re  ne  la  regina  di  Castiglia,  né  le  loro  lettere;  che  non 
avevano  paura  né  dell' uno  né  dell'altra:  ed  aggiunsero, 
quasi  minacciando ,  che  all'  uopo  essi  farebber  conoscere 
quale  si  fosse  in  Portogallo ,  e  ciò  che  valessero  i  Porto- 
ghesi . 

Le  quali  parole  cagionarono  molta  collera  nell'ammira- 
glio, il  quale  sospettò  che  fossero  per  avventura  nel  tempo 
della  sua  assenza  dalla  Spagna  sopraggiunti  alcuni  dispareri 
fra  i  due  regni,  e  non  poteva  patire  che  gli  venisse  risposto 
in  modo  cosi  irragionevole .  —  Egli  aggiugne ,  che  il  capi- 


PRIMO   VIAGGIO  371 

Uno  alzossi  nuovameDte  da  lungi,  e  disse  all'ammiraglio, 
che  si  recasse  al  porto  colia  sua  caravella,  e  che,  inquanto 
a  lui,  tutto  ciò  che  faceva  e  quanto  aveva  fatto,  eragli  sta- 
to imposto  dal  re  suo  signore .  Allora  V  ammiraglio  prese 
per  testimoni  di  tale  avvenimento  tutti  coloro  che  stavano 
ndla  caravella  :  egli  chiamò  di  nuovo  il  capitano  e  tutta  la 
sua  truppa,  e  die  loro  la  sua  parola  ed  assicurolli ,  che  non 
discenderebbe  dalla  sua  caravella  pria  d'aver  preso  un  cen- 
tinaio di  Portughesi  per  menarli  in  Castiglia,  e  pria  di  aver 
spopolata  tutta  quest'  isola .  —  Dopo  di  che,  tornò  ad  anco- 
rarsi nel  porto  ove  era  stato  da  principio,  perchè  il  tempo 
ed  il  vento  mostravansi  troppo  sinistri,  onde  egli  attener  si 
potesse  ad  altro  partito. 

Mercoledì,  90  febbraio 

L^  ammiraglio  fece  mettere  tutto  in  ordine  nel  suo  vascel- 
lo, e  comandò  che  le  botti  venisser  piene  di  acqua  di  mare 
p^  bene  zavorrarlo,  poiché  egli  trova  vasi  in  un  porto  cat- 
tivissimo, e  temeva  che  gli  scogli  del  fondo  non  gli  taglias- 
sero le  gomene;  il  che  di  fatti,  dopo  brev'ora,  avvenne, 
per  cui  e^  fece  vela  per  l'isola  di  San  Michele,  benché  non 
fosse  speranza  di  trovare  un  buon  porto  in  nessuna  delle 
Azzore  pel  tempo  che  soprastava  :  ma  frattanto  non  resta- 
vagli  altra  risorsa,  che  quella  di  rimettersi  alla  fortuna  del 
mare. 

Giovedì,  91  febbraio 

Ieri  r  ammiraglio  parti  da  quest'  isola  di  Santa  Maria 
per  trasferirsi  a  quella  di  San  Michele ,  per  vedere  se  ivi 
potea  trovare  un  porto  in  cui  rifugiarsi,  in  un  tempo  tanto 
cattivo  come  quello  che  al  presente  faceva  ;  e  ad  onta  della 
violenza  del  vento  e  del  grossissimo  mare,  ei  navigò  infino 


371  COLOMBO 

a  notte  senza  potere  scorger  terra,  ne  da  una  parte  né  dal- 
r  altra,  a  causa  della  immensa  copia  di  vapori  che  ingom- 
bravano 1*  orizzonte,  e  della  oscurità  del  vento  e  del  mare . 

L' ammiraglio  dice,  di  trovarsi  estremamente  impacciato, 
perchè  non  restavangli  che  tre  marinari  cogniti  del  mare, 
mentre  le  altre  persone  che  gli  rimanevano  erano  inespfsrte 
dell'arte  di  navigare;  laonde  evenne  la  nave  in  panna (1) 
tutta  la  notte,  esposto  agli  imminenti  perigli  di  una  spaven- 
tevole tempesta  :  fortunatamente ,  grazie  a  Dio,  il  mare,  o 
piuttosto  le  sue  onde,  non  venivano  che  da  una  sola  ban- 
da; poiché  se  si  fossero  incrocicchiate  come  neir  ultima 
burrasca,  egli  avrebbe  maggiormente  sofferto . 

Dopo  la  levata  del  sole,  non  scorgendo  ancora  V  isola  di 
San  Michele,  risolvette  di  ritornare  a  quella  di  Santa  Ma- 
ria d*ond' era  partito  per  vedere  di  ricuperare  le  sue  gentì, 
la  scialuppa ,  le  gamene  e  le  ancore  che  vi  eran  rimaste  • 

L' ammiraglio  dice,  di  esser  maravigliato  di  un  tempo 
cosi  ostinatamente  cattivo  in  queste  isole  e  nei  loro  paraggi  9 
perchè  nell'Indie  ove  egli  avea  navigato  durante  tutto  il 
verno  senza  sostare,  sempre  il  tempo  era  stato  eccellentis- 
simo, ed  il  mare  non  avea  cessato  un  solo  istante  d'essere 
navigabile;  ivi  e' non  avea  corso  alcun  rischio,  mentre  qui 
egli  avea  sofferto  così  orribile  tempesta  • 

E' fa  osservare,  che  aveane  provata  una  pressoché  si- 
mile nella  sua  dipartita  dalla  Spagna  pria  di  giugnere  alle 
Canarie ,  ma  dice  che  al  di  là  di  queste  isole  avea  ognor 
trovato  e  l' aere  ed  il  mare  nella  maggior  possibile  calma  • 

L'ammiraglio  infine  conchiude  ricordando,  che  i  teologi 
ed  i  dotti  filosofi,  con  molta  ragione  han  detto,  che  il  Para- 


(I)  Vedi  per  la  spiegazione  di  questa  voce,  la  nota  che  inserimmo  alla  gior- 
nata di  martedì  16  ottobre .  '  Marmoccbi 


PRIMO  VIAGGIO  373 

disc  Terrestre  è  all'estremità  dell'Oriente,  questa  essendo 
regkme  temperatissima  ;  e  poi  soggiugne,  che  le  terre  da 
lui  scoperte  sono  appunto  in  fondo  all'  Oriente . 

Venerdì,  %%  febbraio 

Ieri  l' ammiraglio  ancorò  all'  isola  di  Santa  Maria ,  nel 
luogo  stesso  e  nel  medesimo  porto  ove  egli  avea  gettato 
l'ancora  la  prima  volta.  Poco  dopo  e' vide  un  uomo,  che 
ascese  sur  uno  scoglio  situato  rimpetto  al  porto,  e  fece  al- 
cuni segni  col  propio  mantello  ( à  captar)  (1)  alla  caravella, 
perchè  la  non  se  ne  partisse:  e  dopo  non  guari  tempo  giunse 
la  scialuppa  con  cinque  marinai,  due  preti  ed  un  no  taro,  i 
quali  domandarono  garanzia  pella  loro  personale  sicurezza; 
e  tosto  che  l'ammiraglio  l'ebbe  loro  accordata,  montarono 
sulla  caravella,  e  perchè  già  soprastava  la  notte,  dormirono 
in  essa,  dove  l'ammiraglio  fece  loro  la  meglio  accoglienza 
possibile.  L' indimani  e'  lo  richiesero  di  mostrare  loro  le  pa- 
tenti del  re  e  della  regina  di  Castiglia  onde  verifics^ese  Te- 
ramente  egli  avea  fatto  questo  viaggio  colla  autorizzazione 
dei  medesimi:  e  l'ammiraglio  comprese  che  prendevano 
questo  partito  per  potere  in  qualche  modo  giustificare  la 
loro  antecedente  condotta ,  e  per  allontanare  ogni  sospetto 
di  biasimo ,  e  perchè  non  avevano  potuto  impadronirsi  della 
sua  persona  come  ne  aveano  avuta  l' intenzione  allorquan- 
do vennero  colla  scialuppa  armata  ;  e  che  accortisi  adesso 
di  non  aver  nulla  da  guadagnare  con  quella  loro  condotta 
in  questo  affare  e'  voleano  rimediare  al  loro  tradimento  pel 
timore  che  l' anuniraglio  non  mandasse  ad  effetto  ,  come 
n'avea  espressa  l'intenzione,  e  vi  sarebbe  riuscito,  le  mi- 
nacele a  loro  fatte  e  di  cui  estremamente  paventavano  i  re- 

(I)  Capear,  accennar  col  metallo  ,  chiamare.  Roqubttb 


874  COLOMBO 

saltati.  Ma  l' ammiraglio  per  ricuperare!  suoi,  che  erano 
nelle  loro  mani,  consentì  di  presentar  loro  la  lettera  circo* 
lare  del  ree  della  regina,  direttaa  tutti  i principi  e  potenta- 
ti, come  pure  le  altre  disposizioni  e  lettere  reali  di  cui  egli 
era  latore,  e  donò  loro  di  ciò  che  aveva.  —  Essi  rimasero 
sodisfatti  e  se  ne  tornarono  a  terra  lasciando  in  libertà  tutti 
gli  uomini  dell'equipaggio  con  la  scialuppa.  L' ammiraglio 
apprese  da  questi,  che  se  i  Portoghesi  fosser  pervenuti  a 
prenderlo,  non  gli  avrebbono  più  resa  la  libertà,  perchè  il 
capitano  avea  loro  assicurato  questo  esser  l'ordine  datogli 
dal  re  di  Portogallo  suo  signore . 

Ieri  il  tempo  incominciò  a  rimettersi  al  buono  ;  cosicché 
r ammiraglio,  levate  le  ancore  ,  fece  il  giro  dell'isola  in 
cerca  di  sito  migliore  onde  poter  dar  fondo  e  provvedervi 
legname  e  sassi  atti  a  zavorrare  il  suo  naviglio  :  ma  non 
trovò  da  gettar  l' ancora  altro  che  sulla  sera,  verso  l' ora  di 
compieta . 

Domeiiica,  84  feblijralo 

L' ammiraglio  dette  fondo  ieri  nella  serata  onde  provve- 
der legna  e  pietra  come  dicemmo  :  ma  il  mare  essendo  ognor 
fluttuosissimo,  la  scialuppa  non  potette  approdare. 

In  sul  finire  del  primo  quarto  di  notte  incominciarono  a 
soflSare  venti  da  ponente  e  da  libeccio,  e  subito  l'ammira- 
glio ordinò  di  spiegare  le  vele,  pell'inunenso  perìcolo ,  che 
s'incontra  in  queste  isole  quando  ti  si  resta  sull'  ancora 
col  vento  australe ,  avvegnaché  il  terribile  libeccio  segua 
sempre  i  venti  di  ostro . 

Il  tempo  essendo  omai  favorevole  per  andare  in  Gasti- 
glia,  egli  ordinò  di  cessare  di  caricar  pietrami  e  legna, 


PRIMO  VIAGGIO 


375 


e  volta  la  proda  dritta  a  levante,  GIò  fino  al  levar  del  sole, 
cioè  nellMntervallodi  sei  ore  e  due  quarti,  sette  miglia  l'ora, 
vale  a  dire  quarantacinque  miglia  e  mezza  ;  e  dal  sorgere 
infino  al  tramonto  di  quest'  astro ,  ne  filò  sei  per  ora ,  il 
che  forma,  in  undici  ore,  sessantasei  miglia,  le  quali,  unite 
alle  quarantacinque  e  mezza  della  notte ,  fanno  in  tutto 
cent*  undici  e  mezza ,  o  ventotto  leghe . 

Lunedì,  %S  febbraio 

Ieri ,  dopo  il  tramonto  del  sole ,  V  anuniraglio  seguitò 
il  suo  cammino  a  levante,  e  filando  cinque  miglia  Torà,  ne 
fece,  in  tredici  ore,  che  durò  la  notte,  sessantacinque,  o 
sedici  leghe  ed  un  quarto  ;  —  dalla  mattina  della  dimane 
infino  alla  notte,  percorse  una  distanza  di  sedici  leghe  e 
mezza,  avendo,  grazie  a  Dio,  il  mare  bello  ed  unito . 

Venne  alla  caravella  un  grossissimo  volatile  che  rasso> 
migliava  ad  un  aquila  . 

niartedk ,  98  febbraio 

Ieri ,  dopo  il  coricarsi  del  sole,  l' ammiraglio  continuò  il 
suo  cammino  verso  levante  sovra  un  mare ,  grazie  a  Dio, 
placido  ed  unito;  per  la  maggior  parte  della  notte  e'  filò  otto 
miglia  l' ora ,  e  fece ,  fino  in  cento  miglia  o  venticinque  le- 
ghe. 

Dopo  la  levata  del  sole,  venendo  manco  il  vento,  e'  pro- 
vò alcune  contrarietà,  e  non  fece  quasi  che  sole  otto  leghe 
alia  volta  di  greco  levante  . 


Mercoledì,  %1  febbraio 

Durante  tutta  questa  notte  ed  il  giorno  che  la  segui, 
l'ammiraglio  fu  spinto  fuori  del  suo  sentiero  dai  venti  con- 


376  COLOMBO 

trari ,  dalla  violenza  dell'onde  e  dall'agitazione  del  mare  • 
Egli  era  distante  cento  venticinque  leghe  dal  capo  di  San 
Vincenzo,  ottanta  dall'  isola  diMadera,  e  centosei  da  cpiella 
di  Santa  Maria:  e  vivamente  s'a£Qisse  che  una  si  spaven- 
tevol  t  empesta  fosse  venuta  a  contrariarlo  ed  a  porlo  in 
pericolo  al  momento  in  cui  stava  per  aggi ugnere  al  porto. 

GiO¥ed)  9  88  rebbraio 

In  questa  notte  e'navigò  nello  stesso  modo  con  molti  cam- 
biamenti di  vento,  per  cui  ora  si  dirigeva  ad  austro,  ora  a 
libeccio ,  attenendosi  ora  da  un  lato ,  ora  dall'  altro  :  final- 
mente ,  alcuna  volta  navigò  a  grecale  ed  a  greco  levante 
in  tal  guisa  egli  passò  l' intera  giornata  • 

Venerdì ,  primo  marzo 

Da  che  scomparse  la  luce  del  giorno ,  l' ammiraglio  se- 
guì il  rombo  di  levante  un  quarto  greco,  nella  direzione 
del  quale  governò  per  undici  leghe  :  ed  eziandio  durante  il 
dì  diresse  la  prua  per  venti  tre  leghe  e  mezza  nella  stessa 
direzione. 

Sabato,  8  marzo 

L'ammiraglio  proseguì  nella  notte  il  suo  cammino  a  le- 
vante un  quarto  verso  grecale;  e' fece  ventotto  leghe  nel 
corso  della  notte  ^  ed  altre  venti  durante  il  giorno. 

Domeiiica,  Z  marzo 

Dopo  il  tramonto  del  sole ,  T  ammiraglio  seguitò  il  suo 
cammino  alla  volta  di  levante. 

Una  fortissima  raffica  di  vento  che  gli  piombò  addosso 
fiaccò  tutte  le  vele  della  sua  nave  che  mise  in  grande  ed 
imminente  periglio;  ma  Iddio  volle  liberarlo.  Egli  fece 


PRIMO  VIAGGIO  377 

Egli  fece  tentare  la  sorte  per  inviare  un  pellegrino  alla  Ma- 
donna della  Cintola,  in  Huelva,  che  vi  si  trasferirebbe  in 
camicia;  e  le  sorti  caddero  su  di  lui.  Da  ognuno  fu  egual- 
mente fatto  voto  di  digiunare  a  pane  ed  acqua,  il  primo 
sabato  dopo  il  giorno  che  il  bastimento  arriverebbe  in  porto. 

Pria  che  si  rompesser  le  vele  la  caravella  avea  fatte  ses- 
santa  miglia  ;  ma  dopo  ella  navigò  coi  soli  alberi  e  le  funi, 
a  causa  della  violenza  straordinaria  dei  venti  e  dell*  agita- 
zione del  mare,  che  spingeano  in  tutte  le  direzioni  il  navi- 
glio. 

Nulla  di  meno,  videro  alcuni  segni  annunziatori  della 
pro86inùtà  della  terra  :  infatti  trovavansi  assai  dapi^resso  a 
Lisbona . 

Lunedì ,  4  marzo 

La  caravella  provò  nella  serata  decorsa  un'  orribile  bur- 
rasca ;  i  flutti  che  da  ogni  lato  sospignevanla ,  sembravano 
doverla  sommergere;  pareva  che  i  venti  la  sollevasser  nel- 
r  aere ,  e  dal  cielo  l' acqua  cadeva  a  torrenti ,  ed  i  lampi 
solcavano  in  ogni  senso  le  nubi .  Lo  spettacolo  era  orribil- 
mente trem^do  ;  ma  piacque  al  nostro  Signor  di  soccorre- 
re Tammiraglio,  e  mostrpgli  la  terra,  che  dopo  il  primo 
quarto  i  marinari  aveano  scorta.  Allora ,  per  non  giugnere 
ciecamente  a  terra  senza  essersi  assicurato  se  poteva  tro- 
varvi un  porto  o  qual  altro  si  fosse  luogo  per  mettersi  al 
coperto  e  salvarsi,  il  Colombo  fece  spiegare  la  gran  vela 
di  maestra,  non  avendo  altro  mezzo  per  avvicinarsi  alcun 
poco ,  ad  onta  del  gran  perìcolo  a  cui  si  esponeva  facendo 
vela.  — Ma  Dio  li  conservò  inflno  a  giorno,  mentr'essi, 
dopo  aver  passata  tutta  la  notte  fra  le  angoscie  ed  il  timore, 
non  aspettavano  che  il  naufragio . 


I.  48 


378  COLOMBO 

Allo  spuntar  del  dì ,  i'  ammiraglio  riconobbe  ,  che  la  ter- 
ra cui  vedeva  era  lo  scoglio  di  Cintra ,  situato  presso  il  fiu- 
me di  Lisbona,  nel  quale  decise  di  entrare,  poiché  non  re- 
stavagli  altra  via  di  salvezza,  tanto  era  orribile  la  burrasca 
dirimpetto  alla  città  di  Gascaes,  posta  all' imboccatura  del 
precitato  flume.  Egli  dice ,  che  gli  abitanti  di  questo  porto 
stettero  tutta  la  mattinata  in  orazione  per  essi  loro,  e  che, 
quando  la  caravella  fu  entrata  nella  fiumana,  tutta  la  po- 
polazione venne  a  vederli ,  riguardando  come  meraviglioflo 
che  dessi  si  fosser  sottratti  air  imm  inente  periglio  che  li 
minacciava . 

Circa  le  ore  tre  egli  passò  dappresso  a  Rastelo ,  luogo 
situato  neir  intemo  del  flume  di  Lisbona,  ove  seppe  dalla 
gente  di  mare  che  in  cotal  luogo  trovavasi,  che  non  mai 
era  vi  stato  a  memoria  d' uomo  un  inverno  così  tempesto- 
so ;  che  venticinque  bastimenti  aveano  fatto  naufragio  sul- 
le coste  di  Fiandra,  e  che  altri  ve  n'  erano  nei  porti  di 
quella  provincia  i  quali ,  da  quattro  mesi ,  non  ne  poteva- 
no uscire. 

L' ammiraglio  scrisse  subito  al  re  di  Portogallo ,  il  quale 
abitava  distante  da  quel  luogo  nove  leghe ,  che  il  re  e  la 
regina  di  Castiglia  gli  avevano  imposto  di  approfittarsi  d' en- 
trare nei  porti  di  Sua  Altezza  per  farvi  provvista  di  quanto 
gli  fosse  abbisognato;  e  supplicava  il  re  di  concedergli  Tau- 
torita  di  trasferirsi  a  Lisbona  colla  sua  caravella,  aflfinchè 
alcuni  banditi,  supponendo  eh'  egli  recasse  gran  somma 
di  oro,  non  s' approfittassero  della  solitudine  di  questo  por- 
to, nel  quale  trovavasi ,  per  commettere  qualche  ladronec- 
cio .  Lo  scopo  di  questa  lettera  era  pure  di  far  conoscere  a 
Sua  Altezza  ch^  ei  non  veniva  dalla  Guinea ,  ma  sibbene 
dalle  Indie. 


PRIMO  VIAGGIO  379 

martedì,  5  marzo 

Oggi,  Bartolommeo  Diaz  di  Lisbona,  mastro  del  gran  va- 
sceUo  del  re  di  Portogallo,  che  sorgeva  ancorato  qui  a  Ra- 
stelo,  edera,  al  dire  dell'ammiraglio,  la  nave  meglio  prov- 
vista d' artiglieria  e  d'  armi  che  si  fosse  veduta  gianunai, 
si  recò,  sur  una  scialuppa  armata,  a  bordo  della  caravella, 
ed  intimò  air  ammiraglio  di  entrare  nella  sua  scialuppa  per 
venire  a  dar  conto  di  se  ai  ministri  del  re  ed  al  capitano 
del  detto  vascello . 

Ha  il  Colombo  rispose ,  esser  egli  ammiraglio  del  re  e 
della  regina  di  Gasliglia,  che  non  era  tenuto  a  rendere  alcun 
conto  di  questo  genere  a  que'  ministri,  ed  ufiziali,  e  che  ei 
non  uscirebbe  dai  bastimenti  o  dai  vascelli  nei  quali  si  tro- 
vasse ,  a  meno  che  non  vi  fosse  costretto  dalla  forza  del- 
l'armi. Al  che  il  Diaz  soggiunse,  che  almeno  volesse  in- 
viare a  terra  il  capitano  della  caravella,  e  l'ammiraglio  gli 
rispose  che  non  solo  il  capitano,  ma  neppure  qualunque 
altra  persona  si  fosse  non  uscirebbe  dal  suo  bastimento,  se 
non  forzato,  poiché  egli  era  di  parere,  che  autorizzando 
alcuno  del  suo  bordo  a  recarvisi ,  fosse  lo  stesso  che  an- 
darvi da  sé,  e  che  gli  ammiragli  del  re  di  Gastiglia  erano 
usi  a  dar  piuttosto  la  vita  che  cedere  o  abbandonare  alcune 
delle  sue  genti  in  mani  straniere .  Allora  il  mastro  porto- 
ghese moderò  le  sue  pretensioni,  e  rispose  che  se  cosi  era, 
lasciavalo libero  d'andare  ove  più  gli  piaceva,  macho  pre- 
gavalo  di  voler  mostrare  le  lettere  del  re  di  Gastiglia,  sep- 
pur le  aveva;  e  poiché  piacque  all'ammiraglio  di  mostrarglie- 
le ,  l' inviato  ritornò  subito  sul  vascello  portoghese,  ove  fece 
il  suo  rapporto  al  capitano,  chiamato  Alvaro  Dama,  il 
quale  allora  si  trasferì  alla  caravella  col  maggior  treno  pos- 
sibile, vale  a  dire,  a  suon  di  timballi,  di  cornette  e  pife- 


380  COLOMBO 

ri .  Trattò  l' ammiraglio  con  molta  considerazione ,  inter- 
(ennesi  alcun  tempo  con  esso ,  e  gli  offerì  di  far  per  lui 
tutto  ciò  che  da  questi  gli  venisse  ordinato. 

mercoledì ,  6  marzo 

Essendosi  sparsa  la  nuova  che  T  ammiraglio  proveniva 
dalle  Indie,  giunse  oggi  dalla  città  di  Lisbona  un'inflnità 
di  popolo  per  ammirare  cosi  straordinario  navigatore  e  per 
vedere  gr  Indiani  cui  seco  adduceva,  che  era  cosa  veramen- 
te sorprendente  ^  ma  quel  che  risvegliava  non  minor  mera- 
viglia erano  le  strane  espressioni  per  le  quali  da^  ciasche- 
duno veniva  manifesta  la  propria  sorpresa:  lutti  rendeva- 
no influite  grazie  al  nostro  Signore  ,  e  dicevano  che  la  gran 
fede  dei  re  di  Castiglia^  e  il  desiderio  che  avevan mostrato 
di  servire  a  Dio,  erano  causa  che  la  sua  divina  Mae  sta  aves- 
se loro  tutto  questo  concesso . 

GloTedì,  7  marzo 

Una  folla  immensa  di  popolo  e  gran  numero  di  persone 
di  alto  affare,  fra  le  quali  trova vansi  i  ministri  del  re,  ven- 
nero in  questo  giorno  alla  caravella  ;  tutti  ringraziarono  in- 
finitamente il  nostro  Signore  per  tanta  felicità  e  incre- 
mento del  cristianesimo  che  avea  posto  nelle  mani  dei  regi 
di  Castiglia:  essi  concordemente  attribuivano  tanto  successo 
allo  zelo  efficace  col  quale  le  Loro  Altezze  praticavano  la  re- 
ligione di  Gesù  Cristo  e  alla  premura  che  aveano  della  sua 
propagazione . 

Venerdì,  H  marzo 

Oggi  r  ammiraglio  ricevè ,  per  mezzo  di  don  Martino  di 
Norona,una  lettera  del  re  di  Portogallo,  nella  quale  questo 


PRIMO    VIAGGIO  381 

sovrano  il  pregava  di  andare  a  visitarlo  nel  luogo  ove  pre^ 
sentonente  soggiornava ,  giacché  il  tempo  ancora  non  gli 
permetteva  di  partire  colla  sua  caravella  :  e  sebbene  il  Co- 
lombo  assai  poco  si  curasse  di  visitarlo ,  pur  tuttavia  aderì 
a  cpieir  invito ,  per  togliere  ogni  sospetto ,  e  recossi  a  ri- 
posare in  questa  notte  a  Sacanben . 

II  re  avea  ordinato  a  suoi  agenti  e  ministri  di  sommini- 
strare all'ammiraglio,  senza  pigliar  denaro ,  tutto  ciò  che 
gli  abbisognasse  non  tanto  per  suo  proprio  uso  quanto  pure 
per  il  di  lui  equipaggio  e  navìglio,  e  di  adempiere  ad  ogni 
suo  desiderio. 

Sabato,  •  inarz« 

In  questo  giorno  l'ammiraglio  partì  da  Sacanben  per  an  - 
dare  a  trovare  il  re,  che  soggiornava  nella  valle  di  Paraiso, 
distante  nove  leghe  da  Lisbona:  ma  siccome  piovve  quanto 
fu  lungo  il  dì,  egli  non  potè  giugnere  che  al  soprastar  della 
notte  alla  residenza  del  portoghese  monarca .  Questo  prin- 
cipe comandò  ai  primari  offiziali  del  suo  palazzo  di  rice- 
verlo con  tutte  le  maggiori  onorificenze  possibili,  ed  egli 
stesso  gli  fece  la  più  graziosa  accoglienza  ;  ebbe  per  esso 
molti  riguardi ,  lo  fece  sedere  al  suo  cospetto,  tenne  seco- 
lui  affabili  discorsi,  e  gli  disse  che  ordinerebbe  di  far  tutto 
ciò  che  fosse  utile  ai  regi  di  Gastiglia  ed  al  loro  servigio , 
con  maggiore  esattezza  eziandio  che  se  ciò  fosse  pel  suo 
proprio .  Dimostrò  molto  piacere  pel  felice  successo  di  que- 
sto viaggio;  disse  che  era  contentissimo  che  se  ne  fosse  pre- 
so V  assunto ,  ma  soggiunse ,  che  pel  trattato  concluso  fra 
lui  ed  i  re  di  Gastiglia ,  sembravagli  che  questa  scoperta  e 
conquista  alla  sola  corona  portoghese  appartenessero  :  alla 


382  COLOMBO 

quale  pretensione  l' ammiraglio  rispose,  di  non  aver  vedalo 
questo  trattato ,  ma  di  poter  però  assicurare ,  che  i  re  di 
Castiglia  gli  aveano  imposto  di  non  andare  né  alla  Mina 
deir  Oro,  né  in  alcuna  parte  della  Guinea,  e  che  pria  che 
egli  partisse  pel  suo  viaggio  le  Altezze  Loro  avevan  fatto 
pubblicare  quest'ordine  in  tutti  i  porti  dell'Andalusia: 
ma  il  re  graziosamente  gli  rispose  che  non  sarebbevi  bisogno 
di  mediatori  fra  le  Loro  Altezze  ed  esso  lui  per  intendersi 
intorno  a  quest'  affare  • 

Il  re  gli  diede  per  compagno  il  prior  del  Ciato,  che  era  il 
personaggio  più  considerevol  di  tutti  quelli  che  si  trovavano 
in  quella  residenza  :  infatti  questo  signore  fece  all'  ammi- 
raglio il  più  distinto  accoglimento ,  ed  ebbe  per  esso  lui  i 
amggiori  riguardi. 

Domenica,  10  marzo 

Oggi,  dopo  la  messa,  il  re  disse  di  nuovo  all'ammiraglio, 
che  se  abbisognava  di  qualche  cosa  lo  dicesse  francamente, 
che  tutto  gli  farebbe  prontamente  somministrare.  Parlò  a 
lungo  con  esso  lui  rispetto  al  suo  viaggio,  e  sempre  invita- 
valo  di  assidersi  in  sua  presenza  e  gli  usava  mille  compli- 
menti . 

Lanedì,  11  marzo 

In  questo  giorno  l'ammiraglio  prese  commiato  dal  re, 
il  quale  gli  conununicò  molte  cose  perchè  le  riferisse  ai  re- 
gnanti di  Castiglia ,  dimostrandogli  sempre  la  massima  be- 
ncvoglienza. 

L'ammiraglio  partì  nel  dopo  pranzo ,  ed  il  re  lo  fece  ac- 
compagnare da  don  Martino  deNorona,  e  tutte  le  persone 


PRIMO    VIAGGIO  883 

distinte  che  si  trovavano  nella  reggia  Io  corteggiarono  ,  e 
per  rendergli  vie  più  onore  rimaser  lunga  pezza  con  lui . 
Quindi  il  Colombo  sì  trasferì  ad  un  monastero  di  Sant*  An- 
tonio, posto  presso  di  un  villaggio,  che  dicesi  Yillafranca, 
ove  dimorava  la  regina;  egli  andò  a  presentare  i  suoi 
omaggi  a  questa  principessa,  e  baciargli  le  mani  ;  poiché 
dessa  gli  avea  fatto  dire  di  non  dipartirsi  senza  visitarla.  El- 
la, in  un  col  duca  ed  il  marchese  di  Yillaf  ranca,  che  erano 
seco  lei,  ricevettero  l'ammiraglio  nella  più  onorevole  ma- 
niera (1).  Quand'egli  parti  era  già  notte  ed  andò  a  dor- 
mire a  Llandra . 

■laricdì,  t%  marze 

Nel  momento  in  cui  l' ammiraglio  era  pronto  a  partire 
da  Llandra  per  imbarcarsi  sulla  sua  caravella,  giunse  uno 
scudiere  del  re  per  dirgli,  che  s'ei  volea  trasferirsi  per 
terra  in  Gastiglia,  Sua  Altezza  gli  avea  comandato  di  te- 
nergli compagnia  e  fornirgli  alloggio ,  cavalli ,  e  tutto  ciò 
onde  potesse  abbisognare .  Tosto  che  il  Colombo  si  fu  di- 
viso dallo  scudiere ,  questi  gli  mandò ,  da  parte  del  re , 
una  mula  ed  un'altra  ne  donò  al  suo  pilota  che  aveva  seco 
condotto .  L'ammiraglio  dice  di  aver  saputo  che  lo  stesso 
scudiero  aveva  fatto  ai  pilota  un  presente  di  venti  spade , 
e  fa  osservare  non  esser  egli  e  i  suoi  ricolmati  di  tanti 
contrasegni  di  benevolenza  per  parte  delle  Loro  Altezze, 
se  non  perchè  il  re  e  la  regina  Cattolici  ne  venissero  in  co- 
gnizione. 

Egli  non  arrivò  alla  sua  caravella  che  nella  notte. 


(I)  Nell'originale  è  scriUo:  Con  la  mal  estaba  el  Duqve  y  elMarques, 
donde  recibio  el  almirante  mucha  honra,  Roqubttb 


384  COLOMBO 

mercoledì,  IS  marzo 

Alle  ore  otto  del  mattino  rammiraglio  salpò  nel  tempo 
dell'alta  marea  (1)  e  spiegò  le  vele  al  vento  di  settentrio- 
ne maestrale  volgendo  la  proda  verso  Siviglia . 

Giovedì,  14  marzo 

Ieri 9  dopo  il  tramonto  del  sole,  l'ammiraglio  continuò 
il  suo  cammino  alla  volta  di  mezzogiorno ,  e  pria  della 
punta  del  giorno  trovossi  all'  altezza  del  capo  di  San  Yin- 
cenzo,  che  rimane  nel  Portogallo;  navigò  poscia  a  levante 
per  trasferirsi  a  Saltes ,  e  durante  tutta  la  giornata  non 
ebbe  che  debol  vento  sino  al  momento  in  cui  fu  rimpetto 
a  Furon . 

Venerdì  ,  15  marzo 

Ieri,  dopo  il  tramonto  del  sole ,  l'ammiraglio  proseguì 
a  camminare  ognor  con  deboli  venticelli;  al  sorger  del  sola 
egli  era  di  faccia  a  Saltes  ;  circa  il  mezzodì,  entrò  col- 
1^  aiuto  della  marea  ascendente  pella  barra  dì  Saltes  fino 
nel  porto  del  medesimo  nome,  da  dove  era  partito  addì 
3  agosto  dell'  anno  precedente . 

Qui  dice  di  por  termine  a  questa  relazione,  sebbene 
fosse  stato  suo  disegno  di  trasferirsi  per  mare  a  Barcel* 
Iona  ove  trova vansi  le  Loro  Altezze ,  e  ciò  aflBjie  di  rac- 
contar loro  tutto  il  suo  viaggio,  che  il  Signore  nostro,  oltre 


(0  II  Colombo  dice,  con  la  marea  de  ingente .  Questa  ultima  parola  es- 
prìme una  cosa  che  è  grandissima  ,  laonde  il  Navarrete  è  di  parere  clie  Tillu- 
sire  navigatore  abbia  voluto  fu  conoscere  che  la  marea  era  pervenuta ,  al  mo- 
mento che  stava  per  partire ,  ad  una  grandissima  altcxza.  Roqcbttc 


PRIMO   VIAGGIO  Sas 

avergliene  inspirato  il  pensiero ,  aveagli  concesso  eziandia 
di  condurlo  felicemente  ad  effetto .  Poiché  sapeva  ,  e,  sen- 
za che  il  suo  convincimento  fosse  dal  menomo  dubbio  con- 
trariato, era  fermamente  persuaso,  che  sua  divina  Maestà 
opera  tutto  ciò  che  è  buono ,  che  tutto  è  buono  meno  il 
peccato ,  e  che  non  puossi  pensare  o  giudicare  cosa  alcuna 
a  cui  Dio  non  abbia  dato  il  suo  consenso . 

Ed  in  oltre  V  ammiraglio*  dice:  •  Vedo,  dal  successo  di 
»  questo  viaggio,  che  Iddio  ha  maravigliosamente  provato 
»  ciò  che  dico,  come  ognuno  che  legga  questo  racconto 
»  può  convincersene,  pei   segnalati  miracoli  che  egli  ha 

>  fatti  durante  la  mia  navigazione;  non  che  per  quelli  che 

•  ha  operati  in  favor  di  me  stesso ,   che  sono  da  tanto 

•  tempo  alla  corte  delle  Vostre  Altezze,  in  opposizione  e 
»  contro  l'avviso  di  tanti  distinti  personaggi  della  vostra 
»  casa;  i  quali  tutti  sorgevano  contro  di  me,  trattando  il 
»  mio  progetto  dì  sogno ,  e  la  mia  intrapresa  di  chime- 

>  ra.  Nulladimeno,  io  spero  nel  nostro  Signore,  che  quc- 
»  sto  viaggio  farà  il  piìi  grande  onore  alla  Cristianità, 
»  sebbene  con  tanta  facilità  sia  stato  compito  • . 

Queste  sono  le  ultime  parole  dell'ammiraglio  Cristoforo 
Colombo,  nella  Relazione  del  suo  Primo  Viaggio  alle  Indie        I 
Occidentali  ,  quand'  egli  andò  a  farne  la  discoperta . 


La  presente  Relazione,  è  wia  copia  di  quella  che  esiste , 
scritta  dalla  mano  stessa  del  vescovo  Bartolommeo  di  Las 
Casas ,  negli  Archivi  di  sua  eccellenza  il  signor  duca 
deirinfantado^  la  quale  forma  un  piccolo  tomo  in  fo» 
glioj  rilegato  in  cartapecora^  e  composto  di  settanta  sei 


.._i 


I.  49 


386  COLOMBO 

fogli  (1)  di  finissima  e  serrata  scrittura .  Nei  medesimi  ar- 
chivi esiste  un^  altra  copia  antica  di  questa  Relazione ,  ma 
alquanto  posteriore  a  quella  del  vescovo  Bartolommeo  di 
Las  Casas^  ed  è  parimente  in  foglio  ^  rilegata  nel  medesi" 
mo  modo ,  e  composta  di  cento  quaranta  fogli .  Le  quali 
due  copie  furono  costantemente  sotto  i  nostri  occhi  ,  nella 
minuta  collazione  che  ne  abbiamo  fatta  colle  copie  nostre , 
io  ed  il  capo  dei  cosmografi  delPIndie ,  don  Gian  Battista 
Munoz . 


Da  Madrid ,  addì  27  febbraio  1791. 


(Firmato)   Martino  FEr.N\NDnz  di    INAVARRETE  . 


(1)  Il  vocabolo  spagnuolo  hoja  o  foja,  che  e  nell' originalo  ,  e  fu  fradoUo 
per  foglio,  significa  una  carta  scrina  da  due  parli ,  vale  a  (|irc  due  pagine. 

Verneuil 


^^'. 


NOTA 

SSi   }SG)QltnSTTS 

INTORNO 

ALLMSOLA  DI  GUANAHANI 

detta 

DA     CRISTOFORO    COLOMBO 
8AW  SAIiTABORE  * 


A  aragonando  il  lesto  dell' Hcrrcra  { Decada  Prima ,  lib.  I,  cap.  12  cse- 
gaenli)  con  una  delle  mappe  che  lo  accompagnano,  sembra,  che  la  prima 
imia  in  cui  Crisiororo  Colombo  approdò,  ed  alla  quale  dette  il  nome  di  San 
Salvadore  (  ma  che  gli  abitanti  di  easa  appellavano  Guanahani) ,  cortamente 
corrisponda,  come  generalmente  si  creile,  all'  isola  di  San  SalwÈdore  Grande  , 
e  non  a  quella  detta  el  Gran  Turco ,  la  maggiore  del  Gruppo  delle  Turche  , 
oggi  chiamata  la  Grande  Salina  »  come  opina  il  Natarrete . 

Tutto  ciò  che  dice  l'Herrera,  il  quale  ebbe  a  sua  disposizione  gran  parte 
dei  manoscritti  di  Cristororo'Colombo,  od  almeno  le  esatte  copie  di  essi;  (poi- 
ché interi  periodi  delle  sue  Decadi  sono  litieralmente  conformi  al  testo  del  qua- 
le inserimmo  in  questo  volume  la  traduzione  ),  riferiscesl  o  può  riferirsi  alla 
nostra  opinione  *,  e  questa  ancora  si  fii  più  salda,  coli'  osservare  attentamente 
una  delle  sue  mappe ,  ove  mirasi  un'  isola  situata  a  presso  a  poco  nella  me- 
desima posizione  di  San  Salvadore  Grande»  vale  a  dire  alla  stessa  latitu- 
dine dell' estpemità  meridionale  della  Florida,  e  accanto  ad  essa   leggesl  li 


*  Vedi  la  mia  Coita  tlel le  Grandi  e  Piccole  j4  nulle,  delle  Lucale,  ec,  e 
confrontala  con  quella  di  Cuba,Spae^wiola,  Giamaica,  e  delle  minori  isole 
adiacenti,  prime  terre  scoperte  da  Cristoforo  Colombo.    -  Marmocoii 


388 

nome  di  Gtmniana,  il  quale  evidentemente  apparisce  esser  quello  di  Guana- 
hani  alquanto  alteralo. 

D' altronde,  l' isola  di  Gttanahani  ha  quindici  leghe  di  lunghezza,  secondo 
il  parere  dell'Herrera ,  il  quale,  su  questo  punio,  è  concorde  con  quello  che  ne 
riferisce  Ferdinando  Colombo  nella  vita  di  suo  padre.  —  Cristoforo  Colombo, 
nella  Relazione  del  tuo  primo  Viaggio,  non  dà,  è  vero,  la  lunghezza  di 
GuaruUiani ,  ma  dice ,  che  ella  é  un'  isola  grandissima . 

Ora,  l' isola  detta  el  Gran  Turco (  la  Grande  Salina  de'  moderni  ),  alla 
quale  ilNavarrete  suppone,  che  Cristoforo  Colombo  per  la  prima  volta  appro- 
dasse, non  Ila,  secondo  le  carte  comuni,  più  di  due  o  tre  leghe  di  lun- 
ghezza ,  né  si  estenderebbe  che  circa  tre  quarti  di  Ioga  ,  se  riferir  ci  potes- 
simo alla  mappa  delle  isole  Turche  disegnata  dal  Belln  ;  mentre  l' isola ,  che 
sulle  nostre  carte  porla  al  presente  il  nome  di  San  Salvadore ,  e  crcdesi  cor- 
rispondere alla  Guanahani  de'primi  selvaggi,  trovali  dai  Colombo,  dilatasi  da 
quindici  leghe ,  circostanza  a  nostro  parere  notevolissima  . 

il  Navarrete  fa  per  altro  osservare,  che  il  Colombo  non  ha  sempre  rappre- 
sentato Guanahani  come  una  grande  isola,  polche  nel  render  conto  della 
giornata  del  II  ottobre  1492,  dice  di  esser  pervenuto  ad  una  isoletta  delie  Lu- 
ca je  (  una  isleta  )  ;  e  nello  stesso  modo  quali  Oca  GuaiMham  ,  nella  giornata 
del  5  gennaio  1493,  quando  la  chiama  la  isleta  de  San  Salv€uior . 

Uà  nella  sua  relazione,  Cristoforo  Colombo  aggiunge  inoltre,  che  Guanahani 
è  piana  e  vestita  di  freschissimi  alberi;  che  in  essa  è  molta  acqva  de  sor- 
geste ;   che     «^   EZIASDW  US    FASTISSIMO   LAGO    IS    MEZZO  ,   C  ChC    flOn  t» 

sono  montagne ì  che  è  pofolatissima,  ^  tutta  all'intorno  ricinta  da  un 
immenso  scoglio,  nel  quale  è  una  cavità ,  che  forma  vs  pokto  capace  di 

COSTESEBE  TVTTI  I  F ASCELLI  DELLA  CrISTIASITA  .*  Cd  lufiue,  Che  È  NELLA 
MEDESIMA  SITVA2IOSE  DELL*  ISOLA  DEL  FeBRO  y  USA  DELLE  CaSABIE  ,  IS 
IISEA     BETTA    DA    LEK  ASTE    A   POSESTE  ....  Ofa  ,    In  prìmO    lUOgO  ,   é    HlOltO 

difficile  di  «cedere  che  l'isola  Turca,  detta  la  Grande  Salina  o  el  Gran  Tur- 
co, abbia  potuto  essere  in  qualunque  tempo  fertilissima,  e  sopratutto  assai  po- 
polala, poiché  ella  contiene  tre  saline,  che  occupano  più  della  metà  della  sua 
superGcie,  delle  quali  il  Colombo  non  fa  molto,  e  in  oltre  fiessuna  descrizione 
di  queste  isole  non  fa  menzione  di  quella  grande  fertilità ,  che  tanto  sorprese 
lo  scopritore  del  Nuovo  Mondo. 

Secondo  il  Calesby  (the  naturai  Jlistory  of  Carolina ,  Florida  and  the 
Bahama  islands),  l'isola  di  San  Salvadore  Grande,  dagl'  Inglesi  appel- 
lata Cat  Island  (che  é  quella  ove,  secondo  questo  scrittore,  Cristoforo  Co- 
lombo approdò  la  prima  volta  ) ,  e  una  delle  più  fertili  tra  quelle  di  Ba- 
hama, il  perchè  gl'Inglesi,  al  dire  del  Morse  {American  Universal  Geo- 
grnphy  )  vi  hanno  fondali  molti  stabilimenti . 

Niuna  relazione  non  parla  d'avvantaggio  né  delle  sorgenti  abbondanti  di 
acqua  che  il  Colombo  dice  d'aver  vedute,  né  tampoco  del  gran  lago  che  egli 
narra  di  avere  osservato  nel  mezzo  di  Guanahani . 


389 

Il  Chaslenet  di  Poyi^^sur ,  nelle  sue  hiruziom  nauiieke  intomo  ai  lidi  ed 
agli  iboechi  di  San  Domingo  ,  dice  soltanto ,  parlando  della  Grande  SaUna 
(  el  gran  Turco  ) .  chf ,  iMÌla  punta  presso  la  quale  si  dà  fondo  »  trovasi 
vn  lago  d*  aequa  dolee  mollo  huona  pel  bestiame. 

Ora ,  sarebbe  desso  il  gran  lago  di  cui  parla  il  Colombo  ?  Ciò  non  par 
probabile ,  specialmente  se  si  considera ,  che  il  grande  Italiano  lo  indica  nel 
centro  dell'isola,  mentre  il  Puységur  lo  pone  ad  una  delle  sue  estremità;  d'al- 
tronde, questo  marinaro  non  fa  alcun  motto  circa  le  numerose  sorgenti  di  acqua 
dolce  delle  quali  l' isola  ablrandava  . 

Vuoisi  forse  pretendere,  che  il  Colombo  abbia  dato  il  nome  di  lago  ud  una 
delle  saline  che  sono  nella  Grande  Salina  (el  Gran  Turco)?  Ma  in  lai  caso 
questa  particolarità  appllcherebbesl  facilmente  anche  a  San  Salvadore  Gran- 
de, che  pur  contiene  stagni  di  acqua  salsa  . 

ffessun  navigatore  non  ha  giammai  accennata  la  esistenia  nella  Grande  Sa- 
lina di  un  porto  tanto  vasto,  da  poter  contenere  1  vascelli  tutti  della  Crisfiani- 
là ,  come  dice  II  Colombo,  mentre  questo  porto  o  riparo  per  un  gran  numero 
di  navigli,  trovasi  nell'isola  di  San  Salvadore  Grande  . 

Finalmente,  stando  ai  computi  di  Cristoforo  Colombo,  l' isola  di  Guana- 
hani  sarebbe  situata  alla  slessa  latitwiinc  dell'isola  del  Ferro,  vale  a  dire  fra 
i  paralelll  27  e  minuti  50,  e  27  e  minuti  39;  ora  ,  la  latitudine  dell'isola  d' el 
Gran  Turco  è  di  circa  gradi  3!  e  30  minuti,  mentre  quella  di  San  Salvadore 
Grande  é  tra  i  gradi  2.^  o  24,  e  24  e  minuti  39:  dal  che  risulta,  che  la  poM- 
zione  di  qnest'  ultima  isola  corrisponde  meglio  a  quella  che  Cristoforo  Colom- 
bo ha  data  alla  sua  Guanahani. 

Il  Navarrete,  è  vero,  dice  in  nota,  che  11  Colombo  si  è  ingannatt»;  perche 
la  vera  situazione  di  Guanahani,  rapporto  all'  isola  del  Ferro,  è  come  le  due 
estremità  d' una  linea  tirata  da  levante  5  gradi  verso  borea,  a  |ionentc  5  gradi 
verso  austro:  ma  senza  voler  sentenziare  fra  il  testo  originale  del  grande  Ita- 
liano e  l'opinione  del  Navarrete,  non  potremo  forse  supporre  che  il  dotto 
Spagnuolo  si  fosse ,  mentre  scrivea  quelle  righe,  un  poco  troppo  preoccupalo 
dell'  idea ,  che  V  isola  di  Guanahani  non  potesse  esser  altro  che  «1  Gran 
Turco? 

Noi  non  conosciamo  nessuna  parlicolarizzata  descrizione  dell'  isola  di  San 
Salvadore  Grande i  ma  crediamo ,  che  xe  alcuna  n'esistesse  e  fosscmo  stati 
In  grado  di  consultarla ,  la  ci  avrebbe  certamente  fornite  nuove  ragioni  da 
aggiungere  alle  altre ,  che,  confrontate  con  I  dati  riferiti  .da  CristoCbro  rA>lombo 
Intimo  a  Guanahani,  abbiamo  esposte. 

Gian  Battista  Muiìoz,  nella  sua  Storia  del  Nuovo  Mondo,  sostenendo  ';iib. 
Ili ,  $.  12,  pag.  85  e  8S  ),  senza  però  Indicare  i  motivi  sui  quali  si  fonda , 
che  la  Guanahani  del  Colombo  è  l'isola  Watelin  de' moderni,  la  quale  sj 
estende  da  settentrione  ad  austro  ed  è  ricinta  da  una  catena  di  scogli,  altro 
non  la  che  render  più  complicati  la  questione . 

Il  contrammiraglio  di  Kossel ,  per  noi  consultalo  Intorno  a  questo  propo- 
sito, e  che  conscuii  di  approfondare  la  questione,  divise  finalmente  il  nostro 


390 

parere)  cioè,  che  1*  Isola  di  Guanahani  di  Cristoforo  Colombo  corrisponde  a 
quella  di  San  Salvadore  Gronde  de'  moderni .  Bgli  è  pur  di  sentimento ,  che 
dall'isola  di  San  Salvadore  Grande  II  Colombo  si  trasferisse  al  porto  di  Nipe, 
neir  isola  di  Cuba ,  costeggiando  l'isola  Lunga ,  lasciando  quella  di  Crooked 
degli  Inglesi  a  levante ,  ed  uscendo  dal  mezzo  delle  isole  di  Bahama  pel  ca- 
nale che  è  fra  le  isolette  Af  tra  por  vos  e  l' isola  Verde  ;  imperocché  da 
quello  che  il  nauta  Italiano  dice,  rilevasi,  che  dopo,  nel  trasferirsi  dal  porto 
di  Nipeal  Capo  Francese,  nell'Isola  di  San  Domingo,  egli  litH:e  una  navigi- 
zione  più  difficile  per  i  venti  e  le  correnti  contrarie . 

Questa  opinione  fu  recentemente  adottata  da  Giovanni  Ferrer ,  Il  quale  col- 
loca il  luogo  del  primo  sbarco  del  Colombo  (  el  desembarco  de  Colon , 
suir  isola  di  San  Salvadore  Grande ,  nella  sua  Carla  esferica  que  compre^ 
hende  los  detemboques  al  norie  de  la  isla  de  Santo  Domingo,  y  la  parte 
orientai  del  canal  viejo  de  Bahama,  construida  de  orden  del  Rey,  en 
la  direecion  hydrografioa,  anno  1802.  —  Ma  il  celebre  barone  di  Hum- 
boldt, al  cui  criterio  abbiamo  pur  soggetti  i  nostri  dubbi,  sembra  propen- 
dere peli' opinione  del  Navarrete,  ed  è  di  parere,  che  i  rombi  .del  vento  fc- 
guiti  da  Cristoforo  Colombo  sieno  favorevolissimi  a  quella  opinione.  Egli 
però  non  si  decide  ancora  in  modo  affermativo  intorno  a  questa  disputa,  per- 
ché dice  di  non  avere  avuto  occasione  di  esaminarne  profondamente  i  do- 
cumenti. »  Duolmi  vivamente,  ne  scrive  l'illustre  viaggiatore,  di  non  avere 
il  tempo  necessario  per  fare  queste  indagini ,  per  intraprendere  le;  quali  è 
d' altronde  estrema  penuria  di  libri  io  Parigi .  V  imperfezione  dei  me^zi  di 
misurare  il  cammino  di  una  nave  ai  tempi  di  Cristoforo  Colombo,  e  la  variazione 
dell'ago  calamitato,  soggiunge  l'Humboldt,  non  permettono  per  nlun  conto 
di  fissare  In  modo  preciso  la  na\igazione  dell' illustre  Italiano)  ma  dice,  che  é 
d'  uopo  convenire ,  che  troppo  grandi  ostacoli ,  come  banchi ,  scogli ,  ecc. , 
egli  avrebbe  incontrato  nel  suo  cammino  su  Cuba ,  specialmente  nell'epoca  in 
cui  navigava,  se  veramente  avesse  prima  approdato  a  San  Salvadore  Gran^ 
de;  e  che  tali  ostacoli  diventano  molto  meno  considerevoli,  se  si  suppone  che 
l'isola  di  Guanahani  corrisponda  a  quella  di  Watelin,  come  crede  ilMuiioz, 
o  alla  Grande  Salina  {el  Gran  Turco),  secondo  1'  (>pinlone  del  Navarrete  »  — 
Non  dobbiamo  però  dimenticare  di  dire,  che  questi  ostacoli  dei  quali  parla  il 
barone  di  Humboldt,  e  sono  ufi^ualmcntc  citati  dal  Navarrete,  non  fanno  che 
poca  Impressione  sull'  animo  dei  contrammiraglio  di  Rossel,  poiché  non  crede 
che  sieno  tali  da  aver  potuto  arrestare  la  navigazione  di  Cristoforo  Colombo. 

Aderendo  alle  ragioni  esposte  nell'opera  di  cui  pubblichiamo  la  traduzio- 
ne, il  dotto  Navarrete  persiste  nel  sentimento,  che  la  prima  isola  ove  il  Co- 
lombo approdò,  quando  scoprì  il  Nuovo  Mondo,  é  certamente  quella  detta  oggi 
el  Gran  Turco,  e  non  l'altra  chiamata  San  Salvadore  Grande.  —  »  La  dire- 
zione tenuta  dal  navigatore  Genovese  sempre  alla  volta  di  ponente  per  andare 
a  Cuba,  dice  il  Navarrete,  ne  è  una  prova  irrecusabile,  e  rende  nulli  tutti  i 
contrari  ragionamenti  :  d'altronde,  la  positura,  le  adiacenze ,  la  descrizione  di 
Guanahani,  isola  scoperta  prima  delle  altre ,  In  ogni  cosa  differiscono  da  quella 


391 

lunga  e  tortuosa  di  San  Salvadore  Grande ,  mentre  al  contrario  stanno  in 
perfetta  armonia  colla  maggiore  delle  Isole  Turche  •  . 

Dietro  il  consiglio  del  contrammiraglio  di  Rossel,  noi  domandammo  al 
NaTarrete  il  processo  verbale  dell'atto  di  possesso  di  Guanahani,  Se  questo 
documento  importante  e  curioso  ancora  esistesse,  ci  areremmo  probabil- 
mente rinvenuto  sufGcienti  indizi  per  fissare  i  nostri  dubbi  :  ma  non  aven- 
dolo potuto  rinvenire ,  ed  essendo  diffidi  cosa  tracciare  sulla  carta  dell'Atlan- 
tico le  vie  che  Cristoforo  Colombo  dice  aver  seguile  per  trasferirsi  da  Gua- 
nahani a  Cuba ,  a  cagione  delle  lacune  e  della  incertezza  che  domina  nella 
citazione  delle  sue  direzioni,  crediamo  doverci  limitare  al  semplice  offizio  di 
relatore,  bsclando  che  altri  più  saggi  di  noi  pronunzino,  Tra  l'opinione  co- 
mune, basata  sur  un'antica  tradizione  che  rimonta  ad  un'epoca  molto  vicina 
al  tempo  delle  scoperte  di  Cristoforo  Colombo  ,  fra  11  giudizio  delMunoz  ,  che 
sembra  trovare  poco  partito ,  e  la  sentenza  del  Navarrete ,  che  il  Buache ,  a 
quanto  ci  sembra ,  avca  prima  di  lui  sostenuta ,  e  della  quale  11  dotto  Spa- 
gnuolo,  con  criterio  e  plausibili  ragioni,  oggi  prende  la  difesa. 


LETTERA 

dell'  kMUlKÀCL:0 

CRaSTOFORO  COLORaSO 

SCRITTA  AL  SOPRINTENDENTE 

1>EL  BE   E  DELLA  REtiirtA 

CATTOLICI 


}  iGNORE  !  —  Persuaso  che  la  grande  vìtto- 
»  ria  clic  Dio  mi  ha  concessa  oel  mio  viag- 
cuBpo  di  s.  Fi       gj^j  ^  renderà  sodisfazioDc  al  cuor  vo- 
stro, volgovi  la  presente  leltera  (1),  dalla  quale  apprende- 
rete ,  come  in  ventiquaUro  giorni  (2),  io  sia  pervenuto  alle 

(I)H  Cohnnbo  lodirluò  questa  lellcra  sLudoTlco  di  Sant'Aagelo,  foprln- 
kodenu  del  regi  Ctllulkl. Questa  carica  ili  laprintendenle  ai  uni  d igniti  della 
casa  reale  d'Aragona,  equivalerne  ■  quella  dlcompuilsu  maggiore  della  corona 
di  Caitlglla,  occupala  in  quell'epoca  ila  Allbnio  di  Qulntanllla .  Talché,  due 
eompulisti  maggiori,  che  ponno  agguagliarli  al  ministri  delle  flnanic  de'  ooilrl 
tempi,  uno  diCasllglla  e  l'altro  d'Aragona ,  coadiuvarono  l'iDtrapnu  dell'am- 
mlràglio.  Sembra,  cite  quctlo  meileiltno  Ludovico  di  Sani'  Angelo  Tosse  leiorlere 
della  casa  e  della  corte  del  re  nel  principalo  di  Catalogna,  e  camarlingo  della 
fl*rnuirulivldicasiig1la,  uniumentea  Francctco Plnd ,  magliUsia  diSlTlglla, 
dw  pur  egli  ebbe  parte  nel  primi  affari  delle  Indie .  NATiaaiTi 

(1}  Questa  numero  ò  Indicato  nell' originate  con  etftvrommeHtateonru- 


394 

Indie ,  con  la  flotta  che  gP  illustrissimi  re  e  regina  no- 
stri signori  mi  affidarono .  Ivi  io  trovai  gran  numero  di 
isole,  popolate  d' innumerevoli  abitanti ,  e  di  tutte  m' im- 
possessai a  nome  delle  Loro  Altezze ,  per  proclama  e  con 
la  reale  bandiera  spiegata,  senza  provare  ostacolo  di  sorta 
alcuna . 

Alla  prima  isola  per  me  rinvenuta  imposi  il  nome  di  San 
Salvadore,  in  onore  di  Dio  onnipotente,  che  meravigliosa- 
mente ha  fatto  tutto  questo:  gV  Indiani  chiamanla  Guana- 
hani .  Detti  alla  seconda  il  nome  di  Santa  Maria  della  Con- 
cezione e  alla  terza  quello  di  Fernandina;  la  quarta  appellai 
Isabella  e  la  quinta  Giovanna:  —  infine,  ciascheduna  di  esse 
ebbe  da  me  un  nome  novello . 

Allorquando  pervenni  alla  Giovanna,  ne  costeggiai  il  lido 
dalla  parte  d'occidente,  e  lo  trovai  cosi  esteso,  che  penso 
questo  esser  parte  di  terra  ferma,  nella  provincia  del  Cata- 
yo  ;  e  perchè  a  riva  il  mare  non  vi  rinvenni  né  città , 
né  villaggi ,  prescindendo  da  alcune  abitazioni,  colle  gen- 
ti delle  quali  non  potetti  abboccarmi  poiché  al  nostro  av- 
vicinarsi prendevano  la  fuga ,  procedetti  innanzi  nel  mio 
cammino ,  certo  di  non  potere  passare  presso  alcun  va- 
sto villaggio  o  città  senza  scorgerla:  ma  dopo  aver  fatte 
molte  leghe,  accorgendomi  che  non  v'era  nulla  di  partico- 
lare da  vedere  e  che  il  lido  guidavami  alla  volta  di  setten- 
trione, ciò  che  contrariava  la  mia  volontà,  per  essere  ornai 
troppo  rigido  il  verno  e  perché  io  desiava  piuttosto  d' in- 
canmiinarmi  verso  mezzogiorno,  e  considerando  che  aveva 
pure  il  vento  contrario,  risolsi  di  non  aspettare  altro  tem- 
po, e  retrocedetti  sino  ad  un  porto  ch'avea  già  notato,  dal 


86;  \i  si  dovrebbe  leggere  settant'un  giorno,  come  in  una  nota  inserila  in 
Goe  di  quesli  lettera  vien  dimostrato .  Natamuitb 


395 

qaale  spedii  due  uomini  dentro  terra ,  per  sapere  se  vi  fos- 
se un  re  e  vi  esistessero  grandi  città .  —  Dopo  tre  giorni 
di  cammino,  essi  incontrarono  un'  inCnità  di  piccoli  ca- 
sali con  innumerevoli  abitanti,  ma  senza  governo;  il 
perchè  retrocedettero.  Io  avea  perfettamente  compreso,  dai 
segni  di  alcuni  altri  Indiani  eh'  avea  fatti  prendere ,  che 
questa  terra  era  un'  isola ,  ciò  che  m' indusse  a  costeggiarla 
inverso  1'  oriente  pel  tratto  di  cento  sette  leghe ,  ove  ella 
termina  formando  un  promontorio . 

A  levante  di  questo  capo ,  alla  distanza  di  otto  o  dieci 
leghe  dalla  prima  isola,  se  ne  scorge  un'altra  la  quale  venne 
da  me  chiamata  Spagnuola .  Io  mi  diressi  sovr*  essa ,  e  ne 
costeggiai  la  parte  settentrionale  pel  tratto  di  cento  settan- 
totto grandi  leghe,  nella  stessa  guisa  che  avea  fatto  lun- 
ghesso il  lido  orientale  della  Giovanna.  L'isola  è  straordina- 
riamente difesa  dalla  natura,  molto  meglio  che  noi  sono  le 
altre  tutte;  ha  infinito  numero  di  porti ,  i  quali  per  la  loro 
bellezza  e  bontà  non  ponno  essere  paragonati  ad  alcuno  di 
quelli  della  Cristianità  che  sono  a  mia  cognizione ,  e  copia 
di  fiumi  cosi  grandi ,  che  è  una  meraviglia  a  vederli .  Le 
terre  sono  eminenti  ;  miranvisi  catene  di  altissime  monta- 
gne ,  superiori  per  qualunque  rapporto  a  quelle  dell'  isola 
di  Cetrefrei;  tutte  sono  di  bellissimo  aspetto  e  di  forme  in 
mille  modi  variate,  tutte  praticabili  e  vestite  di  alberi  di 
infinito  numero  di  specie,  e  talmente  alti,  che  sembrano  ag- 
giugnere  al  cielo. 

Per  quanto  io  posso  credere ,  gli  alberi  non  perdon  mai 
in  questi  luoghi  le  loro  fronde ,  poiché  li  ho  veduti  sempre 
verdi  e  così  belli  quanto  quelli  di  Spagna  nel  maggio  : 
altri  fioriscono ,  altri  porgono  frutta ,  ec. ,  ee. ,  altri  in- 
fine sono  più  o  meno  avanzati ,  secondo  la  specie  alla  quale 
appartengono.  Udivasi  il  variato  garrir  degli  usignuoli  e  di 


390  I 


molti  altri augelletti ,  benché  già  fosse  di  novembre.  Iyì 
crescono  i  palmizi  di  sei  od  otto  specie,  e  la  loro  bella  di- 
versità ,  come  quella  degli  altri  alberi ,  piante  e  poma,  è 
argomento  di  grande  ammirazione .  Vi  sono  maravigliose 
pinete ,  magniOci  campi ,  moltitudine  di  uccelli,  e  frutta  di 
prodigiose  varietà:  e  sonvi  eziandio  molte  miniere  metalli- 
che, ed  innumerevoli  abitanti. 

L' isola  Spagnuola  è  un  portento .  Ivi  tutto  è  magni- 
flco  :  le  montagne ,  le  pianure  ed  i  terreni  sono  cosi  belli  e 
grassi ,  che  vi  si  può  piantare  e  seminare ,  pascolar  greggi 
e  mandre  di  ogni  specie ,  e  costruire  città  e  villaggi  senza 
numero .  Senza  aver  veduto  questo  paese  non  è  possibile 
farsi  idea  dell'  ampiezza  e  sicurezza  dei  suoi  porti,  e  della 
bellezza  dei  suoi  fiumi  ampi  e  numerosi,  l'acqua  dei  quali 
è  eccellente ,  e  nella  maggior  parte  di  essi  scorre  sopra 
auree  arene  ;  del  resto  ,  è  molta  differenza  fra  gli  alberi, 
i  frutti  e  le  erbe  di  quest'isola,  e  quelli  della  Giovanna  • 

Nella  prima ,  sono  molti  aromi  e  grandi  miniere  d'  oro 
e  di  altri  metalli  ;  gli  abitanti  diqudl'  isola ,  come  di  tutte 
le  altre  che  ho  trovate,  e  delle  quali  ho  avuto  nozione,  van- 
no nudi ,  sieno  uomini  o  donne ,  sebbene  peraltro  certune 
femmine  velino  una  sola  parte  del  loro  corpo  con  una  fo- 
glia di  albero  o  d'erba,  o  con  un  pezzo  di  tela  da  esse  a  tal 
uopo  tessuta  • 

Costoro  non  usano  ne  ferro ,  ne  acciaio ,  né  armi,  che 
d' altronde  non  saprebbero  trattarle;  non  perchè  non  sieno 
ben  conformati  della  persona  e  di  bella  statura ,  ma  perchè 
sono  timorosi  air  eccesso  •  Il  solo  mezzo  di  difesa  o  d'  as- 
salto che  posseggono  consiste  in  certe  canne  che  colgono 
quando  sono  fiorite ,  air  estremità  delle  quali  adattano  un 
bastone  appuntato,  che  neppure  ardiscono  mettere  in  opra; 
poiché  molte  volte  ebbi  occasione  di  mandare  a  terra  due  o 


I 


397 

tre  uomini  perchè  s'abboccassero  cogli  abitanti,  i  quali  veni- 
vano subito  in  gran  numero  incontro  a  loro,  ma  quando  ve- 
devano appressar  le  mie  genti,  fuggivano  senza  che  il  figlio 
aspettasse  il  padre  :  ne  questo  timore  proveniva  da  alcun 
male  a  loro  fatto ,  poiché ,  al  contrario ,  ovunque  mi  sono 
recato  ed  ho  avuto  abboccamenti  con  i  selvaggi  ^  ho  dato 
ad  essi  tutto  ciò  che  possedeva ,  sia  del  drappo ,  o  mill'  al- 
tre bagattelle,  senza  prendere  cosa  alcuna  in  contraccambio; 
quella  paura  era  dunque  puro  e  semplice  effetto  della  loro 
eccessiva  pusillanimità . 

Nulladimeno  è  vero ,  che  quando  una  volta  si  son  fatti 
core,  ed  han  sollevati  i  loro  spirti  dallo  spavento  ,  essi 
manifestansi  cosi  semplici  e  generosi,  che  ninno  potrebbe 
formarsene  esatta  idea  senza  averli  coi  propri  occhi  ve- 
duti .  Non  mai  essi  ricusano  ciò  che  lor  si  domanda  )  che 
anzi,  se  al  contrario  son  possessori  dell'oggetto  richiesto,  di- 
mostrano neir  offerirlo  tanta  amistà ,  che  darebbero  ancora 
i  loro  cuori  o  qual  altra  si  fosse  cosa  di  pregio;  e  per  quan- 
to costi  poco  r  oggetto  che  ad  essi  è  porto  in  baratto,  sem- 
pre restano  contenti . 

Proibii  che  loro  fosser  date  cose  di  troppo  poco  valo- 
re ,  come ,  per  esempio ,  i  pezzi  del  vasellame  rotto  di 
terra  o  di  vetro,  oppure  le  piccole  stri  scie  di  nastro  ; 
sebbene,  quando  ottener  potevano  qualche  cosa  di  tal  na- 
tura, sembrasse  loro  di  possedere  i  gioielli  più  preziosi  • 
É  una  volta  accaduto ,  che  per  una  stringa  un  marinaio  ot- 
tenne il  peso  di  due  castigliani  e  mezzo  di  oro  ;  ed  è  suc- 
cesso, che  altri,  per  oggetti  di  minor  costo ,  avessero  di  piii 
ancora.  Alcuna  volta ,  per  delle  bianche  nuove ,  gl'Indiani 
offrivano  in  cambio  tutto  quello  che  avevano ,  sebbene  ciò 
fosse  del  valore  di  due  o  tre  castigliani  di  oro.  Essi  prende- 
vano perGno  ì  rottami  dei  cerchi  dette  botti ,  e  davano  in 


398 

contraccambio ,  come  imbecilli ,  quanto  possederano  ;  al 
segno  che  questi  baratti  parendomi  che  fossero  inonesti , 
detti  ordine  che  non  venissero  proseguiti:  loro  regalai  mille 
coserelle  graziose  e  di  qualche  prezzo ,  le  quali  meco  por- 
tava ,  e  ciò  feci  ond'  essi  ci  s' affezionassero . 

Credo ,  che  indipendentemente  da  questi  doni ,  essi  ab- 
bracceranno la  religione  di  Cristo ,  poiché  sono  inclinati 
ad  amare  ed  a  servire  le  Loro  Altezze  e  tutta  la  nazione 
Castigliana  •  Cercano  di  sovvenirci  e  somministrarci  tutte 
le  cose  che  ci  sono  necessarie ,  e  eh'  essi  in  abbondanza 
posseggono .  Non  hanno  alcun  culto  ed  ignorano  affatto 
la  idolatria.  Credono  che  ogni  potere  ed  ogni  forza ,  in  una 
parola,  tutto  ciò  che  è  btumo^  trovisi  nel  cielo;  ed  erano 
fortemente  convinti,  che  io,  in  un  coi  miei  vascelli  e  le  mie 
genti,  ne  fossi  disceso ,  ed  è  per  tal  motivo ,  che ,  pieni  di 
questa  idea,  m'hanno  accolto  dovunque,  tosto  che  il  loro 
primo  timore  s' è  dissipato  :  né  questi  sentimenti  proven- 
g(Hio  da  ignoranza,  poiché  sono  intelligentissimi:  navigano 
su  tutti  questi  mari ,  ed  in  modo  meraviglioso  rendon  con* 
to  di  qualunque  cosa  ;  ma  non  hanno  giammai  veduto  né 
uomini  vestiti ,  né  vascelli  simili  ai  nostri . 

Tostoché  pervenni  alle  Indie,  tolsi  a  forza,  nella  prima 
isola  che  scopersi,  alcuni  abitanti ,  perché  mi  riferissero 
lutto  cièche  in  queste  contrade  vi  era^  e  successe  in  fatti, 
che  dopo  poco  e'  intendemmo  reciprocamente ,  ossia  colle 
parole ,  ossia  co'  gesti ,  cosicché  questi  uomini  ci  hanno 
reso  grandi  servigi .  lo  li  tengo  tuttora  presso  di  me  ;  e 
dietro  le  conferenze  che  ho  avute  seco  loro ,  comprendo, 
che  essi  persistono  nell'  idea  che  io  vengo  dal  cielo;  la  qual 
cosa  si  affrettavano  annunziare  ai  loro  c<mnazionali  do- 
vunque approdavo ,  e  quei  che  ne  ricevevano  la  novella 
correvano  di  casa  in  casa  ffno  ai  vicini  villaggi  gridan- 


399 

do:  Venite  a  vedere  gli  uomini  del  cielo:  quindi,  uomini 
e  donne,  grandi  e  piccoli ,  dopo  essersi  alquanto  rassicura- 
ti ,  venivano  a  portarci  da  mangiare  e  da  bere,  e  tutto  que- 
sto facevano  con  incredibile  amorevolezza . 

I  popoli  di  tutte  queste  isole  posseggono  molte  canoe 
fatte  a  guisa  delle  nostre  lance ,  altre  grandi ,  altre  picco- 
le, e  talune  maggiori  di  una  feluca  di  diciotto  paia  di  remi: 
elle  non  [sono  però  molto  larghe,  essendo  fatte  di  un  sol 
tronco  d' albero;  del  rimanente  un  paliscalmo  non  potreb- 
be aggiugnerle  al  corso,  poiché  vogano  con  incredibile 
celerità .  Con  tali  canoe  percorrono  tutte  queste  isole,  che 
sono  innumerevoli ,  e  trasportano  le  loro  mercatanzie  .  lo 
ho  veduto  in  alcuna  di  esse  capirvi  da  sessanta  in  ottanta 
uomini,  ciascuno  col  suo  remo. 

In  tutte  queste  isole  non  ho  notato  diversità  di  momento 
negli  abitanti  di  esse ,  ossìa  pei  loro  costumi ,  ossia  pel 
loro  linguaggio  ;  fra  essi  tutti  s' intendono ,  il  che  mi  fa 
sperare  che  le  Loro  Altezze  si  degneranno  d' occuparsi  dei 
mezzi  onde  convertirli  alla  nostra  santa  fede ,  perchè  sono 
disposti  di  tutto  cuore  a  riceverla  • 

Ho  detto  di  sopra  di  aver  costeggiato  pel  tratto  di  cen- 
tosette  leghe  in  linea  retta  l'isola  Giovanna,  d'occidente 
in  oriente .  Dopo  tanta  estensione  di  cammino ,  io  posso 
aflermare,  che  quest'  isola  ò  più  grande  dell'  Inghilterra  e 
della  Scozia  insieme  unite;  imperocché,  al  di  là  di  que- 
ste centosette  leghe ,  esistono ,  alla  volta  d' occidente , 
due  Provincie,  che  non  furono  in  alcuna  guisa  da  me  per- 
corse. Gli  abitanti  di  una  di  queste  provincie,  detta  Cibatfj 
nascono  tutti  colla  coda(l);  né  alcuna  di  esse  può  aver 


(I)  Queste  stravaganti  asserzioni  forse  ebbero  origine  nell'ignoranza  degli 
Indiani ,  o  nella  difficoltà  che  l' ammiraglio  e  gli  S|NignuoU  incontravano  a 
beo  comprendere  il  loro  linguaggio  ed  I  loro  gesti .  NAVAttm 


400 

meno  di  cinquanta  o  sessanta  leghe  dì  lunghezza,  per  quan- 
to io  posso  comprendere  dalle  espressioni  degli  Indiani 
che  sono  meco,  i  quali  hanno  cognizione  di  tutte  le  isole 
di  questi  mari  • 

L'altra  isola,  la  Spagnuola^  è  maggiore  in  circuito  di  tutta 
la  Spagna,  dalla  Catalogna,  sul  lido  del  mare ,  infmo  a 
Fontarabia ,  nella  Biscaglia  ]  poiché ,  sur  un  quadrato  for- 
mato  da  due  di  questi  lidi ,  io  feci  cento  trentotto  grandi 
leghe  in  linea  retta ,  d' occidente  in  oriente .  Ciascuno  deve 
desiderare  di  vedere  questa  isola,  che  quando  si  è  vista 
non  si  può  più  abbandonarla  • 

Sebbene  io  abbia  preso  possesso  di  tutte  queste  isole  in 
nome  delle  Loro  Altezze  ;  sebbene  tutte  sieno  abbondante- 
mente provviste ,  anche  più  di  quello  che  io  conosca  e  pos- 
sa esprimere ,  e  le  consideri  tutte  ugualmente  come  pro- 
prietà delle  Altezze  Vostre,  che  di  esse  ponno  disporre 
nel  medesimo  assoluto  modo  come  dispongono  del  re- 
^0  di  Castiglia  ;  tuttavia  ho  preso  particolarmente  pos- 
sesso d'una  gran  citta,  in  un  luogo  il  più  conveniente  e  mi- 
gliore per  lo  scavo  delle  miniere  dell'oro  e  pel  commercio 
colla  terra  ferma,  e  con  quella  che  è  situata  da  questa  par- 
te ,  oppure  coir  altra  che  è  dalla  parte  opposta ,  e  dove  so- 
no gli  stati  del  Gran  Can.  Imposi  a  questa  città  il  nome  di 
Natività,  e  vi  ho  fatto  construire  un  forte,  il  quale  in  questo 
momento  sarà  certamente  terminato ,  e  1'  ho  munito  di  uo- 
mini in  suflicente  numero,  provvisti  di  anni,  artiglierie  e 
viveri  per  più  di  un  anno ,  e  vi  ho  lasciato  una  barca ,  un 
mastro  di  marina  ed  un  capo  costruttore  .  È  d'altronde 
grande  amistà  fra  noi  e  il  re  di  questa  regione,  a  segno 
ch'e'  si  reputava  onorato  a  chiamarmi  fratello  e  trattarmi 
come  tale:  e  quand'anche  si  pervenisse  a  variare  le  dispo- 
sizioni di  questi  isolani ,  siccome  il  re  ed  i  suoi  sudditi 


401 

igQorano  affatto  cosa  sieno  le  armi,  vanno  totalmente  nudi 
come  ho  già  detto,  e  sono  il  popolo  più  codardo  del  mondo, 
gli  uomini  che  ho  lasciati  basterebbero  per  totalmente  di- 
struggerli. La  sicurezza  delle  mie  genti  non  è  dunque  mi- 
nacciata in  questo  luogo,  se  elle  sapranno  ben  comportarvisi. 

In  tutte  le  isole  m*è  sembrato,  che  ciascun  uomo  si  con- 
tenti di  una  sola  donna,  ad  eccezione  del  capo  o  re ,  a  cui 
è  permesso  averne  inGno  a  venti.  A  me  sembra  che  ledonnc 
sieno  in  questi  paesi  intente  alla  fatica  più  degli  uomi- 
ni. Non  ho  potuto  comprendere  se  questi  popoli  abbiano 
qualche  idea  di  possessione  ;  m^  ò  parso  scorgere ,  che  ciò 
che  ciascun  uomo  possedeva  ugualmente  a  tutti  apparte- 
nesse, e  specialmente  i  commestibili .  Io  non  ho  flnqui  tro- 
vato in  queste  isole  uomini  selvaggi  e  mostruosi,  come  molti 
pensavano,  anzi,  al  contrario,  vi  ho  rinvenute  genti  garba- 
tissime  ed  assai  gradevoli  nel  conversare.  Non  sono  di  co- 
lor nero,  come  i  popoli  della  Guinea,  ma  i  loro  capelli  sono 
ondeggianti ,  e  non  crescono  molto  in  questo  paese  ove  il 
caldo  è  grandissimo  :  certo  è,  che  in  queste  contrade,  le  quali 
non  sono  che  a  ventisei  gradi  dalla  linea  equinoziale,  il  sole 
ha  una  gran  forza  ;  nelle  isole  ingombre  di  grandi  monta- 
gne, fu  nondimeno  vivissimo  il  freddo  in  questo  inverno, 
ma  gl'isolani  che  vi  sono  nati  lo  sopportano  assai  bene,  non 
solo  per  esservi  avvezzi,  ma  ancora  per  cibarsi  di  carni  di 
molte  droghe  condite,  e  di  piante  estremamente  riscaldanti. 

In  quanto  poi  ai  mostri ,  io  non  intesi  mai  parlarne  ; 
ho  saputo  soltanto,  che  V  isola  situata  nel  secondo  seno, 
che  e  air  ingresso  delle  Indie,  è  popolata  di  abitanti,  che  in 
tutte  queste  isole  sono  considerati  ferocissimi  e  mangiatori 
di  carne  umana  ancor  palpitante;  i  quali  antropofagi  pos- 
seggono molte  canoe,  con  cui  approdano  a  tutte  le  ìsole 
dell'  India,  rubando  quanto  possono;  ma  non  sono  più  de- 


I. 


51 


402 

^li  altri  deformi  :  costamano  portare  i  capelli  lunghi  come 
le  donne  ,  e  adoperano  grandi  archi  e  frecce  fatte  di  can- 
na ed  armate  in  punta  di  piccoli  bastoni  aguzzi ,  poiché 
non  posseggono  ferro.  Essi  sono  feroci  con  questi  popoli  ti- 
midi air  eccesso;  ma  io  non  li  temo  più  degli  altri .  —  Son 
dessi  che  unisconsi  alle  abitatrici  delP /50/a  delle  Donne  ^ 
la  prima  che  trovasi  andando  dalla  Spagna  nelPIndie^  e  nella 
quale  non  è  alcun  uomo .  Queste  donne  non  esercitano  al- 
cuna cosa  che  spetti  al  loro  sesso  -,  non  conoscono  che  Parco 
e  le  frecce ,  fatte  dì  canna  come  quelle  degli  uomini  ;  s*  ar- 
mcino  e  copronsi  il  corpo  di  piastre  di  rame,  di  cui  hanno 
in  abbondanza . 

Esiste  un'altra  isola,  la  quale  m'è  stato  assicurato  eh' è 
più  grande  della  Spagnuola ,  e  che  li  suoi  abitanti  non  hanno 
capelli  ;  dessa  è  immensamente  ricca  d^  oro  :  —  del  resto  io 
trasporto  meco  alcuni  Indiani  di  queste  differenti  isole,  che 
renderanno  testimonianza  di  quanto  asserisco . 

In  somma,  giudicando,  da  questo  primo  viaggio,  il  quale 
altro  non  fu  che  una  specie  di  scorreria,  io  assicuro  le 
Loro  Altezze,  che  ponno  essere  ben  certe,  che  sarò  in  gra- 
do di  dar  loro  tutto  Toro  di  cui  bisogneranno,  per  qua- 
lunque debole  soccorso  che  potranno  accordarmi:  e  lo 
stesso  farò  rispetto  agli  aromati  ed  al  cotone ,  delle  quali 
cose  ne  avranno  più  di  quello  che  potran  domandare  ;  ed 
eziandio  della  gomma ,  che  inlìno  al  presente  non  è  stata 
trovata  che  in  Grecia  e  nelP  isola  di  Cliio ,  il  perchè  il  Si- 
gnore (1)  la  vende  al  prazzo  che  vuole,  e  dell'aloè,  di  cui 


(n  Parlando  ilella  gonima  {mastice)  ^  che  ritraesk  dalla  Grecia  propiamente 
delta  e  dall'isola  di  Cliio,  il  Colombo  dice,  che  il  Signore  {^el  Senorio)  la  vendeva 
ni  prezzo  che  voleva .  CredeUe  il  Roquelte,  che  la  espressione  el  Senorio  potes- 
se applicarsi  alla  repubblica  di  Genova,  la  quale  in  quest'epoca  possedeva 
r  isol.i  di  Chio,  di  cui  s*  era  impadronita  nel  1316,  e  la  consenò  fino  al  I5<56^ 
nia   (piesta  repubblica  allora  non  signoreggiava  la  Grecia ,  la  quale  nel  1204; 


403 


se  ne  potrà  raccogliere  quanto  verrà  ordinato  di  caricar- 
ne: degli  schiavi  poi  ne  averemo  tanti  quanti  ne  desiderere- 
mo, ma  saranno  idolatri.  Credo  d'aver  trovato  del  rabar- 
baro (1)  e  della  cannella,  e  rinverrò,  spero,  mille  altre 
cose  di  gran  valore ,  che  a  quest'  ora  le  genti  che  colà  ho 
lasciate  averanno  scoperte . 

In  quanto  a  me ,  in  niun  luogo  ho  preso  sosta  Anche  il 
vento  mi  ha  permesso  di  navigare  ;  mi  fermai  solamente  alla 
cittadella  Natività,  ove  stetti  fino  a  tanto  che  non  ebbi  tutto 
assicurato  e  ben  disposto:  certamente  avrei  scoperto  di 
più,  se  i  miei  navigli  fossero  stati  in  cosi  buono  stato  come 
era  da  desiderare:  —  questo  è  certo. 

Sia  benedetto  il  nostro  Signore  Dio,  che  a  tutti  coloro  che 
seguono  le  sue  vie  dà  vittoria  e  prosperità  nelle  imprese 
che  sembrano  impossibili .  La  presente  era  evidentemente 
di  questo  numero  ;  poiché,  sebbene  alcuni  avesser  parlato 
di  queste  terre ,  pur  tuttavia  que'  loro  ragionamenti  non 
erano  che  conghietture  .  Niuno  diceva,  ne  poteva  dire  di 
averle  vedute ,  cosicché  ognuno  credeva  che  la  loro  esi- 
stenza fosse  piuttosto  una  favola,  che  una  cosa  vera  e  rea- 
le •  Ma  il  Redentore  volle  concedere  questa  vittoria  ai  no- 
stri illustrissimi  monarchi  il  re  e  la  regina ,  ed  al  loro  re- 
gno, ornai  divenuto  famoso  per  cosi  grande  avvenimento , 
onde  tutta  la  Cristianità  deve  rallegrarsi  e  celebrarlo  con 
grandi  feste:  ella  deve  glorificare  la  santa  Triade  con  molte 


quando  i  Crociati  si  divisero  le  provlncie  dell'  impero  BisantiDo ,  era  caduia  in 
potere  dei  Veneziani ,  che  la  conservarono  infino  alla  metà  del  quindicesimo 
secolo ,  nel  qual  tempo  loro  fu  tolta  dai  Turchi .  Nel  momento  In  cui  il  Co- 
lombo scriveva,  la  Grecia  non  apparteneva  dunque  né  a  Genova  né  a  Vene- 
zia, ma  al  Gran  Signore  di  Costantinopoli;  e  credo  che  a  lui  appunto  il  Co- 
lombo riferisca  con  quelle  sue  parole  el  Senorio,  cioè  il  Signore. 

Marmocchi 

ti)  Abbiamo  di  sopra  veduto  ,  in  una  nota  del  baron  Cuvier,chc  il   reo- 
barbaro  non  vegeta  in  America  .  Roquetts 


404 

preghiere  e  con  solenni  rendimenti  di  ffmzie ,  tanto  per  il 
trionfo  che  è  preparato  alla  nostra  santa  fede,  pella  con- 
versione ad  essa  di  tanti  popoli,  quanto  per  il  bene  tem- 
porale, che  non  solo  la  Spagna,  ma  i  Cristiani  tutti  ritrar 
ne  potranno . 

Fatto  sulla  Caravella  al  paraggio  delle  isole  Canarie  (1) , 
addi  quindici  febbraio  del  novantatre  . 

Qui  nella  lettera  è  un  foglietto  nel  quale  leggemmo 
la  postilla  seguente: 

Dopo  avere  scritto  questa  lettera  ed  esser  giunto  nel  ma- 
re di  Castiglia,  si  sollevarono  dei  venti  impetuosi  d' austro  e 
di  scilocco,  che  mi  costrinsero  ad  alleggerire  il  vascello,  ed 
a  rìcovrarmi  in  questo  porto  di  Lisbona  i»  la  qual  cosa  io  re- 
puto la  più  sorprendente  del  mondo,  e  da  questa  città  io  ri- 
solsi  di  scrivere  alle  Loro  Altezze.  In  tutte  le  Indie  alle  quali 
pervenni  tn  novantatrè  giorni^  e  donde  in  settant'*  otto  feci 
ritorno  (2) ,  trovai  sempre  il  tempo  come  nel  mese  di  mag- 
gio, salvo  le  tempeste  che  ho  soflerte,  le  quali  mi  hanno  ri- 
tenuto tredici  giorni  e  costretto  a  vagar  quinci  e  quindi  su 
questo  mare.  —  Qui  gli  abitanti  mi  dicono,  di  non  aver 


(1)  Le  isole  dal  Colombo  vedute  addi  15  febbraio,  non  Turano  le  Canarie,  ma 
sibbene  le  Axore  o  Terzere.—  Vedi  la  giornata  del  15  febbraio,  nel  giornale 
del  primo  viaggio  del  Colombo  di  sopra  Inserito  .  Njltaiiiibtb 

(2)  Cosi  sembra  essere  scritto  nell'  originale ,  ove  i  numeri  sono  in  cifre 
romane  estremamente  confuse  ;  ma  II  Colombo  era  uscito  dalla  barra  di  Sai- 
les  addi  3  agoslo ,  e  aggiunse  all'  Isola  di  Sem  Salvadore  addi  12  ottobre;  per 
cui  è  mauifeslo,  cbe  devesi  leggere  settant'un  giorno  di  viaggio  per  andare,  e 
quarant'  olio  per  retrocedere ,  cominciando  dal  18  gennaio,  giorno  in  cui  lasciò 
il  Golfo  delle  Freccie,  Gno  al  4  marzo.  In  cui  entrò  nel  fiume  di  Lisbona. 

Natarritb 


([iaminai  vedato  ud  verno  così  cattìTO,  nk  aver  uditi  mai 
oairare  tanti  naufragi  quanti  in  questa  stagione. 

Fatto  addi  4  di  marzo  (1) 

Il  Colombo  iodirizzùqoesta  lettera  al  soprinteodeote  del- 
lo isole  scoperte  nelle  Indie,  e  di  altre  spettanti  alle  Loro 
Altezze. 

Tutto  quello  i  litleratmente  copiato  sul  documento  ori- 
ginaUf  che  esiste  nei  reati  Archivi  di  Simancas,  nella  fil»a 
della  corrispondenza  generale  di  Stalo,  n."  1°. 

In  fede  di  che ,  appongo  qui  in  calce  la  mia  firma . 

A  Simaneai .  addt  K  dietmin  isis. 

(^Firmalo')   Tonu  GontLR. 


(1)  Queda  daU.fcrilU  nell'orlglMle  del  Colombo  In  cifre  romane,  è  mollo 
tonfiua ,  «  par  che  ilira  11  mano  ;  ma  enamlnandoU  con  irrupolou  aUen~ 
ttone,  multa  chiaro  cbe  vi  e  Mrttto  4  mano .  NiviMira 


LETTERA 

CRISTOFORO  COIOIBO 


ipensando,  rlic  non  vi  sarebbe  stato 

■_  discaro  sapere  eh'  io  rondussi  fclì" 

cpniciil<>  a  termine  la  mia  intrapre- 

coi<™ii....s.M  .li i.uj,iiiap.  53^  liorisoluto  d*indirizzarvi  qQcsta 
lettera,  |>or  Tarvi  più  particolarmente  conoscere  tutti  ^li  ac- 
cidenti e  le  scoperte,  che  avvennero  nel  ii-ìo  viaggio  (i). 


I  rnnlrmiMiMnri  ircilfilfrii .  rtw  le 
a  \m^e  litìVAtia  Ori.-nttle  in  l"  In- 


(11  SmvriiTti  ,<'h<-  Il  Cilnmbn  ni  I 
IcfTe  [NT  lui  «mpcrie  cMliiilswro  la  cri 

dta  e  Id  Cini) .  RKRDorrHr 

(S>  A  rtlilrnie,  <'h<>il  Oilumb»  ilntPttK  (tnHvmt  pili  Iritm  wn  Ir  quali 
MMunikati  te  *m  prime  srn|ivne  al  •wii  imict  «I  >i  più  illl  iKTsnnisiti  iItIIg 
rofli  ilrl  r*E  <:altalci  eJ^tnrike  runiiirrrHlcre  come  qui>*i(>  lenire  dirti-swm 
nullo  «im);:llaT«l  Ira  Ioni,  e  nir<m  roiilriuTe  W  ineile«lme  c'pnwiiin) .  ('no- 
Ihiiiia  b  |irr5rnle  ron  ifiitlki  ■nlrmlnilrmenlc  siani|iala.  MtivnccHi 

(3}L'aiii0Brafuillqtir«ialeliera  »nàà  pprduio.com'èiKKretMikll*  n>tg|lor 


408 


Dopo  trentatre  giorni  dalla  mia  partenza  da  Cadice  (1), 
entrai  nel  mare  dell'  India,  ove  rinvenni  molte  isole  popo- 
late da  innumerevoli  abitanti,  delle  quali  presi  possesso  in 
nome  del  nostro  felicissimo  monarca ,  al  suono  di  tromba, 
ed  in  mezzo  alle  acclamazioni  delle  mie  genti ,  dopo  avere 
spiegati  i  nostri  vessilli  e  senza  che  alcuno  ci  contradices- 
se .  Detti  alla  prima  di  queste  isole  il  nome  del  nostro  Di- 
vino Salvatore  (San  Salvador) ,  onde  l'aiuto  mi  avea  fe- 
licemente condotto  a  questa  ed  alle  altre  ,  ma  gì'  Indiani 
però  r  appellano  Guaìiahanyn,  Io  detti  un  nuovo  nome  ad 
ognuna  delle  altre  isole  :  ordinai  che  una  si  appellasse  San- 
ta Maria  dellaConcezione;  V  altra  Fernandina^  Isabella  la 
terza  :  Giovanna  la  quarta  ;  e  cosi  feci  delle  altre  • 

Dopo  avere  approdato  a  quest'isola  (che  feci  chiamar 
Giovanna),  m'avanzai  alquanto  lunghesso  il  suo  lido, 
verso  occidente ,  e  lo  rinvenni  così  grande  che  non  potetti 
conoscere  ove  andasse  a  terminare;  laonde  fui  di  parere, 
che  questa  terra  non  fosse  un'isola,  ma  piuttosto  la  prò- 
vincia  continentale  del  Cataio:  ciò  non  pertanto,  io  non  vi- 
di alcuna  città  o  borgata  sui  suoi  marittimi  contini,  solo 
scorsi  vari  piccoli  villaggi  e  alcuni  terreni  lavorati ,  ma 
non  potetti  conferire  cogli  abitanti  dei  medesimi ,  poiché 
tosto  che  ci  vedevano  davansi  alla  fuga.  Pur  tuttavia  io  se- 
guitai ad  inoltrarmi,  persuaso  che  averci  (inalmente  sco- 
perto qualche  castello  o  città  :  ma  vedendo,  che  dopo  aver 
per  lungo  tempo  protratto  il  cammino  delle  mie  navi  non 


darle  delle  lellerc  scriile  dal  Colombu  ai  suoi  amici  e  ad  allri  personaggi , 
intorno  alle  sue  scoperle  :  ma  di  questa  lotterà  ci  rimase  la  traduzione  latina 
che  ne  Tece  il  Cosco  dopo  circa  40  giorni  che  il  Colombo  l'avea  Rcritta .  — 
11  testo  latino  del  Cosco  lo  inserimmo  qui  appresso.  Marmocchi 

(I)  Forse  nel  testo  diceva  :  dai  mare  di  Cadice .  Il  Colombo  partì  da  Huel- 
va  cSulies,  che  sono  in  qualche  modo  nel  mate  di  Cadice;  ma  non  partì  da 
Cadice  (Vedi  il  Giornale  del  Primo   Viaggio,  \u  piiucipio).      1V1ar.vocchi 


409 

presentavasi  al  nostro  sguardo  nulla  di  nuovo,  e  consideran- 
do che  quella  via  ne  conduceva  inverso  borea ,  mentre  io 
desiava  evitare  tal  direzione  a  causa  delle  nebbie  che  re- 
cano su  quelle  terre,  ed  avendo  in  pensiero  d'incammi- 
narmi ad  austro,  e  spirando  contrari  i  venti ,  risolvetti  di 
cangiare  strada . 

Tornato  indietro,  io  detti  fondo  nel  porto  che  avea  no- 
tato ^  dal  qual  luogo  inviai  dentro  terra  due  dei  nostri,  per 
scoprire  se  in  questa  provincia  esistesse  un  re  e  Tosse  alcu- 
na città.  Costoro  corsero  il  paese  per  tre  giorni,  e  trova- 
rono de' popoli  innumerevoli,  e  alcuni  villaggi  piccolissimi 
e  senza  governo,  ciò  che  li  decise  di  tornare  alle  navi* 

Nel  tempo  delta  loro  assenza  io  aveva  saputo  da  certi 
Indiani  colà  trovati ,  che  questa  provincia  era  certamente 
un'isola  (1)*,  allora,  attenendomi  sempre  rasente  i  suoi  lidi, 
mi  diressi  inverso  oriente  per  un  tratto  di  trecento  ven- 
tidue miglia ,  ove  V  isola  finisce  :  e  da  quel  punto  ne  sco* 
prìi  un'  altra,  distante  dalla  Giovanna ,  alla  volta  di  levan- 
te cinquantaquattro  miglia,  alla  quale  imposi  il  nome  di 
Ispana  (2)  :  e  avendone  presto  aggiunto  il  lito ,  diressi  il 
mio  cammino  quasi  alla  volta  di  settentrione,  nella  stessa 
guisa  chMo  avea  fatto  nella  Giovanna  inverso  levante,  e 
corsi  cinquecento  sessantaquattro  miglia . 

U  isola  Giovanna,  ed  eziandio  le  altre,  sono  egualmente 
fertilissime;  la  prima  e  circondata  da  un'infinità  di  porti 
sicurissimi  e  spaziosi,  i  quali  di  gran  lunga  in  bellezza  sor- 
passano tutti  quelli  che  ho  fino  al  presente  veduti.  Ella  è  ir- 
rigata da  fiumi  considerevoli  pieni  di  acque  salubri ,  ed  è 
ingombra  di  molte  elevatissime  montagne. —  Tutte  queste 


(1)  L' Isola  di  Cuba  .  MAimoGoii 

(2)  Vale  a  dire  Spagmtola.  Maimocchi 


1.  i2 


410 

ìsole  sono  bellissime  e  presentano  variato  aspetto;  le  pcHino 
agevolmentepercorrersi^esono  yestitedi  alberi  di  diflTerenti 
specie  e  d'enorme  altezza,  i  quali  credo,  che  in  tutte  lesta* 
gioni  serbino  le  loro  foglie,  avendoli  io  veduti  tanto  verdeg- 
gianti e  belli  come  sono  quelli  di  Spagna  nel  mese  di  maggio:  e 
questi  alberi,  altri  coronati  di  fiori,  altri  carichi  di  fratti,  ed 
altri  aventi  ambedue  queste  prerogative ,  offrivano  ai  nostri 
sguardi  la  più  grande  bellezza,  variata  dalla  qualità  e  dalla 
natura  diversa  di  ciascheduno  di  essi .  L' usignuolo  e  mille 
altri  diversi  augelletti  empievano  V  aere  dei  loro  canti  me* 
lodiosi  nel  mese  di  novembre,  tempo  in  cui  io  viaggiava 
per  queste  isole.  Sono  inoltre,  nella  detta  isola  di  Giovan- 
na, sette  od  otto  specie  di  palmizi,  che  per  altezza  e  beltà 
superano  tutti  quelli  che  noi  possediamo;  e  lo  stesso  è  di 
tutti  gli  altri  alberi,  piante  e  frutta .  Vi  si  osservano  ezian- 
dio mirabili  pini,  campi  e  praterie  di  vasta  estensione,  molte 
specie  d'uccelli,  varie  sorta  di  miele,  e  molti  metalli ^  ec- 
cetto il  ferro . 

In  quella  poi,  che  noi  appellammo  di  sopra  col  nome 
di  Spagna,  vi  sono  altissime  e  bellissime  montagne ,  vasti 
campi,  boscaglie,  e  praterìe  fertilissime,  molto  atte  alla  se- 
menta, alla  pastura  e  alla  costruzione  degli  ediflzi. 

La  comodità  e  bellezza  de' suoi  porti,  eia  gran  quantità 
dei  fiumi,  che  molto  contribuiscono  alla  sua  salubrità,  sono 
cose^  che  sorpassano  ogni  idea  che  senza  vederle  ci  se  ne 
potesse  formare.  1  suoi  alberi,  i  suoi  pascoli,  eie  suefrutta, 
differiscono  da  tutto  quello  che  in  simil  genere  V  isola  Gio- 
vanna produce,  ed  ha  in  abbondanza  aromati  di  varie  spe- 
cie, oro  e  molti  altri  metalli . 

Gli  abitanti  delF  uno  e  deir altro  sesso,  tanto  di  que- 
sta, quanto  delle  altre  isole  da  me  vedute,  e  nelle  quali 
mi  sono  informato,  van  sempre  nudi  come  quando  videro 


***^i^ata^H 


411 

per  la  prima  volta  la  luce,  eccetto  alcune  donne ,  le  qua- 
li coprono  la  loro  nudità  con  una  verde  foglia ,  ovver 
con  un  velo  di  cotone,  da  esse  a  tal  uopo  intessuto.  Tutti 
mancano ,  come  abbiam  detto ,  di  ferro  di  qualsiasi  spe- 
cie ^  laonde  non  hanno  armi,  né  le  conoscono^  né  cono- 
scendole saprebbero  come  trattarle ,  non  già  a  cagione 
di  alcuna  deformità  del  loro  corpo,  essendo  tutti  ben  con- 
formati, ma  per  esser  timidi  estremamente  e  pusillanimi. 
NuUadimanco,  essi  adoperano  per  armi  delle  canne  seccate 
al  sole,  dalla  parte  più  grossa  delle  quali,  inverso  la  radi- 
ce, figgono  uno  stecco  secco  ed  aguzzo  :  ma  neppure  questa 
specie  d^arme  ardiscono  sempre  di  trattare,  perché  il  più  del- 
le volte  é  accaduto,  che  avendo  io  inviato  due  o  tre  dei  miei 
in  certe  borgate  onde  conferire  cogli  abitatori  delle  mede- 
sime, gV  Indiani  ne  uscirono  disordinati  come  un  armento 
spaventato,  e  alla  vista  degli  Spagnuoli  che  appressanvansi, 
fuggirono  con  tanta  velocità ,  che  il  padre  abbandcmava  i 
propri  figli ,  ed  i  figli  lasciavano  i  loro  padri .  Eppure  io  non 
avea  fatto  loro  alcun  male,  né  da  noi  erano  stati  ingiuriati 
giammai;  anzi  quando  adessi  mi  approssimavo  e  potevo 
parlare,  donavo  quanto  avevo  a  mia  disposizione,  come  dei 
drappi  od  altri  oggetti,  senza  esiger  nulla  in  contraccam- 
bio ;  ma  essi  sono  dilor  natura  pavidi  e  timorosi.  Tuttavolta 
quando  credonsi  al  sicuro  ed  han  fatto  core,  e'  sono  sem- 
plicissimi ,  creduli ,  buoni  e  liberali  a  concedere  di  tutto 
quel  che  posseggono,  né  fra  essi  é  alcuno,  che  neghi  di 
quello  che  ha  a  chi  gliel  chiede ,  ma  loro  stessi  invitano  a 
dimandarglielo;  sono  con  tutti  aflabilissimi,  e  per  cose  di 
niun  valore  danno  le  più  pregevoli,  e  della  più  tenue  ri- 
compensa ,  ed  anco  di  nulla,  rimangon  contenti .  MuUadi- 
meno  proibii ,  che  a  loro  fosse  data  cosa  di  troppo  poco 
prezzo,  ed  ancor  di  sovente  un  non  nulla,  come  rottami 


412 

di  piatti ,  di  scodelle,  di  bicchieri ,  dei  chiodi ,  ecc.  ecc., 
sebbene,  quando  potevano  avere  alcuno  di  questi  oggetti, 
credessero  di  possedere  le  più  belle  cose  del  mondo:  in  fat- 
ti, fu  visto  un  marinaio  ottenere  per  un  pezzo  di  corda,  tan- 
t' oro  quanto  cene  vuole  per  fare  il  valore  di  tre  soldi  di 
questo  metallo;  ed  è  noto,  che  altri  ancora  ne  han  ritratta 
mia  quantità  più  o  meno  considerevole,  per  cose  di  tenue 
prezzo ,  e  particolarmente  per  delle  bianche  (1)  nuove , 
cioè  recentemente  coniate,  oppure  per  certe  monete  di  oro, 
in  baratto  delle  quali  davano  tutto  ciò  che  il  venditore  di- 
mandava, vale  a  dire  un'oncia  e  mezza  o  due  di  questo 
metallo,  o  trenta  e  quaranta  libbre  di  cotone,  che  ornai  co- 
noscevano. Dando  in  copia  oro  e  cotone,  per  frammenti  di 
archi,  di  vasellame,  di  bocce  e  di  pentoli,  può  ben  dirsi  che 
essi  comprassero  come  se  fossero  idioti  :  ma  questa  specie  di 
commercio  io  lo  proibii,  perchè  mi  parve  cosa  veramente 
ingiusta;  anzi  delti  loro,  senza  alcuno  interesse ,  molti , 
belli  e  preziosi  utensili ,  che  meco  aveva  recati  affine  di 
conciliarmi  vie  più  il  loro  affetto ,  convertirli  alla  fede 
di  Cristo,  e  maggiormente  disporli  ad  amare  il  re  e  la  re- 
gina ,  i  nostri  principi  e  gli  Spagnuoli  tutti ,  e  perchè  stu- 
dinsi  di  porre  insieme  e  consegnarci  quelle  cose  che  presso 
di  loro  abbondano,  e  delle  quali  noi  assolutamente  man- 
chiamo . 

Costoro  non  conoscono  cosa  sia  idolatria,  ma  credono 
fermamente,  che  ogni  forza ,  ogni  potere  e  qual  siasi  bene 
esista  nel  cielo,  e  che  io,  coi  miei  bastimenti  e  nocchieri, 
sia  disceso  da  cosi  elevato  soggiorno;  laonde  appena  dile- 
guato il  loro  timore ,  presso  i  loro  alari  rispettosamente 


(i)  Specie  di  moneta,  che  equìTale  al  bianco  di  FraDcia,  conosciuto  (altora 
a  Parigi  dalla  plct>e  come  moneta  di  computo ,  nel  solo  caso  in  cui  dicesi  sei 
kianchi,  per  due  ioidi  e  mezzo .  YiasBcii. 


413 

mi  ricevevano.  Essi  non  sono  né  poltroni ,  né  grossolani, 
ma  hanno  anzi  molto  ingegno  e  perspicacia ,  ed  ognuno  tra 
loro  che  navighi  su  questo  mare ,  rende  mirabilmente  re- 
lazione di  tutto  ciò  che  ha  osservato  ne'  suoi  viaggi  ;  ma 
essi  non  videro  mai  genti  vestite,  né  navi  simili  alle  n«- 
stre. 

Tosto  che  giunsi  in  questi  mari,  tolsi  a  forza,  nella  pri- 
ma isola  su  cui  approdai ,  alcuni  Indiani,  per  poter  comu- 
nicare loro  le  nostre  idee ,  e  perché  essi  ci  facessero 
scienti  di  tutto  ciò  che  circa  questi  paesi  conoscevano  ;  il 
che  riuscì  a  seconda  dermici  pensieri ,  poiché  ,  dopo  non 
guarì  tempo ,  e'  intendemmo  gli  uni  cogli  altri ,  per  mezzo 
di  gesti ,  di  segni  o  di  parole  ,  la  qual  cosa  ci  fu  di  sommo 
vantaggio  •  Adesso  essi  vengono  meco  :  e  quantunque  sia 
ornai  qualche  tempo  che  viviamo  insieme ,  nulladimeno 
credono  sempre  eh'  io  sia  disceso  dal  cielo:  dovunque  ap- 
prodavamo essi  con  quanta  voce  aveano  in  gola  gridavano 
ai  loro  connazionali  :  Venite ,  venite ,  e  vedrete  gli  uomini 
discesi  dalle  regioni  celesti  !  —  il  perché  gli  uomini  come 
le  donne,  i ragazzi  e  gli  adulti,  i  giovani  edi  vecchi,  do- 
po aver  superato  il  timore  che  di  noi  in  principio  aveva- 
no concètto ,  facevano  a  gara  per  visitarci  affollandosi  pelle 
vie,  e  chi  recavaci  da  mangiare,  chi  da  bere,  offeren- 
doci tutto  colla  maggiore  amistà  ed  incredibile  beaevo- 
glienza . 

Ciascheduna  di  queste  isole  possiede  canoe  di  legno  forte 
e  compatto,  ma  di  angusta  larghezza  ;  rassomigliano  per  la 
forma  e  lunghezza  alle  nostre /W^e ,  ma  sono  di  esse  molto 
più  veloci  al  corso,  i  lor  nocchieri  non  usando  però  altroché 
remi  per  dirìgerle .  Altre  son  grandi,  altre  mezzane  y  altre  di 
piccola  mole^  le  maggiori  ponno  contenere  fino  a  diciotto  paia 
di  remiganti;  e  con  esse  gl'Indiani  navigano  in  tutte  que- 


418 

sci  e  cascanti  ;  abitano  ove  1  raggi  del  sole  sono  meo  vivi, 
men  penetranti ,  sendo  in  questi  luoghi  eccessivo  il  calore  ^ 
poiché  a  quanto  pare  rimangono  a  ventisei  gradi  e  mezzo 
distanti  dalla  linea  equinoziale  •  Un  freddo  pungentissimo 
fassi  d'  altronde  sentire  sulla  sommità  delle  montagne,  ma 
gl'isolani  non  ne  soflrono ,  o  perchè  accostumati  al  clima , 
o  peir  uso  continuo  ed  abbondante  che  fanno  di  alimenti 
e  bevande  molto  riscaldanti:  del  resto,  lo  ripeto,  io  non 
ho  mai  veduto  mostri,  e  neppure  ho  giammai  saputo 
che  in  alcun  altro  di  questi  luoghi  ve  ne  sieno ,  eccettuato 
neir  isola  chiamata  Charis,  che  è  la  seconda  che  trovasi 
andando  dalla  Ispana  neir  India ,  la  quale  è  abitata  da 
genti ,  che  nelle  vicine  isole  sono  considerate  ferocissime  ; 
nutronsi  di  umana  carne,  hanno  molte  canoe  di  varia  gran- 
dezza, colle  quali  sbarcano  in  tutte  le  isole  dell' India,  ove 
saccheggiando  e  mettendo  a  ruba  tutto  ciò  che  lor  parasi 
davanti.  Ma  non  differiscono  dagli  altri  Indiani,  che  nel 
portamento  dei  capelli,  che  hanno  lunghissimi  come  le 
donne  ;  fanno  uso  di  archi  e  di  freccie  o  giavelotti  fatti  di 
canna,  ai  quali  dal  lato  più  grosso  adattano,  come  abbiam 
detto,  acuti  strali  •  In  questa  guisa  passano  per  feroci,  e 
sono  terribilmente  temuti  dagli  altri  Indiani:  ma  in  quanto 
a  me  non  faccio  alcuna  eccezione  fra  costoro  e  gli  altri.  — 
Gli  abitanti  di  Charis  son  quelli  che  coabitano  con  cer- 
tune  femmine  che  stanno  sole  nell'  isola  Mathenimj  la 
prima  che  si  trova  andando  dalla  Spagna  ncU'  India:  que- 
ste donne  non  s' occupano  d' alcun  lavoro  spettante  al  loro 
sesso  ;  ma  trattano  gli  archi  e  i  giavelotti  simili  a  quelli  dei 
loro  mariti ,  dei  quali  ho  narrato  ^  e  per  loro  difesa  por- 
tano placche  di  rame,  del  qual  metallo  è  dovizia  nella 
loro  isola.  Yienmi  assicurato,  che  esista  un'altra  isola  più 


416 

citta,  alla  quale  detti  il  nome  di  Natività  del  Signore^  e  to- 
sto ordinai  che  vi  fosse  construtta  una  fortezza,  che  a  gue- 
st'ora  deve  essere  Anita,  nella  quale  ho  lasciato  la  guar- 
nigione che  a  mio  parere  era  necessaria ,  provvista  d' ogni 
sorta  di  armi  e  di  viveri  per  un  anno  ;  ivi  ho  pur  lasciato 
una  caravella,  ed  abili  construttori  nella  marina  e  nelle 
altre  arti;  e  sopratutto  vi  lasciai  la  benevoglienza  la  stima 
e  r amicizia  del  monarca  dell'isola,  onde  gli  abitanti  sono 
amabili  e  benigni ,  talché  il  re  medesimo  gloriavasi  di 
chiamarmi  suo  fratello.  Ma  se  li  sentimenti  di  costoro  va«* 
riassero,  per  cui  tentar  volessero  alcun  che  contro  gli  Spa- 
gnuoli  che  ho  lasciati  nel  forte  o  cittadella ,  e'  non  averan 
con  che  farlo ,  per  esser  senz'  armi  e  nudi  della  persona,  e 
timidi  oltre  misura  :  il  perchè  que'  che  hanno  la  custodia 
del  forte  ponno  senza  timore  dominar  tutta  l' isola ,  pur* 
che  sempre  conforminsi  alle  leggi  ed  ai  regolamenti  che  loro 
ho  tracciati  • 

Da  quello  che  ho  potuto  conoscere  in  tutte  queste  isole, 
ogni  individuo  non  ha  che  una  sola  moglie ,  eccettuati  i 
principi  ed  i  regi  ai  quali  è  lecito  d' averne  infino  a  venti. 
Pare  che  le  donne  più  degli  uomini  sieno  intente  al  trava- 
glio ;  ma  non  ho  potuto  sapere  al  certo  se  tra  i  popoli  di 
queste  contrade  usino  particolari  e  individuali  possessioni, 
essendomi  piuttosto  accorto ,  che  ciò  che  uno  di  loro  posse- 
deva era  a  tutti  gli  altri  comune ,  specialmente  gli  alimenti 
e  tutto  ciò  che  per  la  vita  è  necessario  . 

In  fra  costoro  ninno  rinvenni  da  poterlo  dire  mostro  (1), 
come  da  molti  supponevasi  ;  che  anzi  trovai  tutti  questi 
isolani  di  una  grande  affabilità  e  desiosi  di  prestarmi  ser- 
vigio .  Non  sono  neri  come  gli  Etiopi  ;  hanno  i  capelli  li- 

(I)  Uomo  crudele,  sanguinario.  Natamusti 


Lisbona^  addi  14  marzo. 


Cristoforo  Colombo 


Ammiraèlio  della  Hoiu  dcirOcc-nc 


■M<<S>f^1<&)i»s»— 


418 

brano  impossibili:  e  ciò  appunto  è  successo  a  mecche  sono 
riuscito  in  una  cosa  alla  quale  infino  al  presente  nessun 
mortale  non  avea  osato  di  porre  il  pensiero;  poiché  sebbe- 
ne molti  avessero  già  scritto  e  parlato  circa  l' esistenza  di 
queste  isole,  tutti  però  ne  hanno  parlato  e  scritto  per  con- 
ghiettura  e  sotto  forma  di  dubbio,  ma  ninno  assicurava  di 
averle  vedute:  di  guisa  che  favolose  reputavansi. 

Rendano  grazie ,  adunque ,  il  re ,  la  regina ,  i  principi 
ed  i  loro  felicissimi  regni ,  in  un  colla  Cristianità  tutta,  al 
nostro  Salvatore  Gesù  Cristo ,  per  averci  accordato  una 
simile  vittoria  e  cosi  grandi  successi  ;  e  facciansi  proces- 
sioni ,  celebrinsi  solenni  feste ,  adorninsi  i  templi  di  palme 
e  di  fiori  :  e  Gesù  Cristo  esulti  di  gioia  sulla  terra  come 
esulta  nel  cielo,  alla  vista  della  prossima  salute  di  tanti 
popoli  devoti,  infino  al  presente  destinati  alla  perdizione:  e 
rallegriamoci  ancor  noi  al  tempo  stesso,  non  solo  per  V  esal- 
tazione della  nostra  fede,  ma  anche  per  l'aumento  dei  beni 
temporali,  dei  quali  Spagna  e  la  Cristianità  tutta  raccor- 
ranno i  frutti .  ' 

Questi  sono  gli  eventi ,  che  in  succinto  ho  narrati . 

Addio 


^^      v.i.>     \>  S^-'l'iU 

"-<'''-    '^'^  ^  '""^  -  '^^        >,  %n:r 

v.%ViA VA5i v=sw.y  ■- V- V. VJ 
TRADVZIONE  LATINA 

DI  CRISTOFORO  COLOMBO  A  DON  RAFAELE  SASCHEZ 

bus 

OA  LEANDRO  COSCO 

G  atìmpBtl  per  la  prima  volw  in  Rottii 


-redeiumo  cosa  ben  fatta,  inserire 
:-  qui  nella  nostra  Raccolta  anche  il 
''  testo  latino  della  lettera  anteceden- 
te, onde  COSI  prevenire  il  desiderio 
degli  eruditi,  che  sogliono  amare  i  documenti  storici  in  ra- 
gione delle  loro  originalità:  —  ed  han  ragione. 

Facciamo  precedere  a  questa  lettera  (  come  nella  edi- 
zione spagnuola)  alcuni  cenni  bibliografici  sulla  medesi- 
ma, scrìtti  dal  dotto  Martino  Fernando  di  Navarrete  . 

Il  Compilatoke 


NOTA 


BIBLI OGR  A  FIC A 


w  ogliamo  brevemente  discorrere  di  qoesla  traduzione  latina  della  let- 
fera  del  Colombo  al  Sanchcz ,  folla  da  Leandro  Cosco ,  e  stampata  in  Roma 
nel  1493,  dal  tipografo  Eucharius  Argenieut;  imperocché  questo  documen- 
to ha  omai  acquistata  molta  celebrità ,  sopratutto  dopo  che  l' Italiano  Bos- 
si pubblicollo  nell'appendice  della  sua  Vita  del  Colombo  (opera  che  fii 
tradotta  in  francese,  e  stampata  in  Parigi  nel  1824),  secondo  un  esemplare 
di  esso,  che  esiste  nella  biblioteca  pubblica  di  Milano,  e  che  lui  repota  raiissimo, 
poiché  egli  dice,  che  sarà  molto  diffieile  rinvenire  un'altra  edizione  di  (jueUa 
lettera  nelle  altre  biblioteche ,  non  trovandola  giammai  citata  neU'eUneo 
delle  collezioni  le  più  ricche  in  bibliografiche  rarità  .  In  ragione  dell*  im- 
portanza e  delia  singolarità  che  il  Bossi  attribuisce  a  questa  edizione ,  ne 
esamina  e  minutissimamente  descrive  il  frontespizio ,  le  pagine,  le  linee ,  II 
carattere  e  le  incisioni  ond' é  adomata  ;  e  cita  1*  opinione  del  Glanorini, 
et  bibliotecario  dell'Università  di  Pavia,  il  quale,  descrivendo  con  molla  esat- 
tezza questo  prezioso  volume ,  dice  soltanto  di  crederlo  stampato  nel  XV  se- 
colo ,  per  cui  ne  deduciamo ,  che  manca  delia  indicazione  del  luogo  e  del 
tempo  In  cui  è  stato  impresso ,  non  che  del  nome  dello  stampatore . 

L' erudito  bibliotecario  Morelli  ó  d' avviso ,  che  esistano  due  edizioni  deTla 
traduzione  latina  di  questa  lettera,  che  egli  crede  stampata  nel  1492;  ma  ciò  è 
impossibile ,  poiché  il  Colombo  non  giunse  a  Lisbona  di  ritorno  dal  suo  primo 
viaggio,  prima  del  4  marzo  del  1493; ed  aggiugne,  chele  due  edizioni  hanno 
un  titolo  diflerente,  che  sono  senza  data  e  senza  menzione  del  luogo  ove  furo- 
no stampate,  sebbene  egli  presuma  che  probabilmente  sieno state  impresse  a 


421 

Roma,  on  anno  dopo  che  il  Cosco  ne  avea  ratta  la  traduzione  dall'originale 
spagnuolo  del  Colombo .  L'esempbre  di  Milano  appartiene,  secondo  il  Bossi, 
ad  una  di  queste  edizioni  romane  dei  1493 ,  le  quali  sono  divenute  tanto  rare, 
che  il  Gianorini  assicura  di  non  averne  trovata  descritta  alcuna  In  niun  luo- 
go ;  ed  il  Bossi  è  il  solo,  che  abbia  indicata  un'  edizione  di  questa  lettera,  la 
quale  è  alTaUo  diflTerente  da  quella  di  Milano,  per  cui  egli  inrerisce  che  quella 

da  lui  posta  alla  pubblica  luce  è  l'altra  Impressa  in  Roma  e  dal  Morelli  cilafa. 
A  schiarimento  di  tanti  dubbi  e  coniradizioni ,  ci  è  sembrato  conveniente 
somministrare  gì'  indizi  pubblicati  dal  Barda  nella  Biblioteca  Occidintaìe 
del  Pinelo,  impressa  a  Madrid  nel  1738,  in  Toglio,  Tom.  Il,  colonna  564. 
Questo  erudito  parlando  di  Cristororo  Colombo  dice  :  »  che   quando  giunse 

>  nella  città  di  Palos,  scrisse  ai  regi  Cattolici  un  compendio  di  ciò  che  gli  era 

•  awienuio  nel  suo  primo  viaggio  >  —  ed  in  altri  luoghi,  cita  una  lettera  tn- 
tomo  aUe  isole  novellamente  scoperte  dal  Colombo  nel  mare  delle  Indie,  In 
spagnuolo;  ed  aggiugne:  »  Alessandro  di  Cosco  tradusse  in  latino  questa  let- 

>  tera,  e  la  sua  traduzione  fu  stampata  nel  1493,  Inserita  e  novellamente 

>  stampata  nel  libro  intitolato  :  Bellum  christianorum  Principum,  praecipue 

•  GaUorum  contra  Sarracenos,  1533 ,  Basilea,  in  Togl.,  e  nella  Spagna  lUU" 

>  tirata,  tom.   11 ,  Togl.  1282  »  ~  Quindi  nota  :  questa  lettera  sembra  esser 

>  quella  che  il  Draudio  pone  nella  sua  Biblioteca  Classica,  stampata  da  En- 

>  rico  Fedro ,  sotto  il  titolo  di  Prima  veduta  deUe  isole  del  mare  indiano , 

•  alla  quale  è  aggiunta  la  relazione  dell'ambasciata  del  re  d' Etiopia  al  Som- 
»  mo  Ponteflce.  » 

Nella  biblioteca  reale  di  Madrid  ,  stanza  dei  manoscritti ,  scaffale  J ,  in 
rondo  alla  Glza  N^  123,  esisteva  un  esemplare  stampato  della  traduzione  latina 
di  questa  lettera  del  Colombo,  fatta  da  Leandro  Cosco, e  vi  si  leggeva  que- 
sti nota  in  flne:  Impressit  Romae  Eucharius  Argenteus,  Anno  domini 
MCCCCXCUL  —  Alcuni  bibliografi  (anno  menzione  di  questo  stampatore ,  e 
don  Carlos  de  Lascrna  y  Santander ,  nel  suo  Dizionario  bibliografico  scelto 
del  quindicesimo  secolo,  stampato  In  francese  a  Brusselle  nel  1805,  parte 
I,  pag.  152,  no  26,  dice,  che  il  suo  vero  nome  era  Euchario  Silber  0  Franck 
di  Herblpoli  (  Vurtzburgo  );  e  siccome  silber  in  tedesco  significa  argento , 
questo  tipografo  si  fece  chiamare  Apy^jptio^  {Argyreios)  in  greco,  ovvero 
Argenteus  in  latino ,  come  scorgesi  dalle  opere  da  lui  impresse . 

Molti  altri  scrittori  hanno  forniti  indizi  sull'esemplare  di  questa  lettera, che 
esisteva  nella  real  Biblioteca  di  Madrid;  è  fra  questi  don  Giovan  Batista  Munoz, 
capo  dei  cosmografi  delle  Indie ,  alla  pag.  7  del  Prologo,  nel  tomo  1  della  sua 
Storia  del  Nuovo  Mondo ,  stampata  in  Madrid  nel  1793:  il  quale  Inoltre  c'in- 
segna ,  che  il  testo  originale  di  questa  lettera  fu  quasi  tutto  trascritto  da  An- 
drea Bernaldez,  curato  di  los  PalacioSt  nella  sua  Storia  manoscritta  dei  regi 
Cattolici  i  e  che  leggesi  eziandio  in  don  CristobaI  Cladera ,  alla  pagina  26 
delle  sue  Ricerche  storiche  intomo  alle  principali  scoperte  degli  SpagnuoU 
nelV Oceano,  opera  stampala  lo  Madrid  nel  1794. 


I 


422 

Giovan  Battista  Mailoz  trasse  una  copia  esattissima  di  questa  lettera  dal- 
r  esemplare  della  real  Biblioteca,  confrontolla  coli' edizione  dell'  Kscoto,  nella 
Spagna  ìlluttraia^  e  notonne  scrupolosamente  le  diflerenze.  Nell'anno  1791  , 
ancor  noi  traemmo  una  copia  dallo  stesso  originale  per  inserirla  nella  nostra 
collezione;  e  slam  molto  debitori  alla  preziosa  benevoglìenza  di  don  Francesco 
Antonio  Gonzalez,  conservatore  in  capo  della  biblioteca  Reale,  per  averci  non 
solo  confrontato  di  nuoTO  il  testo  della  copia  del  MuBoz  con  quello  che  è  nel- 
r  opera  più  volte  citata  della  Spagna  Illustrata^  e  con  quello  che  Ui  trovato  in 
Milano  e  pubblicato  dal  Bossi,  ma  ancora  per  averlo  con  eleganza  e  precisione 
tradotto  in  lingua  castlgliana ,  affinchè  fosse  più  generalmente  conosciuto  . 

Del  resto,  lo  zelo  del  signor  Bossi  è  degno  dei  più  grandi  elogi  :  ma  non  pos- 
siamo astenerci  dal  manifestare,  che  la  traduzione  latina  pubblicata  nella  sua 
opera  contiene  molti  errori  ;  sebbene  noi  siamo  persuasi,  che  egli  II  abbia  tutti 
trovati  neir  originale  e  non  li  abbia  voluti  correggere  per  non  alterarlo  In  al- 
cun modo,  e  lasciargli  anzi ,  forse  con  troppo  scrupolosa  esattezza ,  tutti  1  ca- 
ratteri possibili  d'autenticitA .  Nondimanco,  in  alcuni  luoghi  questi  errori  sono 
di  tal  natura,  che  sfigurano  stranamente  il  vero  senso  e  l'intenzione  dell'au- 
tore primitivo  della  lettera  ;  lo  che  ognuno  può  focilmente  riscontrare,  parago- 
nando il  contenuto  di  essa  col  giornale  del  viaggio,^  colla  Mtera  del  Colombo 
al  soprintendente  del  re  e  della  regina  Cattolici,  che  abbiamo  qui  Innanzi 
Inserita:  lo  studioso  che  avrà  cura  di  fare  questa  comparazione,  persuaderassi 
da  sé  stesso  osservando,  che  nel  latino  del  Bossi  ò  adottata  una  ortografia  che 
tronca  il  testo  (  e  noteremo  tra  parentesi  eziandio  ,  che  nella  versione  francese 
di  questo  documento  leggonsi  strani  errori  e  noUnsI  troppo  grandi  licenze  per 
ogni  traduttore,  le  quali  sorgono  agli  occhi  anche  del  più  ignari  o  superficiali 
lettori). 

Da  tutto  questo  si  deve  conchludcre  ,  che  la  traduzione  della  lettera  latina 
dei  Cosco,  non  è  tanto  rara  quanto  generalmente  supponesi  ;  poiché  ella  è  stata 
riprodotta  più  volte  per  le  stampe ,  ed  in  molte  collezioni  inserita  :  che  se  le 
edizioni  pubblicate  in  Roma  nel  1493,  sono,  come  è  naturale,  divenute  rare, 
non  mancano  però  scrittori,  che  le  hanno  esaminate,  e  fatto  conoscere  al  pub- 
blico il  loro  merito ,  la  loro  rarità,  ed  i  luoghi  ove  presentemente  conscrvansi 
e  dove  negli  andati  tempi  sono  state  conservate  • 

Navàrretb 


I 

I  I 


EPISTOLA 

CHRISTOFORI  COLOM. 

D  HVKS   PERgUlKF.NDJlS  , 


■^uoNiitH  auscepUe  proviociae  rem  perreclani  me  cooscculum 
fuisse  gralum  libi  fore  scio,  lias  coDSlitui  riarare,  quae  le  uaiu- 
scujiisquc  rei  III  lioc  nostro  itinere  gestae  inveotaeque  adniODeaot. 
Tricdlmo  tcrtiu  <Iic  postqunm  Gadihut  disccMÌ ,  Ìii  mare  Indi- 
cum  pervcDÌ ,  ubi  jituriinas  iniulai  ìnnumcris  habilatai  bomini- 
bus(S)  reperì,  qiianiin  omaium  prò  felrcisiimo  Itegc  noilro,  praeco- 
nio  celebralo,  et  vexillis  extensis,  contratlicenic  ncmine,  poisessio- 
ncm  acccpi  ;  pn'macqiie  earuin  Divi  Salvatorii  Domen  imposui  , 
cujui  fretus  aiixilio  lam  ad  banc  quam  ad  celerai  abal  pcrvcilimus  : 
eam  vero  ladi  Gunnahanyii  (o)  vocant.  Aliaruni  ctiam  unamqiinm- 
que  novo  Domine  Quncupavi  :  quippe  atiam  iniulam  Sauclas  Mariac 

(1)  llisp.  III.,  JUxaiidtr. 

(2)  ItiiJ.,  iiuium-ris  iiiabitalas  hamiiiiiai. 
0)  Hill'-  IH-  .  Guaiia/iaiim. 


424 

G)nceptìonis,  aliam  Femandinani,  aliam  Isabelam  (1)^  alìam  Joan- 
nam ,  et  sic  de  reliquìs  appellari  jussi .  Qaamprìmum  (S)  in  eam 
insulam  (3)  (  quam  dudam  Joannam  vocari  dìxì  )  appulimus  ;  juzta 
ejuslitus  occtdeQtem  versus  aliquantulum  processi,  tamque  eam  ma* 
guam  nullo  reperto  fine  inveni^  ut  non  insulam  sed  continentem  Ga- 
thai  provinciam  esse  credidertm  ;  nulla  tamen  videns  oppida,  rauni- 
cipiave  in  maritimis  sita  confìnibus,  praeter  aliquos  vicos  et  prae- 
dia  rustica,  cum  quorum  incolis  loqui  nequibam  ;  quare  simul  acnos 
videbant.  surripìebant  fugam.  Progrediebar  ultra,  existimans  aliquam 
me  urbem  villasve  (4)  inventurum  :  deniquc  videns  quod  longe  ad- 
modum  progressis  nihil  novi  emergebat^  et  Imjusmodi  via  nos  ad  se* 
ptentrionem  defercbat  (  quod  ipse  fugere  exoptabam  ,  terris  etenim 
regnabat  bruma)  ad  austrumque  erat  in  voto  contendere,  nec  mi- 
nus  venti  flagitantibus  succedebant;  constitui  alios  non  operìri 
successus:  et  sic  retrocedcns ,  ad  portum  quemdam,  quem  sigoa- 
veram ,  sum  reversus  ;  unde  dnos  bomincs  ex  nosf  ris  in  terram  mit- 
si,  qui  investigarent,  esset  ne  Bex  in  ea  provincia,  urbesve  aliquae . 
Hi  per  tres  dtes  ambularunt,  inveneruntque  innumeros  populos  et  lia* 
bitationes ,  parvas  tamen  et  absquc  ullo  regimine  ;  qua  propter  re- 
dieruut.  Interea  ego  jam  intellexeram  a  quibusdam  Indis,  quos  ibi- 
dem susceperam^  quod  hujusmodi  provincia  insula  quidem  erat:  et 
sic  perrcxi  orlentem  versus,  ejus  semper  stringcns  litora  usque  ad  mi- 
liaria  cccxxii,  ubi  ipsius  insulae  sunt  evtrcma  .  Hinc  ab'am  insulam 
ad  orientem  prospexi^  distantem  ab  bac  Joanna  milh'ar.  (5)  liv,  quam 
protinus  Hispanam  dixi,  in  eamque  concessi,  et  direxi  iter  quasi  per 
scptentrioncm,  quemadmodum  in  Joanna  ad  orientem,  milliaria  dlxiv. 
Quae  dieta  Joanna  et  aliae  ibidem  insulae  quam  fcrtilissimac  exsi- 
stunt .  Haec  multis  atquc  tutissimis  et  latis,  nec  aliis  quos  unquam 
viderim  comparandìs  portibus  (6)  est  circumdata  :  multi  maximi  et 
salubres  banc  intcrfluunt  fluvii  :  multi  quoque  et  eminentissimi  in 
ea  sunt  montes .  Omnes  liae  insulae  sunt  pulchcrrimae,  et  variis  di- 
stinctae  fìguris,  perviac,  et  maxima  arborum  varietate  sidera  lam- 
bentium  pleoae,  quas  nunquam  foliis  privari  credo:  quippe  vidi  eas 
ita  virentes  atque  decoras,  ceu  mense  Majo  in  Hispania  solent  esse  ; 


;  fO  In  Coa.  B.   R.  Hisahelani. 

j  (2)  Bossi  ,  quum  primum. 

I  {XS  Hisp.  111. ,  in  iiLsulam. 

(4)  Ibid,  inllasquc. 
'  (a)  Hisp.  III.  ,  milliaribus. 

(6)  Ibid,  portubus. 


425 

quarum  alìae  Horcntcs,  alUe  fructuosae,  aliae  ìa  alio  statu,  secundum 
UDiuscujusque  qualitatem  vigebaat.  Garriebat  pbiloiucln,  et  alii  pas- 
seres  varii  a  e  innumeri,  mense  ^Novembri  (1)  quo  ipso  per  eas  deam- 
bubibam.  Sunt  praeterea  iu  dieta  ìnsula  Joanna  scptcm  vel  ceto  pal- 
marum  genera,  quae  proceritate  et  pulcbritudine,  quemadmodum 
ceterae  omnes  arbores,  berbae  fructusque,  nostras  facile  exsuperant. 
Sunt  et  mirabiles  (2)  pinus,  agri,  et  prata  vastissima  ,  variae  aveb, 
varia  mella ,  variaque  metalla,  ferro  excepto.  In  ea  autem,  quam 
Htspanam  supra  diximus  nancupari ,  maximi  sunt  montes  ac  pul- 
cbri,  vasta  rura^  nemora,  campi  feracissimi,  seri  pascique  et  con- 
dendis  aedifìciis  aptissimi  :  portuura  in  bac  insula  commoditas  et 
praestantia,fluminum  copia,  salubritate  admixta  bominum,  quod  (3), 
nisi  qui»  viderit,  credulitatem  superai.  Hujus  arbores,  pascua  et  fru- 
ctus  multum  ab  illis  Joannae  differunt  .  Hacc  praeterea  Hispana  di  - 
verso  aromatis  genere,  auro,  metallisque  abundat.  Hujus  quidem  et 
omnium  aliarum,  quas  ego  vidi  et  quarum  cognitionem  babeo,  incolae 
utriusque  sexus  nudi  sempcr  incedunt,  quemadmodum  eduntur  in 
lucem  ;  praetcr  aliquas  feminas  quae  folio  frondcve  aliqua  aut  bom- 
bycino  velo  pudenda  operiunt,  quod  ipsae  sibi  ad  id  negotii  parant. 
Carent  bi  omnes  (ut  supra  dixi  )  quocumque  genere  ferri  :  carent 
et  armis ,  ut  potè  sibi  ignotis ,  nec  ad  eas  sunt  apti  ,  non  propter 
corporis  deformitatera  (  quum  sint  bene  formati  )  ,  sed  quia  sunt  li- 
inidi  ac  pieni  formidine;  gestant  tamen  prò  armis  arundines  sole 
pcrustas,  in  quarum  radicibus  bastile  quoddam  ligneum  siccura  at- 
tenuatum  fìgunt ,  ncque  bis  audent  jugiter  uti  :  nam  saepe  evenit, 
quum  misserim  duos  vel  tres  bomines  ex  meis  ad  aliquas  villas ,  ut 
cum  eorum  loquerentur  incolis,  exiisse,  agmen  glomeratum  ex  Indis, 
et  ubi  nostros  appropinquare  videbant,  fugam  celeriter  arripuisse  , 
despretis  a  patre  liberis,  et  e  contra  ;  et  hoc  non  quod  cuipiam  eo- 
rum damnura  aliquod  vel  injuria  illata  fuerit,  immo  adquoscumque 
appuli,  et  quibuscum  verbum  facere  potui,  quidquid  babebam  sum 
elargitus,  pannum  aliaque  permulta ,  nulla  mihi  facta  versura  ;  sed 
sunt  natura  pavidi  ac  timidi.  Ceterum  ubi  se  cernunttutos  omni  metu 
repulso ,  sunt  admodum  simplices  ac  bonae  (idei,  et  in  omnibus  quae 
habent  libéralissimi  :  roganti  quod  possidet  infìciatur  nemo ,  quin 
ipsi  nos  ad  id   poscendum  invitaut.   Maximum  erga  omnes  amorcm 


(<)  lliap.  \\\.  yNovembris. 

(2)  Ibid  ,  admirabiles . 

(3)  Ibid^  quae. 


1. 


54 


426 

prae  se  ferunt  :  daat  quaequc  magna  prò  parvis^  minima  licet  (1)  re 
nihilove  contenti .  Ego  attamen  prohibui,  ne  tam  minima  et  nulli us 
pretii  bisce  darentur,  ut  sunt  lancis  paropsidum  vitrique  fragmenta  : 
item  davi,  ligulae  ;  quamquam  si  boc  poterant  adipisci,  videbatur 
eis  pulcberrima  mundi  possidcre  jocalia  (2).  Accidit  enim  quemdam 
navitam  tautbm  auri  pondus  babuisse  prò  una  ligula ,  quanti  sunt 
tres  aurei  solidi ,  et  sic  alios  prò  ab'is  minoris  pretii ,  praesertim  prò 
blanquis  novis/et  quibusdam  nummi»  aureis,  prò  quibus  habendis  da- 
bant  quicquid  (3)  petebat  venditor ,  puta  unciam  cum  dimidia  et 
duas  auri  :  vel  triginta  et  qnadraginta  bombycis  pondo,  quod  ipsi  jam 
noverant.  Item  arcuum,  ampborae,  bjdriae,  doliique  fragmenta  bom- 
barci (4)  et  auro  tamquam  bestiae  comparabant  ;  quod,  quia  iniquum 
sane  erat,  vetui,  dedique  eis  multa  pulcbra  et  grata,  quae  mecnra  tule- 
ram,  nullo  interveniente  praemio,  ut  eos  mibi  facilius  conciliarem  , 
fierentque  Christicolae,  et  ut  sint  proni  in  amorem  erga  Regem,  Regi- 
nam  Principesque  nostros,  et  universas  gentes  Hispaniae,  ac  studeant 
perquirere  et  coacervare,  eaque  nobis  tradere  quibus  ipsi  affluntetnos 
magnopere  indigemus.  P^ullam  bi  norunt  idolatriam,  immo  firmissime 
credunt  omnem  vim,  omnem  potentiam  omnia  denique  bona  esse  in 
coelo/  neque  inde  cum  bis  navibus  et  nautis  descendisse  ;  atque  boc 
animo  ibi  fui  susceptus  postquam  metum  repulerant.  ISec  sunt  segnes 
aut  rudes,  quin  summi  ac  perspicacia  ingenii;  et  bomines,  qui  transfre* 
tant  mare  illud,  non  sine  adrairatione  uniuscujusque  rei  rationem  red- 
dunt;  sed  nunquam  viderunt  gentes  vesti tas,  neque  naves  hujusmodi.Ego 
statim  ac  ad  mare  illud  perveni ,  e  prima  (5)  insula  quosdam  Indos 
violenter  arripui ,  qui  (6)  edicerent  a  nobis,  et  nos  pariter  docerent  ca 
quorum  (7)  ipsi  ìb  bisce  partibus  cognitionem  babebant ,  et  ex  voto 
successit  :  nam  brevi  oos  ipsos,  et  bi  nos,  tum  gestu  ac  signis,  tum  verbis 
intellexerunt ,  magnoque  nobis  fucrc  emolumento.  Veniunt  modo 
mccum ,  tamen  qui  semper  putant  me  desiluisse  e  coelo,  quamvis  diu 
nobiscum  versati  fuerint ,  hodieque  verscntur ,  et  bi  crani  primi ,  qui 
id  quocumque  appellebamus  nunciabant,  alii  deinceps  aliis  data  voce 
dicentes  :  Venite ,  venite,  et  videbitis  gentes  aethcrcas  .  Quamobrem 


(4)  Dossi,  tantum. 

(2)  Hisp.  Ili.,  localia. 

(3)  Bossi  ,  quodquod. 

(4)  Idem ,  bombyce. 

(5)  Hisp.  \\\.f  perveni,  prima. 

(6)  Bossi,  quod. 

(7)  Idem  ,  quorum. 


427 

tam  femioac  quam  viri,  tam  ìmpuberes  quam  adulti,  tam  juvenes  quam 
senes,  deposita  formidine  paulo  ante  concepta  ,  nos  certatlm  visebaDt 
magna  iter  stipante  caterva ,  aliis  cibum ,  aliis  potum  afTerentibiis , 
mazimo  cam  amore  ac  bencvolentia  incredibili .  Habet  unaquaeque  in- 
sala multas  scaphas  solidi  tigni,  etsi  angustas,  longitudine  tamen  ac  for- 
ma nostris  biremibus  similes,  corsa  autem  (1)  velociores:  reguntiir  re- 
mis  tantum  modo .  Harura  quaedam  sant  magnae ,  quaedam  parvae , 
qnaedam  in  medio  consistunt  :  plures  tamen  biremi  qua  (S)  rcmigent 
duodeviginti  transtris  majores^  cum  quibus  in  omnes  illas  insulas  quae 
imramerae  sunt  trajicitur  (3)  cumque  bis  suam  mercaturam  cxercent^ 
et  inter  eos  commercia  fiunt .  Aliquas  ego  bamm  biremium  seu  scapba- 
rura  vidi ,  quae  vehebant  septuaginta  et  octoginta  remiges.  In  om- 
nibos  bis  insulis  nulla  est  diversitas  inter  gentis  effigies  ,  nulla  in  mo- 
rtbas  atque  loquela  ,  quin  omnes  se  intelb'gnnt  adinvicem ,  quae  res 
pemtilis  est  ad  id  quod  Serenissimum  Regem  nostrum  exoptare  prae- 
dpae  reor  ,  scilicet  eoi*um  ad  sanctam  Cbristi  fidcm  conversionem, 
coi  qnidem  ,  quantum  intelligere  potui,  facillimi  sunt  et  proni.  Dixi 
qoemadmodum  sum  progressus  amea  insulam  Joannam  per  rectum 
tnunitem  occasus  in  orìentem  milliar.  cccxxn.  Secundum  (4)  quam 
viam  et  intervallum  itineris  possum  dicere  banc  Joannam  esse  ma jo- 
rem  Anglia  et  Scotia  simul  :  namquc  ultra  dieta  cccxxn  milliaria  (5) 
in  ea  parte  quae  ad  occidentem  prospectat  (5)  duae  ,  quas  non  petii, 
sapersunt  proviociae  ,  quarum  (7)  alteram  indi  Anam  vocant,  cujus 
accolae  caudati  nascuntur.  Tcnduntur  in  longitudinem  ad  milliaria 
cLXxx,  ut  ab  bis  quos  vebo  mecum  Indis  percepi,  qui  omnes  bas  callent 
insolas .  Hispanae  vero  ambitus  major  est  tota  Hispania  a  Cologna  (8) 
itsque  ad  Fontem  Rabidum  ;  bincque  facile  arguitur,  quod  quartum 
ejas  latus,  quod  ipse  per  rectam  lineam  occidentis  in  orìentem  tra- 
)eci,  milliaria  continet  dxl.  Hacc  insula  est  alFectanda,  et  afiectata  , 
non  spemenda  ,  io  qua  etsi  aliarum  omnium  ut  disi  prò  invictissi- 
mo  Rege  nostro  solemniter  possessionem  accepi ,  earumque  imperium 
dicto  Regi  penitus  committitur ,  in  opportuniori  tamen    loco  ,  acque 


(<)  Bossi  ,  autem  sunt  veloc.inrr.s, 

(2)  Idem  ,  quo. 

(3)  Idem  ,  tvajiciunt. 

(4  j  Idem ,  per  quam  viam. 

(5)  Idem  ,  passum  millìa. 

(6)  Idem,  perspectat. 

(7)  Iflem,   quam. 

(8)  Sic  in  omnibus  ìnsuriòitur  exemplariòus  :  abs  dubio  Catilo|*mi. 


I 


I 


428 

omni  lucro  et  commercio  condecenti ,  cujusJam  magnae  villae  ,  cai 
?fativitatÌ8  Domini  nomen  dedimus  ,  possessionem  peculiariter  acce- 
pi  :  ibique  arcem  quaradam  erigere  extemplo  jussi ,  quae  modo  jam 
debet  esse  peracta  ,  in  qua  homines ,  qui  necessarii  sunt  visi ,  cum 
omni  armorum  genere ,  et  ultra  annum  victu  (1)  opportuno  reliqui; 
itera  quamdam  cara v eia m  ,  et  prò  aliis  construendis  tam  in  hac  arte 
quam  in  ceteris  pcritos^  ac  ejusdem  insulae  Regis  erga  nos  benevo- 
lentiam  et  familiari tatem  incrcdìbilem.  Sunt  «nim  gentes  illae  amabi- 
les  admodum  et  benignae  ,  eo  quod  rex  praedictus  me  fratrem  suum 
dici  gloriabatur.  Et  si  animura  revocarcnt  et  iis  qui  in  arce  manse- 
runt  nocere  velint,  nequeunl,  quia  armis  carent,  nudi  incedunt ,  et 
nimium  timidi  :  ideo  dictam  arcem  tenentes  duntaxat^  possunt  (2)  , 
totam  eam  insulam  nullo  sibi  imminente  discrimine,  dummodo  leges 
quas  dedimus  ac  regimen  non  exccdant ,  facile  detinere.  In  omnibus 
bis  insulis ,  ut  intellexi ,  quisque  uni  tantum  conjungi  acquiescit , 
praetcr  Principes  aut  Reges  quibus  viginti  babere  licet  (3)  .  Feminae 
magis  quam  viri  laborare  vidcntur,  ncc  bene  potui  intelligere  an  ba- 
beant  bona  propria  ;  vidi  enim  ,  quod  unus  babebat  aliis  impartiri , 
praesertim  dapcs ,  obsonia  et  hujusmodi.  P^ullum  apud  eos  monstrum 
reperi ,  ut  plerique  existimabant ,  sed  bomines  magnae  rcverentiae 
atque  benignos .  Nec  sunt  nigri  velut  iBthiopcs  :  babent  crines  planos 
ac  demissos  ;  non  deguntubi  radiorum  solaris  (4)  emicat  caler:  por- 
magna  namque  bic  est  solis  vebementia,  propterea  quod  ab  aequino- 
ctiali  linea  distat  (  ut  (5)  videtur  )  gradus  sex  et  viginti .  Ex  mon- 
tium  cacuminibus  maximum  quoque  viget  frigus^  sed  id  quidero  mo- 
derant  (6)  Indi  tum  loci  consuetudine  ,  tum  rerum  calidissimarum 
quibus  frequenter  et  luxuriose  vescuntur  pracsidio  .  Itaque  monstra 
aliqua  non  vidi ,  nequc  corum  alicubi  babui  cognitionem  ,  excc- 
pta  quadam  insula  Charis  nuocupata,  quae  secunda  ex  Hispana  in  In- 
diam  transfretantibus  cxistit ,  quam  gens  quaedam  ,  a  fìnitimis  habi- 
ta  ferocior ,  incolit  :  bi  carne  humana  vescuntur  .  Habcnt  pracdrcti 
bircmium  genera  plurima^  quibus  in  omnes  indicas  insulas  trajiciunt, 
depraedant ,  surripiuntque  quaecumque  possunt  .  Niliil  ab  aliis  dif- 
ferunl ,  nisi  quod  gcruut  more  fcmlnco  longes  crines ,  utuntur  arcu- 


(4)  Bossi,  victum. 

(2)  Idem  ,  potermi t. 

(3)  Idem,  licitiim. 

(1)  Sic  in  onuìibns  erempLarihns  :  fortassc  solis. 

(5)  Bossi ,  uti. 

(6)  Uiip.  III.,  moderaiUur. 


429 

bus  et  spicalis  arundìncis ,  fìxis ,  ut  dìxiiuus  ,  in  grosftiorì  parte  atte- 
nuatis  hastilìbus  :  ideoque  habentur  feroces  (1)  ;  quareceterì  Indi  ine- 
xhausto  raetu  plectuntur  :  scd  hosego  nihil  (2)  facio  plus  quam  alios  . 
Hi  sunt  qui  coeunt  cum  quibusdam  feminis  ,  quae  solae  insulam  Mat- 
benim  (3)  primam  ex  Hispana  iu  Indiam  trajicientibus  inbabitant  (4)  . 
Hae  autem  feminae  nullum  sui  sexus  opus  exercent  :  ntuntur  enim  ar- 
cubus  et  spiculis ,  sicuti  de  earum  conjugibus  dixi ,  muniunt  scse  la- 
minis  aencis  ,  quarum  maxima  apud  eas  copia  cxsistìt .  Aliam  mihi 
insulam  aftlrmant  supradicta  Hispana  majorem  ;  ejus  incolae  ea- 
rcnt  pilis ,  auroque  inter  ab'as  potissimum  exuberat .  Hujus  insù- 
lae  et  alìarum ,  quas  vidi ,  bomines  raecum  porto ,  qui  (5)  borum 
quae  dixi  testimonium  perbibent .  Denique  ut  nostri  discessus  et 
celeris  reversionis  compendium  ac  emolumentum  brevibus  astrin- 
gam  ,  boc  polliceor  ,  me  nostris  Regibus  invictissimis  ,  parvo  eorum 
fultum  auxilio  ,  tantum  auri  (6)  daturum  ,  quantum  eis  fuerit  opus  , 
tantum  vero  aromatum,  borob  jcis,  masticis,  quae  (7)  apud  Cbinm  dum- 
taxat  invenitur,  tantumque  Jigni  alocs,  tantum  servorum  hydropbilalo- 
rum^  quantum  eorum  majestas  voluerlt  exigere  :  item  reubarbarum  et 
ab'orum  (8)  aromatum  genera,  quae  ii  quos  in  dieta  arce  reb'qui^  jam 
invenisse  atque  invcnturos  existimo  :  quandoquidem  ego  nullibi  magis  I 

sum  moratus  (nisi  quantum  me  cocgcrunt  venti)  praetcrquam  in  villa 
Pvativitatis,  dum  arccm  condcre ,  et  tuta  omnia  esse  providi  .  Quae 
etsi  maxima  et  inaudita  sunt,  multo  (9)  tamcn  majora  forent  ,  si  na- 
ves  milii ,  ut  ratio  exigit ,  subvenissent .  Verum  multum  ac  mirabile 
lioc  nec  nostris  meritis  correspondens,  sed  sanctae  cbristianae  fìdei  , 
Dostrorumque  regum  pictati  ac  religioni  ,  quia  ,  quod  hnmanus  con- 
sequi  non  poterat  intellcctus ,  id  bumanis  conccssìt  divinus .  Solet 
enim  Deus  scrvos  (10)  ,  quique  sua  praecspta  diligunt,  etiam  in  im- 
possibilibus   (11)  cxaudire  ,  ut  nobìs  in  prassentia  contigit,  qui  (12) 


(4)  llisp.    l\\.  f  fcroccs  fjuani  celeri  :   Imìi  . 

(2)  \h\iì  ,  nihiU . 

(3)  Bossi ,  Malcunin . 

(4)  Idem  ,  habicant . 

(5)  Idem  ,  fjnia  . 

(6)  Idem,  aurum. 

(7)  Idem  ,  qui . 

(8)  Idem  ,  alia. 

(9)  Idem  ,  multa. 
(<0)  Idem  ,  puet'os  suos. 
(H)  Idem,   impossibilitate. 

(12)  Idem,  quia  in  ea  consecuti  sumus ,  quod. 


contecuti  lunuu ,  quae  bacteaiu  mortaliam  vìm  minime  Btligerant: 
nam  ai  harum  ìntulBnim  quidpiam  iliqui  scrìptenint  (1)  aut  locati 
»UD( ,  omaea  per  ambages  et  coii)ecturas  ,  nemo  se  eas  vidisae  aaserat: 
unde  prope  videbalur  Tabula.  Igllar  Rgt  et  Regina  ,  Priacipes  (t)  , 
ac  eorum  regna  reliciuima  ,  cuactaeque  aliae  Christianoram  proriit- 
ciae ,  Salvatori  Somino  nostro  Jetu  Chrislo  agamus  graliat,  qai  (3) 
tanta  nos  Victoria  munereque  donavit .  Celebrentur  procetaionea ,  pe< 
raganlur  sotemnia  sacra  ,  festaque  fronde  velentur  delubra  .  Exaaltet 
Chrìttus  in  terri* ,  quemadmodum  in  coelis  exsullat ,  quum  tot  popu- 
loiiim  perdila!  aotehac  aaimas  tnlvitum  irì  praeridet  ■  Laetemur  et 
nos ,  tum  proptsr  eialtationem  nostrae  fide! ,  tum  propter  i-erum 
temporalium  incrementa,  quorum  non  «olum  Hispauia  ,  sed  nniver- 
M  Cbrislianitas  est  falura  particeps  .  Haec  gesta  (4)  sic  breviler  eoar* 
rata  .  Vale .  Uliabonae  pridie  idus  Uartii  (K) . 

CmuSToroRus  COLOM, 

OcQsnae  cl^ssis  praefactue . 


(1)  Bossi,  icripierU  ani  loculi  àuM. 

(2)  Prhuepi. 

(3)  ItoBsi,   IJIIOll. 

(<)  Uem,  haec,  ut  f-rìta. 

(S)  in  kac  voce  fiuiliir  tpìttola  in  Hisp.  I[[. 


SECONDO  VIAGGIO 


Non  salis  uous  «rat  sibi  niuados  duIus  ,  et  utl»cm 
Ignotuiu  priscM  omnibus  ,  ipsc  dcdit . 
Diviliat  summas  tems  dbpertit  in  omnes^ 
Atque  anima*  codo  tradidit  innumeras. 
Invenit  campo*  divinis  legibus  aplos  , 
Regìbus  tt  noslrìs  prospera  regna  dcdit  . 

ciSTLLLVKOS  ;  Elegia  sulla  morte  del  CulomlfO, 


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7ZAGGI2  BB2d  GOIaOHUBO 


r.ir.TA  rrLLE  cr.AXni  e  iccoie  ìmii.le  deiit.  li'Cme 


NARRAZIONE 

DEL  SECONDO  VIAGGIO 
1193-1496. 


h-  oggiornando  in  Roma ,  Pietro 
}  Marlire(i)  scrisse  nella  lingua 
«ribi  del  Lazio  la  relazione  dì  que- 
sta seconda  navigazione  del  Colombo  :  ma  sie- 


di Pietro  Ha  ri  Ire  d)  Angblen,  cbe  ipesso  viene  Cilato  solto  11  Dome  Pietro 
HirlTr ,  come  te  Hsiiir  tosse  II  suo  catalo ,  nieque  nei  IlóS  in  Arooi ,  sui 
ligo  Maggiore ,  da  ont  deile  più  lliiulrl  famiglie  di  Milano,  la  quile  Inue 
Il  tuo  nome  di  Anghien,  luogo  situilo  »ui  medesimo  Ugo,  donde  ella  eia 
In  otigioe  dUceu:  —  moti  ■  Graiuu  ,  lo  Spagna,  clrta  l'aoDO  IsaB. 

ROQUITTI 


434  COLOMBO 

come  un  certo  dottor  Chanca  (i)  dì  Siviglia, 
medico ,  fece  anch'  egli ,  per  ordine  del  re  e 
della  regina  Cattolici ,  questo  viaggio  sull'  ar- 
mata dell'  ammiraglio ,  e  scrisse  dalle  Indie 
ai  signori  componenti  il  Capitolo  di  Siviglia 
quanto  nel  detto  viaggio  accadde  e  quello  che 
vide ,  io  credo  dovere  qui  inserire  la  copia  del- 
la sua  lettera ,  sebbene  in  sostanza  le  due  nar- 
razioni non  sieno  che  una  medesima  cosa,  con 
questa  differenza  però ,  che  Pietro  Martire  ri- 
ferisce gli  eventi  come  li  ha  intesi  racconta- 
re, mentre  il  medico  di  Siviglia  li  narra  qual 
testimone  oculare  dei  medesimi:  tuttavia  i  due 
scrittori  non  contradiconsi  in  nessun  luc^o, 
ma  il  primo  omette  talvolta  alcune  piccole 
circostanze ,  che  l' altro  non  passa  sotto  silen- 
zio: e  siccome  alcuni  nella  maniera  di  rac- 
contare i  fatti  dilettano  più  di  altri ,  noi  pre- 
sentiamo la  lettera  del  precitato  dottor  Chan- 


ci) Cun  diploma  del  23  maggio  1493 ,  il  dottor  Chanca  fu  nominato  me- 
dico dell'  armata  del  Colombo;  e  con  lettera  del  24  del  medesimo  mese, 
fu  ordinato  al  Soprintendenti  delle  finanze  di  fargli  pagare  i  salari  e  distri- 
buire le  razioni ,  dovendo  egli  adempier  1'  olTicio  di  notaro  nelle  Indie  .  Il 
curato  di  los  Palacios  ricorda  questo  dottor  Chanca ,  ed  ebbe  la  sua  re- 
lazionc  tra  le  mani  e  ne  fece  uso ,  come  si  può  riscontrare  al  cap.  120  della 
sua  Storia  manosirriUa  del  re  e  della  regina  CaUoUci .  Navarmtb 


SECONDO    VIAGGIO  435 

ca,  ch'egli  diresse  alla  città  di  Siviglia:  ella 
volge  intorno  a  questo  secondo  viaggio ,  ed  è 
concepita  in  questi  termini  (1). 

Magnificentissimo  Signore  !  —  Siccome  le  cose  che  io 
scrissi  particolarmente  ad  altre  persone  in  altre  lettere  non 
ponno  'parteciparsi ,  nello  stesso  modo  che  alcune  di  quel- 
le che  sono  contenute  in  questa  relazione,  ho  quindi  riso- 
luto di  scrivere  in  questa ,  separatamente  da  una  parte  le 
semplici  novità  di  questo  paese,  dall'  alfra  le  partecipazio- 
ni segrete  e  le  dimande  che  mi  conviene  fare  alla  Signoria 
vostra  :  —  le  novità  sono  le  seguenti . 

La  flotta ,  che  colla  divina  permissione,  il  re  e  la  regina 
Cattolici ,  nostri  signori ,  inviarono  dalla  Spagna  alle  Indie 
per  addurvi  Cristoforo  Colombo,  loro  ammiraglio  del  ma- 
re Oceano,  partì  da  Cadice  addi  25  settembre  dell'anno 
• .  •  •  (2) .  • .  anni ,  con  tempo  e  vento  favorevoli  alla  di- 
rezione che  noi  volevamo  tenere:  e  simil  tempo  durò  due 
giorni,  nel  corso  dei  quali  camminammo  circa  cinquanta 
leghe;  quindi  il  vento  cambiò,  e  rimase  variabile  per  altri 
due  giorni,  durante  i  quali  femmo  pochissimo  o  quasi 
punto  viaggio  :  ma  piacque  a  Dio  di  restituirci  il  buon  tem- 
po, di  guisa  tale  che  in  altri  due  giorni  arrivammo  alla 
Grande  Canaria ,  ove  gettammo  le  ancore ,  a  ciò  costretti 
per  risarcire  un  vascello  che  faceva  molt'  acqua ,  e  vi  re- 
stammo per  tutto  quel  giorno . 


(1)  Queslo  prologo  è  di  Antonio  di  Aspa ,  frale  girolamino ,  che  in  sul 
cominciare  del  XVI  secolo  fece  una  RaccoUajM  Documenti  rekUivi  cUU  In- 
die, nella  quale  inseri  la  lettera  del  dottor  Canea  (Vedi  il  certificato  del  lU- 
varrete  inserito  in  fondo  a  questa  narrazione) .  Marmocchi 

(2)  Qui  neir  originale  è  una  simile  lacuna;  in  quanto  alla  data  della  par- 
tenza doYea  csseni  scritto  delVmno  1493.  Navaarstb 


436  COLOMBO 

L' indomane  spiegammo  nuovamente  le  vele  al  vento  ; 
ma  fummo  successivamente  sorpresi  da  qualche  bonaccia, 
di  modo  che  impiegammo  cinque  o  sei  giorni  per  arrivare 
alIaGomera(l),  ove  ci  occorse  di  restare  per  qualche  gior* 
no  affine  di  fare  la  maggior  possibile  provvista  di  carne,  di 
legna  e  di  acqua,  attesa  la  lunghezza  del  tragitto  che  era- 
vamo per  intraprendere  senza  veder  mai  terra .  Tra  il  no- 
stro  soggiorno  in  questi  porti,  e  un  dì  di  bonaccia  che  tutto 
intero  ci  occorse  per  giungere  all'  isola  di  Ferro ,  il  che 
avvenne  la  domane  della  nostra  partenza  dalla  Gomera,  in 
tutto  impiegammo  da  diciannove  in  venti  giorni . 

D' allora  in  poi ,  per  bontà  di  Dio ,  sempre  avenmio 
buontempo,  il  migliore  che  la  flotta  abbia  giammai  avuto 
per  trascorrere  cosi  lunga  via  sul  mare  ;  e  tale ,  che  la- 
sciata l' isola  di  Ferro  addì  13  ottobre,  scoprimmo  terra 
dopo  venti  giorni  :  e  l' avremmo  scorta  dopo  quattordici 
o  quindici,  se  la  nave  ammiraglia,  sulla  quale  io  era ,  fosse 
stata  veloce  al  corso  quanto  le  altre ,  le  quali  sovente  era- 
no costrette  ammainare  diverse  vele,  per  non  lasciarci 
troppo  indietro . 

In  tutto  questo  tempo  provammo  molte  bonacce ,  ed  in 
generale  andammo  esenti  da  accidentalità  in  tutto  il  tra- 
gitto ;  eccettuato  nella  vigilia  di  san  Simone ,  che  ci  suc- 
cesse un  caso  il  quale  ci  pose  in  un  crudel  periglio  (2). 

La  prima  domenica  dopo  Ognissanti,  che  fu  addì  3  no- 
vembre, alquanto  innanzi  la  nascita  del  sole,  un  piloto  del 


(1)  Altra  delle  Canarie  (Vedi  la  nostra  Carta  delV  Atlantico  SeUentrionaie) . 

Marmocchi 

(2)  In  quella  notte,  videro  Sant*Elmo  (  specie  di  fuoco  elettrico)  —  »  coq 
»  sette  candele  accese  soprala  gabbia  dell'albero  di  maestra  (Ferdin.  Coloni- 
»  bo.  Vita,  ec.  Gap.  45)  »  —  e  cadde  molta  pioggia  accompagnata  da  tuooi 
spaventevoli  ;  laonde  I  nostri  noccbieri  cantarono  molte  Litanie  ed  orazioni , 
raccomandandosi  a  Dio  .  Marmocchi 


SECONDO   VIAGGIO  437 

vascello  ammiraglio  gridò  di  sugli  alberi  :  Buona  nuova , 
siamo  a  terra  !  —  La  gioia  dell'  equipaggio  fu  sì  grande , 
che  era  una  meraviglia  a  sentire  le  grida  ed  a  vedere  le  tu- 
multuose agitazioni  dei  marinari,  pel  piacere  che  ciascuno 
provava  di  trovarsi  a  terra;  e  ciò  giustamente,  poiché  tut- 
ti eravamo  omai  cosi  stanchi  e  noiati  della  trista  strada  del 
mare  e  di  star  sopra' acqua,  che  nutrivamo  il  più  vivo  desi- 
derio diaggiugnere  alla  terra  e  sospiravamo  per  essa.  —  In 
questo  giorno  i  piloti  dell'armata  fecero  i  loro  conti  :  ed  al- 
cuni computarono ,  dall'  isola  di  Ferro  infino  alla  prima  ter- 
ra per  noi  scoperta,  ottocento  leghe;  altri  settecento  ottanta 
solamente;  laonde  la  differenza  non  era  grande:  ed  aggiu- 
gnendo  a  que'  numeri  le  trecento  leghe  fatte  da  Cadice  infi- 
no all'isola  di  Ferro ,  la  somma  totale  del  nostro  tragitto 
ascendeva  a  mille  cento  leghe,  il  perchè,  non  mi  meraviglio 
se  molti  de'  nostri  erano  omai  stanchi  della  vista  dell'  acqua. 
In  questa  stessa  domenica ,  che  scorgemmo  un'isola  di- 
rimpetto alle  prode  dei  vascelli,  n'apparve  un' altra  a  de- 
stra: la  prima,  dalla  parte  che  presentava  al  nostro  sguar- 
do, era  tutta  ingombra  di  montagne  (1)  ;  la  seconda  (2) 
appariva  una  terra  unita ,  ma  vestita  d'arbori  fittissimi. 
Sorto  il  sole,  e  divenuto  ben  chiaro  il  dì ,  incominciarono 
gradatamente  ad  apparire  da  ogni  banda  delle  isole;  di  ma- 
niera tale  che,  in  tutta  questa  giornata,  ne  vedemmo  sei 
da  diverse  parti,  e  quasi  tutte  di  assai  vasta  estensione.  Go- 
vernammo per  accostarci  a  quella  che  avevamo  scoperta  la 


(1)  L'Isola  Domenica,  cosi  dcUa  dall' ammiraglio  perchè  la  scopri  in  giorno 
di  domenica .  Navarretb 

Vedi  la  nostra  Carfa  delle  Grandi  e  Piccole  Antille  delle  Lueaie,  ec.  ee. 

Marmoccui 

(2)  L'isola  Maria  Galante,   cosi  chiamata  dall'ammiraglio  dal  nome  del 
suo  naviglio.  Navarretb 


438  COLOMBO 

prima,  e  dopo  aver  fatto  più  d'una  lega  col  solo  scopo  di  cer- 
care un  porto  ove  potere  ancorarci,  pervenimmo  al  lido;  ma 
costeggiando  lunghesso  il  medesimo  non  scoprimmo  alcmi 
sito  atto  a  ricoverarvi  le  navi  •  —  Per  quanto  a  vista  potetti 
giudicarne,  quest'isola  mi  par  ve  una  vasta  montagna,  bellis- 
sima e  molto  verdeggiante*,  tutto  sovr'essa,  infìno  all'aciiaa, 
recava  molto  piacere  a  rimirare ,  poiché  nella  stagione  in 
cui  siamo  è  appena  nel  nostro  paese  un  albero  che  faccia 
mostra  di  verzura . 

Non  trovando  porti  in  quest'isola,  l'ammiraglio  ordinò 
di  diriger  le  navi  inverso  l'altra,  ch'era  situata  a  man 
dritta  lontana  dalla  prima  circa  quattro  o  cinque  leghe  ;  ma 
distaccò  un  vascello  dall'  armata  perchè  in  tutto  il  dì  me- 
glio esplorasse  intorno  all'isola  prima,  e  vi  cercasse  un 
porto  nel  quale  poter  ripararsi  in  caso  che  fosse  stato  ne- 
cessario tornare  in  questi  mari;  infatti  uno  trovonne  bu<mo 
e  sicuro,  presso  il  quale  erano  alcune  case  e  degli  abitanti  : 
dopo  di  che,  quel  vascello  raggiunse  nella  notte  la  flotta, 
che  avea  dato  fondo  nell'  altra  isola  (1),  sulla  quale  l'ammi- 
raglio, seguito  da  gran  parte  del  suo  equipaggio,  discese,  te- 
nendo in  mano  la  real  bandiera  spiegata^  e  colle  forme  di 
diritto  ne  prese  possesso  a  nome  delle  Loro  Altezze . 

Erano  in  quest'isola  boschi  cosi  folti,  e  composti  di  tante 
specie  diverse  di  alberi,  tutte  a  noi  incognite,  che  recava  me- 
raviglia e  stupore  a  rimirarli:  altri  porgevano  le  loro  poma, 
altri  erano  pomposamente  vestiti  di  Cori  ;  di  maniera  tale 
che ,  tutto  in  questo  luogo  delizioso  era  nel  colmo  della  ve- 
getazione. Vi  trovammo  un  albero  onde  la  foglia  avea  l'odo- 
re del  garofano  il  più  soave  che  io  abbia  gianunai  sentito  ; 
la  sua  forma  simigliava  a  quella  del  lauro,  ma  non  era  così 

(I)  Jllorta  Galante.  NAVAturs 


L 


SECONDO  VIAGGIO  439 

grande;  tuttavia  son  di  parere  cbe  egli  fosse  di  quella  spe- 
cie. Colà  trovavansi  frutta  selvagge  di  varie  sorta,  delle  qua- 
li alcuni  Spagnuoli  avendo  voluto  imprudentemente  gusta- 
re,  ne  avvenne ,  che  per  averle  soltanto  toccate  colla  lingua, 
gonflarono  stranamente  nel  viso  e  lor  sopraggiunse  una 
grande  infiammazione  accompagnata  da  dolori  cosi  acuti, 
che  parevano  arrabbiati  (1),  né  trovavano  altro  sollievo 
fuorché  nelle  cose  fresche.  — In  quest'isola  non  rinvenimmo 
orma  umana  :  laonde  credemmo  fosse  disabitata .  Ci  tratte- 
nemmo sovr*essa  solamente  due  ore,  perché  quando  vi  giu- 
gnemmo  era  omai  tardi . 

L'indomani  spiegammo  le  vele  per  un'altra  isola  (2) , 
che  pareva  più  bassa  di  questa,  era  molto  grande,  e  ne  di- 
stava da  sette  in  otto  leghe  •  Ivi  arrivammo  dalla  parte  di 
una  grande  montagna ,  che  sembrava  innalzarsi  fino  al 
cielo ,  ed  in  mezzo  alla  quale  era  un  pico  più  alto  del 
rimanente  della  montagna,  dal  cui  scendevano,  da  di- 
verse parti ,  e  specialmente  da  quella  dirimpetto  alla  qua- 
le eravamo  pervenuti,  numerose  fonti  di  acqua  viva. 
Quelle  sorgenti  formavano,  alla  distanzadi  tre  leghe  dal  ma- 
re, una  cascata  di  acqua,  la  quale  precipitandosi  dall'alto 
sembrava  cadere  dal  cielo,  e  compariva  di  enorme  ampiez- 
za :  e  tanto  da  lungo  scorgevasi ,  che  ebber  luogo  relativa- 
mente ad  essa  tra  i  marinari  dei  vascelli  molte  scommesse* 
poiché  gli  uni  dicevano  che  erano  scogli  bianchi ,  gli  altri 
ch'erano  acque:  ma  quando  fummo  più  vicini  all'isola 
vedemmo  quello  che  veramente  era  :  —  mirare  da  quella 
immensa  altezza  precipitarsi  tanta  copia  di  acque,  che 


(1)  Fu  'mferito  da  ciò  che  quelle  fnilU  fossero  del  maeenigUero,  che  pro- 
ducono slmili  effeUl.  Navaruti 

(2)  L'isola  Guadalupa,  Natarrbtb 


440  COLOMBO 

uscivano  da  un  luogo  così  angusto,  ne  sembrava  la  cosa  più 
meravigliosa  e  bella  del  mondo  • 

Tosto  cbe  fummo  giunti  presso  il  lito  di  questa  isola , 
r  ammiraglio  ordinò  ad  una  caravella  leggera  di  costeg- 
giarlo per  cercare  un  porto  :  ella  dunque  ci  precede  •  — 
Giunta  a  terra  i  suoi  nocchieri  videro  alcune  case;  il 
capitano  di  essa  saltò  allora  nella  scialuppa  e  discese  sulla 
riva ,  e  si  diresse  primieramente  verso  le  abitazioni ,  nelle 
quali  rinvenne  alcuni  uomini,  che  non  prima  il  videro 
presero  la  fuga  :  egli  entrò  nelle  dette  case  ove  trovò  al- 
cuni oggetti  spettanti  agP  Indiani ,  che  non  avean  potuto 
portar  via  alcuna  cosa;  vi  prese  due  grossissimi  pappagalli 
molto  diversi  da  quelli  che  inflno  allora  s' erano  veduti,  e 
vi  trovò  pure  molto  cotone  Alato  e  da  Giare,  e  viveri  per 
uso  degli  abitanti  :  prese  un  poco  di  tutto  che  vi  trovò ,  e 
specialmente  quattro  o  cinque  ossami  di  braccia  e  di  gam- 
be umane. 

La  osservazione  di  questi  ultimi  oggetti,  ne  suscitò  il  so- 
spetto, che  queste  isole  fossero  quelle  di  Cariba ,  le  quali 
sapevamo  dovere  essere  abitate  da  una  razza  d'uomini,  che 
pasconsi  di  umana  carne:  infatti,  era  dietro  gì'  indizi  de- 
gli Indiani  delle  isole  innanzi  scoperte,  che  1'  ammiraglio 
avca  diretto  la  sua  navigazione  in  modo  da  poterle  rintrac- 
ciare ,  non  solo  perchè  erano  molto  delle  altre  più  vicine 
alla  Spagna ,  ma  ancora  perchè  trovavansi  sulla  via  della 
Spagnuola,  ove  nel  suo  primo  viaggio  egli  aveva  lasciato 
molte  delle  sue  genti  ;  —  alla  quale  isola ,  per  la  grazia  di 
Dio  e  la  scienza  del  Colombo ,  aggiugnemmo  per  una  via 
tanto  retta  e  sicura,  come  se  avcssemo  solcato  un  mare  no- 
to ed  agevole . 


SECONDO   VIAGGIO  441 

Quest'isola  (1)  era  dunque  p^andissima^  e  dalla  parte 
cbe  ci  presentaTa  il  suo  lido  parea  che  si  estendesse  per 
^enUcìnque  leghe  :  noi  lo  costeggiammo  per  piii  dì  due  ^ 
per  cercarvi  un  p  orto.  Dalla  parte  verso  la  quale  noi  prò* 
cedevamo  sorgevano  elevatissime  montagne^  mentre  da 
quella  che  abbandonavamo  pareva  fossero  delle  grandi 
pianure  :  a  riva  il  mare  erano  alcune  piccole  borgate ,  gli 
abitanti  delle  quali ,  appena  scorsero  le  nostre  vele  ^  tutti 
si  dettero  a  fuggire .  Fatte  le  due  leghe  suddette ,  noi  tro* 
vammo  un  porto  ;  ma  l' ora  era  ornai  troppo  tarda .  Nella 
notte  l' ammiraglio  decise  ^  cbe  allo  spuntar  del  di  un  di- 
staccamento di  marinari  andrebbe  in  terra  a  scoprire  e 
prender  lingua ,  onde  sapere  qual  gente  questi  isolani  ve- 
ramente si  fossero  ;  perchè ,  essendo  questa  una  popola- 
zione nuda  cmne  le  altre  dalP  ammiraglio  vedute  nel  suo 
primo  viaggio,  eravamo  incerti  se  erano  veramente  Can- 
nibali, malgrado  i  sospetti  da  noi  concepiti  e  confermati 
eziandio  dalla  fuga  di  coloro  cbe  vedendoci  avevan  cer- 
cato di  porsi  in  salvo . 

Alcuni  distaccamenti ,  comandati  dai  capitani  delle  re- 
spettive navi ,  partirono  adunque  all'alba  del  giorno.  — 
Alcuni  tornarono  alla  flotta  circa  Torà  del  desinare,  addu- 
cendo  un  giovine  di  circa  quattordici  anni,  per  quanto  po- 
scia si  seppe,  il  quale  disse  di  essere  uno  di  quelli  che  gli 
abitanti  di  quest'  isola  ritenevano  in  schiavitù  :  —  altri  si 
divisero ,  e  certuni  di  questi  presero  un  fanciullo  che  un 
uomo  tenea  pella  mano ,  ma  che  abbandonollo  per  darsi 
alla  fuga*,  questo  fanciullo  venne  poco  tempo  dopo  con  al- 
cuni Indiani  rimandato  al  suo  tetto:  altri,  inline,  rima- 
sero, e  presero  molte  donne  nate  ncli'  isola  ;  alcuno  von* 

(I)  La  Guadalupa.  IVI aruocchi 


I.  5(} 


4^^  €OLOMBO 

nero  a  noi  di  loro  spontanea  volontà,  ma  queste  erano 
schiave . 

Un  capitano  di  questi  ultimi  distaccamenti ,  ignorando 
che  ci  eravamo  abboccati  con  sei  uomini ,  s' avanzò  per 
prender  lingua  tanto  dentro  nellMsoIa,  che  smarritosi  eoa 
quelli  che  lo  accompagnavano,  non  raggiunse  il  Udo  che  do- 
po quattro  giorni ,  e  costeggiandolo  scopri  finalmente  la 
flotta  (1).  Noi  li  reputavamo  infallibilmente  perduti  e  man- 
giati da  quelle  genti  chiamate  Caribi  (  Canmòa/t),  non  po- 
tendo sospettare  altra  causa  dalla  loro  lunga  assenza  ,  poi- 
ché in  fra  costoro  erano  piloti  e  marinari ,  i  quali,  colla  di- 
rezione delle  stelle,  averebbon  saputo  di  Spagna  venire  in 
questi  mari  e  anche  ritornarvi,  non  che  trovare  il  lito  del- 
l'isola;  il  perchè  noi  non  dubitavamo  eh' essi  avesser  po- 
tuto smarrirsi  in  un  tragitto  di  sì  poca  estensione . 

Il  primo  giorno  in  cui  noi  approdammo,  vedemmo  scen- 
dere sulla  spiaggia  un'  infinità  di  persone  di  vario  sesso ,  le 
quali  consideravano  la  flotta  ed  ammiravano  uno  spettaco- 
lo per  esse  tanto  straordinario.  Frattanto  i  nostri  appressa- 
ronsi  colle  lanciea  terra  per  conferire  con  questi  isolani,  loro 
gridando  taytw^  taynoy  che  vuol  dire  buono:  infatti  essi  as- 
pettarono fin  tantoché  non  videro  che  alcuno  sbarcava,  per- 
suasi che  potrebbono  fuggire  quando  loro  piacesse  ;  ma  ad 
eccezione  di  due  uomini,  che  i  nostri  pervennero  a  prendere 


(I)  Questo  fu  r  iDtcndente  Diego  Marquez,  che  Taceva  U  TanzioDl  di  capiUno 
sur  uno  dei  bastimenti  dell'armata.  Egli  proccdcdc  rcII' interno  senza  il  per- 
messo dell'ammiraglio,  che  inviò,  ma  invano,  molli  uomini  per  cercarlo,  alcu- 
ni dei  quali  provvisti  di  cornette .  Uno  degli  incaricati  da  lui  a  questa  ricerca  « 
Tu  Alonso  di  llojeda,  accompagnato  da  una  quarantina  di  uomini,  i  quali  al 
loro  ritorno  dissero  d' avere  scoperto  molte  piante  ed  aromati,  uccelli  di  diver- 
sa specie,  e  grosse  fìumane  :  gli  smarriti  non  ritornarono  ai  navigli  prima  del- 
l'8  di  novembre  (Vedi  lai  Casas,  nella  sua  Sloria  manoscritta,  cap.  84.)* 

Navarreti 


SECONDO    VIAGGIO  443 

e  condur  via,  non  potemmo,  ne  polla  forza  né  colla  persua- 
sione, indur  nessuno  di  que' selvaggi  ad  accostarsi  a  noi: 
prendemmo  però  più  di  venti  donne,  che  erano  schiave  nel- 
r  isola,  e  molte  altre  che  vi  erano  nate^  le  quali  essendosi  ar- 
rischiate, spinte  dalla  curiosità ,  di  accostarsi  al  lido,  le  sor- 
prendemmo e  ce  ne  impadronimmo  per  forza:  alcuni  gio- 
vanetti poi,  vennero  a  noi  per  fuggire  gli  abitanti  delP  ìso- 
la, che  tenevanli  cattivi . 

Dimorammo  otto  giorni  in  questo  porto,  a  causa  delP  as- 
senza del  capitano  di  cui  ho  già  parlato  ^  nel  qual  tempo 
sovente  scendemmo  a  terra,  percorrendo  le  borgate  e  visitan- 
do le  abitazioni  poste  sul  litterale,  ove  trovammo  granquan- 
tità  di  ossa  umane,  e  dei  crani  sospesi  alle  pareti  come  vasi 
nei  quali  tenere  qualche  cosa .  In  questo  luogo  vedemmo 
pochissimi  uomini,  lo  che  proveniva,  secondo  quello  che  le 
donne  raccontaronci ,  dall'essere  eglino  andati  sopra  dieci 
navigli  a  saccheggiare  le  altre  isole.  Nondimanco,  questa 
gente  parve  all'  ammiraglio  più  incivilita  di  quella  che  inflno 
allora  avea  veduta,  sebbene  tutti  abitassero  dentro  capanne 
fatte  di  paglia,  ma  sono  molto  meglio  construtte  e  provviste 
di  alimenti,  e  gli  uomini  come  le  donne  sembra  abbiano  mag- 
giore industria.  Possedevano  molto  cotone  Ciato  o  da  fila- 
re,  e  varie  coperte  di  questa  stessa  materia  cosi  bene  tes- 
sute quanto  quelle  che  si  fabbricano  nei  nostri  paesi .  Do- 
mandammo alle  donne,  che  erano  schiave  in  quest'  isola,  di 
qual  razza  fossero  questi  abitanti;  ed  esse  ci  risposero,  che 
erano  Caribi  (Cannibali):  e  tosto  che  desse  ebbero  appre- 
so, che  noi  odiavamo  estremamente  questa  gente  perchè 
pascevasi  di  carne  umana,  elle  non  poteron  contener  la  loro 
gioia;  e  quando  alcun  caribo  o  cariba  veniva  condotto  pri- 
gione alle  navi ,  le  si  appressavano  a  noi  e  ci  dicevano ,  che 
era  della  schiatta  dei  Cannibali;  ma  questo  facevano  a  bas- 


I 


I 


444  COLOMBO 

sa  voce  e  come  in  segreto ,  perchè  tuttora ,  benché  fossero 
in  nostro  potere^  quegr individui  incutevano  in  esse  molto 
timore,  la  quar  cosa  ci  rendeva  evidente  ch'esse  atteneva- 
no a  qualche  nazione  soggiogata  .  Noi  pure  conoscevamo 
quali  erano  Cannibali  e  quali  no ,  perchè  gli  individui  di 
questa  nazione  portavano  a  ciascuna  gamba  due  strettissi- 
mi anelli  tessuti  di  cotone,  uno  sotto  il  ginocchio,  l'altro 
sopra  la  noce  del  piede,  i  quali  facevano  diventare  le  loro 
polpe  assai  grosse,  lo  che  mi  induceva  a  credere  questo  es- 
ser bello  presso  di  loro  :  tal  differenza  ce  li  faceva  dunque 
facilmente  distinguere  gli  uni  dagli  altri. 

I  costumi  di  questi  Cannibali  son  brutalissimi  •  Abitano 
tre  isole ,  V  ultima  delle  quali ,  che  è  questa ,  vien  detta 
Turuqueira ,  V  altra ,  da  noi  veduta  la  prima ,  dicesi  Geyra, 
ed  Ayay  la  terza.  —  È  fra  gli  abitanti  di  queste  isole  tanta 
simiglianza,  che  tutti  direbbonsi  figli  di  una  stessa  famiglia, 
non  mai  T  uno  nuocendo  all' a  Kro:  ma  di  comune  accordo 
fan  guerra  ai  vicini ,  e  imbarcati  su  grandi  canoe ,  formate 
di  un  sol  pezzo  di  legno,  e  simili  alle  nostre  piccole  fuste, 
portano  lo  spavento  e  la  desolazione  in  tutte  le  isole  che  sono 
in  un  raggio  di  cento  cinquanta  leghe  dal  loro  paese  •  Le 
armi  che  adoperano  sono  dardi,  ma  non  di  ferro,  che  non 
posseggono  questo  metallo  ;  il  perchè  in  luogo  di  punto  di 
ferro  altri  accomandano  in  cima  ai  dardi  schegge  di  gusci  di 
tartaruga,  altri  durissime  lische  di  pesce,  naturalmente  e  for- 
temente dentellate  come  una  sega:  le  quali  armi,  usate  centra  ! 
genti  inermi  come  sono  i  popolich^essi  attaccano,  ponno  ucci-  i 
dere  o  fare  molto  male ,  ma  adoperate  contro  uomini  quali  < 
noi  siamo,  non  sono  gran  fatto  pericolose .  —  Queste  genti 
devastano  le  altre  isole,  dalle  quali  rapiscono  le  donne  che 
posson  sorprendere,  e  in  particolar  modo  le  giovani  e  le  bel- 
le, che  quindi  tengono  al  loro  servigio  e  le  considerano  quali 


SECONDO   VIAGGIO  445 

concubine  ;  e  ne  tolgono  in  così  gran  numero ,  che  in  cin^- 
quanta  capanne  da  essi  abbandonate  trovammo  più  d*  una 
ventina  di  donne  schiave ,  le  quali  seguironci  e  della  cru- 
deltà di  costoro  raccontaronci  cose,  che  parevano  incredi- 
bili; ci  dissero  ch^essi  mangiano  i  figliuoli,  che  nasco- 
no dalle  schiave  ,  e  quelli  soltanto  allevano  procreati  dal- 
le donne  deir  isola  loro:  che  seco  adducono  gli  uomini , 
che  riescono  a  prender  vivi  negli  altri  paesi ,  per  conser- 
varli qual  provvigione  da  beccheria,  e  se  son  morti  ne  fan 
pasto  all'istante;  che  essi  asseriscono ,  che  la  carne  uma- 
na è  la  più  deliziosa  vivanda  del  mondo:  la  qual  cosa  aveva 
apparenza  di  vero ,  poiché ,  le  ossa  umane  da  noi  ritrovate 
nelle  loro  abitazioni  eran  rose  infino  all'  estremo  ed  altro 
di  esse  non  rimaneva,  che  quello  che  per  la  durezza,  non 
poteva  esser  mangiato;  trovammo  in  una  casa  un  collo  uma- 
no a  cuocere  in  una  specie  di  pignatta.  Le  stesse  donne  ci 
narrarono,  ch'essi  tagliano  il  membro  virile  ai  fanciulli 
da  lor  fatti  cattivi,  dei  quali  si  servono  infino  alla  pubertà; 
quindi  in  occasione  di  festa  gli  ammazzano  per  cibarsene 
nei  loro  conviti ,  poiché  credono  che  la  carne  dei  bambini 
e  delle  femmine  non  sia  buona  a  mangiare  :  infatti  tre  di 
questi  fanciulli  involaronsi  dalle  capanne  dei  loro  padroni  e 
presso  di  noi  si  ref  ugiarono,  e  tutti  avevano  tagliato  il  mem- 
bro virile . 

Alla  fine  del  quarto  giorno  vedemmo  ricomparire  il  ca- 
pitano che  s' era  smarrito  :  noi  già  disperavamo  che  ci  ri- 
tornasse, perchè  per  due  volte  avevamo  inviato  dieci  uo- 
mini in  traccia  di  lui,  e  in  questo  stesso  giorno  una  parte  di 
questi  ultimi  era  ritornata  senza  poterci  dare  positive  no- 
velle rispetto  al  capitano  ed  ai  suoi  compagni  :  laonde  ci 
rallegrammo  del  loro  arrivo,  come  del  ritorno  di  gente  che 
omai  si  credea  perduta.  Il  capitano  ed  i  suoi  compagni  con- 


446  COLOMBO 

docevano  dieci  tra  donne  e  fanciulli,  manonpoleron  trovare 
alcun  uomo ,  come  non  fu  trovato  neppur  da  coloro  cbe  ave- 
vamo spedito  in  traccia  di  essi  :  lo  cbe  dimostrava,  o  che  tutti 
gli  uomini  erano  fuggiti,  o  cbe  il  loro  numero  quivi  era  mol- 
to scarso ,  o  finalmente,  se  è  d'uopo  credere  al  racconto 
delle  donne ,  cbe  erano  in  questo  momento  assenti:  esse  di- 
cevano cb'  erano  andati  su  dieci  canoe  a  porre  a  sacco  le 
altre  isole . 

Il  capitano ,  e  quelli  cbe  seco  lui  s' erano  smarriti ,  tro- 
vavansi  in  uno  stato  così  deplorabile  a  causa  di  ciò  cbe  ave- 
van  sofferto  sulla  montagna ,  cbe  e'  inspiravano  la  piii  gran 
compassione:  quando  lor  dimandammo  per  qual  cagione 
s' erano  perduti ,  risposero,  cbe  ciò  era  loro  successo  per 
essere  entrati  in  un  bosco  ove  gli  alberi  erano  cosi  folti, 
cbe  non  lasciavano  vedere  il  cielo  ^  alcuni  marini  erano  as- 
cesi sugli  alberi  onde  esaminare  le  stelle,  ma  non  poteron 
giammai  distinguerle  con  precisione ,  ed  asserivano,  cbe 
se  non  avessero  ritrovato  il  mare,  non  averebbero  giam- 
mai potuto  riunirsi  alla  flotta. 

Partimmo  da  questMsola  dopo  otto  giorni  da  cbe  vi  era- 
vanr.o arrivati  (1)^  e  la  dimane,  circa  il  mezzodì,  ne  sco- 
primmo un'altra  (2) ,  cbe  non  era  molto  grande , e  sorgeva 
a  due  legbe  in  circa  dall'  ultima.  Il  primo  giorno  della  nostra 
partenza  fu  così  perfetta  bonaccia  cbe  non  potemmo  anda- 
re più  avanti  ;  laonde  costeggiammo  questa  nuova  isola , 
ma  gr  Indiani  cbe  con  noi  conducevamo  avendoci  avver- 
titi cbe  sovr'  essa  non  erano  abitatori ,  percbè  i  Caribi 
(Cannibali)  l'avevano  spopolata  ,  noi  proseguimmo  oltre 
il  nostro  viaggio . 


(1)  Partirono  la  domenica  del  IO  novembre  .  NATARnEXK 

(2)  L'  isola  di  MonterroUo,  Navarrete 


i  SECONDO    VIAGGIO  447 


]  Inverso  sera  ne  vedemmo  un'altra  (1):  ma  perchè  nella 

notte  rinvenimmo  a  costo  di  essa  delle  secche ,  il  timore 
che  le  e'  ispirarono  ci  determinò  ad  ancorarci ,  non  osando 
navigare  nelle  tenebre .  —  Alla  punta  del  giorno  scorgemmo        | 


un'altra  isola  (2)  assai  grande;  ma  non  approdammo  in 
nessuna  di  queste  isole,  standoci  molto  a  cuore  di  andare  a 
consolare  coloro  che  avevamo  lasciato  nella  Spagnuola  : 
ma  Iddio  noi  concesse ,  come  in  appresso  narreremo . 

Un  altro  dì,  all'ora  del  desinare,  giugnemmo  ad  un'iso- 
la (3) ,  che  ci  parve  bellissima  ed  assai  popolata ,  a  giudi- 
care dalla  gran  quantità  di  terreni  coltivati  che  distingue- 
vamo :  ci  accostammo  ad  essa ,  e  gettate  le  ancore  presso 
al  lido,  l'ammiraglio  spiccò  a  terra  una  lancia  bene  equi- 
paggiata, onde  sapere,  in  caso  che  ivi  fosse  con  chi  parlare, 
daqual  sorta  di  gente  la  fosse  abitata  :  ed  eziandio  per  rac- 
cogUere  informazioni  sul  nostro  cammino.  Benché  il  Colom- 
bo non  avesse  gianmiai  percorso  questi  paraggi,  pur  tutta- 
via dirigevasi  benissimo,  come  il  successo  provollojma 
siccome  sempre  conviene  distruggere  i  dubbi ,  e  presentar 
tutto  con  chiarezza ,  però  egli  volle ,  come  abbiam  detto  , 
raccogliere  informazioni.  Molti,  dunque,  di  quelli  che  erano 
nella  lancia  essendo  discesi  a  terra,  giunsero  ad  una  borga- 
ta onde  gU  abitanti  s^  eran  nascosti  ;  ma  sorpresero  cinque  o 
sei  donne  e  vari  fanciulli ,  la  maggior  porte  dei  quali  era- 
no schiavi  nel!'  isola,  perchè  essa  pure  apparteneva  ai  Ca- 
ribi (  Canm6a/t) ,  ciò  che  noi  non  ignoravamo, dietro  quel- 
lo che  le  donne  ch'erano  con  noi  ci  avevan  detto . 


(1)  L'ammiraglio  la  chiamò  Santa  Maria  la  Rotonda  .  NaVarrbtb 

(2)  L'  Ì5ola  di  Santa  Maria  la  Antiqua.  Navarrete 

(3)  L' isola  di  San  Martino  .  Navaurste 


4«8  COLOMBO  < 

I 

Nel  luenlre  die  la  lancia  tornava  a  bordo  colla  cattura        j 


che  nella  parte  inferiore  dell'isola  avca  fatta,  vedemmo  lun- 
ghesso il  lido  una  canoa,  nella  quale  erano  quattro  uomini, 
due  donne  ed  un  giovinetto .  —  Appena  i  selvaggi  ebbero 
scorto  la  flotta,  furon  presi  da  tanto  stupore,  che  per  più  di 
una  ora  rimasero  immoti ,  distanti  appresso  a  poco  due  tiri 
di  schioppo  dai  navigli;  di  modo  che  tutta  la  flotta  potè 
]>erfettamente  osservarli  :  Analmente  gli  Spagnuoli  che  era- 
no sulla  lancia  suddetta  s' approssimarono  verso  la  canoa 
selvaggia,  tentando  di  torle  la  ritirata  verso  la  terra,  ma 
Testasi  nella  quale  questi  Indiani  trovavansi,  riflettendo  a 
ciò  che  potesse  essere  lo  spettacolo  che  avcano  d' avanti  ai 
loro  occhi,  fece  che  non  scorgessero  i  nostri  altro  che  quan- 
do lor  furono  addosso  ;  laonde  non  poterono  evitarli,  seb- 
bene facessero  tutti  gli  sforzi  per  darsi  alla  fuga .  Ma  le 
nostre  genti  diedersi  talmente  ad  inseguirli ,  che  gli  taglia- 
rono la  ritirata  ;  ed  i  Caribi ,  tosto  che  videro  la  fuga  essere 
impossibile,  poser  mano  ai  loro  archi  con  grande  audacia, 
e  le  donne  col  valore  stesso  degli  uomini  cercavano  di  di- 
fondersi: dico  con  grande  audacia,  poiché  in  sostanza  non 
erano  che  sei  persone ,  mentre  i  nostri  ammontavano  a  ven- 
ticinque ,  due  de'  quali  furon  feriti ,  uno  da  due  colpi  di 
freccia  nel  petto,  e  V  altro  da  una  frecciata  in  un  fianco  ; 
e  se  non  fossero  stati  muniti  di  scudo  e  di  una  specie  di 
corazza,  e  non  avessero  immediatamente  attaccato  questi 
isolani  e  rovesciala  la  loro  canoa ,  quasi  tutti  i  nostri  sa- 
rebbero stati  da  parte  a  parte  passati  dalle  loro  freccie  . 
DoiH)  che  la  loro  canoa  fu  capovoltata,  gl'Indiani  nuotan- 
do sostonevansi  sulla  acque  ^  posando  i  1  pie  di  tanto  in  tan- 
to su  certe  secche  che  colà  sì  trovavano,  e  tirando  quando 
poteano  frecciate  sui  nostri  ;  i  quali ,  ad  onta  di  tutti  i  loro 
sforzi,  non  poteron  prendere  che  uno  di  loro,  ne  a  ciò  pre- 


(1)  L*  isola  di  Sonia  Croce,  ove  dettero  fondo  il  14  novembre .    Navarrbtb 

(2)  La  Maggiore  di  queste  isole  fu  dall' ammiraglio  appellata  Santo  Orsola  , 
e  le  rimanenti  chiamò  le  undici  mila  Vergini.  Navarubte 


I.  57 


SECONDO   VIAGGIO  449 

vennero  che  dopo  averlo  ferito  di  un  coI|k>  di  lancia ,  per 
cui  gli  venne  manco  la  vita  a  bordo  del  bastimento  ove 
fu  trasferito  • 

La  differenza  che  passa  fra  gli  altri  Indiani  e  quelli  di  Ca- 
riba, consiste  in  ciò:  che  questi  ultimi  portano  i  capelli  lun- 
ghissimi, mentre  i  primi  gli  hanno  rasati  in  un  modo  parti- 
colare, efanno  sulla  loro  testa  croci  ed  altri  disegni,  ciascu- 
no a  suo  talento,  il  che  eseguiscono  con  delle  canne  che  ren- 
dono taglienti .  Tutti  i  Caribi,  come  pure  gli  altri  abitanti  di 
queste  isole  ,  son  privi  di  barba  ed  è  ben  raro  di  trovarne 
uno  che  ne  abbia .  I  Cannibali  che  facemmo  prigionieri 
avevano  gli  occhi  e  le  ciglia  tinte  di  nero,  la  qual  cosa 
fanno ,  cred'  io  ,  per  ornamento ,  e  per  essere  eziandio  più 
spaventevoli  ai  nemici.  Uno  di  costoro  disse ,  che  in  una 
delle  loro  isole  appellata  Cayra,  la  prima  da  noi  veduta,  e 
nella  quale  non  approdammo ,  era  molto  oro,  e  che  se  ivi 
portassimo  chiodi  e  bullette  onde  fornirne  i  loro  strali,  ne 
ritrarrebbemo  in  baratto  quant'  oro  volessimo . 

Il  posdomani  partinuno  da  quest'isola,  nella  quale  non 
dimoranmio  più  di  sei  o  sette  ore,  e  dirigemmo  le  prode 
sur  un'altra  terra  (1),  che,  alla  vista,  pareva  trovarsi  sulla 
via  che  dovevamo  seguitare:  —  allorché  vi  giugnemmo 
era  notte.  Nella  mattina  della  veniente  giornata  la  costeg- 
giammo, escorgenmio  che  era  una  grande  contrada  spez- 
zata, divisa  e  rotta  in  quaranta  e  tante  isolette  (2)  — Que- 
ste terre  sono  elevatissime,  e  la  maggior  parte  di  esse  steri- 
li e  in  nulla  sìmiglianti  alle  isole  che  avevamo  vedute  e  in  j 
appresso  vedemmo,  ma  sembra  debbano  contenere  nei  loro 


460  COLOMBO 

seno  molti  metalli.  Non  ci  appressammo  per  discendere  so- 
Tr*  esse  ;  solo  la  caravella  a  vele  latine  approdò  ad  un'  iso- 
letta, ove  scorse  alcune  case  di  pescatori;  per  altro  gli 
Indiani  che  erano  con  noi  pretendevano  che  non  fossero  abi- 
tate. 

Impieganuno  la  maggior  parte  di  questa  giornata  a  per- 
correre il  lido  di  queste  isole;  ma  la  dimane ,  verso  sera , 
scoprimmo  un'altra  isola  appellata  Buriquen  (1),  che  co- 
steggianmio  per  un  intero  dì,  e  giudicammo  che  da  questo 
lato  la  si  estendeva  da  circa  trenta  leghe.  Ella  ha  un  bellis- 
simo aspetto  e  pare  molto  fertile  ;  ivi  i  Cannibali  vengono  ad 
esercitare  i  lor  brigantaggi,  e  ne  tolgono  catti  ve  molte  per- 
;  sone.  Coloro  che  l' abitano  son  privi  di  lancio  ed  ignorano 
I  affatto  l'uso  del  navigare;  ma,  dietro  la  relazione  dei  Can- 
nibali che  con  noi  traducevamo ,  essi  come  questi  fan  uso 

t 

dell'arco;  e  quando  possono  aver  nelle  mani  alcuno  de  lo-  | 
ro  aggressori ,  divoranlo  come  avvien  di  essi  quando  son  | 
presi  da  que'di  Cariba.  Per  due  giorni  restanmio  in  un 
porto  (2)  di  quest*  isola ,  e  molti  de  nostri  discesero  a  ter- 
ra, ma  non  poterono  conferire  cogli  abitanti,  perchè  tutti 
per  timor  dei  Caribi  (  Cannibali)  fuggivano. 

L'ammiraglio  non  aveva,  nel  suo  primo  viaggio,  veduta 
nessuna  delle  antidette  isole,  le  quali  furono  tutte  scoperte        | 
in  questo  tragitto .  Esse  fan  mostra  di  estrema  bellezza  , 
e  la  terra  che  le  ricopre  è  eccellente  ;  ma  l' isola  di  Buri- 
quen sembra  migliore  di  qualunque  siasi  altro  terreno . 

Qui  fìniscono  allo  incirca  le  isole  situate  dalla  parte  di 
Spagna  e  non  perancbe  vedute  dall'  ammiraglio  ;  sebbene 


(1)  1/ isola  dì  Porlo  Rico,  alla  quale  T ammiraglio  die   il  oome  di  San 
Giovan  Batista.  Navarrctb 

(2)  Il  golfo  di  Mayagìt'és.  Navaareti 


SECONDO    VIAGGIO  451 

j  riguardisi  come  certo  che  sien  vi  altre  quaranta  leghe  di  ter- 
re, dalla  parte  della  Spagna,  avanti  di  giungere  alle  dette 
isole,  perchè  due  giorni  prima  che  noi  scoprissemo  la  ter- 
ra ,  vedemmo  degli  uccelli  detti  fregate ,  che  sono  specie 
di  falconi  marini ,  i  quali  non  fermausi  ne  dormono  sul- 
V  acqua .  Quando  li  vedemmo  innalzarsi,  e  dirigere  il  vo- 
lo verso  la  terra  per  ivi  dormire  appressavasi  la  notte, 
laonde  essi  nonaverebbon  potuto  andare  a  posarsi,  pria  che 
finisse  il  giorno ,  se  la  terra  fosse  stata  più  lunge  di  dodici 
o  quindici  leghe.  Presero  il  volo  a  destra,  nella  direzione 
dalla  quale  provenivamo  dalla  parte  di  Spagna,  laonde  tut- 
ti noi  giudicavamo  che  da  questo  lato  dovesse  esser  la  ter- 
ra: ma  ciò  non  potemmo  verificare,  perchè  il  farloci  avreb- 
be sviati  dalla  direzione  che  dovevamo  seguire  :  spero  pe« 
rò  che  nei  prossimi  viaggi  questa  terra  si  troverà . 

Allo  spuntar  del  di  partimmo  da  quest'  isola  (1) ,  e 
lo  stesso  giorno,  pria  che  annottasse,  scorgemmo  una  ter- 
ra a  noi  come  a  coloro  che  avevan  fatto  il  primo  viaggio 
oguahnente  incognita  ;  ma  dagl'  indizi  degli  Indiani ,  che 
erano  con  noi,  sospettammo  che  potesse  essere  una  parte 
della  Spagnuola,  nella  quale  al  presente  ci  troviamo  (2)  • 

Fra  quest'  isola  e  quella  di  Buriquen  ne  scorgemmo  un'  al- 
tra (3),  non  di  grande  estensione.  Dopo  il  nostro  arrivo  al- 
la Spagnuola  trovammo  in  principio  un  terreno  basso  e  mol- 
to unito  (4);  tutti  eravamo  incerti  se  questa  realmente  fos- 
se r  isola  che  sospettavamo,  poiché  da  questa  parte  la  non 


(0  L'Isola  di  Porto  Ricco.  Navarret» 

(2)  L' ammiraglio  approdò  air  Isola  Spagnuola ,  il  venerdì  22  novembre. 

Navarkite  j 

(3)  L' isoletta  Mona  o  Monito.  Navarrstb 

(4)  Il  Capo  del  Engaho ,  nella  Spagnuola .  Navarrbtb 


453  COLOMBO  j 

era  stata  mai  veduta  ne  dall'  ammiraglio,  né  dagli  altri  che 
lo  avevano  accompagnato . 

Questa  grandissima  isola  è  divisa  in  provincie,  alle  quali 
gì'  Indiani  danno  diversi  nomi  :  chiamano  Hayti ,  questa 
parte  che  noi  vedemmo  la  prima  ;  la  provincia  che  le  è 
contigua  dicono  Xamana ,  e  l'altra  Bohio,  che  è  quella 
nella  quale  presentemente  siamo;  le  quali  provincie,  per 
la  loro  vastità  suddividonsi  in  molte  altre.  Coloro  che  han 
visitato  questi  liti  pensano  che  l'isola  di  cui  discorriamo 
possa  avere  dugento  leghe  di  longitudine;  ma  inquanto  a 
me  non  gliene  darei  che  circa  centocinquanta:  ignorasi 
fino  al  presente  la  sua  larghezza  ;  è  però  da  notare ,  che 
sono  omai  decorsi  quaranta  giorni  da  che  partì  una  cara- 
vella per  farne  il  giro,  e  non  è  per  anche  tornata. 

Del  resto,  è  questa  una  terra  molto  singolare:  trovansi  in 
essa  grandi  riviere ,  alte  montagne,  belle  vallate  e  vaste 
pianure.  Credo  che  l'erba  tutto  l'anno  vi  si  mantenga  fre- 
sca e  verde,  perchè  mi  sembra  che  giammai,  né  in  questa 
nò  nelle  altre  isole  domini  il  verno  ;  infatti,  nelle  campagne 
della  Natività,  trovansi  molti  nidi  di  uccelli ,  altri  con  gli 
uccellini  dentro  belli  e  nati,  altri  solamente  colle  uova; 
ma  nfe  in  questa,  nò  nelle  altre  isole  non  fu  giammai  veduto 
un  qualsivoglia  quadrupede,  eccetto  alcuni  cani  che  sono 
d^ogni  colore,  e,  come  nella  nostra  patria,  la  specie  loro 
rasscmbra  a  quella  de'nostri  alani.  — Quanto  agli  animali 
selva^i^nri  non  ve  ne  sono.  —  Vie  eziandio  un  animale  del 
colore  e  del  pelame  del  coniglio ,  grosso  quanto  un  leprot- 
to ,  con  lunga  coda,  le  zampe  come  quelle  di  un  ratto,  per 
cui  s'arrampica  sugli  alberi;  molti  de'nostri  ne  hanno 
mangiato  la  carne  che  dicono  è  molto  buona.  —  Sono  in 
questMsola  moltissimi  serpi,  però  non  troppo  grossi;  le  lu- 
certole trovanvisi  in  scarso  numero ,  perchè  di  esse  gì'  In- 


SECONDO  VIAGGIO  453 

diani  imbandiscono  le  loro  mense  ^  e  ne  pregian  la  carne 
quanto  è  pregiata  in  Europa  quella  dei  fagiani:  sono  grosse 
come  le  nostre^  dalle  quali  nondimeno  differiscono  pella 
forma .  Ma  in  un'  isoletta  (  1  )  situata  presso  di  un  forte ,  che 
dicesi  di  Monte  Cristo ,  ove  dimorammo  più  giorni ,  fu  vi- 
sta una  lucertola  tanto  grande ,  che  parca  grossa  come  un 
vitello  e  lunga  quanto  la  nostra  scialuppa  :  uscimmo  molte 
fiate  per  ammazzarla ,  ma  sempre  rifuggì  nel  mare,  e  sai- 
vossi.  —  Sono  in  quest'isola  e  nelle  altre  molti  uccelli  si- 
mili a  quelli  della  nostra  patria,  e  molti  altri  da  noi  non  co- 
nosciuti. Quanto  poi  ai  volatili  domestici  qui  non  ne  furono 
giammai  veduti:  nuUadimeno  nella  Zunif ma,  vedemmo 
nelle  case  alcune  anatre ,  la  maggior  parte  bianche  come 
la  neve ,  ed  alcune  anche  di  color  nero ,  graziosissime ,  più 
grosse  delle  nostre ,  ma  non  tanto  quanto  le  oche ,  e  con 
delle  creste  rase . 

Corremmo  circa  cento  leghe  lunghesso  il  lido  di  que  - 
stMsola,  poiché  per  giungere  nel  luogo  in  cui  Tammiraglio 
aveva  lasciate  le  sue  genti,  che  era  appresso  a  poco  al  cen- 
tro o  nel  mezzo  della  medesima ,  non  ve  n'  era  di  meno  • 
Passando  per  la  provincia  detta  Xamana,  approdammo  di- 
rettamente al  paese  d'uno  degli  Indiani,  che  neir antece- 
dente viaggio  era  stato  rimandato  ai  suoi  alari  vestito  e  ca- 
rico di  galanterie  fattegli  dare  dal r ammiraglio.  In  questo 
giorno  morì  un  marinaio  biscaino ,  eh'  era  stato  ferito  dai 
Caribi  ;  e  siccome  costeggiavamo  il  lido ,  avemmo  il  tempo 
di  spiccare  una  scialuppa  a  terra ,  scortata  da  due  cara- 
velle ,  per  seppellirlo .  Indiani  in  gran  numero  vennero  in- 
contro alla  scialuppa,  alcuni  de' quali  portavano  ornamenti, 
oro  al  collo  ed  alle  orecchie;  essi  volevano  venire  ai  navigli 

(I)  L'isola  Capra,  Nayarrbtb 


454  COLOMBO 

coi  GristiaDi,  ma  le  nostre  genti  non  acconsentirono  per 
non  averne  avuto  il  permesso  dell*  ammiraglio  ;  cosicché 
quando  gì'  Indiani  videro  che  non  si  volevano  condurli , 
due  di  essi  saltarono  in  una  piccola  canoa  e  trasferironsi 
ad  una  delle  dette  due  caravelle,  che  stavano  dappresso 
alla  terra ,  dove  furono  con  bontà  ricevuti  e  condotti  sul 
vascello  ammiraglio.  Fer  comprendere ,  per  mezzo  di  un 
interprete,  che  un  tal  re  spedivali  onde  sapere  chi  noi  fos- 
semo  e  pregarci  di  scendere  a  terra,  poiché  ci  darebbero  oro 
di  cui  avevano  gran  quantità  e  ci  fornirebbero  delle  vetto- 
vaglie che  abbisognavamo .  L'ammiraglio  donò  a  cadauno 
di  questi  messi  una  camicia,  un  berretto  ed  altre  coserei- 
le ,  e  disse  loro ,  che  trasferivasi  alla  residenza  di  Guaca^ 
mari  (1) ,  per  cui  non  potea  punto  fermarsi  ;  ma  che  spe- 
rava presenterebbesi  un'  altra  occasione  per  poterli  visi- 
tare :  —  con  questa  risposta  se  ne  partirono . 

Continuammo  il  nostro  cammino ,  e  giugnemmo  infine 
ad  un  porto  detto  di  Monte  Cristi,  ove  per  due  giorni  ci  fer- 
manmio  per  studiare  la  configurazione  del  suolo,  perchè 
il  luogo  in  cui  r  ammiraglio  aveva  nel  primo  viaggio  lasciate 
le  sue  genti ,  non  gli  era  sembrato  troppo  buono  per  erì- 
gervi uno  stabilimento  :  a  tale  efietto  scendemmo  in  terra, 
presso  una  grande  riviera  (2)  piena  di  buonissima  acqua;  ma 
il  suolo  era  paludoso  e  troppo  insalubre  per  abitarvi .  — 
Certuni  de' nostri ,  andando  a  visitar  la  riviera  ed  il  paese 
circonvicino,  trovarono,  in  un  luogo  recondito,  due  uomi- 
ni morti  presso  alla  riviera  medesima;  uno  avca  un  laccio 
al  collo,  e  l'altro  una  corda  ad  un  piede:  questo  accade  il 


(1)  Vedemmo  ,  nella  Relazione  del  Primo    Viaggio,  che  Cristoforo  Co- 
lombo appcllaTalo  GtMcanagari .  Roquittb 

(2)  La  riTiera  di  Santiago.  Navarrbtb 


SECONDO   VIAGGIO  455 

primo  giorno .  L' indomani ,  trovarono  ancora ,  alquanto 
più  iungc ,  due  altri  cadaveri  :  la  positura  d'  uno  di  quei 
corpi  permetteva  di  scorgere  ch'egli  avea  il  viso  ben  fornito 
di  barba;  perlochè  alcuni  de' nostri  a  quella  vista  conghiet* 
turarono  sinistramente,  e  n'  ebber  ben  d'onde  ;  poiché,  co- 
me dissi,  tutti  gì'  Indiani  sono  imberbi .  Questo  porto  è  di- 
stante dodici  leghe  (1)  dal  luogo  ove  T  ammiraglio  avea  la- 
sciati! Cristiani,  in  compagnia  di  Guacamarire  degl'India- 
ni, eh' io  credo  uno  dei  primari  dell'isola. 

Dopo  due  giorni  spieganuno  le  vele  pel  detto  luogo,  e  nel- 
lo stesso  dì  giugnemmo  in  vista  di  esso  :  ma  l' ora  essendo 
omai  tarda  (2),  e  il  mare  sparso  di  secche,  sulle  quali,  nel 
primo  viaggio  avea  naufragato  il  vascello  dell'  ammiraglio, 
non  ardimmo  approdare  senza  prima  avere  minutamente 
scandagliato  il  fondo,  la  qual  cosa  facemmo  nella  domane; 
e  quando  ci  fummo  assicurati,  che  potevamo  entrare  in  pie- 
na sicurtà,  restammo  per  quella  notte  distanti  da  terra  po- 
co meno  di  una  lega . 

In  sull'  imbrunire  del  giorno,  vedemmo  venire  da  lunge 
alla  nostra  volta  una  canoa,  nella  quale  parca  fossero  cin- 
que 0  sei  Indiani,  che  vogavano  con  molta  fretta.  L'ammi- 
raglio, a  cui  stava  a  cuore  di  farci  entrare  con  sicurezza 
nel  porto ,  non  volle  che  li  attendessemo  ;  ma  essi,  persi- 
stendo nel  loro  progetto,  continuarono  a  dirigersi  verso  di 
noi,  finche  ci  si  appressarono  a  un  tiro  di  schioppo;  allora 
fermaronsi  per  esaminarci ,  ma  vedendo  che  non  li  atten- 
devamo, girarono  di  bordo  e  tornarono  a  terra. 


(1)  Non  vi  è  che  s«*Uc  leghe.  Navarrbtb 

(2)  L'ammiraglio  giunse  all'ingresso  del  porto  della  NattvitÀ  {NavideuL) 
Il  mercoledì  27  novembre,  circa  la  mezia  notte,  ed  II  veniente  giorno ,  verso 
la  sera  penetrò  nell'  interno  del  medesimo  porto .  NAVAaisTt 


456  COLOMBO 

Tosto  che  fummo  gianti  al  luogo  di  cui  abbiamo  par- 
lato (1),  r ammiraglio  fece  sparare  due  lombarde,  per  ve- 
dere se  i  Cristiani  che  eran  rimasti  con  Guacamari  rispon- 
devano, essendo  pur  essi  provvisti  di  simili  armi:  ma  per- 
chè nessuno  rispondeva,  né  in  quel  luogo  scorgevasi  alcun 
vestigio  di  fuoco  0  di  case,  tutto  l'equipaggio  diessi  in  preda 
all'afflizione,  e  sospettò  subito  ciò  che  un  tal  evento  dovea 
far  temere:  ma  nel  mentre  che  eravamo  immersi  nella  tri- 
stezza, dopo  quattro  o  cinque  ore  di  notte,  la  canoa  stessa 
che  avevamo  veduta  nella  serata ,  si  fece  innanzi  due  vol- 
te, e  gì'  Indiani  che  la  montavano  richiesero  dell'  ammira- 
glio al  capitano  della  prima  caravella  che  trovarono,  il  quale 
ordinò  che  fosser  condotti  al  vascello  del  Colombo,  ove  pe- 
rò non  vollero  entrare  finché  egli  non  ebbe  loro  parlato; 
inoltre  domandarono  una  face  per  riconoscerlo,  e  tosto 
che  al  lume  l'ebbero  riconosciuto,  ascesero  sul  navìglio. 
Uno  di  costoro  era  cugino  di  Guacamari^  il  quale  avevalo 
delegato  all'  ammiraglio  in  altre  occasioni  :  ritornati  che 
furono  in  terra  ,  come  abbiam  detto,  dopo  il  mezzodì  del 
giorno  avanti ,  essi  vi  presero  alcune  maschere  di  oro ,  che 
Guacamari  spediva  in  dono  all'ammiraglio,  e  ad  un  capita- 
no chel'avea  acccmpagnato  nel  primo  viaggio.  Questi  In- 
diani rimasero  sul  vascello,  e  parlarono  per  tre  ore  coli' am- 
miraglio in  presenza  di  tutti,  e  dimostraron  molto  piacere 
in  rivederlo.  Quando  fu  loro  richiesto  le  nuove  dei  Cristiani 
ivi  lasciali,  il  cugino  di  Guacamari  rispose,  che  stavano  be- 
ne, benché  alcuni ,  soggiugnea,  fosser  morti  di  malattia,  o 
per  conseguenza  delle  risse  suscitatesi  fra  di  loro:  gli  disse, 
che  Guacamari  era  ferito  in  una  gamba,  il  che  gli  aveva 


(I)  Alla  baia  del  CaraeoL  Navarritc 

Vedi  la  mia  Carta  di  Cuba  Spagnuola,  Giamaica.  ec,  ec.    Ma&moccbi 


+'■ 


SECONDO   VIAGGIO  457 

impedito  di  venire  da  sé  stesso  a  trovarlo,  la  qual  cosa  fa- 
rebbe però  un  altro  giorno .  Quest'  Indiani  raccontarono 
inoltre,  che  due  altri  re,  detti ,  il  primo  Caonabo  ed  il  se- 
condo Mayreni^  eran  venuti  a  far  guerra  a  Guacamari , 
e  che  avevan  ridotto  in  cenere  le  sue  abitazioni  :  quindi  si 
congedarono  dicendo,  che  un  altro  d\  sarebbono  di  ritorno 
con  il  detto  Guacamari . 

Tutte  queste  particolarità  narrateci ,  ci  lasciarono  du- 
rante la  notte  alquanto  consolati  :  il  di  veniente  attendem- 
mo nella  mattinata  V  arrivo  di  Guacamari^  frattanto  alcuni 
uomini  per  ordine  dell'  ammiraglio  eran  discesi  a  terra  e 
si  recarono  nel  luogo  ove  questo  duce  indiano  era  uso  di 
risedere,  ma  lo  trovarono  ridotto  in  cenere.  La  campestre 
dimora,  circondata  da  un  assai  forte  palizzata,  nella  quale 
abitavano  i  Cristiani,  era  stata  bruciata  e  demolita  con 
tutto  ciò  che  conteneva.  Furon  trovati  alcuni  mantelli  (1) 
ed  altre  vestimenta  che  gli  Indiani  aveano  portate  per  get- 
tarle nella  casa:  quelli  che  venivano  in  questi  dintorni  pa- 
revano timidissimi  ;  e  lungi  dall'  osare  d' appressarsi  a  noi, 
prendevano  al  contrario  la  fuga  :  la  qual  cosa  non  parveci 
punto  favorevole,  perchè  l'ammiraglio  ci  aveva  detto,  che 
giugnendo  in  questo  luogo  verrebbono  a  bordo  dei  nostri 
vascelli  le  canoe  degl'  Indiani  in  si  gran  numero,  onde  ve- 
derci, che  non  ce  ne  potremmo,  come  era  avvenuto  nel- 
l'altro viaggio,  in  nessuna  guisa  liberare  ;  ed  or  vedendo 
che  tanto  essi  diiSdavan  di  noi ,  questo  non  eraci  di  favo- 
revole auspicio. 

Nulladimeno ,  sedotti  dalle  nostre  dimostranze  amiche- 
voli e  dai  regali  di  varie  cosarelle,  come  sonagliuzzi  e  perle 


(l)  Capa  de  abrigo ,  mantello  di  difesa,  fatto  di  un  grosso  panno  lano  sl- 
mile a  quello  delle  a>perle,  e  di  differenti  colori .  Navarrbtb 


I.  58 


45d 


COL  OMBO 


(li  vetro ,  un  parente  di  Guacamari,  e  tre  altri ,  si  rassicu- 
rarono e  vennero  sur  una  canoa  a  bordo  del  vascello. 
Quando  loro  richiedemmo  novelle  dei  Cristiani,  risposero 
esser  tutti  morti  ^  la  qual  cosa  e'  era  già  stata  avvertita  da 
uno  degli  Indiani  che  con  noi  di  Gastiglia  conducevamo,  as- 
sicurandoci questi ,  che  V  avea  saputa  da  uno  dei  due  iso- 
lani che  erano  in  principio  venuti  a  trovarci  ;  ma  non  gli 
avevamo  prestato  fede .  Fu  ricercato  a  questo  parente  di 
Guacamari ,  da  chi  fossero  stati  uccìsi  i  Cristiani  ;  al  che 
rispose ,  esser  questo  avvenuto  per  mezzo  dei  re  Gaonabo 
e  Mayreni,  i  quali  avevan  dato  alle  fiamme  tutto  ciò  che 
in  questo  luogo  trovavasi  ;  che  un  gran  numero  dei  sudditi 
di  Guacamari  eran  gravemente  feriti ,  e  che  Guacamari 
stesso  aveva  forata  una  coscia  ,  per  cui  erasi  in  altro  sito 
ref ugiato ,  ove  egli  desiderava  d' andare  a  cercarlo  :  infatti 
regalato  d' alcun  che  partì  subito  per  recarsi  dove  il  suo 
parente  risiedeva;  e  noi  gli  aspettammo  di  ritorno  per 
quanto  fu  lungo  il  di ,  ma  quando  vedemmo  che  non  tor- 
navano alcuno  di  noi  sospettò  che  quegP  Indiani  si  fossero 
annegati ,  perche  avean  bevuto  due  o  tre  volte  del  vino,  e 
perchè  la  lancia  per  la  sua  strettezza  potea  facilmente  re- 
star preda  deir  onde . 

La  mattina  del  d\  veniente,  T  ammiraglio,  accompagnato 
da  alcuni  di  noi ,  mise  piò  a  terra ,  ed  andammo  al  luogo 
ove  dovea  essere  la  città  :  ma  tutto  era  stato  dato  alle  fiam- 
me, ed  ivi  sulP  erba  ancor  si  vedevano  alcune  vestimenta 
dei  Cristiani  :  cadaveri  però  piò  non  esistevano .  —  Fra  noi 
erano  assai  divise  le  opinioni;  alcuni  sospettavano  che  Gua- 
camari stesso  avesse  avuto  parte  nella  strage  dei  Cristiani 
e  nel  tradimento  ond^  erano  stati  le  \1ttime  ;  ma  altri 
s'astenevano  a  crederlo,  per  esser  bruciata  la  di  lui  resi- 
denza; insomma  la  cosa  era  assai  dubbia.  L'ammiraglio 


SECONDO  VIAGGIO  459 

comandò  di  fare  delle  ricerche  sotto  il  suolo  ove  i  GristiaDi 
s'erano  fortificati,  avendo  loro  lasciato  l'ordine,  che  ap- 
pena fossero  giunti  a  fare  acquisto  di  una  certa  quantità 
d'oro,  lo  sotterrassero. 

Mentre  facevasi  tale  operazione,  voile  avanzarsi  per  lo 
spazio  di  una  lega,  onde  esaminare  un  punto  che  pareva 
opportuno  alia  costruzione  di  una  città,  essendone  ornai 
tempo.  Alcuni  de' nostri  andavano  seco  lui,  ed  osservaro- 
no il  lido  dal  mare,  fìoo  ad  un  villaggio  composto  di  sette 
in  otto  case ,  le  quali  gii  Indiani  avevano  abbandonate  to- 
sto che  ci  videro  approssimare,  portando  via  tutto  ciò  che 
poterono,  ed  ascondendo  il  restante  fra  le  erbe  che  al- 
l'intorno delle  abitazioni  crescevano.  Queste  genti  sono 
strozze  che  non  sanno  cercare  un  luogo  abitabile^  non 
puossi  concepire  idea  di  quanto  sono  misere  le  costru- 
zioni fatte  da  coloro  che  abitano  queste  coste  ;  tanto 
alta  è  l'erba  da  cui  vengono  ricinti  e  quasi  soflbcati  i  loro 
abituri ,  e  tanta  l' umidità ,  che  non  comprendo  come  pos- 
sano vivere .  Trovammo  in  queste  abitazioni  molte  cose 
che  appartennero  ai  Cristiani ,  e  tra  esse  degli  oggetti  che 
evidentemente  non  poteano  essere  stati  argomento  di  com- 
mercio e  di  baratti^  fra  le  altre  un  bellissimo  mantello  alla 
moresca,  conservato  tal  quale  era  venuto  di  Gastiglia;  cal- 
ze, pezzi  di  drappo,  un'ancora,  che  l'ammiraglio  avea 
perduta  in  questi  tratti  di  mare  nel  suo  primo  viaggio,  e 
molte  allre  cose,  la  cui  vista  ognor  più  ci  confermò  nella 
nostra  prima  opinione .  —  Frugando  nei  nascondigli  di  que- 
sti Indiani ,  trovammo ,  in  una  sporta  accuratamente  cuci- 
ta ,  una  testa  umana  ben  conservata  ;  e  fummo  di  parere  , 
che  questa  forse  appartenne  al  corpo  di  un  padre  o  di  una 
madre ,  o  di  una  qualunque  altra  persona  teneramente  ama- 
ta: nel  processo  del  tempo  intesi  dire,  che  erano  state  tro- 


I 


I 


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I 


460  COLOMBO 

vate  molte  altre  teste,  riposte  e  conservate  nella  stessa  gui- 
sa; laonde  mi  confermai  sempre  più  in  quella  opinione. 

Quindi ,  retrocedendo ,  giugnemmo  in  quello  stesso  di , 
verso  il  luogo  ove  era  stata  costrutta  la  città  ;  al  nostro 
arrivo  trovammo  molti  Indiani ,  che ,  alquanto  rassicurati , 
aveano  barattato  dell'  oro  pel  valore  di  un  marco .  Essi  ci 
additarono  un  luogo  ove  erano  sepolti  undici  Cristiani  ^  ed 
era  già  coperto  dall'erba  che  avea  germogliato  sui  loro  ca- 
daveri^ e  tutti  unanimemente  dicevano,  che  erano  stati 
uccisi  da  Caonabo  e  da  Mayreni:  nondimanco  frammetteano 
nei  loro  racconti  delle  doglianze  contro  1  Cristiani,  in  pro- 
posito di  essersi  questi  tolte  chi  tre  chi  quattro  mogli;  la 
qual  cosa  ne  fece  razziocinare ,  che  1'  infortunio  provato 
dai  nostri  forse  era  dovuto  alla  gelosìa  degl'  Indiani  • 

Nella  mattina  di  un  altro  giorno,  l'ammiraglio  avendo 
riconosciuto  non  esservi  colà  alcun  luogo  convenevole  alla 
ediGcazione  di  uno  stabilimento ,  spiccò  una  caravella  in 
cerca  d' un  sito  a  ciò  adattato,  frattanto  eh'  egli  con  cer- 
tuni di  noi ,  fra  i  quali  io  era ,  si  dirigea  da  un  altro  la- 
to.—  Trovammo  un  porto  sicurissimo  ed  un  terreno  assai 
comodo  e  gradevole  per  costruirvi  una  città  ;  ma  siccome 
questo  sito  era  lontano  dal  luogo  ove  desiavamo  dimorare, 
non  volendo  andar  troppo  lungi  dalla  miniera  dell'  oro , 
]^  ammiraglio  non  volle  fissarvisi,  e  risolvè  di  non  colloca- 
re il  suo  stabilimento  altro  che  in  un  porto  in  cui  scorgesse 
riuniti  tutti  i  vantaggi  desiderabili. 

La  caravella  direttasi  dall'  altro  lato,  per  cercare  un  luo- 
go opportuno  alla  erezione  di  una  città ,  sulla  quale  s' era- 
no imbarcati  Melchiorre  ed  altri  quattro  o  cinque  uomini, 
sulla  cui  capacità  ed  ingegno  potevasi  confidare,  era  tor- 
nata nel  medesimo  tempo  che  noi;  e  le  dette  persone  narra- 
rono: che,  mentre  costeggiavano  il  lito  una  canoa  montata 


SECOi^DO  VIAGGIO  401 


da  due  Indiani ,  uno  de'  quali  era  fratello  di  Guacamari 
(che  per  tale  da  un  piloto  della  caravella  fu  riconosciuto), 
presentossi  a  loro;  e  che,  dimandato  ai  detti  Indiani  che 
cosa  volessero,  questi  risposero  ,  che  Guacamari  supplica- 
vali  discendere  a  terra  ,  ove  egli  aveva  la  sua  residenza, 
composta  di  circa  una  cinquantina  di  abitazioni;  che  fatta 
allora  approssimare  la  scialuppa  a  terra  vi  sbarcarono,  e 
trasferitisi  quindi  al  luogo  ovverà  Guacamari,  lo  trovaron 
disteso  sul  proprio  letto,  lamentandosi  come  se  fosse  ferito; 
che  conversando  con  lui,  gli  dimandarono  nuove  dei  Cri- 
stiani, al  che  egli  rispose  come  gli  altri,  vale  a  dire  che 
erano  stati  assassinati  da  Gaonabo  e  daMayreni,  e  che  esso 
pure  era  nel  combattimento  rimasto  ferito  in  una  coscia, 
la  quale  loro  mostrò  fasciata.  —  Gli  Spagnuoli  che  videro 
ciò ,  crederono  vero  quello  che  il  cacico  diceva ,  il  quale 
mentre  stavano  per  partire  li  regalò  di  ornamenti  d' oro , 
secondo  il  merito  che  a  ciascuno  di  essi  attribuiva. 

Gl'Indiani  riducono  l'oro  in  sottilissima  foglia,  per  fa- 
re delle  maschere  e  per  poterlo  applicare  sulla  mistura  bi- 
tuminosa che  pure  manipolano,  la  qual  cosa  non  potrebbe 
succedere  se  quest'oro  non  fosse  ridotto  in  foglia.  Essi  ne 
fanno  eziandio  altre  galanterie ,  per  ornare  la  loro  testa  o 
i  per  sospenderle  alle  orecchie  od  al  naso:  ed  a  tale  efletto 
fa  ugualmente  mestieri  che  sia  ridotto  in  foglie  sottili  :  né 
questo  essi  fanno  per  ostentazione  o  per  far  mostra  delle 
loro  ricchezze,  ma  per  solo  amore  di  adomarsi . 

Guacamari  fece  loro  comprendere  per  segni,  alla  meglio 
che  seppe ,  che  non  potendo  muoversi  per  la  ferita  che 
aveva,  pregavali  di  fare  istanza  all'ammiraglio  perchè  vo- 
lesse degnarsi  di  venire  a  vederlo:  —  in  questa  guisa  essi 
reser  ragguaglio  al  Colombo  del  tutto. 


i  462  COLOMBO 

La  mattina  di  un  altro  giorno ,  V  ammiraglio  parti  per 
questo  luogo,  al  quale  in  tre  ore  pervenimmo,  poiché  era 
distante  appena  tre  leghe;  ma  essendovi  giunti  all'  ora  del 
desinare ,  pria  di  scendere  dalle  navi  pranzanmio  .  Dopo 
il  pasto,  V  ammiraglio  ordinò  a  tutti  i  capitani  di  mettere  in 
pronto  le  loro  scialuppe  per  trasferirsi  a  terra,  perchè  già 
nella  mattinata  che  precedette  il  giorno  della  nostra  parten- 
za dal  sito  in  cui  eravamo,  il  fratello d  Guacamari  era 
arrivato  per  parlare  all'ammiraglio  ed  affrettarlo  di  an- 
dare alla  residenza  di  suo  fratello. 

L' ammiraglio  sbarcò  con  tutte  le  persone  di  sua  mag- 
gior confidenza;  i  loro  costumi  eran  talmente  gentili ,  che 
anche  in  una  gran  città,  avrebber  goduto  del  nome  d'edu- 
catissime.  Portava  seco  lui  alcuni  oggetti  onde  farne  pre- 
sente a  Guacamari ,  per  corrispondere  alla  garbatezza  che 
questi  avevagli  fatta  di  oflerirgli  una  certa  quantità  di  oro, 
ed  alla  buona  volontà  eh'  egli  avea  dimostrato:  e  Guaca- 
mari, di  cui  già  abbiam  fatto  parola,  aveva  in  ugual  mo- 
do fatti  li  suoi  preparativi  onde  oflerirgli  i  suoi  doni . 

Giunti  alla  sua  abitazione,  lo  trovammo  sul  propio  letto, 
che ,  secondo  l' uso  del  paese,  era  sospeso  in  aria  :  questo 
Ietto  era  fatto  a  guisa  di  rete  r  ripieno  di  cotone  (1) .  Egli 
non  s'alzò,  ma  sebben  coricato,  fece ,  alla  meglio  che  sep- 
pe, cortesi  dimostrazioni ,  e  colle  lacrime  agli  occhi  espres- 
se il  suo  vivo  cordoglio  per  la  morie  dei  Cristiani .  Ci  nar- 
rò, alla  meglio  che  potè ,  in  qual  n.odo  gli  uni  erano  mor- 
ti per  malattia  ;  come  altri  fossero  stati  massacrati  mentre 
andavano  a  cercar  la  miniera  dell'  oro  a  Caonabo ,  e  come 
Qualmente  era  stato  adoperato  per  assassinare  quelli  rima- 


ci) spedo  di  branda  o  amaca  (Vedi  la  nota  alla  pag    177  dì  questo  Voi.  ) 

Marmocchi 


SECONDO    VlACCrO  46ì 

sti  nella  sua  città:  — Giudicando  dallo  stato  dei  cadaveri , 
non  poteano  essere  scorsi  ancor  due  mesi ,  da  che  era  suc- 
cessa tale  catastrofe . 

Dopo  aver  terminata  la  sua  narrazione ,  il  cacico  pre- 
sentò al  Colombo  otto  marchi  e  mezzo  di  oro,  e  cinque  o 
sei  cento  gemme  screziate  di  vari  colori,  un  berretto  ugual- 
mente ingemmato ,  al  quale  io  giudico  che  gl'Indiani  ap- 
ponessero grande  importanza  ;  era  specialmente  una  gem- 
ma della  quale  Guacamari  fece  notare  il  pregio.  — Farmi 
che  più  dell'  oro  costoro  apprezzino  il  rame . 

Siccome  in  quella  occasione  era  meco  un  chirurgo  d' ar- 
mata, l'ammiraglio  disse  a  Guacamari ,  che  essendo  noi  pe- 
ritissimi nella  conoscenza  delle  malattie  umane,  volesse  per- 
ciò compiacersi  di  mostrarci  la  sua  ferita  :  ed  egli  rispose 
che  volentieri  il  farebbe:  ma  io  aggiunsi  che  sarebbe  per 
ciò  necessario  uscire  di  sua  casa,  se  gli  era  possibile,  per- 
chè la  molta  gente  che  V  ingombrava  rendcvala  troppo  os- 
cura, ed  impediva  che  la  piaga  fosse  bene  osservata.  Difat- 
tì  egli  immediatamente  usci ,  appoggiandosi  al  braccio  del- 
l'ammiraglio  :  ma  io  credo  che  questo  facesse  più  per  timi- 
dità ,  che  per  buona  voglia.  Assedutosi,  il  chirurgo  s'ap- 
pressò verso  di  lui ,  ed  incominciò  a  sfasciargli  la  gamba 
ferita;  intanto  egli  avverti  all'ammiraglio  che  la  sua  ferita 
era  stata  fatta  con  una  ciba ,  vale  a  dir  con  un  sasso:  sco- 
perta questa  gamba  la  esaminammo  e  ci  parve  che  certa- 
mente non  fosse  in  peggiore  stato  dell'  altra,  sebbene,  giu- 
dicando dalle  sue  smorfie,  avrebbesi  dovuto  credere  clie 
egli  provasse  molto  dolore  . 

Laonde  ninno  potette  decidere  come  veramente  fosse  la 
cosa ,  poiché  se  ne  ignoravano  le  cause  :  ma  erano  molte 
circostanze,  le  quali  dimostravano  incontestabilmente  egli 
essere  stato  da  dei  nemici  attaccato.  Lo  stesso  animiraglio 


4fi4  COLOMBO 

non  sapeva  che  pensare ,  e  qual  partito  prendere^  ma  a 
lui  non  solo ,  quanto  ancora  a  molti  altri ,  parve  frattanto 
opportuna  cosa  simulare  ,  inGno  a  che  non  fosse  perfetta- 
mente svelato  il  vero ,  potendo  allora  gastigare  quelli  che 
ne  fossero  meritevoli . 

Nella  serata,  Guacamari  venne  coll'ammiraglio  a  visitare 
i  navigli,  ove  gli  furono  mostrati  i  cavalli  e  tutto  ciò  che 
ivi  trovavasi,  del  che  rimase  fortemente  meravigliato,  tali 
cose  essendo  per  lui  affatto  nove.  Non  ricusò  di  rinfrescarsi 
sul  bastimento,  e  nella  sera  stessa  ritornò  alla  sua  casa  . 
L'ammiraglio  gli  disse,  ch'ei  bramava  di  dimorare  nel  luogo 
medesimo  ov' egli  abitava,  e  di  fabbricarvi  delle  case^  al 
che  Guacamari  rispose,  che  ne  sarebbe  estremamente  con- 
tento, ma  gli  fece  osservare  essere  quel  sito  molto  alla  salute 
nocivo  a  causa  della  grande  umidità,  il  che  era  verissimo. 
Tutto  questo  avvenne  alla  presenza  di  due  dei  nostri  inter- 
preti Indiani,  i  quali  erano  venuti  in  Castiglia  nel  prece- 
dente viaggio:  di  sette  di  essi  che  s'erano  imbarcati  con  noi, 
cinque  eran  morti  pella  via ,  e  questi  due  soli  eran  rima- 
sti ,  sebbene  anch'essi  fossero  stati  malatissimi .  Restammo 
ancora  per  un  altro  di  ancorati  in  questo  porto,  e  Guaca- 
mari avendo  voluto  sapere  quando  l'ammiraglio  partiva, 
questi  gli  disse  che  ciò  sarebbe  nella  veniente  giornata . 

In  questo  stesso  giorno  il  fratello  del  re  indiano,  di  cui 
abbiamo  parlato,  venne  sulla  nave  ammiraglia  seguito  da 
molte  persone,  tutte  portando  un  poco  d'oro  onde  cam- 
biarlo; e  il  dì  medesimo  in  cui  partimmo  furon  fatti  mol- 
ti baratti  con  questo  prezioso  metallo .  Erano  nella  detta 
nave  dieci  donne  la  maggior  parte  delle  quali  native  di 
Buriquen  ma  da  noi  prese  neir  isola  di  Cariby  :  il  fratello 
di  Guacamari  s' era  lungamente  intertenuto  con  esse  ;  il 
perchè  sospettammo  ch'ei  loro  avesse  suggerito  quello  che 


SECONDO  VIAGGIO  4^ 

realmente  fecero  nella  notte,  e  fu  questo  :  che  nel  momento 
in  cui  quasi  tutti  i  marinari  dormivano,  esse  gettaronsi 
pian  piano  nell'acqua,  e  fuggirono  verso  terra  ;  quando  ci 
accorgemmo  della  loro  fuga  elleno  erano  già  tanto  lungi 
che  durammo  gran  fatica  a  ricuperarne  colle  barche  ap- 
pena quattro ,  e  non  potemmo  arrestarle  che  quando  usci- 
vano dalle  onde  :  —  esse  avevano  nuotato  per  più  di  mez- 
za lega  • 

Il  dì  seguente,  di  buon  mattino,  l'ammiraglio  mandò  a 
dire  a  Guacamari,  che  gli  rinviasse  le  donne  che  nella  prece- 
dente notte  erano  fuggite,  e  prontamente  ordinasse  aflìnchè 
le  fossero  ricercate  ;  ma  quando  i  messi  del  Colombo  giun- 
sero alla  borgata  trovaronla  totalmente  deserta ,  laonde 
molti  de' nostri  cominciarono  a  confermarsi  ne' loro  sos- 
petti, mentre  altri  limitavansi  a  dire,  che  gl'Indiani  ave- 
vano probabilmente  cambiato  domicilio  per  loro  abitudine  « 
In  quel  dì  non  salpammo  altrimenti,  stante  la  contrarietà 
del  tempo . 

Il  giorno  appresso,  avendo  l' anuniraglio  presa  di  buo- 
n'  otta  la  risoluzione  di  visitare  colle  scialuppe  un  porto , 
che  trovavasi  a  due  leghe  di  distanza  (1),  per  assicurarsi 
se  quel  luogo  fosse  atto  a  construirvi  una  città,  ivi  ci  tra- 
sferimmo con  tutte  le  barche  dei  navigli ,  poiché  per  le 
grosse  navi  il  tempo  continuava  ad  esser  contrario.  Noi 
costeggiammo  tutto  quel  lido  dell'  isola  gli  abitanti  del 
quale  poco  di  noi  fidavansi ,  ed  arrivammo  ad  una  borgata 
donde  erano  tutti  fuggiti .  Visitando  questo  villaggio,  rin- 
venimmo, ascoso  nella  selva,  un  Indiano  ferito  d'un  colpo 
di  dardo  che  avevagli  passato  da  parte  a  parte  le  palle, 


(I)  Il  porlo  Delfino  o  Bahiaja.  Navarrktb 


1. 


59 


466  COLOMBO 

oad'  era  rimasto  in^iedilo  di  fuggire  più  lungi  •  Gli  abitanit 
di  quesf  isola  pugasoo  con  dardi  od  acuti  giaifettotti ,  che 
lanciano  €0B  certi  archi  simili  a  quelli  usati  dai  ragazzi  di 
CasUgUa  per  scoccare  le  loro  piccole  frecce,  e  mirano  eoo 
molta  aggiustatezza  e  aggiungono  air  oggetto  a  considere- 
vole distanza  ;  laonde  è  evidente ,  che  a  gente  inerme  poo- 
j        no  con  queir  arme  recare  grave  danno .  —  Questo  Indiaao 
I        ci  raccontò,  che  Gaonabo  ed  i  suoi  V  avevano  ferito,  dopo 
avere  dato  alle  (ianune  le  ahi  talloni  di  Guacamari  •  U  poco 
che  potemmo  comprendere  dal  suo  linguaggio,  e  le  versioni 
e<|uivoche  a  noi  riferite^  ci  han  talmente  imbarazzati,  che 
infiflo  al  presente  ci  è  stato  impossibile  di  scoprire  la  vera 
I        cagioiic  della  morto  delle  nostre  genti . 
j  Del  resto ,  trovammo  che  questo  porto ,  m  quanto  idla 

I  salubrità,  non  era  convenevolmente  situato  per  erigervi 
j  delle  abitazioni;  laoiMie  rammiraglio  ordinò  di  costeggiare 
il  lido  daUa  parte  di  Gasttgliit ,  essendoci  stato  indicato  che 
là  precisamente  trovavasi  Toro:  ma  li  tempo  fu  a  noi  cosi 
sfavorevole,  che  provammo  maggior  pena  a  retrocedere  per 
una  trentina  di  leghe,  che  a  venir  di  GastigKa:  perlocliè, 
oltre  il  lungo  cammino  fatto  per  giugner  quivi  j  erana  già 
scorsi  più  di  tre  mesi  da  che  noi  eravamo  discesi  a  terra: 
ma  la  Provvidenza  permise,  che  il  cattivo  tempo  e'  impe- 
disse di  iMTOceder  oltre,  e  ci  costringesse  a  prender  terra 
ìu  un  luogo  che  ò  il  meglio  situalo  del  mondo,  e  tale  quale 
noi  potevamo  desiderare,  ove  trovasi  un  porto  eccellente, 
popolato  da  un'inlinitl^  di  pesci  (1),  di  che  grandemente 
abbisognavamo  pei  pochi  viveri  che  e*  eran  rimasti  • 

Sono  in  questi  tratti  di  mare  pesci  singolari  e  più  saiu- 
bri  eziandio  di  quelli  di   Spagna:  è  ben  vero  però,  che  il 

(I)  V Isabella,  a  dieci  leghe  a  levante  di  Monte  Cristi.  Natarritb 


SECONDO   VIAGGIO  467 

cKma  non  permette  di  conservarli  da  un  giorno  all'altro^ 
essendo  in  questo  luogo  T  aere  caldo  ed  umido  al  tempo 
stesso ,  il  che  è  cagione  di  presta  putrefazione  nella  mate- 
ria degli  animali  • 

Qui  la  terra  è  atta  a  qualunque  cultura,  e  scorrono  nelle 
vicinanze  due  riviere,  Tuna  grande  e  Taltra  mediocre,  ma 
che  in  nulla  non  difleriscono  pella  eccellenza  delle  acque . 
Edificasi  sulta  ripa  d'una  di  queste  riviere  una  città  chiamata 
MartUj  la  quale  da  un  lato  confina  colla  fiumana,  in  modo 
che  rimane  mezza  attorniata  e  difesa  dalla  sua  corrente  e  da 
un  dirupato  burrone,  per  cui  da  quella  parte  non  fa  mestie- 
ri munirla  di  mura;  l'altra  metà  è  cinta  da  folta  foresta, 
nella  quale  appena  un  coniglio  potrebbe  penetrare ,  e  gli 
alberi  ne  sono  si  verdi ,  che  giammai  potranno  essere  dati 
in  preda  del  fuoco.  Si  è  incominciato  a  far  prendere  altra 
direzione  a  un  ramo  della  riviera,  che  dai  direttori  dei  la- 
vori vuoisi  che  passi  pel  mezzo  della  città  ,  e  sul  quale  co* 
struiranno  molini  e  delle  macchine  per  segare  il  legname, 
e  tutto  ciò  die  può  farsi  per  mezzo  dell'acqua. 

Abbiamo  seminato  molto  erbaggio,  che  in  otto  giorni 
cresce  in  questi  paesi  come  in  venti  in  Spagna.  Qui  vengo- 
no continuamente  molti  Indiani,  e  con  essi  alcuni  cacichi, 
che  ponno  esser  considerati  loro  duci,  e  diverse  Indiane: 
ciascuno  porta  un  carico  di  ages^  che  sono  come  rape,  ec- 
cellenti a  mangiare,  e  le  cuciniamo  in  qualunque  maniera: 
tale  alimento  e  così  corroborante ,  che  ci  ha  tutti  rcfocil- 
lati  ;  perchè  senza  esagerazione  possiamdirc,  che  giammai 
uomo  ha  condotta  vita  piìi  parca  di  quella  che  tenemmo  per 
mare;  e  ciò  necessariamente,  poiché  non  sapevamo  quali 
venti  troveremmo  e  quanto  tempo  doveamo  rimanere  sulle 
onde  ;  Kionde  fu  cosa  prudente  di  amministrare  a  dovere 


468  COLOMBO  I 

i  • 

i  viveri ,  afTuìchè  potessimo  conservare  la  vita  qaale  che 
fosse  ti  tempo  necessario  per  compiere  il  viaggio. 

Questi  Indiani  barattano  oro,  viveri  e  tutto  di  cui  son 
possessori ,  con  nastri  ^.aghetti,  perle  di  vetro ,  spille  e  rot« 
tami  di  stoviglie.  QueMi  Caribi j  danno  il  nome  di  nabi 
alle  radici  che  qui  gì'  Indiani  chiamano  ages .     ^ 

Tutti  gli  abitanti  di  questa  borgata ,  vanno,  come  già  di- 
cemmo j  totalmente  nudi ,  tali  quali  vennero  al  mondo;  bi- 
sogna però  eccettuarne  le  donne ,  le  quali  coprono  le  loro 
parti  naturali  con  un  pezzo  di  tela  di  cotone,  che  adattano 
ai  fianchi ,  ed  altre  fanno  lo  stesso  con  delle  erbe  e  foglie 
di  alberi . 

Tanto  gli  uomini  come  le  donne  hanno  l' uso  di  tigncrsi 
lapersona,  e  ciò  costituisce  il  loro  principale  acconciamen- 
to: alcuni  tingonsi  di  nero,  altri  di  bianco  e  di  rosso,  ed  in 
A  bizzarra  maniera,  che  a  vederli  non  ponnosi  ritenere  le 
risa;  hanno  i  capelli  rasi  a  spiazzate,  con  ciuffi  in  alcuni 
luoghi ,  ed  in  tal  guisa  disposti ,  che  sarebbe  impossibile 
il  darlo  ad  intendere;  in  una  parola,  tutto  ciò  che  nel- 
la nostra  Spagna  potrebbesi  fare  sulla  testa  di  un  mat- 
to, qui  la  persona  più  assennata  è  vaga  di  farlo  sul  pro- 
prio corpo . 

Noi  siamo  in  un  paese  ricco  di  mine  d'oro,  e  per  quan- 
to vien  raccontato  niuna  è  più  di  venti  o  venticinque  le- 
ghe distante;  alcune  sono,  dicesi,  a  Niu\  sotto  il  domi- 
nio di  Gaonabo,  di  quello  cioè  che  ha  massacrato  i  Cristia- 
ni; altre  sono  in  un  sito  che  appellasi  Cibao^ìe  quali,  se 
piace  a  Dio ,  fra  pochi  giorni  vedremo  coi  nostri  propri 
occhi  ;  e  potrenuno  vedarle  anche  subito,  se  non  avessimo 
a  Tar  tante  cose ,  non  potendo  riparare  a  tutto  ;  oltre  di 
che  le  nostre  genti  hanno  in  questi  quattro  o  cinque  giorni 
straordinariamente  sofferto,  e  la  causa  principale  di  ciò 


SECONDO  VIAGGIO  46» 

parmi  che  provenga  dalla  smodata  fatica,  dalle  cattive  stra- 
de, e  dalla  differenza  del  clima:  nulladimeno  spero  per  la 
grazia  di  Dio  che  tutti  ritorneranno  in  buona  salute  • 

Da  quello  che  puossi  giudicare  di  queste  genti,  pare, che 
se  cMntendessero ,  tutte  convertirebbonsi  alla  fede  cattoli- 
ca, poiché  fanno  tutto  ciò  che  veggono  fare,  ossia  che  noi 
e* inginocchiamo  d* avanti  agli  altari,  ossia  che  suoni  l'ave 
Maria,  e  adempiamo  qualunque  altro  atto  di  devozione, 
ossia  infine  che  ci  facciamo  il  segno  della  croce  :  tutti  di- 
cono che  vonno  esser  Cristiani,  benché  in  sostanza  pro- 
fessino r  idolatria ,  avendo  nelle  case  loro  idoli  di  varie 
specie  •  Ho  loro  dimandato  che  cosa  quegl'  idoli  significas- 
sero, ed  essi  mi  han  risposto  esser  dessi  una  cosa  di  Tu- 
rey ,  vale  a  dire  del  cielo  :  volea  gettarli  nel  fuoco  ^  ma  ciò 
cagionò  loro  tanta  pena  da  incitarli  al  pianto .  Credono 
ugualmente ,  che  tutto  quello  di  cui  noi  siamo  latori  venga 
dal  cielo,  ed  é  perciò  che  ogni  cosa  che  acquistano  da  noi 
appellan  Turey^  parola,  che,  come  abbiam  detto,  signifi- 
ca cielo . 

Il  giorno  eh'  io  dormii  a  terra  fu  il  giorno  della  Circon- 
cisione del  Signore:  in  seguito,  il  poco  di  tempo  che  vi  ab- 
biam passato,  lo  abbiamo  piuttosto  impiegato  a  cercare  di  be- 
ne stanziarci  e  procurarci  facilmente  le  cose  necessarie,  che 
a  prender  cognizione  di  ciò  che  produce  questo  terreno  e  di 
quello  che  vi  si  trova;  ma  però,  nel  poco  che  abbiam  veduto 
vi  é  quello  che  può  ispirare  la  più  grande  anmiirazione.  Noi 
abbiam  veduto  degli  alberi  producenti  una  lana  così  fina , 
dalla  quale,  dicono  i  conoscitori,  potremo  farne  panno  ec- 
cellente; e  tanti  sono  gli  alberi  di  tal  sorta ,  che  sarà  facile 
caricare  le  caravelle  di  questa  lana,  benché  il  raccoglierla 
sia  cosa  assai  malagevole ,  nascendo  ella  in  mezzo  alle  spi- 
ne ;  ma  sono  convinto  che  troverassi  la  maniera  onde  fa- 


470  COLOMBO 

cilmcnte  coglierla.  Avvi  molto  cotone  sogli  alberi^  die  con- 
tìnuamente ii  producono,  i  quali  nell'  altezza  pareggiano  i 
peschi  (1).  Vi  sono  eziandio  vari  alberi,  che  producono 
una  cera ,  che  pel  sapore  e  per  ardere ,  rassomiglia  tal- 
mente a  quella  delle  api,  che  quasi  in  nulla  Tuna  dall'al- 
tra differisce .  Esiste  una  moltitudine  di  alberi  di  terrebinto 
straordinario  e  finissimo ,  e  quivi  si  trova  eziandio  molta 
gomma  adragante  di  buonissima  qualità.  Vi  si  vedono  degli 
alberi  i  quali,  a  mio  credere ,  producono  la  noce  mosca- 
da,  ma  non  lo  posso  assicurare,  perchè  presentemente  son 
privi  delle  frutta,  e  non  m'b  dato  giudicarli  che  dal  sapore 
e  dall'odore  della  scorza,  in  tutto  simili  all' odore  ed  al 
sapore  della  noce  moscada .  Vidi  un  indiano  portante  al 
collo  una  radica  di  zenzero.  Trovavisi  ancora  dell'aloè^ 
ma  non  è  della  specie  medesima  di  quello  che  conosciamo 
ne'nostri  paesi,  quantunque  sia  indubitato  che  appartie- 
ne alla  famiglia  degli  aloè  conosciuta  dai  dottori.  Vi  ha 
pure  una  specie  di  cannella,  che,  invero,  non  è  fine  quanto 
quella  che  conosciamo,  ed  ignoro  se  questo  per  avventura 
provenga  dal  non  saperla  raccogliere  in  tempo,  oppure 
perchè  il  terreno  veramente  non  possa  produrne  della  mi- 
gliore. Miranvisi  pure  dei  mirobolani  citrini;  ma  al  pre- 
sente sono  tutti  caduti  al  pie  degli  alberi,  ed  il  terreno 
essendo  assai  umido,  presto  sono  marciti:  il  loro  sapore  è 
amarissimo,  e  ciò  proviene  ,  per  quanto  io  credo,  per  es- 
ser corrotti;  ma  ad  eccezione  del  gusto,  che  è  cattivo, 
sotto  tutti  gli  altri  rapporti  sono  veri  mirobolani .  Avvi  in 
questo  luogo  eziandio  della  gomma  lentischia  (2)  di  eccel- 
lente qualità . 


(/)  Duracina  arhor-,  duracinus  persica,  specie  dì  pesco.         Koqcette 
(2)  àlasticé.  Maumccchi 


SECONDO   VIAGGIO  47| 

Gli  abitanti  di  lotte  le  isole  che  abbiamo  infiiio  al  pre- 
sente scoperte,  non  posseggono  alcuna  specie  di  ferro;  ma 
hanno  invece  molti  strumenti,  come  accette  e  pianette(l), 
fatti  di  pietra,  e  ^  eleganti  e  sì  ben  la>t>rati,  che  reca  me- 
raviglia che  li  abbiano  potuti  fabbricare  senaa  ferro. 

Il  loro  nutrimento  consiste  in  pane  fatto  di  radiche  di 
una  certa  pianta  che  tiene  il  mezzo  Ira  1'  albero  e  V  erba: 
questa  è  l' age  di  cui  dicemmo,  la  quale  è  come  ima  rapa, 
e  fornisce  um  buonissimo  alimento.  Fan  uso  per  condirlo 
d'un  certo  aroma  detto  da  essi  agiy  con  cui  mangiano 
ngnabnenle  il  pesce,  non  che  gli  uccelli,  quando  ne  ponsò 
acchiappare,  dei  quali  varie  specie  ivi  n'esistono.  Hanno  dei 
fruiti  simili  alte  nocciole,  bonissimi  ai  gnsto.  Mangiano 
tutte  le  bisce,  le  lucertole  i  ragni  ed  i  venni  che  trovano  ; 
ond'è  che  io  li  considero  come  più  bruii  di  qualsivoglia 
animale . 

L'ammiraglio,  dopo  aver  deciso  di  aggiornare  la  scoper- 
ta delle  miniere  inGno  a  che  egli  avesse  spedito  i  vascelli 
che  dovevan  partire  per  Castìgha  (2),  perchè  molle  delle 
sue  genti  cran  cadute  malate,  risolvè  intanto  di  spedire  due 
piccole  squadre,  ognuna  comandata  da  un  capitano,  Tuna 
a  Cibao  (3)  e  T  altra  a  Nili,  ove  stava  Gaonabo,  di  cui  ab- 
biam  già  tenuto  discorso.  Ritornarono,  una  addi  23  gen- 


(1)  Lo  spagnuolo,  dice:  euuefoi,  pialìettc,  strumenti  da  falegname.  ' 

RogOBTTC  ! 

(2)  Inviò  inradi  Ui  Spagna  dodici  basrunenti,  sotto  il  comando  di  Antonio  I 
di  Torres,  ctie  spiegò  te  vele  dal  porto  della  Natività  {la  yavidad)»  il  2  feb- 
braio 149 i,  seco  portando  la  relazione  di  tutto  ciò  che  era  accaduto.                        j 

Navàrrbtb  I 

(3)  Alonso  de  Oiijeda  parU  con  quiadici  uomini  n«l  ree$«  di  ^Diinaio  1494, 
per  cercare  le  miniere  di  Cibao  ;  Tu  di  riterno  pochi  giorni  appresso  cen  no- 
velle laTorefoli,  essendo  slato  assai  ben  ricevuto  dovunque  dagli  abitasti 
del  paese.  Nataiuiete  ! 

I 


472  COLOMBO 

naio,  e  Tal  tra  addi  21.  Quello  tra  t  due  capitani  che  si  tra- 
sferì a  Gibao,  giunse  a  scoprire  dell'oro  in  tanti  luoghi,  che 
appena  s'osa  narrarlo,  poiché  ne  rinvenne  negli  alvei  di  più 
di  cinquanta  ruscelli  o  fiumane,  e  sulla  terra  eziandio  ove 
le  riviere  non  stendevano  le  loro  acque  ;  di  maniera  tale 
che  egli  disse ,  che  ovunque  in  quella  regione  se  ne  farà 
ricerca,  troverassi  in  copia:  portonne  molti  campioni  presi 
in  varie  parti ,  e  da  lui  trovati  nelle  arene  delle  riviere  e 
nei  fanghi ,  ed  asserì  che  scavando  la  terra  come  noi  slam 
periti  di  fare,  se  ne  scopriranno  pezzi  molto  più  grossi, 
non  sapendo  gl'Indiani  scavarla,  ed  essendo  privi  dei  ne- 
cessari strumenti  per  penetrare  anche  ad  un  palmo  solo  di 
profondità  •  —  L'altro  capitano ,  che  si  rese  a  Miti ,  disse 
d' aver  trovato  questo  prezioso  metallo  in  tre  o  quattro  dif- 
ferenti luoghi ,  e  ne  portò  pure  dei  campioni  • 

Ond'  è,  che  fino  da  questo  momento,  i  sovrani  nostri  si- 
gnori ponno  esser  considerati  come  i  monarchi  più  avven- 
turosi e  più  ricchi  del  mondo,  poiché  sino  ai  dì  nostri 
non  si  é  veduto ,  né  inteso  nulla  di  simile  sulla  terra;  e  si- 
curamente ,  nel  prossimo  viaggio  che  i  vascelli  faranno  in 
queste  parti ,  porteranno  in  Spagna  cosi  enorme  quantità 
d' oro,  che  sarà  per  cagionare  la  più  grande  ammirazione 
a  coloro  che  lo  vedranno  • 

Farmi  che  qui  io  debba  por  termine  alla  mia  storia.  Son 
di  parere,  che  quelli  che  non  mi  conoscono,  e  mi  avranno 
inteso  raccontare  cose  tanto  straordinarie,  mi  tratteranno 
di  narratore  impudente  ed  esageratore  ;  ma  sallo  Iddio  se 
io  mi  sono  un  istante  allontanato  dalla  verità . 

Qui  termina  la  copia  dì  ciò  che  è  relativo 
alle  notizie  delle  contrade  dell'Indie^  il  rima- 


SECONDO   VIAGGIO  473 

nente  della  lettera  non  sì  riferisce  a  questo 
argomento ,  poiché  d' altro  non  tratta  che  di 
affari  particolari ,  che  il  detto  dottor  Ghanca^ 
come  nativo  di  Siviglia ,  raccomandava  a  quei 
del  Capitolo  di  questa  città ,  e  di  cose  concer- 
nenti i  suoi  beni  e  congiunti,  da  lui  lasciati  a 
Siviglia ,  ove  questa  lettera  pervenne  nel  mese 
di....  (i)  l'anno  i493(2). 


Questo  documento  è  stalo  copiato  da  un  registro  di  pro- 
prietà deir  Accademia  Reale  di  Storia^  scritto  verso  la  metà 
del  XVI  secolo ,  il  quale  fa  parte  della  Raccolta  di  Docu- 
menti relativi  alle  Indie  ^  compilata  da  Antonio  di  Aspa , 
religioso  del P ordine  di  San  Girolamo ^  del  monastero  del- 
la Mejorada,  presso  Olmedo  —  //  manoscritto  componesi  di 
trentatre  fogli:  i  primi  diciassette  contengono  il  primo  ed 
il  secondo  Libro  delle  Decadi  di  Pietro  Martyr  de  Angle- 
ria  y  tradotti  in  castigliano.  Il  traduttore ,  che  scrisse  tra 
il  1512  e  il  1524  ,  ha  fatto  molte  aggiunte  al  primo 
dei  detti  Libri;  il  secondo  è  quasi  una  versione  litterale.  Da 
tergo  del   diciassettesimo  foglio  ^  infino  al  trentunesimo  j 


(1)  È  nell'originale  una  simile  lacuna;  la  data  dell'anno  non  é  giusta. 
Questa  lettera  Tu  portata  dai  navigli  del  Torres,  e  per  conseguenza  Tu  scrìtta 
alla  fine  di  gennaio  1494,  dopo  la  prìma  spedizione  dell' Hojeda.  Nàvakuete 

(2)  Questo  periodo  è  di  Antonio  di  Aspa,  che  inserì  questa  Relazione  nella 
sua  Haceolta  di  Documenti  relativi  alle  Indie .  MàiMocaii 


1.  60 


*lt  COLOHBO 

legge$i  la  relazioae  del  dottor  Chanca,  da  noi  qui  sopra  iW 
serta  la  quale  fino  al  presente  era  rimasta  inedita .  Don 
Manuelio  Avella  aveane  tratta  una  copia,  la  quale  si  trova 
nella  Raccolta  di  don  Gian  Battista  Huitoz^  ed  è  stala  da 
meesaminata  per  confrontarla  colf  originale . 


Madrid,  addi  iì  giugno  IS07. 


(  Firmato  )  Martino  Feiin*.mdei  di  KAVARRETE 


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^l'-rks-f  E  ; 


VlLt^.ZI  BESi  ffieiosaE© 


T  "i.  :  A    :      HAITI 


COTS'TIÌVUAZIO.^E 


DEI.  RACCONTO  DEL  SECONDO  VIAGGIO 

m  CRISTOFORO  C01.0!tiBO 

TRATTO 

DALLA  STORTA  DELL'  AMMIRAGLIO 

SCRITTA 

Di  SUO  FIGLIO  FERDINANDO 


p  ì  rera  sommo  dolore,  dice  il  Na- 

^  \arrcle,  clic  il  dottor  Canea  oon 

^  abbia  scritti  i^li  avvenimcnli  che 

'^>dK<  posleriomienle  avvenoero  dcIIM- 

sola  SpagDuola,  (anio  più  clic  furono  di  molta  importanza 

e  che  pochi  storici  contemporanei  li  lianno  narrati  :  noi 

pertanto  pensammo  far  cosa  grata  ai  lettori  di  questi  viag- 


476  COLOMBO 


gi,  riempiere  questa  lacuna  inserendo  qui  la  continuazione 
del  racconto  del  secondo  viaggio ,  estratta  dalla  storia  del- 
l'Ammiraglio  scritta  da  Ferdinando  Colombo  suo  Aglio . 

F.  C.  Marmocchi 


Come  r  Ammiraglio  lasciò  l'^.  abitazioni  del  Natab 
ed  andò  a  popolare  la  ciità  ohe  ei  chiamò 

Isabella . 


t^onsiderando  adunque  V  ammiraglio  la  disgrazia  dei 
Cristiani  perduti,  e  l'infelicità  che  egli  aveva  avuta  nel  ma- 
re e  nella  terra  di  quel  paese ,  dove  da  [una  parte  aveva 
perduta  la  nave,  e  dall'altra  la  gente  e  la  fortezza,  e  che  non 
troppo  lontano  di  qua  v'erano  altri  luoghi  più  comodi  e  mi- 
gliori da  popolare  ;  il  sabato  7  dicembre,  si  mosse  coli'  ar- 
mata per  andare  alla  banda  di  levante:  ove  sul  tardi  ei  giunse, 
non  troppo  lontano  dall'isola  di  Monte  Cristo,  ove  gittò  le  an- 
core. E  poscia  il  dì  seguente,  presso  il  medesimo  Monte  Cri- 
sto, passò  fra  quelle  sette  basse  isolette  delle  quali  abbiam  già 
fatta  menzione ,  che  quantunque  abbiano  pochi  alberi  non 
sono  però  senza  grazia,  perciocché  in  quella  stagione  che  cor- 
rea del  verno,  vi  trovaron  fiori,  e  nidi  con  uova  ed  altri  con 
uccellini,  e  tulte  le  altre  cose  che  di  state  si  trovano. 
Quindi  andò  a  dar  fondo  presso  una  borgata  d'Indiani, 
dove,  con  deliberazione  di  drizzarvi  abitazioni,  dismontò, 
con  tutta  la  gente  e  con  le  vettovaglie  e  ingegni  che  egli 
portava  nell'armata,  in  una  pianura  presso  aduna  bal- 
za ,  nella  quale  sicuramente  e  comodamente  fabbricar  si 


■■■  •* 


SECONDO   VIAGGIO  477 

poteva  una  fortezza  :  e  quivi  edificò  una  città ,  alla  quale 
pose  nome  Isabella,  in  memoria  della  regina  donna  Isabella . 
Questo  sito  giudicarono  molto  buono,  conciossiachè  il  porto 
fosse  molto  grande,  ancor  che  aperto  a  maestrale,  ed 
aveva  un  bellissimo  fiume  lungo  un  tratto  di  balestra ,  da 
cui  si  poteano  derivare  canali  di  acqua ,  per  farli  passare 
dal  mezzo  della  città  ;  ed  oltre  di  quello  si  stendeva  una 
molto  vasta  pianura  ,  a  cui  dicevano  gì'  Indiani  che 
erano  assai  vicine  le  miniere  di  Gibao.  Per  tutte  le  quai 
cose  e  ragioni ,  tanto  era  V  ammiraglio  frettoloso  in  met- 
tere ad  ordine  detta  città,  che  congiungendosi  il  travaglio 
patito  da  lui  nel  mare  con  quel  che  quivi  pativa,  non  solo 
non  ebbe  tempo  di  scrivere,  secondo  il  suo  costume ,  gior- 
nalmente quello  che  accadeva ,  ma  n'  avvenne  che  ei  si 
anunalò,  e  per  conseguente  interruppe  la  sua  scrittura  dal 
11  di  dicembre  infino  al  12  di  marzo  delPanno  1494.  Nel 
qual  tempo ,  dopo  eh'  ebbe  ordinate  le  cose  della  città  il 
meglio  che  si  poteva,  volendo  pensare  a  quelle  di  fuo- 
ri ,  nel  mese  di  gennaio  mandò  un  Alfonso  di  Ogieda ,  con 
quindici  uomini,  a  cercar  le  miniere  di  Gibao.  Poscia,  addì 
11  di  febbraio,  i  dodici  navigli  dell' armata  se  ne  ritorna- 
rono in  Gastiglia ,  sotto  gli  ordini  di  un  capitano  chiamato 
Antonio  di  Torres,  fratello  della  aia  del  principe  don  Gio- 
vanni y  uomo  di  gran  giudizio  e  onore ,  e  di  cui  i  regi 
Gattolici  e  V  ammiraglio  molto  si  confidavano.  Questi  por- 
tava scritto  copiosamente  intomo  a  tutto  quello  ch'era  suc- 
cesso ,  alle  qualità  del  paese,  e  a  quel  che  bisognava  che  ci 
si  facesse  (1).  Ed  india  pochi  di  tornò  TOgieda:  e  facendo 


(1)  Questo  scritto  non  e  altro  che  la  Memoria  più  sotto  inserita. 

MAraocciu 


478  COLOMBO 

relazione  del  suo  cammino,  disse,  che  il  secondo  giorno 
dopo  la  sua  dipartita  dalla  Isabella  aveva  dormito  sur 
un  calle,  che  era  alquanto  diflicile  a  passare ,  e  che  dMn- 
di  in  poi  di  lega  in  lega  avea  trovati  caciqui,  da' quali 
aveva  ricevuta  molta  cortesia. E  che  seguendo  il  suo  cam- 
mino, nel  sesto  giorno  dopo  la  sua  partenza  giunse  alle  mi- 
niere di  Gibao,  ove  subito  gFlndiani,  alla  sua  presenza,  rac- 
colsero deiroro  in  un  piccolo  fiume  siccome  avevano  anco 
fatto  in  molti  altri  della  stessa  provincia,  nella  quale  af- 
fermava esser  gran  copia  di  questo.  Per  tali  nuove ,  l'am- 
miraglio, il  quale  eragià  libero  della  sua  infermità, restò 
molto  allegro,  e  deliberò  di  smontare  in  terra  per  veder  la 
disposizione  della  regione  e  per  saper  quel  che  vi  fosse 
stato  mestier  di  fare .  Adunque  ,  il  mercoledì  12  di  marzo 
del  sopra  detto  anno  1494,  ei  parti  dall'Isabella  perCibao, 
a  veder  dette  miniere ,  con  tutta  la  gente  che  si  trovava 
sana,  così  a  piedi  come  a  cavallo,  lasciata  buona  guardia 
nelle  due  navi  e  tre  caravelle  che  dcir armata  virimaneva- 
no>  e  nella  capitana  fatto  mettere  tutta  la  munizione  e  gli 
armeggi  delle  altre  navi ,  acciocché  ninno  potesse  sollevarsi 
con  quelle ,  siccome  quando  egli  era  stato  ammalato  alcuni 
avevano  tentato  di  fare '.perciocché  molli  aveano  intrapreso 
quel  viaggio  credendo ,  che  subito  dismontati  in  terra  si 
potrebbero  caricar  di  oro,  e  così  ricchi  ritornare  (il  quale 
oro,  dovunque  si  trovava ,  si  cerca  e  si  raccoglie  con  fatica, 
industria  e  tempo):  e  poiché  loro  non  era  succeduta  la 
cosa  come  aveano  sperato,  scontenti  e  travagliati  per 
ciò  e  per  la  edificazione  della  nuova  città,  e  stanchi  per 
le  malattie  che  la  qualità  del  paese  nuovo,  dell'aere  e 
de'  cibi  cagionate  loro  aveva ,  segretamente  si  erano  con- 
giurati di  lasciar  l' obbedienza  dell'  ammiraglio ,  e  di  pi- 
gliar por  forza  quei  navigli  che  vi  restavano,  e  ritornar  con 


SECONDO    VIAGGIO  479 

essi  in  Gasiiglia .  Sollevatore  e  capo  di  costoro  era  stato  un 

capitano  di  giustizia  della  corte,  chiamato  Bernardo  di  Pisa, 
il  quale  eraandatoin  quel  viaggio  con  impiego  d'intendente 

dei  regi  Cattolici  :  per  rispetto  di  che,  quando  Pammiraglio 
ciò  intese ,  non  gli  volle  dar  altro  gastigo  che  di  metterlo  in 
una  nave  prigione,  con  proponimento  di  mandarlo  poscia  in 
Gasiiglia  col  processo  del  suo  delitto,  cosi  della  sollevazione, 
come  di  avere  scritte  alcune  cose  falsamente  contro  l'anuni- 
raglio,  le  quali  aveva  ascose  in  certo  luogo  della  nave.  Per- 
tanto, tutte  queste  cose  ordinate,  e  lasciate  persone  in  mare 
ed  in  terra  le  quali  insieme  con  don  Diego  Colombo,  suo 
fratello,  attendessero  al  governo  e  guardia  dell'armata,  se- 
guì il  suo  cammino  alla  volta  di  Cibao,'portando  seco  tutte 
le  ferramenta  e  cose  necessarie  per  fabbricarvi  una  fortez- 
za, per  la  quale  quella  provincia  si  fosse  conservata  pacifica, 
ed  i  Cristiani  che  avessero  a  raccogliere  V  oro,  fossero  stati 
sicuri  da  qualunque  insulto  ed  ingiuria,  che  gì'  Indiani  aves- 
sero tentato  far  loro .  E  per  mettere  ad  essi  più  paura ,  e 
torre  loro  la  speranza  di  poter  fare^  presente  l'ammira- 
glio, quello  che  in  assenza  di  lui  avevano  fatto  contro  l' Ara- 
na  ed  i  trentotto  Cristiani  rimasi  appresso  di  loro ,  menò 
,  seco  allora  tutta  quella  gente  che  egli  potè ,  acciocché  den- 
!  troalle  lor  medesime  popolazioni,  vedessero  e  conoscessero 
la  potenza  dei  Cristiani,  e  comprendessero,  che  qualora  per 
quel  paese  camminando  solo  alcuno  de'  nostri  gli  fosse  fatto 
alcun  dispiacere,  v'era  possanza  di  genti  per  gastigarli.  E 
I  per  maggior  apparenza  e  mostra,  partendo  dalla  Isabella 
e  dagli  altri  luoghi,  menava  armata  e  ridotta  in  ischiere 
la  gente,  come  si  costuma  quando  si  va  alla  guerra,  e 
con  le  trombe  e  colle  bandiere  spiegate .  Ora  postosi  egli 
così  in  cammino,  passò  lungo  quel  fiume  che  giaceva  un 
tratto  di  schioppo  lontano  dalla  Isabella;  e  uu^ altra  lega 


480 


COLOMBO 


più  avanti  passò  un  altro  minor  fiume,  e  quindi  andò  a  dor- 
mire per  quella  notte  tre  leghe  distante,  in  luogo  che  era 
tulto  piano,  compartito  in  belle  campagne  fino  al  pie  di  un 

colle  aspro  e  alto  due  tiri  di  balestra,  a  cui  pose  nome 
Puerto  de  los  hidalgos  che  voi  dire  Colle  o  Gola  dé^  genti- 
/uomtnt  ;  perciocché  alcuni  gentiluomini  andarono  innanzi 
ad  ordinare  che  si  facesse  la  strada  ;  e  questa  fu  la  prima 
strada  che  nelle  Indie  si  fece  ,  perciocché  gP  Indiani  fanno 
le  vìe  tanto  larghe  solamente  che  passar  vi  possa  un  uomo 
a  piede .  Passato  questo  colle  entrò  in  una  gran  pianura , 
per  la  quale  camminò  il  dì  seguente  cinque  leghe ,  e  andò 
a  dormire  presso  ad  un  grosso  fiume ,  che  dalla  gente  fu 
passato  con  zattere  e  con  canoe:  queslo  fiume ,  che  ei  chia- 
mò delle  Canne ,  andava  a  sboccare  a  Monte  Cristi .  In  quel 
viaggio  passò  per  molte  borgate  d' Indiani ,  le  cui  case  era- 
no rotonde,  coperte  di  paglia,  e  munite  di  una  piccola 
porta,  per  cui  chiunque  vi  entra  bisogna  che  molto  s'ab- 
bassi .  Quivi,  tosto  che  in  quelle  case  entravano  alcuni  de- 
gP Indiani  che  l'ammiraglio  menava  seco  dalla  Isabella,  si 
pigliavano  quel  che  più  loro  piaceva  ;  né  perciò  ai  padroni 
facevan  dispiacere,  quasi  che  tutto  fosse  in  comune.  E  pa- 
rimente quei  della  terra ,  avvicinatisi  ad  alcun  Cristiano , 
gli  toglievano  quel  che  più  loro  piaceva,  credendo,  che 
medesimamente  quello  fosse  nostro  costume  :  ma  non  durò 
lungamente  cotale  inganno,  perciocché  tosto  il  contrario 
impararono .  In  questo  viaggio  passarono  per  monti  pieni 
di  bellissime  foreste  ,  nelle  quali  si  videvano  viti  selvatiche 
ed  alberi  di  legno  aloè  e  di  cannella  selvatica,  ed  altri  che 
producevano  un  frutto  simile  al  fico,  e  nel  piede  eran  di 
somma  grossezza ,  ma  aveano  le  foglie  come  quelle  del  po- 
mo ;  di  cotali  alberi  dicesi  farsi  la  scamonea  . 


SECOiNDO   VIAGGIO  481 


Come  r  Ammiraglio  andò  alla  provincia  di  Gibao . 
ove  trovò  lo  miniere  dell*  oro 
e  fabbricò  il  castello  di  San  Tommaso 


Ju  venerdì,  a'  14  di  marzo,  l' ammiraglio  partì  dal  fiume 
delle  Canne ,  ed  una  lega  e  mezza  discosto,  trovò  un  gran 
fiume  il  quale  chiamò  fiume  dell'  Oro .  Passato  questo  fiu- 
me ,  non  senza  qualche  difficoltà ,  andò  ad  una  grossa  bor- 
gata ,  dalla  quale  assai  gente  fuggì  alle  montagne  e  la  mag- 
gior parte  si  fece  forte  nelle  case ,  sbarrando  le  porte  con 
alcune  canne  (  quasi  che  questa  fosse  una  gran  difesa)  , 
acciocché  non  vi  entrasse  alcuno,  perciocché,  secondo  il 
loro  costume  ,  ninno  ardisce  entrar  pella  porta  che  trova 
così  sbarrata  ;  conciossiaché,  per  chiudersi,  porte  di  legna- 
me né  d'altra  cosa  non  hanno ,  e  cotali  sbarre  a  quanto 
pare  loro  bastano .  Quindi  l' ammiraglio  andò  ad  un  altro 
bellissimo  fiume ,  che  chiamò  fiume  Yerde ,  le  cui  sponde 
erano  coperte  di  ghiaiottoli  tondi  e  lucidi;  e  quindi  quella 
notte  si  riposò.  Poscia  il  dì  seguente,  continuandoli  suo 
cammino ,  passò  per  alcune  grandi  borgate,  il  popolo  delle 
quali  aveva  attraversato  legni  alle  porte,  come  gU  altri  che 
di  sopra  dicemmo:  e  perciocché  V  ammiraglio  e  la  sua  gente 
erano  stanchi,  si  fermarono  quella  notte  a  piedi  un'aspra 
montagna,  che  chiamarono  Calle  di  Cibao ,  conciossiaché  , 
passata  la  montagna  comincia  la  provincia  di  Cibao  :  da  i 
questa  alla  prima  montagna  che  avevano  trovato,  erano  un- 
dici leghe  di  pianura,  eia  strada  é  sempre  diritta  ad  ostro. 
L'altro  giorno,  postosi  in  via,  V  ammiraglio  canominò  per 


I. 


61 


482  COLOMBO 

un  scnliero  per  dove  con  difficoltà  bisognò  passare  a  mano 
i  cavalli,  e  da  queslo  luogo  rimandò  alcuni  muli  alt'  Isa- 
bella, perchè  prendessero  pane  e  vino,  cominciando  a  man- 
car le  vettovaglie,  mentre  il  viaggio  si  allungava,  ed  i  Cri- 
stiani tanto  più  pativano,  per  non  esser  ancor  usi  a  man- 
giar de*  cibi  indiani ,  siccome  ora  fanno  quelli  che  vivono  e 
camminano  in  queste  parti,  i  quali  trovano  anzi  le  vettova- 
glie di  là  di  miglior  digestione,  e  più  conformi  alParia  del 
paese ,  di  quelle  che  da  Spagna  vi  sono  portate  ,  quan- 
tunque le  non  sieno  di  tanta  sostanza.  Tornati  adunque 
quelli  che  erano  partiti  pel  soccorso  di  vettovaglie,  l'am- 
miraglio, la  domenica  16  di  marzo,  passata  detta  monta- 
gna entrò  nel  paese  di  Gibao ,  che  è  aspro  e  sassoso,  pie- 
no di  ghiaia ,  coperto  di  molta  erba  e  bagnato  da  molti 
rivi,  nei  quali  trovasi  dell'  oro .  Questa  regione ,  quanto  più 
andavano  avanti ,  tanto  più  la  trovavano  aspra  e  ingom- 
brata d*  alte  montagne ,  ne'  ruscelli  delle  quali  si  discerne- 
vano le  grana  dell'  oro:  perciocché,  siccome  l' ammiraglio 
dicea ,  le  grandi  piogge  il  portan  seco  dalle  sommità  dei 
monti  nei  rivi  in  granella  minute.  Questa  provincia  è  della 
grandezza  del  Portogallo,  ed  in  tutta  la  sua  estensione  so- 
no molte  miniere,  ed  ha  oro  assai  nelli  rivi:  ma  general- 
mente ha  assai  pochi  alberi,  e  quegli  che  vi  sono  si  veg- 
gono sulle  sponde  de'  fiumi ,  e  per  la  maggior  parte  sono 
pini  e  palme  di  diverse  specie.  Ora  ,  perciocché,  come  si 
è  detto,  rOgieda  aveva  già  camminato  per  quel  paese,  e 
però  gl'Indiani  avevano  omai  notizia  dei  Cristiani,  avvenne, 
che  dovunque  l'ammiraglio  passava,  i  detti  Indiani  veniva- 
no alle  strade  per  riceverlo ,  con  presentì  di  cose  da  man- 
giare, e  con  alcuna  quantità  d'oro  in  granella,  da  lor  rac- 
colto dopoché  intesero,  che  egli  era  venuto  là  per  questa 
cagione.  L'ammiraglio,  vedendo  di  essersi  già  discostato 


SECONDO   VIA  GGIO  483 

dicioilo  leghe  dalla  Isabella,  e  considerando  che  la  terra  che 
ei  si  aveva  lasciata  alle  spalle  era  tutta  mollo  aspera,  co- 
mandò che  fosse  fabbricato  un  castello  in  un  sito  salubre, 
ameno  e  forte,  che  chiamò  il  Castello  di  San  Tommaso^  il 
quale  signoreggiasse  la  terra  delle  miniere,  e  fosse  come  il 
rifugio  dei  Cristiani  che  andassero  o  lavorassero  alle  mede- 
sime. In  questo  nuovo  castello  ei  lasciò  messer  Pietro  Blar- 
garita ,  uomo  di  molta  autorità  ,  con  cinquantasei  uomini 
frai  quali  erano  maestri  di  tutto  quel  che  si  ricercava  per 
fabbricare  il  castello,  che  si  faceva  di  terra  e  legname,  per- 
ciocché COSI  bastava  a  resistere  ad  ogni  quantità  di  India- 
ni, che  sopra  esso  venisse.  Quivi  aprendo  la  terra  per  get- 
tarne le  fondamenta ,  e  tagliando  certa  rupe  per  fare  i  fos- 
si, poiché  furon  penetrati  sotto  il  sasso  due  braccia,  tro- 
varono nidi  di  fieno  e  paglia,  ove  in  vece  di  uova  erano  tre 
o  quattro  pietre  tonde ,  della  grossezza  di  un  melarancio 
grosso,  le  quali  parca  che  fossero  state  fatte  ad  arte  per 
artiglierie  ^  di  che  presero  grandissima  meraviglia  :  e  nel 
Cume  che  scorre  alle  radici  della  eminenza  sopra  la  quale 
or  sorge  il  castello,  trovarono  sassi  di  diversi  colori,  al- 
cuni de^  quali  erano  di  Qnissimo  marmo,  ed  altri  poi  di  puro 
diaspro . 


Gemo  1'  AmminMic  t:)rr.^  V.l"  I^^!':G;I^ 
o  trovò 
quo!  toiTor.o  -iscùt  mol'.o  ferula 


IJato  che  Tammiraglio  ebbe  l'ordine  perla  perfetta  fab- 
brica e  fortificazione  del  castello,  il  venerdì ,  a' 12  di  mar- 
zo, parti  verso  l' Isabella;  e  giunto  al  fiume  Verde ,  trovò  dei 


484  COLOMBO 

muli  che  yeniano  con  vettovaglie  ;  e  per  le  molte  piogge 
non  potendo  passare  il  fiume,  si  fermò  quivi,  e  mandò  al- 
la fortezza  le  vettovaglie .  Poscia ,  tentando  di  trovare  il 
guado  per  valicare  quel  flume  ed  anco  il  fiume  dell*  Oro, 
che  è  maggiore  del  fiume  Ebro,  si  fermò  alcuni  di  in  quelle 
borgate  degP  Indiani  mangiando  del  loro  pane  e  degli  agli, 
che  davano  volentieri  per  poca  cosa.  Ed  il  sabato, a' 29 
di  marzo,  giunse  all'Isabella,  dove  già  i  poponi  erano 
buoni  a  mangiare,  quantunque  non  fossero  ancor  passati 
due  mesi  da  che  erano  stati  seminati  ;  e  parimente  i  coco- 
meri v'  eran  nati  e  cresciuti  in  venti  giorni ,  e  una  vite 
del  paese ,  di  quelle  selvatiche ,  essendo  stata  coltivata , 
aveva  prodotto  delle  uve ,  le  quali  erano  buone  e  tonde.  Ed 
il  d'i  seguente ,  che  fu  il  30  di  marzo,  un  contadino  raccolse 
spiche  del  frumento  che  avevano  seminato  nel  fin  di  gen- 
naio •  Eranvi  allrcsi  dei  ceci  molto  più  grossi  di  quelli  che 
erano  stati  seminati  :  e  in  tre  giorni  uscirono  di  sotto  la 
terra  tutti  i  semi  delle  piante  che  seminarono  ;  e  nel  ven- 
tesimo quinto  dì  ne  mangiarono.  I  noccioli  eziandio  degli 
alberi  in  sette  dì  mandarono  fuori  le  piante ,  e  i  sarmenti 
germinarono  pampini  in  sette  giorni ,  e  venticinque  giorni 
dipoi  ne  colsero  dello  agresto;  ed  anche  le  canne  di  zucche- 
ro germogliarono  in  sette  dì  :  il  che  proveniva  dalla  tem- 
perie deiraere,  assai  conforme  a  quella  del  paese  nostro , 
poiché  era  più  fredda  che  calda,  per  cui  le  acque  di  quelle 
parti  sono  molto  fredde,  e  sottili  e  sane.  L'ammira- 
glio rimaneva  assai  sodisfatto  della  qualità  dell'aria,  della 
fertilità  e  della  gente  della  regione ,  come  che  il  martedì , 
che  fu  il  primo  d' aprile  ,  venisse  un  messaggero  da  San 
Tommaso,  mandato  da  messer  Pietro,  che  ivi  era  restato  per 
capitano,  portando  la  novella,  che  gl'Indiani  del  paese  se 
ne  fuggivano,  e  che  un  caciquo  chiamato  Gaunabo,  si  met- 


SECONDO   VIAGGIO  485 

leva  ad  ordine  per  venire  ad  ardergli  la  fortezza.  Ma  I*  am- 
miraglio conosci ata  la  viltà  di  quei  paesani,  stimò  poco 
così  fatto  romore,  specialmente  confidandosi  nei  cavalli , 
dai  qnali  gì'  Indiani  temeano  d' esser  divorati  ;  e  perciò 
tanto  era  il  loro  spavento,  che  non  ardivano  entrare  in  alcu- 
na casa  ove  fosse  stato  qualche  cavallo.  Con  tutto  ciò,  l'am- 
miraglio, per  buon  rispetto,  deliberò  di  rinforzarlo  di  genti 
e  vettovaglie,  considerando,  che  volendo  egli  scoprire  la 
terra  ferma  colle  tre  caravelle  che  gli  erano  rimase  ,  era 
bene  che  quivi  lasciasse  tutte  le  cose  molto  quiete  e  sicure. 
Laonde,  il  mercoledì,  a' 11  di  aprile ,  mandò  settanta  uo- 
mini colle  vettovaglie  e  munizioni  al  detto  castello,  ordi- 
nando, che  venticinque  di  essi  fossero  per  difesa  e  per  scor- 
ta, e  gli  altri  aiutassero  a  fare  un^al  tra  strada,  essendo  molto 
difficile  passar  per  la  prima  i  guadi  de'  fiumi.  Or  partiti  co- 
storo ,  mentre  che  i  navigli  si  metteano  in  punto  per  anda- 
re al  nuovo  scoprimento  egli  attendeva  ad  ordinar  le  cose 
necessarie  alla  città  che  edificava,  dividendola  in  strade , 
con  una  piazza  comoda,  e  procurando  di  condurvi  il  fiume 
per  un  grosso  canale  :  per  la  qual  cosa  fece  fare  una  stec- 
caia, che  servisse  ancora  per  li  mulini:  perciocché,  il  centro 
della  città  essendo  quasi  un  tiro  d'artiglierìa  lontano  dal 
fiume,  le  genti  averebbero  potuto  fornirsi  d' acqua  con  dilli- 
eoltà  da  sito  cosi  lontano,  specialmente  i  più  essendo  molto 
deboli  e  travagliati  per  la  sottigliezza  dell'  aere ,  che  non 
conportavano*,  onde  pativano  alcune  infermità,  e  non  ave- 
vano altro  cibo  né  altre  vettovaglie  di Gastiglia,chebisco(to 
e  vino,  per  lo  mal  governo  che  i  capitani  delle  navi  avevano 
di  ciò  avuto  ;  ed  ancora  perché  in  quel  paese  tali  robe  non 
si  conservano  cosi  bene  come  nel  nostro .  E  quantunque 
da  quei  popoli  ricevessero  viveri  abbondantemente,  nondi- 
meno ,  perciocché  non  erano  usi  a  que'  cibi ,  gli  sentiano 


486  COLOMBO 

allora  molto  nocevoli.  Per  la  qual  cosa  rammiraglio  s'era 
risoluto  di  non  lasciare  nelP  isola  più  di  trecento  uomini , 
e  di  mandare  gli  altri  in  Castiglia  ;  il  qual  numero ,  consi- 
derata la  qualità  dell'  isola  e  delle  Indie,  egli  conosceva 
esser  bastante  per  tener  quella  regione  in  quiete,  e  soggetta 
air  obbedienza  e  servizio  de' regi  Cattolici.  Intanto,  per- 
chè oggimai  il  biscotto  fluiva,  e  non  avevano  farine ,  ma 
sibbene  del  frumento,  deliberò  di  fare  alcuni  molini  ancor- 
ché non  si  trovasse  caduta  d' acqua  atta  a  tale  effetto  se 
non  distante  una  lega  e  mezza  dalla  popolazione:  nella  qual 
bisogna ,  ed  in  tutte  le  altre ,  per  sollecitare  le  maestranze 
era  necessario  che  egli  stasse  lor  sopra ,  perciocché  tutti 
fuggivano  la  fatica .  In  appresso  deliberò  di  mandare  tutte 
le  genti  sane,  fuorché  i  maestri  e  gli  artigiani ,  alla  cam- 
pagna regale,  acciocché ,  camminando  per  la  regione,  l' ac- 
quetassero, e  fossero  temute  dagl'Indiani  e  si  avvezzassero 
ai  loro  cibi  a  poco  a  poco,  poiché  oggimai  di  giorno  in  gior- 
no mancavano  quelli  di  Castiglia .  Di  queste  genti  nominò 
capitano  l' Ogieda,  finché  giungessero  a  San  Tommaso,  ac- 
ciocché quivi  le  consegnasse  a  messer  Pietro,  il  quale  dovea 
andar  con  esse  per  l' isola,  e  l'Ogieda  rimanere  per  castel- 
lano nella  fortezza ,  siccome  quegli  che  il  passato  verno  si 
era  aflaticato  in  scoprir  quella  provincia  di  Cibao  ,  che  in 
lingua  indiana  vuol  dir  sassosa .  Cosi  V  Ogieda  il  mercole- 
dì, a*  29  d'aprile,  partì  dair Isabella  alla  volta  di  San 
Tommaso,  con  tutta  la  suddetta  gente,  che  passavano  400 
uomini^  e  poiché  ebbe  traghettato  il  fiume  dell'Oro,  fece 
prigione  il  caciquo  che  quivi  era,  un  suo  fratello  ed  un  suo 
nipote ,  e  li  mandò  in  ferri  all'  ammiraglio  \  e  fece  tagliar 
le  orecchie  a  un  suo  suddito ,  nella  piazza  della  sua  borga- 
ta :  perciocché ,  tre  Cristiani ,  venendo  da  San  Tommaso 
all'  Isabella,  questo  caciquo  avea  ordinato  a  cinque  India- 


i 


SECONDO  VIAGGIO  487 

ni  clic  portassero  loro  i  drappi  dall*  altra  parte  del  Qame  per 
lo  guado,  ma  questi  quando  furono  a  mezzo  il  fiume  co'panni 
se  ne  fuggirono,  tornando  alla  loro  borgata;  ed  il  caciquo, 
in  luogo  di  castigare  il  delitto,  aveva  presi  i  drappi  per 
se,  ne  gli  aveva  voluti  restituire. Non  pertanto,  il  caciquo 
che  abitava  dall'  altro  lato  del  fiume ,  confidato  nei  servigi 
da  sé  resi  ai  Cristiani ,  deliberò  di  venirsene  coi  prigioni 
all'  Isabella  ed  interceder  per  essi  dall'  ammiraglio  :  il  qua- 
le fece  a  lui  cortese  accoglienza,  e  comandò  che  quegli  In- 
diani colle  mani  legate  fossero  in  piazza  con  pubblico  ban- 
do sentenziati  alla  morte  :  il  che  veduto  dal  buon  caciquo 
con  molte  lacrime  ottenne  loro  la  vita ,  promettendo  per 
cenni,  che  mai  più  commetterebbono  alcun  delitto.  Or , 
mentre  l'ammiraglio  ordinava  che  a  tutti  fosse  resala  li- 
berth,  venne  un  uomo  a  cavallo  da  San  Tommaso,  e  diede 
nuova,  che  nella  borgata  di  quel  medesimo  caciquo  prigio- 
ne ,  avea  trovato,  che  i  suoi  sudditi  aveano  preso  cinque 
Cristiani ,  eh'  eran  partiti  per  venirsene  all' Isabella,  e  che 
egli,  spaventando  gl'Indiani  col  cavallo,  li  avea  liberati  fa- 
cendo fuggire  più  di  400  aggressori  avendone  feriti  due  nello 
incalzo  :  e  che  essendo  egli  passato  di  qua  dal  fiume ,  vide 
che  gl'Indiani  ritornavano  sopra  i  detti  Cristiani;  ond'egll 
fece  mostra  di  voler  far  fronte,  e  ritornar  contro  di  essi  : 
ma  eglino,  per  paura  del  suo  cavallo  si  misero  tutti  in  fu- 
ga, temendo  che  il  cavallo  passasse  il  fiume  volando. 


;  C^mc  r  Arr.niirayiD  ìizzib  ordinato  le  azza  dell' isoh 

e  andò  a  scoprire  Cuba 


ctimanij    ohe  dia  fjcso  terra  ?-rma. 

Avendo  adunque  l' ammiraglio  deliberato  di  andare  a 
scoprire  la  terra  ferma,  institui  un  consiglio,  che  rimancs- 


488  COLOMBO 

se  in  suo  luogo  pel  governo  dell'  isola,  e  le  persone  di  quello 
furono:  don  Diego  Colon  (1),  suo  rratelIo,con  titolo  di  pre- 
sidente, il  padre  Buil  e  il  colonnello  Pietro  Femandez ,  reg- 
genti, Alfonso  Sanchez  di  Garvagial  ,  rettor  di  Baeza ,  e 
Giovanni  di  Lussan,  cavalier  di  Madril  e  gentiluomo  de'  re- 
gi Cattolici .  Ed  acciocché  per  sovvenimento  della  gente 
non  mancasse  farina,  sollecitò  con  molta  diligenza  la  fab- 
brica de'  mulini,  ancor  che  le  piogge  e  le  piene  de'torrenti 
fossero  a  ciò  molto  contrarie;  dalle  quali  piogge  dice  l'am- 
miraglio procedere  V  umidità,  e  per  conseguente  la  fertilità 
di  quell'isola,  la  quale  è  cosi  grande  e  maravigliosa ,  che 
mangiarono  frutta  di  quegli  alberi  di  novembre ,  nel  qual 
tempo  tornavano  anche  a  produrle,  dal  che  egli  argomen- 
ta, che  fruttificano  due  volte  all'anno:  ma  l'erbe  ed  i 
semi,  nascono  e  fioriscono  del  continuo.  In  ogni  tempo  al- 
tresì trovavano  su  gli  alberi  nidi  di  uccelli  con  uova  ed  uc- 
cellini nati  :  e  nella  slessa  guisa  che  la  fertilità  di  tutte  le 
cose  era  grande,  si  aveva  eziandio  ciascun  dì  novelle  delle 
immense  ricchezze  di  quel  paese:  perciocché  ognidì  veniva 
alcun  di  coloro  che  V  ammiraglio  avea  mandati  in  diverse 
parti ,  e  recavano  avvisi  di  miniere  che  erano  state  scoper- 
te poltre  le  relazioni  che  egli  aveva  dagl'  Indiani  della  gran- 
de quantità  di  oro,  che  in  vari  luoghi  dell'isola  si  scopri- 
va .  Ma  l' ammiraglio,  non  contentandosi  di  tutto  ciò ,  de- 
liberò di  tornare  a  scoprire  per  la  costa  di  Cuba  ,  non 
avendo  egli  certezza ,  se  fosse  isola  o  terra  ferma  :  e 
prendendo  seco  tre  navigli ,  il  giovedì ,  addì  24  di  aprile , 
dopo  ch'ebbe  desinato ,  spiegò  le  vele  ai  venti  ed   andò  a 


(1)  È  questo  il  casato  dei  Colombo,  Tatto  d'indole  Spagouola  (  Vedi  la  no- 
stra Biografia  del  Colombo,  inserita  In  principio  di  questa  o|)era,pag.  89.) 

Marmocchi 


SECONDO   VIAGGIO  489 

dar  fondo  in  quello  stesso  giorno  a  Monte  Cristo,  al  ponen- 
te dell'  Isabella,  ed  il  venerdì  andò  al  porto  di  Guacanaga- 
ri,  pensando  di  trovarcelo:  ma  questi  quando  ebbe  veduti  i 
navigli,  per  paura  se  ne  fuggì ,  come  che  i  suoi  sudditi,  si- 
mulando ,  affermassero,  che  ei  di  subito  sarebbe  tornato . 
Ma  r  ammiraglio  ,  non  volendo  fermarsi  senza  gran  cagio- 
ne, partì  il  sabato,  a' 25  di  aprile,  ed  andò  air  isola  della 
Tartuca,  la  quale  giace  sei  leghe  e  più  air  occidente  . 
Presso  a  questa  stette  quella  notte  colle  vele  spiegate,  in  gran 
calma  di  vento  ma  con  maretta  portata  dalle  correnti.  Po- 
scia ,  il  dì  seguente  ,  fu  astretto  dal  maestrale  e  dalle  cor- 
renti deir  occidente  a  ritornare  verso  levante,  e  surger  nel 
flume  di  Guadalquivir,  che  è  nella  medesima  isola,  per 
aspettare  il  vento  favorevole  per  superare  le  correnti ,  le 
quali  allora,  come  Tanno  passato,  nel  suo  primo  viaggio, 
aveva  trovate  in  quelle  parti  assai  grosse,  verso  oriente . 
Quindi ,  il  mercoledì  30  del  mese,  con  buon  tempo,  giunse 
al  porto  di  San  Niccolò;  e  da  questo  luogo  traversò  all'isola 
di  Cuba,  che  incominciò  a  costeggiare  dalla  parte  di  mezzo- 
dì ;  ed  avendo  navigato  una  lega  oltre  al  capo  orientale,  en- 
trò in  una  gran  baia  che  eì  chiamò  Porto  Grande  (1) ,  la 
cui  entrata  era  profondissima,  ed  avea  cento  cinquanta  passi 
di  bocca.  Quivi  egli  gittò  le  ancore ,  e  prese  aleun  rinfresca- 
mento  di  pesce  arrostito  e  di  aie,  delle  quali  cose  grindiani 
avevano  grande  abbondanza.  Il  dì  seguente  poi,  che  fu  il 
primo  di  maggio,  partì,  navigando  lungo  la  costa,  nella 
quale  trovò  comodissimi  porti ,  bellissimi  fiumi ,  e  molto 
alte  montagne:  ed  in  mare ,  da  che  lasciò  la  Tartuca,  trovò 
molta  di  quell'erba,  che  nel  golfo  aveva  trovata,  andando 


CO  GuarUanamo  (Vedi  la  Carla  di  Cuba,   Spagnuola,  Giamaica,  ec) 

Màrmoccui 


I.  62 


490  COLOMBO  i 


e  venendo  di  Spagna .  E  perciocché  radeva  la  terra ,  assai 
gente  di  quell*  isola  nelle  canoe  veniva  a'  navigli ,  credendo 
che  i  nostri  uomini  fossero  discesi  dal  cielo ,  e  portavano 
del  pane,  deir  acqua  e  del  pesce ,  e  il  tutto  donavano  al- 
legramente, senza  dimandar  cosa  alcuna.  Ma  l'ammira- 
glio per  mandarli  via  più  contenti,  comandò  che  il  tutto  lor 
fosse  pagato,  con  chicchi  di  vetro,  sonagli,  campanelle, 
ed  altre  simili  cose . 


CorTir  ì"  AmiTxira^ho  ecopri  l' isr-la  di  Giamaioa 


(Sabato,  a' 3  di  maggio,  l'ammiraglio  deliberò  di  traver- 
sare da  Cuba  alla  Giamaica,  per  non  lasciarla  a  dietro  sen- 
za sapere  se  era  vera  la  fama  del  molto  oro  il  quale  si  af- 
fermava in  tutte  le  altre  isole  essere  in  qpella,  e  con  buon 
tempo  essendo  giunto  nel  mezzo  del  canale,  la  scoperse 
nella  seguente  domenica .  Ed  il  lunedì ,  accostatovìsi,  diede 
fondo  ,  e  gli  parve  la  più  bella  isola  di  quante  nelle  Indie 
aveva  già  vedute);  e  tanta  era  la  moltitudine  delle  canoe 
grandi  e  piccole ,  e  della  gente  che  veniva  ai  navigli ,  che 
era  cosa  meravigliosa.  Poscia,  il  di  seguente,  volendo  cer- 
care i  porti ,  corse  per  la  costa  a  ponente  ;  ed  essendo  an- 
date le  barche  a  scandagliare  le  bocche  dei  porti ,  usciro- 
no tante  canoe  e  gente  armata  a  difender  la  terra,  che  i 
nostri  furono  astretti  di  ritornare  a'  navìgli,  non  tanto  per 
paura  che  avessero ,  quanto  perchè  non  voleano  essere  ne- 
cessitati a  rompere  l'amicizia  cogl' isolani.  Ma, considerato 
poi,  che  dimostrando  paura  questi  sarebbero  diventati  assai 
più  orgogliosi ,  e  sarebbonsi  insuperbiti ,  ritornarono  ad  un 


SECONDO   VIAGGIO  491 

altro  porto  dell'isola,  che  dall'ammiraglio  fu  detto  Porto 
Buono  (1).  E  perciocché  pur  gP Indiani  uscirono  ad  av- 
ventar loro  incontra  lance,  quegli  delle  barche  trattaronli 
in  tal  modo  colle  loro  balestre ,  che  avendone  feriti  sei  o 
sette  sforzati  furono  a  ritirarsi .  Cosi  cessata  la  pugna,  ven- 
nero dai  luoghi  vicini  infinite  canoe  ai  navigli  cariche  di  uo- 
mini molto  pacifici,  i  quali  venianoa  vedere  e  barattar  varie 
cose  colle  vettovaglie  che  essi  portavano  ,  e  che  cedevano 
per  ogni  minima  cosa  che  in  cambio  fosse  lor  data.  In  que- 
sto porto,  simile  di  forma  ad  un  ferro  di  cavallo ,  fu  rac- 
conciata la  nave  ammiraglia ,  perciocché  era  nel  suo 
corpo  una  fenditura  per  cui  T acqua  entrava  dentro;  ed 
acconciata  che  fu,  il  venerdì,  a' 9  di  maggio,  ei  fece  vela, 
lungheggiando  la  costa  inverso  ponente  e  tanto  vicino  a  ter- 
ra, chele  navi  erano  dagl'Indiani  seguite  conte  loro  canoe, 
con  desiderio  di  barattare  e  avere  alcune  delle  nostre  cose. 
E  perciocché  i  tempi  erano  alquanto  contrari,  1'  ammira- 
glio non  potea  camminar  quanto  voleva;  finché  il  mercole- 
dì, a'  14  di  maggio,  deliberò  di  tornare  all'  isola  di  Cuba , 
per  seguir  la  costa  in  giù  di  essa ,  con  pensiero  di  non  dar 
volta  finché  non  avesse  navigato  cinque  o  sei  cento  leghe 
lunghesso  di  quella ,  e  che  si  fosse  certificato  se  era  isola 
o  terra  ferma.  Partito  adunque  il  medesimo  dì  dalla  Gia- 
maica ,  un  indiano  molto  giovane  venne  a'  navigli  dicendo 
di  voler  venire  in  Castiglia  ,  e  dietro  a  lui  vennero  di  molti 
parenti  suoi  ed  altre  persone  nelle  loro  canoe,  pregandolo 
con  grand'  istanza  di  tornare  a  dietro ,  ma  non  potettero 
mai  rimoverlo  dal  suo  proposito;  anzi,  per  non  veder 


(1)  Vedi  la  noslra  Carta  di  Cuba,  Spoffnuola»  Giamaiea,  «e.,  apposita- 
mente  disegnata  e  qui  unita  pclla  intelligenia  completa  di  questi  Viaggi . 

Marvocciii 


492  COLOMBO 


le  lacrime  e  i  gemiti  delle  sue  sorelle ,  si  mise  io  parte 
ove  niuno  potesse  trovarlo.  Della  costanza  di  costui  molto 
maravigliatosi  T ammiraglio,  comandò  clipei  fosse  ben 
trattato . 


Come  r  Amnìira^ìiG  torr.ò  dall'i  Gnrp.iia^  i  ro^uirc  h  2:51?.  di  Cub:; . 
erodendo  tuttavia  ohe'  r?:r.  ^  to.rri  farina 


JJopo  che  Tammiraglio  fu  partito  dairisola  di  Giamai- 
ca,  il  mercoledì,  a^  14  di  majzgio,  giunse  ad  un  capo  di  Cu- 
ba che  chiami)  capo  di  Santacroce:  e  seguendo  la  costa  in 
giù,  fu  assalito  da  una  tempesta  di  tuoni  e  lampi  terribili, 
per  li  quali ,  e  per  le  molte  secche  e  canali  che  egli  incon- 
trava ,  eorse  non  legger  pericolo  e  senti  gran  travaglio ,  es- 
sendo astretto  in  un  medesimo  tempo  a  guardarsi  e  difen- 
dersi da  amendue  questi  maligni  accidenti,  i  quali  esigono 
provvedimenti  fra  loro  contrari:  imperciocché  rimedio  con- 
tro ai  tuoni  è  il  mainar  le  vele ,  ma  per  fuggir  le  secche  , 
bisogna  tenerle  aperte  ^  laonde  è  certo ,  che  se  così  fatta 
disavventura  fosse  durata  per  otto  o  dieci  leghe ,  sarebbe 
stata  insopportabile  .  Ma  il  maggior  male  era,  che  per  tutto 
quel  mare,  così  a  tramontana  come  a  grecale,  quanto  più 
navigavano  e  tante  più  isolette  piane  e  basse  trovavano  j  e 
quantunque  in  alcune  di  esse  si  vedessero  molti  alberi,  altre 
erano  però  arenose  e  appariano  appena  sulla  superfice  del- 
l'acqua: alcune  giravano  una  lega,  altre  più  ed  altre  meno. 
È  ben  vero,  che  quanto  più  s'  avvicinavano  a  Cuba,  tanto 
maggiormente  queste  isolette  si  dimostravano  alte  e  belle  ; 
e  perciocché  sarebbe  stato  diflicile  e  vano  il  voler  metter 


SECONDO   VI  ACCIO  493 

nome  a  ciascuna  di  esse,  T  ammiraglio  le  chiamò  tutte  in 
generale  Giardino  della  Regina.  Ma  se  molte  isole  egli  vide 
quel  di ,  molte  più  ne  vide  il  seguente ,  e  per  lo  più  mag- 
giori che  gli  altri  giorni,  nò  solamente  verso  il  grecale,  ma 
ancora  a  maestro  ed  a  libeccio  ;  talché  ne  numerò  in  quel 
dì  cento  sessanta  divise  da  canali  profondi,  per  li  quali 
passavano  i  navigli .  In  alcune  di  queste  isole  videro  di 
molte  grue ,  della  grandezza  e  forma  di  quelle  di  Gastiglia, 
se  non  che  erano  rosse  come  scarlatto  :  in  altre  trovaro- 
no gran  copia  di  testuggini,  e  molte  loro  uova  somi- 
glianti a  quelle  delle  galline:  le  testuggini  partoriscono  que- 
ste uova  in  un  fosso ,  che  esse  fanno  nelP  arena ,  e  coperte- 
le ,  COSI  le  lasciano  fln  tanto  che  col  calore  del  sole  venga- 
no a  produr  le  testuggini,  le  quali  col  tempo  crescono  della 
grandezza  di  una  rotella,  ed  alcune  come  una  targa  gran- 
de. Yedeansi  medesimamente  in  queste  ìsole  corvi  e  grue, 
come  quelle  di  Spagna,  e  corvi  marini  ed  infiniti  uccelli 
piccoli ,  i  quali  cantavano  suavissimamente:  e  l'odore  del- 
l'aria era  cosi  fragrante,  che  lor  parca  di  esser  fra  le  rose,  e 
fra' più  fini  odori  del  mondo,  quantunque,  siccome  abbiam 
detto ,  il  pericolo  della  navigazione  fosse  assai  grande,  per 
esser  tanto  il  numero  dei  canali,  che  gran  tempo  ci  volea  a 
trovarne  la  uscita .  In  un  di  questi  canali  videro  una  ca- 
noa di  pescatori  Indiani ,  i  quali,  con  molta  sicurtà  e  quie- 
te, senza  far  moto  alcuno ,  aspettarono  la  barca,  che  an- 
dava alla  loro  volta  ;  e  poiché  fu  loro  vicina ,  fecero  se- 
gno che  dovesse  fermarsi  un  poco ,  finché  finissero  di 
pescare .  Il  modo  col  quale  essi  pescano ,  parve  a'  nostri 
marinari  tanto  nuovo  e  strano ,  che  si  contentarono  di 
compiacerli^  ed  era  questo:  avevano  legati  con  spaghi 
alcuni  pesci  pella  coda ,  che  da  noi  son  detti  pesci  riversi  t 
i  quali  pesci  vanno  incontro  agli  altri  pesci ,  e  con  certa 


494  COLOMBO 

asprezza  che  ban  nella  testa  e  scorre  fino  a  mezzo  della 
schiena ,  si  attaccano  cosi  fortemente  col  più  vicin  pesce, 
che,  sentendo  ciò,  gl'Indiani,  tirando  il  filo,  tirano Puno  e 
l'altro  animale  ad  un  tratto;  e  fu  una  testufi^gine  quella  che  i 
nostri  videro  allora  esser  presa  da  quei  pescatori ,  al  collo 
della  quala  detto  pesce  s' era  attaccato  ;  ed  ivi  soglion  sem* 
pre  appiccarsi,  perciocché  cos'i  son  sicuri,  che  il  pesce  da 
lor  preso  non  gli  può  mordere  :  ed  io  ne  ho  veduti  attaccati 
cosi  a  grandissimi  pesci.  Ora,  dopo  che  grindiani  della  ca- 
noa ebbero  finita  la  loro  pesca  della  testuggine  e  di  due  al- 
tri pesci,  che  avevano  prima  presi,  subito  si  accostarono  al- 
la barca  con  molta  pace,  per  intender  quello  che  i  nostri 
volevano  ;  e  per  comandamento  de' Cristiani  che  v'erano, 
venner  con  essi  alle  navi ,  ove  V  ammiraglio  fece  loro  gran 
cortesia  :  egli  intese  da  essi,  che  per  quel  mare  le  isole  era- 
no infinite  ;  e  prontamente  donarono  tutto  quello  che  essi 
avevano,  ma  l'ammiraglio  non  volle  che  si  pigliasse  da 
loro  altro  che  il  pesce ,  perciocché  il  restante  erano  le 
loro  reti ,  e  gli  ami,  e  le  zucche,  che  essi  portavano  piene 
d'acqua  per  bere .  Poi ,  donate  che  ebbe  loro  alcune  cose- 
relle ,  lasciolli  andare  molto  contenti,  ed  egli  seguitò  il  suo 
cammino,  con  deliberazione  di  non  continuarlo  lungamen- 
te, perciocché  gli  mancavano  già  le  vettovaglie,  delle  quali 
se  egli  avesse  abbondato,  non  sarebbe  tornato  in  Spagna  se 
non  che  per  l'oriente  (1) ,  quantunque  fosse  molto  trava- 
gliato, sì  perchè  mangiava  male ,  e  si  eziandio  perchè  non 
s'era  dispogliato,  ne  avea  riposato  in  letto,  dal  giorno  della 
sua  partita  di  Spagna,  fino  a' 19  di  maggio,  nel  qual  tempo 


I 


< 


I 


(I)  Avrebbe  dunque  fallo  il  giro  del  globo  ;  meravigliosa    ed  ardilissima 
idea  ,  pe'suol  icmpi  (Vedi  la  Vita  qui  sopra  a  pag.  87.)  Marmocchi 


SECONDO   VIAGGIO  495 

questo  scriveva,  altro  che  otto  notti,  per  soverchia  indispo- 
sizione; e  se  altre  volte  egli  ebbe  fatica,  in  questo  canunino 
n'  ebbe  doppiamente  per  quella  innumerabile  quantità  di 
isole,  fra  cui  egli  navigava,  la  quale  era  tanta,  che  ai  20 
di  maggio  ne  scoperse  settantuna,  oltre  a  molte  altre , 
che  al  tramontar  del  sole  egli  \ide  verso  ponente  libeccio. 
Le  quali  isole  e  secche  non  sol  mettono  gran  paura  colla  lo- 
ro moltitudine ,  che  d' ogni  intorno  si  vede  ,  ma  quel  che 
porge  assai  maggi  or  spavento  si  è,  che  da  lor  si  genera  ogni 
sera  una  gran  nebbia  nel  cielo  a  levante,  la  quale  ha  così 
orribii  vista ,  che  par  che  debba  cadere  una  grandissima 
pioggia  di  grandine,  tanti  sono  i  toni  ed  i  lampi  :  ma  nel- 
r apparir  della  luna  il  tutto  svanisce,  risolvendosi  in  piog- 
gia ed  in  vento  :  il  che  è  tanto  ordinario  e  naturale  di  quel 
paese,  che  non  solo  avvenne  tutte  quelle  sere  nelle  quali 
l'ammiraglio  vi  navigò ,  ma  io  ancor  vidi  il  medesimo  in 
quelle  isole  l' anno  1503,  venendo  dallo  scoprimento  di 
Veragua  :  di  notte  il  vento  quivi  soffia  ordinariamente  da 
tramontana,  perciocché  esce  dall'isola  di  Cuba;  poi,  levato 
il  sole,  si  rivolge  da  levante  e  se  ne  va  col  sole,  fln  che  ei 
dà  la  volta  all'occidente. 


Crmc:  1  Ammiraglio  pro\ò  ^"^/andc  afTar.r.o  e  travafji-.^ 
r.?.vi."'?.ndo  tra  inl^nitc  isole  . 


i^egucndo  adunque  l' ammiraglio  la  via  dell'occidente, 
fra  innumerabili  isole ,  il  giovedì  31  di  maggio  giunse  ad 
un'isola  alquanto  maggiore  delle  altre,  a  cui  pose  nome 


496  COLOMBO 

Santa  Marta  :  e  dismontando  in  una  borgata  che  in  quella 
era^  niun  indiano  volle  aspettare  né  venire  a  parlare  co' Cri- 
stiani ;  né  trovarono  nelle  case  oggetto  alcuno ,  eccetto  pe- 
sce, del  qual  cil>o  solo  si  mantengono  quelle  genti,  e  molti 
cani,  come  mastini,  i  quali  si  nutriscono  parimente  di  pesce. 
E  cosi^  senza  aver  pratica  di  alcuno,  né  veder  cosa  notabi- 
le, seguitò  nella  via  di  maestrale  fra  molte  altre  isole,  po- 
polate di  molte  grue  rosse  come  scarlatto,  pappagalli  ed 
altre  specie  di  uccelli,  e  da  cani  simili  a'  sopradetti  :  quivi 
trovò  inOnita  quantità  diquelKerba,  che  avea  incontrata  per 
lo  golfo  quando  scoperse  le  Indie.  Per  cotal  sua  navigazio- 
ne adunque ,  fra  molte  secche  e  tante  isole,  si  santia  molto 
travagliato^  perciocché  talora  era  astretto  a  volgersi  al- 
l' occidente,  talora  verso  tramontana ,  e  taP  altra  volta  al 
mezzodì,  secondo  la  disposizione  dei  canali;  perciocché,  cob 
tutto  ravviso  e  diligenza  che  egK  impiegava  in  fare  scan- 
dagliare il  fondo  ed  a  tenere  uomini  sulla  gabbia  per  di- 
scoprire il  mare,  nulladimeno  la  nave  spesse  volte  toccava 
il  fondo  senza  potersene  guardare,  per  essere  d'ogni  intor- 
no innumerabilì  secche.  Pertanto,  sempre  in  questo  modo 
navigando,  ei  ritornò  a  prender  terra  nell'isola  di  Cuba, 
per  fornirsi  d'acqua,  di  cui  aveva  gran  penuria:  e  come  che 
per  la  selvatichezza  del  luogo  ove  capitarono  non  trovas- 
sero popolazione,  nondimeno  un  marinaio  che  dismontò  in 
terra,  ed  andò  con  una  balestra  per  uccidere  alcuno  uccello 
0  altro  animale  in  un  bosco,  trovò  30  persone  con  le  arme 
che  essi  usano,  cioè  lance  e  bastoni,  i  quali  portano  in  luo- 
go di  spade  e  sono  da  lor  detti  machane.  Fra  queste  genti, 
costui  riferì  aver  veduto  uno  vestito  di  una  vesta  bianca 
lunga  fino  al  ginocchio,  e  due  che  la  portavano  Gno 
a'  piedi ,  tutti  e  tre  bianchi  come  noi  ;  ma  che  non  era  ve- 
nuto a  ragionamento  con  loro  :  perciocché  dubitandosi  di 


SECONDO  VIAGGIO  49T 

tanta  gente ,  cominciò  a  gridare  chiamando  i  compagni  ; 
e  gl'Indiani  si  diedero  a  fuggire ,  né  più  ritornarono. 
E  quantunque  il  dì  seguente  V  ammiraglio ,  per  sapere  il 
certo ,  mandasse  gente  a  terra ,  non  poterono  però  cam- 
minar più  di  mezza  lega,  per  la  gran  foltezza  degli  er- 
baggi e  degli  alberi ,  e  per  esser  tutta  quella  costa  laguno- 
sa  e  fangosa  pella  lunghezza  di  due  leghe  dentro  terra  fln 
dove  sorgevano  poggi  e  montagne  :  di  modo  che  videro 
solamente  vestigie  di  pescatori  sulla  spiaggia,  e  molte  grue 
simili  a  quelle  di  Spagna 9  benché  di  maggior  corpo.  Ed 
andando  poi  co'  navigli  verso  occidente  per  lo  spazio  di 
dieci  leghe,  videro  case  alla  marina;  dalle  quali  uscirono 
alcune  canoe  con  acqua  ed  altre  cose  che  quei  paesani  man- 
giano, e  le  portarono  a'  Cristiani  :  da'  quali  essendo  loro  il 
tutto  ben  pagato,  l' anuniraglio  fece  ritenere  un  indiano 
di  quelli,  a  lui  ed  gli  altri  dicendo  per  uno  interprete,  che 
tosto  che  gK  avesse  insegnato  il  viaggio ,  e  fosse  stato  da 
lui  informato  di  alcune  cose  di  quella  regione,  lo  averebbe 
lasciato  andare  liberamente  a  casa  sua  •  Di  che  l' indiano 
rimase  molto  contento,  e  disse  all' anuniraglio  per  cosa 
certa,  che  Cuba  era  isola,  e  che  il  re  o  caciquo  della  parte 
occidentale  non  parlava  coi  suoi  soggetti  se  non  per  cenni, 
per  li  quali  era  subito  ubbidito  in  tutto  quello  che  egli 
comandava;  e  che  tutta  quella  costa  era  molto  bassa  e  pie- 
na di  molte  isole  :  il  che  fu  trovato  così  vero,  che  il  dì  se- 
guente, cioè  alli  11  di  giugno,  convenne,  per  andar  co'na- 
vigli  da  un  canale  in  un  altro  più  profondo,  che  l' ammira- 
glio facesseli  rimorchiare  colle  gomene  a  traverso  di  una 
secca  di  arena  ove  non  era  un  braccio  d'acqua  di  profondi- 
tà, ed  avea  la  larghezza  di  due  navigli  messi  per  lungo. 
Così,  accostandosi  di  più  a  Cuba,  videro  testuggini  della 
grandezza  di  due  o  tre  braccia ,  ed  in  così  gran  nume- 


1.  63 


498  COLOMBO 

ro, che  coprivano  il  mare.  Poi ,  Dell'apparir  del  sole,  vi- 
dero una  nobe  di  corvi  marini  in  tanta  moUitudine  9  che 
offuscavano  la  chiarezza  del  sole,  e  venivano  d' alto  mare 
alla  volta  dell'  isola ,  ed  indi  a  poco  calarono  in  terra  :  far 
veduti  eziandio  molti  colombi  ed  altri  uccelli  di  diverse 
sorte }  ed  il  dì  seguente  vennero  ai  navigli  tante  farfalle, 
che  oscuravano  l' aria ,  e  duraron  fino  a  sera ,  che  furono 
da  una  grossa  pioggia  sbandate  • 


Coni'-  1  Ammiraglio  -iiodo  volta  vcreo  li  Spignuoli. 


Il  venerdì  13  di  giugno,  vedendo  T ammiraglio  che  la 
costa  di  Cuba  si  estendeva  moUo  all'occidente,  e  che  la  sua 
navigazione  era  diflicilissimay  per  Tinnummerabile  moltitu- 
dine delle  isolette  e  secche  che  sorgevano  d' ogni  parte ,  e 
riflettendo  che  oggimai  gli  cominciavano  a  mancare  le  vet- 
tovaglie, ond'ei  non  potea  continuare  il  viaggio  secondo  il 
suo  propcmimento ,  deliberò  di  tornarsene  alla  Spagnuola 
nella  città  che  egli  avea  lasciata  incominciata:  e  per  fornirsi 
di  acqua  e  di  legna  si  accostò  all'Evangelista,  ìsola  che  gira 
trenta  leghe ,  ed  è  lontana  settecento  leghe  dal  principio 
della  Domenica  (1).  Poscia  dunque  che  egli  ebbe  provvisto 
i  navigli  di  tutto  quello  che  facea  mestiero ,  drizzò  il  suo 
cammino  alla  volta  di  mezzodì,  sperando  trovare  migliore 
uscita  per  quella  via:  e  camminando  per  lo  canale  che  più 
netto  e  meno  impedito  vide,  avendo  corso  poche  leghe 


(1)  L'isoln  Evangelista,  è  quella  rh'oggi  dlccsi  Pinos  (Vedi  la  nostre 
Carta  di  Cuba ,  ec.  ee.  )  Maukcchi 


SECONDO   VIAGOIO  409 

lo  trovò  chiuso;  di  che  non  poco  dolore  e  [uiura  ebbe  la 
gente 9  vedendosi  quasi  d' ogni  intorno  assediata,  e  senza 
vettovaglie  e  conforto.  Ma  perciocché  T ammiraglio  era 
prudente  ed  animoso  ,  conosciuta  la  fragilità  loro,  disse 
con  allegro  volto,  che  egli  rendeva  molte  grazie  a  Dio,  che 
li  costrìngeva  a  ritornarsi  addietro  per  dove  eran  venuti , 
conciossiachò  se  avessero  continuato  il  viaggio  per  dove 
avevan  disegnato  di  andare ,  forse  sarebbe  avvenuto  che 
si  fossero  trovati  intricati  in  parte  dove  il  rimedio  sareb- 
be stato  molto  difficile,  ed  in  tempo  che  non  avessero  avuto 
navigli  né  vettovaglie  per  tornarsene  in  dietro,  il  che  allora 
far  potevano  facilmente .  E  così ,  con  gran  consolazione 
e  sodisfazione  di  tutti ,  diede  volta  all'isola  deir  Evangeli- 
sta ,  dove  prima  aveva  fatto  acqua  :  ed  il  mercoledì,  ai  25 
di  giugno ,  partì  da  quella  dirigendosi  verso  grecale  alla 
volta  di  alcune  isolette,  che  si  vedevano  cinque  leghe  dis- 
tanti •  E  passando  alquanto  innanzi ,  diede  in  un  mare  così 
macchiato  di  verde  e  di  bianco,  che  pareva  tutto  una  secca, 
comecché  vi  fossero  due  braccia  di  fondo  ;  per  Io  quale 
camminò  sette  leghe  :  finché  trovò  un  altro  mare  bianco 
come  latte,  il  che  in  lui  cagionava  gran  meraviglia,  essendo, 
siccome  era ,  l' acqua  molto  grossa .  Questo  mare  abba- 
gliava la  vista  a  quanti  il  riguardavano ,  e  parea  che  tutto 
fosse  una  secca  senza  tanto  fondo  che  bastasse  per  li  na- 
vigli, benché  in  efietto  l'acqua  vi  fosse  alta  circa  tre 
braccia  :  ma  poiché  ebbe  percorso  per  quel  mare  Io  spazio 
di  quattro  leghe,  entrò  in  un  altro  n  are  nero  come  in- 
chiostro, di  profondità  di  cinque  braccia,  e  per  quello  na- 
vigò finché  giunse  a  Cuba.  D' onde,  seguendo  la  via  di  le- 
vante, con  scarsissimi  venti,  e  per  canali  e  secche,  addì  30 
di  luglio,  mentre  scrivea  la  memoria  di  questo  viaggio,  il  suo 


500  COLOMBO 

naviglio  8^  incagliò  sì  fortemente  ^  che  non  pot^ido  trarlo 
fuori  con  le  ancore  e  con  altri  ingegni,  piacque  a  Dio  che 
fosse  tratto  fuori  per  la  proda ,  ancorché  con  assai  dan- 
no,  per  li  colpi  che  aveva  dati  sulla  secca .  Pertanto ,  col 
favor  di  Dio,  uscitone  al  fine,  navigò,  secondo  che  il 
vento  e  le  secche  gli  concedevano,  sempre  per  un  mare 
molto  bianco,  e  fondo  due  braccia,  che  non  crescea  ne 
scemava,  e  onde  la  calma  non  turbavasi  che  vicino  alle 
dette  secche,  ove  spesso  le  navi  aveano  bisogno  di  dar  fon- 
do. Oltre  il  quale  impedimento,  ogni  d\,  verso  il  tramontare 
del  sole,  V  ammiraglio  era  molestato  dalle  pioggie,  pro- 
dotte dalle  nubi  che  si  generano  in  quelle  montagne  e  dalle 
lagune  che  giacciono  presso  il  mare  ;  di  che  capati  grande 
incomodo  e  fastidio,  finché  tornò  ad  accostarsi  all'isola  di 
Cuba,  verso  oriente,  là  dove  era  stato  il  suo  primo  cam- 
mino. Quivi,  siccome  provò  anche  nella  sua  primiera  ve- 
nuta ,  senti  un  odore ,  come  di  fiori ,  di  grandissima  sua- 
vità.  E  addi  7  di  luglio  dismontò  per  udir  messa  in  terra, 
dove  gli  s'accostò  un  vecchio  caciquo  signor  di  quella 
provincia,  il  quale  stette  molto  attento  alla  sacra  cerimo- 
nia :  e  poiché  fu  finita,  per  cenni,  e  come  meglio  potè, 
significò ,  che  era  molto  ben  fatto  che  si  rendessero  gra- 
zie a  Dio,  poiché  l'anima,  essendo  buona,  dovea  andare  in 
cielo  ed  il  corpo  avea  a  rimanere  in  terra  ;  e  che  le  ani- 
me de' rei  doveano  andare  all'  inferno.  E  fra  le  altre  cose 
disse,  che  egli  era  stato  nell'isola  Spagnuola,  e  che  vi  co- 
nosceva i  principali  personaggi ,  e  così  anco  nella  Giamai- 
ca  :  e  che  era  andato  molto  verso  V  occidente  di  Cuba ,  e 
che  il  caciquo  di  quella  parte  vestiva  come  un  sacerdote . 


SECONDO    VIAGGIO  501 


Della  gran  fame  e  dei  tr^tvi^i .  che  l' Ammiraélio  c.in  1".  cud.  ^nnt-? 
pati,  "  -iom?.  <?^\ì  ritorna  illi  Giamaioi 

Ooindi  partito 9  il  mercoledì  16  di  luglio,  accompa- 
gnato da  terrìbilissime  piogge  e  venti ,  giunse  presso  al 
capo  Croce,  in  Cuba ,  dove  all'  improvviso  fu  assalito  da 
sì  grossa  ed  importuna  pioggia ,  e  da  tanti  nembi,  cbe  gli 
fecero  andare  il  bordo  sotto  acqua.  Ma  piacque  al  nostro 
Signore ,  che  potessero  tosto  mainare  le  vele  5  e  così  diede 
fondo  con  tutte  le  migliori  ancore  :  conciossiachè  V  acqua , 
la  quale  nel  naviglio  entrava  per  lo  ponte ,  era  tanta ,  che 
la  gente  non  potea  più  trarla  con  le  trombe  j  specialmen- 
te essendo  tutti  molto  afflitti  e  lassi  per  la  carestia  del  ci- 
bo :  perciocché  non  nmngiavano  altro ,  che  una  libbra  di 
biscotto  putrido  per  giorno  per  ciascheduno  ed  una  piccola 
misura  di  vino;  se  non  se  ammazzavano  per  avventura  alcun 
pesce,  il  quale  non  potevano  però  salvare  da  un  di  all'al- 
tro, per  essere  in  quelle  parti  le  vettovaglie  molto  più  leg- 
gere e  delicate ,  e  perciocché  il  tempo  inchina  sempre  al 
caldo  più  che  ne'nostri  paesi.  E  perciocché  questa  penuria 
del  cibo  era  comune  a  tutti,  sopra  questo  passo  l'ammi- 
raglio scrìsse  nel  suo  itinerario  queste  parole:  —  »  ancor 
io  giaccio  sottoposto  alla  medesima  porzione  ;  piaccia  al 
nostro  Signore ,  che  ciò  sia  pel  suo  santo  servigio  e  delle 
Altezze  Vostre  ;  perciocché ,  per  quello  che  a  me  tocca  io 
non  mi  metterei  più  a  tanti  travagli  e  perìcoli ,  non  pas- 
sando alcun  di  che  io  non  vegga,  che  tutti  arriviamo  al  fine 
della  nostra  vita  »  —  Con  tali  bisogni  e  perìcoli  e*  giunse  al 
capo  Croce,  addì  18  di  luglio,  dove  dagl'Indiani  fu  ami- 
chevolmente accolto  ;  poiché  gli  portarono  molto  gazabi , 


502  COLOMBO 

che  è  il  nome  del  loro  pane  (il  quale  fanno  di  radici  grat- 
tate ))  molto  pesce,  gran  quantità  di  frutta  ed  altre  cose, 
che  essi  mangiano .  E  quindi ,  non  potendo  aver  prospero 
vento  per  andare  alla  Spagnuola ,  il  martedì ,  a'  22  di 
luglio ,  navigò  nuovamente  verso  la  Giamaica ,  e  per  la 
costa  di  quest'  isola  alla  volta  dell'  occidente  sempre  vicino 
a  terra ,  eh'  è  di  bellissima  vista  e  di  grande  fertilità  ,  la 
quale  di  lega  in  lega  avea  eccellenti  porti  e  tutta  la  costa 
era  piena  di  borgate ,  le  genti  delle  quali  seguivano  i  na- 
vigli colle  loro  canoe  y  portando  le  vettovaglie  da  loro  usa- 
te, e  dai  Cristiani  stimate  assai  migliori  di  quelle  che  per 
tutte  le  altre  isole  aveano  gustate.  Il  cielo ,  e  la  disposizio- 
ne dell'aria  e  del  tempo  di  questi  luoghi,  era  tutto  uno 
con  quel  degli  altri  :  perciocché ,  eziandio  io  questa  parte 
occidentale  di  Giamaica,  ogni  dì ,  sull'  ora  del  vespro,  si 
apparecchiava  un  nembo  con  pioggia,  la  quale  dorava 
un'ora,  alcuna  volta  più  ed  altra  meno  :  il  che,  dice  l' am- 
miraglio, doversi  attribuire  alle  grandi  selve  ed  alberi 
di  questo  paese ,  ed  aver  trovato  per  esperienza ,  che  dò  in 
antico  avveniva  parimente  nelle  isole  delle  Canarie  e  degli 
Astori  (1)  ed  in  quella  di  Madera,  dove,  ora  che  sono  state 
spianate  le  molte  selve  e  gli  alberi  che  le  ingombravano, 
non  si  generano  più  tanti  nembi  e  piogge,  quante  se  ne  ge- 
neravano avanti .  Così  procedea  l' ammiraglio ,  quantun- 
que sempre  navigando  con  vento  contrario,  che  lo  sforzava 
ogni  sera  a  ripararsi  presso  la  terra  *,  la  quale  così  fresca  e 
verde  gli  si  dimostrava  ed  amena ,  cosi  fruttuosa  e  piena 
di  vettovaglie,  e  così  popolosa,  che  egli  stimò  che  da  nio- 
n'  altra  fosse  avanzata ,  e  specialmente  presso  ad  un  ca- 
nale ,  che  el  chiamò  delle  Vacche,  perciocché  vi  sono  nove 

(I)  Vale  a  dire  le  Atore.  MARniorciit 


SECONDO   VIAGGIO  fi03 

isolette  vicine  a  terra  :  la  quale  dice  esser  così  alta,  come 
Ogni  altra  che  ba  veduta ,  e  crede ,  che  nella  purezza  del* 
Taria,  dove  si  generano  le  illusioni,  ogni  altra  avanzi:  tutta 
ò  molto  popolata ,  e  di  gran  fertilità  e  bellezza  •  Questa 
isola  egli  giudicava  che  girasse  ottocento  miglia,  comecché, 
scoperta  che  V  ebbe  tutta ,  non  la  fece  che  di  venti  leghe 
in  larghezza  e  cinquanta  in  lunghezza.  Innamoratosi  adun- 
que della  sua  bellezza,  entrò  in  desiderio  di  fermarvisi  per 
intender  particolarmente  le  sue  qualità  :  ma  la  penuria 
delle  vettovaglie ,  di  cui  dicemmo,  e  la  molta  acqua  che 
i  navigli  facevano ,  gliel  negarono .  Pertanto ,  subito  che 
d)be  un  poco  di  buon  tempo,  camminò  a  levante  cosi  bene, 
che  il  martedì ,  a'  19  di  agosto,  lasciò  quell'  isola  di  vista, 
seguendo  la  dritta  via  alla  Spagnuola;  ed  il  capo  più  orien- 
tale della  Giamaica ,  dalla  parte  del  mezzodì,  chiamò  capo 
del  Fano  • 


Come  1  Ammiraglio  ccopri  b  pino  meridionale  della  Spignuola 
finché  tornò  peli"  oriente  alla  popolMionc  della  Natività  . 

Il  mercoledì ,  a'  20  di  agosto ,  V  ammiraglio  vide  la 
punta  occidentale  della  Spagnuola,  a  cui  pose  nome  Capo 
di  San  Michele ,  il  quale  è  distante  dalla  punta  orientale 
della  Giamaica  trenta  leghe  :  oggi,  per  ignoranza  dei  ma- 
rinari è  chiamato  Capo  del  Tiburone  •  Da  questo  capo , 
sabato ,  a'  23  di  agosto ,  venne  a^  navigli  un  caciquo ,  che 
chiamava  V  ammiraglio  pel  suo  nome  ed  esprìmeva  altre 
cose  :  dal  che  comprese  esser  quella  terra  una  istessa  con 
la  Spagnuola.  E  nel  Gne  di  agosto  surse  in  un'  isoletta,  che 
chiamò  Altovelo }  e  perciocché  aveva  perduto  di  vista  gli 


504  COLOMBO 

allridue  navigli  di  suaconsorva,  fece  dismontar  gente  in 
queirisoletta,  dalla  quale,  per  esser  molto  dta,  poteasi  sco- 
prire il  mare  d^ogni  parte  per  gran  distanza  :  ma  non  vide- 
ro  aknn  di  loro.  E  tornando  ad  imbarcarsi  ammazzarono 
otto  lupi  marini ,  che  dormivano  negl'arena ,  e  presero  di 
molti  uccelli  e  colombi ,  perciocché  non  essendo  quell'  iso- 
letta popolata,  né  gli  animali  avvezzi  a  veder  uomini,  si 
lasciavano  uccidere  co'  bastoni .  Lo  stesso  fecero  ne'  due 
giorni  seguenti ,  per  aspettare  i  navigli ,  che  dal  passato 
venerdì  in  poi  andavano  smarriti  ;  finché  dopo  sei  di  ri- 
comparvero ,  e  tutti  insieme  se  ne  andarono  all'  isola  della 
Beata,  non  lungi  a  levante  di  Altovelo;  e  quindi ,  costeg- 
giando la  Spagnuola ,  passarono  a  vista  di  una  bellissima 
regione ,  che  formava  un'  amena  pianura  distesa  un  miglio 
dentro  terra  e  così  popolata ,  che  pareva  tutta  una  città 
di  una  lega  di  lunghezza  :  nella  qual  pianura  vedevasi  un 
lago ,  lungo  cinque  leghe  dall'  oriente  all'  occidente .  Laon- 
de, le  genti  del  paese  avendo  cognizione  de'  Cristiani,  ven- 
nero con  le  canoe  alle  caravelle  portandola  nuova,  che  qui\i 
erano  capitati  alcuni  Cristiani  di  quelli  dell'  isola  Isabella , 
e  che  tutti  stavano  bene  :  per  la  qual  notizia  l' ammiraglio 
fu  molto  allegro  ;  ed  acciocché  eglino  sapessero  il  medesi- 
mo della  sanità  sua  e  de'  suoi,  e  del  prossimo  suo  ritomo, 
essendo  già  molto  a  levante ,  mandò  undici  uomini ,  che 
traversarono  l' isola,  e  toccando  le  fortezze  di  san  Tommaso 
e  della  Maddalena  giunsero  fino  all'  Isabella.  Egli  poi,  se- 
guendo co'  suoi  tre  navigli  tuttavia  la  costa  in  sii  verso 
l'oriente,  mandò  le  barche  per  fare  acqua  ad  una  spiag- 
gia ,  dove  si  vedeva  una  grossa  borgata*,  ma  contro  ad  esse 
uscirono  gl'Indiani,  armati  di  archi  e  di  saette  avvelenate, 
e  con  funi  in  mano,  accennando,  che  con  quelle  volevano 
legare  i  Cristiani  che  potessero  prendere .  Ma  le  barche 


SECONDO  VIAGGIO  505 

(^unte  che  rurono  in  terra  gì'  Indiani  lasciarono  le  armi , 
e  si  ofTersero  di  portare  pane ,  acqua ,  e  tutto  quello  che 
ave  vano,  dimandando,  in  lor  lingua,  delPammiraglio.  Quin- 
di lasciato  quel  luogo  e  seguendo  il  lor  cammino,  videro  in 
mare  un  pesce  grande  come  una  balena ,  il  quale  aveva 
sul  collo  una  gran  conca ,  simile  al  guscio  di  una  testuggi- 
ne, e  fuor  dell'acqua  porta\^  la  testa  grande  come  una 
botte,  ed  avea  la  coda  molto  lunga  come  di  tonno,  e  due 
ali  assai  grandi  a'  fianchi .  E  perciocché  dal  vedere  cotal 
pesce,  e  per  altri  segni,  l'ammiraglio  conobbe  che  il  tempo 
voleva  mutarsi,  andava  cercando  alcun  porto  nel  quale  po- 
tere ricoverarsi:  ed  a'  15  di  settembre.  Dio  gli  fece  vedere 
un'  isola  giacente  presso  alla  parte  orientale  della  Spagnuo- 
la  ed  assai  vicina  a  lei,  che  gP  Indiani  chiamavano  Adama- 
nai;  e  per  gran  fortuna  die  fondo  nel  canale, che  è  nel  mezzo 
fra  essa  e  la  Spagnuola,  presso  ad  un'isolctta,  che  sorge  tra 
ammcndue ,  dove  in  quella  notte  vide  Tecclissi  dellajuna, 
il  quale ,  ci  dice ,  indicò  la  diflerenza  da  Cadice  al  luogo 
dove  egli  era  di  cinque  ore  e  trenta  minuti  ;  e  per  cagione 
di  tal  fenomeno  credo  che  tanto  durasse  il  cattivo  tempo , 
che  anche  a'  20  del  mese,  e'fu  costretto  di  starsene  nel  me- 
desimo porto,  non  senza  molto  pensierc  intorno  alla  sorte 
degli  altri  navigli,  che  non  avevano  potuto  entrarvi:  ma  pia- 
cque a  Diodi  salvarli.  Add\  24  settembre  i  nostri  viaggiatori 
navigarono  fino  alla  parte  più  orientale  della  Spagnuola , 
e  quindi  passarono  ad  un  isoletta  che  giace  fra  la  Spagnuo- 
la e  San  Giovanni  (1),  e  dagl'Indiani  è  chiamata  Amona  • 

Da  questa  isoletta  in  poi,  l'ammiraglio  cessa  di  rac- 
contar giornalmente  la  navigazione ,  che  ei  fece  ;  ne  dice , 
come  egli  tornò  all'Isabella:  ma  solamente,  che  andato 

(i)  L'  isola  San  Giovanni,  oggi  thiamasi  Porto  Ricco,  Mar.hck.<,ui 


1.  61 


506  COLOMBO 

dall'  Amelia  a  San  Giovanni ,  ivi  per  le  grandi  fatiche  pa- 
tite, per  la  saa  debolezza  e  per  la  caristia  del  cibo,  fu  as- 
salito da  una  infermità  molto  grave,  la  quale  pri voUo  della 
vista  e  de'sensi,  e  della  memoria  in  un  subito.  Laonde,  tutte 
le  genti  de'  navigli  deliberarono  di  abbandonar  V  impresa 
a  cui  s' erano  accinte ,  di  scoprir  cioè  tutte  le  isole  de'  Ca- 
ribi (1) ,  e  navigarono  peir Isabella,  dove  infatti  giunsero 
in  cinque  di,  che  fu  a' 29  di  settembre.  Quivi  piacque  a 
Dio  di  render  la  sanità  all'ammiraglio,  quantunque  l'in- 
fermila gli  durasse  più  di  cinque  mesi  ;  la  cagione  di  cui 
attribuivano  a' travagli  patiti  in  quel  viaggio,  ed  alla  gran 
debolezza  che  egli  sentiva ,  perciocché  erano  passati  alcuna 
volta  otto  di ,  che  ei  non  avea  dormito  tre  ore ,  cosa  la 
quale  pare  iu:possibile,  se  egli  stesso  negli  scritti  suoi  non 
facesse  di  ciò  testimonianza . 

Come  r  Ammiraglio  so^^iogò  la  Spagnucla,  ed  ordinò 
che  ce  ne  poiesEe  trarre  uUlc  . 

JL  ornato  adunque  l' anmiiraglio  dallo  scoprimento  di 
Cuba  e  di  Giamaica ,  trovò  nella  Spagnuola  Bartolommeo 
Colon  suo  fratello ,  quello  che  era  andato  a  trattare  l' ac- 
cordo col  re  d' Inghilterra  sopra  lo  scoprimento  delle  In- 
die (2).  Questi  poi,  ritornandosene  verso  Castiglia  co' ca- 
pitoli dal  re  Enrico  conceduti,  aveva  inteso  in  Parigi  dal 
re  Carlo  di  Francia,  come  T  ammiraglio  suo  fratello  avesse 
già  scoperte  le  Indie  :  e  perche  lo  raggiugnesse,  questo  re 
lo  sovvenne  di  cento  scudi  per  poter  fare  il  viaggio.  Ed  av- 
vegnaché per  cotal  nuova  egli  si  fosse  molto  affrettato,  per 

(1)  Le  isole  delle  Piccole  AntiUe  (  Vedi  la  Carla  ddlc  Grandi  e  Piccole 
AiUiUc  ,  ec. ,  qui  uiiiia  )  .  Makmoccui 

(2)  Vedila  nostra  YUa  delColotnbo,  pag.  70  di  questo  volume.  Mìkhoccui 


L 


SECONDO  VIAGGIO  507 

raggi  Ugnerò  r  ammiraglio  in  Spagna,  nondimeno,  quando 
giunse  a  Siviglia,  egli  era  già  tornato  alle  Indie  con  dicias- 
sette navigli  :  ma  per  eseguire  quanto  ei  gli  avea  lasciato  la 
commissione,  di  subito,  al  principio  del  anno  1494  se  ne  andò 
ai  reCattolici,  menando  seco  donDiegoColon,  mio  fratello, 
e  me  ancora,  acciocché  servissemo  di  paggi  al  serenissimo 
principe  don  Giovanni,  il  quale  viva  in  gloria,  siccome  aveva 
comandato  la  Cattolica  regina  donna  Isabella ,  che  alloraera 
in  Yalladolid.  Tosto  adunque  che  noi  giugnemmo,  i  sovrani 
chiamarono  don  Bartolommeo  emandaronloallaSpagnuola 
con  tre  navi,  dove  servi  per  molti  anni,  come  appare  da  una 
memoria,  che  fra  le  sue  scritture  io  trovai,  ove  ei  dice  que- 
ste parole  :  —  »  Io  servii  da  capitano ,  dal  dì  14  aprile  del 
94  (ino  al  di  22  marzo  del  96 ,  giorno  in  cui  V  aoDomiraglio 
partì  per  Gastiglia;  ed  allora  io  cominciai  a  servire  da  go-  | 
vematore  Ano  a'  28  di  agosto  deir  anno  del  98,  che  V  am- 
miraglio venne  dalla  scoperta  di  Pària  ;  nel  qual  tempo  io  « 
tomai  a  servir  da  capitano  Ano  agli  11  di  dicembre  dei- 
Panno  1500,  che  io  tomai  in  Gastiglia  »  —  Ma  tornando 
noi  ali*  ammiraglio,  il  quale  riedeva  da  Cuba,  diremo,  che 
trovato  il  fratel  Bartolommeo  nella  Spagnuola,  lo  fece  pre- 
fetto o  governatore  (1)  delle  Indie:  ancorchò  poi  nascesse  i 
sopra  questo  contesa  ,  perciocché  i  regi  Cattolici  diceano, 
non  esser  conceduto  air  ammiraglio  il  potere  dar  tale  uf- 
fizio. Ma  per  tor  via  cotai  differenze,  le  Altezze  Loro  glie- 
lo concedettero  di  nuovo ,  e  così  dMndi  in  poi  fu  chiamato 
prefetto  delle  Indie.  Coir  aiuto  del  consiglio  del  fratello, 
r ammiraglio  allora  riposò  alquanto,  e  visse  in  molta 
quiete  ;  ancorchò  d*  altronde  fosse  assai  travagliato,  sì  per 
cagione  della  sua  infermiUi,  e  sì  eziandio  perciocché  trovò 

(t)  Àdelantado.  Mahhoccri 


508  COLOMBO 

quasi  tutti  gì*  Indiani  della  terra  sollevati  per  colpa  di  mes- 
ser  Pietro ,  di  cui  di  sopra  facemmo  menzione.  Costui,  in- 
vece di  stimare  e  rispettare  gli  ordini  di  colui ,  che  nel- 
la sua  partita  per  Cuba  Tavea  lasciato  capitano  di  tre- 
cento sessanta  uomini  a  piedi  e  quattordici  a  cavallo  ,  ac- 
ciocché scorresse  con  quelli  per  l'isola  riducendola  al  ser- 
vizio de'  regi  Cattolici  ed  air  obbedienza  de*  Cristiani ,  e 
specialmente  la  jNrovincia  di  Cibao ,  dalla  quale  si  aspet- 
tava il  principale  utile,  eseguì  il  tutto  cosi  in  contrario,  che 
ccHne  prima  Pammiraglio  partirei  se  ne  andò  con  tutta  quel- 
la gente  alla  Vega  Real,  dieci  leghe  discosto  dalla  Isabella, 
senza  volere  scorrere  e  pacificar  l' isola  :  anzi  fu  cagione  , 
che  nascessero  delle  discordie  e  parzialità  neir  Isabella , 
procurando  e  tentando ,  che  quegli  del  consiglio  istitui- 
to dall'  anmiiraglio  obbedissero  a'  suoi  comandamenti , 
con  mandar  loro  lettere  molto  disoneste  ;  fin  che,  avveden- 
dosi egli  di  non  poter  riuscire  in  cotal  suo  disegno  di  farsi 
a  tutti  superiore,  per  non  aspettar  l'ammiraglio  a  cui 
dovea  render  conto  del  suo  operato ,  s' imbarco  ne'  primi 
navigli  che  vennero  di  Castiglia  e  se  ne  tornò  con  quelli, 
senza  rendere  altro  conto  di  sé  uè  lasciar  ordine  alcuno 
sopra  la  gente,  la  qual  gli  era  stata  raccomandata  •  Dal  che 
ne  successe ,  che  ciascuno  andò  fra  gì'  Indiani ,  dove  più  gli 
piacque ,  togliendo  loro  la  roba  e  le  donne,  e  facendo  ad  es- 
si tanti  dispiaceri,  che  si  deliberarono  di  fame  vendet- 
ta in  quelli  che  trovarono  soli  e  sbandati  :  di  modo  che 
il  caciquo  della  Maddalena ,  chiamato  Guatigana ,  ne  uc- 
cise dieci ,  e  secretamente  mandò  a  metter  fuoco  ad  una 
casa ,  dove  erano  quaranta  ammalati .  Ma  tornato  poi 
r  ammiraglio ,  fu  costui  castigato  severamente  ;  percioc- 
ché, quantunque  egli  non  si  fosse  potuto  aver  nelle  mani, 
furon  però  presi  alcuni  de' suoi  vassalli  e  mandati  in  Ga- 


SECONDO   VIAGGIO  509 

Stiglia  con  quattro  navigli,  che  Antonio  di  Torres  condusse, 
a*  24  di  febbraio  dell'  anno  1495.  E  medesimamente  furon 
castigati  altri  sei  o  sette,  che  per  diversi  luoghi  dell'isola 
avevano  fatto  danno  ai  Cristiani .  E  certamente  che  li  caci- 
qui  ne  avevano  ammazzati  molti;  mane  avrebbero  ammaz- 
zati molti  più,  se  Tammiraglio  non  sopraggiungeva  a  tempo 
di  mettere  alcun  freno  a  questi  ed  a  quegli  :  il  quale  trovò 
in  effetto  l'isola  in  si  rio  stato,  che  la  maggior  parte 
de' Cristiani  commettevano  mille  eccessi:  per  la  qual  cosa 
erano  mortalmente  odiati  dagl'  Indiani,  i  quali  ricusavano 
di  venir  alla  loro  obbedienza .  Ed  ancor  che  i  re  o  caciqui 
concorressero  tutti  in  deliberazione  di  non  volere  ubbidire 
ai  Cristiani ,  era  nondimeno  assai  facile ,  che  a  ciò  consen- 
tissero ,  per  esser  come  già  s' è  detto ,  quattro  i  principali, 
sotto  il  cui  volere  e  dominio  gli  altri  vivevano.  I  nomi  di 
questi  erano  :  Caunabo ,  Acanagari,  Beechio,  e  Guario- 
ne\:  e  ciascuno  di  questi  aveva  sotto  di  s6  settanta  o  ot- 
tanta  altri  signorotti  ;  non  già  che  loro  pagassero  tributo , 
né  dassero altro  utile;  ma  erano  obbligati,  qualora  da  essi 
fossero  chiamati ,  ad  aiutarli  nelle  loro  guerre ,  ed  a  semi- 
nare i  loro  campi;  comecx^hè  l'un  di  loro,  chiamato  Gua* 
canagari,  signor  di  quella  parte  dell'isola  dove  era  stata 
fondata  la  città  della  Natività,  perseverasse  nelF amici- 
zia de' Cristiani .  Onde  subito  ,  intesa  la  venuta  dell'am- 
miraglio, venne  a  visitarlo,  dicendo  ,  eh'  ei  non  era  inter- 
venuto nel  consiglio  ed  in  aiuto  degli  altri;  e  che  di  ciò 
avrebbe  fatta  fede  la  molta  cortesia,  che  nel  suo  paese 
avevano  ricevuto  i  Cristiani,  essendovi  stati  sempre  cen- 
to uomini  molto  ben  forniti  e  provveduti  di  tutto  quel- 
lo in  che  a  lui  era  stato  possibile  di  compiacer  loro  •  Per 
la  qual  cosa  gli  altri  re  gli  erano  stati  contrari,  e  che  spe- 
cialmente Beechio  gli  avea  ammazzata  una  sua  donna , 


510  COLOMBO 

e  Caunabo  glie  ne  avea  tolta  un'  altra  :  onde  supplicava , 
che  ei  glie  la  facesse  restituire,  e  gli  dasse  aiuto  per  vendi* 
car  così  fatte  ingiurie.  Il  che  T ammiraglio  deliberò  di  fa« 
re,  intendendo  esser  vero  quello  che  egli  diceva,  piangen- 
do qualunque  volta  ricordavasi  di  quelli  che  erano  stati 
amazzati  nella  Natività,  come  se  gli  fossero  stati  figliuoli: 
e  tanto  più  a  ciò  dispose,  considerando,  che  per  la  discordia 
loro  assai  più  agevolmente  si  poteva  soggiogar  quel  paese^ 
e  castigar  la  ribellione  degli  altri  Indiani  e  la  morte  dei  Cri* 
stiani.  Pertanto ,  a*  24  di  marzo  dell'anno  1495,  egli  partì 
dalla  Isabella  preparato  in  tutto  punto  per  far  la  guerra;  ed 
in  suo  aiuto  e  compagnia  andava  il  sopradetto  Guacanagari, 
molto  desideroso  d'opprimerei  suoi  nemici,  comecché  pa- 
resse impresa  molto  difficile,  avendoessi  posti  insieme  più  di 
cento  mila  Indiani,  e  l'ammiraglio  non  menando  seco  più  di 
dugento  Cristiani,  venti  cavalli  ed  altrettanti  cani  corsi. 
Ma  conoscendo  egli  la  natura  e  qualità  degl'Indiani,  due 
giornate  lungi  dall'Isabella  divise  l'esercito  col  prefet- 
to suo  fratello,  per  assaltar  da  diverse  parti  quella  moltitu- 
dine sparsa  per  le  campagne  ;  dandosi  a  credere ,  che  la 
paura  di  sentir  le  strida  da  vari  lati  dovesse  più  di  ogni 
altra  cosa  metterla  in  fuga,  siccome  lo  dimostrò  chiaro  l'ef- 
fetto. Perciocché,  avendo  gli  squadroni  de' fanti  da  due 
bande  investita  la  moltitudine  degl'  Indiani ,  che  già  aveva 
cominciato  a  vacillare  pclla  scarica  delle  balestre  e  degli 
archibugi,  fu  quindi  assalita  impetuosamente  dai  cavalli  e 
dai  cani  corsi,  acciocché  le  masse  degli  Indiani  non  tor- 
nassero a  ridursi  insieme:  laonde,  que' pusillanimi  si  po- 
sero in  fuga ,  chi  qua  echi  la;  ed  i  nostri ,  seguendoli ,  oe 
fecero  tanta  strage,  che  in  breve  col  favor  di  Dio  ne  ripor- 
tarono la  vittoria,  essendo  molti  di  loro  morti ,  ed  altri  presi 
e  distrutti;  e  preso  vivo  Caunabo,  principalcaciquo  di  tutti 


SECONDO   VIAGGIO  511 

loro,  insieme  co' suoi  figliuoli  e  con  le  sue  donne.  Questo 
Caunabo  confessò  poscia'di  aver  uccisi  venti  di  quei  Cristia- 
ni che  nel  primo  viaggio  eran  rimasti  coIPArana  nella 
Natività,  quando  le  Indie  furon  discoperte;  e  che  poi,  sotto 
colore  di  amicizia,  era  andato  in  fretta  a  veder  la  città  della 
Isabella,  comecché  i  nostri  sapessero  con  che  animo  ei  c'an- 
dasse ,  cioè  per  considerare  come  meglio  potesse  combat- 
terla, e  far  quello  stesso  che  egli  aveva  fatto  alla  Natività. 
Di  tutte  lo  quai  cose,  già  riferitegli  da  altri,  l'ammiraglio 
avea  piena  informazione  :  e  però,  per  castigarlo  di  quel  de- 
litto e  di  questa  seconda  ribellione  e  raunamento  di  genti, 
egli  era  uscito  contra  di  lui;  e  fattolo  prigione  con  un  suo 
fratello,  condusseli  tutti  in  Spagna  in  catene:  perciocché  ei 
non  volle  giustiziare  un  sì  gran  personaggio,  senza  che  i 
regi  Cattolici  lo  sapessero,  poiché  d' altronde  bastava  aver 
castigati  molti  de'  più  colpevoli  •  Con  la  prigionia  di  costui, 
e  con  la  vittoria  ottenuta,  successero  le  cose  de' Cristiani 
cosi  prosperamente,  che,  non  essendo  questi  allora  più  di 
seicento  trenta,  e  la  maggior  parte  ammalati  e  molti  di  lor 
donne  e  fanciulli,  nulladimeno,  nello  spazio  di  un  anno  do- 
poché l'ammiraglio  percorse  l'isola,  senza  essere  astretto  a 
sfoderar  più  la  spada ,  la  ridusse  tanto  obbediente  e  quieta, 
che  fu  da  tutti  promesso  di  pagar  tributo  a  regi  Cattolici 
ogni  tre  mesi:  cioè,  da  quelli  che  abitavano  in  Cibao,  ove 
erano  le  miniere  dell'oro,  pagare  ogni  persona  mag- 
gior di  quattordici  anni  un  sonaglio  grosso  pieno  d' oro  in 
polvere,  e  tutta  l' altra  gente  venticinque  libbre  di  bamba- 
gia per  ciascheduno  ;  e  per  saper  chi  dovesse  pagar  questo 
tributo,  fu  ordinato,  che  si  facesse  certa  moneta  di  rame 
o  d' ottone,  la  quale  siVilasciasse  alla  consegna  di  ogni  paga 
a  ciascuno,  il  qual  dovesse  portarla  al  collo,  acciocché  qua- 
lunque senza  quella  fosse  trovato,  si  sapesse  costui  non  aver 


512  COLOMBO 

pagato,  e  si  eseguisse  in  lui  alcuna  pena.  E  non  è  dubbio, 
che  cotale  ordinazione  avrebbe  avuto  effetto,  se  non  suc« 
cedevano  quei  muovimenti  poi  frai  Cristiani ,  che  più  oltre 
racconteremo;  perciocché ,  dopo  la  prigionia  di  Gaunabo, 
restò  la  regione  tanto  paciGca,  che  da  quel  tempo  in  poi  un 
sol  Cristiano  andava  sicuramente  ovunque  voleva,  e  gì' In- 
diani stessi  lo  conducevano  dove  a  lui  più  piaceva,  come  si 
usa  nelle  poste,  su  gli  omeri  :  il  che  l'ammiraglio  non  rico- 
nosceva da  altri  fuorché  da  Dio,  e  dalla  buona  fortuna  dei 
regi  Cattolici;  considerando,  che  altrimenti ,  sarebbe  stato 
impossibile,  che  dugento  uomini  mezzi  ammalati  e  male 
armati  fossero  stati  bastanti  a  superar  tanta  moltitudine , 
senza  l' aiuto  della  Maestà  Divina:  la  quale  dopo  volle  dar 
loro  così  gran  penuria  di  vettovaglie ,  e  cosi  varie  e  gravi 
infermità,  che  li  ridusse  un  terzo  di  quel  che  prima  erano, 
acciocché  più  chiaro  apparisse,  che  dalla  sua  alta  mano  e 
volontà  procedono  solo  le  vittorie  e  soggiogazioni  de*  po- 
poli, e  non  già  dalle  nostre  forze  od  ingegno,  o  dalia  pusil- 
lanimità degli  avversari  ;  conciossiachè  quando  anche  i  no- 
stri fossero  stati  sani  ed  in  maggior  numero,  certa  cosa  è, 
che  la  loro  moltitudine  averebbe  potuto  supplire  a  ciascun 
vantaggio  de'  nostri . 


Di  alcune  coìe  veiuic  nei!'  iòcla ,  e  dei  ooólumi . 
delle  conraoniG  e  doUi  religione  doM"  Indiaru . 


Lj' ammiraglio,  adunque,  ritrovava  la  gente  di  quell'isola 
più  domestica:  e  praticando  essa  più  sicuramente  co' nos- 
tri, avemmo  cognizione  di  molte  cose  e  segreti  della  regio- 


SECONDO   VIAGGIO  513 

ne,  e  specialmente  che  v'erano  miniere  di  rame  e  di  azzur- 
ro, che  V* era  ambra^  incenso  e  molte  gonmie  fine  ,  che  vi 
crescevano  legni  verzino,  ebano,  cedro  e  spezierie  di 
diverse  sorte,  benché  selvatiche,  le  quali  essendo  coltivate 
si  potevano  ridurre  a  perfezione,  come  la  cannella  fine  di 
colore  ancorché  amara  di  sapore,  il  zenzero ,  il  pepe  lun- 
go^ molte  specie  di  gelsi  per  far  la  seta^  i  quali  tutto  Tan- 
na vestono  la  foglia,  e  molti  altri  alberi  ed  erbe  di  utilità, 
di  cui  nelle  nostre  parti  non  si  ha  cognizione  veruna  •  In- 
tesero parimente  i  nostri  molte  altre  cose  intorno  a'  lor  co- 
stwni,  le  quali  a  me  parvero  degne  d' esser  raccontate  in 
questa  nostra  istoria.  Cominciando  adunque  dalle  divine  , 
noterò  qui  le  parole  istesse  dell'ammiraglio,  il  quale  così 
lasciò  scrìtto:  —  »  Idolatria  ^  né  altra  setta,  io  non  ha 
potuto  comprendere  in  loro ,  quantunque  tutti  i  loro  re^ 
che  son  molti,  si  nella  Spagnuola  ^  come  in  tutte  le  altre 
isole  e  nella  terra  ferma,  abbiano  una  casa  per  ciascun 
di  loro,  separata  dalla  popolazione ,  nella  quale  non  é  cosa 
veruna,  eccetto  alcune  imagini  di  legname  lavorate  in  ri- 
lievo, che  da  loro  son  chiamate  cimi  ;  né  in  quella  lor  casa 
si  lavora  per  altro  eCTetto  o  servizio,  che  per  questi  cimiAn 
I  tempo  di. certa  cerimonia  ed  orazione,  che  eglino  vanno  a 
fare  in  essa,  come  noi  nelle  chiese.  In  questa  casa  é  una  ta- 
i  vola  ben  lavorata  di  forma  rotonda,  sulla  quale  sono  alcune 
I  polveri,  che  da  lor  son  poste  sopra  la  testa  de'suddetti  cimi^ 
con  molta  cerimonia:  poi  con  una  canna  divisa  in  due  rami, 
che  si  mettono  ai  buchi  del  naso,  annusano  questa  polvere^ 
ma  le  parole  che  dicono  non  le  intende  nessuno  de'nostri  : 
con  la  detta  polvere  vanno  fuori  di  sentimento  o  divenlan 
come  ubriachi.  Pongono  essi  un  nome  alle  statue,  e  ere- 
do che  sia  quel  del  padre,  dell'  avolo ,  o  di  ambedue ,  per- 
ciocché n'hanno  più  d'una,  ed  altri  più  di  dieci,  in  memo- 

I.  65 


514  COLOMBO 

ria,  come  ho  già  detto  ,  de'  loro  antecessori  •  Io  ho  ben 
sentito  lodarne  più  una,  che  un'  altra  ^  e  gli  ho  veduti  aver 
più  divozione,  e  far  più  riverenza  ad  una ,  che  ad  un'al* 
tra,  come  noi  facciamo  nelle  processioni,  quando  fa  mo- 
stiero  j  e  i  caciqui  ed  i  popoli,  si  vantano  gii  uni  cogli  altri 
di  aver  migliori  cimi .  --  Quando  vanno  a  questi  lor  et mt , 
ed  entrano  nella  casa  dove  sono,  si  guardano  dai  Cristiani  e 
non  li  lasciano  entrare  in  essa  i  anzi ,  se  han  sospetto  della 
lor  venuta,  tolgono  via  i  cimi  e  gli  ascondono  nei  boschi , 
per  paura  che  non  vengano  lor  tolti,  e  (ciò  che  è  più  da 
ridere)  han  fra  loro  in  costume  di  rubarsi  i  cimi  Tuno  al- 
l'altro.  Ed  avvenne,  che  dimostrando  essi  una  volta  so- 
spetto dei  Cristiani ,  questi  entrarono  improvvisamente  in 
detta  casa  quando  il  cimi  gridava  forte ,  e  parlava  nella 
lingua  loro:  dal  che  si  scoperse,  ch'egli  era  fabbricalo  ar* 
tificiosamente  ^  perciocché  ,  essendo  vuoto ,  avevano  nella 
parte  inferiore  accomodata  una  tromba  o  ciaraboitana  ,  la 
quale  riusciva  in  un  lato  oscuro  della  casa,  coperto  di  fo- 
glie e  di  fronde,  ove  era  una  persona ,  che  parlava  quello 
che  il  caciquo  volea  ch'ei  dicesse,  per  quanto  si  può  farlo 
con  una  ciarabottana .  Laonde,  avvedutisi  i  nostri  di  quel 
che  poteva  essere ,  diedero  un  calcio  al  rimi',  e  trovarcmo 
ch'era  quello  che  ho  narrato.  La  qual  cosa  il  caciquo  ve- 
dendo discoperta  da' nostri,  con  grande  istanza  pregolli 
di  non  ridirla  agli  Indiani  suoi  sudditi,  ne  ad  altri ^  per- 
ciocché con  quella  astuzia  egli  teneva  tutti  in  obbedien- 
za. Questo  solo  noi  possiamo  dire  che  abbia  alcun  colore 
d'idolatria,  almeno  in  quelli ,  che  non  sanno  il  secreto  e 
l'inganno  de' lor  caciqui;  poiché  credono,  che  colui  che 
parla  sia  veramente  il  cimi:  e  tutti  in  generale  sono  gì' in- 
gannati*, e  solo  il  caciquo  è  quello  che  è  consapevole  e  fo- 
mentatore della  lor  falsa  creduHtà,  col  mezzo  della  quale 


L 


I 


1 


SECONDO   VIAGGIO  515 

tragge  da*  suoi  popoli  tutti  quei  tributi  che  pare  a  lui.  Pa* 
rimente  la  maggior  parte  de'  caciqui  posseggono  tre  pietre, 
nelle  quali  essi  ed  i  loro  popoli  hanno  gran  devozione: 
runa,  dicono  che  giova  alle  biade  ed  ai  legumi  seminati; 
l'altra,  al  partorir  delle  donne  senza  doghete  la  terza, 
giova  per  P acqua  o per  il  sole ,  quando  ne  hanno  bisogno. 
lo  mandai  alle  Loro  Altezze  tre  di  queste  pietre  per  Anto- 
nio di  Torres,  ed  altre  tre  ne  ho  da  portar  meco.  Medesi- 
mamente, quando  questi  Indiani  muoiono,  fan  loro  le 
esequie  in  diverse  guise:  ed  il  modo  nel  quale  seppellisco- 
no i  morti  è  questo:  aprono  i  corpi  dei  caciqui  e  li  secca- 
no al  fuoco  acciocché  ai  conservino  così  interi  )  degli  altri 
piglian  solamente  la  testa;  altri  seppelliscono  in  una  grotta 
e  mettono,  sopra  la  loro  testa  una  zucca  di  acqua  e  del  pa- 
ne; altri  brucianli  nella  casa  ove  muoiono,  e  quando 
veggonli  in  agonia  loro  non  lasciano  finir  la  vita ,  nota  gli 
strangolano:  e  ciò  specialmente  si  Ca  ai  caciqui;  altri  li 
cacciano  fuori  di  casa,  ed  altri  pongono  in  un'  amaca,  che 
è  il  loro  letto  di  rete ,  e  metton  loro  acqua  e  pane  dalla 
banda  del  capo  e  gli  lascian  soli ,  non  tornando  (a  vederli 
più  mai;  alcuni  ancora,  che  son  gravemente  ammalati,  li 
menano  al  caciquo,  ed  egli  giudica  se  debbano  strangc^rsi 
o  no,  facendo  quello  ch'ei  comanda.  Io  mi  sono  aflaticato 
per  Comprendere  in  che  cosa  credono,  e  se  sanno  dove  vada- 
no le  loro  anime  dopo  morti  ;  specialmente  da  Gaunabo ,  il 
quale  era  il  prlncipal  re  della  Spagnuola ,  nomo  di  età  e  di 
gran  sapere  e  di  acutissimo  ingegno  :  ed  esao  e  gli  altri  ri*  j 
spondevano ,  che  vanno  in  una  certa  vaile  la  quale  ogni 
principal  caciquo  crede  che  giaccia  nel  suo  paese,  ed  affcr- 
mano  che  quivi  ritroveranno  i  lor  padri  e  tutti  i  loro  ante- 
cessori, 0  che  mangeranno,  e  si  daranno  a' piaceri  e  sollazzi. 
Del  resto,  tutto  questo  è  molto  osciiro,  perchè  sono  tante  le 


V 


516 


COLOMBO 

favole,  die  non  se  ne  pub  trarre  altro  fruito,  se  non  sapere 
che  ciascun  di  loro  ha  certo  naturai  rispetto  al  futuro  e 
tiene  per  vera  l' immortalità  delle  anime  t  -r- 


Come  r  Ammiraglio  »'  incamminò  verso  Ja.  Sp*aàr,% 

per  render  conto  ai  re§i  Cattolici 

dello  stato  nel  cjuale  aveva  lasciato  1'  isola . 


X  ornando  dunque  al  principale  argomento  delia  nostra 
istoria,  dico,  che  Tanuniraglio,  avendo  oggimai  ridotta 
r  isola  assai pacìGca ,  e  fabbricata  la  città  d'Isabella,  ancor 
che  piccola,  e  tre  fortezze  dentro  terra,  deliberò  di  UMrnar* 
sene  in  Spagna  a  render  conto  ai  sovrani  Caltolici  di  molte 
cose ,  le  quali  a  lui  parve  che  convenissero  al  loro  servi- 
zio: specialmente  per  cagion  di  molti  maligni  e  mordaci, 
i  quali,  mossi  da  invidia,  non  restavano  di  fare  mala  te- 
lazione  a  quei  monarchi  delle  cose  delle  Indie,  in  gran  pre- 
giudizio e  disonòre  dell'  ammiraglio  e  de' fratelli  suoi  •  Laon- 
de, con  dugento  venticinque  Cristiani  e  trenta  Indiani ,  il 
giovedì  10  di  marzo  dell'anno  1496,  s'imbarcò,  e  in  sul- 
l'albeggiare  salpò  dal  porto  dell'Isabella,  e  fece  spiegare  le 
vele  al  vento,  che  spirava  da  levante,  e  volteggiando,  sali 
la  costa  in  sii  con  due  caravelle,  chiamate  Santa  €roce  l'ù- 
na ,  e  la  Nigna  1'  altra,  che  erano  le  medesime  con  le  quali 
era  andato  a  scoprir  l'isola  di  Cuba.  Ed  il  martedì,  a' 22 
di  marzo,  perde  di  vista  il  capo  orientale  della  Spagnuola, 
navigando  alla  volta  di  levante  il  più  che  il  vento  gli  conce- 
deva. Ma  perciocché  per  la  maggior  parte  i  venti  soffiavano 
da  quel  lato,  addi  6  di  aprile,  vedendosi  in  bisogno  di  vetto- 


SECONDO  VIAGGIO  ^H 

vaglie  e  con  la  gente  molto  stanca  ed  aiOitta,  si  decise  di 
volgersi  verso  il  mezzodì^  per  approdare  alle  isole  dei  Ca- 
ribi ,  alle  quali  giunse  dopo  tré  dì ,  e  diede  fondo  in  Mari- 
galante  il  sabato  9  di  aprile.  Ed  il  di  seguente,  ancor  cbe 
Tosse  suo  costume  di  non  salpare  le  domeniche  se  era  in 
alcun  porto ,  diede  la  vela  al  vento  perciocché  la  gente 
mormorava  dicendo ,  che  per  andare  a  cercar  da  mang  lare 
non  doveansi  osservare  con  tanta  severità  le  feste  *,  e  cosi 
andò  a  sorgere  all'  isola  di  Guadalupa .  E  mandate  le  barche 
bene  armate  in  terra,  avanti  che  vi  arrivassero  usciron  dal 
bosco  molte  donne,  con  archi  e  saette,  in  atto  di  voler  di- 
fender la  terra:  per  la  qual  cosa,  ed  anche  perchè  il  mare 
frangeva  con  violenza  sul  lito ,  quegli  delle  barche,  senza 
arrivare  in  terra ,  vi  spedirono  nuotando  due  Indiani,  di 
quelli  che  conducevano  dalla  Spagnuola,  da'quali  le  donne 
volsero  particolarmente  informarsi  de'  Cristiani  :  ed  inten- 
so, che  non  volevano  altro  che  vettovaglie,  in  baratto  delle 
cose  che  esse  portavano ,  dissero ,  che  se  ne  andassero 
dalla  parte  di  tramontana  co' navigli,  che  là  erano  i  loro 
mariti,  da' quali  sarebbono  stati  provveduti  di  quel  che  vo- 
levano •  E  i  navigli ,  camminando  assai  presso  alla  terra , 
i  Cristiani  videro  comparir  sul  lido  molta  gente  armata  di 
archi  e  di  freccie,  la  quale  scaricò  sopra  i  nostri  con  gran- 
dissimo ardire  e  strida,  benché  indarno,  perchènongli  ar- 
rivarono con  le  freccie  •  Ma  vedendo  che  le  barche  armate 
volevano  approdare,  gV  Indiani  si  ritirarono  in  una  im- 
boscata, e  quando  i  nostri  furon  giunti  a  terra  gli  assali- 
rono ,  per  impedirgli  che  non  dismontassero .  Ma  spa- 
ventati dalle  bombarde ,  che  dai  navigli  a  loro  tiravano , 
furono  astretti  di  ritirarsi  al  bosco ,  abbandonando  le  case 
nelle  quali  i  Cristiani  entrarono ,  jNredando  e  distruggendo 
quel  che  trovavano .  E  perciocché  erano  istrutti  del  modo 


518 


COLOMBO 


di  fare  il  pane  alla  usanza  degli  Indiani  ^  misero  le  mani 
nella  pasta  e  cominciarono  a  fame;  talché  presto  compiero- 
no la  provvisione  di  quello  che  lor  bisognava.  E  fra  le  altro 
cose,  che  nelle  case  trovavano,  furono  pappagalli  grandi , 
mele  e  cera ,  ferro ,  di  cui  avevano  alcuni  strumenti  ta- 
glienti e  telai ,  come  quelli  co'  quali  si  tessono  i  tappeti . 
E  le  case  erano  fatte  quadre  e  non  rotonde,  come  nelle 
altre  isole  si  usa  ;  in  una  delle  quali  fu  trovato  un  braccio 
di  uomo,  posto  arrosto  in  uno  schidone.  E  mentre  che  fa- 
eevasi  il  pane ,  V  ammiraglio  mandò  quaranta  nomini  per 
la  regione,  perchè  intendessero  alcuna  cosa  della  sua  dì* 
spo^zione  e  qualità:  i  quali,  il  dì  seguente,  tornarono 
con  preda  di  dieci  donne  e  cento  undici  putti ,  perciocché 
Paltra  gente  era  fuggita.  E  fra  quelle  donne  che  presero , 
era  una  moglie  di  un  caeiquo ,  che  appena  potè  raggia- 
gnerla  un  uomo  delle  Canarie ,  velocissimo  e  molto  ar* 
dito,  il  quale  l'ammiraglio  avea  menato  seco:  e  tuttavia  la 
gli  sarebbe  scappata,  se  non  che ,  come  il  vide  solo,  la  don- 
na sì  pensb  di  poter  prenderlo,  e  cosi  venuti  alle  bracccia,  il 
canario  non  poteva  resisterle,  sì  che  cadde  con  lei  In  terra, 
ove  la  loavrebbe  soffocato  se  i  Cristiani  non  lo  soccorrevano. 

Queste  donne  portano  le  gambe  fasciate  con  Iiambagia  fila- 
ta, dalla  polpa  fino  al  ginocchio  perchè  sembrino  grosse;  il 
quale  adornamento  chiamano  coiro^  e  l'hanno  per  gran  gen- 
tilezza: e  si  stringono  di  tal  sorta,  che  se  per  alcuna  cagio- 
ne si  sfasciano,  quella  parte  dì  gamba  rimane  molto  sottile. 
Questo  istesso  usano  in  Giamaica  gli  uomini  e  lo  donne,  e 
colasi  fasciano  ancora  le  braccia  fin  presso  alle  ascelle,  cioè 
nella  parte  più  sottile.  Sono  medesimamente  queste  donne 
oHra  modo  grasse,  e  ve  ne'era  alcuna  di  un  braccio  e  piiì  in 
grossezza  ;  ma  nel  resto  sono  molto  bene  proporzionate . 
La  educazione  dei  figli  è  ad  esse  affidata:  quando  essi  pos- 


SECONUO    VIAGGIO  519 

sono  bCare  iu  piedi  e  sanno  camminare,  danno  loro  un  arco 
in  mano  accioccliè  imparino  a  trar  saette .  Tutte  portano 
i  capegli  lunghi  e  sciolti  giù  per  le  spalle ,  ne  coprono 
cosa  alcuna  o  parte  del  corpo  loro  .  Quella  caciqua^  o  si- 
gnora,  cho  presero,  raccontava,  cbe  tutta  queir  isola  era 
popolata  di  donne,  e  cbe  quello  che  avevano  impedito  che 
le  barche  approdassero,  erano  donne,  eccetto  quattro  uo- 
mini d'un  altra  isola,  che  per  avventura  vi  si  erano  trovati: 
perciocché  in  certo  tempo  dell'anno,  soggiugnea,  gli  uomini 
sogliono  venire  a  prendersi  diletto  e  giacersi  con  esse  :  il 
cbefacevano  ancho  colle  donne  di  un'altra  isola,  che  chiamò 
Matriniino  (1),  delle  quali  riferì  tutto  quello  che  si  legge 
dello  Amazon!  ;  e  lo  ammiraglio  credeCtelo ,  per  quello  che 
di  queste  donne  egli  vide ,  e  per  V  animo  e  la  forza  che  esse 
mostrarono.  E  dicono  eziandio,  che  sembrano  dotate  di  più 
ragione,  che  quelle  dello  altre  Isole,  perciocché  negli  altri 
luoghi  dividono  il  tempo  solamenh3  in  giorno,  per  il  sole, 
e  in  notte ,  per  la  luna  *,  dove  queste  donne  distinguevano 
il  tempo  per  le  altre  stelle,  dicendo  :  quando  il  carro  (2)  si 
leva,  ola  tale  stella  tramonta,  allora  è  tempo  di  far  questo 
o  quello,  oc. 


(/•ino  J  Amniir^^io  pirli  •JiiriC'^l:   Ji  Guadil-jpi 

f^r  Caiiti^lii 

m  oiclìè  ebbero  fatto  tanto  pane  quanto  bastasse  loro  per 
venti  dì,  oltra tanto  che  n'avevano  ne' navigli,  l'ammira- 


ci) Nfl  giornale  ilei  primo  Viaggio  di  sopra  inserito,  quell'Isola  è  chia- 
mata Martinino.  Marmoccoi 
(3)  M  cosicllazionc  dell'  Orsa  Maggiori  .                              Maamoccmi 


520  COLOMBO 

glio  deliberò  di  seguire  il  sno  cammino  verso  GastigUa  :  ma 
vedendo ,  che  queir  isola  era  c(une  scala  e  porta  per  le 
altre  isole ,  volse  prima  lasciar  quelle  domie  contente  con 
atcuni  doni ,  in  soddisfazione  deP  danni  che  erano  loro 
stati  fatti  :  e  così  le  mandò  in  terra ,  eccetto  la  caciqua^  la 
quale  ^  contentò  di  venire  inCastigliacon  una  sua  figliuo- 
la, in  compagnia  degli  altri  Indiani  che  dalla  Spagnuola 
menavansi;  V  un  de*  quali  era  il  re  Gaunabo,  di  cui  s^è 
detto,  che  era  il  maggiore  e  più  reputato  di  quell'iscria:  il 
quale  non  era  mica  nativo  della  medesima ,  ma  di  una  di 
quelle  de'  Caribi ,  e  però  la  caciqua  si  contentò  di  andare 
inCastiglìa  con  l'ammiraglio  •  Questo,  poiché  ebbe  fornito 
d^acqua  di  pane  e  di  legna  i  suoi  navigli ,  il  mercoledì  20 
aprile  sciolse  le  vele  al  vento,  e  partì  da  queir  isola  di 
Guadalupa  i  e  con  venti  scarsi  e  molte  calme,  segui  il  suo 
cammino  venendo  per  ventidue  gradi ,  quando  più  e  quan- 
do meno ,  secondo  che  i  venti  ricercavano  j  e  perchè  allora 
non  si  aveva  T esperienza  che  <Nra  s*  ha,  di  mettersi  bene 
a  ti'amonlana ,  per  trovare»  i  venti  variabili ,  e  però  avendo 
fatto  poco  rammino,  e  la  gente  essendo  molta ,  comin- 
ciarono, a^20  di  maggio,  ad  esser  tutti  in  gran  tribolazione 
per  la  penuria  delle  vettovaglie;  la  quale  era  tanta,  che 
solamente  mangiavano  sei  once  di  pane  al  dì  per  ciascuno , 
e  pochi  sorsi  d' acqua,  senz'  altra  cosa.  E  quantunque  fos- 
sero otto  o  dieci  piloti  in  quelle  due  caravelle  ,  ninno  però 
di  loro  potea  dire  ove  fossero,  ancorché  Tammiraglio  sa- 
pesse certissimamente,  che  si  trovavano  alquanto  più  all'oc- 
cidente della  Isole  degli  Astori  (1)  :  di  che  rende  la  ragione 
nel  suo  giornale . 


(I;  Vale  a  dirr  le  Isole  Azore,  Marmocchi 


SECONDO   VIAGGIO  521 

E  seguendo  il  suo  cainniino,  il  mercoledì  8  di  giugno,  an- 
dando tutti  i  piloti  come  ciechi  e  perduti ,  giunsero  a  vista 
di  Odemira ,  che  è  tra  Lisbona  ed  il  capo  di  San  Vincenzo , 
essendo  cosi  molti  di ,  che  tutti  gli  altri  piloti  accostavano 
sempre  a  terra ,  eccetto  V  ammiraglio ,  che  la  notte  aranti 
scemò  il  numero  delle  vele  per  paura  del  pericolo  della  ter- 
ra, dicendo,  che  ciò  faceva  perchè  oggimai  erano  presso  al 
capo  di  San  Vincenzo.  Della  qualcosa  tutti  ridevano,  alcuni 
affermando  che  erano  nel  canal  di  Fiandra ,  ed  altri  soste- 
nendo che  eran  vicini  all'  Inghilterra;  e  quelli  che  meno  er- 
ravano, dicevano  di  trovarsi  in  Gallicia,  e  perciò  asseri- 
vano non  doversi  ammainare  le  vele^  essendo  meglio  perire 
in  terra ,  che  miseramente  morirsi  in  mare ,  dalla  fame  che 
essi  pativano.  La  quale  fu  tanto  grande,  che  molti  marinari, 
quasi  fosser  Caribi,  volean  mangiare  gl'Indiani  che  seco 
conducevano  )  ed  altri ,  per  risparmiar  quel  poco  che  lor 
restava,  erano  di  parere  che  si  dovessero  gittare  in  mare; 
lo  che  avrebbono  mandato  ad  efletto,  se  l' Ammiraglio  non 
si  fosse  mostrato  assai  severo  in  divietarlo ,  considerando 
che  erano  loro  prossimi  e  cristiani ,  e  che  però  non  si  do- 
veanodi  ragione  trattar  men  bene  che  gli  altri:  e  cosi  pia- 
cque a  Dio  di  premiarlo ,  con  dargli  la  mattina  seguente 
la  terra,  che  egli  a  tutti  avea  promesso;  perlochè  poi,  pres- 
so la  gente  di  mare,  egli  fu  tenuto  per  sapientissimo  e 
divino,  nelle  cose  della  navigazione. 


I. 


66 


■ 


/ 


I 


ifc! 


MEMORIA 


L  ktuatkQUo  DON  cnttotato  c«iomm).o»  lui  coHPti.jLT* 

MI  SOVRANI  CATTOLICI,  K  COHKMkTl  HELL*  CITI*'  v'Uk- 
CELLA  ,    IL  SO  GEKH410  1 194  ,  ID  tHTOICIO   Dt  TQ1|H  . 


Il  ogni  HnirA  trami  h  riipoiii 


'uello  cbe  voi,  AotoDÌo  di  TorreSf 
capitano  del  vascello  Jfarta  Ga- 
lante e  governatore  della  Isabel- 
'a ,  da  mia  parte  direte  al  re  ed  alla  regina  Dostri  signo- 
ri, è  quanto  appreaso . 

Prtmieramentef  dopo  cbe  avrete  consegnalo  alle  Loro 
Altezze  le  lettere  credenziali  delle  quali  siete  per  mia  parte 


(1)  Neil'  originale  e  nella  ccpla  del  manoMrìito  dal  quilf  ibblami)  etlrtiu 
tipratnMc,  h  rtapoMca  cÌM«im  piragfilk  wiio ta  lavgliM-        Navaiu» 


l 

I 

i 


524 


COLOMBO 


latore ,  bacerete  loro ,  in  mio  nome ,  i  piedi  e  le  mani ,  e 
mi  raccomanderete  ad  esse  come  a  re  e  regina  miei  yeri  si- 
gnori^  al  sevizio  de^qoali  desidero  di  terminare  i  miei  gior- 
ni ;  e  più  distesamente  potrete  dir  loro  tutto  ciò  che  avete 
veduto  e  saputo  relativamente  a  me. 

Le  Loro  Altezze  lo  gradiseotìo  e  io  riconoscono  per  un 
servigio . 

Item  .  Benché  dalle  lettere  da  me  scritte  alle  Loro  Al- 
tezze, come  pure  al  padre  Bnil  ed  al  tesoriere,  s!  possa  for- 
marsi un*  idea  ben  particolarizzata  ed  estesa  di  tutto  ciò 
che  qui  fino  dal  nostro  arrivo  abbiamo  fatto ,  pur  tuttavia 
voi  direte  da  parte  mia  alle  Altezze  Loro,  che  piacque  a  Dio 
concedermi  pel  loro  servizio  una  grazia  molto  rilevante^ 
quella  cioè,  che  fino  al  presente,  non  solo  non  si  è  trovato 
che  che  sia  che  abbia  potuto  diminuire  V  importanza  di  ciò 
che  ho  scritto,  detto  ed  aflTermato  precedentemente  alle  Loro 
Altezze,  ma  che ,  per  la  Dio  grazia,  spero  anzi  che  tutto 
in  poco  tempo  più  chiaramente  pei  fatti  dimostrerassi,  per- 
chè sulla  riva  stessa  del  mare ,  senza  penetrare  neir  in- 
terno del  paese ,  trovansi  tracce  evidenti  di  diverse  apezie- 
rie;  ed  è  chiaro  che  un  tal  principio  annunzia  naturalmen- 
te migliori  risultamenti  di  quelli  infino  ad  ora  ottenuti .  Lo 
stesso  è  delle  miniere  dell'  oro  ;  poiché  essendo  partiti  due 
uomini  soltanto  per  discoprirle,  tenendo  ciascuno  una  dire- 
zione diversa  e  non  fermandosi  che  alcuni  momenti ,  per 
aver  seco  loro  piccola  scorta ,  trovarono  però  molte  ri- 
viere onde  Tarena  è  mista  a  minuzzoli  di  questo  prezioso 
metallo  in  tanta  quantith,  che  tutti  colóro  che  colh  si  tro- 
va  vano  ne  raccolsero  delle  mostre  ;  e  i  nostri  due  inviati 
se  ne  tornarono  cosi  allegri ,  e  vanlaron  talmente  V  ab- 
bondanza  dell' oro,  che  temo  di  recar  tedio  alle  Altezze 


SECONDO  VIAGGIO  505 

Loro  ridire  tutto  ciò  che  hanno  barrato.  Ma  trasferen- 
dosi in  Spag[na  il  Gorbalan-,  che  fu  uno  di  (foelii  ch'anda- 
rono alla  discoperta,  egli  potrà  raccontare  quel  che  ha 
veduto  ed  osservato  ;  sebbene  qui  rimanga  un  altro  indivi* 
duo  nominato  Hojeda ,  domestico  de)  duca  di  Menaceli , 
giovine  assai  prudente  ed  attentissimo^  il  quale  fece  senza 
paragone  scoperte  più  rilevanti ,  secondo  la  relazione  che 
scrisse  intomo  alle  riviere  che  aveva  vedute,  aggiungendo^ 
che  in  cadauna  di  esse  sonvi  cose  da  non  potersi  credere  : 
risulta  da  tutto  ciò,  che  le:  Loro  Altezze  denno  ringraziare 
Iddio,  che  fu  così  favorevole  in  tutte  le  loro  intraprese . 

Le  Loro  Altezze  ringraziano  infinitamente  Dio  per  tutto 
qmsto^  e  considerano  qtuil  segnalatissimo  servigio  tutto  ciò. 
che  P  ammiraglio  ha  fatto  e  fa  presentemente ^  perclU  rico" 
nosconoy  che  ^  dopo  Dio ^  egli  è  quegli  che  ha  procurato  loro 
ciò  che  hanno  e  potranno  avere  in  queste  contrade  ;  e  sic- 
come elleno  più  lungamente  su  tal  rapportagli  scrivono^ 
riferisconsi  quindi  alla  loro  lettera . 

IitM.  Direte  alle  Loro  Altezze,  quello  che  loro  ho  già 
scritto,  che,  cioè,  io  desiava  ardentemente  di  potere  tnViare 
con  questo  convolo  maggior  quantità  d*  oro  su  quello  che 
abbiamo  la  speranza  di  poter  raccògliere;  ma  che  fa  maggior 
parte  delle  genti  a  ciò  impiegate  sono  improvvisamente  ca- 
dute  malate  :  d*  altronde  la  partenza  di  questo  cpnvoio  non 
poteva  essere  più  a  lungo  sospesa,  pel  gran  dispendio  che  ar- 
reca il  suo  soggiorno  hi  questo  paese,  e  per  essere  il  tempo 
favorevole  alla  partenza  ed  al  ritorno  di  coloro  che  denM 
apportarci  gli' oggetti  dei  quali  abbiamo- il  più  pressante  bi- 
sogno. Sédl^ssi  diilferissero  a  mettersi  in  via,  e  se  coloro  che 
devon  ritornare  tardassero  a  partire,  non  potrebbero  arriva- 
re in  questo  luogo  che  nel  mese  di  maggio.'  Oltre  df  che ,  sé  tò 


fi»  CatOMBO     . 

volessi  rccarM  in  qvealo  HMmentaf  aUe  rifiere  con  quelli 
ehè  sopporltt^qttaUinqueididagìo  tajftto  per  mare  che  per 
terra^  proverei  nelle  borgate  molte  difficollà  e  perigfi  eaian- 
dio.^  perdio  in  un  tragitto  di  ventitre  in  ventiquatlro  le- 
ghe^  net  qliale  denHo  pasaani  moiAi  e  vaficarst  riviere,  per 
fiar  cosi  lungo  cfdiniaa  e  per  soggiornarti  ii  tempo  neces- 
sario a  mettere  insieme  detl^Mro^  saremmo  costreltt  portar 
molto  nutrimento,  il  qnale  non  potremmo  caricare  sol  dor- 
soy  e  neppnr  troveremmo  bestie,  da  soma  onde  supplirvi.  I 
sentieri  eie  strade  non  sono  nello  statocbe  desidero  per  po- 
terle praticare,  poichò  è  poco  teìiqpo  cbelo  ho  incominciato 
ad  occuparmi  anche  di  ciò.  Andremmo  incontro  eziandio 
ad  un  gr^ÉQde  inconveniente  se  lasciassemo  qui  i  malati  al- 
l'aere  scoperto  o  nelle  capanne ,  colla  cibaria  e  munizioni 
che  sono  in  terra  *^  benché  questi  Indiani  sembrino  di  giorno 
in  giorno  più  amplici  e  senza  malizia  agli  occhi  di  quein 
che  vanno  alla  scoperta.  Insomma,  sebbene  vengano  ogni 
giorno  a  visitarci ,  non  è  per  altro  prudenza  di  rischiare  la 
perdita  delle  nostre  genti  e  dei  loro  viveri  -,  il  che  potrebbe 
succedere  assai  facilmente,  se  grindiani,  con  un  carbone 
acqe^ mettessero  il  fuoco  alle  capanne, poiché  tanto  la  notte 
che  il  di  girano  attorno^  laonde  noi  abbiamo  poste  nel  cam- 
po delle  sentinelle,  finché  le  abitazioni  saranno  aperte  e 
senza  difesa  • 

Si  è  contenuto  molto  a  dovere. 

Di  più,  avendo  xh>ì  osservato,  che  la  maggior  parte  di  co- 
loro che  sono  andati  a  fare  le  scoperte  sono  al  loro  ritorno 
caduti  anunalati ,  ed  alcuni  esiiandto  f oron  costretti  di  ab- 
bandonar l' intrapresa  aUa  metà  del  cammino  ed  a  retroce- 
dere, doveasi  ugualmente  temere,  che,  se  vi  andassero,  ac- 
cjidrebbe  aUrettamta,  a  coloro  i  quali  godono  di  una  buona 


SECONDO  VIIGGIO  iS7 

salate.  Enu»  da  paventar  due  mali  :  uno,  di  cader  ma- 
lati accignendoat  al  laverò  in  uo  laogo  ove  non  sono  nò 
case  né  qualsivoglia  riparo, e  d'essere  esposti  alle  scorrerie 
del  cadcodie  appellasi  Caonabo,  cui,  per  quanto  unani* 
mamente  et  vien  detto ,  è  uomo  cattiviasiaw  ed  all'estrenio 
audace,  il  quale,  se  ci  vedesse  abbattuti  ed  ammalati,  po«f 
Irdibe  intraprendere  ciò  cbe  non  osèria  fare  se  saremo  in 
buona  salute  :  l' altro  consisteva  iella  difficoltà  di  traspor** 
lar  Toro,  perchè,  o  dovremmo  trasportarlo  poco  aUa  voi* 
ta,  ed  andare  e  venire  ogni  Qomo  esponendoci  in  tal  guisa 
qootidianaraente  alia  sorte  delle  malattie ,  o  d'uopo  sareb- 
l>e  inviarlo  con  «na  parte  dèlie  nostre  genti ,:  correndo 
ugualmente  risdiio  di  perderlo . 

Egli  ha  fatto  bene . 

Cosicché ,  voi  direte  alle  Loro  Altezae  te  cause  per  le 
quali  la  partenza  delia  spediaione  non  é  stata  ritardata^  e 
donde  avviene  che  loro  non  invìi  altr'  oro,  cbe  quello  che 
serve  dimostra;  ma  spero  nella  misericordia  di  JMo,  che 
in  tutto  e  per  tutto  Ano  al  presente  ci  ha  guidati ,  che  tutte 
le  mie  genti  si  ristabiliranno  bentosto  in  salute ,  come  di 
già  incominciano  a  Care ,  per  esserci  in  questo  paese  certi 
luoghi  che  loro  si  confanno  j  ed  allorquando  ne  respira* 
no  r  aere  ben  presto  ritornano  in  buona  salute .  Egli  è 
indubitato,  che  se  potessero  avere  delle  carni  fresche, 
tutti,  coli' aiuto  di  Dio,  ritornerebbero  nello  stato  primie- 
ro, ed  i  malati  più  gravi  entrerebbero  subilo  in  conva- 
lescenEa;  nulladimeno  spero  che  ritorneranno  sani.  Quei 
pochi  che  atanno  bene,  sono  impiegafi  a  sbarrare  le  nostre 
abitazioni ,  a  metterle  in  stato  di  difesa,  ed  a  prendere  le 
necessarie  misure  per  la  sicurtà  delle  nostre  munizioni  ;  la 
qual  cosa  in  pochi  dì  sarà  condotta  a  termine,  poiché  lutti 


518  COLOMBO 

i  nostri  lavori  non  consiBleraboo  che  la  un  muro  di  pie- 
tra (1)  •  TaK  preoaaiioiii<«aranno  sufficienti,  gì'  Indiani 
non  essendo  gènte  da  recar  molto  timore;  e  se  non  ci  tro- 
irano  addormentati ,.-  non  oseranno  intraprendicre  che  clie 
sia  contro' di  noi ,  quand'anche  àvess^o  ordito  di  con* 
cepirne  V  idea.  L'Infortunio  die  avvenne  a  coloro  che  qui 
rimasero  nd  primo  viaggio ,  deve  principalmente  attri- 
buirsi alla*loro  poca  vigilanza-^  poiché  per  quanto  podii  si 
fossero,  e  qualunque  oocsÈsioneiavorevolé  che  si  fosse  pre- 
sentata agii  Indiani  per  far  quello  che  han  fatlof,  questi, 
se  avesser  Teduto  die  prendevano  delle  buone  precauzio- 
ni, non  avrebber  giammai  intrapreso  di  cagionar  loro  il 
menomo  pregiudizio.  Non  prima  dò  sarà  fatto,  che  intra- 
prenderò di  andare  in  traccia  di  queste  riviere ,  sia  viag- 
giando per  terra  e  impiegando  i  migliori  mezzi  che  potremo 
immaginare,  sia  andandovi  per  imare  facendo  il  giro  del- 
F  isola  fino  al  -luogo  ove  dicesi  che  non  vi  sonò  più  di  sette 
leghe  per  gtugnere  aHe  riviere  delle  quali  lio  parlato;  di 
maniera  tale  che  si  possa  con  dcurtà  ammassar  1*  oro ,  e 
porlo  al  coperto  da  ogni  tentativo  in  qualche  torre  o  for- 
tezza, che' quanto  prima  a  tale  effetto  farò  costruire;  e  sia 
raccolto  quando  le  due  caravelle  sarah  qui  dintorno,  e  al 
primo  tempo  favorevole  per  la  navigazione  possa  con  si- 
curezza inviarlo . 

5/à  bency  cosi  dovea  fare. 

Direte  alle  Loro  Altezze,  come  ciò  fu  detto  altra  volta, 
che  la  causa  delle  malattie,  cosi  generale  per  tutti,  proviene 
dal  cambiamento  dell*  aere  e  delle  acque,  poiché  osservia- 


(1)  Il  Icsio  clice#  alharrada,  termine  arabo  che  slgniflca  un  ricinto  o  mu- 
raglia  fatia  di  pietra  secca,  senza  oalcim ,  o  Im  argine  di  terra .      RoQucm 


SECONDO  VIAGGIO  •'»9 

mo  d*  esserne  tatti  affetti;  ma  pochi  corrono  pericolo  della 
vita  :  conseguentemente  ,  la  conservazione  della  salute  di- 
penderà, dopo  Dio,  dati*  esser  queste  genti  provviste  dei 
medesimi  alimenti  che  usavano  in  Spagna  ;  senza  una  tal 
precauzione,  né  coloro  che  presentemente  qu\  sono,  né 
quelli  che  verranno,  non  si  troveranno  in  istato  di  servire 
le  Loro  Altezze  meno  che  godendo  perfetta  salute.  Le  prov- 
visioni denno  rinnovellarsi  flnehè  non  averemo  fatto  in 
questo  luogo  abbondante  raccolta  di  ciò  che  abbiamo  se« 
minato  o  posto:  voglio  dire  del  grano,  dell' orzo,  della  vi- 
gna, delle  quali  cose  per  quest'anno  non  ci  siamo  presi  gran 
cura,  per  non  aver  potuto  sceglier  per  tempo  un  sito  conve- 
nevole ;  e  quando  fu  trovato,  quei  pochi  agricoltori  ch'era- 
no con  noi  cadder  malati,  e  quand'  anche  sani  fos^ro  stati, 
mancava  il  bestiame,  perchè  quel  poco  che  avevamo  era  sì 
macilento  e  debole,  che  poco  o  nulla  poteva  lavorare:  nul- 
ladimeno  si  sono  fatte  alcune  semente,  quasi  più  per  esperi- 
mentare la  terra,  la  quale  sembra  aomiirabile,  che  per  ogni 
altra  mira,  ed  il  resultamento  de'nostri  sforzi  ci  fa  sperare 
un  sussidio  nei  nostri  bisogni.  Siamo  ben  certi,  come  il  fatto 
lo  prova,  che  il  grano  e  le  viti  vegeteranno  eccellentemente 
in  questa  regione  :  bisogna  però  attenderne  il  frutto ,  e  se 
questo  corrisponde  alla  prontezza  colla  quale  crescono  il  gra- 
no,  ed  i  magliuoli  che  in  picciol  numero  sono  stati  pian* 
tati,  ella  è  cosa  indubitata,  che  i  prodotti  di  questo  luogo 
non  lasceranno  che  desiderare,  a  paragone  di  quelli  di  An- 
dalusia e  di  Sicilia .  Lo  stesso  è  delle  canne  di  zucchero , 
delle  quali  avendone  noi  piantate  alquante ,  elleno  hanno 
eccellentemente  corrisposto  alle  nostre  speranze.  La  bel- 
lezza del  suolo  di  queste  isole,  le  montagne,  le  valli,  le 
acque ,  le  campagne  irrigate  da  considerevoli  riviere ,  tutto 
infine  è  tanto  meraviglioso ,  che  non  v'  è  paese  irradiato 


I.  67 


530  COLOMBO 

idi  Aold,  òhe  possa  kisìeiiie  offlrire  uà  fìh  beHo  alspetto  ed 
un  più  Cartite  tenreno . 

Eissendo  ìa  terra  di  tale  indole ,  devesi  per  qtianto  è  pos- 
sibile cercare  di  sementarla  j  ed  abbiamo  invitato  don  Gio- 
vanni di  Fortseca  perchè  spedisca  alV  istante  quanto  per 
questo  sarà  necessario . 

Itm.  Direte  j  che  otta  ^n  parte  del  Fine  qui  cella  flotta 
trasportai)»  easendoM  versatale  eib)  conie  quasi  tutti  as- 
seriscotio,  per  fa  ràttÌTa  eo^hmzkttie  dette  belli  faUea  Sivi- 
glia, per  cui  al  presente  difettiamo  di  questo  fieore,  che  è 
la  cosa  da  nei  maggiarmente  desiderata^  e  sebbene  per  molto 
tempo  non  leiiliascberà  biscotto  e  grano,  tuttaviaè  neces^ 
sano  che^ce  ne  aia  inviato  qni  una  considerevole  quantità , 
poiché  essendo,  assai  hmga^Ja  via,  non  ne  possiamo  lutti 
i  dì  far  provvista  :  Io>  sfiBsseèrtapettoal  lardo  edaUa  carne 
salata  ^  che  deV'eeser  aM^ore  di  quella  che  «bbiasM  twi- 
snmata  per  via:  sono  «eziandio  necessari  dei  montoni,  dette 
peccR^,  dei  vitelli'di  latte  e  dette  giovenche.  Laonde  «arehèe 
bene,  che  in  tutte  le  caravelle  che  verranno  qui  sempre  fas- 
ser  messi  di  questi  animali  insieme  con  alcuni  somari  ed  asi* 
ne,  ed  alcuni  jgiumenti  da  lavoro,  poiché  questo  luogo  manca 
adatto  di  taK  bestiami,  che  Tuimioadopra  per  aiutarsi  nette 
sue  faticbe .  Nel  sospetto,  che  le  Loro  AIte«£e  non  sieno  in 
Siviglia,  e  che  gli  uifiziall  o  i  ministri  di  esse  non  inroceda- 
no,  senza  un  ordine  espresso  delie  medesime,  alla  consegna 
di  ciò  che  é  necessario  per  questo  prossimo  viaggio:  e  nel 
limore,che  nel!' intervallo  che  passerà  fra  larelaaioneehe 
farassi  e  la  risposta ,  non  si  perda  il  tempo  faviMrevole  per 
la  partenza  dei  bastimenti  che  debbono  qui  ricondursi  in 
I  tatto  il  mese  di  maggio;  direto  alle  Loro  Altezze,  che  io  vi 
I       ho  incaricato  ed  imposto,  di  depositar  Poro  di  cui  siete 


SECONDO  VIAGGIO  531 

latore  nelle  siani  di  qualche  mercatante  dr  Siviglia,  affino 
di  trovare  le  somine  necessarie  per  coirprare  il  carico  pel* 
le  due  caravelle,  in  vino,  grano  ed  altri  oggetti  indicati 
netta  memoria  :  e  qnel  mercatante  porterà  o  invìerà  il  detto 
oro  alle  Loro  Attezze,  onde  lo  veggano.  Io  prezzino  e  paghi-* 
no  le  spese  della  spedizione  ed  il  costo  del  carico  delle  due 
precitate  caravelle.  Per  sollievo  degli  uomini  che  qui  séno 
rimasi  e  per  incoraggiarli,  deyesl  fare  ogni  sforza  afiiachò 
la  spedizione  gi^inga  nel  corso  del  naese  di  BMggio  ^  poichb 
possano  eonfortarsi  avanti  la  stale  é(m  viveri  fresekl  e  col* 
le  altre  cose  necessarie,  speointinenle i  malati j  delle  quali 
cose  manéhiamo,  ed  in  parlicolar  modo  di 'uve  secche ,  di 
zucchero,  di  mandorle,  di  miele  o  di  riso,  di  cui  blso» 
gnava  òhe  ne  fosse  stalo  inviato  una  gran  quantità,  mentre 
a!  contrario  ce  ne  è  pervenuto  assai  poco,  e  questo  è  ornai 
consumato  e  messo  in  opra,  ^«monello' stesso  caso  rispeflo 
alla  maggior  parte  dei  medicamenti  portati  di  Spagna  ;  ìó 
che  non  pud  recar  meraviglia  se  si  considera  la  gran  ituaft- 
tità  di  malati  che  abbiamo  avuti.  DI  tutti  qaesti  oggetti  ^ 
utili  e  necessari  tanto  pei  malati  che  per  coloro  che  sono  in 
buona  salute,  v<À  portate,  come  hogtt  detto,  la  noteflrma« 
te  di  mio  pugno:  eseguite  dunqM  esattamente  i  miei  ordini 
se  il  denaro  è  bastante. ,  e  pròimraté  almeno  di  acquistinoci 
ciò  che  pia  al  presente  nèetòsitisf ,  e  ciò  che  deve  per  con-^ 
seguenza  venire  il  pi&  presto  possibile  coni  due  bastimenti! 

qnanto  agli  articoli  che  non  potrantlcl^  essere  spediti  ^'  con^ 

f 

certatevi  colle  Lóro  Alteeze^  afBnchè  per  mezzo  di- altri 
bastimenti  ci  sleno  mandati  sèniea  pBtdetè  un  istante . 

Le  Laro Àlitzie ardémpatmo^ adtmGnévanni ^Fonse*^ 
ea  d^dnfìirmarsi  inwudiaiamemte'  dua  gli  4mtori  delia 
truffa  delta  fahbricauom  delU  ìhtii ,  :  emuie  prelevare  stki 


ffSS 


COLOMBO 


laro  beni  di  che  riparare  ai  danni  cagionati  per  la  perdila 
del  vino^  e  nel  medesimo  tempo  a  tutte  le  spese.  Egli  dowrà 
sorvegliare  perchè  vengano  spedite  aW  ammiraglio  canne  da 
zucchero  di  buona  qualità.  Quanto  alle  altre  cose  delle  quali 
qui  trattasi j  sarà  ali*  istante  pensato  per  fargliele  pervenire. 

Item.  Direte  alle  Loro  Altezze,  cbe  non  possedendo  un 
idioma  onde  poter  far  comprendere  a  questa  gente  le  cose 
della  nostra  santa  fede ,  come  le  Altezze  Loro  e  noi  pure 
desideriamo  e  per  ciò  faremo  di  tutto  quando  potremo , 
invìo  su  questi  due  bastimenti  uomini  ^  donne  e  fanciulli 
d*  ogni  sesso ,  tutti  appartenenti  alla  razza  dei  Cannibali , 
affinchè  sieno  dati  in  custodia  di  persone  capaci  a  Inse- 
gnar loro  la  nostra  lingua  ed  esercitarli  nel  tempo  stesso 
al  servizio,  ordinando  che  a  poco  a  poco  se  ne  abbia  più 
cura  degli  altri  schiavi,  affinchè  imparino  gli  uni  dagli  al- 
tri: e  non  veggendosì  e  non  parlandosi  che  assai  di  rado, 
impareranno  più  presto  in  Spagna  che  in  questo  luogo  e  di- 
verranno eecellenti  interpreti:  ciò  non  per  tanto,  in  quan- 
to a  noi,  faremo  qui  tutto  ciò  che  potremo  •  È  vero  che 
per  avere  questi  popoli  poca  comunicazione  da  un'isola 
all'altra,  vi  è  qualche  differenza  nella  loro  maniera  d' es- 
primersi, la  quale  dipende  in  gran  parte  dalla  maggiore  o 
minore  distanza  che  li  separa  j  ma  siccome  fra  queste  iso- 
le, quelle  dei  Cannibali  sono  le  più  grandi  e  le  più  popo- 
late, m' è  parso  conveniente  d' inviare  in  Gastiglia  uomini 
e  donne  di  codesta  razza  onde  far  loro  abbandonare  una 
volta  il  barbaro  costume  di  far  pasto  dei  loro  simili  :  im- 
parando in  Castiglia  la  lingua  spagnuola,  saranper  ricevere 
assai  più  presto  il  battesimo,  assicurando  cosi  la  salute  delie 
anime  loro;  oltre  di  che,  risulterà  un  gran  bene  pei  popoli 
che  non  hanno  quel  crudel  costume,,  vedendo  cheabbiam 


\  \ 


SECONDO  VIAGGIO 


633 


preso  e  condotto  in  schiaTità  coloro  dai  quali  ricevono  tan- 
to danno^  e  dei  quali  hanno  terrore  sì  grande  ^  che  il  solo 
nome  di  essi  b  bastante  per  riempierli  di  spavento  •  Atteste- 
rete alle  Loro  Altezze ,  che  V  arrivo  in  questo  paese  e  la 
mostra  di  una  flotta  cosi  bella,  han  prodotto  il  migliore  ef- 
fetto ed  assicurato  la  quiete  peir  avvenire ,  perchè  tutti 
gli  abitanti  di  questa  grand' isola  e  di  quelle  circonvicine, 
vedendo  i  buoni  trattamenti  che  faremo  a  coloro  the  si 
comporteranno  a  dovere ,  ed  il  gastigo  che  infliggeremo 
sui  cattivi,  saran  premurosi  di  sottomettersi,  e  quanto 
prima  le  Altezze  Loro  potranno  computarli  nel  numero  dei 
loro  sudditi .  E  siccome  al  presente  avviene ,  che  non  solo 
si  prestano  per  tutto  ciò  che  si  esige  da  essi ,  ma  che  in  ol« 
tre,  di  loro  spontanea  volontà,  cercano  di  far  tutto  ciò  che 
ponno  immaginare  che  ci  è  grato ,  io  son  di  parere  al  tem- 
po stesso,  che  le  Loro  Altezze  ponno  esser  certe ,  che  per 
molti  rispetti ,  e  tanto  pel  presente  che  pell'avvenire,  l'ar- 
rivo di  questa  flotta  ha  loro  acquistato  una  gran  reputazio- 
ne frai  principi  cristiani:  Io  che  potranno  comprendere  e 
giudicare  meglio  da  loro  stesse  di  quello  che  io  sappia  de- 
scrivere. 

Ragguaglisi  di  ciò  che  è  successo  coi  Cannibali  venuti 
in  Spagna.  Quello  che  ha  fatto  sta  a  meraviglia^  e  cosi  deve 
operare'^  ma  faccia  ogni  sforzo  possibile  per  convertirli 
alla  nostra  santa  religione  cattolica ,  e  si  contenga  nella 
stessa  maniera  rispetto  agli  abitanti  delle  isole  ove  si  trova. 

Item  .  Direte  alle  Loro  Altezze ,  che  pel  bene  delle  ani- 
me dei  detti  Cannibali  e  degli  aUtanti  eziandio  di  questo 
luogo,  slam  di  parere,  che  quanto  più  saranno  mandati  lun- 
gi, tanto  meglio  oonseguirassi  il  nostro  intento,  ed  in  ciò 
le  Altezze  Loro  potranno  esser  servite  nella  maniera  che 


5H  COLOMBO 

segue:  con^derando  il  bisogno  che  qui  ubbianio  di  bestie 
tla  soma  per  P  atrricoltura  e  pei  lavori  delle  geiitì  che  de- 
vono abitare  questo  paese,  e  per  il  bene  di  tutte  queste  ìso- 
le, le  Loro  Altezza  potranno  ordinare^chc  un  numero coa- 
Tcnienle  di  caravelle  ven^a  ogni  anno  In  questo  luogo  ptrt 
portarci  le  dette mandro  ejjli  altri  animali  e  cose^oode  pa< 
polare  i  campi  e  Irar  pa  rtito  dal  terreno.  Tali  mandre,  ece^ 
potrebboDo  vendersi  a  prezzi  moderati  per  conto  dei  por- 
tatori, e  polrebbono  pa;:!itrsi  con  degli  schiavi  presi  fra 
questi  CannibaR,  oontini  feroci,  atti  a  tutto,  bea  pro< 
porziooatì ,  e  di  un  grande  intendi  mento,  i  quali,  qnando 
avranno  perduto  ì  sentimenti  di  crudeltk  acni  sono  abitua- 
ti, saranno  migliori  d)  qiialumfnc  altra  specie  di  schiavi. 
Lungi  dat  loro  paese  ,  cesseranno  dì  esser  crudeli,  e  noa 
sarà  dinìcile  di  prendere  un  gran  numero  di  questi  selva;!- 
f^^  coi  battelli  a  remi  che  ci  proponiamo  di  costruire.  Hesld 
sottinteso,  che  ogni  caravella  spedita  datlc  Loro  Altezse 
3vr!i  al  suo  bordo  alcnno  in  cui  poter  veramente  lldare,  il 
quale,  all'occasione,  proibirà  che  ì  detti  bastimenti  eì  fer- 
mino in  alcun*  altra  parte  od  isola,  eccettuato  in  questo 
luogo,  dove  dcnoosi  caricare  e  scaricare  le  mercatanzle: 
le  Loro  Altezze  potrebbero  anche  stabilire  dei  diritti  su  gli 
schiavi  che  venisser  condotti  in  Spagna.  Yoi  domanderete 
unarispostasuqucstoarticolo,  cmene  sarete  latore,  ond'ìo 
possa  con  Gilucia  premier  le  necessarie  misure,  se  questo 
progetto  merita  l'approvazione  delle  Loro  Altezze. 

Ciò  è  Italo  presenCamente  sm/ieso,,  falanlo  che  non  sia 
propositi  qualclie  altro  tìtczzo  uclfùola  ;  /'  ammiragli*  do- 
terà scrivere  qtullo  che  pensa  in  lai  rapporto. 

Item.  Direte  pure  alle  Loro  Altezze,  che  toma  piii  costo 
ed  ì;  menodispcuilioso  noleggiare!  Da  vigli  come  li  uolcggiano 


SECONd^O   VIAGGIO  535 

i  meroatanti  di  Fiandra ,  cbe  computano  a  loBoellate ,  cbe 
fare  altrimenti;  ed  è  per  questo  moti  vo,  che  vi  hciacaricato 
di  prendere  a  nolo  seguendo  quella  regola  le  due  caravelle 
che  voi  dovete  spedire .  Sarà  cosa  assai  vantaggiosa  di  te- 
nere il  medesimo  sistema  relativamente  a  tutte  le  altre , 
che  dalle  Altezze  Loro  verranno  inviate  ^  purché  vi  con- 
cedano la  loro  regia  approvazione  :  ma  non  pretendo  che 
questa  misurt  deMM  applicarsi  ai  bastinaenti  che  arrive- 
ranno, io  virtù  della  reale  licenza,  per  il  traffico  degli 
schiavi. 

Is  Loro  Altezze  ordinaiw  a  don  Giowmm  di  Fomeeadi 
farnoleggiare  le  caratdU  nel  fBodo  di  lopra  indicato^  tup- 
pesto  che  ciò  sia  possibile  foni . 

Item  .  Direte  alle  Loro  Altezze ,  cbe  per  risparmiare 
maggiori  spese,  ho^omprate  le  camvdle  mei»lonafe  nella 
Ksta di  cui  siete  latore,  |ier  rilenerle  presso  di  neinsle* 
me  eoi  due  vascelli  la  Gallega  e  la  nave  amnrfraglla;  nella 
qual  compra  ho  risparmiato  i  tre  ottavi  su  quello  che  In 
detta  Ksta,  segnata  di  mio  pugno,  dietro  la  perizia  del  capo 
dei  ^loti  veniva  giudicato  •  Qtwsti  vascelli  daramo  non 
solo  forza  e  gran  sicurtà  agli  individui  cbe  denno  stare  a 
bordo,  e  che  dovranno  trovarsi  d^accordo  cogl' Indiani  per 
ammassare  Poro,  ma  saranno  ancora  utilissimi  per  star 
sulle  difese  da  qualunque  intrapresa  che  potessero  tentare 
contro  di  essi  gli  stranieri;  di  più,  le  caravelle  son  necessa- 
rie per  scoprire  la  terra  ferma,  «  le  altre  isole  quinci  e  quindi 
in  questi  tratti  di  mare  situate  •  Supplicherete  adunque  le 
Loro  Altezze ,  di  far  pagare ,  alle  scadenie  coi  venditori 
fissate,  le  somme  che  costituiscono  il  prezzo  di  questi  navi- 
gli, perchè  senza  doUrio  ette  saranno  ben  tosto  rimbor- 


530 


COLOMBO 


sale  delle  loro  anticipazioni ,  come  io  credo  e  spero  nella 
mf  serioordia  di  IXo . 

V ammiraglio  ha  agito  ottimamente.  Gli  direte^  che  il 
venditore  del  vascello  i  stato  pagato  della  somma  menzio- 
nata j  eche  venne  imposto  a  don  Giovanni  di  Fonseca  di 
pagare  il  prezzo  delle  caravelle  da  lui  comprate. 

Item  .  Direte  alle  Altezze  Loro ,  e  le  supplicherete  da 
parte  mia  il  più  umilmente  che  potrete ,  che  degninsi  di 
considerare  attentamente  le  osservazioni  intorno  alle  quali 
ho  più  insistito  relativamente  alla  pace,  tranquillità  e  con- 
cordia di  coloro  che  saranno  per  venire  in  questo  luogo,  e 
le  pregherete  che  scelgano  per  tutti  gli  affari  del  loro  ser- 
vizio persone  nelle  quali  si  possa  avere  intera  e  piena  fi- 
ducia •  Le  supplicherete  che  compiacciansi  di  avere  più  in 
mira  il  fine  per  cui  le  inviano  ^  che  gi'  interessi  di  esse:  ed 
a  questo  riguardo,  essendo  voi  stato  spettatore  e  conoscito- 
re del  tutto ,  il  riferirete  alle  Loro  Altezze,  e  lor  racconte- 
rete la  verità  di  come  vanno  le  cose,  tale  quale  l'avete  com- 
presa; e  farete  in  modo,  che  il  decreto  che  le  Altezze  Loro 
a  tal  effetto  faranno  fare,  mi  pervenga ,  se  è  possibile,  coi 
primi  bastimenti ,  affinchè  qui  non  si  commetta  più  scan- 
dalo negli  affari  che  tanto  interessano  il  Icmto  servizio  • 

Le  Loro  Altezze  son  bene  informate  di  tutto  ciò  die  ac- 
cade ^  e  provvederanno  come  conviene. 

Item  •  Narrerete  alle  Altezze  Loro  qual  è  la  posizione  di 
questa  città ,  la  bellezza  della  provincia  nella  quale  è  situa- 
ta ,  come  voi  avete  veduto  e  ve  ne  siete  assicurato  ;  e  le 
informerete,  che  in  virtù  dei  poteri  che  da  esse  ho  ricevuti, 
io  vi  nominai  governatore  {alcayde)  della  detta  città;  e  loro 
direte  eziandio ,  che  io  le  supplico  umilmente,  che  avendo 


riguardo  ai  fwln  «nigi  ^  aUiaao  per  fradtU  la  vulia 
noauiia,  lo  che  spero  daDe  Loro  litezie. 

Piace  alle  Altezze  Loro^  dkf  tot  siate  gotematort . 


Im.  SimHBeMaaoa  Fedro  MarsviU,  «flfeiale  deUa 
casa  reale,  ha  acrvilo  a  doTcìe,  e  per^è  spero  che  egli 
confJMera  a  far  lo  ilesio  in  aTfenìre  in  tutto  ciò  che  gli 
san  oMuuidaUi,  ori  è  piaciuto  asfiaiflMMiche  et  continnaase 
a  soggioiBare  in  fuoBto  paese  9  e  con  ocdiio  eonpiaceBte  Yi 
ho  veduto  pur  rimanere  Gaspare  e  BeUramo  ;  i  quali  essen- 
do tutti  iervitori  ben  conoicinti  delle  Loro  Alteiae  ,  io  af* 
fiderò  ai  medn^mi  impieghi  e  confideniiali  missioni.  Sup- 
pBebcirele  le  Alleiae  Loro^di  af<n«  partieolar  riguardoalla        j 
situazione  del  detto  Mosen  Fedro  Margarita,  che  è  spoao 
e  padro  fi  famiglia,  onde  si  degnino  di  provrederlo  di        j 
qualche  commenda  deli*ordine  di  San  Giacomo,  di  cui  egli        ! 
è  semplice  cavaliero  ,  aflbicbè  la  di  lui  consorte  e  i  suoi  fi- 
gliuoli abbiano  di  che  sostentare  lavila.  Farete  pure  men*        j 
zinne  di  Giovanni  Agnado,  senrilore  delle  Loro  Altezze, 
riferendo  ad  esse  con  quanto  zdo  ed  attività  ei  le  abbia        ) 
servite  in  tutto  ciò  che  è  stato  a  lui  comandato ,  onde  io  le 
supplico  di  ayere  a  cuore  non  tanto  lui  quanto  i  sonnomi- 
nati,  e  di  non  dimenticare  la  mia  racromandazLono  e  di 
averci  riguardo. 

Le  Loro  Aliezu  aeeordamo  una  pensione  annua  di  trsn- 
tamih  mamvedis  a  Mosen  Fedro  Margarita ,  e  di  quindici 
mila  a  Gaspare  ed  a  Beltramo '^  le  quali  pensiom  comince^ 
ramu}  a  correre  fm  da  quest^  oggi  15  agosto  1194  :  ad  ordi- 
iiaoo  che  le  vengano  pagtUe  daW ammiraglio  su  ciò  eke  dovrà 
esser  saldato  nelle  Indie  ^  e  da  don  Giovanmi  di  Fonseca  in 
ciò  che  dovrà  conteggiani  in  Castiglia^  quanto  poi  a  Gio'^ 


I.  08 


S38  COLOMBO 

vatmi  A  guado  9  le  Loro  Aliezse  non  lo  porranno  in  dtitun- 
ticanza . 

Item.  Riferirete  alle  Altezze  Loro  in  qual  coDtiniio  tra- 
vaglio sia  il  dottor  Cliaoca ,  pel  prodigioso  naaiero  di  ma- 
lati  che  deve  curare  *e  pella  scarsità  delle  provvisioni  ;  il 
quale,  ad  onta  di  tutto  questo ,  usa  col  maggiore  telo  e  la 
più  gran  carltìi ,  di  tutto  ciò  che  riguarda  la  sua  professio- 
ne.  Siccome  le  Altezze  Loro  m^  hanno  affidato  la  cura  di 
fissare  gli  onorari  che  qui  devongli  esser  pagati ,  essendo 
cosa  indubitata  che  dimorando  egli  in  questo  luogo  non  ri- 
ceve, uè  può  ricevere,  che  die^sia  da  nessuno,  e  ìÈoa  ritrae 
alcun  lucro  dalla  sua  abilità,  come  faceva  o  poteva  fare  in 
Castiglia,  vivendo  tranquillamente  ed  in  uno  stato  ben  difle- 
rente  da  quello  in  coi  vive  in  questo  luogo  ;  e  sebbene  egli 
giuri,  che  guadagnava  assai  più  in  Castiglia,  oltre  lo  stipen- 
dio che  riceveva  dalle  Loro  Altezze,  por  tuttavia  non  ho 
voluto  portare  a  più  di  cinquantamila  maravedis  annui  la 
somma  che  dovrà  riscuotere  ogni  anno  pel  suoufiziò  tinche 
soggiornerà  in  questo  paese .  Supplico  le  Loro  Altezze  di 
rescrivergli  questa  pensione,  oltre  il  trattamento  che  qui 
gli  dovrà  essere  fornito,  poiché  egli  dice  ed  afferma,  che 
tutti  i  medici  delle  Loro  Altezze ,  che  le  seguono  nel- 
le galere  reali  od  in  qual  si  voglia  spedizione ,  son  soliti 
di  avere  di  diritto  la  retribuzione  di  un  giorno  della  paga 
annua  di  ciascuno  individuo .  Che  che  ne  sia ,  sono  stato 
informato  e  mi  s'assicura,  clie  qualunque  si  fosse  Tufl- 
zio  di  cui  vengono  incaricati,  è  uso  di  dar  ad  essi  una 
certa  somma,  fissata  dal  volere  e  dal  comando  delle  Altezze 
Loro,  per  compensare  il  detto  giorno  del  soldo.  Voi  sup- 
plicherete dunque  le  Loro  Altezze  a  regolar  questo  affkre, 
tanto  rispetto  all'annuo  stipendio,  quanto  relativamente  al 


SECONDO  VIAGGIO  539 

costume  summentovato,  aiBochè  il  predetto  dottore  possa 
rimanerne  contento . 

Le  Loro  Aliezzé^approvano  e  trovano  giuste  le  osserva* 
zioni  del  dottor  Chanca^  e  piace  ad  esse^  che  oltre  P  annuo 
stipendio  fisso  ^  P  ammiraglio  gli  faccia  pagare  la  somma 
da  lui  accordatagli . 

Quanto  al  giorno  di  soldo  concesso  ai  medici  y  questi 
non  costumano  di  perciperlo  se  non  allorquando  prestano 
il  loro  servigio  nel  luogo  ove  in  persona  trovisi  il  re  nostro 
signore . 

Item.  Farete  ostensibile  alle  Loro  Aitezzc,  con  quanta  fe- 
deltà il  Ck>ronel  presti  loro  in  molte  cose  servigio,  quali  gran- 
di prove  egli  inflno  al  presente  ne  abbia  date  in  tutto  ciò  che 
di  massima  importanza  è  stato  d' uopo  di  fare,  e  quanto, 
essendo  egli  malato ,  ben  ci  avvediamo  ora  di  esserne  pri- 
vi •  Rappresenterete  loro  come  sia  giusto  che  egli,  servendo 
così,  risenta  il  frutto  delle  sue  buone  e  lodevoli  azioni,  non 
solo  nelle  grazie  di  cui  in  appresso  egli  potrà  esser  l' obiet- 
to, ma  ancora  nel  suo  soldo  attuale,  affinchè  si  egli  quanto 
coloro  che  sono  in  questo  luogo ,  sappiano  di  qual  vantaggio 
sia  per  essi  stessi  servire  con  zelo;  imperocché  l'importanza 
e  la  difficoltà  dello  scavamento  delle  miniere,  deve  fare  ac- 
cordare molta  considerazione  alle  persone  alle  quali  sono 
affidati  così  grandi  interessi  •  E  siccome  i  talenti  del  detto 
Goronel  mi  hanno  deciso  a  conferirgli  la  carica  di  alguazilo 
maggiore  di  queste  Indie,  io  ho  lasciato  in  bianco  la  somma 
de'sttoi  onorari  nella  patente  colla  quale  lo  nomino  a  queir 
rimpiego,  supplicando  le  Altezze  Loro  perchè  si  degnino  di 
volergli  aggiudicare  una  paga  tanto  ragguardevole,  quanto 
potran  giudicare  che  in  considerazione  de'  suoi  servigi  gli 


540  COLOMBO 

si  convenga ,  e  di  confermare  là  aomioa  di  ha  neH*  impiego 
che  gli  ho  affidato ,  conferendogliela  officialmeQte* 

Le  iùTù  Altezze  gli  accordano  j  oltre  il  suo  soldo  ,  Una 
fensione  annua  di  quindici  wilu  tnaravedis^  da  pagarsi  in^ 
eieme  col  deUa  soldo . 

Item  .  Nel  tempo  stesso  direte  alle  Loro  Altezze ,  che  il 
baccelliere  Gli  Garcta ,  è  qui  venuto  in  qualità  di  àlcade 
maggiore  senza  che  gli  sia  stato  fissalo  od  appròviaito  nes- 
suno onorario:  è  questi  un  galantuomo,  istruito,  attento,  e 
necessarissimo  per  questo  paese  ;  laonde  io  supplico  le  Al- 
tetzé  Loro  onde  si  degninadi  fissargn  ima  pensióne  aibn- 
chè  fòssa  campate  onoralamehte,  e  di  ordinare  che  gli  ^a 
imgÀta  ^iri  fondi  deAitiatt  agli  'stipendi  degP  in^iegaO  nei 
possessi  d'Oltremare  • 

te  Loro  Altezze  gli  accordano,  p  oltre  il  suo  ealario  fsso^ 
una  pensione  annua  di  ventimih  maravedis ,  finché  sog* 
giomerà  neW  Indie  ^  ed  ordinano^  che  detta  pensione  gli  sia 
pagata  in  un  col  suo  soldo  . 

* 

\Tm.  Direte  alle  Altezze  Loro  (e  ciò  V  ho  anche  scritto 
a^e^pvineipi),che  io  son  'di  parere,  che  in  quest'amio  sia 
impossdrile  di  andare  a  fare  delle  scoperte,  prima  die  le  due 
ridere  selle  ^uali  si  rinvenne  dell'oro,  non  rieno  messe 
nello  stato  il  pia  vantaggioso  pel  9en4zio4elle  Loro  Hllee- 
%e  :  ma  foro  soggiugnerete  che  le  sciarle  6i  pbtf anno  fsare 
(assai  meglio  dopo^  non  essendo  questa  una  cosa  'cbe  ogpau- 
tio  ,  per  qunto  -bene  agisca,  possa  In  fsfrla  «contentarmi , 
se  io  non  ci  sono  presente ,  e  fare  un  Imon  sert4zio  ^tte 
Altezze  Loro ,  poiché  HitlO  cenducesi  molto  «negfio  a  temi- 
Kie  coHa  presenza  dell'  Inteiressato .        • 


SECONDO  VIAGGIO  541 

Ctmiinui  come  meglio  potrà  i  mot  lavori^  e  faccia  ogni 
eforzo  per  ecoprire  ì  Iwoghi  me  aecondesi  V  oro  • 

Item.  Direte  alle  Loro  Altezze,  cbe  i  cavallari  venuti 
di  Granata,  presentarono  nella  rivista  che  fu  fatta  a  Siviglia 
buoni  cavalli,  macbe  al  momento  dell' imbarco ,  al  quale 
imbarco  io  non  assistetti  per  trovarmi  alquanto  malato  ^  li 
rimpiazzarono  con  altri ,  il  migliore  dei  quali  sembra  che 
non  valga  neppure  due  mila  maravedis ,  perchè  venderono 
i  primi  e  comprarono  questi  ;  la  quale  sostituzione  per 
parte  dei  cavallari  rassomiglia  assaissimo  a  ciò  che  è  ac- 
caduto  a  molte  brave  genti  di  Siviglia,  che  io  ho  cpnosciu- 
te .  Pare  che  Giovanni  di  Soria  dopo  aver  fissato  il  prezzo 
dei  noli  dei  cavalli  con  suo  grande  interesse,  altri  ne  met- 
tesse in  luogo  di  quelli  che  io  credeva  trovare ,  e  ne  yidi 
certi  che  non  m' erano  stati  giammai  presentati  :  in  questo 
affare  adunque  ha  avuto  luogo  la  maggiore  bindoleria  del 
mondo.  Ma  io  non  ho  dà  lagnarmi  solamente  di  lui  •  ma 
moltissimo  anche  dei  cavallari  suddetti ,  perchè  dopo  che 
ad  essi  f  nron  pagate  le  spese  occorse  fino  al  presente,  oltre 
I  il  loro  soldo  e  la  vettura  dei  cavalli ,  se  sono  nialati  e'non 
I  Yonno  che  nessuno  adoperi  i  loro  animali,  perchè  dicono 
che  devono  esser  presenti  ;  méntre  le  Loro  Altezze ,  se  non 
accordano  la  compra  dei  cavalli ,  vogliono  bensì  che  questi 

"il.  ;  _,■  f.  "i..:"' 

sieno  al  loro  servizio:  ma  i  cavallari  dicono  che  non  debbon 

I-' 

servire  che  a  cavallo,  la  qual  cosa  non  è  pel  caso  presente* 
Tutte  queste  considerazioni  inducono  a  credere,  che  torne- 
rebbe  meglio  comprare  i  loro  cavalli,  che  sonoxii  poco  va- 

•    ■  ,  .       '  ■    ■  .  '  ■'•li' 

lore ,  piuttosto  che  esporci  giornahnenle  a  nuove  disputa 
COI  cavallari.— JDel  resto  le  Altezze  Loro  decideranno  ciò 
che  meglio  converrà  per  loro  interesse . 


1 

I        ■  '  ■  . .i 


548  COLOMBO 

Le  Loro  Altezze  ordinano  a  don  Criovanm  di  Fotiseea  di 
informarsi  di  ciò  che  concerne  queeii  cavalli ^  e  scoprire  se 
è  vero  che  abbia  avuto  luogo  un  simile  ingantio  ^  poiché 
tonno  che  i  colpevoli  sieno  gastigati  come  meritano:  gli 
ordinano  inoltre  j  (T  informarsi  di  ciò  che  V  ammiraglio 
dice  rispetto  alle  altre  persone  ^  e  di  mandare  alle  Loro 
Altezze  il  risultdmento  delle  informazioni.  Quanto  poi  ai 
cavallari^  le  Altezze  Loro  vogliono  ed  ordinano^  cVessi  ri- 
mangano  dove  sono  e  prestino  servizio^  poiché  essi  attengono 
alla  milizia  ed  alla  classe  dei  servitori  delle  Loro  Altezze  : 
le  quali  ordinano  ai  medesimi  cavallari  di  consegnare  le 
loro  bestie  ogni  guai  volta  ve  ne  sarà  il  bisogno  e  ne  verranno 
richiesti  daW  ammiraglio  •y  e  se  nel  servizio  che  presteran- 
no I  cavalli  di  costoro  venissero  a  deperire^  le  Loro  Altezze 
ordinano  che  lor  ne  sia  pagato  il  prezzo  o  Peguivalefùe 
del  danno  sofferto  y  per  mezzo  deW  ammiraglio . 

Item.  Direte  alle  Loro  Altezze,  che  sono  arrivate  in  que- 
sto luogo  più  di  dugeuto  persone  senza  paga,  alcune  delle 
quali  servono  a  maraviglia^  ed  affinchè  tutto  sia  uniforme, 
abbiamo  ordinato  agli  altri  di  far  lo  stesso .  Per  questi  tre 
primi  anni  è  necessario  che  qui  riseggano  mille  uomini , 
affine  di  mettere  al  sicuro  quest'isola  e  le  riviere  dell'oro? 
e  quando  anche  ce  ne  fossero  cento  a  cavallo ,  lungi  da  re- 
car danno ,  al  contrario  sarebbe  cosa  necessarissima  :  ma 
siccome  per  ciò  farla  mestieri  che  ìe  Loro  Altezze  invias- 
sero del  danaro,  si  potrà  quindi  fame  di  meno.  In  somma  , 
per  quello  che  riguarda  i  dugento  uomini  venuti  senza  sti- 
pendio, le  Loro  Altezze  denno  dire,  se,  quando  facciano  un 
buon  servizio ,  dobbiamo  pagarli  come  gli  altri,  sul  primo 
avendone  noi  certamente  bisogno ,  come  ho  manifestato  di 
sopra. 


SECONDO   VIAGGIO  543 

Le  Altezze  Loro  vogliono  ed  ordinano^  che  queste  dugento 
persone  senza  paga^  rimpiazzino  quelle  che  son  mancate  e 
che  <r  or'*  in  atanti  saran  per  mancare j  e  allora  ognuna  ri- 
ceverà il  soldo  di  quello  che  avrà  rimpiazzato  ^  purché  sia 
atta  a  servire  ed  opportuna  pelV ammiraglio^y  eie  LoroÀl^ 
tezze  impongono  al  pagatore  d'inscriverle  in  luogo  di  quelle 
che  saranno  mancate  y  come  P ammiraglio  deciderà. 

Item  .  Siccome  vi  sono  dei  mezzi  atti  a  diminuire  il  di- 
spendio che  queste  genti  cagionano,  ed  a  risparmiare  la 
maggior  parte  delle  spese,  mezzi  che  opportunamente  altri 
principi  sanno  impiegare,  bisognerebbe  pur  noi  fare  lo  sles- 
so. Sembra  che  tomerebl>e  assai  bene  di  ordinare,  che  tutti 
i  bastimenti  che  verranno  in  questo  luogo,  portino,  oltre  le 
ordinarie  munizioni  e  medicamenti,  delle  scarpe  e  del  cuoio 
onde  fabbricarle ,  delle  camicie  usuali  e  delle  sopraflBni 
eziandio ,  delle  giubbe ,  delle  tele ,  alcune  vestimenta  da 
campagna,  dei  calzoni  e  delle  stoffe  onde  addobbarsi ,  il 
tutto  a  prezzi  discreti  ;  ed  altri  oggetti  ancora ,  come  sa- 
rebbero confetture ,  che  non  entrano  nella  razione  giorna- 
liera 0  che  son  necessarie  alla  salute;  le  quali  cose  ver- 
ranno qui  dagli  Spagnuoli  ricevute  sempre  con  piacere  in 
defalcamento  del  loro  soldo  ;  e  se  tutto  ciò  sarà  comprato 
da  persone  leali  e  interessate  al  servizio  delle  Loro  Altezze, 
ne  risulteranno  rilevanti  risparmi  •  Se  le  Altezze  Loro  tro- 
vano che  ciò  possa  convenire  al  loro  servizio ,  bisogna  che 
immediatamente  se  ne  occupino. 

È  necessario  che  V ammiraglio  tratti  questo  soggetto  colla 
i        maggior  diffusione^  in  aspettativa  di  ciòj  ordineremo  frat- 
tanto a  don  Giovanni  di  Fonseca^  che  prescriva  a  Jimeno 
di  Bribiesca  di  prendere  le  necessarie  disposizioni  per  ese- 
guire quanto  viene  proposto . 


M4  COLOMBO  • 

ìtem  •  Direte  ancora  alle  Loro  AKezze  ,  che  nella  xivlsta 
die  facemmo  ieri  ^  notammo  die  un  gran  numero  delle 
genti  mancava  di  armi^  la  qual  ooaa  io  credo  doverci  attri* 
bure  in  parte  al  cambio  fatto  a  SiwigUa  p  nel  porto , 
quando  laflctammo  quelli  die  si  preaentarono  armati ,  ed 
altri  ne  prendemmo  .che  quasi  per  nuU^  rìmpias(9^vano.  Mi 
parrebbe  cosa  conveniente  uiviarci  dqg^to  c^Mrazxe^  cento 
spingarde  (1)9  altrettante  balestre  9  e  molti  altri  o^g^tti 
di  guen;^  avendone  noi  estrema  necessità  ^per  armare  co- 
^rocbe jcipnjo. sonp.  ...  ,1.' 

fu  scritto  a  don  Gicwimi  di  Fanseoa  ofjhMii  prwteda 
à  ìSiò  •  ■;•.!■.■,■■■.  /,.. 

Item  •  Molti  artigiani  9  come  muratori  od  esercitanti  altri 
9ieali^9  c^^qua  seno  venuti,  essendo  ammogUati  ed  aven- 
dci  le  loro  famiglie  in  Spagna,  desiderano  che  si^  pagato  alle 
loro  .spope  od  alle  persone  xbe  saranno  da  e^si  denotate,  il 
soldo  che  loro  spetta  ,  perchè  esse  pos$anp  loro  comprare 
ciò  di  cui  hanno  bisogno.  In  conseguenza  supplico  le  Loro 
AJtezze ,  aOincbè  decretino  le  misure  convenienti  per  tale 
effetto ,  essendo  eziandio  di  loro  interesse  che  queste  genti 
sieno  contente  e  provviste  di  tutto . 

Le  Loro  Altezze  hanno  già  ordinato  a  don  Giovanni  di 
Fonseca  di  provvedere  a  ciò . 

Item  .  Oltre  gli  altri  articoli  di  cui  facciamo  diinanda 
nelle  liste  da  me  firmate,  delle  quali  voi  siete  latore,  articoli 
che  consistono  in  alimenti  ed  altre  munizioni ,  tanto  per 
quelli  che  son  sani  che  per  i  malati,  sarebbe  utilissima  cosa, 
se  fosse  portato  dalP  isola  di  Madera  una  cinquantina  di 

(I)  Grandi  archibugi.  Hch^cettb 


SECONDO   VIAGGIO  545 

pipe  (l)di  zucchero  in  siroppo  ,  essendo  questo  il  miglio- 
re e  più  sano  alimento  del  mondo .  Ciascuna  pipa  or- 
dinariamente non  costa  che  due  ducati  senza  la  botte  ;  e 
se  le  Loro  Altezze  ordinano,  che  qualche  caravella  passi,  al 
ritorno,  dalla  detta  isola,  ivi  potrà  farne  la  compra,  e  pro- 
curarsi al  tempo  stesso  dieci  casse  di  zucchero  di  cui  gran- 
demente manchiamo:  questa  èia  stagione  la  più  favorevole 
per  comprarlo  a  buon  mercato,  vale  a  dire  dal  presente 
inCno  al  mese  di  aprile.  Se  le  Loro  Altezze  acconsentono 
di  dare  gli  ordini  necessari  per  quanto  sopra,  avranno  però 
cura  di  non  far  sapere  il  luogo  della  destinazione . 

Don  Gtovanni  di  Fomeca  provvedere  a  ciò . 

Item  .  Direte  alle  Loro  Altezze,  che  sebbene  i  (iumi  con- 
tengano nelle  loro  arene  molta  quantità  d*  oro,  come  riferi- 
rono coloro  che  ne  furono  spettatori,  è  cosa  indubitata  non 
ingenerarsi  questo  metallo  nei  fiumi,  ma  nel  seno  della  ter- 
ra ;  e  T  acqua ,  venendo  a  scorrere  presso  le  miniere ,  lo 
porta  via  mescolato  insieme  colla  sabbia  :  fra  questo  gran 
numero  di  riviere  che  sono  state  scoperte,  ve  ne  sono  al- 
cune delle  considerevoli ,  ed  altre  così  piccole  che  sem- 
brano piuttosto  ruscelli  che  fiumane ,  poiché  hanno  appena 
due  dita  di  acqua,  con  un  corso  brevissimo  .  Laonde  sarà 
d*  uopo  intraprendere  dei  lavori  per  separar  l' oro  dalla 
sabbia  e  per  ricercarlo  nelle  viscere  della  terra:  e  quest'ul- 
tima operazione  sarà  la  principale  e  più  produttiva .  Con- 
verrà dunque ,  che  le  Loro  Altezze  inviino  qui  degli  arte- 
fici e  degli  operai  tra  quelli  che  lavorano  alle  miniere  di 


(0  Specie  di  boUe.  Marmckchi 


iìi\ 


546  COLOMBO 

Almaden  in  Spagna  j  affinchè  o  in  un  modo  o  neir  altro  il 
lavoro  possa  esser  fatto .  Attenderemo  adunque  l' arrivo  di 
tali  operai,  e  coli' aiuto  di  Dio  e  di  quelli  chequi  abbiamo, 
una  volta  che  le  nostre  genti  avranno  ricuperata  la  salute , 
noi  speriamo  di  inviare  ragguardevole  quantità  d'oro  pelle 
prime  caravelle  che  faran  vela  per  Spagna . 

Sarà  a  ciò  completamente  provvisto  per  altra  via  :  frat- 
tantOj  le  Loro  Altezze  ordinano  a  don  Giovanni  di  Fon- 
seca  d^  inviare  i  migliori  minatori  che  potrà  rinvenire  j  le 
Altezze  Loro  scrivono  ad  Almaden ,  perchè  di  li  sieno  pre- 
si in  maggior  numero  possibile  e  Steno  inviati  costà . 

Item  .  Supplicherete  umilissimamente  in  mio  nome  le 
Loro  Altezze,  affinchè  vogliano  riguardar  di  buon  occhio, 
essendone  veramente  degno,  il  Yillacorta,  il  quale,  come  le 
Altezze  Loro  ben  sanno,  è  stato  di  massimo  vantaggio  nelle 
nostre  intraprese,  e  vi  ha  dimostrato  la  miglior  volontà  :  per 
quanto  ho  potuto  in  lui  conoscere,  parmi  un  uomo  esatto, 
zelante  ed  affezionato  al  loro  servigio .  Io  sarò  estrema- 
mente tenuto  se  elleno  si  degneranno  d'accordargli  qual- 
che impiego  di  confidenza  che  gli  convenga ,  e  nel  quale 
possa  mostrare  la  sua  applicazione  e  il  suo  desiderio  che  ha 
di  servirle;  e  vi  conterrete  in  modo,  che  il  Yillacorta  sappia 
chiaramente,  che  ciò  che  egli  ha  fatto  per  me  ogni  qual 
volta  che  glie  l'ho  comandato,  non  ò  rimasto  senza  ri- 
compensa . 

Sarà  fatto  ancor  questo  . 

Item.  Direte,  che  i detti  Moscn  Pedro,  Gaspare,  Beltra- 
mo ed  altri ^  che  vennero  a  comandare  delle  caravelle  che 


SECONDO   VIAGGIO  547 

erano  già  partite,  sono  qui  rimasti,  ma  che  non  fruiscono  di 
alcuno  stipendio;  essendo  queste  persone  da  impie^i^arsi  in 
affari  rilevanti,  e  che  esigono  la  maggior  confìdenza,  non 
volemmo  Gssareil  loro  soldo,  dovendo  questo  esser  diffe- 
rente da  quello  degli  altri.  Supplicherete  quindi  da  parte 
mia  le  Loro  Altezze,  perchè  vogliano  stabilire  quello  che 
ad  essi  si  debba  dare ,  sia  all'  anno,  sia  al  mese,  relativa- 
mente al  loro  servizio. 

Intorno  a  ciò  fu  risposto  di  sopra ^  coerentemente  a 
quanto  in  quel  paragrafo  è  detto^  che  cioè  essi  fruivano  del 
loro  stipendio:  ora  però  le  Loro  Altezze  ordinano^  che  sia 
pagato  a  tutti  il  soldo  respettivo  ,  fin  dal  momento  che  ab- 
bandonarono il  comando . 


Fatto  nella  città  d'Isabella  ,  addi  trenta  gennaio  mille 
quattrocento  novantaquattro . 


Dal  foglio  124  in  fino  al  129  di  un  libro  in  foglio  inti- 
tolato :  Libro  degli  estratti  delle  cedole  e  dispacci  di  spedi- 
zioni per  le  Indie,  al  tempo  dei  regi  Cattolici;  trovasi  una 
copia  di  questa  Memoria ,  scritta  nella  medesima  epoca  . 
Questo  libro  esiste  negli  Archivi  Generali  delle  Indie  sta- 
biliti  a  Siviglia ,  fra  le  carte  che  vi  furon  portate  dagli  ar- 
chivi di  Simancas^  filza  prima  delle  Miscellanee. 

Al  foglio  08  del  medesimo  libro  trovasi  la  nota  seguen- 
te: Questa  è  la  copia  della  Memoria  dell' Anmiiraglio  del- 


548 


COLOMBO 


le  Indie,  portata  da  Antonio  di  Torres:  lo  stesso  Antonio 
di  Torres  riportò  V  originale  con  le  risposte  che  erano  in 
margine,  come  in  questa  copia  si  trovano. 

CoUazzionata  addi  trenta  maggio  mille  settecento  novan^ 
tatre , 


(  Firmato  )  M.  F.  di  NA VARRETE  . 


l'ivr  i)!.T.  i'rTM<»  V(M.ivr 


INDICE 


Av 


viso  del  G)mpilatorc Pag.     10 


Vito  del  Colombo «  35 

Appendice  intorno  alla  stir|ic  del  Colombo «  107 

Albero  Genealogico  della  Famiglia  Colombo  di  Cogolcto.  .  .  «  126 

Note  che  si  riferiscono  all'  Albero  antecedente •  127 


^^arrazione  del  Primo  Viaggio  1492 — 1493 «  129 

Noto  del  Roquctte  intomo  ali*  Isola  di  Guanaliani  detta  da  Cri- 
stoforo Colombo  San  Salvadore «  387 

Lettera  dell*  Ammiraglio  Cristoforo  Colombo  scrìtta   al  Sopnn- 

tendente  del  re  e  della  regina  Cattolici «  393 

Lettera  di  Cristoforo  Colombo,  diretta  al  magnifico  Signore 
Raflàello  Sanchez,  tesoriere  delle  medesime  Serenissime 
Altezze ,  tradotto  dal  latino  di  Leandro  Cosco e   407 


6M)  INDICE 

Traduzione  latina  della  lettera  di  Cristoforo  Colombo  a  don  Ra- 
faele  Sanchez  fatta  da  Leandro  Cosco  e  stampata  per  la  pri  - 

ma  volta  in  Roma  nell'anno  1493 Pag.  419 

Nota  Bibliografica e  420 

Epistola  Chvistofori  Colom  ,  ecc.  ,  ad  magnificum  dominum 
Raphaelem  Sanxis,  eorumdem  serenissimorum  regum  thc' 
saurarium ,  missa  :  ecc.  ecc «   423 


Narrazione  del  Secondo  Viaggio,  1493 — 1496 «  434 

Continuazione  del  Racconto  del  Secondo  Viaggio  di  Cristoforo 

Colombo  ,  tratta   dalla  Storia   dell'  Ammiraglio  scritta    da 

suo  figlio  Ferdinando t   475 

Come  r  Ammiraglio  lasciò  le  abitazioni  della  Natività  ,  ed  andò  j 

a  popolare  la  cittk  ch*ei  chiamò  Isabella «  476 

Come  r  Ammiraglio  andò  alla  provincia  di  Cibao ,  ove  trovò  le 

miniere  dell'  oro  e  fabbricò  il  castello  di  San  Tommaso .   «    481 
Come  r  Ammiraglio  tornò  ali*  Isabella  e  trovò  quel  teiTcno  esser 

molto  fertile «  483 

Come  r  Ammiraglio  lasciò  ordinate  le   cose  dell'  isola  e  andò  a 

scoprire  Cuba  stimando  che  ella  fosse  terra  ferma  ...      «   487 

Come  r  Ammiraglio  scoprì  1*  isola  di  Glamalca t  490 

Come  r  Ammiraglio  tornò  dalla  Glamalca  a  seguire  la  costa  di 

Cuba  ,  credendo  tuttavia  che  fosse  terra  ferma «  492 

Come  r  Ammiraglio  provò  grande  affanno  e  travaglio  navigando 

tra  infinite  isole t   495 

Come  r  Ammiraglio  diede  volta  verso  la  Spagnuola «  498 

Della  gran  fame  e  dei  travagli ,  che  1*  Ammiraglio   con   la   sua 

gente  pati ,  e  come  egli  ritornò  alla  Glamalca «  501 

Come  r  Ammiraglio  scoprì  la  parte  meridionale  della  Spagnuola 

finche  tornò  peli'  oriente  alla  popolazione  della  Natività,     e  503  i 

Come  l'Ammiraglio  soggiogò  la  Spagnuola  ,  ed  ordinò  che  se  ne  i 

potesse  trarre  utile «  506 

Di  alcune  cose  vedute  nell'  isola  ,  e  dei  costumi ,  delle  cerimonie 

e  della  religione  dogi' Indiani e  512 


INDICE  Kl 

Come  r  Ammiraglio  s*  ìncaminioò  verso  la  Spagna  per  render 
conto  ai  regi  Cattolici  dello  8tato  nel  quale  aveva   lasciato 

l'isola Pag.  816 

)  Come  r  Ammiraglio   parti    dall'isola  di  Guadalupa  per  Casti- 

glia •  81» 

Memoria  sui  resultamenti  del  secondo  Viaggio  alle  Indie  ,  del- 
l' Ammiraglio  don  Cristoforo  Colombo,  da  lui  compilata  pei 
sovrani  Cattolici ,  e  consegnata  nella  città  d' Isabella  ,  il 
30  gennaio  1491 ,  ad  Antonio  di  Torres e  583 


FINE    DCLL*IMDICF. 


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